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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STO RICO- ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIAL IM ENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SAJfTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIu' CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
Al RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON
CUE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA ElMILIANA
MDCCCLV.
La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi
vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative.
DIZIONÀRIO
DI ERUDIZIONE
STOUICO-ECCLESIASTICA
S
SVI
S V I
Cenni su^ Cantoni della Svìzzera; delle
missioni eprefcUiire apostolicìie di Re-
zia ne' G'igioni, e di lìlesolcinac Ca
lanca; dtl nunzio apostolico di Lucer-
naj de' vescovati, abbazie e monasteri.
^vniGO oZvh\CB,TigHnim,Pagus Ti-
gurinits, protestante. lli.°in digiiitìi tra'
cantoni coiiledeiali, già nella diocesi di
Costanza, ora in quella di Basilea; fu uno
de'3 cantoni dirigenti, per cui ogtii 4 an-
ni per un biennio era alla sua volta ca-
pitale della Confederazione Svizzera, e
sede dell'assemblea generale, in clima be-
nigno. Il suo gian consiglio si compone
di if)5 membri con potere legislativo,
ed il piccolo ne contiene 2 5 e veglia all'e-
secuzione: ha la costituzione aristo-de-
mocralica. Capoluogo del cantone e di
un baliaggio è la città di Zurigo, che gia-
ce nell'estremità boreale del semicirco-
lare suo lago, nel punto ove il fiume Lim-
inat esce da quello e intraprende il stio
corso. Esso separa la città io due parti,
essendo la più antica e più considerabile
quella che sorge sulla sponda destra: 3
ponti servono di comunicazione alle due
rive. In mezzo alfiume sorge la torre qua-
drata di Wellenberga, prigione distato,
ove fu rinchiuso il celebre Waldmaun.
L'elevata e solida muraglia ond'è cinta,
e le fosse profonde la rendono ben mu-
nita dall'esterne aggressioni. Sebbene an-
tichissi(na, mostra regolarità nella costru-
zione, e molta netlezza nelle sue strade.
De' principali edifizi che l'adornano, il
Cross Munsler, il palazzo comunale, la
chiesa principale,la biblioteca ricca di più
che 4o, ODO volumi, co'ritratti de'prm-
cipali zurighesi, ed il fumoso arsenale si
hannoin conto de'migliori. Vi è una chie-
sa cattolica, piazze pubbliche quasi tutte
con fontane, ed in una è la statua del bor-
gomastro oscultetto Strussi. Il clero can-
tonale preteso riformato si costituisce in
IO capitoli, ciascuno col suo decano, ca-
po di tutti essendo l' antiste decano di
quello della città, presidente del sinodo
e del concistoro, come pure del consiglio
di pubblica istruzione. In questo canto-
ne fiicevano residenza i nunzi apostolici,
come il principale della Conf<iderazione,
4 SVI
ma pel cambiamento della religione si
trasferirono in Lucerna, restanilovi alcu-
ni residenti diplouiatici. La città si vuole
fabbricata dal re Zoriaco, [)er cui prese
il nome di Zurigo, venendo lodali gli uo-
mini per bellezza e cortesia. I tigurini in
una sanguinosa battaglia uccisero Lucio
Cassio e vinsero l'esercito, indi Giulio Ce-
sare parte ne uccise e parte ne fugò. A.
tempo di Carlo IMagno gli abitanti era-
iiogiàcaltolici,e nel!'8 i o utagiiificanieo-
te ne dotò il duomo sotto l'invocazione
de'ss. Felice e Regola, poi preposilura. Il
nipote Lodovico li neir853 vi fondò l'ab-
bazia delle suore di Frawenmunster con
privilegi. A quell'epoca apparteneva Zu-
rigo al ducato di Svevia, da cui si sottras-
se nelio83. La città la dominò la fami-
glia Zaringhen dal 1 097 al 1 2 1 8; indi di-
venuta quasi indipendente, l'imperatore
Federico II con di{)loma dichiarò che non
sarebbegiammai alienata o ipotecata, ma
poi nuovamente la sottopose al ducato di
Svevia. Il suo consiglio aristo-democra-
tico si compose di 4ot)bili,edi Sfra'prin-
cipali cittadini che con altri si alterna-
vano. Questa forata di governo fu cam-
biata nel i336, e vi fu sostituita quella
che sussiste, ma ne risultarono turbolen-
Te. In fatti nel i 35o si scoprì una congiu-
ra a suo danno, che accese la guerra con-
tro casa d' Austria e i conti di Piapper-
sclnveiljche indusse Zurigo a entrare nel
i35i nella Confederazione Elvetica di
Lucerna, Uri eSvitto,al dire di Scolti nun-
zio apostolico, i quali gli cederono ili."
posto. Trovo opportuno a schiaiiniento
de'successivicenni sui XXII cantoni, pre-
mettere alcune generali nozioni da det-
ta epoca al 1798, indi a'nostri giorni, li
consigliere Franscini narra invece, che 3
soltanto erano dapprima le repubbliche
onde si componeva la Confederazione re-
staurata nelle calende di gennaio i3o3
da'cantoni di Uri,Svilto e Untervald; in-
di neli332 vi accolse Lucerna, nel 1 35 1
Zurigo, nel 1 352 Glaris e Zug, nel i 353
Berna, neli48i Friburgo e Soletta, nel
S V I
i5oi Basilea e SciafTusa, nel i5i3 Ap-
penzell. In tal modo si fljrmò la Confe-
derazione de'Xl II cantoni svizzeri, eguali
in diritto ; i io altri cantone non erano
propriamente attaccati che a' 3 più an-
tichi, come a loro centro comime, e col-
legali tra loro a mezzo di particolari trat-
tali. I XIII cantoni formavano XV re-
pubbliche: 8 di queste, cioè Uri, Svitto,
Alto e Dasso Untervald, Glaris, Zug, ed
Appenzell Rodes-Interiori ed Esteriori,
erano democratiche, la suprema autori-
tà essendovi esercitata dall'assemblee ge-
nerali. Nelle altre 7 il governo era ari-
stocratico, degeneralo più o meno in oli-
garchi;!. Così a Zurigo, Lucerna, Basi-
lea e Sciaffiisa il supremo potere stava in
mano a'citladini o patrizi della capitale:
a Berna, Fiiburgo e Soletta se n'erano
im[)adronite certe famiglie. I borghi e le
città minori in questi 7 cantoni aveano
qualche privilegio e franchigia; ma gli a-
bitanli delle campagne erano ridotti alla
condizione di sudditi e talora di schiavi,
e non godevano che de'limitati diritti on-
de fruivano già anticamente sotto la do-
minazione de'signori e conti. Sino da 'pri-
mi tempi della confederazione gli sviz-
zeri ebbero degli alleali,chesul finire dei
passato secolo erano 12, differenti nelle
condizioni e ne' diritti. L' abbazia di s.
Gallo,padronadi mollo territorio dentro
e fuori della Svizzera, avea alleanza of-
fensiva e difensiva con Zurigo, Lucerna,
Svillo e Glaris: la città o repubblica di
s. Gallo con questi 4 cantoni e inoltre con
Berna e Zug: ne'Grigioni la lega Grigia e
laCaddea, con tutti gli 8 cantoni più vec-
clii: la lega delle XGiurisdizioni solamen-
te con Zurigo e Glaris: l'Alto Vallese con
tutti eXIH i cauloni:MiilhausenoMuhl-
iiausen (città d'Alsazia e una di quelle im-
periali e libere, e a' 2 marzo 1798 in-
corporata a Francia per domanda de're-
pubblicaui abitanti, ora nel dipartimento
dell'Alto Reno : neW'Jrte di verificare le
date si tratta di Miilhausen e sua crono-
logia storica, già parte del dominio lem-
S V I
poiale del vescovo di Slrasburgo, e nel
i,j23 abbracciò reiesia)coiiZuiigo,Beina,
Glaris, Basilea e ScialFusa: Bieniia (cillà
dell'ex vescovato basileesCjOia nel canto-
ne di Beina),conBerna, Friburgo eSolella:
JVeucbàleljCon questi 3 cantoni, econ Lu-
cerna: Ginevra,dapprin)a conCerna e Fri-
l)urgo;dopo la com della riforma conBer-
na eZurigo: il principe vescovodi Basilea,
signore di non piccolo paese, con 7 de'can-
toni cattolici, cioè Lucerna, Uri, Svit-
to, Untervald, Zug, Friburgo e Soletta :
l'abbazia d'EngbelbergoEngelbergI), al-
lora sovrana della valle untervaldese, co'
4cantoni piùanlicbi: finahnenteGliersau
(borgo industrioso del cantone di Svilto)
co'cniiloni della delta abbazia. Alcuni di
(juesli alleati aveauo diritto di sulFragio
nelle diete sviz7,ere,allri no.Ciascuiio di es-
si però, sebbene fosse tenuto e detto al-
leato degli svizzeri, non avea,generalmen-
te parlando, a sperare aiuto e protezione
che da que'cantoiii co' quali avea stretto
relativi trattali. Ed ecco feconda sorgen-
te di confusione in più circostanze. Il go-
verno de'noininali stali era vario. Le pic-
cole rupubbliclie di s.Gallo,Bienna e Miil-
bausen erano aristocratiche; le sole fa-
miglie patrizie vi esercitavano i diritti po-
litici. L'Alto Vallese.Ghersau, leS leghe
de'Grigioni erano deraocraliche.il paese
di JVeuchàlel ubbidiva a un principe e poi
al re di l'russia, il cui potere veniva li-
niilalo da uno statuto. Ginevra costitui-
va uno stato democratico-rappresenta-
tivo, quando più e quando meno equo,
l'er ultimo il vescovo di Basilea, l'abba-
te di s. Gallo e quello d'Enghelbeig, era-
no giunti a con(|uistare un'assoluta au-
torità su'Ioro sudditi, e i due primi ope-
rarono sovente da principi dispotici. Gli
svizzeri aveano anche de' vassalli, sudditi
de'Xin cantoni, ^'on intendo qui ripar-
lare degli abitanti delle borgate e ville dei
7 cantoni aristocratici; e neppure signi-
ficare alcuni distretti o comuni, che co-
me la valledi Muotta nel cantone diSvit-
lo, e quella d'Orsera iu quel di Uri,lro-
S V I 5
vavansi al disotto degli altri nell' eserci-
zio de' politici diritti, perchè tutti insie-
me non erano molli. Voglio quindi solo
riportare parecchi paesi che si dicevano
ed erano elfcUivamente sudditi. Questi fu-
rono da'cantoni o comprati o conquista-
ti a' signori che li possedevano; ma bea
pochi appartenevano a tutta la confede-
razione insieme. Non farò menzione dei
signoreggiati da un solo cantone, poiché
sotio stati compresi ne'medesimi. 1 sud-
diti o vassalli degli svizzeri erano dunque
i seguenti. La Turgovia, formante oggidì
il XVII cantone della Svizzera, fu sino
dal 1460 suddita de'y cantoni più antichi,
dal 1712 in poi lo fu anche di Berna. Lo
stesso dicasi della conica di Sargans, uno
de'distretti dell'attuale cantone di s.Gal-
lo, quanto a' padroni da cui era signo-
reggiata. La podesteria del Rhinthal, il
più fertile de'distretti san-gallesi, fu già
una conquista d'Appenzell, ma ben pre-
sto nel 1 490 dovè farne cessione a'canto-
ni di Uri, Untervald e Zug. Dopo la guer-
ra di Svevia, accaduta negli ultimi i o an-
ni del secolo XVI, ne furono messi a par-
te anche i primitivi padroni appenzella-
ni; dopo il i 7 i 2 pure Berna. Le podeste-
rie di UtziiacheGaster,esistenli nella re-
pubblica di s. Gallo, appartenevano a'
cantoni di Svitto e Glaris. La contea di
Badenegli Offizi-LiberineirArgovia, si-
no alla guerra del Togghenburgo fatta
nel 1712, ubbidivano agli 8 cantoni più
vecchi; ma dopo questa i cattolici ne ri-
masero esclusi. Quasi lutto il resto del-
l'A rgovia, come pure quasi tutto il paese
formante il cantone di Vaud, era di Ber-
na. Le 4 podesterie di Schwarzenburgo,
]Morat,Grandson, diOrbeeTscherliz ri-
conoscevano per sovrani i cantoni di Ber-
na e Friburgo. Nella Svizzera italiana le
podesterie di Bellinzona, Riviera, e Ble-
nio nel cantone Ticino spettavano a' 3
cantoni più antichi: quelle di Locarne,
Valle RLiggia, Lugano e Mendrisio, a' 1 2;
la Levantina godcvasi da Uri solo. La
sorte e condizione infelice de' sudditi in
6 SVI SVI
Isvizzera,con Zscliokke,la didiiaia Frati- Berna, Bt-riia, Arclojwlis, pioleslan-
ìcìdÌ: prepotenze, lij^on, vessazioni, clu- te. Già nella diocesi di Losanna, poi di
rezze erano i tialtanienli che gli uomini Costan/a, indi in parte di Sion, ed ora di
idolatri della libertà facevano a'ioro ili Basilea. Era uno de'3 cantoni dirigenti,
{)endenti. Nel 1798 si formò la Rtpub- percui ogni 4 anni per un biennio di ven-
hlica Una eIncln>isibile,ieQu\la nel i8o3 lava la città capitale della Confedcrazio-
(\u\\'Jlto (ii niediazione,componendoi\h ne Svizzera, e sede della dieta generale.
Confederazionedi XIX cantoni colla sop- Ma in conseguenza della guerra e vitto-
nrcssione di tutte le sudditanze; cantoni ria liportala da'canloni eretici e deuio-
clieneli8i5pel /■'rt//oyrr/(Trt/f;siaumen- cralici, contro il Sonderbund o lega dei
laronoaXXlIjil quale atto ricevè innova- cantoni cattolici, nel declinar del 184?
zioni dopo la guerra del Sonderbund, ma Berna diventò unica sede del governo
quanto alla forma de'governi cantonali centrale e dell'assemblea della Confede-
io vado dicendo di quelli in vigore avan- razione Elvetica. Ha estensione di lerrilo-
ti tal guerra, mentre delle modificazioni rio maggiore di tutti gli altri cantoni, e
che ne conseguitarono ne farò parola in sino al 1 171)8 era ancora [)iìi vasto e il piti
fine. Ora ritorno a Zurigo. Dice lo Scoi- possente della Svizzera. Fu poco dopo
lijche nel 144-5 "'orì il conte diSargans,c smembrato e ridotto ne'4<listrelti diBer-
trovandosiborgomastrosemestraleSlrus- na, Argovia, Lemano, che divenne ben-
sì originario di Sargans, persuase gli a- tosto cantone di Vaud, e Oberland che
bitanli a porsi in libertà e unirsi a Zuri- neli8o3 fu riunito a cjuello di Berna.Nel
go, ciò che produsse una guerra, perchè 1 8 1 ^ il congresso di Vienna donò al can
spettava per eredità il contado al baro- tonedi Berna, per indennizzarlo delle per-
ne Netensi di Vallese, e con esso, vSvitto dilefitte perTatlodi mediazione deli8o3,
eGlaris confederatosi, ieclan>ò la resti- la parte di là della Thiele,che faceva una
tuzionedi Sargans. Zurigoalleato col du- volta porzione del vescovato di Basilea,
ca d'Austria verme allcuìanie pal'i molli ed allora posseduta dalla Francia. Si di-
danni, finché per opera del vescovo di vide in 27 baliaggi, che contengono 175
Costanza si fece la pace. Ne! pontificato parrocchie dette riformate, e 70 caltoli-
di Clemente VII, l' eretico Zuinglio co* che. Il clero delle prime si compone di 5
suoi settari i?»//?^'//V;/a' (A^.) predicò e in- ministri della città di Berna, de'quali il
trodusse nel cantone di Zurigo i perni- i.°è il capo di tulio il clero, e di 83 pa-
ciosi errori della supposta riforma reli- stori. Nella medesima vi è una chiesa con
giosa, profanò le sue belle e grandi chic- curato cattolico: la scuola de'catlolici fu
se,spogliò gli altari, usurpò le renditeec- aperta contribuendovi la congregazione
tlesiasliche e commise altri eccessi; on- dipropagand.iyffZe.L'arislocrazia hasem-
de nel cantone la falsa dottrina divenne pre distinto il suo governo,il quale consi-
dominante, così in diversi altri.Neli 798 ste nel grande e piccolo consiglio alternati-
ei'7qqfu lealrode'principaliavvenimen- vanente retti da due capi detti avoyer o
ti bellici, e Massena e Lecouibe co'fran- scultelti, esercitanti il supremo potere. I
cesi, scorrendo da vincitori la contrada, consigli si compongono di 200 membri
•vi arrestarono i progressi di Souwarow scelli da un collegio elettorale fia'cilla-
e de'suoi russi, riportando su loro e sugli dini eleggibili, e di 99 membri eletti nel-
austriaci una gran vittoria, a'4 giugno e le città e nelle campagne, porzione dai
a'25 settembrei 7qg, Il cantone dividesi magistrati delle città, parte da'baliaggi,
ini I baliaggi,the formano 65circoli elei- e j>arle dal gran consiglio. Capoluogo di
torali; suoi coloi i sono il bianco e l'azzur- cantone e di baliaggio è la grande e bella
ro, co'quali soltanto si forma losteuima. cìllà di Berna, situala sulla riva sini^lru
S V I
iltiU'Aai'jche si passa su bel poiile,ed è pò-
stasopia una penisola, difesa (la 3 iati eoa
buone lòrlificazioni. Le strade assai pro-
prie e regolari sonooiuale di archi e por-
tici lastricali di larghe pietre. Fra' suoi
edifizi la chiesa principale sotto l'iovo-
fazione di s, Vincenzo, è degna di con-
siderazione; fu eretta nel secolo XV e vi
si collocarono ^o stendarili presi a Car-
lo il Tcmcrano duca di borgogna nella
l)attaglia di Morat. E rimarchevole an-
che la chiesa dello Spirito santo fabbri-
cata nel 1704, ed inoltre il palazzo pub-
blico, bel monumento gotico del secolo
XV. Vi èia zecca; il rinomato arsenale,
che neh 793 conteneva anni per 60,000
soldati, e 4oo cannoni di bronzo; la bi-
blioteca pubblica ricca di libri e inss.,con
bella collezione di tutti gli uccelli della
Svizzera, altra di medaglie romane, gre-
che e gotiche, un gabinetto di monete e
medaglie svizzere, museo d'antichità, ga-
binetto mineralogico, giardino botanico
ov'è uu monumento in onore d'Haller ce-
lebre medico e poeta, il figlio del quale,
commissario repubblicano de' francesi,
aiuiuuziò a Pio fi [F .) la sua detro-
nizzazione e lo ricolmò d' oltraggi. Nel
1 8,54 il Papa Pio IXgenerosamentesocn
ministrò scudi 4^00, per innalzare una
chiesa cattolica in Cerna. Vi sono sta-
bilimenli scientifici e benefici, ed è pa-
tria ancora di Morel, Walteville, Miil-
ler, Schenell, Grouner, Weiss, ec. Il no-
me di Berna vuoisi derivato dalla voce
tedesca ot so, per quelli molti che si tro-
vavano nel luogo. Le medaglie e altre an-
tichità scoperte in berna, fanno suppor-
re che il suo suolo fosse abitato in tempo
degl'imperatori romani. iVel i 174 si fa
menzione di questa città che allora co-
minciavasia costruire da Bertoldo! V du-
ca di Zaringhen, e dicelo Scolli che an-
dando a caccia dichiarò che le avrebbe
imposto il nome della 1 .' fiera che avesse
ucciso, e fu un orso che in lingua tedesca
dicesì ber, in memoria di che 1 bernesi a
suo tempo ancora iu alcuui luoghi pub*
SVI 7
blici nudrivano degli orsi. Perloldo V fi-
glio del fondatore e rettore della Borgo-
gna Transiurana, fece cingere di mura e
fosse le abitazioni innalzate intorno al
castello di Nydech, ampliando anche la
città, che fu compita neh 191, e da esso
data in potere dell'impero al tempo di
Federico 11. Riferisce Scotti che ciò fece
per vendicare il crudele oltraggio fatto-
gli da'uobili bernesi, i ({uali indussero la
duchessa moglie ad avvelenare i due fi-
gli peracquistarsi colla mortedi quegl'iu-
noceuti eredi la libertà. Ma il duca fece
decapitar la madre e seppellirla co' figli
in Soletta, con iscrizione che riporta. Fe-
derico Il ne die il governo a Ottone di
Rauenspurg, però i bernesi si resero li-
beri e ottennero grandi privilegi. Indi
col soccorso di Pietro conte di Savoia,
si liberarono dal conte Artmanno di
Kiburg o Kyburg nell* anno 1288 che
voleva soggiogarli, mentre l'imperatore
non poteva dar loio aiuto per guerreg-
giare contro Papa Gregorio IX in Italia.
Riconoscenti i bernesi a Pietro per aver
sconfitto l'aggressore, lo riconobbero pei"
loro protettore. Perseverarono molti an-
ni sotlo la protezione di Savoia, indi riac-
quistata la libertà furonosul puntodi per-
derla neh 287 per la guerra loro mossa
dall'imperatore Rodolfo I d'Habsburg o
Absbuigo, ma ne ottennero la pace. Do
pò iiltre guerre nel i 353 entrò nella sud-
detta Confederazione Elvetica, e da quel
tempo sempre più ingrandì considerabil-
mente il suo territorio, e neh4i5conqui-
slò l'Aigovia, edificando poi quella parte
che dicesi città nuova. Fece col duca di
Austria e con Luigi Xi redi Francia un
trattano d'alleanza, il cui risultalo fu la
guerra che la Svizzera sostenne contro il
nominato duca di Borgogna, che fu vin-
to. Prima di questo tea» pò, essendo stalo
Martino V esaltato al pontificato nell'as-
semblea di Costanza, partì da questa cit-
tà a' 16 maggio i4'^> ^ P^'" Scialfusae
Caden giunto a Lezburg o Lentzburg.che
avea supia ua'alluia uu castello fortili-
8 SVI
calo, fu com[Jirnentato da' tiepulali tll
Berna, che lo piegniono a volersi ripo-
sare per qualclie giorno nella lorocillà.
]1 Papa accolse benignamente la depula-
zione e l'invito, si recò io Berna e vi di-
moròi 5 giorni, ove i magistrati nulla la-
sciarono per rendergli lutti i possibili o-
nori. Martino V di tulio si mostrò sod-
disfattissimo e grato verso le grandi ono-
rificenze ricevute dalla repubblica, e con-
tinuando il suo viaggio perFriburgo e Lo-
sanna, giiuise a Ginevra l'i i giugno e vi
restò circa 3 mesi. Intanto pervenuta Ber-
na ad allo grado di prosperila, neliSsS
sostenne guerre contro lii nobiltà ed i si-
gnori vicini. Nel 1 029 abbandonata la fé-
tie cattolica, abbracciò la pestilente dot-
trina di Zuinglio,ed usurpando le abba-
zie e le altre ecclesiastiche dignità, furo-
no predati gii allari,abbaltute e cancella-
te le ss. Immagini, e commesse allre em-
pietà. Continuando lesueguerre,ingran-
di il lerritoi io, che nel i 536 aumentòcol
paese di Vaud; indi nel 1 55q s'impadronì
di gran parte del contado di Ginevra, e
successivamente tolse al duca di Savoia
esegnatamenteal vescovo di Losanna ai-
tri terrilorii. Rimase così fino a' 5 marzo
1798, in cui dopo un fatto d'armi san-
guinoso fu costielta ad aprire le porte al-
l'armata francese. Allora, come dissi, per-
de gran parte de'suoi vasti dominii, e nel
1 799 divenne sede del governo Elvetico
sino al I 8o3, epoca in cui la nuova costi-
tuzione federativa de'XlX cantoni fu po-
sta in attivila. Pel trattato di Vienna del
1 8 1 5 la Francia cedendo a Berna i 5 ba-
haggi di Porentruy, Delemont, Moutier,
Chaluat e Courlelary, dipendenti anti-
camente dal vescovato di Basilea, l'inden-
nizzò un poco delle perdite provate nel
1798. Fra' luoghi del cantone ne ricor-
derò 3. Porentruy, ^lazìosa città in riva
al fiume Halle, con vie spaziose e salu-
berrimo clima, già capitale e residenza del
vescovo di Basilea. Bienna giace alla foce
delSuzae sulla faida de'monti Jura, lun-
go la riva del lago da essa denomina tu.
S V I
Sinodali 3 52, trattasi quasi in libertà dal
vescovo suo signore, si alleò con Berna;
ma nel 1 3G7 il vescovoGiovanni essendo-
sene per sorpresa impadronito, fece man
bassa d'ima parte degli abitanti; quindi
accorsero Berna e Soletta per liscattare
i principali cittadini detenuti nel castello,
che indi distrussero col fuoco, e dierono
poscia il guasto sulle terre del vescovato.
Lo Scotti opina che nel territorio sia e-
sislila l'antica città d'Aventica, Aventi'
c»«i,capodi tutta la Elvezia; altri la chia-
mano Avanches, Avanticum, baliaggio
cantica città svizzera, ragguardevole ca-
pitaledel paese degli elvezi,epoi sede ve-
scovile, situala sopra una collina presso il
lagoMorat, nominata dagl'indigeni TVif'
fllsburg. Oggi è luogo di poco conio, e vi
passa la gran strada che da INIorat con-
duce a Berna. Gli elvezi la bruciarono pri-
ma di loro partenza per la Gallia Celtica;
in seguito forzati da Cesare a ritornarvi,
riedificarono poche case. Vespasiano la fe-
ce rialzare e la chiamò Colonia Flavia.
Commanville dice che fu sede vescovile,
nel 5go unita a quella di Losanna: altri
vogliono nel 602, come dirò nel cantone
di fauci. I colori del cantone di Berna
sono il rosso e il neio, che colla figura del-
l' orso nero in campo giallo formano lo
slen)n;ia cantonale.
LucEKNA, Lucerla, Lucerna, cattolico.
Già nella diocesi di Costanza, ed al pre-
sente in quella di Basilea, era uno de' 3
cantoni dirigenti e stali presidiali, che al-
terna va con Zurigo e Berna per un bien-
nio la sede della dieta della Confedera-
zione, nella città del suo nome posta sul
lago,ed è uno de'piìx belli de'cantoni della
Svizzera; di foima irregolare, riceve una
moltitudine di torrenti, abbondantissimo
di pesce eccellente, ma pericolosa n'è la
navigazione.il paese trovasi interrotto da
valli magnifiche, che sono le migliori pia-
nure della Svizzera, con suolo assai fer-
tile, bei pascoli e copioso bestiame; ha al-
cunesorgenli miuerali,con bagni frequen-
tallàsiiuiiil commercio è favorito da mul-
S V l
tebuoneitrade.Si formò il cnulone dalle
successive conquiste degli ubiUuili di Lu-
cerna suo capoluogo, di haliai^^io edi cii-
culo. Questo cantone delia palle centrale
dellaSvizzeia,dicui tiene il3. posto gerai-
chico,si divide ne'5 baliaggid'Entlibiicli,
IIochdorf,Luceina,Suisee eWiliisiku,clje
conipiendonoiS circoli. Il catlolicismo è
stato dicliiniato la religione dello slato,
dalla costiluzionc de'29 marzoi8i4, co-
lue (jucllo che li i/ca aloni per buona loro
ventura reslati intatti dall'eresia, primeg-
giò sempre tra' cattolici nella purità della
fede e nella costante osservanza delle catto •
liche verità, perciò sempre tenuto pel più
rispettabile tra 'cantoni ortodossi. Vi è una
commenda Gerosolimitana, e molti con-
venti e monasteri d'ambo i sessi. Il pote-
re sovrano risiede nel gran consiglio o
consìglio sovrano della città e repubblica
di Lucerna, composto di 100 membri lutti
a vita, de'cpiali 5o sono scelli dalla citta-
dinanza della della città, e gli altri 'jodal
restante del cantone. 11 presidente porta
il titolo di avTogadore o scullctto. li gran
Consiglio si raduna regolarmente 3 voile
all'anno, e può essere convocato slraor-
dinariamenle tanto spesso quanto gli af-
fari lo esigano, dal piccolo consiglio cb'è
permanente. Quest'ultimo consiglio com-
posto di 36 membrijScelti nel consiglio dei
joo, alla conferma del quale le elezioni
sono soggette, e di cui io membri devo-
no necessariamente essere presi fuori della
classe de'borgliesi della cillà di Lucerna,
ha Ira le mani il potere esecutivo, ammi-
nistrativo e giudiziario. Due sculletli no-
minali dal gran consiglio, fra'membri del
piccolo, esercitano alterualivatnenle du-
rante un anno il potere esecutivo; in loro
assenza sono sostituiti i i\iìe più antichi
menibri dello stesso consiglio. Un consi-
gliere rinnovato ogni anno fa le funzioni
di guardasigilli. Tutte l'elezioni si fanno
a scrutinio segreto , e alla maggioranza
assoluta de'voli. Ond'essere elettore con-
viene esser cittadino, aver 20 anni coni-
pili, paijar l'imposta d'una proprietà di
SVI 9
400 franchi almeno.Gii eleggibili al consi-
glio de' 1 00 devono avere a 5 anni compili,
pagar l'imposta d'una proprietà almeno
di 4ooo franchi, o avere reso de'servigi es-
senziali allo slato; ond'essere eleggibile al
consiglio permanente conviene inoltre a-
vere 3o anni. Un padje e un ljglio,o due
fratelli non possono sedere insieme nel
consiglio permanente, i cui membri nou
devono più prendere alcun servigio all'e-
stero. Ho voluto dettagliare a I(|uan lo que-
sto governo cantonale, come farò d'alcun
altro, per dare un'idea degli altri cantoni
che per 1' indispensabile brevità appena
accenno, sebbene nel sostanziale variano
secondo le particolari costituzioni, proprie
di ciascun cantorie, e le quali vanno sog-
gette a cambiamenti, a tenore delle con-
tingenze de'tempi,come avvenne dopo la
guerra del Sondeibund.La cillà di Lucer-
na è bellamente situala sul pendio d'una
collina omonlePilato.all'estremità dell'in-
ternamento dell'imponente 'e magnifico
lagoWaldstelles o di Lucerna ode'Quat-
tro Cantoni, al quale si dà più particolar-
mente il suo nome, nel luogo ove ne esce
la Reiiss; questa riviera la divide in due
parti ineguali riunite da4 ponti,3 de'quali
sono coperti e adorni nelle volle di anti-
che pitture istoriche, tulli di magnifica
esolida struttura; il ponte di Hof è lungo
I 38o piedi. In esso vi fu dipinta la sto-
ria elvetica, ed i fatti popolari e palili av-
venimenti. In altro ponte poi sono dipinti
i falli principali dell'antico e nuovo Te-
stamento. La porzione più grande della
città, sta dal lato settentrionale. E sede
delle principali aulorilà del cantone, e do-
po che Zurigo adottò le innovazioni re-
ligiose acattoliche, è divenula l'ordinaria
residenza del prelato nunzio apostolico del
Papa nella Svizzera. Dal 1849 ^^ dimoia
mg.' Giuseppe Bovieri protonotario apo-
stolico, colta qualifica d'incaricato d'alfa-
ri interino della nunziatura apostolica di
Lucerna. E cinta da un muromerlalo,fian-
clieggiata da piccole torri; le strade sono
larghile e cortc^liralc ia linea, pulite e beu
i(. S V I
lastricale, e le case sono pure ben ful)bii-
cale per lo più in pietra, tagliata dal vi-
cino monte d'ordine del consiglio gene-
rale, e fVamezzate da ainenigiardini. Tra-
passa per la città la via cliecomunica l'I-
talia colla Gerniania, pel s. Goliardo, l'os-
siede un liceo ove s'insegna teologia, fi-
losofìa, fisica, matematica, e le lingue an-
tiche e moderne; il ginnasio per le bel-
le arti, il seminario pe'chierici, la scuola
gialnita di disegno e musica vocale e i-
strumentale, il teatro, società scientifica,
molte scuole primarie e biblioteche [)ub-
bliche. Ha pure un convento di france-
scani conventuali, santificato dalia pre-
senza di s. Francesco fondatore dell'or-
dine,che vi alloggiò; un insigne convento
dicnppiiccini con ricca biblioteca, fabbri-
cato nel I 579 dalla liberalità d'un segna-
lato ciltailino della nobile famiglia Ffyf-
fer,che avcndoservito in Francia per co-
lonnello, arricchì la pietà degli accpiisli
della milizia,come leggo neiloScolli. Vi so-
no pure due monasteri di monache, e le
religiose orsoline per l'istruzione e edu-
cazione delle fanciulle. Apprendo anco-
ra dallo Scotti che nel secolo XVI vi fu
aperto un collegio de' gesuiti con chiesa,
nel pontificato di Gregorio XI 11, il quale
die 4oo scudi d'oro per la libreria; il re
di Francia si obbligò ad atmua pensione,
e Filippo li re di Spagna gli donò 6000
scudi. Questo collegio, che a'nostri tem-
pi rifiorì, restò soppresso in conseguenza
della disastrosa guerra delSonderbund,ha
la chiesa sotto l'invocazione di s. Fran-
cesco Saverio edificata nel 1677. E' os-
servabile e maestoso il palazzo pubblico,
diverse chiese di gusto gotico, e la chie-
si collegiata e parrocchiale di s. Leode-
gario nuovamente ritabbricala colla spe-
sa di 80,000 scudi, con sorprendente or-
gano composto da 3ooo canne. ÌNana
Scotti che nel giorno di Pàsqua 1 633 in
5 ore un grande incendio inceneri que-
sta chiesa matrice che conlava 800 anni
di esistenza, non essendo riuscito a 3ooo
persone d'impedirlo. 11 senato ad appa-
S V I
gare il generale compianto ne ordinò la
riedificazione in pietra viva, in propor-
zioni più grandi e maestose. Fece costrui-
re ancora le torri peri i campane, tra le
quali 5 grandissime di melodiosa armo-
iiia, uè vi fu bcnghese, benché povero, il
quale non contribuisse spontaneamente
parte di metallo per formarle. Grandio-
so è l'arsenale e ben fornito, in cui si col-
locarono i cannoni che i lucernesi gua-
dagnarono a qiie'di Berna nel 1 658 alia
memorabile battaglia di Filinergon. Vi
è la zecca, la Ione con l'orologio pubbli-
co, il casino, il grande ospedale, l'orfano-
trofio. E' degno di essere veduto nell'ar-
senale il piano in rilievo di porzione dei
cantoni di Lucerna, Zug e Derna, e dei
cantoni interi di Svilto, Uri e Llntervald,
in cui ciascuna montagna è esattamente
misurata, ed ogni oggetto posto distinta-
mente; opera eseguita mirabilmente dal
general Francesco Luigi Pfyffer signore
di Wyher, capolavoro di pazienza che
il diiellorio di Parigi voleva trasportare
in questa città se non cedeva alle eiììcaci
premure dell'autore. fS'e ho veduto il di-
segno e l'incisione eseguiti neh 777. Bel-
lissimi sono i passeggi sulla ri va della Reuss
e ne' dintorni, e sopialtutto dal lalo di
Rrienz e del monte Pilato. Le fabbriche
eie manifatture occupano un gran nu-
mero d artefici. Ogni settimana visi tie-
ne un mercato importante, come lo è il
suo commercio. In vicinanza Irovavasi il
convento di Berominoli, ove fu eretta nel
1470 la I .'^ stamperia che abbia esistito
nella Svizzera. Le rive pittoresche, belle
e svariale del lago, sono ricche di coltu-
ra e di eleganti abitazioni, come de'fab-
bricati di Kirsisten, non che dalla casa e
biancheggiante torre di Stantzadt, villag-
gio interamente distrutto nell' invasione
francese del i 798. Un'epigrafe scolpita sul
muro del cimiterio indica che 200 uo-
mini, 220 donne e 25 fanciulli perirono
sotto le baionette di sfrenala soldatesca
di quell'epoca di terrore. A qualche di-
sianza, e vicino alla cappella del prode
S V I
A nioldo (li Winskelried che si gettò sulle
l.uicie nemiche, come uno cle'3 fondatori
delhi confeilei azione, soige la tou)ba di
1 8 donzelle morte in un combattimento,
nel quale presero parte in uno co'fiatelli
che dall' orribile mass tcro difendevano
la pnlria. Egualmente nel subuibano di
Lucerna si vede un grandioso monumen-
to, innalzato alle memorie de'sempre fe-
deli svizzeji che morirono intorno al pa-
lazzo delle Tuiileries a' i o agosto 1792.
Da un macigno verticale si fece uscire la
imponente figura d'un leone ferito dalla
lancia e morente. Non avvi cosa più sem-
plice e più caratteristica , inventata dal
genio del celebre Thorwaldsen, ed ese-
guita da Ahorn scidtore di Costanza. Vi
si legge l'epigrafe: Helvetioriini Fichi ac
/'irliili.Soiioiì leone sono scolpiti i nomi
degli udlziali e soldati svizzeri, che pei i-
rono in quella fatale giornata, e di quel-
li che scamparono dal crudele massacro.
Il nome di Lucerna , secondo le antiche
cronaclie, derivò dalla luce d'un fanale
elevato e posto sopra una Ione in mez-
zo della riviera e in fine del lago ove sboc-
ca l'Orsa, che serviva anticamente di fa-
ro e guida a'battelli che Uscivano e en-
travano nella città. Gli storici non sono
d' accordo sull' origine di Lucerna : chi
l'atlribuisceallacasa d'Auslria,e chi a due
castelli eretti da' tedeschi a ciascun lato
della riviera, che furono forse le due tor-
ri distrutte da Carlo Magno. Molti fau-
no risalire il piincipio di sua fondazione
verso la (ine del V il secolo,da certo Win-
kard signore del paese, dal con vento o mo-
nastero di s. Leodegario o Leger, sulla col-
lina appunto presso la quale s innalzò la
città nel progresso. JN'el 768 Pipino il Pic-
colo die (juesto convento in uno a Lucer-
na,che già avea titolo di città,agli abbati
di Murbach nell'Alta Alsazia. Lo Scotti
riferisce, che nell' 833 Vigardo fratello
di Ruperto duca di Svevia, mosso da pio
zelo [)rese gli ordini sagri, fece nella som-
mità del lago erigere un tempio con mo-
nastero in onore di s. Leodegario marti-
S V I 1 £
re, della B. Vergine, di s. Pietro e di s.
Maurizio, e lo dotò di tutto il suo patri-
monio, acconsentendovi l'imperatore Lo-
dovico 1 il Pio suo attinente, ed ivi abi-
tò tra'monaci sino al fìnede'suoi giorni:
il monastero nelle lettere di fondazione
è chiamato Lucerna o Luciaria. In segui-
to si edificò la città nella pianta attuale,
e il monastero fu fatto piepositura e u-
nita poi colla giurisdizione della terra al-
l'abbate di Murbac, che vi esercitò la so-
vranità,ma con restrizioni. Nel 1 1 80 Cor-
radoEseinbach abbate diMurbach e prin-
cipe dell'impero, pose al reggicnento della
preposi tura e città di Lucerna il suo fra-
tello Enrico, sotto il cui governo molto
aumentò. Ollenne poi diversi privilegio
immunità dall'impero, per cui concorren-
dovi d'ogni parte gente ad abitarla, giun-
se il popolo a tanto numero e fasto, che
mal si poteva ormai reggere dagli abbati,
e per questo l'impero ne assunse la pro-
lezione, lasciando però le rendite e l'aui-
ministrazionedellagiustiziaagli abbati. Di
poi i lucernesi ottennero che la chiesa si
erigesse in prepositura e collegiata di i 2ca-
nonici con 3 dignità, concedeiulule privi-
legi Calisto III, Sisto IV e altri Papi, il
2° stabilendo che l'elezione de'canonici e
preposto si facesse unitamente dal capi-
tolo e magistrato di Lucerna. Nel ram-
mentato i633 essendosi bruciata la detta
chiesa matrice, restando illeso colle ss. re-
liquie il corpo di s. Dionisio martire zio
di s. Pancrazio, il senato di Lucerna la
riedificò magnificamente, onde il nunzio
Scotti per memoria vi pose due iscrizio-
ni,in cui sono ricordati Urbano Vili e il
nipote cardinal Barberini, Helveline Pro-
Ic'Ctore. L'imperatore Piodolfo I d'IIabs-
burgo cede all' abbate di Murbach 4 vil-
laggi inAlsaziacou20oo marchi d'argento,
cillinchè si estinguessero i debiti contratti
dall'abbazia; di che furono malcontenti i
lucernesi, perchè l'abbate cede all'impe-
ratore il ilominio di Lucerna, riservan-
dosi pai tedi giurisdizione, avendo goduto
sottogli abbati molli privilegi ed escuziùui.
li SVI
Altri alliiijuiscono l'operato di Rotlolfo
1 al figlio Alberto I, e iiitnaiio: clie niorlo
nel I 2C) I Uodolfu 1 d'IIabsbuigo, il suo fi-
glio e successore Alberto 1 d' Austria, a-
veiido molti figli e volendoli provvedere
di onorevoli slati, deterininòdi costituire
dell'Elvezia un ducato per uno di essi, ed
a tale elFetto nel 1807 cede all'abbate di
Murbach Gìvilier e altri luoghi d'Alsa-
zia e all'abbazia più vicini, ed io permuta
ricevè Lucerna, colla condizione di con-
servarle lutti i privdegi di cui godeva sot-
to i suoi primi signori; i luceruesi fecero
ogni sforzo per opporsi a tale accordo,
luadovetlerocederealla potenza d'Alber-
to I. Frattanto neh 3 i4 si competerono
l'impero Lodovico V il Bavaro, e Fede-
rico III il Dello duca d'Austria, col quale
guerreggiando i cantoni d'Uri, Svitto e
Untervald, fecero su'luceruesi, come sud-
diti austriaci, frequenti scorrerie e botti-
no. Vedendosi Lucerna non difesa da'suoi
signori, esposta di continuo alle conse-
guenze della guerra che ardeva, per l'e-
sempio de'successi de'detti 3 cantoni con-
federati, si risvegliò negli abitanti l'amore
naturale dell'indipendenza e di sottrarsi
dalla dominazione austriaca. Dipendendo
prima quanto alla giurisdizione dell'alta
polizia dall'abbazia di Murbach, e sempli-
cemente dall'impero, i lucernesi contava-
no sulla fede d'un antico trattato conclu-
so coll'abbale, il quale avea promesso di
giammai alienare i suoi diritti sopra di lo-
ro, senza averne il consenso, ed in vece
eseguì di propria autorità la narrata ces-
sione. Anche per questo i lucernesi, stan-
chi dalle ostilità cui erano esposti , con-
clusero una tregua co' 3 cantoni, cou gra-
ve rammarico de'loro signori, che inutil-
mente li prevennero delle conseguenze di
questa associazione. Volendo essi prende-
re delle precauzioni contro i lucernesi ,
questi le scuoprirono, e dopo essersi nel
i332 impadroniti delle porte, licenziaro-
no il governatore e costrinsero i partigia-
ni a Lisciare il paese, per aver colle prin-
cipali famiglie tramalo in favore dell'iui-
S V I
pero. Quindi nella vigilia di s. INIartino
(o deli33r) come vuole Scolli), si colle-
garono perpetuamente in lega co'3 can-
toni, che pe'primi aveano scosso il giogo
della dipendenza straniera; lega che poi
si chianìò de' quattro Cantoni Selvaggi,
tra'qualiebbe \\ i." luogo Lucerna. In ve-
ce però di adottare il governo democra-
tico istituito presso i loro confederali, pre-
ferirono r aristocrazia, ma con qualche
modificazione repubblicana. D'allora ia
poi Lucerna salì in potenza e splendore;
fudessa che nel i352 impadronitasi del
castello d'Habsburg o Absburgo nel can-
tone d'Argovia, culla avventurosa di casa
d'Austria, lo distrusse quasi interamente,
e riunì la contea cui dava il nome al suo
cantone. Inoltre i lucernesi contribuiro-
no possentemente nel i 386 al successo
luminoso della battaglia di Sempach,con-
quislarono tosto il territorio che forma
il loro cantone, e nel 1479 acquistarono
tutti i diritti esercitati su di loroda'ca-
nonici di s.Leodegario. Da tal epoca il go-
verno cadde a poco a poco fra le mani d'uà
piccol numero di famìglie nobili o patrizie,
ed i paesani divennero sudditi della città;
questa oligarchia,contro cui si rivoltarono
nel I 764, durò sinoal3 i gennaio» 798, nel
quale i consigli diLucerna procurarono da
loro slessi lo stabilimento d'una nuovaco-
slituzione sulla base dell'eguaglianza dei
diritti, e poco dopo fu accettala la nuova
costituzione che la repubblica francese
die alla Svizzera. Sorpresa dalle milizie
de'piccoli cantoni a'3o aprilei798. Lu-
cerna fu occupata nel dì seguente da'fraa-
cesi, che nel settembre vi stabilirono la
sede del governo repubblicano unitario
elvetico che conservò per 8 mesi.Neli8o2
questa città fu il centro della guerra ci-
vile, che scoppiò nellaSvizzera, e neli83o
adottò il governo rappresentativo. Lucer-
na vanta non pochi uomini celebri e il-
lustri, non che difensori degl'interessi del-
la religione e della Chiesa. Uno di questi
fu l'infelice Giuseppe Leu d'Ebersoll, che
per la sua pietà, carità, seuuo e popolare
S V I
eloquenza, acquistò ben presto grnntle in-
fluenza nel cantone.Qualemppieseiilanle
al gran consiglio comparve la i. "volta nel
i<S3r,ed in conseguenza cle'polilici avve-
nimenti diFrancia,peiclièalcantoneerasi
(lata una costituzione rappresentativa tle-
niocialica. Indi contribuì t'ortcmente alla
reazione del 1840, quando il popolo lu-
cernese si sollevò in difesa dello religione
cattolica, minacciata dal governo rivolu-
zionario, e per sostenerla, Leu rientrato
nel gran consiglio, propose di ristabilire
l'antica costituzione. Ottenne gloriosa vit-
toria, ma si rese bersaglio dell'odioe delle
calunnie de'suoi avversari, cbe barbara-
mente lo assassinarono nel luglio i84''-
Più di 10,000 persone assisterono. pian-
gendo la perdita del loro padre, a'fiine-
rali nella chiesa d' lIoclKlorf; meritò il
compianto di lutti i buoni, ed un artico-
lo necroiogico col ritratto nell' Album di
Roma 1. 1 2,p. 2 56. Esiste una convenzio-
ne tra la repubblica di Lucerna e la s. Se-
de, elle liporto a Svizzera guardia ponti-
fici a, per somministrare la i.'allaa.'gli uo-
mini che la compongono. Per privilegio
di Pio IV la repubblica nomina al l^apa
Sindividui lucernesi,onde scegi iere il capi-
tano per tale corpo. Inoltre la repubblica
raccomanda alPapa altri lucernesi pe'gra-
di di tenente e sottotenente per la stessa
guardia, i quali ufliziah come il capitano
devono esclusivamente essere sempre cit-
tadini di Lucerna; ed il capitano è tenuto
tare annualmente alla repubblica la re-
lazione di sua amministrazione. Lucerna
<lunque gode l'onorevole prerogativa di
fornire i custodi della venerata persona
del supremo Gerarca della chiesa catto-
lica e della sua ordinaria residenza. Ap-
prendo dagli Annalidellf scienze irtigio-
5e,serie 1.', t. 4, p- 1 35, la fondazione in
Lucerna dell'accademia di s. Carlo Bor-
romeo. Nel I 846 im'eletta schiera di bra-
vi cattolici con alla testa l'illtrslreSiegwar-
Miiller l'istituirono, col santissimo scopo
d'intraprendere un'opera del più grande
iulercsse per la dil'esa di nostra s, rcli-
S V I 1 3
gionene'paesì della Confederazione Elve-
tica. Pertanto si propose adunare quanto
<li meglio per iscienza e per sentire cat-
tolico si rinviene nella Svizzera, onde con
forze unite applicar l'animo a proteggere
e coltivare gli studi e le arti perchè ser-
vino all'avanzamento del callolicismo in
queste contrade. L'accademia si stabilì in
Lucerna, sotto gli auspioii e nello spirito
di s. Carlo, decretando che si componesse
di 5o svizzeri cattolici, e di membri or-
dinari, straordinari e onorari di numero
illimitato e di qualunque paese. Chiamò
per diritto i .°men)bro onorario il nunzio
apostolico, ed egualmente oiioinri tulli
i vescovi di Svizzera; e dichiarò che non
prima di averne conseguita l'approvazio-
ne ecclesiastica, e non prima d'essersi ot-
tenuta quella della s. Sede potesse inco-
minciare le sue adunanze. Alla lettera che
il presidente e il consiglio diressero il 5
maggio 1846 a Gregorio XVI, per l'ap-
provazione de'suoi proponimenti e sta-
tuii, il Papa ne provò gioia, lodando la
nobile intrapresa ; dalla quale apparirà
come nel mezzo delle più violente contrad-
dizioni dell'irrequieta eresia, si mantiene
vivo in Lucerna quel fuoco,che viene ali-
mentalo dalle ispirazioni delle verità cat-
toliche.Si dichiara nella leltera,che quan-
tunque le porle dell'inferno non preva-
leranno giammai sulla Chiesa, lutlavolla
per opporre alla menzogna e all'empia
seduzione un salutevole antidoto al ve-
leno, Irovossi opportuno che il senno, lo
zelo e l'erudizione de'cattolici vi attenda
d'uno spirilo solo. Si ricordò l'insigne di-
vino favore pel quale in una guisa vera-
uìenle mirabile salvò da morte i cantoni
cattolici, donde la Confederazione Elve-
tica trae l'origine, e li fece trionfare dei
Rjrenti nemici protestanti; per cui renden-
do grazie a Dio,si protestò immanchevo-
le fiidellà alla Chiesa, e di porre a suoo-
nore e alla gloria di Dio ogni potenza
d' ingegno e d'animo, eziandio per l'in-
cremenlo della religione cattolica nella
patria Svizzera; implorando che la s. Se-
i4 s V I
de santificasse e benedisse l'isUtuto, per-
fliè riuscisse vernmente cattolico e pro-
fittevole. Morto il r. "giugno il Papitjil re-
giiantesuccessorePio IXa'4luglio rispo-
se con grazioso e onorevole breve, ripor-
tato da'delti Annali, lodando altamente
e incoraggiando un'opera, che tanto ri-
pi ometteva a cpiesta minacciata porzione
di fedeli. Lo stemma del cantone si for-
ma unicamente de'colori azzurro e bian-
co, come Zurigo, ma con diversa dispo-
sizione. Merita una parola Scinpach,^\c-
cola città del cantone, sulla riva orien-
tale del pescoso lago di egual nome, ca-
poluogo di circolo, a pie d'un;» collina a-
lìieiia. E' memorabile per la famosa e san-
cuinosa balla£;!ia combattulta ne'suoi din-
toiiii, e vinta dagli svizzeri sopra Leopol-
do duca d'Austria a'c) luglio t 386; vi re-
stò ucciso con 676 tra principi e titolali,
molti de'quali portavano corone sugli el-
mi, il che servai a nobilitare la vittoria dei
collegati. I vincitori passarono quindi a
vendicarsi di quelli che gli aveano mole-
stati, prendendonei castelli e smantellan-
done le rocche ; e così fu consolidata la
libertà elvetica.Sul luogo della pugna, per
eterna rimembranza, fu eretta una cap-
pella, destinata a celebrare l'anni versa-
rio di tale rinomata vittoria.
Uri, Pagns Uriensìs, Uria, cattolico.
Già nella diocesi di Gostanza, ed attual-
mente di Coiia. Cantone della parte cen
trale, tra le Alpi Lepontine, formato da
parecchie valli laterali che mettono capo
in una glande vallea, la quale apresi sul
lago di Waldsleltes o de'Quattro Canto-
ni per la comunicazione che ha con essi,
e nell'estate straordinaria n'è la vegeta-
zione. 11 governo offre una democrazia pu-
ra: il potere supremo sta nella landesge-
meinde, checomponesidi tutti gli abitanti
d'età maggiore di 20 anni; e quest'assem-
blea fa leggi e nomina alle magistrature
del paese, essendo presieduta dal landa-
manno in carica, nome che Scotti quali-
fica presidente del paese. Vi sono i con-
sigli semplice, doppiojcd ebdomadario. Il
S V l
clero è presieduto dal vicario generale, e
furma uno degli esarcati di Waldstetles;
ogni comune è in libertà di lurmarsi unii
scuola. Uri è diviso in due distretti o tag-
weu. Uri ed Ursero: suo capoluogo è Ali-
dorf, Allor/iiini, borgo considerevole si-
tuato in ima valle profonda e ristrettali'
piedi d'alte montagne, i cui passaggi so-
no difilcili, ad un 4''di lega sopra il lago
de'Quattro Cantoni, nel luogo ove ilReuss
si getta nel lago, sulla strada del s. Got-
tardo, servendogli di riparo una foresta
di abeli. In gran parte è assai bene rico-
struito, con laighe strade e case in gene-
rale belle e grandi, contenendo anche il
bell'arsenale del cantone, ed un vasto ma-
gazzino di grano eretto nel lySS.Ha una
fabbrica per tagliare e pulire il cristallo,
che abbondantemente si trova nelle con-
viciue montagne. Vedesi la bella chiesa
parrocchiale di s. Martino, il palazzo pub-
blico edificato con buon gusto, il conven-
to de' cappuccini eretto di nuovo con bi-
blioteca. Una fontana mostra il luogo del
tiglio, sotto il quale stava il figlio del fa-
moso suo concittadino Guglielmo Teli,
allorché questi fu costretto di abbattere
con una balestra il pomo postosulla te-
sta del fanciullo, di che riparlerò poi. Un'
altra fonte segna egualmente il luogo ove
si stette il padre. In mezzo al borgo vi è
una torre ornala di pitture in onore di
Teli, e pel quale Altdorf si considera co-
me la culla della libertà elvetica. Si ve-
dono ancora le rovine della fortezza che
l'imperatore Alberto 1 d'Austria vi avea
fatto ftibbricare, onde tener in freno gli
abitanti. Altdorf è pure il deposito delle
merci, che vanno pel s. Gottardo nella
Svizzera, o che per questa strada sono spe-
dite in Italia , come ili.° cantone che si
trova passando dall'Italia in Isvizzera. I
suoi dintorni sono piacevoli, e ricoperti
di numerosi giardini e case di delizia. Rac-
conta Scotti, che alcuni popoli di Fran-
cia nominati taurisci, cacciali vlal loro pae-
se, in questo vennero ad abitare ; e che
Narsele dopo ruccisione di Tolila redo'
S V I
goli, mandò parie tli quelli eli* ciiino n-
vanznti alla strage ad ahitare co'lnurisci
olire le Alpi. Si vuole che il nome del can-
tone derivi da' laurisci, e perchè i lori o
tauri selvaggi o buffali sono pur detti uri,
onde poi formò io stemma colla fronte di
tale quadrupede, appellandosi que'dome-
slici berne>i uren. Quando la bandiera
principale del cantone s'inalberava perla
guerra, in vece di tromba si suonava un
corno di toro domestico, e con suono or-
ribile chiamava le genti a marciare pel
combattimento, ed il suonatore dicevasi
toro d'Urania, vocal>olo col quale alcuni
appellano questo cantone. L'imperatore
Lodovico II die questo territorio in dote
al u)onastero delle monache da lui eretto
in Ztu ii^o nell'853, di cui la sua figlia Hi-
tlelgarde fu abbadessa iìnchè visse. Per-
ciò rinjase sempre sotto la protezionedel-
l'impero, e gì' imperatori vi mandavano
governatori per amministrare la giusti -
7Ìa. Durò siffatto governo e unito al mo-
nastero di Zurigo, (ìnchè Adolfo conte di
Nasisau e Alberto I d'Austria, nel i2f)i per
morte di Rodolfo 1 si conlesero l'impero,
essendo entrambi eletti da una parte de'
discordanti elettori. Per questi dispareri
molli nobili d'Uri insieme col governa-
tore imperiale parteggiarono per Alberto
I, mentre il popolosi dichiarò perAdolfo,
onde contro di esso furono presi di sde-
gno i j)rincipi d'Austria, ed il govei nato-
le co'nobili si sludiaronodi privarlo della
bberlà.Da ciò nacquero ci\iliconte'e,nu-
drile da' principi partigiani, finche nel
I 3 1 4 cacato nuovamente l'impero, insor-
sero a contrastarlo Federico 111 il Dello
duca d'Austria e Lodovico Y il Da^'nrOy
il I . favorito dal governatore GeleroGes-
sler e da'nobili, il ^.''da'popolani, i quali
oltraggiali congiuraronodi cacciare il go-
vernatore e i nobili fautori di casa d'Au-
stria, da essi semj)re avversala. Il gover-
natore ebbequalche indizio della trama,
o sospettandola, per chiarirsi trovò il ri-
piego orgoglioso di erigere in mezzo alla
piazza d'Alldorf un' asta con sopra il suo
SVI . )
c.Tppcllo (altri dicono quello ducale d'AI-
bt rio!, anticipando il famoso a vvenimeu-
lo), fdcendo gridare da un banditore, che
ciascuno passando l'onorasse come fosse
la persona sua, e pose osservatori a no-
t;ire chi ubbidiva o no, onde conoscere
gli avversari e pai tigiani del competitore,
e così intimorirli. Tra gli altri vi passò
avanti Guglielmo Teli, di Burgliau luo-
go delcanlone d'Uri, egenero di Gualtie-
ro Furst, il quale non potendo celare il
sentimento di disprezzo che nell' anim.o
iiifondevagli tal vessazione, non volle o-
norare quel!' insegna. Il governulore si
persuase che fosse un avveisario congiu-
rato, montò in furia e lo fece arrestare.
Temendo poi che gli f )sse rapito dagli a-
mici, volle condurlo egli slesso nel suo ca-
stello di Kusnacht, carico di catene. Im-
Itarcalosi con lui, il battello che li coudu-
cevacra giunto dinanzi Grutli,ov'eia co-
minciata la congiura, quando uno di que'
venli impetuosi che turbano spesso la na-
vigazione di quel Iago,avendo eccitata fie-
ra tempesta, il governatore si vide co>lret-
to d'affidar la sua vita a quegli slesso di
cui avea risoluto la perdila. Conoscendo
la sua forza e la sua perizia, gli fece to-
gliere i ferri; e Teli ad onta della burra-
sca polècondurrcil battello presso un luo-
go detloPlalten, in cui un masso sporgen-
te.che chiamasi ancovaWSallodi Giigliel-
ino Teli, gli permise di balzar sulla riva
e di porsi in sicuro, intanto che respingen-
do il battello lasciava il nemico governa-
tore esposto al maggiore pericolo. Egli
scampato in lai modo traversò il territo-
rio di Svilto. Anche Geler ebbe la buona
sorle di salvarsi; ma siccome per giunge-
re a Kusnacht passò per un sentiero nel
fondo delle rupi, Teli che per caso si tro-
vò a tiro, gli scoccò una fi eccia,di cui morì
sull'istanle. A questa storia, la cui vera-
cità non è dimostrata, si aggiunse quella
del pomo, che akiuii dichiarano impro-
liabile; lutlavolta questa ancora è ripor-
tala dal nunzio Scolli, senonchè fa pre-
cedere la scgucnle alla precedente nar-
iG S V I
intiva. Secondo essa, irritato Gelei" per
la mancanza di rispello di Teli al cappel-
lo, e sapendo eh' era oUirao arciero, Io
condannò a geltare culla balestra al [."col-
po un pomo dal capo del suo proprio fi-
glio. L'eroe della libertà elvetica ebbe la
sorte di colpire a segno che portò via il
pomo nello senza nocumento del figlio.
Dopo tale tirannica prova, essendosi ac-
corto il governatore che il pento bei sa-
gliere teneva nascosta altra freccia, gli do-
mandò che uso voleva farne. Rispose ar-
dilamenle Teli: L'avea presa per trafig-
gerti, se avessi avolo la mala sorte d'uc-
cidere mio figlio. Gli storici discrepanti
ne'due racconti, mentre altri li ligettano,
convengono che Teli uccise colla freccia
il governatore, e che presso detto sco-
glio fu per memoria eretta una cappella,
con pilltu'e istoriate del tragico fitto. Di
pili sembrano pure convenire, che Teli
dopo la morte di Geler andato a S villo, si
abboccò con StaulTalheno Stafltero Ver-
nerò di SlaulTach, anch'egli gravemente
oltraggiato dall'estinto, e narratogli l'ac-
caduto, l'esortò a unirsi a lui per liberare
le loro patrie oppresse dal giogo monar-
chico. Giovò alle persuazioni di Teli l'av-
venuto poc'anzi a Unlervald, dove pure
il governatore pe'suoi tirannici modi era
slato ucciso da un popolano di Atzlen, e
riunitisi a questo, tutti e tre nel giorno
di Natale deliberarono nel prato di R.ut-
"w ile,presso il castello de'signori di Laud-
bergh, dipoi distrutto da'paesani, la sol-
levazione de'ioro cantoni, rimettersi in li-
bertà e collegarsi perpetuamente a comu-
ne difesa. Pertanto stabilirono di adope-
rarsi ciascuno a tale etTetto nel proprio
cantone,come avvenne. Imperocché esclu-
si dal potere i nobili partigiani dell' Au-
stria e uccisi i loro prefetti, ebbe luogo
iieli3i5 secondo Scolti la lega tra Uri,
Svitto e Unlervald, d'onde prese origine
la libertà elvetica e la grandezza di sua
repubblica ; origine che superiormente
col consigliere Franscini riportai al i 3o3;
ed altre notizie sulla rivoluzione e da chi
S VI
operata, le descriverò dipoi ne'cenni sto-
rici e generici sulle diverse e principali vi-
cende poliliche della Svizzera, e che l'af-
fare della freccia di Teli avvenne a' i S
novembre i 807. Ripeto che nelle date gli
storici sono discordi, gli uni attribuendo
l'avvenimento sotto l'impero d'Alberto
I, altri a tempo di Federico III il Bello.
Bensì all'epoca di quest'ultimo ebbe luo-
go la f imos 1 Itattaglia di Morgarlen, pres-
so la riva orientale del lago Egeri, sul li-
mite de' cantoni di Svillo e di Zug, ove
a'i5 novembrei3i5 i primi congiurali
svizzeri, in numero di soli i 3oo. riporta-
rono strepitosa vittoria sopra 20,000 uo-
mini comandali da Leopoldo d'Austria
terzogenito d'Alberto I, la (juale conso-
lidò la libertà della Svizzera. Sembra che
Teli vi prendesse parte, e che morisse più
lardi neli3Ti4 iu Bringhen. La storia di
Guglielmo Teli è stala argomento di par-
recchie opere letterarie, e fra le altre d'un
romanzo di Florian, d' una tragedia di
Lemierre ealtra di Schiller. Inoltre Mor-
garlen fu teatro d'un combattimento fra*
francesi e gli svizzeri nel 1798, e di altro
fra' francesi e gli austriaci nel 1799. Lo
stemma di Uri si forma de'colori nero e
giallo, e della testa d'ur loro selvaggio o
buffalo di' 1'-. nero, con anello che gli pen-
de dal. : narici, !t fjuale è posta io cam-
po gia'o.
SviTTO o ScHwiTz, Svìtìa, Suitia, Sui-
ti uni, calloWco. Nella diocesi di Coirà, can-
tofie della parte centrale, coperto di mon-
tagne che lo percorrono per tulli i versi,
pure non vi hanno ghiacciaie, ne la neve
vi cade che sul finir d'autunno. Il clima
ei! suolo convengono meglio a'pascoli che
all'aratro, e la principale sua ricchezza
consiste ne' bestiami. Il suo governo offre
una democrazia pura: il potere legislati-
vo risiede nella landesgemeinde o assem-
blea del paese, che componesi di tutti i
cittadini d'età maggiore di 16 anni, e che
si aduna ogni due anni; i' potere esecu-
tivo, il giudizio io ultima istanza e gli af-
fari di amministrazioDC sono di compe-
S V I
lenza del consiglio tiij)li(:e, composto «li
270 menfibri,edel consiglio «lei paese for
malo da Go membri. Il consif^Iio dupli
ce esei cita l'alta giustizia criminale; il tri-
bunale di cantone giudica in istanza me-
dia tra'ti'ibunali didistrello e il consiglio
triplice. Un landamanno, eletto ogni due
anni dall' asseaibleu, presiede a' diversi
consigli. 11 vicario generale del vescovo
sta alla testa del cleio.Vi sono 7 distretti,
e gli abitanti sono vigorosi e ben fatti. Ca-
poluogo del cantone e del distretto del suo
nome è il considerevole borgo di Spillo
0 Sclnvilz^ fabbricato in una valle deli-
ziosa e saluberrima, appiè del Mytlien e
circondata da monti. Vi si notano alcu-
ne belle case particolari: i principali edi-
fìzi sono il palazzo della città, ov'è un ga-
binetto numismatico, la cliiesa principale
contenente un bell'organo, il seminario,
l'ospedale e due monasteri di monache.
Molto ebbe a soQVire nella guerra del
1 798 e I 7C)9. Lungi una lega è il lago di
Lowertz, sulle cui rive un villaggio omo-
nimo fu quasi interamente distrutto per
la caduta d'una frana. Il cantone, come
già notai, si gloria d'aver dato il moder-
no nome di Svizzera a tutto il territorio
federale, e di Svizzeri agli abitanti. Gli
abitanti di Svitto si credono originari di
Svezia, ma differenti nesonoi pareri come
vi si recarono, sebbene la tradizione viene
autenticata da pitture antiche. Quando i
cimbri, i tigurini, i tugini e altri popoli u-
niti insieme, furono sconfitti con istrage
presso Verona da Marioe Catullo; da que-
sta segnalata vittoria de' romani potero-
no scampare poche reliquie di svedi e ti-
gurini, che rivalicate l'Alpi si stabilirono
in que' contorni. Erano allora capi degli
svedi Rusti, Bumo e Schuyter, il i.^de'
quali prese ad abitare ima valle vicina alla
sorgente del fiume Arola, il 2.° passò ad
Untervalden, il 3." impetrò da'superstiti
tigurini d'abitare nella lorocontrada, eoa
loro gran piacere per vederla ripopolare.
Schuyter dunque si fermò co'suoi seguaci
nel ^iese oggi chiamato Svitlo, indi iu-
VOL. LXXll. ■
SVI 17
sorse briga tra lui e il fratello Ischeig chi
di loro dovesse imporre il nome al luogo,
onde si venne aduello,in cui restando vin-
citore Schuyter, dal pro[nio nome chia-
mò il paese i^c/ìav/Vz, rinnovando l'acca-
duto di Romolo nella fondazione di Ro-
ma. Dipoi nel prato di Rutwile, Gugliel-
mo Teli e Stalfier di Svitlo, anch'esso ir-
ritato dal governatore o bailo o prefetto
del luogo, con pari amore di patria indi-
pendenza convennero di rimetterla cia-
scuno in libertà, stabilendosi ncli3o3o
più tardi in Isvitto lai. 'lega de'3 cantoni
surriferita, che dierono principio alla re-
pubblica Elvetica, ed il nome di svizzeri
a tutti i popoli collegati. Sebbene il can-
tone pe'nobili era soggetto a' principi di
Austria, mai fu soggiogato da' principi
stranieri, solo prestando volontario omag-
gio all'impero. Consegui diversi privilegi
da Federico 11, che nel diploma chiama
gli abitanti popoli liberi; da Enrico VII
che confermò la stessa libertà, altrettanto
facendo piìi tardi Taltro imperatore Si-
gismondo, che aggiunse alla loro avvo-
cazia il luogo di s. Maria degli Eremiti,
ossia l'abbazia d'Einsidlen,della quale poi
terrò proposito. Anche i Papi concessero
onorevoli privilegi e immunità al canto-
ne, da'quali ebbero altresì il generale gon-
falone della gran lega. Formasi il suo stem-
ma d'una croce bianca in campo rosso,
e posta da un lato, ed è inoltre lo stemma
di tutta la confederazione.
U.vTERVALD o Unterwaldes, Uiuler^
valdium, Tranf^ylvania, Sylvania, catto-
lico. Diocesi di Coirà, cantone della parte
centrale, limitato dal gran lago di Wald-
stettes. Tranne le due vallate principali,
il paese consiste di montagne, il cui aspet-
to è svarialissimo, offrendo un misto ag-
giadevole di montagne e colline, di belle
praterie e. di boschi. Le valli sono fertili,
né il clima vi è troppo aspro, tuttavia si
abbandonò la coltivazione del grano, un
tempo assai importante; vi sono copiosi
alberi d'ottimi frulli, abbondante è la pe-
sca d'eccellenti pesci;, il bestiame forma la
1 8 S\ \
principale intlusli in, ed il formaggio squi-
sito. Il governo consiste in una tlemocia-
zia pura: le sue due suddivisioni Y Aline
Bosso l'nttn'oUÌ, cioè Ohwaldcn e Nid-
<walcìen,o^s]a Sopra Sel^'a e Solfo Selva j
lórmano due stati e repnhMiche partico-
lari indipendenti l'una dall'altra, <jiian
tiinque compongano un solo cantone, pe-
rò non hanno die un sol voto alia dieta,
e alternativamente nominano i deputati
del cantone; la loro costituzione politica
è appresso a poco quella slessa. Il canto-
ne viene diviso in parrocchie. Esercita il
poteiesovrano l'assemblea del paeseolan-
desgeraeinde. I poteri giudiziario, esecu-
tivo e amministrativo sono confidati a'
consiglieri del pae.se; in ciascuna suddi-
visione deirUntervald il landamanno in
carica è il presidente di lutti i consigli. Il
clero una volta dipendeva dal vicario ge-
nerale di Lucerna; attualmente forma un
esarcato del capitolo di Waldsfetles. Tro-
\asi il cantone dalla vasta selva del Kern-
Avald e per la catena montagnosa che si
estende dal Titlis alla l'Iiuìi-Aip, diviso
in due parti o dislrelti sinodali i5o.ll
distretto più elevalo, situalo a mezzodì,
si chiama Obvvalden, con Sanien per ca-
poluogo: quello ch'è più al settentrione
e si distende al disotto della selva, porta
il nome di Nidwalden, con Slam pei- ca-
poluogo. Sarnen,^va\\ borgo superiore al-
la foresta, all'estremità settentrionale del
lago del suo nome, al punto in cui n'esce
r Aa o Alpi), è assai bene edificato; ha
una bella chiesa, una casa comune osser-
vnbile, ed un ginnasio: vi sono pure ar-
senale e fonderia. I dintorni godono de'
più gradevoli punti di vhXa.Stanz, Stallo,
borgo o piccola città della valle inferiore
alla foresta, trovasi in una tra le più amene
situazioni della Svizzera, alle radici della
montagna del suo nome, la cui vetta è co-
perta di pini eia base ben coltivata. Belle
praterie si sfendono tra detta montagna
e quella di Burghenstoch, che sorge di-
rimpetto, sinoalgoifu di Buoths, che fa
parte del Iago de'QuattroCantonioWald-
8 \ I
slcUes. E' (picslo borgo il più bello d'Un-
tcrvald;la piazza pubblica è decorata della
statua d'Arnoldo Winskeiried di lAIelcht-
hai, il salvatore della Confederazione El-
vetica,e vi si mostra la casa che abitava;
altri meglio lo chiamano uno de'3 fon-
datori della libertà elvetica. Gli edifìzi
pubblici sono la chiesa, il palazzo della
città, ove l'eloquenza del b.Nicolòde Flue
di questo cantone (il quale servo di Dio
abitò in vita contemplativa l'aspra soli-
tudine della valle superiore presso il fiu-
niicello Melch, e visse circa 22 anni sen-
za prendere nutrimento, corroborando-
si colla sola Eucaristia quotidianamen-
te: il suo romitorio restò in venerazione
anche presso i protestanti, di cui predisse
il funesto scisma, e com'egli avea detto,
venne poi abitato da un suo disceiulen-
le, dopo aver abbandonato i primi onori
della repubblica), di cui parlai nel voi. L,
p. 249, strinse i nodi della lega che sta-
vano per isciogliersi, ed operò nel \^\^i
la pacificazione de' confederati. Vi sono
pure l'arsenale, il convento de'cappucciui,
che ha la biblioteca e scuola d' umanità,
il monastero di monache. E anche patria
deIloscultoreClirislen.ll bestiame e la fab-
bricazione de'formaggi formano la prin-
cipale ricchezza del paese. L'n ostinato
combattimento rese nel 1799 i francesi
padroni diStanz:il vicino villaggio Slanz-
Sladt, sulla sponda del lago, fu allora in-
cendiato. Le due valli contengono popoli
di diversa origine: que'di Sarnen si vo-
gliono derivali da'cimbri che seguirono
Bumo, que'di Stanz vantano origine da'
romani espulsi per civili dissensioni. Il
paese per lungo tempo fu sotto la pro-
tezionedell'inipero, che vi mandava il go-
vernatore ad amministrare la giustizia;
onde a tempo di Federico III d'Austria
e di Lodovico V il Bavaro, che guerreg-
giavano per la corona imperiale, eravi go-
vernatore della Tiirgovia uno della faiiii-
miglia Laudembergh. Questi co'suoi mo-
di superbi e costumi tirannici si fece o-
dioso a'popoli, e tra'molti oltraggi si rac-
S V \ SVI 19
conlnno i seguenti, onde f^li nhifnnli pie drie di grosso e minuto heslìame; 1 ineri-
sero occnsioDC di rompere (itici giogo cui nos inliodolli nel 1802, molto migliora -
soggiacevano e rimettersi in liberi;». A- rono la razza delle bestie lanute. Vi si
vendo il barbaro governatore mandalo a fabbrica immensa qnanlità di Jnuro e di
togliere dall'aratro due bovi ad un pove- schabzieger, specie di formaggio verdeas-
roconladinOjC perchè questi oppose qual- sai ricercalo. Possiede molle miniere d'ar-
cbe resistenza, gli fece cavar gli occhi, di genio, rame e ferio, poco lavorate: aicn-
cliinrando il tiranno essere suo volere che ni fiumi danno paglincce d'oro, abbon-
\ contadini fossero posti sotto al giogo in danti pesci ed eccellenti trolle. Vi sono
lungo de'bovi. Altra volta restando ai- puremolte sorgenti d'acque minernlisol-
ceso della moglie d'un paesano d'Alzlen, forose. Ha floridissime fd:)briche di stoffe
ne tentò l'onestà; la fedele e sagace don- e d'arnesi piccoli di legno. Assai attivo è
na finse di corrispondergli, ma prevenn- il commercio coll'italia e la Germania, e
ione il marito, questi postosi in aguato, co'Paesi Bassi pellleno. In generale gli a-
in sua casa l'uccise e tolse alla patria la bilanli sono assai industriosi. Ila perca-
vergognosa dominazione. Inteso poiclie poluogo il bel borgo del suo nome, e di-
gli abitanti di Uri e ih Svitto aveano per videsi il cantone ini 5 distretti. Il clero
simili oltraggi spenti i loro governanti, f sedicente riformalo compone un sinodo
cacciati molti nobili oppressori del popò- che si raduna annualmente. II governo è
lo, sollecitò gli autori n collegarsi colla democratico: tutti gli uomini ili 16 anni
Stia patria per meglio sostenere la loro li- hanno voce nell'assemblea generale, che
berta, ed il tutto venne convenuto nel sud- esercita il potere supremo, e sotto la pre-
detto accordo di Uri, presso il castello de sidenza del landamanno si riunisce lai/
Laudbergh. Cos'i Untervalds; ribellò a ca- domenica di maggio, onde deliberare su
sa d'Austria, e formò con Uri e Svitio il tutti gli affari che riguardano il cantone in
I. "nucleo della Confedeiazione Elvetica, comune. 11 potere esecutivo è confidato
Lo stemma di Untervald si forma de'co- ad un consiglio di 80 metnbri, e ciascun
lori rosso ebianco, cioèSqtiarti delloscii- distretto provvedealla sua interna am-
do sono rossi, 1' altro è bianco, con due ministrazione. La giustizia civile è divisa
chiavi d'argento: quella collocata nella fra 4 t'it'unali, cioè quello degli esperti,
parte del quarto bianco ha il manico rosso. de'cinque,de'nove,e di appello. Poco lem-
GiATis, Glarona, Pngus Glaronen- pò prima dell'asNemblea generale, i pio-
5/5, misto. Diocesi di Coirà e già di Costan- testanti e i cattolici si radunano in par-
ta, cantone esistente nella gran valle del- licolare separatamente. Tutte le cariche,
la Lintli e in altre 3 laterali divise da al- tranne quella del landamanno, sono ono-
cune montagne della Piezia coperte di ne- rarie. Il borgo Glnris, G/<7r«5jSuocapo-
vi perpetue. llclin»a è temperatonelle vai- luogo,trovasi in fertilissima e stretta val-
li, freddo sulle allure. Il suolo pietroso e le cuita d'alte montagne, a piedi di tpiel-
pili st-osceso di tutta la Svizzera, preseli- la diGlarnisch e presso la riva sinistra del
la un bizzarro aspello, ed è poco atto al- la Linlh che si allraver^a sopra un poii-
l'agricoUura; nell'alle montagne, con fo- te coperto. Le strade sono larghe e mol-
reste impenetrabili, vi sono in quantità to belle. Possiede la chiesa principale, che
piante medicinali, colle quali si fa il ihè serve alternativamente ai prolestauli e ai
sviz7ero,articoloilicouimercio mollocon- cattolici; il palazzo pubblico in cui si leu-
siderabile. INelle valli si raccolgono molli gono le sedule <Icl governo cantonale, la
Il ulti, e poche biade e vino. La principa- biblioteca pubblica fendala nel 1708, la
le ricchezza del paese consiste ne'suoi bei scuola evangelica, il gabinetto di storia
pascoli, io cui si allevano numerose man- naturale e l'ospedale. Fa gran commercio
20 SVI
di aromali protlotlodel paese, di formag-
gi veidi pregiatissimi, ed ha diverse fab-
l)riche. Sopra una vicina altura si trova
una caverna assai profonda. Gli antichi
abitanti del cantone erano rezi, ed a tra-
inonlana confina con Bastren denomina-
lo Castra Rhetica. Secondo tutte le ap-
parenze derivarono anche da'roma ni, che
avcano i loro quartieri ne'dinlorni del la-
goWaldslettes.bi tempo de'ss. Felice, Re-
gola ed Eutropio, che fuggendo la perse-
cuzione dell'iuiperatore Diocleziano ven-
nero in questa contrada, la valle era qua-
si solilai ia e non molti gli abitanti. All'e-
poca di Clodoveo I re di Francia e verso
il 5oo, perchè dopo la decadenza dell'im-
pero romano il paese era venuto in pote-
rede'franchi, i due fratelli Orso e Landol-
fo signori e conti della valle, con magna-
nimoesempiodicristiana liberalità, nefe-
cerodono a s. Fridolìno (^ •), che in quel
tempo predicava l'evangelo agli elvezi, ai
rezi ed a'rarausci, ed egli donando a'po-
poli la libertà, riservò l'amministrazione
della giustizia e di altri fondi e censi al mo-
nastero di Seckingen in cui eranvi mona-
che, e perciò gli abitanti si chiamarono
i liberi popoli della Casa di Dio. Era te-
nuta l'abbadessa del monastero a trovar-
si ogni 4 aoni 'ti Glaris, ed ivi eleggere
] 1 uomini de'più meritevoli pel governo,
altrimenti avrebbeperduto icensie i fon-
di, i quali sarebbero devoluti al popolo.
Duròquesta forma di reggimentosinoal-
rimperatoreFedericoI,nel cui tempo tro-
vandosi travagliati i paesauijvi mandò un
governatore perchè assistesse il monaste-
ro e difendesse il paese. Indi conlinuaro-
tiogl'imperatori ainviarvi un uftìzialeche
lasciava al popolo l'autorità di eleggere
il landamanno e il consiglio. Dicesi anco-
ra che Federico I vi deputò al governo il
figlio Ottone, il quale si fece cedere dal-
l'abbadessa tutte l'entrate che si applica-
vano al fìsco. In seguito venne in potere
di casa d' Austiia, i cui duchi nominati
capitani del paese dairabbadessa,cambia-
rouo il titolo da lei ricevuto iu téudo e-
s V r
reditario, e vi esercitarono i diritti sovra-
ni per un governatore. Usando rigore, e
tentando Alberto I ed i suoi figli d'impa-
dronirsene assolutamente, (jne'di Glaris
irritati di veder violati i privilegi conse-
guiti sotto la prima dominazione, per li-
berarsi dall'oppressione ricorsero a'can-
toni svizzeri confederali. Quello di Svitto
mostrandosi più frettoloso in soccorrer-
li, mentre guerreggiavano i confederali
co'duchi d'Austria, nel i 35 1 entrò nel ter-
ritorio e colle armi vi ristabilì l'antica for-
ma della pubblica amministrazione, non
meno che i diritti del popolo; e per tal
modo i suoi liberati vicini gli divennero
utili ericonoscenti alleati,e nel t SSailcan-
tone fu ammesso nella confederazione.
Governandosi il popolo con libero reggi-
mento, neh 395 si libeiòda'censi e si sot-
trasse da qualunque giurisdizione del mo-
nastero di Seckingen, al quale solo lascia-
rono l'annua corrisposta di iG fiorini, e
l'elezionedel curato della chiesa matrice.
L'unione de\ cantone co'confederati con-
tenne condizioni ineguali, poiché Glaris
non poteva far alleanze, né intraprendere
guerre senza l'approvazione de'raedesi-
mi. Tuttavia in forza de'servigi che rese
alla lega, meritò che nel 14^0 fosse lolla
siffatta disuguaglianza. Fer cancellarne
quindi anche le traccie, e per dare alla na-
turale prerogativa un vigore retroattivo,
il 2.° trattato fu steso solfo la data del i ."^
Dipoi il cautoiie ampliò il territorio col-
lacompera del contado di Verderbergh,
e insieme con quello di Svitto divenne si-
gnore delle terre e contadi di Vesen e
Zuach, in Bastren confine della Rezia. La
vicinanza de'luoghi infetti dall'eresia, e il
pralicareque'di Glarisco'protestanti per
la lega e le diete, aggiuntavi la poca vi-
gilanza de'pastori, furono cagione che nel
1 53o penetrò il contagio dentro la valle,
si tolsero dalle chiese e dalle case le s. im-
magini, e fu interdetta la messa. Tutta-
volta i fedeli sì di Glaris, come d'ileflez,
da veri cattolici operando, nel 1 53 1 ripri-
stiuarouo il s. sagrifizio, contribuendovi
S V I
la pia e nobilissima casa Ischiudt, e par-
licolarmentc Egidio co'fratelli e allri pa-
renti, zelatori ilella gloria di Dio e della
purità della lede; anzi fecero tale opposi-
zione agli eretici, che i cattolici formaro-
no un senato a parte. JNel secolo XVI l il
cantone ebbe alcune dilfereiize in mate-
ria di religione, ma neh 683 la libertà di
coscienza fu riconosciuta da'parliti contra-
ri, e terminò la questione. Nel i 799 il can-
tone fu teatro di molti combattimenti fra
gli austro russi e i francesi. Si forma il suo
stemma d'un campo rosso, coll'immagine
di s. Fridolino in abito nero e sottoveste
bianca, e con un bastone io mano, come
vedo in lutti gli stemmi colorati della con-
federazione; per cui Franscini dice essere
i colori rosso, con fascia bianca e nera.
ZuG, ZuGH o Zugo, Ziigiitrn, Tugiuin,
cattolico. Nella diocesi di Basilea, piccolo
canlonedella parte centrale,in parte mon-
tuoso, rimarcandosi sul confine meridio-
naleil monte Morgarten.tanto fangoso per
la vittoria degli svizzeri sopra gli austria-
ci. Vaste e fertili valli ne compongono la
massima porzione, abbellito dal lago di
Zug pescosissimo, e quasi per ogni dove
le sue sponde olirono i più graziosi pae-
saggi. Mite n'è il clima, e raccogliesi gran
varietà di frutti, grani e legumi. Dopo l'a-
gricoltura eia pastorizia, occupa molto gli
abitanti la pesca, alcuni carpioni pesando
90 libbre. La costituzione è democratica.
L'assemblea esercita il potere supremo;
uulandamannon'è il presidenle,come pu-
re del consiglio triplice, del consiglio can-
tonale e del tribunale criminale: il i ."con-
siglio esercita il potere legislativo, il 2.° il
potere giudiziario, esecutivo e amministra-
tivo. 11 clero forma un capitolo; vi sono
due monasteri di monache, il con vento dei
cappuccini, e scuole beo dirette. Si divi-
de il cantone in due baliaggi, interno ed e-
slerno,ed ha la città di Zug per capoluo-
go, e lo è pure del suo baliaggio. Delizio-
samente situata tra il lago omonimo ed
il Zugerberg, conta la sua esistenza dai se-
colo XV, e ooQserva cosliuziouc di quslo
SVI 21
ogivale o gotico: possiede tuttora le sue
fortificazioni, le vecchie sue torri e le gros-
se mura. L'antica chiesa principalecoulie-
ne le tombe della famiglia Zursaubeo. Vi
è il detto convento de'cappuccini, e uno
de'nominati monasteri; il ginnasio, l'arse-
nale, l'ospizio pe'poveri: gli abitanti va-
lorosi, ben formati e alti di statura, inol-
tre sono operosi e fabbricano stofie e te-
le. Prima la città era più grande, ma ai
3 marzo 1435 si aprì d'improvviso il ter-
reno e som merse nel lago molte case, e eoa
esseda 4oo abitanti, onde poi l'ampliaro-
no dall'altro lato con edifizi di pietra, co-
me già dissi. I zughini sono annoverati
tra gli antichi popoli elvezi,i quali co'cim-
bri e tigurioi sostennero co'romani osti-
nata guerra. Il paese dopo aver formato
parte del ducato d'Alemagna, nel secolo
XI pervenne in potere degli Halhvil coa-
ti di Leutzburgo, all'estinguersi de'quali
o per vendita passò ne'couti d'Absburgo,
che lo trasmisero alla casa d'Austria, sot-
to la quale continuò sino al 1 332,quando
il duca Leopoldo mosse guerra a'cantoni
di Lucerna, Zurigo, Uri, Svitto e Unter-
vald per aver favorito le parti di Lodo-
vico V il Bavaro, contro il suo fratello
Federico III il Bello che gli contrastava
l'impero. Ma poiché Leopoldo teneva iu
Zug buon presidio di soldatesca, la quale
sui vicini cantoni combatteva, fu da'ti^u-
rini, lucernesi e da altri posta iu fuga; per-
ciò vedendosi que'di Zug senza aiuto del
principe esposti alle forze de'collegati can-
toni, nel I 352 si unirono cogli altri 6 can-
toni nella gran confederazione. Ma tosto
Leo[)oldo corse a soggiogare Zug, non pe-
rò potè conservarlo, poiché due volte fu
ripreso da que'di Svitlo e riconfermato
nella lega. Stabilita l'unione, si formòli
reggimento governativo, e perchè oltre
Zug altri villaggi contiene il paese, in 5
parti fu divisa la signoria, due delle qua-
li spettanti a Zug, la 3." ad Egry, la 4-'
a Mensinguen, la 5." a Baar, e questi tre
ultimi luoghi si dissero Ufllii. Furono ap-
pellale terre dc^liUfllzi, perche la essai
32 SVI
consigli de'canloni piopiielari s.i aduna-
vano a clibUil)uire gli ufllzi; quando però
doveano trattare negozio grave apparte-
nente alla iepujjblica, lutto il popolo si a-
dunava a Zug pel generale consiglio in a-
pei ta can)pagna, porgendo ognuno il vo-
lo con alzare il Ijiaccio destro, come al-
trove. Lo stemma si compone di campo
bianco, con fascia azzurra die lo divide.
Friburgo, Frihurguin, cattolico. Nella
diocesi di Losanna, cantone racchiuso per
lutti i lati da quello di Berna, tranne l'oc-
cidentale ove il cantone di Vaud e il ca-
nalediNcuclu'itel locircoscrivouo. La par-
ie meridionale è coperta di montagne, al-
cune colla neve sino al luglio; nel nord
si estendono bellissime e feraci pianine:
il clima lempeiato nel nord e freddo nel
sud, è ovunque però sanissimo. Tra'suoi
prodolli i più abbondanti sono i frutti coi
quali si fa una specie di sidro o sciroppo,
il tabacco, un numero prodigioso di be-
stiame,particolarniente cornuto e di gros-
sa specie: il latte loro servea foriiìare i ri-
nomati ed eccellenti formaggi denomina-
li Gruyeres, paese nel quale la loro fab-
bricazione è la pili considerabile. Vi si al-
levano pure de'montoni fiamminghi sli-
tuatissimi.Ha molte sorgenti minerali, mi-
niere di sale, bellissimo gesso, anche ros-
so , zolfo e schisi! calcarei. I formaggi e
il burro, ed i lavori di paglia formano la
principal industria degli abitanti; inoltre
possiede una considerabile vetriera, e di-
verse fabbriche. Ad eccezione dici rcaS eoo
protestanti residenti in iMorat,che hanno
concistoro, il resto sono tutti cattolici, ed
hanno loq parrocchie, io conventi com-
preso quello de'trappisti, 9 monasteri di
monache, seminario, liceo per l'alte scien-
ze,due ginnasi escuole elementari: il fìo-
rentissimo e antico collegiode'gesuiti, del-
la cui erezione parlai a LosANNA,fatalmen-
te nelle ultime deplorabili vicende politi-
che venne chiuso, per la crudele intolle-
ranza e persecuzione degli eretici. Esso
non conteneva menodi5oo convittori che
\i si recavano da lutlaEuropa e persino
S V I
dall'America, con mollo vantaggio della
città. Per le stesse violenze l'odierno ve-
scovo mg.'' Stefano Marilley di Castel s.
Denis diocesi di Losanna, dovette partir-
ne e ritirarsi in Lione. Di questo illustre
prelato e de' benemeriti gesuiti poi tor-
nerò a ragionare. Il governo è aristo-de-
mocralico, ed il potere sovrano risiede in
un gran consiglio di 1 44 membri, de'quali
iBlorinano un piccolo consiglio; loSmem-
bri sono presi fra' patrizi o antichi bor-
ghesi della città capoluogo, e gli altri 3G
sono tolti dalle altre città e villaggi; i pri-
mi si scelgono dal gran consiglio sulla pro-
posizione d' un corpo elettorale stabililo
a ciascuna nuova elezione nel seno del
gran consiglio, ed i secondi sono nomina*
ti dal gran consiglio sopra una presenta-
zione in numero triplo, fatta da'baliaggi
e dalle città in proporzione di loro popo-
lazione. Per essere ammesso nel gran con-
siglio conviene avere 25 anni compiti, es-
sere possideutee fornito di cognizioni; co-
sì i membri del piccolo consiglio, ma con
3o anni di età e le nozioni proprie degli
uomini di stalo e de'giudici : tutti sono a
vita. L'autorità suprema esecutiva, ammi -
nistrativa e giudiziaria, è esercitala dal
piccolo consiglio, che si divide in due ses-
sioni, l'uua forma il consiglio di stato pre-
sieduto dall'avoyer in carica, la "3..^ forma
il consiglio d'appello sotto la presidenza
del piìi antico e con titolo pure d'avoyer;
e i due avoyers presiedono alternativa-
menteciascuuo durante un anno: 7 mem-
bri del gran consiglio formano un tribuna-
le di censura per veglia re sul mantenimen-
to della costituzione e de'buoni costumi;
può censurare pure la condotta pubbli-
ca e pi i vaia de'membri del consigi io gran-
de, e quella de'membri del piccolo è esa-
minata ciascun anno dal gran consiglio.
Il cantone si divide ima baliaggi, ed ha
per capoluogo la città di Friburgo, che lo
è pure del baliaggio omonimo, residenza
fino dal 1 536 del vescovo di Losanna e di
Ginevra. Di Friburgo già trattai all'ar-
ticolo LosANx\A,qui aggiungerò altre no^
S V J SVI 23
lizie imlispensobili a quelle del canlone, e della ripcjlazione nella regione di casa
con <|ualclielieveri[)elizione. Giace in par- d'Austria, l'interesse della pace co'vicini
te sulla Salina e parte sui declivio d'una lutti questi motivi agirono potenteuien-
loccia di pietra bigia, e comprende mol- te sull'animo d'una parte de'fiiburdiesi
ti {giardini, orti e praterie, nel suo circui- e ne piegarono la fedeltà. Nel i ITo ì'irn
10 fianclieggiato di torri. La città bassa è peratore Federico III, di concerto co'du-
la parte piìi antica e più piccola. In gè- chi Alberto e Sigismondo, ne proclamò
neraleèirregolarmcnle fabbricata, essen- l'indipendenza, die non godè per Jun^'o
do la maggior parte di sue strade mollo tempo, meiilre nel r 4^3 riuscì a Lui"i I
ripide; '^ [lonti stabdiscono le comunica- duca di Savoia di farsi nominare protet-
zioni ira le due parli della città, due dei loie. Il procedere dell'arciduca Alberto il
quali sospesi sull'Aaj- sono bellissimi di fil Prodigo terminòd'alieiiaie"lianimi im-
di ferro, de'più lunghi che si conoscano, perocché le sue genti con [)relesto del suo
11 commercio e l'industria è attiva,con fab- arrivo a Friburgo tolsero le argenterie ai
biiche di tabacco, maiolica,carteda giuo- cittadini per convitarlo, ed invitatili a in-
co, cappelli di paglia e tele: la gran tinto- contrarlo li fecero prigioni. Falli consa-
ria in rosso a usod'Adrianopoli è pregie- pevoli i fiiburghesi che l'arciduca pensa-
volissima. All'articolo FRiDURGodiBiisgo- va di vendere al duca di Savoia i diritti
via notai tra gli uomini illustri il france- che avea loro ceduti, lisolvetleio di por-
scano p. Bertoldo Schwarlz, a cui comu- si sotto la protezione di quest'ultimo, lo
nemenle si attribuisce l'invenzione della seguito ricupeiatacosìlalorointernatran-
polvere di cannone; ma egli veramente <juillità, formarono stretti Icami co-di 8
nacque in Friburgo di Svizzera, ovelapa- cantoni confederati, somministrando lo-
tria di recente gli ha eretto un onorevo- ro truppe ausiliarie nelle varie spedizioni
le monumento. Nel i 277 avendo HodoI- contro casad'Austria; essi divisero con Io-
Io I d'.\bsburgo acquistala per vii prezzo 10 i pericoli e la gloria nelle 3 vittorie ri-
Friburgo dal suo cugino Eberardo e ma- portate dagli ulleati contro Carlo il Te-
nto d'Anna erede de'conti Kiburgo-Ber- merario duca di Borgogna a Granson a
thou, questa città trovossi collegata al par- iMoral eil a IVaticy, negli anni 1 476 e 1 477.
Ilio de'principi ede'nobiliconirolecomu- . Jolanda duchessa di Savoia,soiella di Lui-
nità allora nascenti nella Svizzera, che giXI redi Francia e tutrice del suo fìllio
combattevano per la loro libertà, per cui Filiberto I, che avea segretamente dato
\ enne impegnata in varie guerre e massi- mano all'impresa del duca di Borgogna,
me con quella di Berna. Ma dopo avere scorgendosi minacciata della vendetta de-
i friburghesi sostenuto gli austriaci, pati- gli svizzeri, domandò un congresso a Fri-
lo molti danni, sofferto frequenti ostilità, borgo, uve ottennea prezzo d'oro da que-
c oppressioni dalle stesse soldatesche im- sta città eda(|uella di Berna, che piìidel-
periali che in gran numero occupavano il le altre temeva, la pace pe'fì'^li suoi Fili-
lLrrilorio,risolvetterodi sottrarsi dallado- berlo I e Carlo I, la sicurezza per Gioe-
minazione austriaca, e conclusero una so- via, ed in fine la restituzione del paese di
lida pace conBerua, riunendosi ad essa con Vaud, onde gli svizzeri s'erano insignori-
un traltalò di concittadinanza perpetua, riti. Fero una delle condizioni fucheFri-
Tutlavia i friburghesi non poterono di- borgo sarebbe dichiarala libera da o^'oi
meulicare la loro affezione verso gli anli- ubbidienza verso la Savoia, che rinunziò
chi signori; ma in seguito, l'esempio degli a tulle le sue pretensioni: così Friburgo
eventi degli svizzeri collegati per la ililesa vide unirsi nelle sue mura la piìx brillan-
dclla libertà, l'amore dell'indipendenza, te delle diete che gli svizzeri abbiano te
lucorag-iali daH'es.iurimcnto delle forze nule. Alcuni disordini derivati dalle con-
24 SVI
seguenzc deiruUima guerra nelle comu-
ni tle'di versi stali liberi <le!la Svizzera, in-
<lnssero nel 1 4 78 i mngislrati di Friburgo
n formare con quelli di Zurigo, di lierna,
<li Lucerna e di Soletta una speciale con-
federazione per lii comune loro sicurezza;
ma essendosene lagnati i cantoni demo-
cratici, siccome d'una infrazione fatta al-
la lega, questa discordia nel 1 4^1 venne
sopita da una nuova convenzione fatta
a Stanz nel cantone d'Untervald. Fu al-
lora che Friburgo con Soletta, in Stanz
stesso,fu ammesso nel novembre 1 4^) • al-
JiiConfederazioneElvetica. Dipoi nel i Sig
lice lega particolare con Lucerna, Uri,
Svillo, Untervald e Zug, a comune di-
fesa della religione cattolica, contro i fa-
natici errori della pretesa riforma degli al-
tri cantoni, e conservò sempre incontami-
nati i dogmi ortodossi, ad onta della vi-
cinanza di Berna eterodossa.! francesi pre-
sero la città nel i 799, e nel i8o3 visi ra-
dunò la dieta in cui fu accettalo l'atto di
mediazionedella Francia. Importante cit-
tà del cantone è flJorat, Moralum , già
capitale del baliaggio dello stesso nome e
spettante a'cantoni di Berna e Friburgo,
che l'aveano conquistato nel 1475, ed a
quest'ultimo dipoi incorporato nel decli-
nar del passato secolo, onde cessò Berna ,
l'alternativadispedirvii magistrati. E' so-
pra un'altura ripida, in riva al bel lago
di Morat, assai pescoso e di facile naviga-
zione, con rive amene e ovunque accessi-
bili, venendo dominata dal castello resi-
denza del bailo. Ha strade belle e regolari
con portici. Morat sostenne due gloriosi
assedi, uno nel 1082 conlro l'imperatore
Corrado 1 1 iltS'fl/'COjl'nltro nel 1 292contro
HodolPo 1 d'Absburgo. Fu pure assedia-
ta nel 1476 dal duca di Borgogna Carlo
il Temerario, la cui armata composta di
quasi6o,ooo uomini, attaccata dagli sviz-
zeri, questi a'22 giugno riportarono se-
gnalata vittoria, e per memoria ivi innal-
zarono a monumento di trionfo un vasto
edifizio ove seppellirono i nemici uccisi, il
cui nutuero ascese a 1 5,ooo. 1 francesi,che
S V I
in epoca posteriore cotanto declamarono
contro l'udlciale prussiano, che nell' oc-
cupazione di Parigi se la prese col pon-
te di Jejia, credettero nel i 798 di cancel-
lar l'antica onta col distruggere il monu-
meoto,ed un battaglione della Costa d'O-
ro corrispondente alla Borgogna eseguì la
materiale vendetta; ma gli svizzeri tena-
ci anche nelle loro rimembranze patrie,
nel 1820 v'innalzarono un tiglio cinto da
barriera; e nel 1822 un bell'obelisco in
pietra, in situazione magnifica che domi-
na tutto il lago. Lo stemma cantonale di
Friburgo ha lo scudo co' semplici colori
uero e azzurro.
Soletta o Solura o Soleure, Salodo*
rimi, iSo/o^^/wnim, cattolico. Diocesi di Ba-
silea, già di Costanza, cantone di forma to-
pografica irregolarissima,non oifre pianu-
re che nel lato sud, ed è uno de'piìi fer-
tili e meglio coltivali della Svizzera, il pro-
dotto de'cereali essendo assai considera-
bile, per cui importante n'è l'esportazio-
ne. L'educazione del bestiame forma una
delle maggiori ricchezze del paese; vi si
fanno formaggi stimati, e particolarmen-
te quello di capra detto geisskes. Produ-
ce pure buon vino; nell'ampie foreste ab-
bonda di legname da costruzione, e non
manca di sorgenti minerali. Molto di sua
attività è diminuita nell'industria, massi-
me nella fabbricazione delle stolFe di la-
na e di cotone, e altro; vi sono stabilimen-
ti ne'quali si lavora il ferro, fabbriche di
petUni, e 4 cai'tiei'e. Assai vantaggiosi vi
Sono la navigazione e il trasporto delle
iuercanzie,essendo innalìiato dall' AaroA-
rola, il più gran fiume di Svizzera dopo il
Reno, che ivi s'ingrossa coU'Emraa e col
Dunoer.ll clero forma 3 capitoli rurali,ha
2 collegiate, un'abbazia di benedettini , 2
conventi di frati, e 3 monasteri di mona-
che: vi sono pure circa 4^00 protestanti.
La costituzione anticamente era democra-
tica, ma divenuta aristocratica tu modi-
ficata nel i83o, diminuendosi :1 potere a-
jistocratico. L'autorità sovrana viene e-
sercitata dal gran consiglio composto di
S V 1
loi membri; il potere esecutivo e ammi-
iiìsliati vo sta tra le mani d'un piccolo con-
siglio (.Vìi I membri; 2 avogadori presiedo-
no allei nati vatuented'aiuio in anno i delti
2 consigli. 11 tribunale d'appelloè formato
di 1 3 uieuibri tratti dal maggior consiglio.
Il cantone si divide in 9 baliaggi, aventi
ciascuno il tribunale di i.^ istanza, e per
capoluogo la città di Solelta,che lo è pu-
re del baliaggio ili egual nome, ordinaria
residenza del vescovo di Dasilea. Giace al-
le radici del monte Jura, in territorio a-
meno sull'Aar clie la divide in due parti
ineguali, tra esse uni te mediante due pon-
ti di legno. E" ben fabbricata e la circou-
ilano mura fiancheggiate da forti bastio-
ni, in uno a fosse e opere avanzate. Prin-
cipale edifizio pubblico è la bella e ma-
gnifica chiesa cattedrale de'ss. Orso e Vit-
torio mai tiri, alla quale si giunge per una
scala adorna di graziose fontane, con ma-
gnifico campanile e diverse campane; il
capitolo ha due dignità, la i.'Melle (piali è
il preposto, I 5 canonici e 1 o sacellari. Nel-
la medesima cattedrale è la cura d'anime
amministrata dal pievano, con fonte bat-
tesimale, non essendovi nella città altra
parrocchia. Ogni nuovo vescovo è tassa-
to ne'libri della camera apostolica in fio-
rini 24o,coslituendosi la mensa ini 0,000
Ubrarummonelae illarum pariniin,\)Q-
vo neirultima proposizione concistoriale
leggo I 4,200 lihrasgiillicas sii'e bis mille
tt ultra sexcenta sculaia romana. Sono
inoltre ri marcabili, la chiesa già dc'gesiiili,
il palazzo della città, in cui abili pennelli
dipinsero le battaglie gloriose per la Sviz-
zera; la zecca, l'arsenale, l'ospedale, le car-
ceri, il teatro, la casa degli orfani e linei-
la di correzione; vi è la biblioteca pubbli-
ca, la scuola cantonale, una società let-
teraria. Tuttora sono visibili alcune an-
tichità romane, ed i dintorni sono ame-
ni di passeggi e graziose case di villeggia-
tura. Ma fabbriche d'oggetti di ferro, di
cotonine, corami, tabacco, acelo di legno
e birra. L'antichità di Soletta apparisce
dai^li avauzi delle vetuste mura rumuue,
SVI 25
ritenendosi fabbricata da* romani dopo
Treveri, indi fortificata con mura da Dio-
cleziano, in tale epoca governando il luo-
go Hurtado, fiero persecutore de'crislia-
ni, e recandovisi dal Vallese i ss. Orso e
Vittore,li fece arrestare, e dopo averli in-
darno istigati perchè sagrificassero all'i-
dolo di Mercurio, li fece martirizzare e fu-
rono seppelliti in Aaro Arola, luogo cha
poi fu compreso nel recinto di Soletta, o-
ve a'iempi di Scotti vedevasì ancora una
chiesetta di s. Pietro. La piissima regina
Teodolinda ottenne poi da Domiziano ve-
scovo di Ginevra, che le loro sante reli-
quie in tale città si trasportassero, e fu-
rono collocate nell'altare della cattedra-
le. Allora Soletta apparteneva al vesco-
vato di Ginevra, poi passò a quello di Lo-
sanna, ìndi a'nominati di sopra; imperoc-
ché la città e due baliaggi spettavano al-
la diocesi di Losanna, i sobborghi e al-
cuni distretti a quella di Costanza, e la
maggior parte del cantone al vescovo di
Basilea. Scotti chiama la chiesa cattedra-
le, a suo tempo collegiata e prepositura,
la più antica delle città elvetiche, impe-
rocché essendo i due santi titolari valo-
rosi campioni della legioneTebea,de'qua-
li tanti martiri riposano nel monastero
d'Agauno presso Sion, dopo avere rice-
vuto con tutti gli altri il battesimo in Ge-
rusalemme, e richiamali dall'Egillo fu-
rono in Roma da Papa s. Marcello nella
fede stabiliti, si mandarono dall'impera-
tore Massimiano oltre monti col pretesto
di quietar le Gallieda militari tumulti a-
gitale. Giunti nel Vallese, io Agauno tro-
vando s. Maurizio loro condottiero e gli
altri valorosi compagni barbaramente ta-
gliati a pezzi, si portarono in Soletta con
66 compagni, e da soldati divenuti ban-
ditori del vangelo cominciarono a pro-
mulgare la fede. Ciò saputosi dal prefet-
to Hirtaco li fece carcerare, straziare e de-
capilare,appunlo per avere ricusalo il cul-
to agl'idoli, e sul dello fiume, acciò que-
sto ingoiasse i loro corpi e teste. Ma Dio,
acoufuMoue del paganesimo permise elio
26 SVI
le t(.'8le si ricongiungessero co'Ioi'o corpi,
inili seguiti dagli altri Tebei, entrati in
Soletta e falla orazione sulla pubblica
piazza, arultnouo poi a curicirsi dove ora
surgela cliiisa dei loronomejed ivi spira-
rono nelle caleude d'ottobre. Soletta nel-
l'impero di Gioviauo e Valentiuiano I fu
distrutta dalle invasioni de' goti , unni,
fraiicuui e alemanni. Deve il suo ristabi-
lì mei ilo o al meno il suo accresci tnento al-
la ILin dazione del monastero di s. Orso,
latta verso il gSo da Berta moglie di Ro-
dolfo II re della Borgogna transiurana,
colla collegiata che ne portò il nome, nel
1 iuvenirsi il suo corpo e quello di s. Vit-
tore. Essendo poi Soletta, doporestinzio-
ue di tal regno, caduta sotto la domina-
zione de^l'imperatorijCrebbe in fuma, ed
EnricoIII vicelebròmoitediele.DipoiLo-
tario II pose a governatore del paese Cor-
rado duca di Zaringheu, che lo trasmise
a'suoi discendenti; e quando neli2i8si
estinse questa nobilissima famiglia, ritor-
nò esso a disposizione degl'imperatori, dai
quali la città di Soletta ottenne vari pri-
vilegi, e fra gli altri quello d'eleggere uà
consiglio per l'esercizio della polizia mu-
nicipale: l'avoyer o i. "magistrato vi pre-
siedeva a' giudizi criminali in notne del
capo dell'impero, ma prima della metà
del secolo XIV la città riscattò da'couti
di Bucheg o Bucheck il diritto di poni-
le, che gl'imperatori aveano loro infeu-
dato. Soletta avea fin d'allora acquista-
to un territorio e molti nuovi diritti, co-
me quello di coniar monete, quello di pe-
daggio, ed altri di giurisdizione e di po-
lizia. Quando Lodovico V WBm-aroeFe-
derico III si contrastavano l'impero, il f."
fu favorito da Soletta, il che recandosi a
granonta l'austriacojper i o setlimauenel
I 3 I 8 Leopoldo vi teime l'assediOjinaspri-
lo della rotta patita 3 anni prima a Mor-
garten,ondei bernesi per un diversivo en-
trati nel contado di Kiburgo lo desolaro-
no con saccheggio. Avvenne inoltre, che
il fiume Aar essendosi allora considere-
volmeuteiugrossalù dalle pioggie, trasci-
S V I
nasse via il ponte che lo attraversava, in-
sieme a'soldati che il duca Leopoldo vi
a veaiinprudenteraente collocati: gli asse-
diali generosamente ne salvarono un gran
numero , e per gratitudine il duca levò
l'assedio, in ciò pregato dal conte di Ki-
burgo vessato da'bernesi. Nel i 37 5 Car-
lo IV imperatore vi adunò una dieta ge-
nerale, nella quali; confermò e accrebbe
tutti i privilegi della libertà elvetica. lu-
di neh 382 la città, tradita da (m cano-
nico, corse pericolo di venir sorpresa dai
conti di Kiburgo; ma la congiura venne
fortunatamente scoperta nel punto del-
l'esecuzione. iVeli473 furono rilrovati i
corpi de'ss. Orso e Vittore patroni [)ria-
cipali di Soletta, come dimostrarono in
tanti incontri, con quelli di altri 37 loro
compagui,e se ne fece solennissima trasla-
zione.I servigi cheSoletta rese in vari tem-
pii alla confederazione, meritarono che il
cantone vi fosse associato nel i48 i. Inoltre
collegato a Francia, vi risiedeva l'amba-
sciatore, anche per la comodità delle po-
ste tra quel regno e l'Italia. Nel 1798 i
francesi s'impossessarono del paese. Ha Io
slemma cantonale i soli colori rosso e
bianco.
Basilea, Dasilìa, Basilea, protestan-
te. Nella diocesi omonima, di cui ripar-
leròjha meno cattolici di Zurigo, è il can-
tone situalo interamente al nord della più
alta catena del Tura, che Io ricopre di
montagne poco elevale,le cui praterie so-
no irrigate da fiumi, ed il suolo è tanto
più fertile, quanto più al Reno si avvi-
cina. Parte delle montagne è piena di fo-
reste, e parte di grassi pascoli, ove si al-
leva moltissimo bestiame, e si fanno buo-
ni formaggi. Si coltivano in vari luoghi
viti e frutti, la canape iu abbondanza vi
ciesce. Vi è carbone fossile, torba in mol-
te valli e acque minerali. Fabbriche di
stoffe di seta e di cotone, di nastri, con-
ciatoi, cartiere, tabacco e altro rendono
il commercio attivissimo. I cittadini so-
no rinomati per civiltà, le donne per sin-
goiar bellezza. La pretesa riforma vi fu
S V 1
ammessa co' peslifei-i dogmi di Calvino
uel I 527, e stabilita nel 1 53o, essendovi
aiiclie dej^li anabiitlisli; il cluio rifoiina-
to si compone di 3 capitoli j)iovinciali,di-
pendenti dal consiglio della chiesa pro-
testante, al (|uale si aggiungono molli
tuenibri del consiglio generale. Il suo go-
verno già arislo-democratico, è demo-
cratico; la sovranità risiede in un gran
consiglio composto dii 5o mendjri, elicsi
riuniscono ogni due mesi : Go di essi so-
no eletti da' corpi elettorali, e qo dallo
«lesso gran consiglio. Per essere eleggi-
l)ile bisogna posseilereil litoludi borglie-
sano nel cantone, avere 24*^""' compili,
non essere uè contabile, né funzionario
pubblico, e possedere de'beni stabili o dei
credili ipotecari pel valore almeno di
5ooo lire. Questo consiglio nomina i de-
putali che il cantone manda alla dieta,
decreta l'imposte e. verifica i cunti annui
del piccolo consiglio, ch'è com[)ostodi 2 5
membri presi dall'altro, il quale è inca-
ricato dell'esecuzione delle leggi, e pro-
nuncia denuilivamenle sugli affari am-
ruinislrativi. Due borgomastri scelti dal
gran consiglio presiedono alternativa-
mente all'una e all'altra assemblea per
un anno. Il tribunale d'appello, compo-
sto di 12 membri del gran consìglio, pre-
sieduto dal borgomastro che non è in ca-
rica, forma la i."" autorità giudiziaria, li
cantone, di cui la città di Baòilea (/ .) e
ilcapoluogOjdividesi inGdislrelti che so-
no amministrali da un governatore; il
distretto inferiore e quello di Birsek una
volta facevano parte dell'antico territo-
rio che il vescovo di Dasilea avea in prin-
cipato temporale, e fu riunito a questo
cantone nel 1 8 1 5. Basilea è la città più
grande di tutta laSvizzera,divisa dallleno
in due parti,si chiamano la grande e la pic-
cola citlà,che sono congiunte da un ponte
lungo 600 piedi. VuoUi che propriamente
essa fosse lai.^città della Svizzera a usa-
re la slampa, e non Lucerna, onde ab-
biamo antiche e posterioii pregiale edi-
zioni di moltissime opere. Vi ribieJeva il
5 V I 27
ministro d'Olanda. Non bisogna confon-
dere il cantone di Basilea, che dividesi in
Basilea Cillà,tò \iì Baulca Campagna,
le cui terre furono indipendenti dal ve-
scovo, col vescovato sovrano del mede-
simo nome. Il vescovato principato di Ba-
silea formava una piccola provincia di
'iermania,nel circolo dell'AltoBeno; per-
ciò il vescovo era principe dell'impero,
ed alleato del corpo elvetico. Ilisiedeva a
Ijasilea, ma (jualche anno prima che l'er-
ronea riforma religiosa si fosse introdot-
ta in questa città, egli col capitolo erasi
portato a Porentruy,9 leghe lungi da Ba-
silea, ove fissò la sua dimoia, donde pas-
sò a Solella. Il vescovo avea voce e se-
duta uel collegio de'principi alle diete di
lìalisbona: altre notizie sul vescovo diBa-
silea le dirò poi. Fu questo paese quasi
tutto riunito alla Francia, ed incorpora-
lo allora al dipartimento dell'Alto Beno;
ma dopo gli ultimi cambiamenli la più
j'ran parte fu riunita al cantone di Ber-
na neh S j5.I1 famoso conciliabolo (\^\ Ba-
silea e sue conseguenze le narrai al suo
articolo e nella biografia diAmedeo Vili
di Savoia i^F.) o antipapa Felice V (f'^.):
perchè il concilio di Siena fu trasferito
a Bjsilea, lo notai in quell'articolo. Il can-
tone di Basilea formò parte del regno di
(Germania, indi conquistato da'fìglidiClo-
doveol, nellacittà Vaiano vescovo d'Au-
gusl vi trasferì la sua sede circa il 748»
o pare che Carlo Magno nell'8 i 3 gli con-
ferisse la sovranità della città. Però i re
di Borgogna la ripresero e avocarono a
loro il dominio. Divenuta città imperia-
le, i vescovi susseguentemente si eresse-
ro in sovrani nelle turbolenze del secolo
XIII. Basilea e sue pertinenze ottenne dai
vescovi vari privilegi, onde divenne qua-
si repubblica. Tultavolta gì' imperatori
conservarono una specie d'avocazia, fin-
ché Carlo IV nel 1348 ne fece cessione a'
cittadini, i quali divennero così in qual-
che modo protettori del vescovo e suoi
signori. 11 potere loro s'accrebbe nel 1373,
culi' utlcuere dal vescovo Giovanni di
28 S V I
"Vienna il diritto di coniar monete. Nel
j 377 formaiono un tribunale composto
di ( o nobili e eli i o cittadini, per vegliiire
:illii conservazione della pubblica pace
e delia libertà; però ancora non godeva-
no della t^iurisdizione civile,posseduta in
feudo dal preposto del monastero di s. Ab
l)ano, ma l'accpiistarono nel i 388. Final-
mente nel iSgG il vescovo Umberto di
JN'iiuiid)urgo vendè loro i baliaggi di Lie-
stal, Walleniburg ed Homberg. Allor-
ché Zurigo nel i436 tentò d'impadro-
nirsi di Toggemburg o Togghenburgo,
dopo la morte dell'ultimo suo conte, gli
altri cantoni, che gli contrastavano que-
sta successione, venneroad assediarlo nel
1438: Basilea si dichiarò a favore di essi,
e loro somministrò genti per la spedizio-
ne. Essa prese pure parte alla guerra de-
gli svizzeri contro Luigi XI quand' era
delfino, allorché marciò in soccorso del
duca d'Austria, e per disperdere il con-
ciliabolo, che continuava contro il vole-
re di Papa Eugenio IV. Nella guerra de-
gli svizzeri contro l'ultimo duca di Cor-
gogna, le truppe di Basilea divisero se-
coloro la gloria delle giornate di Gran-
sun, INIorale Nancy, che tornarno fune-
ste al principe. Congiunti i basileesi sem-
pre d'interessi co'confederati svizzeri, non
mancava che incorporarsi ad essi, ciò che
ottennero nel 1 5o i . Nell'antico governo
aristo democratico la nobiltà non vi pren-
deva alcuna parte, se non era aggregata
aqualchecorpodellaciltà. All'epoca del-
l'introduzione dell'eresia la nobiltà fede-
le alla dottrina vera de' suoi avi fu e-
spulsa per essersi opposta, per cui restò
in poco numero quella che seguì l'erro-
re. In quel secolo il cantone e la città per-
"veniiero al più alto grado di prosperità.
A'if) gennaio 1798 l'antica costituzione
fu abolita, ed a'23 ottobre i francesi en-
trarono nella capitale.Nel 18 1 3e neli8 1 5
le armale delle potenze alleate vi passa-
rono per penetrare in Francia, e devesi
a Basilea la distruzione della fortezza
francese d'Uuiuga,che sollecitò dalie me-
S V I
desime colla maggior vivezza, per libe-
rarsi da uu'inquietitudine e da un peri-
colo continuo, essendone distante mezza
lega al nord, nel dipartimento dell'Alto
Keno, costruita già nel 1679 da Vauban
d' ordine di Luigi XIV. Lo stemma di
Basilea componesi d'un giglio nero rivol-
tato in campo bianco.
SciAFFusA o SciAvvs\,Scaphusia, pro-
testante. Diocesi di Basilea, cantone il più
settentrionale della Svizzeia,compostodi
3 parti distinte, sano e tenjperato n'è il
clima, con suolo svariato e producente
cereali, canapa, frutti e vino ottimo. Vi
hanno alcimi pascoli, ove si alleva del be-
stiame. Le miniere rendono gesso e fer-
ro. Le concie di pelli sonovi numerose e
attive; havvi fabbriche d'acciaio fuso, di
lime e crogiuoli.La costituzione è ai isto-
democratica: evvi un gran consiglio for-
mato da 74consigli<;ri, 48 de'quali de-
vono essere di Sciallusa, ed un piccolo
consiglio composto di 24 meud)ri e in-
caricatodegli all'ari giornalieri; sono pre-
sieduti da due borgomastri, che stanno
in carica alternativamente per un anno.
Gli affari giudiziali vengono giudicati da
a tribunali di città e da3 tribunali di cam-
pagna; da' loro giudizi si appella al tri-
bunale d'appello formato dii3 membri
del gran consiglio. Gli affari ecclesiastici
di questo cantone protestante, tranne cir-
ca 1000 cattolici, sono sotto la direzione
d' un consiglio ecclesiastico residente a
Sciaffusa; il clero detto riformato si adu-
na ogni primavera, in un sinodo presie-
duto dall'autiste. Si divide in 5 distretti
il cantone, il cui capoluogo è la città di
Scia/fusa, che lo è ancora del distretto
omonimo. Posta in amena valle, sulla
sponda destra del Pteno, che vi si valica
sopia un ponte di legno di 2 archi e lun-
go 36o piedi. E' una delle più gaie città
della Svizzera; i principali suoi edifizi so-
no la chiesa parrocchiale di s. Giovanni,
il palazzo della città e il fabbricato del
mercato. Belle sono le abitazioni, le vie
assai p>.ihte,cou varie foulaue che eoa mi'
S V I
labile arlificlo versano fresche e limpi-
de acque. Ila il collegio,la bil)lioleca, gin-
rinsio accademico; le scuole della città e
della campagna soggiacciono alla vigilan-
za del consiglio delle scuole presieduto
dal rettore. Ila fabbriche e nianillilture.
La necessità di sbarcare le mercanzie che
scendono il fiume, stante la cataratta di
Laufen, dona alla città un commercio di
transito considerevole; tra le esportazio-
ni ch'essa fa per proprio conto, torma un
articolo importante il vino raccolto sui
suo territorio. E' patria di Giovanni Mvil-
ler, autore della Storia (iella Svizzera e
I ." storico di Germania; lo è pure di al-
tri illustri, come del vivente e celebre car.
Federico Hurter,che colla sua famiglia ha
avuto la somma ventura di rientrare nel
grembo della vera Chiesa, unico porto
dell'eterna salute,abiura che celebrai nel-
la biografìa A' Innocenzo III, comechè
eccellente storico di quel gran Papa, e au-
tore di quelle altre opere che ivi pure en-
comiai,fra le quali alcune riguardano la
persecuzione della chiesa cattolica nella
Svizzera cominciata nel i 83 t , e stampa-
te in Scialfusa. L'origine di questa cillà,
situata nel paese una volta abitalo da'la-
tobriges, alleali degli eIvezi,risaleairVllI
secolo. S'incominciò per ricevere le mer-
canzie che si era costretti a scaricare e tra-
sportare sotto la cataratta del Reno per
rimbarcarle, pel transito dalla Svizzera
iu Germania. In antiche scritture, riferi-
sce Scotti, dicesi che il suo nome sia de-
rivalo da navicella, ScliìjfJ , imperocché
non essendovi ancora il ponte attuale, ser-
viva di traghetto ad alcune navicelle, che
portale dalla rapida corrente del fiume vi
facevano capo, e non potendo passare la
precipitosa discesa del Reno, scaricavano
le merci per poi sotto la caduta portarle
in altre barche maggiori. Nondimeno ag-
giunge, rigettando altro racconto favolo-
so, che prevale l'opinione del volgo, ap-
poggiataalla pubblica insegna, che fu no-
minala Scialliisn dalle pecore e non dalle
navi,diLcndosi in WàtscoSchof la pecora.
SVI 29
Un monastero di s. Salvatole che Ehe-
rnrdo conte di Nelicmbnig di Svevia, n
cui qiieslo luogo appnrleneva,vi fonilo nel
I o5Ì2,e(l ove Ira'ntonaci bencdelliiii chiu-
se i suoi giorni dopo avergli ceduto tutti
i suoi diritti signorili e di polizia, contri-
buì sommamente all' ingrandimento di
Sciaffiisa, atteso il gran numero d'artigia-
ni ch'esso vi attrasse. L'abbazia costituita
dell'abbate e di 12 monaci, fu ricolmata
di nobili privilegi da' Papi e dagl'impe-
ratori; ed il luogo ebbe particolar incre-
mento a tempo d'Enrico IV, sotto l'ab-
bateSufTunder che fondò il monaslerodel-
le monache di s. Agnese, indi fu cinto di
mura verso la metà del secolo XI 11. Sciaf-
lusa divenne in seguito città imperiale, e
la sua amministrazione prese altra forma,
cioèd'un'aristocrazia cittadinesca. Lodo-
vico V il Bavaro restrinse la nascentesua
libertà, dandola in pegno a'duchi d'Au-
stria,che ne restarono signori fi no al 14 1 5.
Allora furono sborsati 6,000 fioiini al-
l'imperatore Sigismondo, onde la cillà fu
reintegrata del diritto di non essere sog-
getta .se non che all'impero. Invano casa
d'Austria pose in opera i mezzi delle ne-
goziazioni e quelli pure dell'armi per ri
condurla sotto il suo dominio. IVarra Scot-
ti che fu sottratta agli austriaci <la Sigi-
smondo imperatore, con altri luoghi di
Turgovia e di Svevia, quando neli4i5
r ex Papa Giovanni XXI II {f'' .) fi'gg»
dal concilio di Costanza a cavallo trave-
stilo e s'imbarcò pel fieno, per mezzo del
suo piotetlore Federico duca d'Austria,
che a tale elfetto a'20 marzo fece un tor-
neo, e poi lo raggiunse e ospitò a vSciaf-
fusa. Da qui Giovanni XXllI scrisse al-
l'imperatore e al sagro collegio de' car-
dinali, di non essersi ritirato che per fare
la cessione in piena libertà. Continuando
nondimeno le sessioni tlel concilio di Co-
stanza, e non credendosi sicuio in Sciaf-
fusa, il duca gli die agio di tiasferirsi quin-
di a Lautlembuigo città d'Argovia,e poi
a Friburgo, ove da lui abbandonalo, fu
arrestato e mandato a Jlcidelbcrga. Di-
3<. SVI SVI
poiii('li4i8 il Papn Mnilino V,pIefto nel svizzere degli stemmi canlonali, in uno il
concilio di Costanzo, s'imbarcò sul Reno campo è verde, in altro è giallo. Ad eli-
per passare a Sciaffusa, ove i cardinali e minare queste contraddizioni mi sono re-
il rimanente della corte si trasferirono per calo a vedere lo stemma che il consolege-
terra; e donile si recò a Berna e Ginevra, nerale elvetico in Roma alza sulla di lui
Sigismondo cinicesseallri privilegi a Sciaf- abitazione , ed ho trovato die il campo
fusa, ma menfie gli abitanti godevano la di quello di SciaiFusa è giallo, ma l'ani-
ripiistinnta indipendenza, d successoreFe- male diversifica alquanto da quello delle
derico III d'Austria fu da'parenli persua- dette stampe.
sodi restituirla alla sua casa. Pertanto nel Appexzell, Abbaiis Cella, Abbati s -
i4'j4™3"tlò nella città alcuni nobili con cella, misto. Nella diocesi di s. Gallo o
molta cavalleria, che al popolo minaccia- di Basilea, cantone non ampio, ma in
lonograndeesterminiose volontariameu- proporzione di sua estensione è ben pò
te non tornavano a render vassallaggio a' polato, circondato da tutti i lati da quello
principiaustriaci.Temendoi cittadini tali di s. Gallo, e diviso in due piccole repub-
minaccie, vi acconsentirono a patto che si bliche o comunità democratiche, chiama-
conservassero in vigore i precedenti pri- {e Rhodes Interiori l'abitata da'catlolici,
\ilegi imperiali. Ma gl'inviati che si vede- efì/^oc/ev/ss/e'Jon l'abitata da'proteslanli,
\ano forti, proposero ailicoli gravosi e ir- ossia Rodi interni e Rodi esterni, repub-
litanti vie[)più il popolo. Questi simulò blica interiore e repubblica esteriore, la
di volerponderareleproposizioni,edi na- s.^occupando la maggior parte del can-
scosto inviò messaggeri a'cantoni confe- tone. Il borgo A' Appenzell è ilcapoluo-
derati, acciò mandassero ambasciatori pel go lìe'Rofli interni, capoìuos^o de Rodi e-
Pieno onde stringersi in lega temporanea sterni è Trogen, altro essendo Herisau.
di 2 5 anni, e così reslaiono liberi dal so- Le sue mnntagne, ramificazioni delle Al-
Trattante pericolo. Nel 1479 piorogaro- pijpresentano 3 rami e offrono dappertut-
no la lega, e finalmente il cantone a'ro to erte pendici lacerate: esse sono calca-
agosto i 5o I entrò definitivamente nella ree e rinchiudono grotte con belli stalat-
ConfederazioneElvetica e fu ben accolto, liti; alcuni monti s' innalzano in furma
Sopravvenuta l'eresia, dopo lunghe agi- di cono. 11 clima vi è generalmente fred-
tazioni tra gli abitanti, fu la fatale rifor- do, e quantunque rapidi e frequenti sie-
ma pul)b!icamenle abbracciata dalgover- no i cambiamenti di temperatura, ciò non
ro.Nel i524cominciòilpopoloaporman'> ostante è sanissimo. Niuno de'suoi fiumi
all'entrate ecclesiastiche, cacciando l'ab è navigabile, trascinando il Goldach qual-
bate e monaci di s. Salvatore, e nel i52') che particella d'oro. 11 lago principale è il
abolì il culto delle ss. immagini e proibì See-Alp,checontieneaicunesorgenlid'ac-
la messa, infettandosi degli errori di Zuiii- que minerali. Visi trova del sale, e della
giio, già sparsi altrove. Nel 183 I turboien- torba che in alcuni luoghi supplisce alle
ze assai serie scoppiarono tra gli abitanti legna. 1 pini e gli abeti sono i principali
della città e quelli della campagna,! quali alberi delle foreste. Le case numerose e bel-
chicdevano una nuova co'itituzione; ma le sono alquanto disperse. L' agricoltura
non tardarono questi ultimi ad essere re- vi è poco conosciuta, ma è assai ricco di
pressi. Similequestione tornò ad agitarsi belle praterie e di pascoli eccellenti, che
per tutla la confederazione nel giugno formano la ricchezza principale degli abi-
1 833. Lo stemma cantonale si compone tanti,i quali vi nutriscono moltissime vac-
d un caprone nero in campo verde, come che, che comprano e poi rivendono con
■vuole Franscini, mentre Scotti dice cam- profitto,specÌ3lmente nel Vorarlberg.La
pò giallo: ho sotto gli occhi due stampe razza delle bestie cornute è quivi più ab-
SVI SVI 3 I
linmìnnte die negli altri cantoni vicini. Si cpfla o rigetta; dirige rnmmintsira/lone,
tiilìl)iicaiio formaggi magri che vendonsi esercita la giustizia, e si raduna regolar-
bene nella Svevia. Allevansi pure de'por- mente 3 volteall'anno. Vi è inoltre il pic-
ei, molli cavalli e un gran numero di ca- colo consiglio de' 1 6, ed un consiglio ebdo-
pie che danno un latte ricercnlissimoda- niadaiio. i Rodi E«.terni professano esclu-
gl'uifermi, che frequentano l'acque mine- sivamenle la falsa religione riformata. Il
lali del cantone. Tra' suoi altri prodotti suo clero si riunisce ogni anno in Trogen
il kirschenwaser è di perfetta qualità, ed oa Herisau, sotto la presidenza de'princi-
eslesoè il commerico de'medesimi. Glia- pali magistrali. Questi rodi conlengono?.o
liimali nocivi disparvero dal cantone. Nei comuni, divisidal Sitteriu comuni davan-
rodi esteriori conlansi molle manifal;ure, li a tal fìiiuie, e in comuni di dietro ad
e le lidìhriche di tele di cotone e di mus- esso. I tribunali superiori risiedono a Tro-
soline finissime occupano un buon nume- gen. Il potere sovrano sta nell'intera po-
ro d' 0[)erai. Herisau e Tiogen sono le polazione. L'assemblea generale, che for-
priticìpali piazze commerciali. Il cantone ma la suprema autorità , si compone di
è lapprt sentalo alla dieta da un solo de- tutti i cittadini dell'età non minore di 1 6
putato, al quale entrambi i rodi danno le anni. Essa si raduna ogni anno l'ultima
loro istruzioni in comune, sebbene ognu- domenica d'aprile, a liundv.yl, (."corna-
no di essi abbia un'amministrazione par- ne in cui fu ammesso il protestantismo,
licolaie. Gli abitanti di Appenzell mostra- o in Trogen, esanziona le leggi e i trattati,
no in generale uno spirito d' invenzione L'assemblea de'nuovj e antichi consiglie-
nelle arti meccaniche; quelli de'rodi iiitcr- ri, che forma la 2.' autorità e che nomi-
ni appartengono alle popolazioni pasto- na a diversi posti, e rivede alcune ordi-
rali, le più interessanti della Svizzera; e nanze, si raduna regolarmente una volta
quelli de'rodi esterni si distinguono per ogni anno. Il gran consiglio poi si riunisce
industria, e per somma altitudine al coni- due volteall'anno, per esaminare le fìnan-
mercio. La fatale riforma incominciòa in- le dello stalo. Egli esercita il potere giu-
trodursi nel cantone nel i522, e tosto vi diziario ed esclusivo, e delibera sugli og-
(ece pronti e rapidi progressi. Essa però getti tutti da sottoporre alle autorità su-
non fu generalmente ricevuta, per cui ne periori. Vi sono ancora de'piccoli consi-
seguiiono discordiee guerre intestine che gli, e ciascun comune ha un consiglio co*
terminarono nel iSq^ colla divisione del ninnale. In questo cantone non si paga ve-
paese in Conumilà o Rodi interni ed e- runa imposta, né vi sono dogane. Il suo
sterni. 1 Bodi Inteinio parte orientale, co- nome, che significa Cella dell' Abbate, (\e-
me dissi, sono cattolici e formano 4 par- riva da un piccolo eremitaggio ove secon-
locchie che dipendono dal capitolo di s. do la tradizione s. Gallo abbate dimorò,
Gallo e dal vicario generale di ÌMunster, ed in cui gli abitanti di San Gallo avea-
f ioè della cattedrale della città di s. Gal- no dipoi fitta edificare una cappella e u-
jocheìn lingua tedesca così nomasi. Que- na casa per la loro dimora. Gli abitanti
sti rodi sono y, a'quali l'assemblea gene- del paese erano vassalli, parte dell'impe-
lale forma l'autorità sovrana, si raduna io e parie di particolari signori, che fio-
ogni anno in Appenzell capoluogo, ed è narono i luoghi selvaggi ali abbate dei-
composta di tulli i ciltadini,tlie hanno ili- l'abbazia di s. Gallo, ed edificarono poi
rittodi votare quando hanno compito ib la principale lena detta Appenzell, ove
anni, e nomina i principali pubblici fun- risiedendovi gli abbati f\.\ denominata co!
zionari. Vi è un gian consiglio composto dello vocabolo, Jbbatis Cella. La primi
di ì ?4 membri, il quale delibera e propo- tivnsua origine la riconosce, secondo l'y^r-
nc le leggi, che l'assemblea generale et- te divejifìcar le dale,óa un dominio che
3?. S V I
re Pipino (1nn(>niraI)I)a7.in(li s. Grillo. Es-
sendosi poi accresciuto con diversi acqui-
sti nel corso di vari secoli, ne divenne ca-
poluogo Appenzell, con società o comu-
nità o rodi governati da capitani, inter-
ni ed esterni. 1 [)rimi, ossia quelli di Ap-
penzell, dopo essere slati per piìi secoli sog-
getti alla legge della .servitù feudale verso
detta abbazia, nel 1277 ottennero da essa
il permesso di crearsi un capo 0 magistra-
to col nome di landamanno. Questo i.°
passo all'indipendenza non ebbe veruna
conseguenza fino al 1 36o, epoca in cui essi
collegatisi col consenso dell' abbate- Er-
manno di Bonstellon, a'cantoni di Svitlo
e di Glaris, cominciarono a volersi eman-
cipare ad esempio de' loro vicini. Ma la
mancanza di unanimità fra di loro tenne
in sospeso questa disposizione per 4o an-
ni, dopo i quali essendosi finalmente gli
animi riuniti, nel 1 4oo scoppiò la rivolu-
zione. Quattro parrocchie cacciarono gli
ufilziali dell'abbate, e poco dopo tutto il
popolo promise con giuramento di man-
tenere la libertà col proprio sangue. Le
truppe spedite dall'abbate per ridurli ai
dovere, furono respinte, non meno che
quelle da lui ottenute dalle città e nobi-
li di Svevia. In seguito essendosi Federi-
co duca d'Austria 1 ecato in suo aiuto, non
ebbe miglior successo: posto l'assedio di-
nanzi a San Gallo, ch'erasi ugualmente
sollevalo contro l'abbate, fu costretto a ri-
tirarsi con perdita. Per vendicarsi di que-
sto principe, quelli di San Gallo, accomu-
nando la causa loro a quella d' Appenzell,
combatterono per la loro libertà, conqui-
starono varie signorie, fecero prigione Cu-
no abbate di s. Gallo, e manomisero la
Turgovia; indi mossero verso il Tirolo,
saccheggiando e distruggendo per via tut-
ti i castelli de'Ioro nemici, ma poi priva-
rono grave perdita nell'assediare impru-
dentemente Bregentz nel mezzo dell'in-
verno e con isproporzionate forze. Eran-
si male assai ridotti, se l'imperatore Pio-
berto nel 1 4o8 non s'interponeva per una
tregua. Da quel tempo rimasti tranquil-
S V I
li, sempre però in guardia contro gli au-
striaci, si collegarono neli4i i contrat-
tato di perpetua concittadinanza co'can-
toni confederati per essere difesi, per cui
ebbe luogo un trattato in cui si determi-
nò che quei d'Appenzell sarebbero rico-
nosciuti come popolo libero eindipeiidea-
fe, salvi i censi e le rendite dell'abbate,
che gli si riservarono insieme colle altre
contribuzioni, allora determinate, poten-
do i! popolo riscattarsi dall'imposte. Que-
sta pace essendo dis[)iaciuta agli animi più
caldi, il loro spirilo di sollevazione pro-
vocò un 2." interdetto dal vescovo di Co-
stanza. Essendosi poi dichiarato il conte
di Toggemburgo a favor dell'abbate, le
sue genti furono rotte in una battaglia;
ma di questo dannosi rifece con una vit-
toria che gli obbligò alla pace, ed a pa-
gare all'abbate 2000 fiorini. Dopo resta-
rono quieti per circa 80 anni, duranti ì
quali acquistarono da'nobili d'Hagenvil
il baliaggio di Pdiitithal; ma una violen-
za esercitata So anni dopo verso l'abba-
te di s. Gallo, fece loro perdere tale ac-
quisto, venendo aiutato nella guerra dai
cantoni diZurigo,Lucerna,S villo e Glaris
prolettori dell'abbazia. T-utta volta quei
d'Appenzell, pagate le spese della guerra e
pure castigati iu altri modi, furono am-
messi da'cautoni impadronitisi di Pihin-
ihal alla correggenza, in ricompensa del
prestato aiuto contro la guerra di Svevia.
Nel 1 452 il cantone rassodò i nodi che lo
univa a' delti cantoni e a quello di Unter-
vald,eil trattato concluso con loro di con-
cittadinanza fu convertitoin perpetua al-
leanza nel 1 482. Eia questo un avviamen-
to ad entrare nella grande Confederazio-
ne Elvetica, ma non vi fu ammesso che
nel 1 5 1 3, e così venne formata la federa-
zione diXllI cantoni. Nel 1798, per un
troppo ostinato attaccamento alla sua an-
tica costituzione, fu invaso dagli eserci-
ti francesi, e divenne la vittima e il tea-
tro di molti successivi combattimenti. Il
grosso borgo A' Appenzell, capoluogo dei
Rodi Jnleniij è iu una vallata bella e de-
S V I
lizlosB, sopra il Sitter che si passa su due
ponti coperti, circondato da' monti, con
Ixioni pascoli. JVella chiesa parrocchiale
fabjjricata nel i oGc) si conservano le ban-
diere prese nell'auliche guerre dell'indi-
pendenza. Resilienza de'primi uìagistra-
ti, ha il palazzo pubblico, 1' arsenale, il
convento de'cappuccini, ed il monnstero
di monache. Fa gran commercio di tele
di lino, cotone e nitro. Fu mollo danneg-
giato dal fuoco neh 56oenel i 702. Isuoi
contorni sono fertili e popolati, con ba-
gni minerali. Vi è il Wildkirchlein o cap-
pella delle rupi, in singoiar situazione.
Trogen, uno de'due capoluoghi àe'Roch
luterai, è un borgo superbo, colle case dei
cittadini opulenti adorne esternamente
de'marmi più preziosi, e nell'interno de-
corate con gusto squisito. Anticamente
non era che un ammasso di capanne di
pastori, servi dell'abbate di s. Gallo. Vi
è l'arsenale, palazzo pubblico, fabbriche
di telee mussoline, bagni d'acque minera-
li solforose, raminacee e alluminose. He-
risali, ahvo capoluogo i\e Rodi Esterni^
che alterna con Trogen la sede del gran
consiglio.è il borgo e luogo piìi considera-
bile e commercialedel cantone, fabbrica-
to sulla sponda del fìumicello Brulbach.
Possiede gli archivi de'Rodi, e la cancel-
leria; ha l'orfanotrofio, poi veriera, fabbri-
die di mussoline fine e rinomate, e di tes-
suti di cotone, non che molte case gran-
di commerciali. Ha la chiesa parrocchia-
le eretta prinja del tempo di s. Gallo ab-
bate nel VI secolo, imperocché narra la
tradizione che fu il primo luogo in cui dal-
1 Irlanda fu portato nella Svizzera il se-
me della religione cristiana, e pel i ."l'ab-
bracciò. Sembra essere stato conosciuto
da'romani, de'quali si crede opera la tor-
re della chiesa. Vi sono bei punti di vi-
sta, e fra gli altri alle rovine cle'castelli di
Rosenberg e di Schwanberg, distrutti da
quei d'Appenzell nella guerra che sosten-
nero per la loro libertà. Alcuni passeggi
riescono ameni, e ad una lega trovansi i
bagni minerali di Waldstadf. Lo stemma
VOI.. IXXII.
SVI 33
del cantoned'Appenzell consiste in un or-
so nero dritto in piedi, in fondo bianco,
onde i suoi colori sono bianco e nero.
San Gallo, Fannni s. Galli, misto.
Nella diocesi di San Gallo, cantone della
parte orientale dellaSvizzera, formato dal-
l'antica e celebre abbazia di s. Gallo[P^.)y
eda'paesi di Toggeuburg, Rhinthal eSar-
gans, uno de'più grandi della Confede-
razione Elvetica. Coperto di montagne è
diviso in due versanti generali dal ramo
che si slacca dall'Alpi Leponzie al s. Got-
tardo, ed accompagna il Reno sino al la-
go di Costanza, tenendosi generalmente
a una lega da quel fiume. La metà del
cantone sud-ovest è la meno fertile, e le
sue alle montagne servono di ricovero a
molli animali; nella parte nord-ovest le
montagne meno alte sono coperte di vi-
gneti. Il suolo è fertile nelle pianure e nel-
le valli, e produce cereali, fruiti, lino, ca-
nape, vino e mais; rinchiude torba, pie-
tre molari e da fabbrica, ferro ed acque
minerali, fra le altri quelle Ffeffers. Si di-
stinguono sopra tutte fra le vallale quel-
la del Reno o R.hinthal, ricca di vigne e
ortaglie. L'educazione de'bestiam ijcheso-
no assai stimali, forma la principale oc-
cupazione degli abitanti. Possiede consi-
derabili fabbriche di tele , di bellissime
mussoline, stoffe di lino e cotone in gene-
re, che fanno la prosperità del cantone.
I suoi laghi sono navigabili, i fiumi per
la maggior parte abbondano di pesce. I
cattolici sono assai piìi de'protestanti, at-
tivi e molto industriosi. I cattolici e i pro-
testanti amministranosepa ratamente i lo-
ro beni, ed il clero de'secondi forma un
sinodo che si riunisce una volta l'anno a
San Gallo, ed è assistito da due membri
del governo. Il cautoneconta 1 1 monaste-
ri di monache, e 4 conventi di religiosi.
Questo cantone, il cui capoluogo porta lo
stesso nome di s. Gallo, già per i 3 se-
coli se<le dell'illustre abbazia riputata co-
me la sede della pietà e delle scienze la
tutta l'aita Germania, ed ora è città con
residenza vescovile, che descrivendola in
3
34 S V I
tale alliccio, vi dissi diverse nolizic clie le-
dono comuni, o di altre ripailciò sncces'ii-
\{i menlc.Lo stato diSanGnl lo fu ammesso
nella Coiifedeiazioiic Elvetica nel i8o3.
Venne formolo di molti paesi, un tempo
soggetti alia Svizzera, e principalmente
della città e dell'antico principato del suo
nome, di cui erano investili gli abbati di
s. Gallo, che ne! 1226 assunsero il ti-
tolo di principi dell'iitipero. Si divide il
cantone in 8 distretti, i quali si suddivi-
dono in 24 circoli. Il potere sovrano ri-
siede nel gran consiglio composto di I 5o
membri, che adunasi due volte all'anno,
accetta o rigetta i progetti di legge del pic-
colo consiglio, si ù\ render conto dell'ese-
cuzione delle leggi e decreti, riceve e fissa
i conti dello stato, autorizza l'imposte, no-
mina i deputati alla dieta, esercita il dirit-
to di grazia, ed elegge ogni due anni due
capi dello stato o landamannì, presi dal
piccolo consiglio, e appartenenti alle due
confessioni: ciascuno di essi presiede du-
rante un anno al grande e piccolo consi-
glio. Quest'ultimo composto dii3 mem-
bri, tolti dal gran consiglio, è incaricato
del potere esecutivo e amministrativo. La
giustizia è aflìdata a'tribunali di i. "istan-
za e di distretto; il tribiìnale d'appello giu-
dica in ultima istanza tutte le cause. 11 di-
ritto civico cantonale è accordalo da un
decreto del gran consiglio. T'er esercitare
i diritti politici nell'assemblee elettorali di
circondario e di comune, bisogna essere
cittadino del cantone, avere 2 i anni com-
piti, e pagar l'imposta fondiaria di 3oo
franchi: per essere eleggibile al consiglio
comunale o ad un'amministrazione mu-
nicipale, conviene aver almeno 2 5 anni
e pagare ^5 franchi di contribuzione fon-
diaria. Perentrarpoi nel tribunaledelcir-
colo bisogna aver So anni e pagar l' im-
posta di 1200 franchi. A'caltolici appar-
tengono 84 posti del gran consiglio, e gli
altri 66 a'prolestanti: i membri devono
avere almeno So anni, sono eletti per 3
anni e sono rieleggibili. Per essere eletti al
piccolo consiglio conviene pagare qoo
S \ I
franchi di contribuzione fondini in, cos'i al
tribù naie d'appello. I membri de'tribuna-
li di distretto sono nominali dal piccolo
consiglio per 9 anni, e devono pagar l'im-
posta di 3ooo franchi. Ogni comune no-
mina un consiglio comunale, i cui mem-
bri restano nel posto per 6 anni, sono rin-
novati nel 3.° ogni due anni,e ponno esse-
re rieletti. Oltre l'antica grande confede-
razione de' XI 11 cantoni, che propriamen-
te formarono l'antico coipo elvetico, cia-
scun di loro in particolare, ovvero lutti in
comune,conlrassero,come sono andato ri-
cordando,di verse associazioni,secondochè
conveniva a'Ioro interessi, con vari slati
vicini. A capo di questi associati si può col-
locare il potente abbate di s. Gallo, il qua-
le, come riferii al suoarticolo e ripeterò
poi.cominciòcol monastero insigne fonda-
to dal santo omonimo nel cominciar del
secolo \ 1 1, e per la sua potenza giunse ad
essere principe dell'impero. I suoi posse-
dimenti erano in quell'epoca molto esle-
si, e lo ponevano in islato di sostenere il
posto cui era asceso; ma questi eccitaro-
no l'invidia di molti fra' suoi vicini, con-
tro de'quali egli si pose in guardia per as-
sicurar la propria tranquillità. In forza di
un'alleanza difensiva, che nel 1 35 1 stipu-
lò co'cantoni di Zurigo, Lucerna, Svilto
e Glaris, venne riguardato come ili."so-
ciodella repubblica elvelica,alla dieta del-
la quale il ^uo deputato avea voce e sede
dopo quelli del cantone d'Appenzell. Gli
stati dell'abbazia di s. Gallo erano altre
volle molto più eslesi dell'odierno can-
tone,compresavi la contea diToggembur-
go, ch'egli acquistò nel 1469; •' numero
de'suoi sudditi ascese a 92,000, quando i
luoghi della Svizzera erano meno popo-
lali del presente. Quelli di Toggembuigo
non furono i più sottomessi tra'suoi po-
poli; le nuove erronee opinioni religiose
essendosi introdotte nel secolo XVI fra di
loro, fecero s"i ch'eglino si rifuggissero sot-
to la salvaguardia de'cantoni dibernaedi
Zurigo, che assunsero la difesa loro contro
gli sforzi dell'abbate, il quale lodevolmen-
S V I
te tentava di ricontlurli alln ferie cle'lom
padri, e di far valere più difilli eli' essi
pi elciidcvano essere già aliolili.Le contro-
versie ch'ebbero seco lui si prolungaro-
no sino al 1 7 1 2, epoca in cui videsi a mo-
tivo di questo scoppiare una guerra fra
Zurigo e Berna da una parte, ed i canto-
ni di Zug, Uji, Svillo e IJnlervald dall'id-
tra: l'abbaziei fu saccheggiata da'primi; ina
nella pace conclusa nel i 7 i g in Aarau ca-
poluogo d Argovia, fu convenuto che gli
eliciti si restituirebbero, massime la bi-
blioteca di gran valore pe'suoi mss., il cui
numeio superbi 082. Di presente non-iO-
no molti, bensì è doviziosa di messali, bib-
bie e altri libri di chiesa forniti di belle
miniature, che moslrano la pazienza dei
monaci in lavorarle. Contiene circa 19,000
volumislanipati. Fra le cose che maggior-
mente contribuirono all' ingrandimento
dell'abbazia di s. Gallo, furono la scienza e
capacità de' suoi monaci che la resero ce-
lebre. Ivi erasi istituita verso il fìnedel se-
colo Vili un'accademia in cui fiorirono
un gran numero di dotti e di buoni scrit-
tori, per quanto il comportavano i tem-
pi del medioevo, mentre il rimanente del-
la Svizzera, dice La JNIartinière, giaceva
immersa nelle tenebre della barbarie edi
crassa ignoranza. La nobillà del vicinato
vi poneva i suoi figli per farli istruire, e
questi in riconoscenza non mancavano di
beneficare i loro maestri quando ad essi
olVerivasi il destro. Molti de'religiosi si oc-
cupavano nel predicare ecatechizzare nel-
la chiesa dell'abbazia, gli altri impiegan-
dosi all'uisegnamcnto nelle due scuole, u-
na interna pe'giovani religiosi, l'altra e-
sterna per la gioventù del paese. I fabbri-
cati corrispondevano all'opulenza dell'ab-
bazia, ricca e magnifica la chiesa abba-
ziale, ora cattedrale, il palazzo dell'abba-
te, ed il corpo del fabbricato ove abita-
vano I 00 monaci. Nella cattedrale, come
altrove, tuttora si osserva l'antica disci-
phna, che le donne stanno separate dagli
uomini. La città di s. Gallo parimenti
deve la propria esistenza all'abbazia, nel
SVI 53
secoloX non costituendo che un borgojma
nel C)54 [leiietrati gli ungari nella Sviz-
zera si cominciò a chiuderlo di mura pei
porlo in salvo dalle ra[)iue di quc'barba-
rijforlilìcandolo con toni e circuito di lar-
ghe fossa, ciòche fu compito nel 980. Al-
cuni privilegi, che in seguito ottenne da-
gli abbati edagriniperatori,valscroadau
uientarne la popolazione,col gran nume-
rodi forestieri che vi furono a ttrattijquin
di al commercio e all' industria dovè l'o-
pulenza a cui pervenne. Nel 1887 la città
concluse un traltatocon quella di Norim-
berga,col quale rispettivamente si alfran-
carono dal diritto di pedaggio. Inoltre la
città di s. Gallo col favore delle diverse
immunità ricevute dagli abbati, nel 1.454
giunse a liberarsi adatto dalla loro sog-
gezione, e strinse alleanza conZurigo,l>er-
na, Lucerna, Svitto, Zug e Glaris. Prima
del I 7 I 2 la comunicazione coll'abbazia e-
ra interamente libera, ma per l'accomo-
damento d'Aarau fu determinato chefra
la città e l'abbazia vi sarebbe una doppia
porta, la quale aprirebbesi e si chiudereb-
be d'ambe le parti. Pare che iu tutta la
Svizzera non siavi citlà, sì per ìa forma,
che per la posizione, così pittoresca come
s.Galio, capoluogo del suo cantone. Si so-
no fabbricati eleganti sobborghi compo-
sti di case fatte con molto lusso e d'un'ar-
chitettura allatto elvetica, che porge lo-
ro un aspetto piacevolissimo. Per ogni
verso ne'Iuogl.i suburbani biancheggia-
no casini di villeggiature, in amene po-
sizioni. Il liceo cattolico equivale a una
piccola università; pe'diversi rami delsuo
insegnamento e con biblioteca. Si formò
la società de'tanjungers o coetanei, nome
dato a quelli clije nacquero nel medesimo
anno: dura quanto la vita, e annualmen-
te in unode'molli e bei giardini s'imban-
ilisce un banchetto, ove si leggono com-
ponimenli di occasione, e si cantano can-
zoni patrie. I principali luoghi del can-
tone sono i seguenti. Rorschich, pìccoìn
città vagamente costruita sul lago di Co -
stanza, con porlo il più comodo e sicui ci
36 SVI
tli esso. Toggemhurgo o Tochcmhurgo,
lunga e stretta vallala che il fiume Tliur
tlivide in alta e bassa, lai. 'scoscesa e al-
ta a'pascoli, la ?,." sparsa di (Jori ili colli.
In questi due distretti, già contea, notasi
liei I ."il castello di Vecchio Toggenibur-
go, nel 2.° quello di Nuovo Toggenibur-
go. 11 principale luogo è la piccola città di
LiclUensleig sopra un'altura e sulla riva
destra del Thur. In vicinanza sono le ro-
vine del castello del nuovo Toggeiubur-
go, teatro della tragica storia della con-
tessa Ida. Rheinthalo Rhinlhal,oss,\a\' al-
ledei Reno, altro distretto, che si esten-
de lungo la sinistra riva del fiume, e giu-
gue con esso al lago di Costanza, fertile
nelle produzioni vegetali. /?/ie/«ecA, pri-
maria città, prossima all'imboccatura del
Beno nel lago, è munita di castello che
la guarentisce, con ospedale e orfanotro-
fio. Sargans,incco\a città, già capoluo-
go di contea, sorge su scoscesa rupe e un
forte castello degli antichi conti la proleg-
ge. Fu già suddita de'conti di Werdem-
l)urg, de'priucipi d'Austria, indi fu im-
pegnata a'conti diToggemburgo; ricupe-
rata dal conleGiorgio,fu venduta nel 1 483
a'ycanloni, che agli Lflizi liberi mandava-
no prefetti. Particolarmente pare che l'ab-
bia signoreggata Zurigo,ed ha copiosa mi-
niera di ferro, e salubre sorgente minera-
le, solforosa e fredda. Quasi interamente
incendiata nei i8i i, oJlVe oggi case bea
fabbricate in pietra. Lo stemma cantona-
le di s. Gallo si forma d'un fascio di ver-
ghe colla scure di color bianco, in cam-
po verde chiaro.
Geigioivi, Grisones, Rhelì, misto. Nella
diocesi di Coirà, cantone il piì^i orientale
della Svizzera, e il maggiore dopo quello
di Berna, da ogni lato i suoi limiti sono
determinati da montagne, le quali al sud
si chiamano Leponzie e Alpi Pietiche, e
in alcune vi è perpetua la neve. Questo
paese è totalmente coperto da alte mon-
tagne, che vi formano una moltitudine
di vallate profonde e molto estese, ed in
parie preodoao il nome d'Alpi de'Grigio-
S V I
ni, cioè quelle che penetrano nell'interno
del cantone e vi formano due grandissi-
me vallate, del Reno e dell'I nn. Anche
altri fiumi innafliano il cantone, che rin-
chiude pure molti laghi, ma poco consi-
derabili. L'aria è generalmente sana, il
clima varia molto secondo i siti; l'inver-
no regna tutto l'anno sulle montagne, ma
le valli profonde godono di temperatura
dolceeamena,quellesul rovescio meridio-
nale dell'Alpi hanno il clima dell' Italia.
Le Alpi de'Grigioni sono primitive e ric-
che di minerali e soprattutto di ferro :
inoltre il cantone ha moltissime sorgenti
minerali, le più rinomate essendo quelle
di Alveneu e di s. IMoriz. 11 suolo non è
ovunque favorevole all' agricoltura, ma
offre vasti ed eccellenti pascoli. Vi si alle-
vano numerose mandrie di grosso e mi-
nuto bestiame, la cui educazione forma
la principale risorsa degli abitanti, e nu-
driscepure molti porci. Si raccoglie nelle
valli copiosa quantità di cereali , avena,
canapa, lino, molte frutta, castagne, man-
dorle, fichi, e principalmente delle cirie-
gè con cui si fa, come altrove, nn liquore
detto rattafia; la coltivazione de'pomi di
terra è molto estesa. Le parli settentrio-
nali e meridionali producono del buon
vino; le altre sono coperte di folte bosca-
glie, popolale di quercie, faggi, larici, abe-
ti, olmi. Il salvaggiuiue vi abbonda, e vi
si trovano differenti specied'animali, cer-
vi e cinghiali; i fiumi e i laghi danno trot-
te eccellenti e sermoni. Si fabbrica mol-
to butirro e formaggio, che formano no
ramo importante del suo commercio. Il
transito per l'Italia e la Germania pro-
cura gi'andissimi vantaggi agli abitanti.
Il cantone de'Grigioni, di cui è capoluo-
go Coirà {f^^.)i città con residenza vesco-
vile, non entrò nella Confederazione El-
vetica che neli8o3, e si mantenne demo-
cratico. Si divide in 3 leghe diverse o re-
pubbliche federative, che sono : la lega
Superiore o Grigia, nella patte occiden-
tale, che ha Ilanz per capoluogo; \alega
Caddea o della casa di Dio^ nella [utrle
S V I
orientale, avente Coirà percnpoIuogo;e
la tega delle Dieci Giurisdizioni a Giu-
stizie o Direzioni, nella parte settentrio-
nale, che ha Davos per capoluogo. Il con-
siglieie Frauscini , pailantlo de' gover-
ni (.le'Giigioni e del Vallese, riferisce che
il cantone de'Grigioiii dividesi in leghe;
quello del Vallese in i 3r/^cf/r/e,dellequali
Gappartengonoalla parlealta, 7 allabas-
sa. Tanto le decurie del Vallese, quanto
le leghe de'Grigioni ponno aversi in coa-
to di altrettante piccole repubbliche in-
sieme collegate, ma aventi interessi e ma-
gistrature a parte. Così il Vallese e i Gri-
gioni rappresentano in piccolo la Confe-
delazione Svizzera. Di più osserva, che il
governo di questi due cantoni hanno del
democratico e del rappresentativo : ne'
Grigioni un gran consiglio, ne! Vallese
una dieta esercitano buona parte del su-
premo potere. Ma le leggi e i trattati da
questi due corpi consentiti, non hanno for-
za tinche non sono stati approvati dalla
maggioranza delle assemblee comunali
ne'Grigioni; da quelle de'consigli di de-
curia, e in certi casi da quella de'comuiii
nel Vallese. Aggiunge, che pochi appro-
vano sitlatto statuto; molti invece ne loda-
no delle altre, e sono d'avviso le costitu-
zioni di queste due repubbiche essere delle
migliori, o per meglio dire delle menocat-
tive in Isvizzera. Le 3 leghe de'Grigioni si
dividono in 26 alte-giurisdizioni o sempli-
ci giurisdizioni,ed in 9 circondari militari;
ciascuna di queste leghe forma un piccolo
stalo indipendente. Quasi la metàdeglia-
bilanli sono cattolici, gli altri sono pro-
testanti; tutti sono eccellenti soldati. Fu
rei I 524 che il calvinismo co'suoi errori
fu introdotto tra' grigioni. La sedicente
chiesa riformata è sotto la direzione d'un
sinodo generale, che si divide in 3 sinodi
federali. Il clero cattolico forma 4 capi-
toli, che dipendono dal vescovo di Coirà.
Vi sono 5 conventi, de'quali il più rag-
guardevole è quello di Dissentis. Il gover-
no è (piivi democratico, e il potere supre-
mo risiede aell'uuioue de'consigli cuuui-
S V I 37
nali. La i ."autorità cantonale è il grancon-
sigiio, composto de'G3 membri eletti da*
cittadini che hanno più di 16 anni; tiene
per capo il presidente della lega. Un pic-
colo consiglio di 3 membri ha la cura de-
gli alFari giornalieri, e presiede a'tribu-
uali; essi sono rieleggibili al fine dell'an-
no, ma non ponno rimanere in carica più
di due anni consecutivi. Un tribunale can-
tonale di appello, composto di 6 membri,
giudica in ultima istanza le cause più im-
portanti: ciascuna delle leghe manda un
numero eguale di membri a questi diver-
si corpi. Il diritto di cittadino attivo noa
può essere esercitato prima dell'età di 17
anni, e per essere eletto a'posti cantonali
bisogna averne compiti 2 i. Ciascun abi-
tante è obbligato al servizio della milizia
da' 17 sino a'6o anni. A tempo di Scotti
diverso era il titolo de'capi delle 3 leghe;
chiamavasi landrichter (juello della lega
Grigia, borgomastro quellodelh legaCad-
dea, landamanno l'altro delia lega delle
Giurisdizioni. Gli antichi conobbero que-
sto paese raontuoso,si tua to all'oriente del-
l'Elvezia, sotto il nome di Rezia superio-
re o J Ila, e d'ices.\ risalire la sua origine alle
colonie, che gli etruschi mandarono al di
là dell'Apennino: questa Rezia antica di-
stendeva i suoi termini più della moder-
na. Il nome di Rezia, Relhia, conlaneva.
ancheuna parte della Svevia,edistiiigue-
vasi \a Rezia Superiore e Minore, Alta e
Bassa j quella di Svevia era la 31 more o
Bassa, un tempo comprendendo pure la
Baviera e Augusta. La Svevia, antico cir-
colo diGermauia, celebre uellestorie mas-
sime per gl'imperatori Hohenstaufen, fra*
quali primeggiarono Federico I e Fede-
rico II, oggidì trovasi ripartita tra il re-
gno di VVùrlemberg, ilgranducato di Ba-
den e l'ovest della Baviera. Dice lo Scotti
che i grigioni ripetono l'origine da'tosca-
ni, e Kheto loro capitano die il nome alla
nazione e alla regione. I suoi abitanti in-
dipendenti prima dell' invasione de' ro-
mani,all'epoca della tiecadenza dell' im-
pero, soggiacquero agli alemauui, i «jua-
38 SVI
li colle armi cooquistaiouo hi luzìa Bas-
sa, u Minore o inferiore, mentre gli o-
sli'ogoli occuparono la Rezia /lUao Sti-
jjcriorf,e\a riunii otio al loro regno dl-
talia. ]Nel VI secolo avendola conquistata
ì figli di Ciodoveo 1 re de' franchi, essa
venne in seguito riunita al regno dellaUor-
gogna transiuiana, donde passò sotto la
«lonnuazione degl'inipeiatori di Germa-
nia e riunita all'impero. Si videro allora
de conti della Rezia Superiore, i (juali e-
siesero a poco a poco il loro dominio feu-
dale: le frequenti guerre ch'essi ebbero fra
di loro sono testilìcale da un gran nume-
iodi macerie, chetuttavia siscorgouosul-
!e più basse punte citile roccie che attor-
niano i valloni; sono questi altrettanti a-
vanzi di rocche ch'essi aveaoo innalzale
gli uni contro gli altri, e contro i propri
vassalli,cui l'oppressione spingeva sovente
aribellarsi. Finalmente questi, ad imita-
zione degli svizzeri, ripresero la superio-
'rità e scossero il giogo della tirannide, e
ili allora che presero il nome di Grigio-
iiij secondo l'opinione comune; perchè
! primi che nel secolo XV si unirono per
sul trarsi dal dummio de'eonti, portavano
ile'rozzi abili ili storta ì,'//ì;/Vz fabbricata da
loro stessi. Costituitisi liberi, igrigioni for-
marono a mano a mono fra loro le sud-
dette 3 leghe: la lega Cacldea prese il no-
me di Casa di Dio e Cattedrale, per con-
tenere Coirà città col vescovo e la sua cat-
tedrale.LalcgaGrigiao superiore e laCad-
dea si unirono insieme coli' alleanza del
i4'ì4j l'alti'» iu vece delle Giuristlizioni,
dopo essere stata soggetta a'conti di Tog-
gemburgo fino ali 436, epoca della loro
tjslinzione, essendosi posta in libertà col
iàvoredellediscordiechesi frapposero tra'
loro eredi, si costituì in repubblica e sus-
sistè per se stessa sino al i47i> 'i^' quale
strinse alleanza colle leghe Grigia eCad-
dea. Questa generale confederazione delle
3 leghe si rinnovò nel 1 544» scontrasse
delle alleanze cogli svizzeri in epoche di-
verse senza far parte della repubblica El-
vetica. Nelir)02 le 3 leghe unite si col-
S V I
legarono con Berna. Leggo nello Scotti,
che casa d'Austria teneva l'alto dominio
in 8 parti della lega Caddea, e per le cau-
so di morte avea un ministro nella rocca
ben munita di Castelfurle. Oltremonti i
giigioni possedevano lacomunitùdi Mac-
fcldomeglioMayeufeld, nell'Italia la Val-
tellina o Sondrio, Bormio, Chiavenna, e
IMur o Pleurs che nel 1 6 1 8, come narrai
in principio, fu subissata: crede Scolti, for-
se per divina vendetta scaricata sugli e-
retici, che sacrilegamente uccisero Nicolò
Busca arciprete di Sondrio, di cui feci pa-
rola nel voi. LIX, p. 226, per aver pre-
dicato contro gli errori de' Calvinisti ( ^.):
inTuscia terra diRezia a'4settembre 1 6 1 8
lo sospesero crudelmente come un grau
malfattore co'piedi all'insù; il suo corpo
fu portato nella chiesa del monastero di
Fauera presso Coirà. Si legge nella sua
vita, che ogni volta che s. Carlo Borro-
meo visitava il collegio Elvetico, sempre
poneva le mani in capo al servo di Dio,al-
lora alunno del medesimo, e dicendogli:
Fili certa honuni cerlamen, cursutn con-
suma, in reliquo rcposita est tihi corona
justitiae. I grigioni prima di tale epoca [lo-
tevano armare 5o,ooo soldati, ed erano
alleati di Francia, cui ne somministrava-
no 10,000, e di Venezia alla quale ne for-
nivano 5ooo e in ricambio ricevevano
5ooo scudi e 70 moschettoni annualmen-
te; ma ueli6i2 a insinuazione di Fran-
cia cessò la lega co'veneti. Pel passaggio
nel Milanese avendo i grigioni fatto ac-
cordi per impedirlo agii stranieri che ca-
lavano in Italia, soggiacquero a rivoluzio-
ni e guerre nella Rezia e nella Valtellina.
Delleguerre della Valtellina ne parlai de-
scrivendo gli slati che vi furono interes-
sati, e nelle biografie di Gregorio XF q
Urbano Vili che la riceverono in depo-
sito, onde vi mandarono la Miliziapon-
tifìcia (/'.), e dipoi ne terrò proposito a
suo luogo. I calvinisti iniquamente e con
barbare crudeltà piombarono su'caltolici
nella Valtellina, e tutto manomisero, per
strappare i cattolici dal s^o della divina
S V I
e amorosa loro madre Ja chiesa cattolico;
ina i zelanti cattolici cen:an»lo con ogni
sforzo di «cibarsi fedeli a Dio e alla sua
vera chiesa, sostennero la lotta atroce e
sanguinosa, si cuoprirono d'eroismo e fe-
cero macello de'loro accaniti iiemici,spin-
ti alla disperazione della pre|)olenza de-
gl'invasori, vedendo minacciala 1' antica
fede loro in tutte le proprie valli. Meglio
su di ciò ne parla la Civiluì Cattolica, i."
serie, t. 4>P' 206. I grigioni neh 707 rin-
novarono solennemente l'alleanza conZu-
rigo, e ijualche altro vicinocantone. In for-
za poi del trattato ch'ebbe la sua confer-
ma nel I 7 I 2, le tre leghe de'grigioni pro-
misero di non istringere veruna alleanza,
veruna guerra, né trattato di pace, senon-
tiiè di comun consenso; e convennero in-
oltre di soccorrersi reciprocametite a pro-
prie spese, e di possedere io comune le con-
(|uiste che fossero per tue sopra il nemi-
co. Fu poi determinato il modo di por li-
ne alle controversie fra le loro comunità
particolari, ovvero fra le diverse loro le-
ghe. Le contee della Valtellina, di Bormio
e di Chìavenna nel i 797 proclauìarono la
loro indipendenza dal cantone, ed in se-
guilo della rivoluzione del i 798, il canto-
ne de'grigioni colle altre sue dipendenze
tu incorporalo nella Confeilerazioue El-
vetica. La Valtellina, e Sondrio suo ca-
poluogo, frequente oggetto di disputa e
conquista, tra JìJilano, Francia, Spdi^rui
( A^.), collecoutee di Bormio e di Chìaven-
na, dopo essersi nel 1797 sottratta dalla
signoria de'grigioni, occupata da'francesi
divenne parte della re[)ubblica Cisalpina,
indi del regno d'//rt//Vz, e dali 8i 5 è una
provincia del regno Lombardo- feiieto ,
sotto l'imperatore d'Austria. Circa al can-
tone de'Gngioni, ammesso alla Confede-
lazioneElvelica, nesono capoluoghi. Del-
la lega Caddea la città di Coirà, al cui ar-
ticolo ne trattai, e poi dirò (|ualche altro
cenno. E siccome a s. Gallo notai che il
suo vescovato fu unito a ([ucllo di Coirà,
eclie al punto della pubblicazione dcU'ur-
licolo se ne trattava da Gregorio XVI la
s V r
39
separazione (noterò, che i cattolici del
cantone de'Grigioni a vendo nel 1827 sup-
plicato il cardinal d. Mauro Cappellari,
poi Gregorio XVI, ad essere loro protet-
tore presso la s.Sede, il cardinale nell'a-
gosto rispose alla loro lettera accettando-
ne la proletloria), e gliela stabib concjuella
convenzione di cui tratterò a suo tempo,
e rilevai nel voi. LUI, p. 191; indi l'ellet-
tuò il regnante Pio IX, colla bolla Insla-
bilis rerum, degli 8 aprile 1 847, presso gli
Annali delle scienze religiose, 2.'serie, t.
5, p. 107, dichiarandone 1 .° vescovo l' at-
tuale nig/Gio. Pietro Mirer. Della lega
Grigia n' è capoluogo l'antica città d'/-
lanz, Ilanlium, come dell'alta giurisdi-
zione di Gruob, situata a'piedi del Mun-
daun, nella parte la piti larga della valle
ili Gruob, e al confluente del Reno ante-
riore e della Gleuner, su cui ha de'ponii.
E di poca apparenza, con mura rovinose,
cinta da'sobborghi s. Nicola e Portasura.
Questa città contiene gli archivi della le-
ga, e durante un anno, alternativamente
con Trons, ha la sede di sua dieta e del
tribunale d'appello. Trons presso la spon-
da suiistra del lleno anteriore, con minie-
re di ferro, vanta che sotto un suo ampio
acero nel i4^-4 *' giurò la lega Grigia,
fondatrice della libertà de'grigioni. Ad I-
lanz si tiene una gran fiera di bestiami, le
donne vanno molto soggette al gozzo; e ail
una lega distante è una miniera ili gale-
na che contiene argento, altra essendo di
rame giallo argentifero: vi si trova inol-
tre del borace in abbondanza. Suwarow
vi passò il Gleuner nel 1799, ritirandosi
innanzi Massena : due anni dopo la città
molto solfi! per un incendio. Della lega
delleDieci Giurisdizioni oDirezioni, nella
parrocchia di s.Giovanui,è capoluogoDi/-
vos o Tavaii e dell' alta giuiisdizioue o-
monima, sulla riva destra del Landìvas-
ser 0 Davos, nel cui pubblico edilizio si
adunano ogni 3 anni le diete generali. Rin-
chiude miniere d'oro,argento,piombo, ra-
me, ferro. Questa valle ha G laghi. tutti ab-
bondanti di pesce. Oiilbili valai)f;liee -fi-
4o SVI
sciamenti considerabili di moiilague, lai-
volta desolano questo paese selvaggio; ed
lina valanga nel i 7G2 distrusse i iiagui del-
la sorgente di acqua solforosa. La tempe-
ratura vi èfreddissiaia, e la neve quando
spesso cade giunge aia piedi d' altezza.
Sua principal ricchezza è il bestiame. Gli
abitanti sono d'alta statura, robusti e gio-
viali: molti di essi si distinsero nelle let-
tere e neir armi. La valle tu scoperta nel
1233 da alcuni cacciatori, e subito la po-
polarono, nel 1289 formando la carta di
loro libertà. La signoreggiarono i Vatz, il
conte Federico di Toggemburgo, Ugone
diMontfortjdal quale la compròSigismon-
do duca d'Austria, che l'ipotecò al conte
cliMatsch e ricuperò nel i47<^' L'arcidu-
ca Ferdinando Carlo d'Austria cedendo
neh 652 tutti i suoi diritti agli abitanti,
essi riacquistarono la libertà. Lo stemma
cantonale de'Grigioni e sue 3 repubbliche
si forma di 3 scudi in campo bianco: quel-
lo di mezzo in fondo giallo ha un capro-
neo capricorno nero dritto; i due laterali
ciascuno è sovrastato da una mezza figu-
ra; quello a destra consiste in uno scudo
metà bianco e l'altra nero; quello a sini-
stra d'uno scudo nero con croce bianca.
I colori nazionali sono il biancu, il grigio
e l'azzurro carico. Nella Svizzera vi sono
le missioni pontificie dell'Elvezia e delia
B,ezia, sotto la dipendenza della congrega-
zione di propaganda /fWe, esercitate dal-
le prefetture apostoliche di Mesolciiia e
Calanca, delle quali parlerò nel cantone
Ticino, e della Rezia ne Grigioni, di cui
vado a darne un cenno,ambedue istituite
ne'primordi del secolo XVll.
Prefettura apostolica delle viissìonidi
Bezia ne' Grigioni. Le missioni cattoliche
nella Svizzera vantano per banditori e-
vangelici fra loro, s. Gallo abbate,s.Crtr-
to Dorromeo arcivescovo di Milano, e s.
Fedele da Sigmaringa cappuccino pro-
tomartire della Congregazione di propa-
ganda fide, nel cui Collegio Urbano vi
sono ammessi anche gli svizzeri, sino dal
piiacìpio ddia islitu^ioue, e lo attesta lo
S V I
Scolli parlando de'grigioni e svizzeri che
al suo tempo si ricevevano, cioè nel pon-
tificato d'Urbano VI II. Pel vantaggio spi-
rituale di queste missioni, esistevano in
Como ed in Milano due collegi: quest'ul-
timo era sotto la direzione de'gesuili, uè
alcuno eravi ammesso se non avea stu-
diato l'umanità. La fondazione del col-
legio di Como si deve al cardinal Tolo-
meo Galli d'i tal città, e da cui prese il
nome. L'insigne porpora lo,x»l tre l'essere
di doviziosa famiglia, possedeva in com-
menda per concessione apostolica d uè pre-
positure dell'estinto ordme degli umilia-
ti, cioè di s. Maria di Rondineto, e di s.
Rlartino. /V vendo egli un animo che sen-
tiva glislimoli della pietà, vedeva con do-
lore che tanti fanciulli errassero nella sua
patria senza coltura. Per piocurar loro
mezzi di potersi istruire e tenere lontani
da'vizi, progettò aGregorioXIIl l'applica-
zione delle due preposilure,che rendeva-
no annui 1200 ducati d'oro di camera, per
l'erezione d'un collegio nelle case di quel-
le, ed il Papa fece l'istituzione colla bol-
la Immensa Dei providenlia. Vi si do-
veaiio raccogliere 5o alunni, preferendo-
si gli orfani e i poveri nella scelta. La pie-
tà, le scienze, le arti meccaniche a pro-
porzione de'loro talenti doveano formar
la loro occupazione. Ne fu aifidata la cu-
ra a'somaschi: si stabilirono i luoghi da
dove si doveano chiamar gli alunni, e ca-
po dell'amministrazione fu dichiarato il
vescovo di Como. In appresso vi furono
ammessi de'convittori, e de'giovani per
istruirsi nelle scienze ecclesiastiche, a'qua-
li fu ingiunto il consueto giuramento e
l'obbligo della restituzione degli alimen-
ti se non abbracciavano il chiericato. la
fine non vi furono ammessi che i giovani
della diocesi di Como, e nella metà del
secolo passato furono formate le regole.
Diversi ecclesiastici furono mandati nel-
le missioni della Svizzera. Per le vicende
politiche de' tempi il collegio restò sop-
presso. Nel principio di detto secolo si vo-
leva foudare a vantaggia delle stesse oiis-
S V I
sioni un collegio nella Vallellintì; eransi
itiolliate le traltalive, quando si eslinse
nell'infanzia. In Milano s. Carlo Borio-
ineo api\ una casa d'educazione pei* i-
struit'vi la gioventù da opporsi all'eresia,
che l'attuki de' numerosi proseliti nella
Svizzera, minacciava invadere le contra-
de della cattolica Italia, e tale casa pre-
se peiciò il nome di Collegio Elvetico.
Gregorio XIIJ nel i 076 gli die nuova vi-
ta e vigore, l'ailjdò a' gesuiti, e dopo a-
verlo sovvenuto del suo peculio, gli at-
tribuì i frutti della commenda della Ma-
donna del Prusseno, come si può vedere
nel p. Malici, AimaU di Gregorio XIII,
lib. tì, p- 7(3. Vi erano ammessi per alun-
ni i valtellini, i grigioni, i vnllesi e altri
svizzeri, specialmente de'canloni di Fri-
burgo e di Soletta. 11 vescovo di Losan-
na vi avea 4 posti pe' suoi diocesani, ma
nominati da' ricordati cantoni; anche il
vescovo di Coirà vi avea G nomine, ed in»
oltre 4 giigioni erano ammessi nel col-
legio di Dilinga, residenza del vescovo di
Angusta, a spese della camera apostoli-
ca. Questo collegio di Dilinga, per la di-
latazione e uiautenimcnlo della fede, fu
pure istituito da Gregorio Xlll nella Sve-
via, come può vedersi nel citato p. Maf-
fei.oellib. i3, p. 38o. Non sempre le scel-
te furono opportune, perciò il risultato
talvolta non riuscì ({uale dovea essere. Vi
si studiava teologia dogmatica e scolasti-
ca, la s. Scrittura, i ss. Padri, e le contro-
versie per acquistare capacità di confuta-
re gli errori degli eresiarchiLutero,Zuiu-
gliu e Calvino. Il collegio per la condi-
zione de'tempi si chiuse negli ultimi an-
ni del secolo decorso. Leggo [)erò nella
JSoLizia statistica delle ni iasioni cattoli-
che, che l'imperatore d'Austria nel 184 2
ordinò che 24 alunni svizzeri fossero ri-
cevuti e educati nel seminario arcivesco-
vile di Milano. Ricordeiò inoltre, di aver
narralo nella biografìa del cardinal Co-
nelli nipote di s. l'io V, che il cardinale
stabili nella Llezia un senìiiKuio, pel man-
Icuimculo della lede cuLlulica. Lu pkJlL-
S V I 41
tura apostolica della Uezia ne' Grigioni
è allìdata a' cappuccini, ed anticamente
n'era prefelto/?ro tempore il p. provincia-
le della provinciadiIjrescia,sino dal prin-
cipio della missione, il quale soleva spe-
dire a queste missioni 34 operai evange-
lici. Distrutta quella provincia, in conse-
guenza delle rivoluzioni, il prefetto viene
scelto dalla congregazione di propagan-
da fide, la quale somministra sussidii a'
missionari poveri, ed al prefetto concede
le facoltà della formola4.''ll maestro del-
la scuola di Coirà avea dalla stessa pro-
paganda annui scudi 70. Nella Rezia Al-
ta i cappuccini hanno molte missioni ia
luoghi di religione mista nella diocesi di
Coirà, e precipuamente in Orsera a più
del s. Gottardo, in Oberrats, in Gallese,
in Zizers, ove hanno ospizio. Nella Re-
zia Bassa i cappuccini esercitano le mis-
sioni con 2 3 religiosi, oltre i laici, ne'se-
guenli luoghi. Almens, Abrugiar, Aire-
segno, Bivio, Lastino,Cambelo,Camenz,
Dissentis, DauiSj Molini, Obervatz, So-
lignino, Sagagur, Palucco, Tomiglio,Ti-
nizzone,Pazio,M annoterà, Slovegno, So-
rava, Sadienno. In ogni luogo della uìis-
sione vi è ospizio e chiesa; gli ospizi prin-
cipali sono 16, e due nelle chiese fdiali.
DixWoStato delle Missioni deli 882, pre-
sentalo a Gregorio XVI, rilevo le ripor-
tate notizie, e che n'era prefello aposto-
lico il p. fr. Giuseppe Angelo da Pianel-
la cappuccino. Il medesimo Papa col bre-
ve Pastorale rnunus,ù*t i^ giugno 1 83q,
Bull, de prop.fidt l. 5, p. 17G, dichiarò
mg.'" Pascjuale Gizzi arcivescovo di Te-
be e nunzio della Svizzera, visitatore a-
postolico delle missioni di Rezia, Mesol-
cina e Calanca. Delle missioni di Rezia,
nel 1844 »>'*i»a prefetto il [>. i\\ Cherubi-
no da Ligornetto cappuccino; nel 1847
il p. fi. Angelo Maria da Camino cappuc-
cino prò prefetto. Leggo inoltre nel cita-
lo Slato, che le 3 abbazie della congie-
gazione l^lveto-Bciiedellina, della (|ua-
le dovrò poi parlare, cioè di s. Gallo, di
Llu:)idlcu u di Disbculiscscrcilano Icmis-
42 SVI
sioni in tutta l'Elvezia ne'Iuoglii nun sog-
getti a'vescovi cattolici. 11 prefetto delle
missioni El veto-Benedettine era ne'teni-
pi andati l'abbate principe di s. Gallo, e
poi (|uello d'EinsidIen, corae già rilevai
in ([iieirarticolo; ma soppressa l'abbazia,
inlerinalmente e provvisoria(nenle fiiro-
1)0 allldate al vescovo di Coirà, colle fa-
coltà di prefetto per quelle missioni, quia-
di come dirò fu restituita la presidenza
all'abbate d'EinsidIen. Dalle relazioni dei
nunzi apostolici di Lucerna si apprende,
the i benedettini e i cappuccini facevano
gran bene nelle missioni della Svizzera,
e per loro opera frequenti n'erano le con-
versioni. Si aggiunge, die le missioni el-
vetiche vantano per loro autore il cardi-
nal s. Carlo Borromeo, e dipoi si conso-
iidarofio, regolarizzarono e presero nuo-
va forma, per le cure della cardinalizia
congregazione di propaganda fide.
Ahgovia o Aargovia, Argovliie Pa-
gai, misto. Nella diocesi di Coirà e di Ba-
hilea, uno de'canluni più grandi e fertili,
ed il clima vi è assai varialo. E irrigalo
da moltissimi ruscelli, e vi si riuniscono
4 de'principali fiumi della Svizzera, che
vi sono navigabili, l'arte di territorio è
.'ugillusoe dilllcile a coltivarsi, parie è pe-
rò fertile, somministra grani lu abbon-
tIanza,ondese ne fa esportazione ne'vici-
iii cantoni. Le praterie sono eccellenti, e
molte ve ne sono artificiali. Nell'interno
vi sono vigne che danno buoni vini, ros-
so e bianco. Produce molte sorta di frut-
ta, e vi s'ingrassa il bestiame. Le foreste
cheneoccupano quasi la 5/ parte, nudri-
scono selvaggi urne, specialmente cinghia-
li e cervi : il diritto della caccia è vendu-
to a profitto dello stato, l laghi e le ri-
viere abbondanoili pesci, la cui pescagio-
ne ap[)artieiie anch'essa allo stato, tran-
ne il lago d' Hallwyl. In qualche luogo
trovasi del ferro, carbon fossile, torba e
delle massedi granilo probabilmentestac-
cato dall'Alpi. Molle comuni hanno sor-
genti d'acque solforiche e inmerali; vi so-
no pure sorgenti, salse. Il commercio vi
S V I
è attivo, inviandosi all'estero il prodot-
to del suolo, e delle manifatture che con-
sistono in stoffe di cotone, filo, nastri, Ho-
ri e fazzoletlidi seta, cappelli di paglia e
altro. 11 governo è confidalo a un gron-
de e a un piccolo consiglio, ili," di i 5o
membri, il 2.° di i 5. In ambedue la me-
tà de'membri dev'essere cattolica, l'altra
protestante. Due borgomastri, l'uno cat-
tolico, l'altro protestante, vi sono alla te-
sta: essi vengono nominati dal gran con-
siglio e stanno in carica un anno. 11 can-
tone si divide in i i distretti, di cui è ca-
poluogo Aarau; altra divisione è militare,
pure di I I distretti, quasi corrispondente
alla civile. I borghesi da' i6 a' 36 anni
sono soggetti al servizio militare, e de-
vono equipaggiarsi a loro spese, i poveri
essendo aiutali da' comuni. La prelesa
chiesa riformata è composta di 48 par-
rocchie e di 2 decanati, sotto l'ispezione
del consiglio ecclesiastico. La chiesa cat-
tolica dipende dal vicario generale del ve-
scovo di Coirà: i capitoli di Frickthal e
di Luggern dipendono dal vescovo di Ba-
silea. Gli ebrei hanno il libero esercizio
di loro religione ne'comuni d'Endingeii
e di Legnau. Nel V secolo l'Argovia fa-
ceva parte del paese degli alemanni. Essa
fu conquistata daGondebaldo re di Bor-
gogna ne'primi anni di tal secolo, passò
in seguilo sotto il dominio degl'impera-
tori fianclii, e verso la fine del secolo IX
sotto quello di R.odolfo II re della Bor-
gogna transiurana. Nel secolo XI gl'im-
peratori di Germania la sottomisero, e
durante i due seguenti secoli essa appar-
tenne alla casa d'Habsburg, il cui omo-
nimo castello Habsburgiufnjanl\c\ì\sii-
mo e posto in questo cantone presso ia
riva destra dell'Aar, fu la culla dell'im-
periale casa d' Austria, e 1' imperatore
Francesco l lo visitò uel i8 1 5. Ora è po-
co considerevolee più non consiste che in
qualche stauza,ed in una vecchia sala che
si conserva con ogni cura. Vi si gode una
bella vista, e sul declivio rncridiunale del
monte vi è un piccolo villaggio dello stes-
S V I
so nome. Si può vedere Lichnowsky,iSVo-
riadcUa casa cT flabsburgyWenna 1 836-
4o. Del castello di Ilabsbmgo sì celebra
Ibiidatore Wernero oVeiiuario 45.° ve-
scovo di Strasburgo, discendente da A-
dalricoduca d'Alsazia nel VII secolo. L-
gli era figlio di Clianzelino o Lanloldo
eonle d'Alteobiirgo, fratello di Iladebo-
tone,da cui discesero per retta linea i con-
ti d'ilabslnirgo e gli arciduchi d'Austria;
« fratello pure di Pirrotelone o Bertol-
do conte di Brisgovia, da cui derivarono
gli antichi duchi di Zaringen e della ca-
sa attuale di Badeu. Verinario fu consa-
grato vescovo di vSlrasburgo neh coi, e
mori nel 1028 a Costantinopoli, ove l'a-
vea mandato ambasciatore l'imperatoie
Corrado li. Nel suo testa mento da se stes-
so s'intitola, fniidator Castri q noci dici-
lur Habesbur; e si vuole che contribuisse
alla fondazione dell'abbazia di Muri. Il
cantone di Berna se ne impadronì nel
1 4< ^> e gliene fu garantito il possesso dal-
l'i mperatoreSigisinondo,come feudo del-
l'impero. Di questo acquisto Berna fu de-
bitrice alla scomunica pronunciata dal
concilio di Costanza coutro Federico du-
ca d'Austria, fautore e ospite del fuggi-
tivo e deposto Giovanni XXIII, che pro-
leggeva e poi fu costretto abbandonare.
Condannatoda Sigismondo al bando del-
ria)[)ero, sciolti i bernesi e altri svizzeri
dal giuramento di mantenere con Fede-
rico la proujessa pace di 5o anni, armata
mano occuparono l'Argovia e altii luo-
ghi del suo ducato. Inoltre i bernesi sog-
giogarono Laulfenburg fabbricata sur
unoscoglio, che sovrasta al RenOjdel qua-
le occupa le due rive, e come in posizione
folte eravisi ritiralo l'ex l-*apa Giovanni
XXIII. Presero pure l'altro contado di
Habsburg, e più terre lungo la riva del-
l'Aar. 1 lucernesi conquistarono Sursee e
altri luoghi dc'dÌMtu'nn edegliUllizi liberi.
]\Ia quando essi se ne credevano pacifici
possessori, insorsero Zurigo, S vitto, Uu-
lervald,Zug eGlaris[)retendendone par-
te. Fatti irbilri della lite i bernesi, secou-
s V I 43
do la precedente convenzione di divider-
si i conquisti sull'Argovia allora chiama-
ta lanlfochiaoprefettura,come altri pae-
si poi ammessi nella confederazione e col
nome di cantoni, la sentenza fu di com-
partecipazione di dominio, e vi fu com-
preso Uri, onde di conume accordo vi
mandarono poi i ministri pel governo. Ma
nel 1798 tanto Berna, che gli altri can-
toni perderono i loro possediuienti d'Ar-
govia, che formò un nuovo slato e canto-
ne indipendente. iXel 1801 la contea di
Baden e i baliaggi o Ullizi liberi, che a-
veano formato un cantone particolare,fu-
rono riuniti all'Argovia,la quale nel 1 8o3
ottenne pure il Fricklhal, e fu ammessa
alla Confederazione Elvetica. Nelle ulti-
me infelici vicende, i conventi d'Argovia
furono occupati dalla podestà laÌGa,quan-
tunque nel 1 8 1 5 per gli alti delia co'^titu-
zione i beni de' capitoli e de* monasteri
fossero garantiti a chi spettavano, e ri-
guardo a'dazi furono considerati non al-
trimenti che i beni de'particolari. I cat-
tolici sono sta ti sempre bersaglio delle pre-
[)otenze degl' intolleranti eretici. In più
luoghi della Svizzera le stesse chiese ser-
vono a' cattolici ed agli eretici, né l'ufU-
ciarvi a'|)rimi disconviene. N'erano i le-
gittimi padroni, elasola violenza vi man-
tiene nel possesso anche i protestanti. A-
rau o A arali, Aravia, città capoluogo
ilei cantone, situata suirAar,è assai ben
costrutta, racchiude molti belli edifizì,la
chiesa protestante, la scuola cantonale,
l'orfanotrofio perle fanciulle,di verse fìib-
briche e fonderia di cannoni. La pubbli-
ca biblioteca,e la topografia in rilievo del-
la Svizzera, formano le cose più rimar-
cabili che vi si trovano. La famosa pace
che pose fine alla guerra civile deli 7 12
fra'7 principali cantoni, fu qui conclusa.
Le convicine praterie sono eccellenti, e
vengono iiinalliateeon tutta la [)ei lezione
dell'arie. Nel canloiie merita menzione li
città di Badtn, Ther/nac òupcriorcs/7rl-
veticae, flimosa pe'suoi bagni che le ilie-
rouoanche il nome, l'osta in riva alLiiu-
44 SVI
mal, fu ben nula agli antichi romani. Le
sue celebri 8 copiose sorgenti sull'uree ba-
stano a mantenere circa 200 bagni par-
ticolari, e due grandi per la classe indi-
gente. Formò già una separata contea ,
che fu annoverata tra'suddescritti paesi
sudditi degli svizzeri, e nel i8o3 fece par-
te dell'alleanza. Inoltre nel cantone vi è
Ehciiìftld, Rhenofdda, piccola città ma
fortedi Gerraania,sulla destra sponda del
Reno, nel distretto di Fricklhal, che già
appartenne alla Svevia, e fu poi all'Ar-
govia incorporato. Dessa è una delle cit-
tà dette ybresf/ere, perchè trovansi all'in-
gresso della Selva Nera. Un bel ponte co-
perto serve a valicare il fiume, che ivi é
rapidissimo.E" patria del gesuita R.Eygs,
autore di poesie latine pregevoli. Lo stem-
ma cantonale si forma metà con fondo
nero e fascia bianca, e metà con fondo
turchino e 3 stelle bianche.
TuuGoviA o Thurgovia, Turgovìa,
misto. Diocesi di Basilea, cantone all'e-
stremità nord-estdellaSvizzera,ha ilsuo-
\o frastagliato generalmente da valli a-
mene e da collinette, che si vanno ab-
bassando verso il lago di Costanza; non
presenta altezze notabili all' infuori del
monte Ilòruli. La Thur,alla quale il can-
tone deve il suo nome, lo traversa inte-
ramente, e vi s'ingrossa appena entrata
nel suo territorio colla Sitter, e poco pri-
ma d'uscirne colla Murg, ed irriga la par-
te occidentale. Dappertutto succedonsi
belle praterie, campi ben colli vali, viti
favorite dalla benignità del clima, seb-
bene con mediocre risultato. L'agricol-
tura e l'educazione del bestiame forma-
no la principale industria degli abitanti:
vi si lavora benissimo la canapa con te-
lerie, calze, merletti e molte mussoline.
Yi sono pure concie e cartiere, onde as-
sai attivo è il commercio, favorito da buo-
ne strade, dalla navigazione del Reno e
del lago di Costanza. Il governo è aristo-
democratico: il potere legislativo viene
esercitato dal gran consiglioconipusto di
100 membri, 9 de'cjuali formano il pic-
S VI
colo consiglio, die nip[Mesenta il potere
esecutivo ; due landamanni sono presi-
denti delle due assemblee a vicenda per
un anno. Avvi in ogni distretto un tribu-
nale di i.'^ istanza, le cui sentenze si por-
tano al tribunale d'appello composto di
i3 membri e che giudica iu ultima istan-
za. Ogni religione governa i propri alfa-
ri di scuola, chiesa e matrimoni sotto la
sorveglianza del governo : il clero detto
riformato dividesi in 3 decanati, e forma
ogni due anni un sinodo,il cui capo è l'aa-
tiste; il clero cattolico è partito in due ca-
pitoli, dipende da un vicario generale, e
possiede la collegiata, due abbazie, due
conventi di religiosi e sei monasteri di
monache. La Turgovia si divide in 8 di-
stretti, di cui è ca^fAvLO^o Frauenftld o
Frawenfcld, piccola città in un paese v\-
dente, e ioèpuredibaliaggioedi distret-
to. Trovasi in elevata situazione, sulla ri-
va destra dellaMurg, presso il suo ingres-
so nellaThur. Vittima di due terribili in-
cendi nel I 77 lei 788, fu quindi assai re-
golarmente fabbricata. Suoi principali e-
difizi sono il vecchio castello dell'antico
baliaggio di Turgovia, il palazzo pubbli-
co, ove radunavasi un tempo la dieta del-
la confederazione e la cancelleria. Vi so-
no due chiese parrocchiali, una pe' cat-
tolici, l'altra pe'prolestanti, e belle pas-
seggiate. Si fabbricano stolfe, ed ha il
commercio assai animato. Ne'dintorni vi
è un'abbondante miniera di carbone ter-
roso. La città ripete l'origine dalla con-
tessa di Winterthur, da cui discesero gli
antichi conti di Frauenfeld, all'estinguer-
si della qual famiglia la città e la Tur-
govia cadde iu potere de'conti di Kibur-
go, e da ipjesti passò a'conti d'Habsburg
chela fucero governare da'baPi. Ali orche
neli4' 5 fuggi toG io vanni XXI II dal con-
cilio diCostanza protetto daFederico du-
ca d'Austria, passando di città in città era
a Ratoycell quando seppe la sua deposi-
zione decretata a'2C) maggio,efece levare
dalla sua camera la croce pontificia. Indi
fu preso e traiferito nella fortezza di Got-
S V I
tliel>en, capoluogo d'un halifij:;!^io d'iTnr-
govia, ed eretta nel qS.j da Corrado ve-
scovo di Costanza, e nella «|nale fu pure
rinchiuso 1' eretico (iiovanni liiiss. Per
l'aiuto dato all'ex Papa, il duca d'Austria
Federico fu posto al bando dell'impero
da Sigismondo imperatore, e questi con
l'aiutodelle città imperiali diSvevia s'im-
padronì dellaTurgovia,e dopo breve asse-
dio di Frauenfeld,unì la provincia all'im-
pero; ma nel i4i8 la restituì al duca, e re-
stò a casa d'Austria finché nel 1460 fu riu-
nita a'7 antichi cantoni svizzeri, e fu poi
presa da'confederati nel 1640. Nel cantone
\i è pure l'antica città elvelicadi y^rZ'O^,
Arhorfelìx, posta sulla sponda nieri<lio-
naie del lago di Costanza in amena po-
sizione. Si vedono diverse antichità ro-
mane quasi affatto distrutte, e special-
mente d castello ove nel G4o morì s. Gal-
lo apostolo della Svizzera. Fu libera sot-
to i duchi di Svevia, ma perchè sosten-
ne il partito dell' ultimo sgraziato duca
Corrado fu messa al bando dell'inipero,
venduta a'signori di Kemnaten, e il sob-
borgo a'signori di Bodmann; gli uni e gli
altri nel 1281 e nef I 2S5 venderono i lo-
ro diritti al vescovo di Costanza, senza
pregiudizio de' privilegi della città, che
Delr494 f^" molto danneggiata dal fuo-
co. La Tuigovia sotto i romani fece par-
ie del cantone de'ligurini, e alla caduta
del loro impero venne successivamente
in potere de' borgognoni, de' germani e
de'tranchi. Riunita quindi all'impero di
Germania, come il rimanente dell'Elve-
zia, e più tardi posseduta dalla casa di
Ziilningen oZaringhen, portò il titolo di
landgravialo, e passò finalmente in pos-
sesso de'conti di Kyburgo oKiburgo, in-
di dell'illustre casa d'IIabsburg, sotto la
quale patì la narrala vicenda. Nel pon-
tificato di Più li, scomunicato il duca di
Austria Sigismondo, e proclamata con-
tro di lui la guerra sagra, co'7 cantoni
antichi v'mlervenue ancora il b. Nicolò
d'Untcrvalden,e restò occupata nel 1 4(Jo.
Avcudo r imperatore Sigismondo tras-
s V I 45
ferito in Tnrgovia il giudizio delle cause
crini inali, tolto al suddetto Federico d'Au-
stria, vi diuòsinoal i409) perchè quando
fu fatta la pace tra l'miperatoie Massi-
miliano 1 e la Confederazione Elvetica,
esso ne cede il giudizio a' I o cantoni della
medesima. Dal \!\i]o la Turgovia restò
suddita de'y antichi cantoni, come lant-
fochia e la più grande e più popolata tra
le prefetture svizzere, e vi mandavano i
ministri. A molle sue terre comandava-
no ecclesiastici nobiIi,con dipendenza dal
prefetto della provincia; il vescovo di Co-
stanza era signoie d' Arbon , Tannego,
Gottinga e Gatthebe, ed il suo capitolo
avea giurisdizione in Allcnarico. I mo-
nasteri dell'Augia, dell'Eremo, di s. Gal-
lo, e quelli d'altre abbazie e pieposilure,
egualmentevi possedevanoterre con roc-
che. Alcuni castelli erano liberi dal pre-
fetto. Soltanto nel 1798, dopo la livolu-
zione della Svizzera e allorquando essa
divenne lepubblica una ed indivisibile,
fu il landgravialo di Turgovia eretto in
cantone particolare e indipendente, che
neli8o3 entrò nella Confederazione El-
vetica. Lo stemma del cantone consiste
in due leoni d'oro rampanti, posti uno
in campo bianco, l'altro in campo verde:
sono suoi coloii il verde chiaro e bianco
in linee obblique, al dire di Franscini.
Ticino, Tw/'/jo, cattolico. Nell'arcidio-
cesi di Milano e piìi in quella di Como,
cantone che vari geografi chiamano 1'/-
talia Si'izzcra , perchè geograflcamenle
alla nobile penisola appartiene,ed è il can-
tone più meridionale della confederazio-
ne, confinante col regno Lombardo-Ve-
neto e cogli stati sardi. E' generalmente
composto di montagne e valli che apron-
si quasi tutte sulla valle piincipale in cui
scorre il fiume Ticino,che dà nome al can-
tone, il quale ha origine dal s, Gottardo
nella Svizzera e poi si congiunge al Po,
pel quale afiluisce nel mare Adriatico, al
cui bacino appartiene il paese; in gran
parte navigabile, sulle sue sponde Anni-
bale riportò le sue prime vittorie in Ila-
46
S V I
lia, eri i francesi vi pugnarono cogli an-
slriacia'Si maggioi8o5. Sui Ticino sor-
geva la cillà TicinuindM^GalliaTrani-
padana, clic disti'utta dagli eriili, di rie-
tliljcata solto il nome di Pai'in (f^), nel
regno Loniljardo-Venelo. Ilsud del can-
tone ofTie ridenti ed ubertose pianure. In-
teramente situato sul fianco meridionale
delle Alpi, vi presentano immense gbiac-
ciaine sublimi vette. Pyssiede lagbi, la par-
te setlenirionale del lago Maggioree por-
zione di cpiello di Lugano; anche sulle
montagne alquanti 'aghi, ma di poco con-
to. Quanto le alte valli sono tristi, selvag-
ge e d'aspetto spaventevole, altrettanto
amene riescono le pianure che circonda-
no i laghi Maggiore e di Lugano; i nu-
merosi sili pittoreschi che ottVe il nord,
vi attraggono i forestieri, nel quale fan-
no contrasto le ghiacciaie, le nevi, le a-
cule roccie, le montagne coniche e le go-
le, a'boschi,a'pascoli,a'torrenti colle bel-
le cascate, tlicendovisi soprattutto distin-
guere la valle Levantina, che tutta da un
capo all'altro trascorre il Ticino. La na-
tura del terreno dicuicomponesi la mag-
gior parte della contrada, non permette
all'agricoltura grande estensione se non
verso il sud , ove il suolo somigliante a
quello d'Italia, produce grano, vino, fi-
chi, mandorle e numero grande d'altri
frutti de'pacii meridionali, attendendo-
visi pure alla pesca. Dappertutto altrove
reduta/ionede'bestiami eia raccolta del-
le piante alpine sono le sole utilità de-
gli abitanti; perciò molti di loro recatisi
nell'estate in Francia o in Italia per gua-
dagnarsi il vitto, per cui il peso dell'agri-
coltura gravita sidle donne; tuttavia spar-
gendovi qualche denaro il passaggio del-
ie mercanzie Ira l'ultimo citato paese e
la Svizzera pel S.Gottardo. Considerevo-
le quantità di Augelli ha nudrimento dai
gelsi, e somministrano copiosa e ottima
seta, di cui si fa esportazione, insieme al-
le fruita, formaggio, vino, pelli, legname
e cappelli di paglia. Nella regione si tro-
va del marmo fino, e del pregevole cri-
S V[
stallo di rocca. Anche il cantone del Ti-
cino ha come gli altri le sue monete par-
ticolari, regolate secondo la tarilfa di quel-
le di Mi lano.Gli abitanti tutti cattolici par-
lano l'italiano, tranne nella valle di Cam-
po, dove generalmente usano il tedesco.
Bellinzona, Locamo e Lugano ne sono
alternativamente i capoluoghi. L'antica
costituzione di questo cantone, descritta
con quelle degli altri dal suo consigliere
Franscini nel 1827, che poi ne fu segre-
tario di stato, è stata rovesciata nel i83o
dal popolo, il quale all'oligarchia che lo
tiranneggiava sostituì un governo a co-
mune, divenuto uno de' migliori della
ConfederazioneSvizzera. Il gran consiglio
si compone diioi membri, ed il piccolo
di c) deputati scelti dall'altro. La giusti-
zia vi si rende da'giudici di pace, da 8 tri-
bunali di distretto o di [."istanza, e da un
tribunale d'appello. Vi si contano più di
5oo preti, 4 collegiale, 1 2 conventi di re-
ligiosi, e 8 monasteri di monache. Ma nel-
le ultime deplorabili insurrezioni furono
anche in questo cantone soppressi diver-
si conventi, tollerandosi i cappuccini, co-
me altrove, perchè poveri, essendosi pre-
si di mira principalmente quelli che pos-
sedevano, per usurparne le rendite. An-
zi nel Ticino tra'cappuccini si espulsero
gli stranieri, e solo si lasciarono i naziona-
li.Fuancora soppresso il seminariodi Po-
leggio nel distretto di Levantina, e fon-
dato dall' arcivescovo cardinal Federico
Borromeo; ad onta degli energici recla-
mi e proteste del pastore. Queste vessazio-
ni incominciarono nel I 8o3, si rinnovaro-
no nel 18 ic), neh 836 e 1837, e si consu-
marono negli ultimi anni. Si può leggere:
Nota in confiilazione dì quanto scrisse e
può scrii' ere il Repubblicano della S^'iz-
zera Italiana contro i conventi, tenden-
te ad offuscare la religione cattolica a-
poslolica romana, qnal e la religione del-
lo .^/atoj Lugano i838. Di sopra ricordai
un bel novero di uomini illustri e celebri
di questo cantone. Gli 8 dislrelli in cui
dividasi il cantone, sono Dellinzona, Eie-
Jk V I
{^no, Levnnlina, Locamo, Lugano, INIen
(Irisio, Riviera e Va! I\Inf;gia , die com-
prendono 38 circoli; per lo spirittiale, co-
me notai, dipende dall'arcivescovo di Mi-
lano e dal vescovo di Como. Fece questo
paese in alivi tempi parie i\c\\' Italifi, al-
la quale pare che appartenga per la sua
naturale situazione di qua dall'Alpi, e per
la lingua de'suoi abitatori. Conquistato in
parte nel i 5o3 da'cantoni d'Uri, Svitlo e
L'ntervald, ed interamente nel i 5 i ?.,fu al-
lora governalo in nomedi lutti e divenne
suddito (IcllaConfederazione Elvetica, sot-
to il titolo di Batitirif^i Jtaliatii, una spe-
cie delle prefetture o lautfocliiedi Svizze-
ra. All'alto dello slabilimenlo della lSvìz-
zera in Uepuhlilica Elvetica, una e indi-
visibile, nel 1798 furono i baliaggi italia-
ni dichiarati indipendenti, cformaionoi
cantoni di Bellinzona e Lugano.i quali per
l'allodi mediazione del i8o3 vennero riu-
niti per più non formarne che uno solo
.<;ollo il nome di Ticino. Ora dirò in bre-
ve de'suoi capoluoghi. Bellinzona, Billi-
tio, Bililiona, Castrum Bililiomini, città
capoluogo di distretto e di circolo a 32 le-
ghe da Berna, è costrutta sopra due roc-
cie separale dal fiume Ticino e dalla stra-
da del s. Goliardo a Dlilano. All'est s'iu-
iialzarono due castelli fortificati, l'uno su-
periormente all'altro, ed im 3.° all'ovest.
Le mina di questi 3 castelli declinano si-
no alla riva del Ticino, in modo che le
3 porle della città formano le comimica-
zioni della Svizzera coll'Ilalia dalla par-
te del s. Gottardo. Questi 3 castelli furo-
no costruiti nel secolo XV da'duchi di iMi-
lano; ma ora non esistono che gli avanzi.
Si vede presso di Bellinzona, dalla parie
di Molignasco, una diga eretta da'france-
si sotto il regno di Francesco I, che serve
a prevenire l'inondazioni del Ticino, del-
la Muesa e del Calanchetlo. La città è be-
ne cdi(ìrata, come pure la chiesa colle-
giata dc'ss. l'ietio e Stefano, e contiene
di l)ei quadri. Ila un gran seminario e al-
tri fidibricati ragguardevoli. Fagrancom-
mercio d'acqua di cedro rinfrescante, e
S V I 47
cos'ai pure d'anguillechesi ppscono ne'suoi
contoini. E' questa città il deposito «Iel-
le merci che vanno in Italia o che vengo-
no {lai s. Goliardo, ilal I.ukmaiiicr e dal
Bernardino. Neirostate le sue montagne
sono coperte di bcsliame.Nel 1 5i '^fu mol-
to danneggiata da un'inondazione. Il suo
distretto si compone di profonde valli e al-
te montagne, e queste coperte di castagne.
Da questo distiello incominciano il cli-
ma e la coltura dell'Italia; vi si trovano
aranci e cedri, e ogni anno si fanno due
raccolte di mais. I romani chiamarono la
valle di Bellinzona, Cnmjn Canini. Glm-
lemanni volendo pencliiuc in Italia per
Bellinzona, furono balluli da Maiorano
imperatore. Al tempo di Maurizio impe-
ratore greco nel 5go, allorché Childeri-
co II re d'Austrasia inviò in llalin un'ar-
mata contro i longobardi, Bellinzona già
era una piazza forte, poiché i fianchi fu-
rono obbligali d'assediarla. Anticamente
ebbe i suoi conti particolari, e poi diven-
tò contea de'vescovi di Como. Nel 1242
fu conquistala la città da Ottone Viscon-
ti principe milanese, e nel i335 fu rc^a
alla fimiglia lìnfconidì Como che vi van-
tava dediritli. iNel secolo XV fu ceduta
a FilippolM.'^ Visconti duca di Milano, do-
po la famosa battaglia di Bellinzona, tan-
to funesta agli svizzeri confederati. Nel
1 4^9 gli abitanti d'Uri pervennero a im-
padroniiNene, e la conservarono! 5 anni
per pegno della pace che aveano conclu-
sa. ^eli499 si sottomise liberamente ai
caiMoni d'Uri, di Svitto e d' Unlcrvald.
Passò poi alternativamente in potere de-
gli svizzeri e de'francesi. Dopo la batta-
glia che i confederati diedero a'fiancesi a
Marignano, nel 1 5 1 5 i 3 cantoni ne rima-
sero tranquilli possessori, e sino alla ri-
voluzione del 1798 fu la residenza d'un
bali che tali cantoni vi mandavano aller-
nntivanienle. Due graziosi sobborghi ne
ampliiino l'estensione. Locamo^ Locar-
7/f/«/j città capoluogo di distretto e di cir-
colo, a 3o leghe da Berna 617 da Mila-
no, all'imboccatura della Maggia nel la-
4R SVI
go !Maggiore,e godetl'un dolce cliina. Le
case sr)no ben Ihlibricnle, con bella piaz-
za , chiesa parrocchiale antichissima nel
!iio"o detto IMiirallo, e 4 conventi. Evvi
fondeiiadi cam[)ane, fabbriche di cappel-
Vi e panni ordinari. Il suo mercato quasi
giornaliero è il pii^i frequentalo del can-
tone. L'emigrazione de'protestanti nel se-
colo XVI, molto diminuì la sua popola-
zione. Il suo distretto in abitanti è assai
esleso, e si compone del paese che cinge
la parte superiore del lago [Maggiore, e
delle valli di Centovalli, di Onzernone e
di Verzasca. Il suolo n'è fertilissimo, rac-
cogliendosi soprattutto segala e mais. I
fichi, i lauri, gli olivi,! cipressi, gli aran-
ci, i cedri ed i meloni crescono inabbon-
tlanza sulle rive del lago. I pascoli pure
sono abbondanti ove si alleva molto be-
stiamCjdacuisi ritiae copioso ed eccellen-
te formaggio, e n'è l'emporio per la Sviz-
zera. In Locamo si conservano ancora gli
avanzi d'un forte caste! lo rovina to,che an-
ticamente serviva d'antemurale allo sta-
to di Milano a cui apparteneva. Questo
paese fu ceduto agli svizzeri nel 1 5 i 3 da
Massimiliano Sforza duca di INIilano, per
essere stato coll'aiuto loro ristabilito nei
suoi dominii. Lrigano, Lucauuni , Lua-
num,c\\.VA in passato capitale del baliag-
gio antico omonimo, e ora capoluogo di
distretto e di circolo, a 34 leghe da Ber-
na,! 3 da IMilano e 6 da Como. E" in a-
inenissima situazione, sulla riva setten-
trionale del lago Lugano, che vi forma u-
iia baia, delizioso per le sue rive che pre-
sentano una quantità di belle situazioni,
producente molti pesci e particolarmen-
te le trolte; olire vantaggiosa navigazio-
ne, e fu chiamato Lago Ceresio. La cit-
tà veduta da esso ha una bella apparen-
za, che non viene smentita né dalle sue
numerose pubbliche piazze, né dalle lar-
ghe strade, né dagli edifizi che rinchiu-
de: il suo teatro, fabbricato ne'primi an-
nidi questo secolo, è vasto. La chiesa col-
legiata di s. Lorenzo è sopra un'altura.
Alimentano il considerabile commercio
S V I
fal)brichedi seterie, tabacco, cappelli, pol-
vere e concie: vi si tengono molte fiere fre-
quentatissime. I suoi dintorni sono pitto-
reschi. Il distretto,generalraente montuo-
so, è però fertile di ottimi vini, frutta sa-
porite, eccellenti tartufi, olivi, tabacco e
quantità di seta, de'quali e altii oggetti
si fi! notabile trafìico. I suoi pascoli nu-
driscono una razza di bestie a corna. La
montagna di Caprino, situata in faccia a
Lugano, sull'opposta riva del lago, pre-
senta roccie piene di profonde spaccatu-
re, dalle quali in estale esce un vento fre-
sco: in vicinanza gli abitanti innalzarono
degli edifizi perconservare il vino. La val-
le d'Agno è ricca di pascoli, assai comu-
ni in questo distretto. Lugano apparten-
ne in antico a Conio ed a HJilano, e fece
in seguito parte del ducato di IMilano, da
cui fu staccala nel i 5 1 2,quando se ne im-
padronirono gli svizzeri. Lo stemma can-
tonale diTiciiioconsiste in uno scudo par-
te turchino e parte rosso. Siccome il pre-
fetto apostolico delle missioni della Re-
zia, nelle valli di Mesolcina e Calanca, ri-
siede nel cantone Ticino, donde si reca
spesso a visitare la missione, qui appres-
so vado a ragionarne.
Prefettura apostolica di Mesolcina e
Calanca.La valleMesolcina con tanto suo
profitto spirituale fu visitata da s. Carlo
Borromeo, benché sia nella diocesi di Coi-
rà, il quale é considerato primario isti-
tutore delle pontificie missioni nella Sviz-
zera, per quanto descrissi nel cantone dei
GrigionijOvepure notai cheGregorioX. VI
neh 889 fece visitatore apostolico anche
di queste missioni di Mesolcina e Calan-
ca il prelato nunzio della Svizzera. LalMe-
solcinaera una signoria de'grigioni, con-
finante conPiellinzonaja tempo delloScot-
ti non eravi penetrata l'eresia, ma i pro-
testanti stavano all'erta per introdurve-
la, e fatalmente riuscì loro di seminarvi
i propri errori. fJopoche quel prelato nel
i63o divenne nunzio di Svizzera, fu pel
suo zelo introdotta la missione di 6 cap-
puccini dalla provincia di Milauo nella
S V I
valIcMcsoIcinn. In questa crnvi a <?no tem-
po una pieposituracoiiG canonicati. L'im-
neralore Ferdinando II fece principe di
Musocco e della valle Mesolcina Teodoro
Trii'ulzi[f^.), poi cardinale nel i(Ì2r),per
se e SUOI discendenti. La valle Alesoloina,
come la valle di Calanca,soiio due valli
al di qua dell'Alpi verso l'Italia. Calan-
ca resta nella parte meridionale del can-
tone de'Grigioni nella Svizzera, sul ver-
satolo meridionale dell'Alpi Lepontine,
fra dueani'Ili di questa catena, che la se-
parano ilalle valli di ì\Iisoz e Blegno, at-
traversata dal fiume Calancasca,allluen-
le del Muesca. E' una contrada selvaggia,
i cui abitanti vivaci e laboriosi sono po-
veri, e fanno comciercio di resina, sapo-
ne, cotone e fi! di ferro. La missione è af-
fidala a'cappucciui, ed il prefetto aposto-
lico vi si reca dal cantone Ticino sua di-
mora; nelle urgenze vi deputa un con-e-
Iigioso vice-prefetto. In addietro il p. pre-
fetto era il provinciale de' cappuccini di
JMdano; dopo le vicende politiche de'pri-
mordi di questo secolo, lo elogge la con-
gregazione di propaganda /jV/e, la quale
nulla dà a'missionari, essendo ben prov-
veduti di pie Uiscite, di messe, di fondi,
orti, vigne e salari annuali pagati dalle po-
polazioni cattoliche , ascendenti a circa
4ooo: ultimamente! 4 erano i missiona-
ri. L'ultimo provinciale prefetto fu il p.
fr. Ambrogio daRimini e risiedeva in Soaz-
za, luogo della missione. Il i.°che scelse
la congregazione persuccessorenel i83o,
fu il p. fr. Gio. Francesco da Locarne; nel
1844 lo era il p. fi-. Cherubino da Ligor-
netto, già prefetto della prefettura della
Piezia ne'Grigioni. Sono luoghi delle mis-
siotii: Scazzo con cliiesa parrocchiale, fi-
liale e un oratorio. Mesocco con chiesa,
senza cura d'anime. Lostallo con chiesa
parrocchiale, due altre filiali, ed una suc-
cursale in Cabiolo. Camma e Leggin, con
due chiese parrocchiali unite con 5 ora-
torii pubblici. Grono con chiesa parroc-
chiale, altra filiale e due oratorii.Ilovere-
do con oratorio e senza cura d'anime. S.
VOL. ixxti.
SVI 49
INInria di Calanca con chiesa parrocchia-
le, da cui dipendono la filiale di Casta-
neda, e l'oratorio di Nadrò. Rossa con
chiesa parrocchiale e 3 oratorii. Prima vi
erano ancora vari ospizi e conventi. Nel
1887 le comuni di Grono e di R.overedo
usarono sevizie a'cappucciui, i quali fu-
rono costretti a ritirarsi dalle loro stazio-
ni. La congregazione di propaganda ne
scrisse al vescovo di Coirà, ed al console
pontificio in IMilano per assicurare i fon-
di di quel banco spettanti alla missione,
ch'erano minacciali dalle stesse comuni.
Vaud, Vaudunij misto. Nella diocesi
di Losanna e Ginevra, cantone della par-
te più occidentale, bagnato da fiumi e da
laghi, estendendosi dal lago di Ginevra
fino a quelli di ìMorat, di Yverduo e di
Neuchàlel; in clima dolcissimo e soprat-
tutto in riva al lago di Ginevra, che of-
fre l'aspetto più ridente, per l'immensa
quantità di case di delizia, ville, borghi
e villaggi chevi sono come seminati. Tro-
vansi paludi nelle vicinanze d' A veliche e
sulle sponde dell'Orbe, ma il paese è ge-
neralmente sano, con amene valli inter-
secate da vei'deggianli collinette. U suolo,
quantunque non dappertutto fertile, è be-
ne coltivato. L'agricoltura, e particolar-
mente la coltivazione della vite , formi
l'occupazione prima ria degli ahi tanti. Nel-
le contrade eie vate che sta uno all'occiden-
te, il suolo assai ingrato non permette di
coltivare fuorché grani l'estate e produ-
zioni alpine;i bei vigneti situati sullespon-
de del lago di Ginevra, sono d'una ren-
dita straordinaria. Il soggiorno incante-
vole e deliziosissimo di numero grande
di viaggiatori da tutte le parti d'Euro-
pa, come in altre parti della Svizzera, è
lucrosissimo pel paese.Visonoalcune fab-
briche e manifatture. Nelle saline di Bex
si scuoprì una vena di roccia salifeia, ili
cui un piede cubo dà 3o libbre di sale, e
può somministrare al cantone immensa
utilità. Il popolo è attivo, probo, robusto
e di perspicace intelligenza. Si vuole che
Vaud sia la contrada più fertile, più ri-
4
5o S V I
tlcnle e pili ricca della Svizzera. Vi si rac-
coglie grano, cana|)a e lino, ahhondanle
vino, con tulli i prodotti de'suoi eccellen-
ti pascoli. Dalle montagne licavasi ferro,
pionil)o, carhon fossile e gesso. La regio
ne partecipa dell'indole de'rran( esi, e se
ne palla la lingua, per cui dicesi Fi ancia
iSvizztia. E diviso in 19 distretti, ed in
60 circoli, e la città vescovile di Losan-
na [F.) n'è il capoluogo. Il governo è a-
rislo-democratico: il gran consiglio com-
posto di 180 inenilM'i, sempre rinnovati
per un 3.°, esercita il pulcie legislativo,
ed elegge due landamanni fra i membri
del consiglio di stato; questo consiglio di
stalo o minor consiglio componesi di i 3
membri tratti dal consiglio maggiore, ed
esercita il potere esecutivo. Il tribunale
d'appello giudica in ultima istanza, ed in
ogni distretto vi è il tribunale di 1 ."istan-
za, come in ciascun circolo un giudice e
una giudicatura di pace. Il clero prote-
stante, diviso in 4 classi, viene distribuito
in I 3(5 parrocchie, e trovasi sotto la dire-
zione del consiglio di stato. Nel capoluo*
go vi è una buona accademia, e 6 colle-
gi nel cantone; l'istruzione pubblica è in
progresso; oiclli abitanti de' due sessi si
dedicano all' insegnamento, e spatriano
in fjualilà d'istitutori e d'istilulrici. Que-
sto paese corrisponde presso a poco al
Pagus Lhbigenns di Cesare, e del quale
la città di Orbe , Liba, ne costituiva la
capitale. Dopo la conqmsta de'romani fe-
ce parte della provincia di Bloxima Se-
quonorum. Lo possederono successiva-
mente i borgognoni, i franchi, e dopo Lo-
dovico 1 il Pio fu compreso nel regno del-
la Borgogna Iransiurana, dopo la cui e-
stinzione cadde sotto la potenza degl'im-
peratori di Gernjania, che lo diedero in
fèudo a'duchi di Zahriugen. Estinlasi poi
questa casa nel 1 2 i8,i conti di Savoia pro-
fittarono delle turbolenze dell'impero per
insignoi irsene; ed Amedeo V, uno di tali
conti, neh? 85 diede questa provincia al
fratello minore Luigi, la cui posterità la
conservò sino al i Z5o,, epoca della sua e-
S V I
slinrione. Il vescovo di Losanna signore
della sua capitale, lo era non meno che
delle parrocchie di Vaux, di Vevay e di
Avenclie, l'antica /^feM/z'cHm sede vesco-
vile, di cui feci cenno nel cantone di Ber-
na, che nel Sgo ovvero nel G02 fu tra-
sferita a Losanna dal vescovo Mario. A-
vcndcuni pare che fosse una delle 12 cit-
tà che glielvezi rovinarono, allorché im-
presero la sfortunata loro spedizione nel-
le Gallie. I cantoni di Berna e di Fribur-
go vi possedevano in comune molti ba-
liaggi, ed il rimanente spettava al conte
di Savoia. A IMoudon si raccoglievano gli
stati del paese, conlenente «4 cillà e bor-
ghi, di cui i principali erano IMoudon, Y-
Verdun, Morges, Noyon, Payerne e Ilo-
mont. A'on avendo que'di Berna potuto
colle loro rimostranze indurre il duca di
Savoia [V.) a lasciare alla cillà di Gi-
nevra il libero esercizio della sedicente
nuova religione che aveano abbracciala,
nel i536 entrarono armati nel paese di
Vaud, nel quale restarono signori sino al
1798, che se ne formò un cantone indi-
pendente sotto il nome di Lemano, fin-
ché nel 1 8o3 gli fu restituito il proprio di
Vaud, quando entrò a far parie dellaCon-
federazione Elvetica da Napoleone I mo-
dellala coll'atlo di mediazione, e nel 1 8 1 5
fu confermato ne'dirilti federali. Di ^o-
5rt/e/z« suo capoluogo abbastanza parlai al
suo articolo, in quello di Savoia, per A-
inedeo Vili che col nome di T^eZ/ce /'an-
tipapa vi dimorò, e dovrò rifarne men-
zione: la residenza del vescovo essendo a
Friburgo, anche in quel cantone Io no-
tai, per esservisi portalo dopo che l'ere-
sia fu abbracciata io Losanna neh 536,
la cui cattedrale vuoisi la chiesa più va-
sta della Svizzera. Mi limiterò dunque ad
aggiungere soltanto, che Losanna come-
chè soggetta in parte al suo vescovo, tut-
tavia godeva ragguardevoli privilegi im-
periali. Essa nel i3i5 concluse alleanza
con Berna e Friburgo, indi nel 1 356 si sot-
tomise alla t.^jchenon contenta di confer-
marne i privilegi, più lardi le cede molli
S V I
Lonsiderevoli beni ecclesiaslici qunndo vi
("n abbrncciato il protestantismo, e che a-
vea confiscato a' cattolici pcc essere stali
fedeli alla vera religione de'ioro avi. Al-
tre città importanti di Vaiid sono: Vver-
thin in riva del Iago di >'eiicÌK'ilel, la qua-
ledeve a Pestalozzi la scuoladi pittura che
vi fiorisce, e vi è pure nna ricca biblioteca;
e Gra«ff5o;? pure sulla sponda di detto la-
go, memorabile per la vittoria nel 1 4/ J
riportata dagli svi7reii sui boigognoni ,
presso le sue mura e con immenso bolli-
no. Lo stemma cantonale di Vaud si com-
pone de'colori bianco e verde carico, sul
pi uno sta l'epigrafe: Liherté d Patrie.
Vailese, Vallesia, /'fl/e.?/rt, cattolico.
Diocesi di Sion, cantone formante la più
estesa e ampia valle del tei ritorio svizze-
ro, svariatissimo n'è l'aspetto e somma-
niente pittoresco: alte montagne colle cre-
ste coperte d'enormi ghiacciaie, vallette
anguste e selvagge che contrastano colla
bella valle primaria, numerosi torrenti
che formano cascate,rendono il paese inte-
ressantissimo al viaggiatore. Dappertutto
nel Vallese veggonsi tracce d*una rivolu-
zione del globo, e pare che il Rodano vo-
glia continuarne la devastazione. Il clima
riesce fieddo all'inverno, e caldissimo nel-
l'estate, l'aria pura e sana. Sgiaziatanieu-
te sono comuni i gozzi, e trovasi in alcu-
ne parli di questo cantone una razza di
uomini degenerati, chiamati cretini, es-
seri sventurati, chesono imbecilli, non ca-
piscono, non parlano, e sono quasi insen-
sibdi alle percosse. Appiè dell'Alpi Ber-
ne>i il calore giunge a sì alto grado che
l'uva non solo vi matura, ma reMde,'quan-
do si usi diligenza nel farlo, un vino che
si può paragonare a quello di Spagna. Ol-
tre questo, gli altri prodotti principali so-
no grano, frutti, castagne, fichi, mandor-
le, bestiame, selvaggiume, un poco d'oro,
ferro e piombo. Vi sono acque minerali
rinomate a Hrig ed a Louixhe. Dopo il
bestiame, la massima ricchezza dei iva al
paese dal gran passaggio deirAl[)i pei la
Via del Sempione, costruita da Napoleo-
SVI 5c
ne I con l'idea politica d'aprire una via
per cui sboccare in Italia le armi francesi,
e assicurare in caso di rovescio una riti-
rata. 11 cantone è diviso in /filo l'allese
e in Basw /'allcsej ili.^è ripartilo iny
diecine o decuiie, il 2.° in 6 diecine, cia-
scuna delle quali col suo tribunale di die-
cina t> decuria. Sono i vallesani lodali per
la semplicità de'costumi, ma egli è nelle
parti remote, in seno alle montagne, uè
sili lontani dalle strade e in certo modo
appartali dall'universo, che trovansi piìi
manifesto quel candore e que'coslumi o-
spitali. Tutti sono cattolici, ed oltre il ve-
scovo di Sion (^ •) e il suo capitolo, vi è
la celebre abbazia nnllius dioeccsi'; dì fi.
Maurizio d'Agauno, che descrissi in quel-
l'articolo, ed alla quale, come ivi notai,
Gregorio XVI col breve In amplissimo
AposioUcae dignitatis, de'3 luglio i84o,
Bull. Poni, de prop. fide t. 5, p. 1 96: Ab-
batìc s. Mauritii in Falesia lionorcm fri-
buit, ut ejiisdeni Al'bas perpeluo sii Kpi-
scopiis Bethleeni in parlibus. D'altri pri-
vilegi accordati all' abbazia parlerò poi.
Comprende pure il vescovato alcune col-
legiate, alquanti conventi, I I 5 parrocchie
e parecchi benefìzi ecclesiastici. L'insegna-
mento pubblico per buona ventura del
cantone era adidato a'gesuiti, i quali in
giustamente anco da questo luogo furo-
no tolti nella recente e piìi volte ricorda
ta fiera persecuzione de' protestanti con-
tro i cattolici e loro stabilimenti religiosi.
Il governo è arislo-democratico, e viene
retto da una dieta e da un consiglio di
stato, ed uno de'piìi lodati della Svizzera,
avendo del democratico e del rappresen-
tativo. Per formare la dieta, ogni dieci-
na nomina 4 deputatici picsidente d'o-
gni diecina essendo deputalo per diritto.
Il vescovo diSion ha voto delibei ali vo nel
la dieta , ed il suo voto è ecjuivalente e
conta per 4, ossia per una diecina o de-
curia: a questo prelato, de'molti suoi pri-
vilegi e potere sovrano, non gli ^ restalo
quasi chetale solo sulìiagio. Anticamente
il vescovo di Sion era prefetto del Valle-
52 SVI
se, confo e principe tlell'impero, dopo il
quale nel cantone veniva il baglivo o ca-
pitano. Il consiglio di stalo esercita il po-
tere esecutivo, ed il suo presidente viene
Appellato gran baglivo. Gli affari d'alta
iniportanza si giudicano dalla rinnioiiede'
consigli di comune. Il consiglio di stato
non conta che 5 membri, che sono il gran
haglivo, un vice-bagli vo, un tesoriere e
due consiglieri di slato. Un tribunale su-
premo per le appellazioni è composto di
1 2 membri e d'im gran giudice che li pre-
siede. Fu questo paese anticamente abi-
tato da' seduni, veragri e nanliiati, da'
romani conosciuti sotto il nome genera-
le di Tallcnses, perchè occupavano la
Pialle Pennina.] popoli nanluati occupa,
•vano la sponda del lago Lemano ossia di
Ginevra dal lato d'oriente, ed erano con-
tigui a'veragri, che soggiornando nel Cas-
so Vallese aveano a loio vicini i seduni
occupanti l'Alio Vallese o Vallala alla.
Fu Sergio Galba luogotenente di Giulio
Cesare, che assoggettò questi popoli a Ro-
ma, non senza gravi dillicoltìi. Dopo aver
Hitta parte della provincia delle AlpiPeo-
rine e Greche, e della Narbonese, in se-
guito la contrada corse la slessa sorte del-
l'Elvezia meridionale, passando dalla do-
niinazionede' romani sotto quella de'bor-
gognoni e de'franchi. Questi ultimi eb-
bero spesso la guerra co'Iongobardi pel
possedimento della regione, che tu dopo
quell'epoca nominata Fallesia. Fu do[)o
Lodovico I Pio compresa nel regno diBor-
gogna fransiurana. Nel i o32 passò a Cor-
rado II il Salico imperatore di Germa-
nia;i duchi di Sai'oin, coiwe raccontai in
quell'articolo, i duchi di Zàhringen, ed
i vescovi di Sion, dominarono di poi nel
BassoVallese; ma l'Alto Vallese manten-
ne la sua indipendenza, edanzi neh 47 5
conquistò l'alti o. 11 vescovo di Sion ad on-
ta de'nominali titoli, ad onta che gli alti
si emettevano in suo nome, e che le mo-
nete si battevano col di lui conio, non
fu assoluto signore del paese, esercitando
la piena sovranilà la dieta generale. I val-
S V I
Icsani neh 533 per difesa della religione
cattolica fecero lega co'7 cantoni cattolici
in l'^iburgo per opera del vescovo rIiSion,
ed ogni i o anni tra loro si rinnovava. Pos-
sedevano i vallesani anche fuori del pro-
prio territorio alcune prefetture lolle a'
principi di Savoia, una delle ({uali resli-
tuiroiioal ducaEmanueleFdiberlo. L'Al-
to Vallese dominò ilBassoVallese sino alla
rivoluzione del i 79B. 1 vallesani erano al-
leali, e non associati della lega svizzera in-
cominciata nel i3o3. Nel 1798 il Vallese
intiero divenne uno de'iB cantoni della
Repubblica Elvetica; nel 1802 separossi
dalla confederazione e formò una repub-
blica particolare, sotto la protezione della
F'rancia. Napoleone I neh 8 1 o locongiun-
se all'impero francese, e ne formò il di-
parlimenlodelSeoipione,chenel 18 1 5di-
venne un cantone della Confederazione
Elvetica. Parlando di Sion suo capo-
luogo, feci il simile di Marligny, succe-
duta alla sede vescovile d'Oclorluriwt, la
quale fu riunita a Sion. In questa nel 1781
fu stabilita una missioiie,afildata al p. pro-
vinciale della provincia elvetica de'cap-
puccini nella diocesi di Sion. A pie del
monte Gemmi presso al Rodano vi è la
piccola citlà di Letteli o Loueche, celebre
pe'bagni termali poco da lei distanti, de'
quali la temperatura varia da Z'j a^i gra-
di del termometro di Reaumur. Lo slem-
ma cantonale rappresenta uno scudo il cui
campo è diviso ne'colori bianco, e rosso,
con Ire linee di stelle orizzontali, una in
mezzo, e le altre lateralmente, rosse es-
sendoquelle sul campo bianco,e argentee
quellesulcampo rosso. Nel medesimoar-
ticolo Sion descrissi il celeberrimo e be-
nemerentissimo dell'umanità, e de'viag-
giatori d'ogni nazione e religione nel di-
sastroso passaggio dell'Alpi Pennine, cioè
il Monastero e Ospizio del Grans. Ber'
Hrtrf/o sul confine del Basso Vallese, mon-
te varcato in prima da Anuibale,dopoAu -
gusto da'romani per portarsi nell'Elve-
zia e nelle Gallie, e poi da Carlo Magno
per calare inltalia come il cartaginese con-
SVI
qiiistalore. Celebrai il suo immortale fon-
datore h. Bernardo (f^.) savoiardo cie'si-
giioi'idi Meiilhon, castello presso A nnecy,
arcidiacono e vicario generale del vesco-
vo d'Aosta, illustre per profonda scienza
e singoiar pietà. Nel q62 e sul punto cul-
minante del INIonte Joux, già stazione mi-
litare de'roraani, nel luogo il piìi perico-
loso egli eresse il famigerato ospizio, a-
silo benefico a'viandanti in (jnelle terri-
bili balze sei vagge,in mezzo all'eterne ne-
vi, e ove r inverno esercita per 8 mesi i
più crudeli rigori. Il b. Bernardo dopo a-
vcr hberato la montagna da'banditi che
coloro brigantaggi ne accrescevano l'or-
rore, con l'aiuto d'intrepidi religiosi fran-
cesi vi stabiPi il suo monastero per prodi-
gare ogni maniera di soccorsi a' perico-
lanti passeggieri senza distinzione distato.
Aggiungerò quindi, che sino dalla (.'ori-
gine, quella congregazione de' canonici
regolari di s. Agostino da lui istituita, a-
vendo impiegato somme considerabili an-
che per migliorar le strade impraticabili
che solcano 1' Alpi, e per 9 secoli giam-
mai rallentando d'un solo giorno il sagri-
fìzio de' religiosi e Io zelo mirabile in 0-
pera cotanto utile, meritò d'essere ricol-
mo de'favori della Chiesa, della venera-
zione di tutta la cristianità, e della grati-
tudine delle nazioni, per gl'inuumerabili
che strappò da sicura morte negli uraga-
ni che gli avrebbe sepolti sotto la neve. Pa-
pa Eugenio III neh i^G accordò all'ospi-
zio esenzioni, che confermò nel 1 177 A-
lessandio HI, ponendo il capitolo e il mo-
nastero sotto la protezione diretta e spe-
ciale di s. l'ietro e della s. Sede, assicu-
rando a'rcligiosiil possesso de'benefizi ec-
clesiastici che aveauo in Francia, in In-
ghilterra, in Italia per pie donazioni. Nel-
l'anno i2o3 Innocenzo III rinnovò que-
sti contrassegni di pontificia benevoU:nza
con isplcudide parole» Benché dobbia-
mo noi aprire le viscere di carità a tutti
i poveri, siamo nondimeno obbligati ad
essere piii liberali delle nostre grazie, e
spanderle iu maggior copia sopra coloiu
SVI 53
che poveri dì spirito, si soltomellono vo-
lontariamente alla povertà per meglio
soccorrere gì' infelici Inoltre benché
molte persone adempiano a siffatte cose
in un modo assai lodevole, questi religiosi
nondimeno si sforzano di farlo in una gui-
sa anche piìi singolare, dandosi all'ospi-
talità non solo per ricevere i viaggiatori;
ma eziandio per attirarli, secondochedi-
ce il profeta: Rompete il vostro nane a-
gl'inftUcijconclucete nelle vostre case ipO'
verie i viaggiatori. Eglino pertanto som-
ministrano a mangiare a coloro che haa-
uo fame, a bere a coloro che sono asse-
tati; accolgono i viaggiatori, vestono i nu-
di, seppelliscono (juelli di cui hanno sol-
levalo i mali, ed eseguiscono quello che
nel giorno del giudizio il Signore, secon-
do ciò che ha detto, ricompenserà ne'buo-
ni, e punirà ne'cattivi. Ora siccome i no-
stri cari figli, il preposto e il capitolo di
s. Bernardo, si occupano con tutte le loro
forze in queste opere, si espongono per sol-
levare i mali de'poveri e degli ammalati
che da ogni parte vi allluiscono, così noi
vi avvertiamo ed esortiamo tutti nel Si-
gnore, e concediamo ancora la remissio-
ne de'peccali a chiunque nelle loro opere
di carità darà ad essi religioso aiuto." Gli
altri Papi non furono meno premurosi di
mostrarsi ammiratori e grati nel subli-
me esercizio dell'ospitalità de' religiosi, en-
comiandoli e versando su di essi gì' ine-
sauribili tesori delle graziespirituali, ecou
commoventi bolle eccitando i fedeli a soc-
correrli per vantaggio dell'umanità. Tali
furono principalmente Gregorio IX, Cle-
mente iVjClemenleV, Clemente VI, Gio-
vanni XXIII , Martino V con due bulle,
Eugenio IV, Nicolò V, Calisto III, Pio II,
Paolo II, Sisto IV, Giulio II, Clemente
VII, Giulio III, Clemente XI,Clenìente
XII, Pio VI e Leone XII. Se esislelteal
mondo un istituto che dovesse credersi al
sicuro dal furore degli uomini, certamente
dovea esserel'ospizioc monastero delGrau
s. Bernardo; forse non hawi paese che uou
debba a lui la vita di qualche figlio salvato^
54 SVI
e che quindi non gli offra i liibuli di sua
religiosa graliludinc; onde l'ospizio non
doveasi considerare proprietà d'un ordi-
ne religioso, ina proprietà dell'intera u-
inanilà. Edificato su d'un territorio neu-
trale, questo sagro asilo stava sotto la tu-
tela e la [)rotezione di tutti i popoli; per
la santità di sua destinazione, per le no-
])ili vii tìi e abnegazione de'religiosi che vi
prestavano il loro ministero, consumando
Ja vita al servizio de'poveri, degrinfermi
e degl'infelici; sembrava che almeno do-
vesse essere salvalo dalla scossa delle pas-
sioni umanee dalle rovine, effettuate nel-
le ultime rivoluzioni de'radicali di Sviz-
zera. Ma appena in essa trionfò il radica-
lismo, volle esso contrassegnare la sua vit-
toria colla distruzione e spogliazione del
monastero e ospizio, e colla espulsione tie'
benemeriti religiosi ; come pur fece con
(juasi tutti gli altri religiosi possidenti, per
a[)piopriarsenele rendite, contro tanti so-
lenni trattali: tale fu il fine della guerra
mossa da'cantoni radicali contro il Son-
dcibund olega separata de'cantoni catto-
lici neli847,econlro isuoimembri.il ra-
dicalismo svizzero considerò lo sciogli-
mento dell'ospizio come cosa insignifican-
te e superflua, e mancando di denaro il
governo tempoiario del Vallese cominciò
coU'imporre all'ospizio la contribuzione
di 80,000 franchi svizzeri, pari 120,000
di Francia, e questi quale emenda per a-
ver favorito il Sonderbund.Fa d'uopo co-
noscere l'astio amaro, che da tanti anni
nutrono i radicali vallesani, quelli special-
mente di Martigny, Monlhey e s. ìMauri-
zio, contro 1' ospizio, a motivo della sua
influenza religiosa e conservativa dell'in-
tero Vallese, per comprendere come essi,
dopo che divennero i dominatori del pae-
se, si permisero ogni sorta d'ingiustizie e
di persecuzioni. Dalla parte di \ aud non
si lasciò di aizzare, ed un tale anni addie-
tro propose, che più non si avesse a per-
nietlere in paese la colletta per l'ospizio
the tanto onorava la contrada erendeva-
si seguo alle benedizioni universali. I re-
S V J
ligiosi videro, che con detta somma mi-
norando sensibilmente il loro patrimo-
nio, non potevano piò mantenere l'ospi-
■ziojoltracciò aspettandosi delle disposizio-
ni ancor pili barbare contro la loro chie-
sa, saviamente fecero trasportare nel ter-
ritorio piemontese ogni cosa di valore. La
cosa erasi in gran parte eseguita, quan-
do n' ebbe notizia il governo tempora-
rio del Vallese, e con)e quello che dopo
la guerra del Sonderbuud avea soppres-
so tutte le comunità religiose, vi spedi im-
mediatamente persone ad inventariare
tutto lo stato dell'ospizio, dentro e fuori
della Svizzera. I deputati non vi trovaro-
no che 6 giovani religiosi, gli altri essen-
do calati in Piemonte per savia precau-
zione, i quali ricusandosi di concorrere al
preteso illegale inventario, ritornarono a
Sion. Ma a' 18 dicembre 184.7 due com-
missari federali salirono all'ospizio,ditilda-
roiioa'religiosi le sue proprietà,richiesero
gli oggetti sottratti, minacciando di man-
dare a riprenderli a spese dell'ospizio; di-
chiarando altresì, che le sostanze delle cor-
porazioni religiose erano proprietà della
Confederazione Svizzera, e perciò i reli-
giosi dell'ospizio non dovevano essere né
amministratori, uè utenti, ma semplici di-
spensatori. Ricusandosi nuovamente i re-
ligiosi di prestarsi alla confezione dell'in-
ventario, ad onta delle 3 intimazioni lega-
li, i commissari coll'opera d'un fabbro che
seco aveaoo condotto, con aperta violen-
za fecero sconficcare i chiavistelli, sfonda-
re le porte a colpi, e presero tutte le cose
esistenti; assunsero il contegno di padro-
ni,e posero dappertutto sentinelle con or-
dine di far fuoco contro chiunque volesse
esportare gli effetti dell'ospizio; il quale
per sopiappiìi dovè mauteneiei3o soldati
che r aggredirono occupandolo niililar-
meute,ed i quali depredarono tutte le pro-
vigioni consagiate all'ospitalità e a'po ve-
ri. Contro tutte queste e altre vessazioni,
il detto governo insistendo nelle sue pre-
tensioni ed esigendo un' amnjenda di più
che 1 1 5,000 franchi, mosse il cunouico
S V I
amministratore FrancescoBeniaminoFil-
lirz preposto del Gran s. Bei nartlo e del-
l'ospizio del Sempione, ad emettere a'i8
dicembre i 847 solenne prolesta, diesi ri-
portò nel t. 6, p. 126 degli Annali delle
scienze religiose, 2. 'sene, insieme all'altra
formale prolesta di mg/ l*ietro Giuseppe
de Preiix vescovo di Sion, de'23 dicem-
bre 1847, """ "leno dello spoglio della
casa e ospizio del Gran s. Bernardo, che
delle ortlinanze dell'assemblea di Sion. In
essa erasi prescritto l'abolizione dell'im-
munità ecclesiastiche, l'alta sorveglianza
dello stato sui beni del clero, de'con venti,
delle corporazioni religiose, e la facoltàdi
averne all'occorrenza l'amministrazione,
spogliando la realeabbazia di s. Maurizio
de'diritli di collazione, oltre altre dispo-
sizioni lesive a'conveiiti ecorporazioni ec-
clesiastiche. Allora il gran consiglio del
Vallese decretò la riunioneal demaniode'
beni ilell'ospizioe raonaslero,senza eccet-
tuar ijuelli liell'ospizio del Sempione, che
l'ondato da Francia d'ordine di iVapoleo-
ue I, ammiratore di questi religiosi, era
stalo ceduto dal governo del Val lese a prez-
zo d'argènto all'ospizio di S.Bernardo, e
<|uindi conliscato a suo profitto. La Fran-
cia avendo il diritto d'intervenire nella
questione, per occupare il i ."luogo tra'be-
nefdttori dell'ospizio, lo feceincoDiiocian-
dodal rifiutare il sussidioannuale che pa-
gava, e si aprirono conferenze a Sion. Pe-
jò il consiglio di stato del Vallese, contro
le promesse fjtle e senza darne alcun av-
viso agl'interessati, pose in vendita i beni
i(utnobili, e con alto inaudito rese illuso-
rie le negoziazioni che avea accettale. Le
sopravvenute vicende politiche del 1848
distolsero la Francia dal farsi rendere ra-
gione di tante violenze contro i diritti più
sagri, e la rovina totale d'un'opera, di cui
godevano tutte le nazioni.
Neuch.vtel, Neufchatel, Neoconium,
iVVoco//iJurH, protestante. Nella diocesi di
Ginevra, cantone già formante un prin-
cipato del re di Prussia (/ .), da cui si
JioUrasse nel marzo 1 8 '^S, ina nel 1 ^^2 le
SVI 55
grandi potenze d' Austria, Russia e In-
ghilterra ne dichiararono la reintegra-
zione, non ancora elfettuata, con piolo-
collo de'24 maggio, al quale prestò ade-
sione Napoleone III imperatore de'fran-
cesi. Con tale atto fu autorizzata la Prus-
sia, in caso di rifiuto di riconoscimento
del cantone di Neuchàtel, di procedere a
militare occupazione,o colle proprie trup-
pe 0 con quelle dellaConlederazioneGer-
inanica. Attraversato nella sua lunghez-
za dalla catena montagnosa del J(ira,che
vi forma G vallate principali, la parte oc-
cidentale appartiene al bacino del Medi-
terraneo, l'orientale al mare del Nord e
irrigala da fiumi affluenti del lago di Neu-
chulel, detto anche lago d'Yverdun, che
uudrisce eccellenti pesci, fi a'quali il ser-
mone e il salut ; Ila navigazione perico-
losa, in qualche luogo aspetti deliziosi, e
si getta nell'Aar tributario del Reno. Il
paeseprcsenta 3 iliverse regioni: la regio-
ne delle vigiie.ch'è ristretta; quella lidie
terre coltivabili, che comprende le gran-
di vallate; la regione de' pascoli, che con-
tiene le cime e le vallale più alte del Ju-
ra. La i.^'è dolcissima, ma in generale
quella delle montagne è assai fredda, e
le fruita eia maggior parte de'grani non
vi maturano. Spesso in autunno il s<j|c
non comparisce nelle pianure e nelle val-
li, mentre sulle montagne si gode d' un
tetnpo sereno e di gradevole teni[)eratu-
ra. L'agricoltura vi è abbastanza coltiva-
ta, ma il clima e il suolo permettono ap-
pena di raccogliere i due <iuiuli di grano
necessario al consumo; i giardini o terre
ni di piccola coltura danno belli (rutti.
Un terzo ile' vini è asportato ne' vicini can-
toni, eccellenti essendo i rossi. La raccol-
ta de'foraggi e l'educazione de' bestiami
ne formano la principale ricchezza, essen-
dovi pure bestie a corna. Si fabbricano
in grande quantità i formaggi, alcuni ile"
quali detti Giuyères si s()ediscono altro-
ve. Si allevano moltissimi cavalli, capre,
porci e api. I pesci di specie diversa ab-
bondano ne'corsi d'acqua e uc'laghi. Le
nG s V 1
montagne laccliiiulono mìneialidi ferro,
gesso, carbone e li-gno fossile, piriti e au-
rifitire. Abbontlanlissime sono le conchi-
glie, i fossili e le piante marine impietri-
te, ed innumerevoli sono i testacei e cor-
pi mariui.Le montagne offrono pure mol-
le grotte curiose, chiamandosi la piìi os-
servabile il Tempio delle Fate. Nella val-
le di Travers sono ricche minieredi as-
fulto, e presso Moiliers, ove G. G. Rous-
seau scrisse le sue Lettere della Monta-
gna, vi è una bella ghiacciaia naturale.
In vicinanza di Breuets evvi la caverna
di Tofière, ove si sente un eco straordi-
nario. In una situazione selvaggia è ilóVz/-
10 di Doitbs, d'8o piedi d'altezza. In va-
ri luoghi esistono sorgenti minerali. Il
principale ramo d'industria è l'arte del-
l'oriuolaio, che prese uno sviluppo straor-
dinario nel 1700 ; indi sono ragguarde-
Toli la fabbricazione de'merletti, le fab-
briche di tele dipinte, quelle d'islromen-
ti di matematica e fisica,ed altro che for-
ma un gran commercio. 11 cantone si di-
vide ini 5 podesterie e 6 castellanie, ca-
poluogo essendo la città di Neuchritel. I
protestanti sono sotto la direzione spiri-
tuale d'un concistoro e de' loro pastori,
e divennero tali neli53o. Parlano la lin-
gua di Francia, e come altri cantoni ne
imitanolemode,mentrequasi tulli i can-
toni hanno costumi speciali di vestiari dif-
fei enti e antichi. Sono laboriosi, pieni d'in-
gegno, vivaci e di costumi dolci. L'educa-
zione prima è assai generalaiente diffusa.
11 governo,com'era sotto il redi Prussia,
Io dichiarai in quell'articolo.Vi sono delle
udienze generali composte de' i o più an-
tichi membri del consiglio di stato, di 1 4
notabili, de'quali 4 sono presi dal clero;
de'capi di giurisdizione, il cui numero non
può eccedere 24, e di 3o deputati almeno
di 23 anni, eletti da tutti gli abitanti del
cantone costituiti in età non meno di 22
anni.Nonsiponnofar leggi, né cambiarle
senza il consenso dell'udienze generali, le
quali hanno la som tua delle cose. I castel-
laci e i podestà lappi eseuluvaao il re,
S V I
(he nominava agl'impieghi principali, e si
faceva rappresentare da un governatore
regio che convocava le udienze generali.
I tribunali civili e criminali hanno pre-
sidenti che assistono all'assemblee comu-
nali. Lecortidi giustizia civile in i .^ istan-
za sono 21,9 dulie quali hanno pure giu-
risdizione criminale. Due sono i tribu-
nali d'ap[)el!o, imo de'3 stali della con-
tea di ISeuchàtcl, l'altro de'3 stati della
contea di Valengin.Le rendite del re con-
sistevano nel diritto di vendita sugl'im-
mobili, in quelle su diversi dorainii, dei
censo dovuto da certi fondi, il prodotto
delle poste, pedaggi e vendita del sale ;
ascendevano a i5o,ooo lire, delle quali
piìi della metà s' impiegava nello stato.
Sembra secondo alcune antiche iscrizio-
ni, che sotto il dominio romano vi fosse
una città alquanto considerabile presso
il sito di Neuchàtel, la quale senza dub-
bio fu distrutta alla caduta dell'impero
d'occidente da'barbari del nord. Questo
paese faceva anticamente parte della Bor-
gogna transiurana^ o per meglio dire era
nel regno di Borgogna fondato da Ro-
dolfo di Stratlinga neU'SSo. I suoi conti,
d' origine antichissima e illustre, erano
conosciuti al tempo de' re di Borgogna
della 2.^ stirpe, credendosi da alcuni che
fossero usciti da quella casa reale. Se ne
trovano di possenti e considerabilissimi
sino al 1090. Veramente si legge nell'y^r-
te di verificare le date, che i primi pro-
prietari di questo principato non assun-
sero che il titolo di Signori di JVeitchd-
telj ne riporta la serie sino al 1 707, e pei
1." conosciuto registra Ulrico I delio34>
cui nel 1070 successe il llglio Piaule I, ed
a questi nel J 099 il primogenito R.aule II.
I conti di iVeuchàlel in progresso si posero
sotto la protezione della casa di Chàlons,
a titolo di vassallaggio. La contea sino dal
secolo XI era posta sotto il dominio de-
gl' imperatori di Germania, che accor-
darono delle franchigie per sempre più
popolare il paese, mentre molte delle vul-
li erauo deserte e coperte di paludi e di
S V I
folle foreste. A laleeirellolebellee uber-
tose valli di ?s'eucliHtel ecli Valengin creb-
bero iiotnbiltiieiite d' ubitanti, che iiii-
glioraroDO le dette parti, onde la rocca e
il castello di iVeucIiàlel fu pareggiato ne'
diritti e [)iivilegi a l'esamoni .'città del-
l'Alia lìorgogua. La signoria pervenne a
Rodoliu I d' Habsburg, già innalzato al-
i'impeio fino dal i 273, il (|uale nel 1288
obbligò tulli i signori borghesi a ricono-
scere la sua autorità, quando con alto for-
male fece rinunziare la contea a Rauie V
o Ilollin. Fu in (|ueirepoca che Giov.iii-
Ili di Cliàions barone d'Arlai, ch'era del-
la thujit;lia de'conli di liorgogna, lece ri-
vivere l'antico diriltodisna famiglia sul-
lo sialo di Neuchàlel, e l'imperalore vi
acconsentì, onde Giovanni lo die in feu-
do allo slesso Raule V con omaggio li-
gio; indi a Raule V successe nel i34i il
figlio Luigi. Dipoi Giovanni di Chàions
pielese che Isabella contessa di iNeucha-
tel, nel iSyS succeduta al padre e ulti-
mo conte Luigi, non avesse il diritto di
disporredel suo feudo a favore di Corra-
do >uu nipote conte di Friburgo; ma tut-
tavia nel iBgy ammise quesl' ultimo a
preslaigli ligio omaggio nel castello d'Ar-
lai. La stessa questione si rimiovò allor-
ché la contea di IVeuchàtel passò nella ca-
sa d'Hochberg, che aspirava a renderse-
ne indipendente, quando il conte Giovan-
ni neh 4^7 lasciò la contea al suo amico
Rodolfo o Raule VI marchese d' Iloch-
berg.il quale fece una convenzione di con-
cittadinanza co' cantoni di Rema e So-
letta. D'allora in poi gli stati di Neuchù-
lei si attribuirono il diritto di dar rin-
vestitura della contea in caso di rifiuto
del signore immediato, 0 almeno di ac-
cordarne gli ellelti; ed in seguito contras-
sero alleanza eziandio con Lucerna e Fri-
burgo, per avere al bisogno lo scudo e la
spada della confederazione intera. L'af-
fare fu dairulliziale di Resancon portato
a i'apa l'io 11, il quale nel i4*>2 ne ri-
mise la cognizione all'imperatore Fede-
lieo 111, che s' ii;uora se prouuuziò giu-
S V I ^7
dizio. La contea inoltre fece un partico-
lare trattalo con Rema, onde assiemare
i suoi privilegi contro le libertà toltegli
dal suo signore; prendendo parte in mol-
le delle guerre ne'secoli XV e XVI. ^'el
principio di quest'ultimo, laconica pas-
sò per maritaggio a Luigi d'Orleans Loii-
gueville, nipote di Giovanni conte di Du-
nois, bastardo ili Luigi I d'Orleans fra-
tello di Carlo VI re di Francia, pel suo
maritaggio conGiovanna erede della con-
tea nel i5o4, secondo la volontà del re
Luigi XII, che per seguir questi nelle sue
guerre d'Italia contro il duca di i\blaiio
alleato de' cantoni svizzeri, divenne ne-
mico di essi. Pertanto gli svizzeri colle-
gati nel i5i2 s' mipadronirono di Neu-
chàtel e lo possederono per i 7 anni in so-
vranità, senza rendeie omaggio alla ca-
sa di Chàions, locchè cominciò a rendere
indipendente la contea. Indi nel i 52q,ad
istanza di Francia, i cantoni la restitui-
rono a Giovanna divenuta vedova, la qua-
le, essendosi estinta nel i53o la casa di
Chàions, per morte di Filiberto principe
d' Orange, prelese la sua successione u-
ni versale, in cui era compreso il feudo di
Neuchàtel; la questione rimase indecisa,
continuando Renato nipote del defunto
nel possesso di quanto crasi appro[)rialo.
Giovanna fu la i ." a prender il titolo di
principessa sovrana, e nel 1 543 ebbe a suc-
cessore Francesco nato da un suo figlio.
1 suoi discendenti continuarono nella do-
minazione di JVeuchàtel sino al 1707, in
cui si estinsero con Maria di Nemours.
Per tale mancanza essendo molto cootra-
.>itatoda 3 linee il diritto di successione al-
la contea, ne discussero le ragioni gli sta-
li di iS'euchàtel, e ne decretarono in no-
vembre la sovranità a Federico I re di.
Prussia, come il vero erede della casa di
Chàloos-Orange, ciò che fu anco confer-
njato nella [)ace e trattato d'Utrecht, ri-
cevendone da'medesimi stati l'inveslilu-
ra. D'allora in poi i re di Prussia s'inti-
tolarono princi[>i di Ncuchàlel e di Va-
leujjin, ed 1 re nel loro avvenimento alla
58 SVI
sovranil.'i giurarono di mantenere l' in-
tegrità ilc'clne principali, di non alienar-
li, e di mantenere le franchigie de' sud-
tiili. 1 re governarono con moderazione,
mediante il governatore regio e il consi-
glio di stato, scelto tra'cittadini del pae-
se, rispettando le franchigie del popolo,
anzi aumentandole generosamente. Col
trattato di Tdsit, nel 1807 furono Neu-
rliàtel e Valengin ceduti alla Francia, e
]Napoleone I a'3o marzo 1808 li diede in
piena sovranità al principe dell' impero
maresciallo Alessandro Berlhier (il qua-
le nel 1 170)8 avea occupato e democratiz-
zato Roma, a detronizzato f/o /"'/), che
prese il titolo di [irinoipedi Neuchatel e
di Valengin. In seguito degli avvenimen-
ti di guerra del 1 8 1 4, alla caduta di Na-
poleone I, il congresso di Vienna lo tolse
a Berthier e restituì al re di Prussia in
sovranità, ma come parte integrante del-
la Svizzera, per cui neli8 1 5 a' ir) mag-
gio III aggregalo il principato alla Con-
federazione Elvelica,qual cantone con go-
verno monarchico costituzionale. Dive-
nuto INeucliàtel membro della confede-
razione, in conseguenza de'rapporli con
questa, il re di Prussia non si riservò al-
cuna ingerenza su' doveri federali, la-
sciando al governo pienissima libertà d'a-
zione, uè alcuna truppa prussiana ne oc-
cupava il territorio; e l'amministrazione
locale non difterì da quella delle repub-
bliche elvetiche vicine. Così Neuchatel
vennea godere tutti i vantaggi degli sta-
ti confederati, e tutti quelli che gli elargì
il suo lontano sovrano, il quale indiret-
tamente giovava anche alla confederazio-
ne, onde farla vieppiìi rispettare all'om-
bra di sua formidabile potenza. I suoi de-
butati alla dieta federale si distinsero in
ogni tempo tra gli uomini di stato. Essi
ebbero l'animo di sostenere le ranioni de'
o
deboli, contro le prepotenze de' forti. Seb-
bene protestanti, per equità tutelarono
colla parola e col voto i giusti diritti de'
cattolici, sempre calpestati e violati dagli
svizzci'i l'udicali. Il re di Prussia, come
S V I
principe di Neuchatel.coslantemenle vol-
le nell.i confederazione la pace e l'ordine,
e perciò l'irrequieta fazione che non vo-
leva né l'uiia, uè l'altro, turbò e agitò il
cantone, e l'indusse a sottrarsi al leggero
dominio regio, trascinandolo nel vortice
della rivoluzione europea del 1848. Ciò
avvenne mediante una banda disradicali
del cantone di Vaud che invase Neucha-
tel; il governo fu rovesciato, e i legami
che aveano unito il principato della Prus-
sia per quasi un secolo e mezzo furono
spezzati. Ma gran parte de' più notabili
abitanti del cantone continuano a solle-
citare il ristabilimento del prolettorato
prussiano, e da ultimo l'erfelliva sovra-
nità del re di Prussia fu fortificala dal
protocollo di Londra, che rammentai pu-
re in principio. La città di Ntuchdttl^
Ncoconintn, Novutii Caslrurn^ capoluo-
go di questo cantone, è posta sulla riva
del lago del suo nome, all' imboccatura
del Seyon, in un paese coperto di vigne-
ti e giardini, ben fabbricala sopra un ter-
renoele vato che si abbellisce giornalmen-
te. Ha 4 strade principali, diverse fonti
jìubbliche, bella piazza, molti osservabili
edifizi, fra' quali il castello, antico sog-
giorno de'sovrani di Neuchatel e ora se-
dedel consiglio di stato, il palazzo comu-
nale e la biblioteca. Tra le sue chiese ,
vuoisi che la maggiore la fondasse nel 927
Certa moglie di Rodolfo 11 re dell'Alta
Borgogna, insieme al capitolo. Le case di-
pinte al di fuori, sono molto pulite nel-
l'interno. Vi è un orfanotrofio, due belli
ospedali, ealtri istituti di beneficenza,fra*
quali due granai per somministrare nel-
le carestie biade a prezzo discreto, tla
pure il collegio, il galjmelto di storia na-
turale con bella collezione di conchiglie
del mare d'India; il commercio vi è atti-
vo e florido. Ha fonderia di ranie, fàb-
briche di carta, drappi, oriuoli, bigiot-
terie,merletti, tele dipinte,e commercia
di vino squisito. Varie sorgenti d'acque
mineraliscaturisconone'dinlorui.Di que-
st'antichissima città b'iguora la vera ori-
SVI SVI 59
gine; alcuni la dicono fabbricala da'bor- rosse, con vocabolo blasonico chiamate
gogii()ni,al tempo (iella coiu|uista dei pae- eaprioli.
se. l'aie che in principio ("osse edificata (ìi.n'evua, G^/?ei'i7, protestante. Diocesi
dall'allro lato della riviera del Seyon die di Ginevra e Losanna, cantone il pili pie-
l 'altra versa, nel luogo che porla il nome colo e il più occidentale della Svizzera. Il
di J'tcchio Castello, in opposizione al lago di Ginevra o Lemano, che conside-
i\'^</Ok'o 6'fls/e//ooNeticliàlel, costruito nel rabilmente in esso si avanza, indi il fin-
sito ove trovasi. 111. Tu distrutto da' le- me Rodanoe l'Arve suoaflluentedivido-
desclii, ed creilo il 2.° |)er opporsi alle noii cantonein 3 parti distinte: quellaf'ra
loro iiequenti scorrerie. Secondo la più il lago e il Rodano è coperta dagli ulti-
piobabile opinione, sembra questa città mi declivi del Jura, ed è attraversata dal
fondata da'roinani, ed anco fortificata s\ Versoy,dal Vegerone dal London; quel-
per opporsi a'nemici esterni, si per assi- lo al sud fra il Rodano e l'Arve, presen-
ciu arsi la loro conquista in questa parte la una pianura ondulata dagli ultimi gra-
delle Galiie:appoi;gia tale opinione il no- dinidel monte Saleve; la parte orientale,
me di Novo Caslrmu, ripetuto negli alti cioè quella fra l'Arve e il lago, si estende
antichi. Al suo principio a vea lasolastra- a'piedidel Voirons, montagna di Savoia.
da del Cartello con due porte, e due al- Il lago di Giuevra o Lemano, che bagna
tee grosse torri. Dopo la morte del re di pure i cantoni di Vaiul e del Vallese, e
Borgogna Rodolfo III {'Infingardo, Neu- la provincia sarda di Cbiablese, ha la for-
chalel che faceva parte del regno, fu nel ma di luna crescente, vi entra ed esce pii!i
lo32 assediala, presa e rovinata dall'ini- rapido il Rodano, ed inoltre riceve da 4o
peralore Corrado II il Salico, che avea corsi d'acqua. I suoi margini, soprattutto
coslituilo suo erede,ed al cpiale gliela con- al nord, olfrouo l'aspjetto il più ridente e
trastava Eude conte di Rlois in un alla sono quasi ovunque accessibili e abbelliti
successione. Corrado 11 regnò sulle due della più fresca verzura, da coltivazione
Bergogne, ma alla sua niortesursero pa- accuratissima, e da amene e nuinerosea-
iecchi principati, tra'qiialiXeuchalelch e- bitazioiiicbesi riflettono sul lago; taceva-
ra contea, iNeli249 fu bruciata da En- no perciò le delizie di Voltaire e di Rous-
rico barone di Thiele, che alcuni chia- seau, Amedeo Vili duca di Savoia in Ri-
mano conte di Neuchàtel. Provò diversi paglia vi fondò 1' ordine di s. Maurizio
incendi che le cagionarono sommi daii (^'.), e divenuto antipapa /NL,'//te ^dimo-
ili,altri ne solfr"i dallo straripamento del rò parte in Thonon e parte in Losanna;
Seyon. f'alengin o Vallangiiì, contea e morì in Ripaglia e poi fu trasferito a To-
boi go della Svizzera nel cantone di Neu- rino il suo cadavere. Le acque sono estre-
thàlel, capoluogo della podesteria del suo mamenleazzurre e purissime; ma le bur-
iiome, è chiamata pure Ruzlhal. Ila un lasche sono terribili e pericolose, massi»
castello munito in alla situazione presso mea'piccolibastimenti:lanavigazionelia
il Seyon, fabbricalo nel i i 53. Fu sede anco battelli a vapore, che la rendono fa-
d' un ramo de' conti di Neuchàtel, alla cile e piacevole.Nudrisce un'infinità di pe-
(]uale contea fu riunita neliSyg. Il suo sci e alcuni singolari; le sue enormi trolfe,
territorio si compone di 5 comuni, ed ha i ferra, i sermoni sono molto pregiati. Il
fabbriche d'orinoli e tessuli di cotone. Lo clima del cantoneè dolce e salubre, il suo-
slemma canloiude, dice Franscini, ha i lo poco tertile è supplito dall'ollima col-
colori bianco e nero. In vece si vede da' livazione, e pioduce biade, legumi e fruì-
ripetuti stemmi di esso uno scudo di- la, le colline essendo coperte di vigneti;
viso in 3 parti, le laterali di colore gial- vi sono bestiami diversi. Questo paese do-
lo, «lucila di mezzo bianco cou 3 sharie vela sua prosperità alle inauifiillure,[)oi-
(io SVI
elle possiede un gian numero di fabliii-
<:l)e d'orologi ripiilalissinii,d'orificerie e
cliiiicaglieriejStolle di sela, cotone ciana,
]ianiii, cappelli ; vi sono pure coiicialui ,
tintorie, slaniperie di tele di cotone, e ti-
pogiafìe. Gli stabilimenti di pubblica i-
^lruzlOllc sono numerosi e floridi. Gli a-
bitauti sono in generale allegri, iiidustiio-
si, puliti e ospitali; la lingua francese è lo-
ro fan)igliare,e vi sono in uso le monete,
i pesi e le misure di Francia. Il cantone
contiene 3 città, Gmeira suo capoluogo,
Carougee Versoy,e dividesi in 36 comu-
ni o preflitture. 11 clero protestante sta
sotto la giurisdizione d'un sinodo. Il po-
tere sovrano è confidato ad un consiglio
rappresentativo, in cui siedono 4 sinda-
ci che fanno parte del consiglio di sta-
lo. Questo consiglio è composto di ijo
deputati laici, in età almeno di 3o anni
e di 27 se ammogliati, e di 28 membri del
consiglio di stato, ed in ciascun anno si rin-
nova di 3o membri. Ha il potere legisla-
tivo, regola l'imposte e le spese, e nomi-
na a'posti principali; si convoca due vol-
te l'anno, e può esserlo piìi spesso. I mem-
bri del consiglio rappresentativo sono e-
Iclti da tutti i borghesi in età di 2 5 an-
ni,che paghino almeno 20 franchi di con-
tribuzioni dirette, e idonei. I pastori, cu-
rali, professori dell'accademia, ed i mem-
bri di diversi pubblici stabilimenti sono
elettori di diritto. 11 consiglio di stato ha
il potere esecutivo e l'iniziativa nelle leg-
gi; esso è presieduto da'sindaci, che an-
nualmente sono eletti nel consiglio rap-
presentativo. L' amministrazione della
giustizia è confidata a 4 tribunali, cioè del
conuuercio, dell'udienza, de'ricorsi, e del-
la corte suprema. Ogni ginevrino a 20 an-
ni deve farsi iscrivere nella milizia. Il ter-
ritorio della repubblica di Ginevra era o-
riginariamente assai piccolo, nel paese de-
gli allobrogi. Seguendo i destini dell'an-
tica e celebre città di Giiie^'ra, in quel-
l'articolo riportai le sue principali vicen-
de, alle quali qui aggiungerò altre noti-
zie , massime sui vescovi che ne furono
S V \
principi e conti, e sugli altri conti e prin-
cipi del paese. Dopo essere stato sogget-
to a'roni.tni, verso il 4' 3 cadde sotto la
potenza de'borgoguoni. ChiIperico,3.'dei
loro re, stabili la propria >ede inGinevra,
la fpiale ricevè la luce dell'evangelo ver-
so il line del I secolo, enei IV venne fon-
data la sede vescovile, secondo Comnian-
ville ed altri. Ma il can. Cima, nella Se-
rie cronologica de' i>esco\>i dtl regno di
Sardegnay\^ovla (piella de' vescovi diGi-
nevra nella cronologia de' vescovi d'AnnC'
cy (Z^-), e l'incomincia con s. Nazario di-
scepolo di .s. Pietro apostolo del 98, che
battezzòs. Celso cittadinodi Ginevra; 7.°
vescovo fu s. Paracodedeli iq. Divenu-
ta la cattedrale preda delle fiamme, fu ri-
fabbricata ne'priini del VI secolo e con-
sagrata da s. Avito in onore di s. Pietro,
che nell'omelia chiamò patrono de'gine-
vrini; nel secolo XI nell'istessa area fu e-
retta e poi riedificata (pielia che esiste. Nel
5o2 Sedelube figlia di detto re , prima
di prendere il sagro ve'u, edificò nel sob-
borgo la chiesa dis. Vittore, uno de'mar-
liri della legione Tebana, il cui corpo fece
trasportare da Soletta, che in quell'epoca
apparteneva a questa diocesi, la quale era
governata dal vesco voDonaziauo,che altri
anticipano al 396, lo chiamano Domizia-
no, e gli danno per successore s. Isacco.
Alcuni attribuirono Dioi?ene vescovo di
Genova erroneamente a questa chiesa, il
cui vescovo s. Massimo sottoscrisse nel
concilio d'Epaona nel 5 17; indi fiorì Pa-
pulo I, che a quello d'Orleans del 5 1 9 si
fece rappresentare dal sacerdote Tran-
quillo. Briguet, Coiiciliicrn EpaonensejQ
llivaz, Della Legione Tebana, dimostra-
no che il concilio celebre d'Epaona {^^•),
fu in Ejjauna o Epenassex , nella par-
locchia di s. Maurizio del Vallese, la cui
chiesa distrusse una frana nel 17 17, enon
tenuto ad Albon o a Pamiers o a Yen-
ne. De'concilii di Svizzera parlai ne' luo-
ghi ove si adunarono. Ginevra seguì la
sorte del regno di Borgogna allorché nel
534 f" conquiòlutu da'figli di Ciodoveo
SV I
I. Nel 5G8 il vescovo s. Salonio fu al con-
cilio (li Lione, e nel 5^3 a quello <li Pa-
rigi. Wel 5f) r fiori s. Aniiano. Nel G22 vi-
vea il vescovo Appellino, censuralo nel
concilio di Macon: gli successe nel 64^
l'apulo 1!. Postberlo nel 778 vi celebrò
ut) concilio. In tale anno calando Carlo
jMagno in Italia per debellare Desiderio
re de' longobardi, in Ginevra tenne un
congresso, e nella inedesinia divise il suo
esercito, una parte ne aflidò allo zio Her-
rardo allineile lo conducesse nella bella
regione pel monte Jura, l'altra la guidò
lui pel IMoncenisio, dopo avere con regia
inagiiincenzaarriccliila la cattedrale. Do-
po che Rodolfo I neir888 fondò il regno
di lìorgogna vi comprese ilGinevrino, che
pare con titolo di contea fosse allora sog-
getto al vescovo. Neir88i il clero scelse
a pastore Citando, ma il metropolitano
Olrano d'accordo con Bosone re di Pro-
venza nominò altro e l'unse. Oliando ri-
corse a Papa Giovanni Vili che lo con-
sagrò. Corrado I possedeva la contea nel
finire del secolo X, e gli successe il figlio
lìoberto I. Nel io34 recandosi l'impera-
tore Corrado II in Ginevia vi ricevè gli
omaggi del conte Geroldo e di altri prin-
cipi. Federico vescovo sino dal 1020 fu
alla consagrazione che s. Leone IX Papa
lece neh ODO della chiesa di s. Stefano di
Lcsangon. Il conte Roberto II figlio del
precedente, come il padre ebbe gravi con-
ti oversie col vescovo riguardo al rispet-
tivo loro diritto: scorgendoli prelato che
il conte era potente pe'caslelli che signo-
reggiava presso Ginevra, gli die infeu-
do il territorio ginevrino, infeudazione
che alili anlicipuno. Guido vescovo era
fratello del conte A imone I, ed ebbe a suc-
cessore Umberto di Grammonl, il qua-
le essendo ricorso a Papa Calisto li per
le usurpazioni d'Aimone I, nel i i ?.4 il le-
galo aposlolicoPielro arci vescovo di Vien-
na con gli arbitri clecrelarono : al vesco-
vo spettare un 3.° delle dei imo, fuiono
condonale a'vassalli un 3.' delle rendile
che pagavano, ed il vescovo si contentò
SVI (u
che il conte percepisse le altre due por-
zioni delledecime. Il conte dispensò d'en-
trare nel chiericnlon'servi, riconobbe che
la giustÌ7.ia su tutti gli abitanti di Gine-
vra non apparteneva che al vescovo, nel-
la qualecillà fu permesso risiedere alcou-
te colla famiglia, vietandosi a lui di al-
tenlaie alla libertà d'ogni cittadino e di
farvi arrestare i propri sudditi. A 1 solo ve-
scovo si riconobbero attribuiti i diritti
d'alloggio, di foraggio sui vini, de'fiuini,
de'[)edaggi, delle pasture, delle servitù,
de'cambiamenlidi casa, delle fiere en)er-
cati, e il godimento de'beni d'ogni cen-
sito o vassallo che moriva, finché il suc-
cessore non avesse riconosciuto il vesco-
vo per signore. Che il vescovo avea l'e-
sclusivo diritto di far battere mojiele, non
solo nella città, ma ancora in tutta l'esten-
sione della diocesi. Dopo questi ordina-
menti, il vescovo permise al contedi trat-
tenersi r antico feudo di s. Pietro, per
(jiianto riguarda i beni secolari, e anche
i due lerzi delle decinie, coll'incarico di
tenere il tutto in feudo della chiesa di Gi-
nevra,e di prestarle in qualità di siiopro-
lettore il giuramento di fedeltà. Neh i 34
successe a Umberto, Arducio de'signori
di Faucigni, e nella dieta di Spira fl^ce
confermare da Federico I lutti i diiilli e
possessioni di sua chiesa, venendo ni I di-
ploma chiamalo principe. Ad onta del
narralo trattato, il conte Amedeo I con
vioIen7a fece diverse usurpazioni ; nel
I I 5.') si venne a transazione, od il conte
fn obbligato ad abbatteie tulli i forti in-
nalzali sulle lene del vescovato e nelle
sue proprie se potevano nuocere agl'iute
ressi del vescovo; gli fiirono accorda te va-
rie cose, ma che dovesse essere feilele pio-
lelloresollodel vescovo, rtrA'Of^/».v.L'ac-
cortlo r approvò Papa Adriano IV, che
prese sotto la sua protezione e della s. Se-
de la chiesa di Ginevra, ratificando il di
plonia di Federico I. Ricusando poi il con-
te d'acconsentire, l'iucivescovo di Vien-
na scagliò riutrrdctto sullesiie terre, on-
de fu obbligalo a riconoscere il vescovo
C>7. .SVI
come unico signore di Gincvrn e suoìcr-
litoiio; ma poi tornò alle cavillazioni ed
n nuove pretensioni, che non poterono su-
perare né l'antipapa Vittore V, nell'im-
pero riconnsciuto per legittimo , nù Fe-
derico I; ma la scomimica lanciata con-
tro di lui dall'arcivescovo lo costrinse al
dovere. 11 suo figlio GuglielnT^ rinnovò
le paterne querele, pei ò nel i 184 l'arci-
vescovo di Vienna e l'abbate di Bonne-
■val, eletti per arbitri, dierono ragione al
vescovo, ciò che confermò Papa Lucio III.
Aiducio moiì dopo essere intervenuto ol
concilio generale diLateranoI li. Nel i 1 SI»
il nuovo vescovo Nantelmo ottenne daF'e-
derico I e da Papa Urbano III la ratifi-
ca de'diritti di sua chiesa, essendo torna-
to il conte a'suoi errori,e fabbricato nuo-
ve mura per ingrandire il castello di Gi-
nevra, per cui aveva usurpato parte dei
bastioni della città. Perciò l'imperatore Io
dannò al bandodell'impero, sciolse i vas-
salli dal giuramento di fedeltà, senza che
l'ostinazione del conte restasse vinta. Nel
1206 il vescovo Bernardo Ch;ibert, più
vigoroso del predecessore , ottenne da
Tommaso conte di Savoia e geneio di Gu-
glielmo, che abbattesse le usurpazioni di
questi, che perde il titolo di conte gine-
\rinu. L'altro vescovo Pietro di Sessons
eresse il castello dell'Isola del Rodano in
Ginevra, e ricostruì quellodi Marval, sta-
bilì nella città manifatture , migliorò il
commercio e le rendite. Gli successe nel
1219 Aimone di Granson, che mediante
accoidi si riconciliò con Guglielmo e ne
ricevè 1' omaggio ligio, investendolo di
nuovo del Ginevrino coH'anello, e finiro-
no le lunghe controversie: al conte suc-
cessero i figli Umberto e Guglielmo li,
ed a quest'ultimo il figlio Rodolfo, ed in
sua vece Aimone 111 da lui nato,dopo l'as-
sunzione al vescovato d'Ulrico o Enrico
del I 26o.R^itornando tra'suoi certosini, di-
venne vescovo Aimone di Menlhonai,che
nel 1268 Pietro di Savoia fece esecutore
del suo testamento. Neh 282 gli successe
Roberlo di Genevois ziod'AimonellI, che
S V I
obliò gì' interessi di sua cliiosa, per fivo-
lii e le ambiziose miifj del nipote: gli cede
la ciisl<jdia di tutti i castelli del vescovato,
onde si sollevò tutta la città di Ginevra,
che col vescovo pentito si pose sotto la
protezione d'.Ainedco V conte di Savoia,
benché rivale della casa de'conli ginevri-
ni e avverso al suo ingrandimento, ed il
quale incominciò subito a esercitarvi giu-
risdizione. Perciò insorse guerra tra loro,
e finì con prestare Aimone 111 omaggio
ad Amedeo V pe' feudi che di lui teneva
sia presso Ginevra, sia in Savoia. Nel 1 288
fu vescovo Guglielmo di Conflans, e nel
1290 conte Amedeo II , contro il quale
Guglielmo reclamò le usurpazioni de'suoi
diritti da lui fatte, e quelle del conte di
Savoia vassallo della chiesa di Ginevra.
Si fece un trattato ch'ebbe poca durala,
pretendendo Amedeo V col favore del vi-
domato da lui assunto, l'intera giurisdi-
zione in Ginevra. Il vescovo inutilmente
avendolo ammonito, si rivolse ad Aimone
111, e gli concesse infeudo tutto il corso
del Rodano. Aimone III per opporsi alle
violenze d'Amedeo V si unì contro di lui
alla lega del Delfino, ma senza elFetto. Au-
mentandosi le piepotenzedel contedi Sa-
voia,il vescovo fece solenne protesta in fa-
vore della chiesa di Ginevra, unica signo-
ra della città e pertinenze, con puro e mi-
sto impero, e così per allora fu infrenato
Amedeo V. Nel 12^5 il vescovo Martino
fece battere nuove monete col suo conio,
quale principe sovrano; eneli3o4fu suc-
ceduto da Amedeo del Quarto, che si fece
prestare omaggio da'vassalli di sua chie-
sa. Gli mosse guerra Amedeo V, atterrò
il castello di Marval, e ottenne la piena
giurisdizione del vidomato; quindi nuove
prepotenze e guerre, e lega del vescovo col
conte del Ginevrino, col Delfino e col ba-
rone di Faucigni, e finì con accordare il
vescovo a Luigi fratello del conte di Sa-
voia di battere moneta in Noyon città del-
la diocesi; succedendo neli3o8 al conte
del Ginevrino il figlio Guglielmo III. II
vescovo eh 'erasi ritirato nel castello di Wa-
S V I
clje, non credendosi sicuro da'minislri sa-
voiardi, annoialo del suoesilio,volle rien-
trare con onore nei paese, e l'ollenne con
sentenza di scomunica. Raccolto il popo-
lo nella chiesa di s. Geivasio, il vescovo
vi fu riconosciuto principe e signore, con
piena giurisdizione e misto impero, e ri-
tornò nella città solennemente, la quale
fu quindi onorata dall'imperatore Enrico
VII, che il vescovo a( compagno in Lom-
bardia, e ottenne da lui un privilegio. Gli
successe nel i3 i3 Pietro di Faucigni,a cui
Guglielmo 111 prestò omaggio, e il conte
di Savoia proaiisedi fare altrettanloecou
giuramento di fedeltà. In vece essendosi im-
possessatodel castello diConrg du-Fourg,
l'adeguò al suolo e s' impadronì del co-
mando civile e militare, onde il vescovo
fu costretto a rifugiarsi nel suo castello di
Tliiez, pose l'interdetto a Ginevra senza
successo,escomunicò 4 de'princij-, di ribel-
li. Intanto Amedeo 111 successe al padre
Guglielmo 111, che dovette difendersi dal
lormidabile nemico di sua casa Amedeo V,
il quale nel figlio Edoardo ebbe nel i 323
un erede di sua ambizione, ma più equo
col vescovo che ritornò in Ginevra. Nel
1 32C) divenuto conte di Savoia Aimone,
si mostiò giusto col conte del Ginevrino,
e lo fece tutore de'suoi figli. Neli342 fu
vescovo Alamando di Sainl-Joire, e nel
1 366 gli successe Guglielmo di Marcos-
sai,il quale ottenne da Papa Gregorio XI
che il conte di Savoia Amedeo VI si spo-
gliasse de'diritli che avea usurpali a Gi-
nevra, in forza del diploma carpito dal-
l'imperatoreCailo IVdi vicariodell'impe-
ro nell'antico regno di I3orgogna,e restituì
al vescovo e sua chiesa i diritti di puro e
misto impero. Ristabilito Guglielmo dopo
aver ripresa la propria autorità, restau-
rò le mura di Ginevra e la munì di 22
torri. Neh 377 il can.Bima registra Ber-
trando deCroscardinale:con tal nome non
mi è riuscito trovarlo certa mente insigni-
todel cardinalato; nel 1 378 già ciagli suc-
ceduto Pietio Fabbri. La cosa di Amedeo
HI conte del Ginevrino si esliuse ue'suoi
S V I 63
5figli chegli snccodetlero l'unodopolnl-
tro, cioè Aimone IV, Aiìicdeo IV, Gio-
vanni, Pietro e Roberto. Quest'ultimo di-
venuto cardin.ile, nel 1 378 e vivente an-
cora il fratello Pietro fu creato antipapa
Cleintntt FU (/ .), e recandosi in yU'i-
gnone [V.) vi stabilì una cattedra di pe-
stilenza, e die principio al più lungo e più
funesto scisma. Neh 385 creò anticardi-
nale Giovanni Morelly d'Estaine vesco-
vo di Ginevra, di cui nel voi. Ili, p. 21 5,
e lo chiamò in Avignone. Si vuole ch'egli
stesso nel vescovato gli surrogasse Adema-
ro Fabri domenicano di distinta famiglia
ginevrina, che si meritò la stima de' con-
cittadini,conrermaiido loro i privilegi eie
franchigie, fi a le quali chela guardia del-
la città, dal tramontare fino al sorgere del
soie, si tenesse da'cittadini. Sembra ve-
rosi m i le che a q uesto a I ternati vo co m pa r •
timento di giurisdizione fra la notte e il
giorno debbasi riportare l'origine e l'al-
lusione dell'impresa. Post lenebras lux,
che fa parte dell'armi delia città di Gine-
vra, ed essendo essa anteriore a' prote-
stanti, non è vera la loio assertiva che fu
aggiunta dopo l'introduzione della sedi-
cente riforma. Pare naturale che il conte
Pietro seguisse lo scisma del fialelio, con-
tro il legittimo Li bnno VI. Non manca-
vano frattanto i conti di Savoia di catti-
varsi la benevolenza del popolo e pren-
der piede a poco a poco nella città, rivol-
gendosi ora al vescovo, ora a'sindaci pel
permesso di soggiornarvi; indi prolunga-
vano con dilazioni la permanenza, prote-
stando di non intendere pregiudicale al-
la loro libertà e giurisdizione. Talora chie-
devano anche territorio nella città , per
rendere giustizia a'Ioro sudditi che ivi si
trovavano durante il loro soggiorno, l'o-
co visse Ademaro, e gli successe Gugliel-
mo di Lornai, durante il cui vescovato
morì senza discendenti Piciro conte del
Ginevrino, pochigiornidopo il testamen-
to da lui fallo a'24 marzo 1 3c)4- Con que-
st'atto i'tiluì erede il nipote Lndierlo di
\ illars figlio di Maria Ginevrina la mag-
64 S V I
girile (lolle <!nc /| sorelle, roH'ohMign di
«licliiarare successore: in caso di morte Io
zio Ottone di Villars. Ma l'antipapa (Cle-
mente VII non vide impunemente S[)0-
gliarsi dal Iratcllo della legittima succes-
sione; tentò quindi d'impossessarsi della
contea Ginevrina. Il vescovo di Ginevra
e il conte di Savoia Amedeo Vili, poi i.°
duca e antipapa Felice V, vantavano an-
ch'essi pretese su tale successione, che pe-
1(1 erroneamente riconoscendolo perca-
pò della Chiesa, il rispetto le sospese sino
alla sua morte, avvenuta a' 1 6 settembre
1 3f)4- Dopo rpieslo avvenimento, il pre-
lato volle mettersi in possesso della con-
tea per diritto di confisca , attesoché né
Pietro,nè suo halello, da'tpjali era stato
preceduto, non aveano adempito il i. "do-
lere del vassallaggio verso la chiesa di Gi-
nevra, col fìule omaggio e giurarle fedel-
tà pel feudo che da essa tenevano. Il con-
tedi Savoia sostenevadall'altra parte che
la contea contrastata, di cui una parte e-
i*a già in sua mano, interamente dovesse
in esso ritornale, come disceso da coloro
che anticamente i'aveano posseduta. Nel
i4oonior'i Umberto senza prole maschi-
le,e lo zio Ottone preferì di trattare ami-
chevolmentecol conte di Savoia, e gli ce-
de osrni diritto sulla contea Ginevrina, ri-
cevendo in cambio Chàteau-Neuf e sue
pertinenze, oltre 45, eoo franchi d' oro,
paria 5c)t, 8 fiy lire francesi. Indi il conte
nel i4o5fece transazione col vescovoeca-
pitolo di Ginevra, riconoscendo di tener
da essi in feudo la contea del Ginevrino,
e promise d'eseguire fedelmente i doveri
di vassallo. In tal modo questo feudo cad-
de nella casa di Savoia (^ •)• Nel [4o8 il
capitolo elesse vescovo Giovanni Bertran-
dijUno de'suoi mend)ri e de'più sapienti
«omini del suo secolo: nel possesso prestò
il consueto giuramento sull'altare di s.
Pietro, di mantenere e osservare l'antiche
prerogative e costumanze di sua chiesa e
della città. Amedeo Vlllcoraevicariodel-
r impero pretendeva egual giuramento
pel temporale del vescovato, ma l'impe-
S VI
rnforeSigismnndodichiar?) n lui solo qual
capo dell'impero spettare il diritto d'inve-
stire il vescovo delle regalie di sua chiesa,
e il conte vi si sottomise, indi fu fattodu-
ca nel i4'^dairimperatore. Da questi si
recò il prelato nell'incoronazione, e poi
r accompagnò al concilio di Costanza e
nella Spagna per l'estinzione dello scisma,
ch'ebbe fine nel i4' 7 coll'elezionediMar-
tino V. Il Papa partì neli4i8 per Gott-
lieben nel cantone di Turgovia, accom-
pagnato dall'imperatore e da altri prin-
cipi;(juÌTÌ s'imbarcò pel Reno,e perSciaf-
fiisae Berna passò a Ginevra, dove giun-
se l'i r giugno, accompagnato dai 5 car-
dinali e da Amedeo Vili. Durante il suo
soggiorno in questa città, traslatò il ve-
scovo Bertrandi all'arcivescovato di Ta-
rantasia, e alla sede di Ginevra nominò
inconcistoroGiovanni di Pierre-Cise, ov-
vero di i'iocca tagliata o meglio Ruptscii'
sa (^.), il quale dovette difendersi con-
tro gli artifizi del duca di Savoia, che in
una memoria presentata aMartinoVchie-
sela metà del dominio di Ginevra, da pos-
sedersi per indiviso, in cambio del diritto
chea vea nella città, e di alcune piazzecbe
possedeva ne'dintorni. Questo alFare pe-
rò, quantunque vivamente incalzato dal-
l'istanze del duca, riuscì vuoto d'elfetto,
attesa la prudenza e la fermezza del ve-
scovo, spalleggiato da tutti gli ordini del-
la città, che adunò piìi volte a tale pro-
posito. Mentre il Papa dimorava in Gi-
nevra, riconobbe per veri cardinali 8 fal-
si di Benedetto XIII. Martino V si trat-
tenne in Ginevra sino a'3 settembre, par-
tendo per Susa. Neli4'2^ il vescovo Gio-
vanni,ad istanza degl'inglesi che domina-
vano in Francia, fu trasferito a Rouen e
poi creato cardinale; e gli fu surrogato
Giovanni di Courte-Cuisse confessore di
Carlo VI, spogliato dagl'inglesi della se-
de di Parigi. Nel 14^3 gli successe il car-
dinaleGiovanuidi 5rog«/er(/'.), già pre-
sidente del concilio di Costanza, ma non
vi si recò che cada vere, e fu sepolto nella
cappella de'Maccabei, ove avea fondalo
^ V I
unn comunità tli i 3 preti. Nel 1426 ne oc-
cupò il luogo Francesco di INlies o iMelz
suo nipote, e nel 1 43o vide consumata la
caltetliale da un incendio, al cui rislabi-
limento contribuì Amedeo Vili, il qua-
le per nuovo lustro del capitolo ottenne
da Martino V che ninno potesse esservi
ammesso se non era nobile e dottore in
teolocia.lnterveune al conciliabolo diZ?^-
silea, ove eletto antipapa Amedeo Vili
col nome di Felice /^, lo fece anlicardi-
nale, come notai nel voi, IV, p. iGi, e ne
ricevè molli segui di benevolenza per se
e la sua chiesa. Il duca Luigi suo figlio
gli domandò il permesso di stabilusi col
suo consiglio per qualche ten)po in Gi-
nevra. Morto nel i444) Felice V ritenne
per se il vescovato di Ginevra, ove ave-
va la sua dateria, che fec^ amministra-
re con particolare cura. Egli scrisseda Lo-
sanna, ove teneva la sua ordinaria resi-
denza, a'sindaci e abitanti di Ginevra, per
chiederesoccorso contro! fViburghesi,che
inquietavano quella città colle loro incur-
sioni; gli si spedirono sul cominciar del
i44^ alcune genti, delle quali ringraziò
i ginevrini, come una volontaria assisten-
za. Per la pace della Chiesa Felice V a'
9 aprile 1 449 ^'^"Jicò l'anlipontificato nel
concilio di Losanna, fu crealo cardinale
da Nicolò V, e mori a Ri paglia ili.°oai
7 gennaio i 4^ '5 ^l''"' dissero in Ginevra,
altri a'?.S febbraio. Suo nipote Pietro di
Savoia d'Sanni fu eleltosuccessore in que-
sta sede, ed ebbe a vicario generale nel-
lo spirituale e temporaleTommaso di Sur
arcivescovo di Tarantasia. AH' epoca sua
il numero de'consiglieri che componeva-
no il senato co'sindaci, fu accresciuto da
1 2 fino a 2 j. Morto Pietro nel 1 458, gli
successe il fratel minoreGio. Luigi di Sa-
voia, ch'era pure vescovo di !SIaurenne,
arcivescovo di Tarantasia e abbate di 4
0 5 abbazie; d'inclinazione marziale, so-
stenne con fermezza i diritti di sua chie-
sa, né solirìchesi portasse lesione a quel-
li di sua famiglia. Si oppose però che il
fratello Juno assumesse il titolo di conte
VOL ixxit.
SVI 65
di Ginevra, e solo gli permise quello del
Ginevrino stabilito dal padre. Parteggiò
pel duca di Borgogna Carlo il Tei/ifra-
/7'Ojper renderlo signore del paese, con-
tro il nipote Filiberto I,e morì nel i 4'^2.
Non potendo convenire il capitolo e i cit-
ladmidi Ginevra sull'elezione del succes-
sore, Sisto IV^ di propria autorità nominò
il cardinal Domenico della Rovere [F.)
suo congiunto; ma incontrando questi op-
posizione ne'due partiti, cede la propria
nomina a Giovanni di Corapois, ch'ebbe
a competitore Urbano diChivron,i cpia-
li poi uel t484 cederonoa favore di Fian-
cesco di Savoia, fratello de'due vescovi
precedenti, locchè accettarono il Papa e
la città. Di costumi poco esemplari , fu
geloso de'diritti e franchigie di sua chie-
sa. 3Iorto nel 1490, Papa Innocenzo Vili
ricusò l'eletto Carlo di Seissel, e per rac-
comandazione della duchessa di Savoia
gli sostituì Antonio di Champion vesco-
vo di Mondovi e cancelliere di Savoia ,
ma dovette superare colle armi i partigia-
ni del competitore, ed entrò in Ginevra
come fosse una città presa d'assalto, ciò
che fece dimenticare colla posteriore sua
lodevole condotta; nel 1 493 tenne il sino-
do per eliminarci disordini del clero, rac-
cogliendovi le ordinanze de'predecessori,
e fu stampato. Nel 1 49^ gli fu dato a suc-
cessore Filippo di Savoia di circa 6 anni,
elezione che confermò Papa Alessandro
VI, con assegnargli per amministratore
Amato vescovo di Losanna: Filippo ab-
bandonò lo stato ecclesiastico, si die alle
armi e fu investito della contea del Gi-
nevrino. Adunque per sua rinunzia, nel
1 5 1 o fu vescovo Carlo di Seissels già ri-
cusato dainnocenzo Vili, enei I TI 3Leo-
ne X gli die in successore Gio. Frauce-
sco di Savoia, naturale del suddetto ve-
scovo Francesco di Savoia, a istanza del
duca, onde restò escluso Amato di Gin-
gin eletto dal capitolo: da un procurato-
re si fece rappresentare al concilio gene-
rale di Laterano V. I ginevrini malcon-
tenti di lui e del duca Carlo III, neh 5i9
r.(i s V I
si confederarono con Friburgo, onde il
duca a'i5 aprile con armata entrò nel-
la città e si recò ad abitare nel palazzo
pubblico. Minacciato daFriburgo, fu con-
venuto ch'egli ritirerebbe le truppe, e che
Ginevra rinunzierebbe all' alleanza con
tal cantone. Il vescovo ligio al ducagli ce-
de ogni suo diritto sulla città, indi nac-
quero gravi turbolenze, e si formarono
que'partiti che ricordai a Ginevra, ed un
3." suburbano e norevolisslmo, chiama-
lo la confraternita de'gentiluoraini della
collana. Neh 52 2 morto il vescovo di dis-
solutezze, gii successe Pietro de la Bau-
me [F.) de'conti di Moutrevel suo coa-
diutore, di buone intenzioni, ma privo di
vigoria per riparare a'mali cagionati dal
predecessore. Il duca incrudelì con Gine-
vra,e non pochi cittadini fuggiti nellaSviz-
zera, coU'assenso de'compatriotti conclu-
sero a'20 febbraio iSiQ un trattato di
concittadinanza con Berna e Fribiugo ,
onde a loro esempio s'istituirono in Gi-
nevra due nuovi consigli , senz' abolire
l'antico. Il vescovo per tali turbolenze si
ritiiò nella sua abbazia di s. Claudio nel-
la Franca Contea, donde manteneva in-
telligenze col duca di Savoia. Assente lui,
le nuove erronee opinioni religiose senza
ostacolo s'introdussero a Ginevra e vi fe-
cero grandi e deplorabili progressi. Es-
sendovi ritornato il i. "luglio 1 533, fu ri-
cevuto con tutti gli onori; esorlò il popo-
lo alla pace, all'unione, alla perseveran-
za del cullo de'suoi padri, senza lasciar-
si sedurre dalle false dottrine de'novato-
ri seguaci di Zuinglio e Calvino. Ma ai
14 dello stesso mese fu costretto ripar-
tirne, per non tornarvi mai più. Da quel
punto il fimatico partito de'pretesi rifor-
matori,avendo libero il campo, fatalmen-
te prese tanta superiorità, che trascinò a
se tutti quelli che componevano il gran
consiglio, il quale con suo giudizio de'27
agosto 1 535 proscrisse empiamente nel-
la città la religione cattolica, commet-
tendo a tutti i cittadini di professare la
nuova protestante. Il vescovo e il capi-
S V I
tolo della cattedrale si ritirarono allo-
ra ad Annecy nel ducato Genevese, tem-
poraneamente e finche Ginevra ritor-
nasse alla cattolica fede. Pietro continuò
a portare il titolo di vescovo di Ginevra,
come i successori, e meritò che Paolo III
nel 1539 lo creasse cardinale, e nel 1 54^
lo trasferisse alla sede di Besan^on. Le
posteriori infelici vicende di Ginevra
le narrai al suo articolo, poiché abolita
la sede vescovile, cacciato il clero seco-
lare e regolare,oltrelemonache,i super-
sliti cattolici dovettero emigrare. Tanto
profonde radici vi pose l'eresia, tanto fu
l'ardente entusiasmo de' protestanti, che
perantonomasia fudetta Ginevra la Ro-
via delProteslanlismo, anzi con Londra
e Berlino ^ovviìbW funesto e formidabile
triangolo della strategia protestante, per
quanto dichiarai a Protestanti. Ginevra
erettasi in repubblica si tolse dalla sog-
gezione del duca di Savoia, e pel suo ri-
cupero alcuni Papi incoraggiroiio inutil-
mente i duchi. La serie de'vescovi di Gi-
nevra continuò in Annecy, e proseguì ac!
essere suffraganea del metropolitano di
Vienna del Delfìnato, venendo dal capi-
tolo intitolala a s. Pietro la cattedrale. Il
vescovo Francesco de Bachod intervenne
al concilio di Trento; nel 1602 ne fu fat-
to pastore s. Francesco di Sales (f^.), del-
la cui famiglia fu il successore Gio. Fran-
cesco neli622, come Carlo Augusto nel
1 645. Ne fu ultimo vescovo Giui^eppe M."
Paget, dichiaralo da Pio VI nel 1785 ve-
scovo di Ginevra; ma occupala Annecy
da' francesi, in forza del concordato del
1802, Pio VII soppresse la sede d' Anne-
cy e il titolo di Ginevra, per cui mg."^ Pa-
get rinunziò e moiì nel 181 i,e Pio VII
l'unì a quella di Chamhery, che poi eres-
se in metropoli a'20 luglioiSiy, finché
con bolla de' 1 5 marzo 1822 nuovamen-
te restituì ad Annecy la sede vescovile e
dichiarò sutl'raganea di Chambery, rein-
tegrazione che eseguì colla bolla Sollici-
ta catliolici grcgis, de' 1 5 febbraio 1821,
Bull, Rom.cont. 1. 1 5, p. Sq i ; avendo già
S V I
coi breve TcwporunìvìccSf(\c'?>o genna-
io, Bull, citalo, p, 370, concesso al vesco-
vo di Losanna anclic il titolo di vescovo
di GinevrayXinc tanien accessione jurintn,
et reddiUiiini cjuscleiii li!nli_, ed ambedue
iinmetliatanienle sosgelle alla s. Sede.
Tullavolta all'arcivescovo di Cliainbery
restarono alcuni luoghi della Svizzera ,
compresi nella sua arcidiocesi. Dopo che
Ginevra abbandonò le verità calloliche,
i suoi annali non presentano clic una se-
rie didiballinìcnti insorti Ira il paititoa-
rislocralico e il popolare, che talvolta pre-
scntarono scene violenti, non meno che
tra gli stessi dissidenti. Sebbene gli errori
suoi tendessero a sostenere fin da princi-
j)io il repubblicanisino , il suo spirituale
fu tirannico e furiosamente geloso. Diche
si ha argomento nella persecuzione mos-
sa agli altri novatori, fra'quali Castiglio-
ne fu turpemente per le sue opere caccia-
lo, e bruciato vivo Michele Servelo ca-
posetla {\eSer{'clisli{f''.). Le controver-
sie religiose insorte tra'stessi settari, la me-
scolanza con istianieri ebbri d'idee di li-
bei là, lo sviluppodello spirilo, dell'istru-
zione e del lusso, il ravvicinamento for-
zato e abituale di tanti uomini di condi-
zione agiata entro uno spazio ristretto, o-
vele discussioni e le stesse dispute forma-
vano per cos'i dire il solo loro divertimen-
to; lutto concorse a spargere tra'ginevri-
ni i germi d'ambizione, di discordia, ed
a propagare quell'amore per l'eguaglian-
za de'dirilti, che ben [uesto 0 apertamen-
te o in segreto rende detestata l'inegua-
glianza delle fortune, quindi sviluppò nel
popolo tutte le passioni politiche, come
olti-ove. In principio del secolo passato il
governo era aristocratico, ma sulfinu'edi
esso divenne popolare. Nel 1754 il ledi
Sardegna, come duca diSavoia, hnalmen-
le riconobbe l'indipendenza della repub-
blica di Ginevra, alleata de'cantoni sviz-
zeri acattolici. Nel i 7G3 il partito popola-
re riguardò come un desiderio marcalo di
umiliale la cittadinanza il giudizio profe-
tilo coutro due opere di llousscau, ciuc
S V I G7
VEinllìo e il Contrailo sociale, come ten-
denti a distruggerei fondamenti della re-
bgionecristiana,cda rovesciare tulli i go-
verni; le quali due opere vennero giusta
mente in pubblico lacerate, e proscritto
il luro autore dalla sua città natale. Nel
1782 pe'cresceuli disordini, la mediazio-
ne armala di Francia, Savoia e Berna vi
ripristinò la costituzione del 1 788,6 fissò
i vicendevoli diritti del popolo e de'ma-
gistrali. Nel i 788 ricominciarono le civi-
li turbolenze colle prime agitazioni, che
in diverse [)arli d'Europa,ina specialmen-
te io Francia, erano preludi della piìi ter-
ribile rivoluzione: il popolo prevalse, e lu
repubblica già vantata per la sua saggez-
za, costumi e lumi, non fu più che un ar-
ringo tinto sovente del sangue de'suoi cit-
tadini.Minacciala da Francia, sollecitò da
Zurigo eBerna i soccorsi stipulati nell'al-
leanza del I 584, oltre quelli della confe-
derazione. Francia fece assediar Ginevra
dal general Montesquieu nel 1792, tulla-
volta per convenzione conservò per allo-
ra la sua indipendenza, divenendo il go-
verno assolutamente democratico,e adot-
tati i diritti e doveri dell'uomo sociale col
la costituzione del i 794- Finalmente Gi-
nevra alleata di Francia, dovette soggia-
cere al suo dominio, a' i 5 aprile 1798 ve-
nendo occupata da'fiancesi, e si trovò co-
stretta a convenire all'unione e fece par-
te della Francia, formandosi della città
e territorio il dipartimento Lemano, con
parte della Savoia. Vi restò sino ali 8 14.
e ncll'unirsi alla lega svizzera a'27 settem-
bre,adottò il governo rappreseutativo,di-
chiarando tutti i cittadini eguali avanti la
legge. La ConfederazioneElvelica nel 1 8i5
ammise Ginevra nel suo seno, come XXI I
cantone. Per un atto del congresso di
Vienna, a'29 marzo di tale anno, il re di
Sardegna aumentò il territorio del can-
tone colla città di Carouge, e di qualche
altra porzione della Savoia, alllnedi spri-
gionare una parte de'suoi possedimenti;
e la Francia gli cedette Versoy e le sue
dipeudeaze, oudc assicurargli una libera
G8 S V I
comunicazione col reslonle della Svizze-
ra. A Ginevra tlissi pure, clic fmalmen-
le furono esauditi i voli de'cresccnli cat-
tolici, che per tanti anni aveano indarno
sospiralo di potere erigere una chiesa al
loro cullo, laonde fu solennemente eret-
ta in seno della famigerata Roma prole-
stante, e sopra il pi il eccelso bastione del-
le sue non ha guari demolite fortificazio-
ni, le quali vanno vieppiù scavandosi la
mezzo alle politiche e religiose dispute on-
de scambievolmente consumansi i segua-
ci di Calvino e di Rousseau, ed il radi-
calismo contribuisce alla distruzione dtlle
istituzioni protestanti. Pel progressivo in-
crenìenlode'cattolici, che un mezzo seco-
lo addietro non contava che qualche cen-
tinaio, ed ora sommano a circa 12,000,
non bastando il detto vasto loro tempio, si
sta ultimandola fabbricad'unoancorpiù
grande, in or\oredell'Imn)acolata Conce-
zione della B. Vergine, ponendo la loro
intrapresa sotto si potente patrocinio; ed
anche il Papa e Roma cattolica vi con-
corsero. In altri tempi appena tolleravasi
a stento un oratorio privato pe'diploma-
tici di fede ortodossa. Vi difficile di descri-
vere la disunione che regna tra gli acat-
tolici di Ginevra, di Losanna, di Neuchà-
tei, e generalmente di tutta la Svizzera.
Lo stemma cantonale di Ginevra si rap-
presenta con uno scudo metà giallo, l'al-
tra rosso, nella i ."è mezz'aquila nera, nel-
la 1." una chiave d'argento.
Le notizie del nunzio apostolicodi Lu-
cerna, quelle de' vescovati e abbazie della
Svizzera come si trovava nella metà del se-
colo XV II, vado a compendiarle col de-
scritlodalgià nunzio della medesima://e/-
velia sacra, Eelatione de' vescovati, ab-
latie, et altre dignità subordinate alla
Nuntiatura Helvetica, fatta darng.'' Ra-
niitio Scotti vescovo di Borgo s. Donni-
ìio, governatore della Ma'ca, IM acerata
1642. Di questoprelalodivenutopoi/I/(7g-
giordomo del Papa, }paì\a\ ne'vol.XXIlI,
p. 82, XLI, p. 267. Vi aggiungerò l'iu-
dicazioae di qualche variazione avvenuta
S V I
posteriormente, di che trattai a'rispellivi
articoli e anche piìj sojira; le nozioni re-
centi e le contemporanee le riferirò ver-
so il fine de'cenni storici e generici sulle
diverse e principali vicende della Svizze-
za, che compirò con brevemente toccare
eziandio le ultime e deplorabili. Lo Scotti
è pure autore òaW'Helvel la profana, Re-
latione del dominio temporcde de' poten-
tissimi XIII Cantoni Svizzeri delti della
Gran Lega, Macerala 16^1. In questa de-
scrisse l'origine degli elvezi, i loro costu-
mi, la libertà, il dominio e la potenza di
sì grande repubblica, neW Ilelvelia sacra
tratta quindi di quanto apparteneva a
suo tempo alla nunziatura elvetica, al suo
ministero e giurisdizione. Incomincia col
dichiarare che fra le tante nunziature del-
la s. Sede a niuna fu reputala questa in-
feriore, alla quale tocca il mantenere in-
tatta la religione cattolica nella Svizzera,
che dappertutto ha l'insidie incessanti del-
l'eresia. Incombe al prelato Nunzio (/^.),
d'ordinario insignito della dignità episco-
pale, il provvedere che la vicina peste de-
gli errori religiosi non si propaghi ne' po-
poli sani, ma si mantenga e accresca la
professione pura della vera fede e la di-
vozione verso la s. Sede che n'è custode,
non che l'amicizia della nazione valorosa
e leale. Imperocché in varie occorrenze!
Papi si giovarono delle prodi armi elve-
tiche, ed i cantoni ne riportarono in vari
tempi gì azie e singolarissimi privilegi, se-
gnatamente da Sisto IV, da Giulio II, e
da Leone X, i quali con essi strinsero par-
ticolari leghe. Gli elvezi furono da Giulio
II chiamati col glorioso titolo di Difen-
sori dell'ecclesiastica libertà, e gli onorò
col regio dono dello Stocco e Berrettone
ducale ( F.) benedetti, che si collocarono
in Zurigo a monumento d'onore, donan-
do a tutto il corpo della repubblica due
gran stendardi o gonfaloni, ì quali furo-
no riposti e offerti all'insigne chiesa della
Madonna dell'Eremo. Inoltre ottennero
ciascuno de'cantoni in particolare, ch'era-
nolX (se loScolli intende parlare diGiulio
S V l
II, a suo tempo erano XII, da Sisto IV
in poi erano slati IX), uu'iiisegua parti-
colare istoriala co'inisleri sagri della Pas-
sione di Gesù disto: tali insegne furono
dii'cantoni ricevute con tanta venerazione,
che crearono ognuno un principalissirao
ufliziale chiamato Penerer,slabilendoche
ne' combattimenti avesse il i. "luogo por-
tando l'insegna. Quando i cantoni catto-
lici si collegarono co'principi, sempre fe-
cero riserve in favore delia s. Sede e del
sagro collegio de' cardinali, in segno di
divotissimo ossequio, protestandodi pre-
ferire il l^apa e i cardinali a (jualunque
altro principe in dare soccorsi, uè giam-
mai impugnerebbero le loro armi per of-
fèndere i dominii temporali della chiesa
romana.anzi essere sempre pronlia difen-
derli. Alferma Scotti, che in tem[)o di sua
nunziatura, silfatta clausola i cantoni cat-
tolici rinnovarono e dichiararono nella
lega col re di Sp.igna e col duca di Savoia
nel 1 634- Da questa giusta e eJificantedi-
vozione degli svizzeri verso la Sede apo-
stolica (^.), derivò la gran stima da loro
falla del suo nunzio, riverendo in esso la
podestà di legato a Intere j per cui nel
suo ingress*o nella Svizzera, e lai.^volta
che recavasi ne'Iuoghi, gli ecclesiastici ed
i secolari lo ricevevano sotto de'baldac-
chini alle porte delle città, con suono di
campane e salve d'artiglierie, secondo il
costume delle città imperiali e arciducali.
La nunziatura della Svizzera era più di-
spendiosa delle altre, non per la pompa
de'corteggi,ma pe'frequenti e solenni con-
viti che s'imbandiva no principalmente ne'
dì festi vi, durandoordinariamente ciascu-
no 5 ore, e que'slraordinari per le diete
c) eio ore, così portando l'uso della con-
trada. Saviamente avverte Scotti, che il
nunzio degli svizzeri, se vuole accrescere
l'alFezione e l'applauso alla maestà pon-
tificia, deve essere largo di donativi, e a-
lieno dal riceverne, niuna cosa producendo
più favorevole impressione negli svizzeri,
come diq)pertutlo,(iuanlo il vedere il nii-
uislro dclPapa disinteressalo. Riusciva pu-
S V I Gl)
redispendioso a'nunzi la necessità di con-
tinui viaggi, dovendosi portare ne'diversi
cantoni pel manleni(nento e incremento
dell'immuoità e giurisdizione di s. Chie-
sa, per correggere i cleri se mancavano,
mantenere l'osservanza ne'chiostri, solle-
citare all'adempimento de'loro ulllzi i ve-
scovi, gli abbati e le altre dignità eccle-
siastiche. Il nunzio di Svizzera fa d'uopo
che sia dotato di senno, avvedutezza e di
singoiar prudenza, a motivo de'tanti go-
verni co'quali deve trattare, e soggetti a
innovazioni e turbolenze, comechè repub-
blicani. Il [."nunzio apostolico elvetico di
cui si abbia certa memoria risale al 1 23 i,fa
OUone vescovo che fece residenza in Basi-
lea. Nel I 233 ivi pure dimorava il nunzio
maestro Filippo d'Assisi,al cui tempo la s.
Sedericevea da'principali monasteri sviz-
zeri un annuo canone in marche d'argen-
to. Quindi non si trovano memorie d'altri
nimzi fino ali 449 (cioè dopoché termi-
nò lo scisma dell'antipapa Felice V sa-
voiardo, conseguenza dell'altro maggiore
incominciato nel 1378 con l'antipapa Cle-
mente VII ginevrino), nella persona diGi-
rolamo Franco di chiaro nome. Sisto IV
fece nunzio Gentile da Spoleti vescovo di
Anagni (chiesa conferitagli nel 1480, dice
Ughelli), il quale proseguì sino a Giulio
II, e maneggiò e concluse la (.'confedera-
zione de'canloni colla s. Sede. Non per-
tanto a suo tempo Sisto IV neh 483 spe-
dì in Isvizzera con titolo di legato a la-
tere e oratore, Bartolomeo vescovo di
Città di Castello e tesoriere di s. Chiesa.
Trovo in Ughelli ch'era cognominalo ■Mo-
rano o Maraschi, e mantovano, che morì
inPioma neli487, e fu sepolto nella ba-
silica Vaticana. Leggo in Vitali, De Te-
sorieri, che fu pure vice-camerlengo, go-
vernatore di Roma e poi di Perugia: ne
parlai a Governatore di Pio.ma. Si distin-
se nella nunziatura lo svizzero Matteo
Sthcincr (F.) vescovo di Sion, che tro-
vandosi neli5io nella Svizzera, rinnovò
la lega degli svizzeri, de'grigioni, dell'ab-
bate di s. Gallo colla s. Sede, per la quale
70 SVI
Giulio li assegnò a ciascuno tic' cantoni
(erano allora XII) l'annua pensione di
looo fiorini renani, pari a 4oo scudi d'o-
ro, quindi il Papa lo cicò cardinale, e le-
galo: persuase gli svizzeri e 1 giigioni alle
due lìuiiose calale in Italia, la i .' di Gooo
o meglio 12,000, la 2. 'di 20,000 com-
baltenli, per ricuperare alla s. Sede Par-
ma e Piacenza (/^.). Leone X neli5i3
vi mandò per internunzio Goro Gliersio,
enei 1 5i4 Ennio Filo nardi {ntW-A biogra-
fìa dissi, per la lega col Papa e sicurezza
della libertà della Chiesa, poi cardinale)
vescovo di Yeroli col medesimo titolo, e
ambedue nel 1 5i Sl'urouo dichiarati nun-
zi : di più Leone X vi mandò Latino Gio-
venale(de'Manetti patrizio romano,ed im-
paro da Marini , Arcìiiatri, che fu cele-
bratissimo segretario apostolico, uno de'
più colti e pronti ingegni dell'aureo seco-
lo XVI, amico e famigliare de'prineipali
letterati d'allora, nunzio di Venezia, o-
ratore esimio, commissario generale del-
l'antichità di Roma, per cui fece da anti-
quario a Carlo V nella sua venula in Ro-
ma; fu pure nunzio in Francia, Scozia e
ad altri principi, e venne sepolto in s. Ma-
ria sopra Minerva con gravissimo epitaf-
fio riportatodallostesso Marini)per com-
porre in suo nome le differenze che pas-
savano tra gli svizzeri, il duca di Milano
e i genovesi. Lo stesso Leone X mandò
per nunzioGiaccmo Gambara, e nel 1 5 1 7
Antonio Pucci {f.) chierico di camera e
vescovo diPistoia, poi cardinale. Sigismon-
do Dandolo vi fu commissario apostolico
ueli5i8; e neh 52 1 vi ritornò Filonardi,
che col cardinal Sckeiner mandò 12,000
svizzeri per la ricupera di Parma e Pia-
cenza alla Chiesa. Neli53i era Giacomo
Sadoleto [V.) vescovo di Carpeulrasso e
poicardinaIe,mandatovidaClementeVll,
ed a suo tempo entrò nell'Elvezia l'ere-
sia;e riportarono vittoriosa battaglia con-
tro que'di Zurigo e di altri protestanti, i
5 de' più antichi cantoni cattolici; fu al-
lora che la residenza de' nunzi da Zuii-
ao venne trasferita a Lucerna. Otlavia-
S V I
no Rauerla vescovodiFerrara (non Io tro-
vo per tale in Ughelli) vi el)be la nunzia-
tura nel 1 545 sotto Paolo 1 1 1; e nel 1 563
Pio IV vi mandò Gio. Antonio Vulpio ve-
scovo di Como, nel cui tempo fece il Pa-
pa lega particolare co'5 cantoni più an-
tichi tra'cattolici, e il prelato dotto e di
sommo valore mosse i cattolici svizzeri a
mandare un ambasciatore al concilio di
Trento, e poscia ad accettarlo solenne-
mente. Da Gregorio XIII vi fu mandato
nunzio uel 1 58o Gio. Francesco Ronomi
vescovo di Vercelli, che introdusse in Fri-
burgo la com[)agnia di Gesù (nel i58o,ed
anche nel collegio di Lucerna, avendo s.
Carlo Rorromeo efficacemente persuaso
gli svizzeri a fondare ad essa i due colle-
gi: in quello di Friburgo peli.°vi prese
possesso il ven. p. Pietro Canisio gesuita,
e fu tale il suo zelo per le scuole che vi
apn, che ben presto si contarono 4oo cit-
tadini e forestieri per convittori: la sua
causa di beatificazione pende avanti la s.
congregazione de'riti), con molto profit-
to della religione cattolica; i vicini berne-
si eretici, di ciò piccati, tentarono di far
prigione il zelante prelato. Gli fu assegna-
ta un' abbazia premostratense, il magi-
strato gli somministrò 10,000 scudi, Lo-
dovico Herardo ne die 12,000, oltre allri
che concorsero a renderlo sontuoso. Il col-
legio de'gesuiti in Lucerna fu eretto co-
gli aiuti del Papa,di due corone, e per sin-
golare liberalità del magistrato. Noterò
che Ronomi nel i583 fu spedito in Colo-
nia, e ne fu ili.° nunzio ordinario. Indi
nel 1 584 Gregorio XIII fece nunzio di
Svizzera il domenicano fr. Feliciano Slin-
guardo o Niguarda di Como, vescovo di
Scala, il quale passò poi in Raviera, io-
di nella Germania inferiore per deporre
Truchxes dall'elettorato arcivescovile di
Colonia, e nel ritorno Sisto V lo fece vesco-
vo di Como. Questi vi mandò nel i 585
Gio. Battista Santorio vescovo di Trica-
rico; ed a lui successe Ottavio Paravici-
ni {^f^.) vescovo d'Alessandria, che otten-
ne 6000 svizzeri a favore della lega cat-
S V I
fblica di Francia, conlro l'ugonotto re di
^'avarra,efu creato cardinale daGregorio
XIV stando in Lucerna. Clemente Vili
elesse per nunzio Lodovico Audreno in-
glese, n)a non potè penetrare in Isvizzera,
perchè gli elvetici si dichiaraiono offesi
dal cardinal Paravicini, e più dal cardi-
nal Gaetaui legato per la lega, i cui ni-
poti furono arrestati in Altdort'per la tar-
danza delle paghe dovute al suddetto cor-
po,allecjuali poi interamente si sodilisfece.
llisolvelte perciò Clemente Vili di man-
darvi Giovanni conte della Torre vesco-
vo di ^ eglia, e seppe cosi bene guadagnar
gli aniuu de'principali svizzeri, che fu po-
sto al possesso della nunziatura, da lui so-
stenuta con somma gloria sinché visse Cle-
niente VI 11. Tolse via molli abusi, ridusse
a esemplar osservanza i! clero, ed i mona-
steri benedettinijde'quali formò due con-
gregazioni I Elvetica e la Sveva. Coope-
rò alla sua introduzione nella carica Mel-
chior Lusi nobiled'Uutervald, già amba-
sciatore di sua nazioneal concilio di Tren-
to, di singoiar pietà e sviscerata divozio
ne alla s. Sede. Paolo V nel 1 606 nominò
nunzio Fabrizio f'eralli (A.) vescovo di
s. Sevei o, che nel 1 607 ottenne la leva di
3ooo svizzeri a favore della s. Sede, per
r interdetto sentenziato contro Venezia,
ma per l'aggiustamento seguito con quel-
la repubblica, non ebbe elFetlo, ed il nun-
zio fu creato carduiale. Gli successe La-
dislao d'y/<7H/>»o [f .) vescovo diVenafro,
molto zelante nell'accrescimento della re-
ligione cattolica, e si meritò il cardinala-
to. Inoltre Paolo V destinò nunzio Lo-
dovico de'conli di Sei ego vescovo d'Adria
(di cui a UoviGo, ove riportai la serie de'
vescovi), e dal 161 3 sino al 1621 funse
la nunziatura, contribuendo all'esenzio-
ne della congregazione Elvetica benedet-
tina, dichiarala solo dipendente d.dla s.
Sede. Zelante al paragone d'ogni altro si
mostrò sempre Alessandro Scappo vesco-
vo di Campagna, nel 1 G2 1 mandalo nun-
zio da Gregorio XV e confermato da Ur-
bano Vili, ed in premio de'dispendi e fa-
SVI 71
tiche sostenute per la s. Sede, ebbe il ve-
scovato di Piacenza e la nunziatura straor-
dinaria a'principi di Lombardia, nelle tur-
bolenze per la guerra di Mantova e Ca-
sale. Gli successe Ciriaco Rocci ^F.) arci-
vescovo di Patrasso nel 1628, che valoro-
so e allo ad ogni alT.ire.ftì traslatoalla nun-
ziatura di Germania e creato cardinale. Nel
i63o Urbano Vili gii sostituì lo storico
col qualescrivo,Raoutio Scotti, e vi per-
severò benemerito 9 anni. Essendomi qui
proposto di dare soltanto un sunto di sua
opera, di altri nunzi parlerò ne'cenni sto-
rici sullaSvizzera. Quindi lo Scotti descrive
i sagri riti di essa, le pratiche di vote eser-
citate dagli svizzeri, e le particolarità colle
quali celebrano le feste, le processioni; la
divozione grande verso il ss.Sagramento,
quella pe' sanluaridella Madonna dell'E-
renoo, della Madonna di Verstain, della
chiesa di Buriglion; i suffragi pe'defunli,
e la pietà che si lia per essi; le pompe de'
funerali e le costumanze nelse[)pellire; le
ceremonie degli sposalizi, i pasti, i donijil lo-
devole uso di recarsi armati in chiesa pri-
ma di partire per la guerra, onde far bene-
dire gli stendardi; la carità esercitala ne-
gli ospedali, l'ospitalità praticata co'pel-
legrini, co'fuggeuti da'Iuoghi desolati dal-
la guerra, cogli orfani. L' indispensabile
brevità non mi permette dire di piìi so-
pra tali riti e costumanze; passando ad
accennare i vescovati a tempo dello Scotti
subordmatialla nunziatura elvetica. Egli
dice che la giurisdizione del nunzio ab-
bracciava nellaGermania superiore 5 am-
pli e insigni vescovati, cioè Co5/rt«z^,vS'Jo«,
Losanna, Coirà, Basilea, soggiacendo il
i.°e il 4-" alla metropoli di Magonza, gli
altri a quella di Cesancon. In Italia la nun-
ziatura estendevasi a quasi tulio il vesco-
vato di Como per la Valtellina, pe'con-
ladi di Lorinio, Chiavenna, Lugano, Lo-
camo, Mendrisio, Bellinzona, Valle Mag-
gia,oltre beu 3uo comuni che ile'Xll can
Ioni soggiacevano al dominio. Nell'arci-
■vescovalodi Milano a vca giurisdizionesul-
le valli Levantina e Rregn.i, con più lue-
7^ SVI
^h\ (l'Uri, che colla Rezia e l'Elvezia con-
linavnno. Tia'vescovali tloveasi il i.°luo-
^n a quello ili Costanza, la coi diocesi più
d'ogni altra di Germania si estendeva,
comprese quelle parli divenute eretiche
e soggette a'principi protestanti. Abbrac-
ciava la maggior partedel ducato di Wiir-
tembergj del marchesato di Baden, e del-
l'Elvezia pe'cantoni di Zurigo e ScialTusa,
rolla metà di quello di Berna: compren-
deva pure i cantoni cattolici di Lucerna,
Uri,Svitto,Untervald,Zuge parte di So-
letta, co'misti di Glaris e d'Appenzell, e
di là dal Beno la Svevia superiore, colla
Biisgovia.l vescovi diCoslanza erano prin-
cipi dell'impero, ed annoverati nel circo-
lo di Svevia, nel quale tra gli ecclesiastici
ottenevano il i. "luogo, come quelli che al-
lo spirituale dominio riunivano il tempo-
rale su molte terre. Non risiedevano in Co-
stanza, perchè città libera e arciducale,
inanella propria dilMarespurgoMersburg
lungi 12 miglia, con sontuoso palazzo, ed
erano signori dell'isola di R.eicheuau, la
più lagguardevole del lago di Costanza,
detto anche Acronioo Mare di Svevia, o-
ve l'imperatore Carlo III il Gro^io fon-
dò un'abbazia e vi fu sepolto. Le loro en-
trate erano 3o,ooo fiorini. Predicò la fe-
de in Costanza s. Pelagio martire, venuto
d'Ungheria. La sede vescovile ebbe prin-
cipio in Windisch o Yindonissa o Yindi-
missa, città svizzera d'Argovia, già gran-
de e celebre, poi dalle guerre e dal fuoco
tlisl rutta. III. "vescovo fu «.Beato inglese,
mandatovi da s. Pietro apostolo, e poi da
Clodoveo 1 re de'franchi venne fondata
la chiesa e donata di grandi rendite. A s.
Beato, chiamato V Apostolo della Sbuzze-
rà, successero Paterno, Loculo, Bubulco,
Germantio e TMassimo, celebri per santità
di vita. In tempo dell'ultimo e di Clota-
lioll re de'franchi e padre di Dagoberlo,
verso il 570 il vescovato di Yindonissa
fu trasferito a Costanza, da Dagoberto ar-
ricchito magnificamente di renditee pri-
vilegi. Dopo Massimo, ultimo vescovo di
Yindonissa ei "di Costanza, i più inerao-
S Y I
rahili successori sono: s. Gallo di Scozia
o d'Irlanda eremita e predicatore insigne
che rifiutò la sede e la diede in vece al suo
discepolo Giovanni nobile rezio, morto
nel 746e acclamato beato dal popoIo.Gio-
vanni III abbate dell'Augia Miiggiore e
di s. Gallo, fu da Pipino 1 e de'franchi no-
minato vescovo nel 760,6 ritenne le due
abbazie che sottrasse dalla giurisdizione
della sede di Costanza, lasciando per pri-
vilegio di Carlo !\Iagno a'monaci l'elezio-
ne degli abbati e soltanto dipendenti dalla
s. Sede. Nell'8i3 Wofolco monaco di s.
Gallo fece il suo monastero tributario del-
la sede d'un cavallo e d'un' oncia d'oro
per ogni anno. Salomone di gran pietà
trasferì nella città il monastero o colle-
gio di Salmonsuch de' canonici regolari
dis. Stefano, e lo donò a'canoni ci secolari:
per suo ritiro fabbricò il borgo e la chiesa
d'E[)iscopicella o Cella del Vescovo, in o-
nore della B. Vergine, e di s. Teodoro mar-
tire il cui corpo vi fece trasferire, formao
dovi un monastero di benedettini, e poi
divenne collegiata. Il vescovo s. Rattolfo
già di Verona dell'SSo, che fabbricò un
monastero di benedettini sul Iago detto
Battolficella o Cella di Rattolfo, ove ri-
pose i corpi de'ss. Sinesio e Teoporapo pre-
si in Treviso, e delle ossa di s. Marco E-
vangelista avute da Venezia. Neil' 885
Gherardo conte dTIabsburg,a cui com-
parve s. Marco avvisandolo di far collo-
care le sue ossa in miglior luogo dell'Au-
gia: morì martire della crudeltà norman-
na. Salomone III già monaco di s. Gallo,
divenuto cappellano di Lodovico II, tor-
nò in quell'abbazia per godere la solitu-
dine, indi dall'imperatore Arnolfo fatto
vescovo di Costanza con 1 2 abbazie in go-
verno, di esimia santità. Nel g35 e ripu-
gnante s. Corrado conte d'Altdorf, della
cui santità si narrano cose meravigliose,
fondò la collegiata di s. Giovanni e la par-
rocchiale di Costanza, un ospedale, e do-
nò i suoi beni alla sua chiesa. Nel 982 Ghe-
rardo contedi Breghentz, di cospicua san-
tità, a'benedelliui istituì nel borgo il mo-
S V I
nastero di Petrusa, Petti Domiis, ed al-
tro nel contado di Baden poi colleyiala;
difese la sua chiesa, ampliò le rendite ca-
nonicali,edispensù a'poveii il piopriopa-
trinionio. Ottenne da l^ipaGiovanni X VI
il capo di s. Gregorio l l*a[)a, tu sepolto
in Pctri Doiiius e canonizzalo nel i i34»
cslebrandosi la festa a'27 agosto.Nel 1 026
il doltissitno Weiinanoconte di Dilingen
e Ivibnig; nclio5i Clrimaldo baione di
Eonstelten monaco d' Emsidlen, che ri-
fahbncòe consagrò la cattedrale. Gebhar-
dudnca di Zaiinghen, legalo apostolico in
Germania quando Enrico IV perseguita-
va la Chiesa, e da lui fu costretto per le
violenze ad abbandonar la sede, di cui lo
reintegròEnrico V,emoiì santamente nel
Ilio. Utialiico conte di Dilingen e di Ri-
Lurg, edificò il snburbano monastero di
Creziingen pe'canonici di s. Agostino, re-
staurò l'ospedaledis. Corrado e ne otten-
ne la canonizzazione. Hermanno barone
d'.Arbon fu perseguitato da Corrado duca
diZaringhen che fu punito daDio,fece lar-
ghi doni alla sua chiesa, e pe'benedeltini
scozzesi edificò nel suburbio un monaste-
ro, ed ottenne da Federico 1 la conferma
de'confini del vescovato statuiti da Dago-
berto. Dipoi Rodolfo conte d'IIabsburg,
cugino dell' imperatore Rodolfo I ; nel
i334 ìNicolò nobile di Kelingen, limosi-
nicro, al cui lempo in Costanza e luoghi
vicini furono bruciati tulli gli ebrei in-
colpati di avere attossicate le acque, don-
de derivò la gran peste che da Germania
si dilatò per tutta Europa. In lempo di
Udahico di Pfeiferhart vennero da Un-
gheria i flagellanti, giunti a 42,000, che si
battevano due volle al giorno, ma per er-
rori di fede furono condannati da Clemen-
te VI. INel vescovato d'Ottone marchese
d'Hochbtrg Costanza vide 4o,ooo foie-
fitieri pel famoso sinodo che descrissi al suo
arliculo e ne'lanti relativi, mentre a Si*
NODO, ed a Sovranità della s. Sede ri-
portai come deve riguardarsi 1' assem-
blea di Costanza e \\ clamoroso suo ope-
lulo. ÌN'el puluxzo della cillà, u come dice
SVI 73
il barone Ilenrion, in quello della Borsa,
agli 8 novembrei4'7 entrarono in con-
clave icardinali creatidaGregorioXIIedu
(jiovanni XXIH, egli anlicardinali diBe-
uedelto XllI, e con altri 3o elettori agli
I icrearonoPapa INIartinoV, che estinse
il furiososcisma che divideva i fedeli. Ilen-
rion anticipa di 3 giorni il principio del
conclave e vuole che ne durasse 6; indi
anch'egli rimarca che ìMaitino V con sua
bolla data in Costanza proibì d'appellarsi
da'decreli della s. Sede, e nell'ultima ses-
sione (\e.\ Sinodo soltanto approvò quanto
l'assemblea avea fatto conciliari nenie ia
materia di fede, e non la pretesa superio-
rità de! concilio generale.» Poneudolo i
padri di Costanza per principio, in man-
canza d'un capo che loro presiedesse,noa
aveano dunque in forma di concilio ope-
rato; essi formavano allora un'assemblea,
non un concilio, perocché non vi è corpo
senza testQ;quindi l'approvazionediMarti-
no V non riguarda che gli atti della IV e V
sessione." Su questo grave punto, ripeto
che ne parlai a Sinodo, e siccome ricordai
la recente storia che ne ha fatto e pub-
blicalo il p. Tosti cassinese, qui aggiungo,
che ne rese ragione ancora il professore
sacerdote V. ^.i\\\\\.\.\ \\e2).'ì Annali delle
scienze religiosej, 1. ' se\\e,t. i2,p. 226. Ri-
leva fra le altre cose. « Avremmo tutta-
via desiderato che più manifesto dalla let-
tura di qiie'G libri si fosse: avere il cou-
ciliodi Costanza non quasi esclusivamen-
te trattato la ileposizionede'Papi, e lacou-
danna de'due eresiai chi l'IIuseilde Pra-
ga, ma che di molle altre cose eziandio
si occupò: e collazione de' benefizi, e dop-
pie prebende, e scienza de'cherici, e simo-
nie, e investiture, e riforme della curia, e
riserve, e lanl'altro di che i fasti delVhan-
der-IIardt, aggiunti al 2. "volume, di gior-
no in giorno ci notano. Le spese, non che
altro tlegli ospizi, dove accogliere i con-
correnti al concilio, i delitti, le contese, la-
trocinii, e se vuoi anche i tornei celebrati
a Costanza durante il concilio; tutto do-
vbu impinguare ia parie erudita di quella
.4 SVI
storia, e non fuor di proposito e a vanità
<lir)otizie, ma secondo lo scopo stesso del-
l'oj)era,dovcasi peilnlloii più che vi man-
ca o appena è accennalo far conoscere
sempre meglio i tempi egli uomini di Co-
stanza, e quel che dentro faceasi e quel
che fuori della grande assemblea. Quan-
do EheiardoDachers, destinato a notare il
numero e le qualità de'concorrenti inco-
stanza, numerò eziandio tali cose che vai
meglio or tacere; uè allora esci fuor del
proposito, sendochè anche ciò dimostra-
va in quali mani stesse il grande a (fa re del-
la pace coni une,permettendoloIddio a ren-
dere vie[)[)iìi manifesta la divina forza che
sostiene la Chiesa, e qual gente colà si as-
sembrasse per proclamare la riforma di
tutta la Chiesa medesima. O^ni cosa che
mette in chiaro i costumi di que' giorni
spiega il perchè a deporre e mettere sotto
lina legge i Fonlelìci tutti convennero; ma
(]tiando si trattò di riformare se stessi, o
niente se ne coiichiuse, o le leggi non ri-
masero che sulla carta. D'altra parte le
consuetudini di certi tempi inciòchenon
offende direttamente e di per se i buoni
costumi, ben descritte e paragonate avreb-
liono anche fallo palese con quanto fari-
saico zelo si vegga la pagliuzza negli oc-
chi altrui, e non la trave ne'propri." In-
di il lussoepompade'polenli vescovi creb-
be eccessivamente, per cui Henrico baro-
ne d'Heven nel suo ingresso pel possesso
avea una comitiva splendida di 5oo ca-
valli. In tempo del vescovo Ugone de'no-
bili Landenbergh e nel i 5i6 penetrò tra
gli svizzeri l'eresia di Zuinglio parroco
d'Einsidlen, che ammogliandosi empia-
mente, sparse prima il veleno de'suoi er-
rori in Zurigo eBerna,ingaunando la sem-
plicità de'popoli collo specioso pretesto di
riforma, per usurpare le copiose rendile
de'monasleri e luoghi sagri, perciò occu-
pali sacrilegamente. Questa peste religiosa
fu fomentata da' pessimi preti e religiosi
rilassati,oude ammogliarsi e per impadro-
nirsi delle rendile ecclesiastiche, non ri-
spanuìaudo inganni e frodi per allucinare
S V I
la nazione di troppo buona fede. Previ-
dero i vescovi diCostanza, Casilea, Coirà e
Losanna, co'canloni cattolici, la rovina che
sovrastava al paese, e perciò persua.sero i
zurigaiii e bernesi, che si adunassero i dis-
senzienti in Baden d'Argovia a generale
disputa. In essa comparvero pe' cattolici
Melchurein sulFraganeodi Costanza,Gio-
vanniEzhio,e OlmaroLucino celebri teo-
logi ; e per la parte eretica de' novatori
Hcolampadio, Ulderico Sluder, e Bertol-
do Hallercanonico bernese apostata, non
fidandosi Zuinglio di comparirvi, benché
gli fu dato il salvacondotto. Dopo lun-
ghe questioni, convinti i zurigani e ber-
nesi dal dottissimo Ezhio, si arresero e
abbracciarono unitamente per decreto
pubblico i 7 articoli disputati. Ciò nono-
etmitenel i 527 tornarono a vacillare nel-
ia fede bernesi e zurigani, e da Ecola m-
padio furono istigati que' di Basilea, di
Sciallusaedi San Gallo, e con nuova die-
ta conclusero il contrario del convenuto
prima: si dichiararono per loro infelice
ventura seguaci di Zuinglio e di Calvino,
e Costanza ne abbracciò gli errori. III."*
frutto della nuova falsa religione fj il pra-
ticalo da|)[ieilulto,cioè il saccheggio del-
le chiese, l'abbattimento delle s. imma-
gini, la depredazione del più prezioso.
Tuttavia il zelo della cattolica fede mos-
se i cantoni di Lucerna, Uri, Svitto, Un -
tervald e Zug a radunare nel i 53 1 d'im-
provviso 5ooo combattenti, ed assalire
que' di Zurigo che campeggiavano con
20,000 nomi ni,e diedero agli eretici san-
guinosa sconlìtta, uccidendo l'empio e fa-
natico Zuinglio nella battaglia di Kappel.
Per questa vittoria i zurigani doverono re-
slili'ireal proprioabbateil monasterodis.
Gallo, con tutti gli altri delle prefetture
comuni di Turgovia, Rheintal, Baden e
Frienempter a'Ioro prelati, restituiti con
patto che potessero godere le loro entra-
te anche ne'paesi protestanti, comesi os-
servava ancora all'epoca di Scotti. Giovò
malto tale trionfo a mantenere in fei\e i
due popolatissimi cantoni di Soletta e Fri-
S V I
bingOjChe molestali cla'herncsi potcvoiisi
coslringere a mal parlilo. INIa i cattolici
gravemente iDaiicarono ili piofiltare di
loro buona ventura, mentre avrebbero
l^iciimenle potuto obbligare gli abbattuti
eretici a lasciare le dannose novità, né fu
senza biasimo de'reggitori l'acconsenli-
res'i facilmentealla Landsfiid o pace pub-
blica della contrada, dichiarandosi che
ciascuno de' cantoni nell'abbracciata re-
ligione pacificamente rimanesse. Indi i
liatelli Carlo V e Ferdinando ! zelanti del
oatlolicismo, presa colle armi nel i 549
Costanza, ne cacciarono i predicanti e ri-
chiamarono a risiedervi il vescovo Cri-
stoforo ^lezler, i canonici, i religiosi, on-
de i cittadini vissero da cattolici. Nel i 56 i
fu fallo vescovo il cardinal Marco Sini-
co ù'Jliciììps (/".) nipote di Pio IV, che
conformandosi al zelo del cugino s. Car-
lo Borromeo verso gli svizzeri,cedè la ric-
ca abbazia di Mirasele nel IMilanese al
collegio Elvetico pel mantenimcnlo de-
gli alunni per la sua diocesi. Ps'el i 58q fu
•vescovo il cardinalAndrea (\'Jnstriai^f\),
cui successe Gio. Giorgio Helveil che nel
j6o3 introdusse in Costanza i gesuiti, i
quali vi operarono indicibili profitti pel
mantenimento della religione cattolica. Il
vescovo Giacomo Fuger barone di Ki-
rembergh, impiegò d suo ricco patrimo-
nio con edificar la chiesa e convento dei
cappuccini, e l'aliare maggiore e magni-
fico nella cattedrale; convocò due sino-
di, e in uno intervenne il nunzio Scap-
po che mollo si adoperò per l'erezione
del seminario, ma f ilalmenle senza suc-
cesso: con raro esempio visitò personal-
mente la vasta diocesi, poiché in Germa-
nia ciò sogliono fare i sulfraganei, e mo-
rendo nel I 626 lasciò alla sua chiesa tut-
te le sue preziosissime suppellettili. Il
nuDzioScappocoiisagrò in successore Ver-
nerò Presbergh, morto dopo un anno,
onde gli fu sosliluilo Giovanni Truchses
conte di WoUi'gg, che leone in fieno gli
eretici con costante zelo, né giauunai vol-
le aderire al dauuosu IiUcritn (^ •) ; di
S V I 75
concerto col nunzio Scolli, per la slima
che fìicevano della dottrina e bontà de'
gesuiti e cappuccini, gì' introdusse nella
città di Lindau. A cura di detto nunzio,
nel ir«3i impelli l'eirelto della dieta di
Francforl, come pregiudizievole al oat-
lolicismo e all'impero; e resistette anco-
ra ad escludere la confederazionecbe Gu-
stavo Il Adolf) re di Svezia ricercò de'
cantoni callolici, ad onta de'travagli che
perciò patì da quelli protestanti nelle cau-
se matrimoniali e collazione ilelle par-
rocchie nel misto cantone diTiU'govia. Il
re assediò Costanza, ma per gli aiuti del
vescovo ritiratosi a Lindau, e de'canto-
ni d'Uri, Svitlo, Unlervald eZug, fu co-
stretto n partirne; mentre gli altri si mos-
sero per assalire i bernesi. Così quel ful-
mine di guerra dovè abbandonar l'espu-
gnazione della città. Urbano Vili a soc-
corso de'catlolici, oltre le decime eccle-
siastiche, die aiuti in denaro. Lo Scotìi
passa a ]iarlaredel capitolo di Costanza,
delle principali dignità del decano e del
preposto; e del florido stalo in cui Irova-
vansi i numerosi e ricchi stabilimenti re-
ligiosi dell' amplissima diocesi. Ad onta
delle rovine cagionate dall'eresia, esiste-
vano ancora 4o abbazie benedettine, ci-
stcrciensi e premoslratensi, i T commen-
de di Malia e 7 teutoniche, 3 collegi di
nobili donne con abbadesse principesse
dell'impero, 5 prepositure di regolari, 2
certose,2o collegiate colla digmtàdel pre-
posto, 2 5 abbazie e 9 prepositure ili mo-
nache benedettine cistcrciensi, 35 mona-
steri di domenicane, 32 di francescane
conventuali, q osservanti, 7 agostiniane,
52 arcipreture rurali, 3 conventi di do-
menicani, 7 di francescani conventuali, 7
agostiniani, 2 osservanti, 2 carmelitani, 3
di s. Antonio, 3 guglielmiti, I 5 paolini,3
collegi di gesuiti, 24 luoghi di cappucci-
ni,1600 parrocchie cattoliche, l'univer-
sità di Friburgo in Drisgovia. iVoterò che
a Costanza, ile' ricordati stabilimenti in
parte ne feci l'enumera/ione, insieme al-
l'ubbazia ntiUius e cuncisloriale di Ma-
•jG S V I
listella, provveduta neli84o da Grego-
rio XVI, come meglio rilevai ne' voi. X V,
p. 224, XLVI, p. 84, e della quale ri-
parlerò; e che per le vicende de' leinpi nel
182 I Pio VII soppresse la sede vesco-
vile di Costanza, perchè nel i 802 era sta-
la secolarizzata e data in dominio al gran-
duca di ^^2<^Ze/j(/^.), venendo staccata dal-
la Svizzera quoad spiritnalia, ora essen-
dovi piena libertà di culli. Avendo Pio
VII istituito in vece di Costanza l'arci-
vescovato di Fn'Z;Mrgo(^''.) in Brisgovia,
ne elTeltuò la disposizione Leone XII, il
cui pastore che nominai a Friburgo è di-
venuto l'eroedella chiesa cattolica diGer-
niania, per le persecuzioni eclatanti del
governo, alle quali egli oppose fortissi-
ma e virtuosa resistenza, in difesa de'di-
rilti episcopali, per cui è oggetto dell'u-
niversale ammirazione e de'giusti enco-
mi del cristianesimo. Nelle ZVo/iZfc <^/i Ro-
ma vi è la serie de' vescovi dell'ultimo
secolo e del corrente, non meno di Go-
stanza, che delle sedi vescovili di Svizze-
ra, di cui collo Scotti prosieguo a ragio-
nare, supplendo a quanto non dissi uè
loro articoli, tranne Sioti{F.) perchè per
essa procedei collo Scotti, a motivo de'
ricordati monasteri celebri di s. Bernar-
do e di s. IMaurizio esistenti nella sua dio-
cesi, e per quanto ho narrato nel canto-
ne del Vallese, essendovi ancora a tempo
dello Scolti i gesuiti, 2 conventi di car-
melitani, 2 di cappuccini, e un monastero
di monache cistercieusi.
11 vescovato di Losanna, nel cantone
di Vaud, ebbe anche anticamente ampia
diocesi, che di poi soffri restrizioni; si di-
latava per tutto il Bernese, nel cantone
di Friburgo, in parte di quello di Solet-
ta e in altri territorii,e in quegli altri can-
toni che già nominai. Di molti suoi ve-
scovi ne parlai al suo articolo, e Scolti de-
plora la distruzione degli archivi fatta da'
bernesi, onde non parla che del solo ve-
scovo de'suoi tempi de' baroni di VVa-
tuil della Borgogna e oriundo di Berna.
Questo cantone iuollre, e contro il cou-
S V 1
venuto della memorata Landsfrid, gli ii-
surpò molti beni per 3o,ooo scudi d'an-
nua rendila, e temendo d'esser costretto
alla restituzione, come l'obbligò la die-
ta di Baden de' XII cantoni a rendere
Biella al vescovo di Basilea, s'ingegnò
sempre di tenere il vescovo lontano ài
Losanna, ove il fanatismo dell'eresia ga-
reggiò colla f linosa Ginevra, propugna-
colo del protestantismo nella Svizzera, per
cui fissò la residenza in Friburgo, come
già notai in cpiel cantone, da dove pure
pretesero i bernesi d'espellerlo; ma i fri-
burgliesi, zelantissimi cattolici, animali
dal nunzio Scotti lo sostennero onorata-
mente nella loro città. Cos\ potè il vesco-
vo di Losanna, per l' introduzione del-
l'eresia nella sua città, uscito da essa, do-
po essere stato più anni fuori di sua dio-
cesi in un'abbazia di Borgogna, venire a
stabilirsi nel iG34 iu Friburgo, accolto
con riverenza dal cantone, che per segno
di fermezza gli fabbricò l'episcopio. Non
avendo più rendite il vescovato, per l'u-
surpazioni di Berna, Urbano Vili gli con-
cesse Tabbazia dellaCarità de'cisterciensi,
donde traeva 20ooducatoni d'entrata;
però le guerre della Franca Contea ar-
sero il monastero, e annientarono le pos-
sessioni. Scotti enumera le pie istituzio-
ni di Friburgo, che nella più parte de-
scrissi già a Losawa; celebra il collegio
de'gesuiti e il p. Pietro Gotraw fribur-
ghese, del cui senno sempre si valse nel-
le controversie; e fra'monasteri e mona-
che, chiama nobile la suburbana abba-
zia ciàterciense d'Altaripa. Di piìieraa-
vi nella città una commenda di Malta, 3
conventi di francescani osservanti, con-
ventuali e cappuccini, uno di agostinia-
ni e le monache cistcrciensi : fuori della
città 2 certose, 2 conventi di minimi, un
monastero di monache cistcrciensi, altro
di domenicane, e tutti nel territorio di
Friburgo. Già narrai di sopra, che Pio
VII alla diocesi di Losanna non solo riu-
nì il cantone di Ginevra, ma al vescovo
conferì pure Usuo titolo vescovile, llze-
S V I
lanle alluale suo vescovo, nel r 8 j4 ^^ '''*
slabilitonellasuadiocesila///»rg/Vziomn-
na, abolendo perciò la losaniiese usatavi
fino allora, ordinando l'inconiinciamen-
to del rito romano il giorno della festa
de'ss. Pietro e Paolo. Il governo del can-
tone di Friburgo, lutto all'opposto del-
l'antico, sempre attento per spiare ogni
occasione di potersi opporre all' azione
vescovile, vietò subito alle parrocchie del
cantone di l'are alcuna spcNa per procu-
rarsi i messali e il resto ch'è necessario,
per osservare il decreto dell'ottimo ed e-
sule vescovo. Tutto apprendo dalla Ci-
i'illà cattolica, 7..^ sene, t. 7, p. io5. Il ve-
scovato di Co/ra è unode'piìi antichi non
meno della Svizzera che di Germania ,
nel cantonede'Grigioni, etrae ilsuoprin-
cipio, secondo Scolti, dal i 70 o i 79, i ."
Ira' vescovi vantando s. Lucio re di Bre-
lagna, che ricevuto il battesimo da Fu-
gazio e Damiano, inviali in Inghilterra
a sua istanza da Papa s. Eleutero, lasciò
il regno per dilatar la fede pellegrinan-
do in vari regni. Colla predicazione fece
gran progressi nella Rezia InferioreoBas-
sa, che allora comprendeva la Baviera e
Augusta, ed in questa città fu lapidato
e gettato in un pozzo ; quindi ne l'u e-
slralto, e passando nella Rezia Superio-
re de'Grigioni, dimorò un pezzo in Steig.
Ritiratosi poi in solitaria grotta,che pre-
se il suo nome, presso alla quale fu edi-
ficata Coirà, continuando ivi lapredica-
zione dell' evangelo, è antica tradizione
the la sua voce udivasi nelle terre disco-
ste per ben due ore di cammino. Gran po-
polo battezzò, di che inviperito il giudi-
ce romano,lo fece imprigionare iiellaRoc-
ca ÌNlarsiola, indi uccidere, \onsi trova-
no successuri certi sino a s. Asimoncdel
45 1, pel quale ne'concilii di Calcedonia
e di Milano sottoscrisse Abbondanzio ve-
scovo di Como : ebbe per successoti 8 n
vescovi egregi, sino a tempo di Scotti. INel
I 170 l'imperatore Federico 1 die al ve-
scovo Eginone e successori il titolo di
priucipe dcH'iaipeio, e come tali i vesco-
S V I 77
vi intervenivano alle diete imperiali. La
vasta diocesi comprendeva tutta la Re-
zia ile' Grigioni, tranne Poschiavo sog-
getto a Como, la valle Venosta nel Ti-
rolo fino a IMeran, Ursera presso Uri, e
le signorie diSargans, Wertemberg e AI-
tosasso, quella di Cai terre, sino a' can-
toni di Svillo e Glaris sotto Sleig; di più
il contado di Vaduz, la signoria di Schel-
lemberg, alcuni luoghi del contado d'AI-
tenips ; e nella ValgOvia, le signorie di
Eluder, Sonnebeig,Rlumenech,ela val-
la Drusiana. Non mancò agli antichi ve-
scovi di Coirà il temporale dominio, poi-
ché morendo nel 788 Thclone vescovo e
ultimo di sua nobile famiglia Toscana,
conte della Rezia Curiense facente per
istemmaqnel capricorno che lo è in par-
te del cantone (In quale famiglia fuggen-
do r insolenze de' barbari erasi ritirata
nella Rezia 5r)3 anni avanti 1' eia no-
stia), istituì il vescovato erede di tutti i
suoi beni, che poi ampliali abbracciaro-
no il paese d'una delle 3 leghe del can-
tone chiamata Cattedrale o Caddea,c\oh
Casa di Dio, per avervi il dello vescovo
fabbricato la chiesa matrice. Finché do-
minarono i re di Francia, i vescovi era-
no governatoli dellaRezia,alla quale era
congiunta la Svevia : il i ."vescovo gover-
natore creato da Carlo Magno, fu Co-
stanzo; l'ultimo eletto dall' imperatore
Arnolfo, fu Dietolfo. Oltre la Caddea, in
tempo de'3 Ottoni, diCoriadoll, di Lo-
dovico Ve di Carlo IV imperatori, i ve-
scovi di Coirà furono signori de'contadi
di Bormio e Chiavenna, poi passali sotto
i duchi di iMilano, ed in virtù d'una dona-
zione testamentaria fatta nel 1 4^4 per ri-
conoscenza al vescovato da Mastino Vis-
conti, uno de'figli di Bernabò Visconti,
non solo lo furono di detti contadi, ma
altresì «Iella A allellina, iinpcrocihè cac-
ciato da Gian Galeazzo si salvò nelle ter-
re de'grigioiii, ed ebbe in Coirà ospitale
e lunga accoglienza dal vescovo. Questo
giusto titolo senza la (orza restava inef-
lìcacc nell'cstcuzioue : l'occasione si pie-
78 S V I
sento quando i francesi in gncrrn cof;Ii
spagnnoli occuparono la contraila, aizza-
ti gli svizzeri e grigioni dalla contraria
lega a cacciarli, mentre i primi rimisero
in possesso del Milanese IMassiniiliatio
Sforza, invasero i secondi la conti-astata
Valtellina, ne riportarono dal grato du-
ca la cessione, e nel r 5 i 2 slesso il vesco-
To di Coirà Paolo Migler ne prese con
armata mano possesso. In questa sorpre-
sa fu soccorso dalle 3 le"he Grigioni, on-
de poi lasciarono libera al vescovo la 4-'
parte della Valfelliiia , il resto ritenen-
do in loro podestà. Sehl>ene Francesco I
re di Francia tornasse poi vincitore sul
Milanese, amò meglio conservarsi ami-
ci il vescovo di Coirà e i grigioni , e li
confermò ne'Ioro diritti. Penetrata l'e-
resia nella Rezia, i paesani in vigore di
certi articoli, cacciarono neli5'26 i ve-
scovi di Coirà con violenza dal dominio
temporale che possedevano nella Rezia,
e poi neli53o di prepotenza le 3 leghe
li privarono della porzione della Val-
tellina. Al vescovo quindi solo restarono
4 rocche, la Marsiola in Coirà loro or-
dinaria residenza, Furstenau, Furstem-
berg , e Ramus nel Tirolo , e le signo-
rie di Torano, Vaz e Valmonastero, o-
vegli eretili ne limitarono l'autorità. A
tempo di Scotti e neh 636 era succedu-
to al vescovo Giuseppe Moro del Tiro-
lo, Giovanili d'Aspermonte nobde tiro-
lese 5 già preposto della cattedrale , per
la cui elezione il nunzio dovè adoperar-
si perchè restasse libera nel capitolo dal-
l'influenza de'tninistri di Francia, e poi
lo consagrò. Oltre la perdita della tem-
porale giurisdizione, gli eretici ridussero
la mensa a circa 4000 scudi d'annua ren-
dita, la maggior parte de'quali doveansi
impiegare per estinguerei debili contrat-
ti cogli eretici, per cui si ricorse alla con-
gregazione di propaganda fide poco do-
po la sua benefica istituzione. Lo Scotti
discorre onorevolmente dell'antico capi-
tolo di Coirà, illustrato da s. Oltmaro,
giù canonico e verso il 7 «4 eletto abba-
S V I
te di s. Gallo da Pipino d'IIeristal. Avca
6 dignità, e io canonici, oltre S'Z cap-
pellani, 14 de'quali possedevano in tito-
lo un altare per ciascuno. Soppressa la
dignità .Ticidiaconale, restarono il pre-
posto, il decano. Io scolastico, il cantore,
il custode, 18 canonici e un solo cappel-
lano. Quando gran parte de'grigioni nel
i526abbracciarono il calvinismo,anche
le rendite capitolari diminuirono, come
pure furono soppressi diversi monaste-
ri: fra'pochi restati. Scotti ricorda le mo-
nache benedettine di Valle Monastero,
la cui l)adessa era principessa dell'impe-
ro, così lo era quella del monastero di
Schenis. Senza dire de'7 conventi e mo-
nasteri del Tirolo, nella Svizzera avea i
monasteri benedettini di Tisilis o Disten-
tis e di Favera, oltre uno di domenica-
ne. Delle missioni apostoliche de'Grigio-
ni e della Mesolcina ne parlai ne' canto-
ni de'Grigionì e di Ticino, in un a quel-
la di Calanca. Rilevai anteriormente, che
Pio VII eresse l'antica abbazia di s. Gal-
lo in vescovato, e l'uni a questo di Coi-
rà; laonde la mensa del vescovo eh' era
allora di quasi 17,000 fiorini, venne di-
minuita quando nel 1846 fu separata la
diocesi di s. Gallo da questa, essendo tut-
tora vescovo semplicemente di Coirà il
prelato de Cai lab che nominai a s. Gal-
lo. Di questo poi il regnante Pio IX a'
16 ottobre 1846 fece i." vescovo l'attua-
le mg."^ Gio. Pietro Mirer, comenotai ra-
gionando della divisione convenuta da
GregorioXVl ed effettuata daPioIX stes-
so, come meglio riferirò. Il vescovato di
Basilea nel cantone omonimo deriva, co-
me notai al suo articolo, da quello à\Au-
gnsloAngmta Rauracoruiìi,^oxìàa\.o pri-
ma dell' edificazione di Basilea, lungi 6
miglia da questa. Divenne famosa allor-
ché Martino V da Siena (f.) vi tiasferì
il concilio generale, che Eugenio IV di-
chiarò Conciliabolo quando divenne tale
e per l'elezione dell'antipapa Felice V.
E antica tradizione che i. "vescovo fu s.
Pantalo fiorito nel 200, e nella celebre
S V I
compagnia di s. Orsola renne martirizza-
to in Colonia dagli unni, che guastavano
la Germania: altri santi vescovi furono
Ursicino, Imerio e Mirando confessori ,
Germano e Randoaldo martiri. Fu ne'
primi dei VI secolo clie la sede fu trasfe-
rita a Basilea, la cui diocesi essendo slata
in seguito afìlitta dalle guerre di più se-
coli, la ristorò l'imperatore Enrico U, e
le concesse fanti privilegi e castelli che
il vescovo era noveralo tra'primi di Ger-
mania e principedell'impero. Mentre Ro-
dolfo I d'Hab>l)urg assediava nel 1278
Basilea, per differenze nate col vescovo,
ricevè la notizia d'essere stato eletto im-
peratore, onde pacificatosi entrò con ap-
plauso trionfante nella città, incomincian-
do da lui la colossale grandezza e lustro
dell'augusta casa à' Austria: a Scettro
dissi perchè prese per tale insegna il Cro-
cefisso. Coll'andaie del tempo, gran par-
te della temporale giurisdizione del ve-
scovo,del cui principato già parlai, passò
nella città di Basilea, a Berna, a Soletta,
mediante contratti che i Papi e gl'impe-
ratori mai approvarono; altra parte fu
perduta per l'invasione de'detli cantoni
dopo la loro apostasia dalla vera religio-
ne. Quasi lutto il dominio di casa d'Au-
stria in Alsazia era de'vescovi di Basilea,
per cui ancora a tempo di Scotti gli ar-
ciduchi facevano cmaggio,cosnl mniche-
se di Durlacli, e altri signori e conti pe'
loro feudi d'Alsazia. Lo Scotti dicech'e-
ragli restate le4picccle città di Bruntru-
to (ossia Porentruy, ove dopo l'introdu-
zione dell'eresia in Basilea vi si ritirò sta-
bilmente il vescovo come capitale del suo
principato , donde passò a Soletta e vi di-
mora), s. Uisicino, LnnfTen, Delnionte e
sua valle, con alcuni castelli e 5o,ooo tal-
leri di rendita. L'ampia diocesi compren-
deva tutta l'Alsazia Superiore, piovin-
cia la più fertile di Germania, il territo-
rio di Basilea, gran parte di Soletta e Ber-
na, alcime terre del ducato di AViii lem-
hcig, e Galtre impeiiali ciltìi. Il vescovo
tra confederato co'y cantoni callolici,che
SVI 79
gli proteggevano le rendile cheaveane'
territorii ili Berna e Basilea, e all'epoca
di Scotti la rinnovò in Lucerna il vesco-
vo Gio. Enrico Ilaboslein. Nella cattedra-
le piollinata da' protestanti, essi «-libero
l'audacia di porre su'sedili del magistra-
to in lettere d'oro questa iscrizione: In
honorem lìlagislraliis Basilcensis verae
rellgioriìs assertoris. Scolli descrive le 6
collegiale, abbazie e monasteri numerosi
che avea la diocesi, rimarcando i pochi
restati dopo la pretesa riforma, per la qua-
le i 200,000 atti alla comunione, si ri-
dussero a 18,000. La diocesi avea 20 ce-
lebri monasteri di religiosi, e in quello di
Morbac l'abbate era principe dell'impe-
ro; 4 commende teutoniche e 7 diMalla,
oltre il gran priore d'Alemagna princi-
pe dell'impero. Nelle prefetture eretiche
non mancarono i vescovi di zelo e pre-
mure per ricondurre all'ovile gli smarri-
ti, come il vescovoRinch a Baldeslein, in
Colmaria, in Delmonte, ove fabbricò un
convento a'cappuccini; il vescovo Blorer
avendo ceduto le sue ragioni sopra Basi-
lea al cantone per grossa somma di dc-
naio , con questo e con altri suoi fondi
eresse e dotò in Porentruy la chiesa e
collegio a'gesuili, ove vi fu gran concor-
so di nobili alle scuole. Per morte del ve-
scovo FrancescoSaveriodeNeveu,al qua-
le era stalo del tutto tolto il principato,
Pio Vili nel concistoro de' 18 maggio
I 82 q preconizzò Giuseppe AnlonioSalz-
ninnn di Lucerna diocesi di Basilea, e-
letto dal capitolo e canonici, essendo egli
decano del medesimo. Essendo passalo a
miglior vita nel 1 854, m'istruisce la Civil-
tà cattolica citata, p. i o4, delle dillìcoltà
quindi mosse nel governo da'radicali con-
tro l'elezione del successole, sebbene ciò
che deve praticarsi in simili contingenze
fu già determinato nel 1828 in un concor-
dato daLcone XI I, ecolla bolla //j^er^r^/c-
cipiia N ostri Àpoflolalus rnttnia, nel cir-
coscrivere la diocesi ili Basilea, che non la-
scia luogo a dubbi sopra le pai li checom-
pcloqo a'due poteri ecclesiastico e civile.
,So S V I
Seconfln il ilctlo concordalOjl'elezione del
vescovo appai liene al capitolo di Soletta,
ilqualeperòdeve assicurarsi prima die la
persona da eleggersi non è ingrata al go-
verno de'caiiloni che formano la diocesi.
Il che non può farsi aitriuieuti che colla
presentazione d'una lista di candidati,
«lalla quale ponno i governi cancellare
rpiclli che loro sono poco graditi, senza
pili oltre restringere la libertà della scel-
la. L'elezione e la qualità dell'eletto so-
no poi esaminate secondo le prescrizioni
canoniche da un delegato della s. Sede,
il quale secondo le informazioni prese e
ricevute, ratifica o annulla l'elezione ca-
pitolare, rome si pratica pel vescovo di
.«;. Gallo. jMa i radicali svizzeri dal i 847
a questa parte profittarono si bene nello
studio de'concordatijche riuscirono a far
loro dire il contrario di ciò che portano
i loro termini. Perciò i deputati degli sta-
ti diocesani riunitisi a Soletta a'23 mag-
gio, decisero d'invitare il capitolo a non
■voler proporre che un solo candidato per
■volta, e non eleggerlo se non quando i
deputati avesserodichiaralo di non isgra-
dii lo. In altri termini il capitolo deve tor-
nar da capo a proporre finché piacerà a'
radicali di dirgli basta. Insultato il ca-
pitolo con questa strana pretensione, e
«lei rifiuto senza esame de' 6 candidati
presentali, decise di non pensar più ol-
tre per ora ad elezioni, e di riferire in-
tanto l'alfare alla s. Sede per mezzo della
nunziatura apostolica. Finalmente nel
concistoro de' 16 novembre 18 54, il Pa-
pa Pio IX preconizzò l'odierno vescovo
di Basilea mg.' Antonio Arnold di Solet-
ta,già canonico della cattedrale e segreta-
rio del capitolo, come leggo nella propo-
sizione concistoriale. Risulta dal fin qui
detto, che di presente nella Svizzera, ol-
tre le abbazie concistoriali ricordate e al-
tre che dirò, esistono 6 vescovati, Sion^
Losanna e Gine\'ra uniti, Coirà, Basi-
lea, e s.Gallo ,lu[ù\mmeà'\alaoiìen\.e sog-
getti alla s. Sede,delle giurisdizioni e dio-
cesi de'quali ragiouai ne' XXII caoloui,
S V I
notando in essi alcune parti spettanti al-
l'arcidiocesi di lMilano,a quella di Chani-
bery e alla diocesi di Como. K prendere
un'idea delle abbazie, monasteri e pre-
positure dipendenti dalla nunziatura del-
la Svizzera e descritte dallo Scotti, onde
poter fare il confronto co'tempi presenti
che traccierò verso il fine, laconicamen-
te vado a farne menzione; quindi tlirò
col Franscini lo stato religioso de'XX.11
cantoni svizzeri nel 1827, per megliocora-
prendersi le progressive deplorabili va-
riazioni e soppressioni. In due Congre-
gazioni Elvetica e iSVei'rtjSi dividono le
principali abbazie benedettine. Sotto la
congregazione elvetica si compresero 8
celebri monasteri, cioè s. Gallo, Eitisi-
f//f/i, detto la flJadonna dell' Eremo, ìilu-
ri, Rliinaw , Fisinga, Enghelberg, Fa-
vera, e Tisilis o Dislenlis, che tutti per
apostolico privilegio eranoesenti dalle vi-
site episcopali e da altri superiori, tran-
ne il nunzio rappresentante la s. Sede, tut-
ti esemplari e osservanti, gli abbati a vi-
cenda visitando i monasteri. Il più anti-
co era l'abbazia di s. Gallo {f^-), cele-
berrima e potente, doviziosa di ricchez-
zee privilegi pontificii, imperiali e prin-
cipeschi, il cui abbate era libero princi-
pe dell'impero, con dominio sovrano e
indipendente, e nobili vassalli nella Sviz-
zera e fuori; creava notari pubblici è ca-
valieri dell'ordinedeirO/'50 {F.), alleato
di Francia, Spagna, Austria; nelle guer-
re de'cantoni contribuiva il contingente
di truppe, e poteva armare più di 10,000
soldati, le rendite sommando ad annui
80,000 fiorini. Strinse lega co' Papi Giu-
lio II e Leone X, cui mandò tooo uo-
mini a difesa dello stato pontificio, con
istendardo ov'era l'immagine di s. Gallo
abbate, con l'orso (in memoria di cpiel-
lo che prestò servigi al santo nello slabi lire
il suo romitaggio), che incatenato strin-
geva le chiavi apostoliche, insegne con-
cesse dalla s. Sede, come benemeriti, agli
abbati della medesima. Eppure la città
di San Gallo ribellatasi all'abbate fu la
S V I
I .'ad adottare l'eresia di Calvino,e a in-
fiiiinre conlio le chiese, le ss. immagini
e reliquie, nducendo le monache bene-
detliiie, cisteiciensi, doruciiicane e iran-
cescane a vita coniugale, meno 3 religio-
se domenicanee 7 religiose d'ilollember-
ga trasferite a Wil; tentando nel iSsS
di spogliare l'abbate dello slato tempo-
rale, i quali zelantissimi prelati ridusse-
ro a poco a poco lutto cattolico, ma poi
il cantone si formò con quasi la metà di
protestanti, onde è uno de'misli di cat-
tolici ed erelici. Scotti celebra l'abbazin,
esente da! vescovo di Costanza, semina-
rio di santi, dotti, vescovi e abbati insi-
gni; e ne'7 monasteri delle monache mol-
te fiorirono per santità di vita e per vir-
tù. L'abbazia fu capo della congregazio-
ne benedettina elvetica , incominciata
dall'abbate Bernardo di s. Gallo, da A-
gostino abbate d' Einsidien, da Jodocci
abbate di Muri, e da Benedetto abbate
di Fisinga, per eliminare il rilassamento
introdotto in qualche monastero, e far-
vi rivivere 1' osservanza della regola e
l'antico fervore, formando appositi rego-
lamenti per lo stabilimento della disci-
plina regolare. L'unione di questi 4 P'''
mari monasteri seguì nel 1602, e fu ap-
provata da Clemente Vili col titolo di
Congregazione benedellina elveùca. In-
di si dilatò con l'unione di altre abba-
zie, ed i Papi e i nunzi furono larghi di gra-
zie e privilegi. Non le fu assegnato su-
periore generale, ma fu stabilito che gli
abbati si adunassero ogni r o anni,o quan-
do la necessità lo richiedesse, eleggendo
nelle loro assemblee de' visitatori gene-
rali per la visita de'raonasteri, ed anche
de'visitatori particolari da qualsivoglia
monastero. Ne tratta pure il p. Helyot,
Storia degli ordini monastici, t. 6, cap.
34- Il monastero e abbazia nuUius dioe-
cesis d' Einsidien o Ensiedeln di s. Maria
dtW Eremo nella diocesi di Coirà, e già di
Costanza, nel cantone di S vitto, ripete
l'origine da s. Meinrado de'conti di Zul-
ler, monaco benedettino dell'Augia INlag-
VOL. LXXIt.
SVI 8[
giore, che vi si ritirò nelI'Sg^, come bo-
scaglia e luogo solitario, a farvi peniten-
za. Vi edificò una cella e una cappellet-
ta in onore della D. Vergine, e giunse a
tal perfezione che meritò le apparizioni
degli angeli, indi fu ucciso da due ma-
snadieri che inseguiti da due corvi furo-
no puniti. Fece Dio conoscere la morte
del santo con diversi portenti. Quaran-
t'anni dopo s. Pennone della regia casa
di Borgogna con pochi compagni si recò
ad abitare l'eremo ancora incolto, indi
costrettoad accettare il vescovato di Metz
e in esso correggendo i dissoluti, questi
gli strapparono gli occhi, onde cosi cie-
co volle tornare all'amala solitudine, e
morendo lasciò vasti poderi per la fab-
brica del monastero. Nel 934 un angelo
condusse in quest'eremo s. Eberardo de'
duchi di Franconia, e impiegò la pater-
na eredità e gli aiuti del duca di Svevia
nella costruzione del monastero e della
chiesa, nella quale v'incluse la di vola cap-
pella dis. MeinradOjCnefuil i."abbate.La
chiesa e la cappella venne dedicata in o-
nore della B. Vergine,da s. Corrado vesco •
vedi Costanza; ma nella notte preceden-
te il santo vide in visione che Gesìi Cri-
sto stesso, assistito da'ss. Stefano e Loren-
zo, col ministero degli angeli la consagrò.
Narratosi il prodigio dal vescovo, dichia-
rò non esservi piìi bisogno della consagra-
zione; tuttavolta pregato ad eseguirla, 3
volte si udì una voce celeste ripetere: Fra-
ter cessa j Divini tus consacrala est Capti-
la. Prestati attoniti gli astanti veneraro-
no il luogo per sagrosanto. Il vescovo ne
die contezza al Papa, che con bolla con-
validò lo strepitoso prodigio conceden-
do indulgenza plenaria a chi la visitasse,
confermata da'successori. Cresciuta in se-
guito la fama di questo santuario, l'ab-
bate s. Eberardo ricevè dall'imperatore
Ottone I molti privilegi e possessioni, e
nìorto santamente nel 9 18 fu sepolto nel-
la cappella presso s. Bennone. Ebbe per
successori que santi e nobilissimi perso-
naggi che descrive Scolti, insieme a cose
6
H-i SVI
miracolose, alle ampliazioni e doni falli
al inonasteio e santuario, per cui si fon-
darono alui ujonasleri e chiese a lui sog-
£;oUi,cliia»nali (ìgli della peregrinazione.
Tale era il concorso de'sagri pellegrinag-
gi al santuario, che Scotti neliG3i per
la lèsta a'i4 setteinhre ini 4 giorni cal-
colò 5o,ooo foraslieri comunicanti, ve-
nuti d'Italia, Germania e Francia. Gl'im-
peialori,i re egli altri principi fecero a ga-
ra in ricolmarlo di preziosi doni in oro, ar-
gento e gemme, onde dopo il santuario di
Loreto non CI edeche vi fosse pili splendido
tesoro, il monastero era allora abitato da
yomonacijC da esso uscirono molli insigni
vescovi e ahbati d'altre abbazie. L'abba-
te era princi[>e dell'impero e ornato di
preiogative concesse da'I^api e dagl'im-
peratori s. Enrico II, Corrado 11 e En-
rico 111, con giurisdizioni temporali espi-
rituali e l'annua entrala di 4o,ooo fio-
rini. Ebbe pili volte contese e anche col-
le armi, col cantone di Svitto, sul borgo
che successivamente i\\ fabbricato intor-
no al nionastero e collo stesso nome, per-
chè pretendeva signoreggiarlo , mentre
r abbate se ne chiamava sovrano, e nel
cantone non riconosceva che l'avvocato
e il difensore, come quello che una volta
l'avea salvato nell'inlroduzionedell'ere-
sia da 8000 zurigani eretici armati, dei
quali nel combattimento ne restarono uc-
cisi 2,000 con manifesto patrocinio del-
la B. Vergine, il borgo è capoluogo del
suo distretto, e sorge col monastero e san-
tuario sulla ri va destra dell'Alp, nella val-
le del suo nome. Fu patria di Paracelso,
ed il famoso Zuinglio nel i 5 1 7 n'era par-
roco. Nel 1577 il borgo e l'abbazia pati-
rono grave incendio, ma ben tosto rie-
dificati, racchiudendo il monastero un ga-
binetto di fìsica, altro di storia naturale,
ed una bella biblioteca. I francesi vi en-
trarono a forza nel i 798. Nel voi. XXV IH,
p. 148, notai cheGregorio XVI ad istan-
za dell'abbate di Distenlis, restituì all'ab-
bate d'EinsidIen la presidenza delle mis-
sioni elveto- benedettiue; e nel voi. XLVl,
S V I
p. 84) che Leone XII in concistoro con-
lèrmò e preconizzò l'abbate eletto dal ca-
pitolo e monaci p. d. Celestino Miiller,
e per sua morte il regnante Pio IX pub-
blicò l'elezione dell'attuale p. abì)ale d.
Enrico Schmid di Baar diocesi di Basi-
lea confermandolo. Leggo nella proposi-
zione concistoriale de'27 luglio 1 84(^,0116
la chiesa abbaziale, elegante e di buona
archilellura,è dedicata allaB. Vergine As-
sunta in cielo; che l'abbate ha la giuris-
dizione spirituale sul monastero di Faar,
è visitatore delle monache benedettine di
Seedorf, panoco di Cj parrocchie che fa
amministrare da monaci da lui deputali;
essere tassalo ogni nuovo abbate in fio-
rini 333, ed ascendere la mensa del 1110-
nasteroad 8000 fiorini vvunxù^nnibtis ab-
bas ipsc indivisim a luoìiachis substeii'
ianiur, i quali sono 78; e che il proces-
so l'avea compilato mg.' Alessandro Ma-
cioli arcivescovo di Colossi, nunzio apo-
stolico, in mano del quale l'abbate avea
emesso la professione di fede. L'abbazia
di /l/«rMiel borgo del suo nome, capoluo-
go di distretto del cantone d'Aigovia, fu
fondata nel ioaGquandoRandebolto con-
te d'Habsbnrg conquistò Muri e ne fece
dono ad Ita sua moglie e sorella di Teo-
duiico duca di Lorena, la quale mancan-
do di prole vi flibhricò un monastero con
magnifica chiesa in onore della ss. Trini-
tà, della B. Verginee d'Ognissanti, sot-
to l'invocazione di s. IMartino. Verrario
suo figliastro gareggiò con essa in cristia-
na generosità, poiché nel giorno della con-
sagrazione pose sull'altare solenne scrit-
tura, colla quale ratificò la donazione di
Muri in dote del monastero, e vi aggiun-
se ^5 grossi poderi, che poi il monaste-
ro andò perdendo. Per industria degli ab-
bati, il monastero venne a possedere ol-
tre Muri, Bunzen e Beinsuil importanti
villaggi con monasteri, e le decime sulle
parrocchie Sursee, Valmarigen eLuncho-
ven. Due volle gli eretici incendiarono
l'archivio del monastero, ov'è una consi-
derabile biblioteca. L'abbate Luisfrido lo
S V I
ii(Ius«ìe a vila regolare. A tempi di Scot-
ti ernnvi ^o monaci, con /jf),r)00 fiorini
(li remlilc: altri riferiscono clu; l'abhate
emprincipecleU'impero.ll monMStcroson-
tiioso (li Rliinaw o Rhenaw fu l'ondalo
dn Carlo ISIagno in silo amenissiino, pro-
tetto poi da 7 cantoni, dopoché per due
anni l'occuparono gli eretici distruggen-
do le memorie storiche; nondimeno si co-
nosce che ne furono generosi henefatto-
li un conte di K\bnrg, e verso l'85o l'ab-
hate Woluino. JN'eirS'^y vi morì s. Fin-
da no d'Ir landa principe diLangi via e mo-
naco, onde il monastero ne prese i' nome.
Il monastero possedè Rhinaw già città,
con mero e misto impero, 3 buoni vil-
laggi e 4o,ooo fiorini di rendila. Il mo-
nastero di Fisinga o Veschingen nel can-
tone di Turgovia, con i?,,ooo fiorini di
lendita, nel quale luogo visse santamen-
te nel monastero delle religiose Idda dei
conti di Riburg,cheil maritoEnrico conte
di Toggemburg, credendola infedele, fe-
ce gettare da altissima torre in un pre-
cipizio, restata miracolosamente illesa a
feslimoniodistìa innocenza. Il monastero
di Fonerà nella diocesi e presso di Coi-
rà fu fabbricalo nel 726 da s. Priminio
vescovo di IMeaux a onore di Gesìi Cristo
e della B. Vergine, concorrendovi Carlo
Martello, a cui poi donò il fondo Papa
Vittore 11 de' conti di Coirà, odi Kew nel-
la Svevia come altri vogliono, venendo ri-
colmato di privilegi {)onlincii e imperia-
li. Ebbe già ampia giurisdizione tempo-
vaie, l'abbate divenne principe dell'im-
pero per volere di Rodolfo I, con 18,000
iioiini di rendita. Nel monastero vi fioi i-
rono monaci di santa vila, e vi fu sepol-
to il servo di Dio Nicolò Rusca martiriz-
zato dagli eretici, come narrai nel can-
tone deGrigioni. 11 monastero cV Engel-
berg tra'monti d'Untervalden, chiamalo
Alonle degli Angeli, perchè più volle si
udirono cantar le lodi della D. Veigine,
fu fondato neh i iq da Corrado signore
di Sederbuien, e vi prese l'abito bene-
dellino dal i. "abbate Adelelmo; l'abbate
SVI 83
Fromuino che gli successe fu gran lette-
rato. Il monastero godeva il mero e misto
i mpero sopra Engelberg, con i 0,000 fio-
rini di rendila, il monastero di Ti<!ilis o
Distentiso Deserlina, ebbe origine da Si-
gisberto anacoreta scozzese, seguace di s.
Colombano ne' pellegrinaggi, che si fer-
mò presso l'Alpi di s. Gottardo, e valica-
to poi il monte Crispalto, in luogo aspris-
simo fabbricò un oratorio alla B. Vergi-
ne. Per le sue piedicazioni e santa vila
molti convertì, fra 'quali alcuni vollero es-
sere suoi discepoli, onde il luogo fu ridot-
to a monastero con chiesa di s. Martino,
a'quali lasciò erede di sue ricchezze Pla-
cido Primini nobile rezio. Subito ne fu pri-
mizia Placido decapitato da Vittore pre-
fetto della Rezia enemico de'virtuosi che
racchiudeva il monastero, al quale si por-
tò il servo di Dio colla lesta fra le mani
per ricevere la benedizione dell'abbate Si-
gisberto, prima d'essere sepolto: Dio pu-
nì il tiranno, annegandosi nel Reno. Il
luogo divenne celebre e fregiato di privi-
legi papali e imperiali, e l'abbate ricevè il
titolo di principe dell'iroperOjOnorato dal-
la lecra Griglia del 1 ."voto. De'tnonasteri
della congregazione sveva benedettina.
Essa abbracciò i q insigni monasteri di
Feingarien, OcJisenhausen, Augia Mag-
giore, Pelrusa , s. Pietro, s. Giorgio, s.
Triiperto,s. ZJldarico e Stein. Non cede-
rono nell'osservanza a quelli della con-
"legazione elvetica, e come tali neh 63 i
DO '
0 mezzo del nunzio Scolti procurarono i
medesimi privilegi da Urbano Vili, per
sottraisi dalla visita del vescovo di Costan-
za, ma solo fu loro fallo sperate che i vi-
sitatori vescovili incedessero con quelli
de'monaci. Vi posero impedimento i ve-
scovi delle altre diocesi, temendo che i lo-
ro monasteri domanda<:spro eguale esen-
zione. Il monastero di feingarlen ebbe il
1 .°luogo nella congregazione sveva, per-
chè da lui uscì la rifoi ina regolareche s'iu-
tiodussc negli alili, e dal quale ne apprese-
ro l'osservanza. Lo fondò il re Pipinoe per
divinocomandoconsairrò la chiesa s. Rum-
8'
S V I
facio /f postolo (liGermania^\\ cui discepo-
lo I). Allhone ne fui. "abbate, e poi ve-
scovo di snnta vita. Fu rifabbricalo edal-
l'aincnilàde'ciicostanti vigneti prese il no-
me, e SOI gè ove fu già il palazzo de'Guel-
foni ducili di Baviera e Sassonia. Giudit-
ta di Fiandra regina d'Inghilterra, gli die
il tesoro di parte del ss. Sangue di Cristo,
trovato in Mantova. IS'el monastero fìo-
jiroiio leligiosi santi, dotti e illustri per
nobiltà di lignaggio, llmonnslero à'Och-
senhausen fu fabbricalo nel i oq4 da Cor-
rado e Adalberto WoUliaresnuendi, e lo
donarono a quello di s. Jiiagio della Sel-
va Nera. Martino V, grato all'ospizio ri-
cevuto in Costanza, lo liberò da tal sogge-
zione e crebbe in isplendore. il monaste-
ro (\'/4iigin piaggiare o Alba Maggiore,
situato in capo del lago Acronio o di Co-
stanza presso Breglieuiz, il cui conte Ul-
darico lo fondò nel i oc)6, per venerazio-
ne al luogo già abitato da s. Gallo e da
altri monaci di santa vita. Il monastero
di Petrusa o Peli i Domus nel 991 fu e-
rello nel borgo di Costanza in onore di
s. Gregorio I dal suddetto vescovo Ghe-
rardo di Costanza, che lo dotò e consagrò
la chiesa: fu celebre il monaco Lantper-
lo poi vescovo di Costanza, il monaste-
10 di s. Pietro nella Selva Hericinia lo e-
dificònel 1 oqS il duca di Turingia Bertol-
do, e lo cons.qgrò il suo fratello b. Ghe-
rardo vescovo di Costanza e legato apo-
stolico: vi sono le sepolture de'duchi di
Turingia. Il monastero di s. Giorgio nel-
la detta Selva riconosceper fondatore He-
zcbone barone diDegerndorfì verso r824,
ma occupatodagli eretici, indi patì incen-
dio. Il monastero di s. TmperLo in Bri-
sgovia vanta 1' erezione dal 600 pe'conti
d'Habsburgche vi fecero la loro sepoltu-
ra, così i landgravi Brisiacensi ei baroni
di Stauffen. Vi è il corpo di s. Truperto
fratello di s. Piupertoi. "vescovo di Sali-
sburgo, restato intatto quando neh 633
gli svedesi bruciarono il monastero, il mo-
nastero di s. UUlarico ha nome pel san-
to monaco conte di Kyburg. Il inouaste-
S V I
ro di Stein e di s. Giorgio lo fnndòEdwi-
ge moglie di Burcardo duca d'Alemagna,
ove poi si fabbricò il caslpllo d'IIocuAvil,
quivi trasferito da s. Enrico II imperato-
re. Ne fui. "abbate s. VV^eirido conte di
Nagots. Di alcuni celebri monasteri be-
nedettini nella S\'e\.na non uniti alta con-
gregazione. Il oionasìevo iV /4ugia o Iticca
Augia, il cui abbate fu principe dell'ira-
pero, potente e ornato di privilegi papa-
li e imperiali, fi)ndato nel 727 da s. l^ri-
mino vescovo di Meaux , arricchito da
Carlo Martello e daBertoido conte diTur-
govia. Fiorì per santità e dottrina. Il mo-
nastero di Campidonia oKeniplenfiigùi
una delle 4 principali abbazie dell'impe-
ro, il cui abbate n'era principe e signore
dell'omonima città, che neh 52 5 vendè
coll'assenso di Clemente VII e Carlo V,
ed ora appartiene alia Baviera. Lo fondò
s. Ildegarda mogliedi CarloMagno, econ-
sagròl'apa Adriano I, secondo alcuni. Nel
i633 gli svedesi cogli eretici bruciarono
l'abbazia, per cui quando fu rifabbrica-
ta la chiesa, Benedetto XI Vautorizzò l'ab-
bate a consagrarla, come rilevai nel voi.
XI, p. 239. Il monastero di s. Biagio ve-
scovo e martire nella Selva Hericinia, luo-
go in cui nelle persecuzioni si ritiravano i
fedeli e alcuni vi formarono un eremo, in-
di abbracciarono la regola di s. Benedet-
to, e Regimberto signore di Seldecnburea
e generale d'Ottone I vi si fece monaco
nel 945, donò le sue ricchezze, ed otten-
ne da Papa Agapito II che l'erigesse in
abbazia,e ne fui. "^abbate il b. Beringero.
Fu protetta dall'augusta casa d'Austria,
si rese florida econ 90,000 fiorini di ren-
dita. Il monastero di /KiZz/mgerrt! presso
Ulma, eretto da Ottone conte di Kirckhe-
berg. Il monastero Lysnense di s. Gior-
gio vicino a Ysne, fondato nel 1097 da
Mangoldo e figli conti Veringesi. Il mo-
nastero BeinsuUer presso il monte Jura,
fabbricalo neh 124 da'contiTliierstein e
Sorgen, restaurato dalla pietà di que'di
Soletta. Altri monasteri benedettini del-
la diocesi di Costanza, ed egualmeule .sot<
S V I
foposti alla min/ialiira elvetica , in par-
fe esistenti. Di Albempach Cotulatoda'con-
ti Zoller e di Siillz, e dal barone di llau-
sen.Di Binubyrcnnc\\oc)~) lo costi uiio-
no i conti di Tihinger, lìerg e Geiusen.
Di Zuifalden ricco e ampio, eietto nel
io8r) da Ziiillioldo conte d'Aclialin. Di
Rtickembach nel 1089 costruito da Ber-
none conte d'IIaigerloch. Di Salem ed il
I ."cisterciense di Germania, fondato nel
I iSodaGuiitramino barone d'Aldesreu-
tin, che giunse a possedere 100,000 fio-
rini di rendita. L'abbazia iiuUins e cele-
bre della B. /"ergine Maria di Maristel-
la cisterciense, detto fFetlingendaì bor-
go omonimo nel cantone d'Argovi^ e ca-
poluogo di circolo, ove sono antichità ro-
niane,in sito salubre e ameno, bagnato dal
iìunie Lindemago. Fu fondata neh 127
dal conte Enrico di Rapersuil e dalla mo-
glie Anna d'Hombeigh, poiché avenilo
una sola figlia maritata al conte di Ky-
burg, acquistarono dal contado di Dilin-
ga il luogo di AVetlingeu cinto da tleli-
ziose selve e solitario, e lo donarono a'ci-
sterciensi di cui erano divotissimi. Ebbe
il nome di Ularislella, perchè trovando-
si il conte in mezzo ad una terribile bur-
rasca (.li mare in pericolo di morire, in-
vocò il soccorso della B. Vergine, e com-
parendo quindi miracolosa stella, gli fu
guida pergiungere sicuro nel porto. Com-
pito dai pii coniugi il sagro edilìzio, si re-
carono in pellegrinaggio a'Iuoghi santi di
Palestina, la contessa morì e fu sepolta
in Achekiemac, e il conte entrò tra'mo-
iiaci a far vita austera. Grande incremen-
to ricevè il monastero dall'imperatorello-
dolfo I e dall'ereditaria munificenza di
sua casa d'Austria, non che da'signori di
Diiinga e di Sliethlingenealtri molti. Fu
vicino a ■Maristcllu che il detto Rodolfo
1 d'iiabsburg die luminoso e edificante
saggio di sua divozione verso il ss. Sagra-
raento, da cui la sua eccelsa discendenza
ripete la sublime possanza a cui perven-
ne, come rimarcai altrove, luconiratusi
d cuulc presso Fara, iuuua;>luru delle bc-
SVI 85
nedettine, col parroco che portava ad un
infermo il ss. Viatico, scese dal cavallo e
glielo cede, seguendolo con somma divo-
zione sino al ritorno nella chiesa. La di-
vina provvidenza in premio permise, che
dopo molti anni divenuto il parroco fa-
vorito segretario del l'arci vescovo elettore
di Magonza, e mentre procedevasi all'ele-
zione dell'imperatore, essendo il conte u-
no de'candidati,fece elogi grandi del con-
te narrando l'accaduto, e promosse la sua
scelta, mentre allora llodolfo i non pos-
sedeva nell'Elvezia che le contee d'ilabs-
burgo e di Ryhurg. All'epoca dell'ere-
sia l'abbazia patì come lealtre saccheggio
e depredazione delle ss. immagini e re-
liquie; indi rifiorì in ricchezze e per mo-
nastica osservanza, mentre l'abbate Pie-
tro Schmid di Zug , al tempo di Scotti
quasi rifabbricò chiesa e monastero. Sop-
pressa la diocesi di Costanza , parlando
della quale ne feci memoria, l'abbazia fu
compresa in quella di Basilea. Come ab-
bazia concistoriale, GregorioXVl nel con-
cistoro de' 17 dicembre 1840, per morte
dell'abbate p. d. Alberico Denzier, con-
fermò l'elezione del successore fatta dal
capitolo e monaci di Maristella, nel p. ab-
bate d. Leopoldo Rode di Klingnacd'Ar-
govia, monaco e parroco di VVettingen,
il cui processo fu eseguito dal nunzio mg.'
Pasquale Gizzi arcivescovo di Tebe, che
ne ricevè la professione di fede. Trovo
nella proposizioneconcistoriale,chela bel-
la chiesa abbaziale è sotto l'invocazione
della B. Vergine Assunta in cielo, che i
monaci erano 26 e G conversi, ascenden-
do la mensa abbaziale a 20,000 libbre
monete svizzere, a (jua monachi alanCury
pagando ogni nuovo abbate di tasse 200
fiorini. La giurisdizione l'ha in 3 |)arruc-
chie dipendenti dall'ordinario, che fa am-
ministrare da'inonaci, e sopra 6 altri mo-
nasteri. Finalmente Scotti tratta del mo-
nastero di Beiibeiikaiiscii di VViirlein-
berg, fondalo tla Kudulfu conte Palatino
di Tnbinga; del inunasterod'//,!,'<if//io,che
dciàtns»! u ibiu.>'i Uollu cuUc'gialu du'iv. Or-
8G SVI
iO e f^ìllore di Soletta, di cui feci j^iìi pa-
iola;com(; della pieposituiaecoUegi.ita di
s. Lcode^ario di Lucerna; e della piepo-
situra di Derona pure di Lucerna , cou
chiesa di s. Miclicle, foudazione del 780
di Bercile conte di Leiilzburg. Tale era
lo stalo della religione ciitlolica nellaSviz-
zcra alla metà del secolo XVII, per le te-
stimonianze certissime dello storico con-
temporaneo e oculare, ed insieme opero-
so nunzio apostolico, cpiale fu tnj^.' Scot-
ti.In (juali condizioni poi era nel iB27,col
cousii^liere cantonale Franscini ne intra-
prendo la narrazione del più interessan-
te. Ogni svizzero die abiura la sua reli-
gione, perde nella propria repubblica il
diritto di cittadinanza. A'noslri giorni, cUe
la tolleranza religiosa ha molto guadagna-
lo con altrettanto vantaggio per la con-
federazione(rispetto a'caltulici soverchia-
li negli ultimi tempi, non può dirsi altret-
lanto), si tentò più volle di concludere un
concordalo, che abolisca la perdita della
cittadinanza comunale e polilica per cam-
biamenlodi religione. Quantuncpie l'in-
tolleranza sia spesso e ingiustamente rim-
proverala a'cattolici,non è loro colpa se
la bramata convenzione nou si elTettuò,
essendo il cantone di Berna quello che
sempre si ostinò a ricusarla, prolraendo
le amarezze tra'caltolici e protestanti. 11
clero è in proporzione molto maggiore
presso i catlolici, che non presso i prote-
stanti e sebbene formino due terzi della
popolazione. Questi non hanno quasi che
i loro pastori, uno per parrocchia, pochi
essendo i coadiulori. 1 catlolici hanno più
piccole parrocchie, maggior quantità di
ca[)pellani e coadiutori, non pochi capilo-
\\, e per soprappiù un numero di rego-
lari presso a poco eguale a quello degli
ecclesiastici secolari (quasi però annien-
tato dopo la fatai guerra contro il Son-
deibund). Nella Svizzera protestante si
calcolava per termine medio un ecclesia-
hlico per ogni 700 e più abitanti, in lut-
to circa i63o ecclesiastici: nella cattolica
ti calcolava uno pcrioo, cioè 52oo ec-
S V I
clesiastici circa, non comprese le mona-
che che ascendevano forse a 2000. Gli ec-
clesiastici regolari erano divisi in Sq Ira
conventi e monasteri, ed in 7 os()t:zi. Le
case religiose più numerose erano <juelle
de'benedeltiui, cislerciensi e gesuiti , ed
insieme le piìi facullose. Tra essi primeg-
giavano: i.°le abbazie benedelline d'I^m-
sidlennel cantone di S vitto, quella di Mu-
ri nell'Argovia, e quella di s. Urbano nel
Lucernese; 2.° più conventi e monasteri,
specialmente il noviziato de' gesuiti nel
cantone di Friburgo. 11 Ticino avea un
gran numero di conventi e monasteri, ma
quasi tutti poveri. In generale non era-
no le cure de'catlolici mal dotate; eccet-
tuali in alcuni luoghi d Uri, Svitto, Uu-
tervaldjGIaris.Grigioni, Ticino e d'altro-
ve non iscaiseggiano gli onorari troppo
meschini. iVon mancano però nemmeno
i benelizi pingui e cure che rendevano
2000 e anche 3ooo franchi, la piii ricca
stimandosi quella di Russwyl nel cantone
di Lucerna, il cui reddito si crede ascen-
dere a 10,000 franchi. In quanto al sa-
lario de' curati 0 pastori de'protestanti,
in generale non è scarso fuorché ne'Gri-
gioni dov'è quasi dappertutto meschino.
Nel cantone di Vaud un pastore ha dal-
lo slato per lo meno 1000 franchi, e cre-
scendo gli anni di ministero o esercitan-
dosi questo in luoghi diilìcili e montagno-
si, il salario può salire sino a 2000 franchi.
La vedova e figli di tenera età dei pastori
hanno diritto ad una pensione alimenta-
re, quando il pastore muoia senza lasciar
sostanza. L'onorariode'pastori del cantone
diNeuchatel varia da70o a 2000 franchi,
nel cantone diCerna varia da i 000 a 1200
secondo la minore o maggiore anzianità.
IJ clero secolare dei cattolici dividesi ia
capitoli, o in decanati, o in vicariati o al-
trimenti. Il clero componente un capi-
tolo , o altra corporazione , suole adu-
narsi più volte all'anno o altrove più di
rado, lu tali riunioni si fanno conferenze
intorno ad alfari di morale, disciplina ec-
clesiastica e simili. Quasi lo stesso avvie-
S V I
ne tra'prolestanti. Quasi tulli questi u-
sano chiamale Antìsles il pastore die si
trova alla testa del loro clero. A'siooili o
capitoli degli ecclesiastici protestanti siiO'
le assistere o presiedere (|iiiilclie nuigistra-
lo laico. Ne'paesi protestanti si esercita-
no dalTautori là laicale quasi tutte le tUa-
zioni che in que' cattolici sono riservate
a'vescovi o al Papa, o a'vicari di questo
o di f|uelli. A (|uest'eiretto vi ha d'ordi-
nario consigli ecclesiastici composti d'uo-
mini dove tutti laici,dove quali laici e qua-
li ecclesiastici. Vi ha pure tribunali per
le cause di matrimonio, pa ternità,ec.ABa-
silea, nella Turgovia, ec. si ricorre al gran
consiglio per le dispense di matrin)onio
Ira'congiunti. i\el cantone di Vaud il con-
siglio accademico conferisce le ordinazio-
ni a'candidati per lo stato ecclesiastico. A
Ginevra e Neuchàtel la veneiabile com-
pagnia ha l'ispezione delle cose apparte-
nenti al cullo.
Cenni cronologici e storici delle diverse
e principali vicende religiose e politi-
che della Svizzera.
Una nazione senza capo stabile, com-
posta di XXII corpi politici, diiferenti tra
loro per la forma di governo, presso al-
cuni democratica, presso altri aristocra-
tica, ed anche mista in qualche cantone
e costituzionale , divisi egualmente pel
culto religiosOjOve cattolico, ove zuinglia-
110, ove calvinista, e non senza altre set-
te, ma riuniti d'un amore eguale alla li-
bertà e all'indipendenza, ecco in succin-
to la Repubblica Svizzera o Confedera-
zione Elvetica. L'odierna Svizzera com-
prende l'antica Elveziaj e nel suo lato o-
rientale la Rezia Superiore. I primitivi a-
bitanti, celti ovvero galli di origine, a ven-
do sofferto che alcune colonie di cimbri
e di svevi fra di loro ponessero stanza, ed
avendo ad essi abbandonata la parte set-
tentrionale dell'Elvezia, con questo fatto
forse si può spiegare onde avesse origine
la diversità del linguaggio , che sussiste
ancora fra questa parie e il rimanente del-
laSvJzzcra,cpartccipanle principalincn-
SVI 87
fede! tedesco. Il nome di Elvezl Cii a tut-
ti gli abitanti comune sino alla gran confe-
derazione che conclusero nel secolo XIV,
e dopo la quale non furono più conosciu-
ti che sotto il nome di Svizzerijcoù l'El-
vezia e la Rezia Stipcriore furono appel-
la te Svizzera. Della Rezia Superiore o Al-
ta, e della Rezia Minore o Bassa, ne ra-
gionai nel cantone de'Grigioni. Quasi in-
tera la Svizzera corrisponde al paese de-
gli elvezi, popolo secondo altri gallico, ce-
lebre pel suo carattere bellicoso, e diviso
in 4 P'ighi, distretti o cantoni confedera-
ti; quelli cioè de' y/gj^n/jc, degli Urbige-
ni,A'Aventicum e di Tngiuni. Altri chia-
marono questi paghi, Turgovia, Zuri-
ghawt, Ferbigeno e Fiulisborgoghen. Una
liCve porzione della contrada all' est ajj-
braccia l'antica Rezia Superiore o Orci-
dentalej un'altra al nord comprende il
cantone o paese óe'Raurackij finalmen-
te al sud abitavano i f'cragri, i Nanlua-
ti/\ Seduniie^W Oruhii. Allorché Giu-
lio Cesare entrò nelle Gallie, erano gli el-
vezi divisi ne'4 accennati distretti, la cui
precisa posizione ed estensione non è si
agevole il determinarla. Era tale a quei
giorni la popolazione di questo paese, che
vi si contavano 12 città e 4oo villaggi; ma
i prodotti del suolo, debolmentecoltiva-
to, non somministravano che dillicilmeii-
te il necessario alla sussistenza de'uume-
rosi abitatori. Orgetoricio, il più opulen-
to e famigerato fra loro, vedendoli mor-
morare della loro sorte, [iropose una in-
vasione nelle Gallie per farsene assegna-
re il comando; senonchè i suoi ambiziosi
disegni furono scoperti: la morte ch'egli
si die prevenne la vemletta che i suoi coni -
patriotti si proponevano di esercitaiecon-
tro di lui. Tuttavia gli spjriti conserva-
rono quell'impulsione che uvea loro da-
ta, e l'impresa tu egualmente deliberata.
Aftinedi rendere irrevocabile il partito
che aveano preso, cominciarono dall'ap-
piccare il IVioco alle loro abitazioni, do-
|)o di che a'st) marzo dell'anno di Ro-
uia Gì)') s'mcamuiinuroQu iu numeio di
88 SVI
c) 7,000, senza coniare le femmine, i fan-
iniilli e i vecchi, verso il Rodano, ove si
era (issalo il generale ritrovo della nazio-
ne. Cesare allora proconsole delle Gallie,
intesa la loro emigrazione, volò contro
di loro per impedire die penetrassero nel-
le terre romane. Già stavano per imboc-
car le gole che separano il lago Lemaiio
o di Ginevra dal monte Jura, quando il
generale romano tagliò ad essi il cammi-
no, facendo innalzare un trinceramento
all'apertura di cpiesta giogaia, dopo aver
latto rompere il ponte di Ginevra, che
comunicava col loro paese. Coslrelti con
ciò a rifare i loro passi, gli elvezi s'indi-
rizzarono a'sequani, che loro concessero
il passaggio sulle proprie terre , donde
giunserosulle sponde dellaSaona nel pae-
se degli edueni. Già due terzi del loro e-
sercilo aveano attraversato il fiume so-
pra battelli e otri, allorché Cesare rag-
giunse il loro retrogiiardo, composto di
ligurini, che pose in rotta. Avendo in se-
guito fatto costruire un ponte sulla Sao-
na, diede agli elvezi vari piccoli combat-
timenti , ch'ebbero fine con una gior-
nata generale, presso Aulun, chiamato
allora Bdjracle: quelli che scamparono
dalla carnificina, tornatisi nella loro pa-
tria, si diedero a restaurare le loro case.
Lo stesso Cesare ne'suoi aurei Coniinen-
iaiii ci die le prime distinte nozioni dei
popoli elvezi, e nomina la città di Aven-
ticHin, com^W principale loro stabilimen-
to. Nel descrivere i confini dell'Elvezia,
Cesare separa gli elvezi da'germani per
via del Reno, da'sequani pel monte Ju-
ra, e dagli allobrogi pel lago Leraano e
il Ptodano; donde apparisce che questi
popoli occupavano, oltre a ciò che oggi-
dì chiamasi Svizzera alemanna, tutto il
paese di Vaud, il Vallese e la provincia
di Gex (piccolo paese che abitato da'la-
tobrigial tempo de'romani, poi fece par-
tedel governodella Borgogna edella dio-
cesi di Ginevra, ceduto alla Francia da-
gli svizzeri neliGoi, ed ora nel suo di-
parliuenlo dell' Ain), lunghesso il lago
S V I
Lemano e il Rodanoda un Iato,e il mon-
te Jina dall'altro. I rezi polsi estendeva-
no fino al Lario, e facevano parte della
Gallia Cisalpina: anche questi popoli fu- j
rono sottomessi dalle armi romane, ed
aggregati all'impero. L'Elvezia sotto i ro-
mani fece parte della Grande Sequania
oQuinta Lionese.Dopo quest'epoca l'El-
vezia restò sottomessa a' romani per lo
spazio di circa 4 secoli; e Tiberio vi fab-
bricò la ragguardevolecittà di Forum Ti-
berli. Nell'enumerazione delle provincie
di Gallia sotto Graziano, si trovano gli
elvezi in parte nella detta Mnxit/ia Se-
qnanoruin , e per qualche brano nella
f'iennese. L'introduzione del cristianesi-
mo nella contrada e i primi suoi progres-
si , in uno alla successiva erezione delle
sue sedi vescovili, già la narrai, come dei
primi martiri che innaffiarono col loro fe-
condo sangue il suolo nelle persecuzioni
della chiesa. L'apostolo s. Pietro vi spe-
di s. Reato inglese, chiamato V Apostolo
della Si'izzeraj s. Lucio re della Breta-
gna vi si recò a bandir l'evangelo nel pon-
tificato di s. Eleutero cominciato nel 179.
Le prinìe invasioni de' popoli alemanni
penetrarono verso il IV secolo nell'Elve-
zia, e vennero seguite in processo di tem-
po da quelle de'fi anelli borgognoni. Quin-
di le Provincie occidentali per lungo tem-
po appartennero alla Borgogna, le orien-
tali alla Germania. I re goti d'Italia si re-
sero poi padroni della Piezia superiore,
e gli alemanni della R^ezia inferiore o
bassa: gl'indigeni de'due paesi, prima dal
ferro alemanno menomati, e quindi stan-
cati dalle ripetute aggressioni degli un-
ni, ch'ebbero mezzo secolo a combatle-
ie,si confusero poscia colle orde barbari-
che, le quali si disputarono le spoglie del-
l'impero romano. Avendo i borgognoni
conquistata gran parie dell' Elvezia dal
407, ella rimase sotto il loro dominio fi-
no alla distruzione del loro regno ope-
rata dalle armi di Clodoveo I re de'fran-
chi negli anni 532 e 534 > prima della
qual epoca s, Fridoliuo predicò la fede
S V I
cri'stiniit) nella contrada e vi fundò parec-
chi nioiiasteri. Ne'diversi cotupailiineii-
li cliei successoli de'noininati principile-
cero fra loro della monarcliia francese ,
l'Elvezia cadde ora nella porzione de're
diDorgogna, ora in (|uella de're d'Austra-
sia. Versoil 585 s. Gallo d'Irlanda, ch'e-
ra passalo in Francia con s. Colombano
suo maestro, dovè partirne per la perse-
cuzione di Teodeberlo re d'Auslrasia, e
con s. Colombano si ritiiarono presso il
inno di Costanza, ove si fal)l)ricarono del-
le celle presso Bregentz. Trovati de'pa-
gani gl'indussero a spezzar gl'iiloli e get-
tarli nel lago , ricevendo il battesimo.
Quelli che rimasero ostinali nell'errore,
martirizzarono due monaci loro discepo-
li, i corpi de'quali si riposero nell'abba-
zia dell Augia Maggiore, llitiratosi ». Co-
lombano in Italia, s. Gallo incominciò la
i'cdjbrica del celeberrimo monastero che
prese il suo nome. Imparata ch'ebbe la
lingua del paese, si diede allo conversio-
ne degl'idolatri, ch'erano ancora in gran
numero, e li convertì quasi tolti co'suoi
fervorosi discorsi, co'suoi virtuosi e pe-
nitenti esempi, e co'suoi stupendi mira-
coli, onde venne venerato per apostolo del
territorio di Costanza. Al declinare |)oi
della stirpe de'Carlovingi, avendo Pvodol-
i'u I, figlio di Corrado li conte d'Auxer-
re, ad esempio de'piìi grandi vassalli del-
l'i m pero, proGttando del le turbolenze che
derivarono dalla deposizione di Carlo 111
il Grosso per rendersi indipendenie. adu-
nati neir888 i vescovi e i grandi della Pic-
cola Borgogna detta Transiuratia e di cui
era governature, gl'indusse a conferirgli
il titolo di re della medesima,'e si fece con-
sagrare a s. Maurizio nel Vallese. Losta-
tosuo comprendeva parte dell'Elvezia si-
no alla Heuss, la Savoia, il Vallese e la
Franca Contea o Piccola Borgogna: l'al-
tra porzione dell'Elvezia lu compresa nel
ducato tedesco duS ve via. Come i suoi suc-
cessori egli fece residenza soventeaOrbe,
Orben o Urbach, allora c;)|»ilale ilella
luedesimu. Cicduuu ulcuui che lobìc ^lù
SVI 89
stala capitale d'uno de'4 territorii degli
antichi elvezi, cioè del Pagus Urbigeiiiis,
ed ora è citlà del cantone di Vaud, capo-
luogo di distretto e di circolo. Non aven-
do poi il nipote di Rodolfo I, le Rodol-
fo 111, verun figliuolo, nel loSa trasmise
i suoi stati [)er vinili testamento all'im-
peratore Corrado li il Salico: e fu allo-
ra che i prelati e i signori di questa pro-
vincia profittarono della lontananza di
questo nuovo signore , per appropriarsi
ed erigere in sovranità le terre di cui a-
veano il comando. Tuttavia una parte
dell'Elvezia rimase sotto l'immediata aii-
loritàdell'imperatore di Geriiiania[y.);
ma questa non fu la più fortunata, poi-
ché uomini stranieri, spediti a governar-
la, la trattarono siccome un paese di con-
quista, non il'altro occupandosi che di ar-
ricchirsi delle sue spoglie. Aggregale le
Provincie elvetiche all'impero germani-
co, fu ad esse comune lo statuto pubbli-
cato da Corrado li sul sistema feudale, e
il destino degli stati alemanni, partecipan-
do più volle agli scismi e all'anarchia che
ne desolarono la contrada. Il r ."scisma fu
quello dell'antipapa Onorio //(/^.), fo-
njenlalo contro il legittimo Alessandro II
dairimperatoreE(iricoIV,che lo fece con-
sagrare nella cattedrale diBasilea: comEu-
rico IV cominciò quella funesta e formi-
dabile lotta tra il sacerdozio e l'imperOjche
l'animo grande di s. Gregorio f^J/[f^.) e~
roicamenle rintuzzò, con tanta gloria del
suo nome edellas. Sede. Nel maggio i 148
il Papa Eugenio 111 onorò di sua presen-
za Losanna e altri luoghi della Svizzera.
Dopo la morte dell'imperatore Enrico VI
di Svevia, nel i 197 fra'4 pretendenti al-
l'impero. Bertoldo IV e Bertoldo V du-
chi di Zaringhen dominarono per qual-
che tempo sull'Elvezia, finché poi si com-
pose coll'imperatore Ottone IV ili Bruns-
ìvick, preferito l\a Papa Iniioceiizo Iff
{f^ ■) e poi scomunicato per le sue usur-
pazioni, onde fu spogliato de'suoi stali da
Federico 11 di Svevia, che bentosto fu ne-
lauiculc ingrato colla s. Sede, fiero uè-
90 SVI
inico di Gregorio IX (che fu il i.''Papa a
inviiue un iiuii7.io iicll'EI vezia, in perso-
na del vescovo Ottone clie dimoiò in I3a-
^ilea, dipoi divenendo residenza de'nuii-
zi prima Ziuigo e poi Lucerna, come già
notai), e per le sue perfidie venne depo-
sto dri imiucenzo IV nel i 24') celebran-
do il concilio di Lione 1. Per tali gravissi-
me turbolenze, il uìale nellElvezia giun-
se all'estremo per tanta axiarchia. Nell'in-
lerregiiocheconseguilò dopo la sua tnor-
te dal I i5o in poi, e massime dopo quel-
la del surrogato Guglielmo d Olanda, pei
pretendenti Hiccaido d'Inghilterra e Al-
fonso X di Castiglia, i ricchi prelati e i
polenti signori si studiarono di amplia-
re i loro dominii, mentre le piccole città al-
la foggia dell' italiane proclamarono l'ui-
dipendenza loro sotto l'unperialeguareu-
ligia e protezione di quelli per cui par-
leggiavano. Questa gara della ftjuilale op-
j)ressione colla tendenza de'popoli alla li-
bertà, fu lai ." scintilla di (juel vasto in-
cendio, per cui uno sterile, povero e qua-
si ignoto angolo della terra venisse in fa-
tua sull'eterne pagine della storia. Il con-
te elvetico Rodolfo l d'Habsburg, castel-
lo dell'Argovia, un cui fratello canonico
in Basilea ministrava all'altare, e uw al-
tro militava con grado di colonnello nel-
le file milanesi, mentre egli stesso avea
seguito tra le armi il vessillo del redi Boe-
mia Ottocaro II, e poi di lui emulo in
concorrenza all' impero, incominciò nel
1 27 Selcilo imperatore nuova serie di glo-
riosi destini. Ne approvò l'elezione Papa
Gregorio X (f^.), il quale onorò di sua
presenza l'Elvezia, e iiiLosanna s'abboccò
con Rodolfo 1 nell'ottobre 127 5, ed a lui e
alla moglie die la croce di crocesignati, ar-
dendo il Papa del desiderio di condor se
co l'imperatore e i re nell'Asia, per com-
battere i saraceni e terminare i suoi gior-
ni nella Terra Santa che zelava liberare,
il che riporta pure l'annalista Rinaldi:
Gregorio X partito da Losanna a'2 7 giun-
se a Sion, vi si trattenne alcuni giorni,
donde passò a Vercelli e poi a Milano.
S V I
Nel precedente interregno del trono im-
periale la legge del più forte fu la sola
ad essere osservata, onde le città elveti-
che per mettersi al coperto dell' oppres-
sione, aveano comincialo a concludere
fra loro qualche confederazione; ma scor-
gendo che tale spediente non era baste-
vole a difendere la loro libertà, scelsero
de' protettori fra' signori più vicini, più
potenti e più stimati. Quello che tutti gli
altri vinceva per l'estensione de'suoi do-
njinii e pel modo di reggerli era senza op-
posizione Rodolfo I d Ilabsburgo il Cte-
melile , progenitore della possente casa
d'Austria. Ora dunque essendosi la più
parte delle città poste fino dal i 2 T7 sot-
to la sua egida, aveano acconsentito di ri-
cevere dalla sua mano de'capitani o go-
vernatori, e gli assegnarono certe rendi-
te in com|)enso di sua protezione. Rodol-
f ) I corrispose alla loro confidenza e non
ebbe a servire degl'ingrati: furono esse,
i vescovi e gli abbati elvetici che più ei-
ficacemente contribuirono a fargli otte-
nere l'unperiale dignità. Durante il suo
impero, la nobiltà castellana, che per io
più ribelle a'principi esercitava sui mise-
ri popoli continue depredazioni, era sta-
ta da pochi anni alquanto ralFrenata dal-
la lega de' vescovi e abbati principi del-
l'impero, e delle città libere renane alla
medesima opposta. Alcuni magnati per-
suasi di trovar favore in Rodolfo I, accu-
saronogiuridicameotea lui i paesi diSvit-
to. Uri e Untervald d'essersi sottratti al-
la feudalegiurisdizione. Ma quel magna-
nimo e veramente degno d'impero, che
tutte smantellò le fortezze di que'piccoli
tiranni, per le quali rendevansi infesti al-
le pubbliche vie e alle campagne, sosten-
ne la causa de' popoli e giudicò in loro
favore. Albertol d'Austria a lui figlio e nel
I 298 successore, non ereditò i suoi nobi-
li sentimenti, anzi relativamente agli el-
vezi fu il contrapposto del padre; [>oichè
volendoconvertire in servitù la libera ub-
bidienza che gli prestavano, spedi loroal-
cuui uflizialie governatori, che si adope-
S V I
rai'ono a compiere il suo iiilonilimeiUo
con vessazioni d'oi^ni j5eiiere eil aspie du-
rezze, pei' a ver pretesto a soìì;ì^ìoì:;.'iiIì e co-
stituire un principato a'Iì^li dell iiijpera-
lore, (lacchè i tenitoriiili Lucerna, Zu-
rigo e Glaris trovavansi i^ià sotto il pii-
valosuodominio. Di sopra notai col con-
sigliere Franscini, che nelle cnlende di
gennaio I 3o3,pe'priini i 3 cantoni d'Uri,
Svilto e Uuteivald restaurarono il go-
verno repubblicano con conlederazione.
Narrai pure le stravaganti esigenze di
Geisler o Gesler bailo o governatore au-
striaco di Svitto o d' Uri, degradanti la
natura umana, con esigere che sotto pena
di morie si rendessero gli onori al suo cap-
pello o cimiero, posto sopra alta picca nel-
la pubblica piazza d'Alldorf. Come il fa-
moso arciere Guglielmo Teli sdegnato a
cotanta umiliazione e sprezzando l'ordi-
ne, fu costretto espiare la disubbidien-
za, coll'abbatlere con un colpo di freccia
un pomo collocato sulla testa del figlio
suo. Questo fatto avvenne a' 1 8 novem-
bre I 3o7, e fu ilsegiialedi esplosione del-
la rivoluzione già apparecchiata ne'sud-
delti 3 cantoni a' i 7 ottobre precedente,
da 3 uomini risoluti ad osare ogni cosa
perla salvezza della patria, cioè Gualtie-
ro Fursl, W'ernero di Staull'ach oStalFter,
edArnoldo W'inskelried diMelchlhal.l li-
ranni presidi vennero ignominiosamente
cacciati, e l'imperatore Alberto I chedi-
sponevasi a vendicarli, peri tragica olen-
te trafitto sulle sponde della Reussili.°
maggio i3o8, per mano de' congiurali
guidati da Giovanni d'Austria suo nipo-
te e dal conte di Warth. Successe nell'i m-
pero Enrico VII di Luxemburg, e con-
fermato da Papa Clemente V,cheavea
trasferito la residenza pontificia in À^ù-
gnone{F.) sulle rive del Rodano, in Lo-
sanna a' 17 ottobiei3io rinnovò il giu-
ramento di dilendere la fede cattolica e
le ragioni della s. Sede, nelle mani di lìal-
duinoarcivescovodiTreveriedi Giovan-
ni di Molaos canonico di Toul , inviali
poulificii. Leopoldo 3." figlio d'Alberto 1,
SVI 9,
erede del suo risentimento, si pose in i-
stato ili assoggettarci ribelli; maa'i 5 no-
veuibrei 3 1 5, nella clamorosa battaglia
di Morgarlen, fu posto in completa rot-
ta co suoi 20,000 uomini, da' 1 3oo sviz-
zeri de'canloni collegati di Uri, Svillo e
Unlervald, posti in agguato nelle montuo-
se gole di Svillo, allorché il formidabile
esercito piouìbava su di loro, e perciò de-
nominate le Teruiopili di Svizzera, ed i
valorosi che radronlaronu paragonali a-
gli spartani o lacedemoni. Però gli sviz-
zeri fiuono dalla natura non meno che
dalla sorte nell'ardita impresa meglio as-
sistiti , imperocché l'esercito nemico fu
sbaraglialo e violo piìi da'rotolali maci-
gni che dalle fieccie. (ìli storici sono di-
screpanti nel numero de'comballonti, al-
cuni diminuendo gli austriaci a 9000, al-
tri restringendo i prodi eaudaci svizzeri
a soli 5oo. L'esempio ed i primi succes-
si de'confederali risvegliò presso i loro vi-
cini l'amore dell'indipendenza, onde il
cantone di Lucerna nel 1 332 si sottrasse
dagli austriaci, ed entrò a parte della le-
ga perpetua de'3 cantoni. Con l'appog-
gio di Lodovico V il Bavaro, che con-
trastava l'impero a Federico 111 il Dello
d'Austria fialellodi Leopoldo,e sostenen-
done gì' interessi, gli svizzeri marciaro-
no di trionfo in trionfo, e si accrebbe sif-
fattamente la loro reputazione, che di-
versi altri cantoni chiesero e ottennero
d'essere a ni messi nel laCon federazione 1£1-
vetica, Zurigo nel i 3j 1, Glaris e Zug nel
i352, Berna nel i353 colla quale erasi
alleata la città di Bienne, mentre neh 356
con Berna e Friburgo entrò in lega la cit-
tà di Losanna. Avendo il Papa Gregorio
XI restiluiloa Pioma nel 1377 la residen-
za papale, contro il successore Urbano VI
insorse nel 1378 ranlipa[)a ClementeVll
de'conti di Ginevra, che recandosi in A-
vignone consolidò il suo partilo, aumen-
tando il numero degli anticardinali da
lui creati, e così fu autore del gran Scisma
(/^ .) d'occidente, il piìi lungo e lunesto
di tulli, e^seudo ricouu»ciuloda molti so-
92 SVI
vrani e nazioni, fra le quali la Francia e
in palle In Svizzera. Fra quelli restali fe-
deli al Papa vi furono la Svevia, la Ger-
mania e la llezia: il Papa ed i suoi suc-
cessori scomunicarono l'antipapa, con
tulli i siiui $e;^uaci e sostenitori scisma-
tici. Nel I 38 1 A duca Leopoldo d'Austria
a Pioleinburgo slahilì un nuovo pedag-
gio, onde si sollevò Lucerna, e fu il se-
gnale di nuova rottura colla casa d'Au-
htiia. Essendosi que'di Lucerna presen*
tiiti in seguilo davanti alle citlà di Sem-
pacli e di llicliensee , le riceverono per
via di eomponimeulo col paese d'Entle-
buch , die stanco della tirannica domi-
nazione di Pietro di Thorberg suo signo-
re, si pose sotto la loro protezione. Aven-
do poi gli austriaci nel 1 386 presa d'as-
siillo[iicliensee,vi esercitarono la più cru-
dele vendetta sugli abilanli e sulla citlà
die distrussero. Dopo aver minaccialo
molle piazze, giunsero a'g luglio innan-
zi a Sempach, ove il duca Leopoldocou
4ooo uomini si trovò a fronte di i3oo
confederali, tranne i bernesi clie con pre-
testi non vi presero parte. Ingiiggiata la
bultaglia,il duca fu tra'primi ucciso, e la
rotta del suo esercito divenne generale:
2000 austriaci restarono morti sul cam-
po, e la perdita degli svizzeri fu di poco
più di 200. La città assediata fu median-
te questa strepitosa vittoria salvata e pre-
sa sotto la protezione di Lucerna. In me-
moria di questo avvenimento gli svizze-
ri eressero una cappella, per celebrarvi
l'anniversario, ed altre simili edificarono
poi ne'cainpi di battaglia di Alorgarten,
di Naefels, di Morat, di Ornach, e altri
uiemoiabili per vittorie da loro riporta-
te. In molti pubblici e privati luogbi del-
la Svizzera, e persino negli alberghi e
nelle osterie, si trovano pitture, disegni
e incisioni rappresentanti le vittorie ri-
portaledagli svizzeri, ed i ritratti di quel-
li che conlribuirono alla loro indipen-
denza. Gli austriaci, dopo la battaglia di
Sempach, volendosi reintegrare delle lo-
ro perdile, Leopoldo e Guglielmo figli
S V I
del duca ucciso, non die Alberto di lui
fratello, essendosi trattenuti in Isvizzera,
fecero grandi apparecchi per proseguire
la guerra. Allora Berna, credeiulosi in ob-
bligo di riunirsi cogli allri 7 cantoni, for-
ni loro delle truppe, colle (juali eglino re-
[iressero le dillcreiiti scorrerie de'nemi-
ci, rendendo ad essi pure la pariglia nel-
le loro terre. A'q aprilei 388 s'insigno-
rirono di Naefelsi5,ooo austriaci e l'in-
cendiarono. IMa que'di Glaris,cui appar-
teneva, raccoltisi in numcio di 700 ia
Linlhal, con tal vigore gli alfrontarono,
che li costrinsero alla fuga ea precipitarsi
nel fiume Limmat, morendone 2000, e
degli svizzeri perirono soli 55. Siccome
la guarnigione di iVidau e quella di Bu-
ren desolavano il vicinato coloro ladro-
necci, Cerna e Soletta presero ambedue
le piazze, e lai.' s'impadronì ancora di
Unlerseen e dell'alto Siinmenthal. Asse-
diando gli altri cantoni Rapperschweil,
vennero respinti con perdita ragguarde-
vole. Intanto la casa d'Austria vide con
rammarico! conti di Toggemburgo slac-
carsi dalla loro alleanza e pacificarsi co-
gli svizzeri. xAIolle città imperiali si frap-
posero per far cessare le ostilità tra gli
svizzeri e i duchi d'Austria, ed ottenne-
ro contro l'opposizione di Berna una tre-
gua, che rinnovata si prolungò a 64 an-
ni, e venne d'ambo le parti fedelmenle
osservata. Gli svizzeri profittarono del ri-
poso ch'essa loro procacciava, per perfe-
zionare la loro militare disciplina, e in
fatti vi riuscirono in modo che a giudi-
zio di Macchia velli ninno mai li superò
in questo punto, fuorché i romani. Lo sci-
sma frattanto vieppiù imperversa va, per-
chè nel i3g4 successo a Clemente VII
l'altro antipapa Benedetto XIII, questi si
ostinò nel sostenerlo, con immenso dan-
no della Chiesa. Nel 1409 i)er estinguer-
lo fu adunato il Sinodo {f^.} di Pisa, ove
fu deposto Benedetto XIII e il Papa Gre-
gorio XII, ed eletto Alessandro V, acni
per morte nel (4 'ti fu dato in successo-
re Giovanni XXIII. Così i fedeli rima-
S V I
serO con 3 rhe si cnnsideravnno Papi,(li-
\isi nell'ubludienza e incerti chi licono-
sceie per legillimo. Per troncare sì de-
plorabile e perniciosa scis>;uia, l'impera-
tore Sigismondo s'impegnò per la cele-
l)razioDe del Sinodo [f^.)i\\ Costanza, che
incominciato ncli4>4 ''"SCÌ il principa-
le avvenimento del secolo XV. Dappoi-
ché l'antipapa vi fu deposto e scomuni-
cato, Gregorio XII eroicamente rinun-
ziò il ponliiìcato, e Giovanni XXIII che
•vi si era portato, deludendo con giura-
mento l'assemblea di voler abdicare, fug-
gì cogli aiuti di Federico d'Austria in di-
verse città e luoghi di Svizzera, per cui
fu deposto e imprigionalo. Teodorico di
JN'iemo scrisse la storia di questa fuga di
Giovanni XXIII, di cui era scrittore delle
leltereapostoliche e abbrevialore, e in tal
rpialità l'avea accompagnato al concilio.
l'er la protezione a lui accordala dal duca
FedericOjil concilio e l'imperatore locon-
dannarono al bando dall'impero, e per-
ciò gli fu tolta la città di Baden famosa
pe'suoi bagni, quella di Sciaifusa e altre.
Weli4i7 l'eletto in Costanza Martino V
esti nse lo scisma e resti tuì la pace al laChìe-
sa. I tedeschi e l'imperatore lo supplica-
rono perchè restasse qualche tempo in
Germania, ed il re di Francia in questa
inslantemente l'invitò. Martino V lispose
a tulli non poterlo fare, per essere il pa-
trimonio della Chiesa in Italia occupato,
Incerato edislrulto da vari tiranni per l'as-
senza de'l'api; e lioma,capo della religio-
iiecristiana, essere decaduta in miseria per
cagione delle sedizioni civili, delle guer-
re, della fune, della peste, del fuoco, e le
chiese de'sanli essere andate tulle in ro-
vina ; essere perciò necessario che vi si re-
casse, perchè la cliieso romana come ca-
po e madre ili tulle le altre chiese, in quel -
la dovea il l'apn stare. IMarlino V da
Costanza ne parli a'iG maggioi 4 iH, gior-
no seguente alla Pentecoste, indi visitò e
soggiornò in più luoghi e città della Sviz-
zera, come riportai di sopra. Neil'nscire
da Costanza, lo piecedeva poinpitsa co-
S V I 93
miliva, cavalcando il Papa una biafica
c:iiinea, in abito pontificale, tenendone le
briglie l'iniperatoree il marchesedìBi'an-
del.nirgo, 4 conti sostenendo il baldacchi-
no sotto il quale incedeva ; poi seguiva
tulio il cleroe la nobiltà a cavallo. (>iun-
to alla porta, il l^apa discese e svestì le sue
insegne, indi rimontò a cavallo, e altret-
tanto fecero l'imperatore e il marchese,
e l'accompagnarono a (ìottlieben o Got-
leben, dove s'imbarcò sul Pieno e passò
a Sciaifusa, donde si portò a B-iden ed a
Lenzburg ciltà del cantone d' Argovia ;
andò pure a Berna, a Cebenes,ed a Gine-
vra, ove soggiornò. Per IManlova, Firen-
ze e Siena giunse in Pioma a'a8 settem-
bre 1420. In conseguenza del convenuto
a Costanza, promulgò Martino V il con-
cilio generale di iS/e/?^ (f'.), e pel i43i
lo trasferì a Basilea { ?^.), col breve Du-
filini praesidentes , del 1424» che si legge
nel Pontificiarnin Constit. Epitome del
Gueira, t. 2, p. 4^5, e diretto a'procon-
solijConsoli e comunità della ciltà; ma Pa-
pa Eugenio IV vedendo che i suoi nemi-
ci l'aveano ridotto a conciliabolo per op-
primerlo, sospese il concilio e ordinò che
si trasportasse aLologna,>-crivendo il bre-
ve Stniper alÌHs,(\e\i^'i'j, loco citiilo, e
diretto Macisti 0 civiiirn, et Consulibiixci-
vitate Dasìlecnsis, dicendo loro non esse-
re disonorevole perla ciltà il trasferimen-
to , esigerlo la necessità come luogo più
accessibile a' greci che volevano riuniisi
alla chiesa Ialina. I padri di Basilea si op-
posero a tal ilecreto e colle loro succes.si-
ve sessioni lo ridussero vieppiìia concilia-
bolo di Satanasso. In vece Eugenio IV, di
fermissimo animo e virtuoso, trasportan-
tlo il concilio generale da Bologna a Fer-
rara (/ .)e poi a Firenze (/ •), vi celebrò
il celehreconcilio ecumenico. Ostinandosi
i superstiti padri di Basilea nel proseguire
il conciliabolo, Cailo VII re di Francia
pubblicò la Prammatica Sanzione (^/\),
ed i pochi padri ribelli a Eugenio IV e tla
lui condannati, dopo aver preteso di de-
porlo, fecero con istupore di tulla Euro-
9-1 'SVI SVI
pa un nnnvn scismn con oIp!:;2;cre anlipn. poiafoi-e, onde i duchi austriaci vedendo-
pa a'5 n()ve(ribrei4jf) Amedeo Vili do- si lio|ipo deboli per dileiidere i loro al-
ca di Savoia (/'.), per sostenersi nell'ini- leali, nel 1 444 chiamarono in loro aiuto
rpia lotta. Prese questi il nome di Felice il DcHnio poi Luigi XI, elio il padre Car-
\',si fece cotisngrarein Basile», creò mol- lo Vllredi Francia ad eccitamento d'Eu-
ti pseudo (;iir(linali,fiaVpialiLo(l()VÌcndel- genio I V avea spedito por di<p(M(!ere ii
la Paia (A.), che lece amminislintore di conciliabolo tli Basilea. Questa città priva
Losanna, e P'raucesco vescovo di G'Hffm, di guarnigione , avvertì l'esercito degli
nella qual città ne creò altri, e nella piìi svizzeri che assedia vaFarnsl)erg,i2oouo-
parte aveano dato il voto per la sua eie- mini del quale a'26 agosto osarono un 4-"
zione, tutti coU'anlipapa scomunicati da di lega marciare contro 1' aniiguardo di
Eugenio IV, in uno allo scisma di Basi- 8000 uomini, che respinsero finoalgros-
lea, suoi seguaci e fautori, e perciò anche so dell'armata che si crede ascendesse a
gli svizzeri che lo sogiuvano. Felice V al- 3o,ooo. Spinti dal loro coraggio ii 200
terno la sua residenza in Thonon capila- svizzeri, senza ascollare la voce de' loro
le del Chiablese o Ciabiese suo ducato (il ulllziali, si precipitarono audacemente sul
quale alcuni geografi lo dicono politica- ponte s. Giacomo custodito da 8000 uo-
niente parte della Svizzera : certo è che mini. Non avendo potuto forzarlo, tenta-
iiel 1 536 lo presero i bernesi evallesi,cioè rono di prender terra sotto il ponte, ove
i primi s'iuìpadronirono della parte che assaliti perirono (ulti gloriosamente: i lo-
giacca! di qua del Dransa, ed i secondi di ro compagni nell'osped ile di s. Giacomo
tuttociò che sta al di là di quel fiume. Nel vi si sosteimero nell'alte mura per 1 o ore
i564 Berna restituì al duca di Savoia la dagli assalti dell'intera armata. Di questi
sua parte, con pretesa che vi si tnantenes- bravi svizzeri non rimasero che 12 uomi-
se l'introdotta eresia, i cui predicanti fu- ni,i quali dn'Iorocompatrioili ebbero uu
rono poi cacciati nel 1398 da s. Franca- marchio d'infnnia. Si calcola che 8000
SCO di Sales. Nel congresso di Vienna del francesi perisseroin quella giornata. Que-
i8i5 fu statuito, la provincia del Cia- sta vittoria, ottenuta a caro prezzo, inse-
blese formare parte della neutralità del- gnò al Delfino a rispettare una nazione,
la Svizzera , vale a dire , che in caso di di cui non avea un'idea troppo fivore-
guerra fra le potenze a lei vicine, le trup- vole. Nel 1417 divenuto Papa Nicolò V,
pe sarde devono evacuare il Ciabiese, e i impiegò lutto il suo zelo ad estinguere lo
soli svizzeri tenervi guarnigione, senz'ai ■ scisma della Svizzera, di SavoiaePiemon-
teraie l'amministrazione civile del re di le suddite di Felice V, che con alcune u-
Sardegna e l'ecclesiastica), Basilea, Losan- niversità seguivano l'antipapa, da lui di-
na e Ginevra. Il re Alfonso V d'Arago- chiarate eretico e confiscandogli i beni in-
na non potendo ottenere da Eugenio IV sieme a quelli de'suoi fautori, applican-
l'investitura del regiiodi Napoli, fece mo- doli al re di Francia se voleva reprimer-
stra d'abbracciare il parlilo di Felice V, lo in uno agli scismatici colle armi, con-
quindi lo abbandonò adatto nel i443, cedendo indulgenze a chi l'avesse prese
quando pacificatosi con Eugenio IV rice contro di loro. Inoltre Nicolò V in con-
\è quanto bramava. Avendo Zurigo pre- seguenza della dieta tenuta dall'impera-
lensioni sulla contea di Toggemburgo e toreFedericolIl inAscaffenburgo^costriu-
oltrettanleavendonei ducliid'Auslria,de- se i basileesi a cacciare gli scismatici che
terminarono d'invaderla, ma furono ar- a se chiamò l'antipapa in Losanna. Fe-
restati da' cantoni neutri per rispetto a derico 111 con tutti i principi di Germa-
Svillo e Glaris cointeressati. Allora i zu- nia, rinunziato ad ogni comunicazione e-
righesi si collegarono con Feilericolll im- sortatoria con Felice V , con suo editto
S V I
comandò a tulli i sudditi dell'impero di
riconoscere per solo e vero soiiuiio Pon-
tefice Nicolò V; e fu ini fulmine che ab-
balle lo scisma basileese , il (piale erasi
collegalo cogli eretici ussiti di Boemia.
Mosso anche Carlo VII re di Francia a
por line allo scandalososcisma,irilin)òiui
congresso in Lione, al quale concorsero
anche gli oratori dell' antipapa; mentre
Nicolò V andava riaccpiistando alla sua
ubbidienza gli scismatici di Gfirnanin e
di Polonia, e nel i44'^ '" pidiblico con-
cistoro ricevè quella del vescovo e popo-
lo ili Basilea a mezzo del loro ambascia-
tore, riconciliandoli colla Chiesa. Duside-
randosi da lotti l'unione e la pace, egua-
li sensi nutrendo il virluosoFeliceV, an-
co per vedersi ormai da pochi popoli ri-
conosciuto, egli a'g aprile i 449 ''"""i^'ò
l'antipouliflcato in Losanna. Lieto di ciò
Nicolò V ricevè tale abdicazione , e con
3 bolle assolvè dalle censure ecclesiasti-
che (|uelli ch'eransi adunali in Basilea e
poi, dopo essere slati cacciati da Federi-
co HI, in Losanna sotto il nome di con-
cilio generale; confermò i benefizi di tul-
li quelli che aveano aderito allo scisma,
tulli gli atti dall'ex. Felice V falli nella
sua ubbidienza, ed annullò lutto quan-
to erasi scritto contro l'assemblea di Ba-
silea e suoi aderenti. In premio poi alia
generosità di Amedeo Vili lo creò car-
dinal decano del sagro collegio, legalo rt
Infere perpetuo e vicaiio della s. Sede in
Losanna, Basilea, Costanza, Sion, ed in
«juegli altri luoghi ricordati nel voi. Il (e
non III come per errore tipografico è del-
lo nel voi. LXli.p. 24), p- 2 i4; 'li P'ù s''
concesse l'uso d'alcune insegne papali, e
riconobbe per veri alcuni de' suoi pseu-
tlo cardinali, nìorendo Amedeo Vili san-
tamente in Pvip.iglin nel i4'>'.
1 cantoni svizzeri in difesa della loro in-
dipendenza sostennero successivamente
con valore diverse guerre che raccontai
superiormente, e si collegarono neh 453
con Carlo VII, che promise di non soccor-
rere i loro ncmici,e gli die libero passo nel-
S V I 95
le tene fiGncesl,ed ivi occuparsi del com-
mercio: questo trattato rinnovò Luigi XI
nel 1403. Già neh 4^0 ' cantoni, tranne
Berna, aveano concpiistato il baliaggio di
Turgovia e VVinlerihur, l'unico testalo a
casa d'Austria nello Svizzera. A vendo Si-
gismondo duca d' Ausilia dato neh46c)
in pegno la contea di Ferretle, il Sund-
gaw, l'Alsazia e le 4 città forestiere a Car-
io il Teniernriodiìca di Borgogna, questo
principe die loro in bailo Hang'.'bach ne-
mico aperto degli svizzeri, ch'erano allea-
ti d'ambedue.enon tardò a fiU* sentire stdia
nazione il suo od io. Oli svizzeri ne avanza*
rotio querele al duca Carlo, e Luigi XI ve-
dendo male accolta l'audiasciata di Berna,
prnfiltarido di loro sronleiite/za concluse
un nuovo tiatlato d'alleanza a Senlis 1' 1 i
giugno 1 474- Questo trattato, cui si die il
nome d' Unione Ereditaria, assicurando
agli svizzeri la protezione di Francia, li
rese ardili d'intimar guerra al duca a'g
ottobre, il quale era odiato da Luigi XI.
In diversi famosi comballimenti gli sviz-
zeri ri[)ortarono le celebrate vittorie con-
tro Carlo il Temerario duca di Borgogna
nel 1476 a Granson, ed a Mnral, malgra-
do che .'dia sua grave artiglieria non op-
posero che le spade e le lunghe alabarde;
ma devesi riguardare come fjiso l'umile
discorso che vari scrittori pongono in boc-
ca a' deputati di questa nazione antece-
dentemente alla r.\li queste due gioinate,
per istornaie il duca di Irallar la guerra
contro di essa: aggiungerò inollieche gli
svizzeri ebbero molta parte nella vittoria
di Nancy, ove Carlo perì a' j gennaio
i477' Appagato ili tulio Luigi XI, ac-
corilo poi molti privilegi agli svizzeri al
soldo di Francia, e che in essa si stabi-
lissero. In forza di tale trattato la Sviz-
zera dovea fornirgli fla ^,000 a 16,000
uomini di truppe ausiliarie. Intanto il
corpo elvetico nel i4^i ammise alla sua
confederazione i cantoni di Fribmgo e di
Soletta, così giunsero al mimerò di X,
con aumento di forza per la comunesicu-
rezza, venendo associali per gli aiuti som-
9fi S V I
niinisfrnfi nolle vnrie j^iiprro. Papa Sisto
1 V pel I ."feoe lega collaConfiuleraxionelCI-
velica, e inoUie pel i .° prese al servigio ilei
Palazzo apn-itoUco (/^.) la fedele guar-
dia svizzera, tiiltora onorevolmente esi-
stente. Trovo che Alessandro Vi presea
Soldo le tuilizie svizzere, le quali occoinpa-
gnarono il celebre prelato l'onafede, coin-
inissario generale dell'armi pontifìcie per
l'impresa di Camerino, ed essendo gover-
natore di Forlì vietò loro di saccheggiarla.
Divenuto imperatore Massimiliano I, fi-
glio di Federico lll,cheavea sposala [Via-
ria l'erede di Carlo il Temerario ,i:o\\e so-
vranità de'Paesi Bassi e della Borgogna,
irritato da Francia lichiese appoggio da-
gli svizzeii, i fp»ali si iitnitarono ad oll'rir-
gli la loro mediazione; e quando si imi-
rono a lui contro Luigi XII, hen presto
si ammulinarono e sbandarono, onde gli
austriaci furono forzati a ritirarsi. Nel
1499 conoscendo Massimiliano I i vantag-
gi che avrebbe potuto trarre dalla Confe-
derazione Elvetica, e punto dall'opposi-
zione che provava per parte de'cantoni de-
mocratici, tentò di mettere in discordia
tra loro gli svizzeri, e di estorcere come
imperatole i soccorsi che non avea potu-
to avere come capo di sua casa; ma essi ri-
cusarono di riconoscersi membri dell'im-
pero, e di somministrare il contingente ri-
chiesto. Alessandro VI a istigazione del-
l'imperatore gli scomunicò, e la camera
imperiale esercitò contro di essi tulio il ri-
gore di sua autorità.Tali forzosi espedien-
ti indussero lutti icantoniad unirsi;eiMas-
similiano I avendo fatto marciare contro
(li essi I 6,000 uomini, fu vinto inostinato
combattinieuto, e si vide costretto a rico-
noscere l'indipendenza elvetica. Duran-
te tale guerra. Luigi XII avea conquistato
il Milanese, e già minacciava il regno di
Napoli. L'imperatore sgomentato, fu sol-
lecito nello stesso 1499 ^ foi'ma'e un'al-
leanza cogli svizzeri. Neliaoi si unirono
a' X cantoni quelli di Basilea e di Sciaf-
fusa. Papa Giulio II eletto neli5o3 ec-
cilò i cantoni a stipulare un trattalo d'u-
S V I
nione, e nel i^o 5 ottenne per se e succes-
sori ima guardia composta di 9.00 sviz-
zeri. Giulio II essendosi contro Luigi XII
collegato coll'imperatore, questi nel i lioy
fece decretare nella dieta di Gostanza la
leva di 90,000 uomini, e () cantoni sviz-
zeri promisero aggiungervi 6000 di loro:
la guerra svanì per allora. Segui intanto
la famosa lega di Canibrny (/-''.) per spo-
gliare i veneziani de'Ioro (lominii, i quali
ridotti a mal pattilo invocarono e otten-
nero perdono dal Papa, che perciò si ri-
tirò dalla lega. Inasprito Luigi XII, rup-
pe guerra a Giulio 1 1, il quale essendo sta-
to vescovo di Losanna, nel i 5io a'4fnar-
zo per mezzo di Schinner o Sckeiner ve-
scovo di Sion rinnovò la lega pontificia
cogli svizzeri, con alleanza offensiva e di-
fensiva, gli riuscì distaccarli da Francia e
di ricevere per 5 anni un valido soccorso
di truppe formato di 12,000 uomini, che
unì alla Milizia Pontificia per la guerra
onde cacciare i francesi dall'Italia. Di più
concluse la convenzione pel corpo della
Guardia S'aizzerà chedovea sempre cu-
stodire il palazzo apostolico e la persona
del Papa, e per luminosa testimonianza
di distinzione e benevolenza mandò in do-
no alla Confederazione Elvetica l'onorifi-
co donativo dello Stocco e Berrettone du-
cale benedetti, con due Stendardi, oltre
altri a ciascun cantone, e chiamò i can-
toni col glorioso titolo di Difensori della
ecclesiastica libertà, con quanto altro già
raccontai, e creò Sckeiner cardi naie. Quin-
di 12,000 svizzeri s'mcaniminarono alla
volta di Milano, ma il maresciallo diChau-
mont li obbligò a retrocedere. Richiama-
ti in Italia nel i5 12 da Gudio II e da'suoi
confederati, fecero gli svizzeri un'improv-
visa irruzione nel Milanese, e ristabiliro-
no in quel ducato IMassimiliano Sforza, il
cui padre era morto prigioniero in Fran-
cia. Alcuni cardinali fjutori di Francia o-
sarono ribellarsi a Giulio II, riunendosi
in conciliabolo a Pisa, donde cacciati si
portarono a Ridano nel i 5 1 2, ed ivi pu-
re furono dispersi dagli svizzeri condotti
SVI
ila! cardinal Sckcincr, ed Inoltre Giulio
li oppose loroii concilio generale ili La-
lerano V. Neli5i3 fu assnnlo al ponti-
ficalo Leone X, e sotto di lui s'i svizzeri
accorsi alla difesa di Novara, a'(> gingno
dieroMO una grandissima scoiiHlta a'fian-
cesi con la perdita di circa i 0,000, je de-
gli svizzeri ne morirono i 5oo; della (jual
■vittoria il Papa si rallegrò col suo alleato
IMassiniiliano Sforza duca di Rlilano. A-
gli svizzeri poi scrisse la lettera gratula-
toria, Kquidein curii, de' t4 Inglioi 5i 3,
Ponti f. Constil. Epitome di Guerra, t. 2,
p. 433. Nel medesimo annoi cantoni giun-
sero a XIII, per la confederazione dirpiel-
lo d'A[)penzell, formando così l'unione di
i5 repubbliche, perchè i cantoni d'Un-
tervald e d'Appenzell era ciascuno com-
posto di due lepubbliche. Nel settembre
assediarono Bigione e l'avrebbero certa-
mente preso, se Tremoille non promette-
va loro denaro per farli ritirare. Comun-
que lo spirito della nazione svizzera non
sia uè fosse giammai quello di estendere i
suoi possedimenti oltre i confini che sem-
bra la natura averle prescritto, tuttavia
in premio de'servigi ch'ella rese a'duchi
di Milano nel secolo XV le vennero dati
7 bnliaggi del Milanese situati a pie del-
l'Alpi, cioè Mendrisio, Lugano, Locamo,
Val Maggia, Bellinzona, Riviera e Val
Brenna. Fra questi baliaggi i 4 primi, in
forza d' una donazione -di IMassimiliano
Sforza nel i 5 1 2,econfern)ata poi nel 1 5 1 5
da Francesco I duca di Milano e ve di
Francia, appartennero a'XlI antichi can-
toni, ed i 3 altri a'soli cantoni d'Uri, Svit-
lo e Unlervald, che li aveano comprati dal
duca di IMilano sul cominciar del secolo
XV. La grande confederazione de' XII
cantoni non impedì loro, sia lutti in ge-
nerale, sia ciascuno in parlicolare,che con-
cludessero altre alleanze e trattali di con-
società colle città e cogli stali loro vicini,
purché tali trattali non pregiudicassero i
legami nazionali. Essa infitti non impedì
loro neppure di conquistare a pi oprio ri-
schio e conio sopra gli siali che li circou-
VOI.. LXXII.
S V I 97
davano; risultò quindi da lale libertà ni
quelli che si credevano abbastanza forti
non solo il desitleriod'ingraniIirsi,ma l'c-
niulazionceziandiodi prevenirsi l'un l'ai-
tio, attribuendosi il diritto di proprietà
sulle contrade che toccavano il territorio
loro. Che oltre la glande confederazione
de'XIIl cantoni formanti il corpo «elve-
tico, ciascuno di loro in particolare, ov-
vero tulli in coni une contrassero associa-
zione con s. Gallo, Mulhausen, i Grigioni,
Coirà, Bormio, la Valtellina, il Vallese,
Costanza ed altre città e luoghi polenti
della stessa Svizzera, già lo riportai diso-
pra. Prima che Francesco 1 rinnovasse l'a-
micizia cogli svizzeri, essi aiutarono Mas-
similiano Sforza con i 2,000 armali, indi
rinforzali da altri, il quale era collegalo
pure col redi Spagna e l'imperatore, in-
clinando per loro Leone X, a motivo che
i Irancesi potevano aspirarea ParmacPia-
cenza restituite alla Chiesa, e per le quali
era slato soccorso dagli svizzeri. Superbo
il re per qualche vantaggio in principio
riportato, venne alla celebre gioniula di
INlarignano, che durò il i 3 e il 1.^ u^^^"!'
bre, e della quale parlando il inaresciallj
Trivulzi, ch'erasi trovato a 18 battaglie,
soleva chiamarle giuochi da fanciulli, e
quella di Marignanocomballimento da gi-
ganti. La vittoria pel valore elvetico lun-
go tempo dubbiosa, si decise in favore de'
francesi aiutati da'veneli. Gli svizzeri da
loro tempestali cessarono di combattere,
e suonata la raccolta si posero sulle spalle
le artiglierie, ritirandosi verso la patria a
lento e grave passo, con tanta meraviglia
de'lrancesi che non osarono inseguirli. Si
dice che lasciarono sul campo i/ijooo di
loro,ed i francesi ebbero più di3ooo mor-
ti. Benché Francesco I restò padrone del
ducalo di Milano, non perde mai di vista
la pace cogli svizzeri, ma trovò gli animi
molto divisi; nondimeno 8 cantoni l'uro-
no persuasi di accondiscendervi con fa-
vorevoli condizioni, gli altri 5 persistendo
nell' avversione a Francia. Il riconosci-
UKUlo però che Francesco 1 lece de'delti
,s
S V ]
baliaggi, hi promessa di liniborsarli con
co'-picue sonuiie, e di dare annue lire
2(100 di pensione pei' riai^cnno de' Xlll
cantoni, e la conferma delle francliigicdi
Luigi XI e Carlo Vili, piegarono liiUo
il corpo elvetico in suo favore, e fu segna-
to il trattato A\ pace perpetua. Neli5i6
Francesco I, assalito dall'imperatore ec-
citato da Leone X, che avea dovulo.le-
varele guarnigioni da Parma e Piacenza,
avrebbe perduto il Milanese, senza l'arri-
vo di I 3.000 svizzeri che la Francia avea
assoldati; e siccome anche l'imperatore
Rlassimiliano I avea un corpo di svizzeri,
idueeserciti ricusarono di combattere tra
loro, e dovè ritirarsi. Leone X colla let-
tera Diciinus nostra, delio i5, presso il
Guerra p. 4^3, eccitò gli svizzeri a col-
legarsi contro i turchi; e con quella di-
retta al cardinal Sckeiner, Certiores nos,
deli5i6, loco citato, gli die alcune esor-
tazioni per la pace degli svizzeri; indi nel
i5i7 coi breve Si Francisco, de'i5 lu-
glio, egualmente presso il Guerra, prese
a'suoi stipendi 8000 svizzeri, per pugna-
re col suo nipote Lorenzo de Medici, con-
tro Francesco INI.' I duca d'Urbino, con-
fermando a'canfoni tutte le grazie e favo-
ri concessi da Giulio 11. May dice che Ga-
spare Silenen i.° capitano della guardia
svizzera pontificia fece la leva di 3ooo
svizzeri, passò in Romagna, e perì a Ri-
mini colla più parte de'suoi in un'imbo-
scata d'im corpo d'Sooospagnuoli. Mal-
grado questo eccidio riuscì poi al cardi-
nal Sckeiner col suo credito di ottenere
a'io agosto in Zurìgo la leva di 3oooa
difesa degli stati della s. Sede, e poi gli au-
mentò con 1 000 grigioui. Kel i 5 1 7 aven-
do Lutero incominciato la promulgazio-
ne de'suoi pestiferi errori sulle velila cat-
toliche, da tale eresiarca derivarono \ Lit-
ici atii {^.)€ lealfresetteeretiche, lequa-
li ben presto falalnientepenetrarononella
Svizzera e suoi cantoni, facendovi deplo-
rabili e rapidi progressi, comechè avendo
per principali basi 1' abolizione del celi-
bato agli ecclesiastici secolari e regolari.
S V I
e l'usurpazione e spoglio de'beni di chie-
sa. Dopo che per tanti secoli erasi nella
Svizzera mantenuta nella sua purezza la
fede e i dogmi cattolici, dopo il i 5 1 7 in-
cominciò a prevaricare, e dipoi furiosa-
mente a predicare la pretesa riforma re-
ligiosa il parroco d'Eiiisidlen,L' IricoZuin-
gliodiWildhaus del cantone diSanGallo,
che millantandosi seguace fedele de'sagri
libri, prese a dilTondere perverse dottrine,
negando moltissime di quelle sino allora
professale, come e principalmente la mes-
sa, il cullo de' santi, il celibato ecclesia-
stico, e la confessione auricolare. Diven-
ne perciò eresiarca e i suoi seguaci pre-
sero il nome di Ziiingliani [P^.),e iy\eio-
rono opera ad organizzare la sedicente ri-
forma. La loro assemblea audacemente si
arrogò il nome di chiesa priinitls'a, di-
cendosi i suoi settari o meglio que'di Cal-
vino anche sacramentari, perchè contro
il dogma eucaristico in modo speciale di-
rigevano i colpi. Si levò contro di lui la
più sana parte del numeroso clero, e la
questione fu portala dopo le narrate e
trionfanti dispute de' cattolici in Caden,
a' tribunali secolari. Sventuratamente il
senatodi Zurigoequiudi più solennemen-
te ancora quello di Cerna, giudicarono ia
favore dell'eresiarca. I due cantoni si quie-
tarono senza strepito al decreto, il cui te-
nore a memoria dell'infelice avvenimen-
to fu inciso sopra-lina colonna. Operò Ba-
silea lo slesso cambiamento, ma in forza
di una sedizione popolare, che costrinse
il senato a sanzionarlo. 11 considerabile
cantone di Lucerna, e gli altri di Svilto,
Uri, Untervald, Zug, mantenutisi fedeli
alla fede romana, impresero a combalte-
re la falsa riforma colle armi. 11 fanatico
parroco Zuinglio, alla testa dell'esercito
protestante, neh 53 r fu ucciso in batta-
glia, ed i cattolici vincitori nell' effei-ve-
scenza del combattimento ne fecero in
brani il cadavere e ne gettarono gli avan-
zi alle fiamme. E già l'eresiarca Giovan-
niCalvinodiNoyonco'suoi Calvinisti [r.)
sorgeva nella vicina Ginevra a sostenere
S V I
l'eretica Cizione poi chiamata pure Tfgo-
notti {f), che stìona e7Ìamlio alleati ob-
bligati al giuramento. Trassero questi a
se colla seduzione buona parte cUI [)opo-
Io, cacciarono colla forza il rimanente, eil
il consiglio,proscrilto l'antico culto, adot-
tò la disgraziata riforma ch'ebhe il nome
di calvinismo, e col zninglisnio cpaello ge-
nerico di Protestanti o Riformali (/^.).
Toccai di sopra, e descrissi a' citali arti-
coli gli orrori, le crudeltà, i sacrilegi, le
profanazioni, le depredazioni, e le perse-
cuzioni patite da'catlolici per opeia de'lo-
ro neojici novatori, benché connazionali;
i quali giammai rispellarono i trattati di
pace, da quella già ricordala e denomina-
ta Landsfiid deli 53 i in poi, sempre u-
sando pi epotenze e vessazioni, d'una re-
cente e non ancora terminata serie lagri-
mevole delle quali siamo tulli dolenti te-
stimoni. I cantoni si divisero in cattolici,
in misti di eretici e cattolici, ed in prote-
stanti, come rimarcai parlando di ciascu-
no.Prima che s'introducessero le lìuove er-
ronee opinioni religiose nel loro paese, gli
svizzeri non formavano che una vasta re-
pubblica, stretta ne'suoi legami da reci-
proco alTetto e proiezione; e fu tale lo sta-
lo felice del paese a quest'epoca. Ma Zuin-
glio col predicarvi le sue nuove eretiche
idee, fece in un istante ciocché dallo stabi-
limento della libertà elvetica non aveano
potuto eseguire l'ambizione, l'odio, la ge-
losia e le fcirze unite delle potenze stra-
niere. E' vero che il ricordalo trattato di
pace pose fir\e a quella guerra fatale e in-
testina , lasciò libero ciascun cantone di
professare quella religione che pi\i gli pia-
ceva; ma non estinse i sentimenli d'anti-
patia e discordia ch'eransi svilu[)pali, né
più esisteva la mutua confidenza, e lo ze-
lo Hi ciascun partito per la propria cre-
denza radicò odii, cui il tempo non potè
se non indebolire, ma non ispense. Tut-
tavolta fino alla rivoluzione francese calla
sua influenza sulla Svizzera, non avven-
nero che pochi casi relativi a lai divisio-
ne che aveano introdollo lediflcreuli dol-
S V I 99
trine rehgiose, o ad esse porgevano prete-
sto. Prima dello disci>rsa epoca e nel t ^2 i
la Francia slipnlò altro trattalo co 'can-
toni, piì» slrellodi quello di Gincvraedcl-
l'allro di Frdiurgo deli^iG e chiamato
la Pace perpetua. L'Ortiz, Descrizione
elei ponli^calo (V Adriano l'I, del quale
era sialo tamigliare, osserva che era co-
sluMie che i potentati, i duchi e gran si-
gnori d'Italia mandassero in Roma i loro
oratori per trattare pubblicamente le loro
cause, ma le cose più segrete venivanoe-
sposte al Papa segretamente. Gli oratori
però dell' imperatore e del re di Francia
non agivano mai in pidjblico, ma solo io
privato, per le guerre che ardevano fra
que'due monarchi. Neppure arringavano
in pubblico gli oratori degli svizzeri, i quali
dalla Chiesa ricevevano stipendio e rico-
gnizioni, affinché a lei fossero fedeli in tem-
po di pace e di guerra. La ragione per cui
non arringavano in pubblico, era perchè
pretendevano gli svizzeri, e ne allegava-
no r antico costume, che ogni qualvolta
essi mandavano alla s. Sede i loro legati
per esibire al Papa una pronta ubbidien-
za, la Chiesa stessa fosse tenuta a provve-
dere alle spese di detti legati; e ciò soste-
nevano con questo titolo, vale a dire che
gli svizzeri erano i tutori della fede e del-
la religione cattolica, e conseguentemen-
te si arrogavano il diritto d' una certu
tal quale padronanza d' avocazia sopra
i beni temporali alla santa Sede iinnie-
diatamente soggetti. Soggiunge l'Orliz,
che nel \5iZ (o almeno qualche anno
dopo) questo era un diritto ridicolo, per-
ché la massima parte degli svizzeri non
era più cattolica romana, ma luterana. Il
successore d'Adi iaiio VI, che fu Clemente
VII, col breve iV//»7 y90/«//, de'29 aprile
i524, lodò quegli svizzeri che rigettaro-
no la falsa dottrina di Lutero, e si con-
servarono fedeli alla religione cattolica.
Con altro br-eve de'aS ollobi-e, f 'estrani
ergo, diretto agli oiatoridc'Xcanloni con-
gregati nella dieta di Zug, deplorando i
3 cantoni che aveano defezionalo dalcat-
loo SVI
tolicismOjCorae Infetti de'zninglianl erro-
ri e peiciò separatisi dagli altri X, esorlò
questi al manleiiinieiilo dell' ortodossia.
jVella battaglia di l'avia, conil)nttuln a'
^..^ f<"l>I»raio I 5i25, perirono quasi tutte le
guardie svizzere di Francesco 1 redi Fran-
cia, malgrado il più intrepido valore da
essedimoslrato, non polendo preservarlo
dal divenire prigioniero di Carlo V im-
peratore. Vedendo Clemente VII la for-
midabile potenza di Carlo V minacciare
la quiete d'Italia, per meglio difenderla
neliSaG si collegò in Cognac (f^.) co're
di Francia elngliilterra,co'veneti, fioren-
tini, svizzeri e duca di Milano ; e neh."
d'agosto scrisse agli svizzeri il breve HJnl-
ii praestantes, che còme i precedenti ri-
porta il Guerra, acciò gli somministras-
sero 5ooo uomini per essere comandati
dal duca d'Urbino. May dice che il Papa
ottenne 8000 uomini, ma parte si recò
in Iloma e parte nel Milanese. Tale al-
leanza irritò Carlo V, e tosto fece comin-
ciare la guerra contro il Papa, ed a'G mag-
gioì 527 Roma [F.) fu presa e iniquissi-
mamente saccheggiata e del tutto depre-
data; la fedele guardia svizzera e gli altri
assoldati vennero fatti in pezzi jdopo essersi
barricati nell'atrio Vaticano e aver fatto
prodigi di valore; ed ilPapa fu assedialo in
Castel s. Angelo. Narrai a Protestanti,
che questo nome lo presero nel 1 529 nella
dieta di Spira, i principi lulerani e lei 4
cillù infette degli errori di Zuinglio, fra
le quali Costanza, San Gallo e Lindo. Si
può vedere: Del Proleslanlismo e delle
sue conseguenze, discorso di tug.'' Gio.
Benedetto Folicaldi vescovo di Faenza,
ivi 1 853. ] I dotto e zelante prelato dimo-
strò con esso, quale cattiva pianta sia il
protestantismo, e gli etfelli die ne deb-
bonoatlenderei popoli che si lascianose-
durreda perverse dottrine. Enumerò sto-
ricamente le tante discordie, nelle quali
si sono divisi i protestanti pel loro libero
esame, e passò in rassegna i vari sistemi in
che hanno bistrattato l'umana ragione e
la ci vii morale. A Setta e altrove co'teo-
S V I
logi dichiarai la massima : Fuori della ve-
ra Chiesa non vi e salute! Ora il dottis-
simo gesuita p. Carlo Passaglin ha pub-
I)licato neli8T4 inRalisbona: De aeter-
uitale poenarum, deque igne inferno,
Commcnlarii. In detto annoi 52q, enei
congresso di Bologna, Clemente VII com-
prese gli svizzeri nella pace generale eoa
Carlo V, i cui sforzi aveano turbato i gri-
gioni uniti a Francia in istretla allean-
za. Indi neli53i, col breve T'alde fìlii^
de'7 maggio, ammom gli svizzeri di Tur-
govia a ritornare alla fede de'Ioro padri,
che i Papi aveano chiamali difensori di
essa, ed a rigettare le fraudolenti sedu-
zioni di Zuinglio; col breve poi Oplavis-
5ew«5,de'23 oltobre,si congratulò co'can-
toni di Lucerna, Uri, Svilto, Untervald e
Zug, per la vittoria riportata a Kappel
sopi-agli altri Vili cantoni sostenitori del-
l'eresia, condolendosi del sangue sparso,
A'ac) dello stesso ottobre a'medesimi V
cantoni indirizzò il hveseScribenle ad noa^
esortandoli alla costanza nella religione
cattolica;quindi a' io dicembre sciisse loro
quello Liilerae vestrae, congratulandosi
della concordia falla Tnricenaes pagtis.
Col breve Quanta onr^^ de' 16 dicembre
1 53 3, Clemente VI l significò il suo gaudio
al cantone di Soletta, che persisteva nella
fede,ed agli altri cantoni cattolici inviò e-
guali gratulatorie di elogio, incaricando
l'internunzic ponlificioa meglio dichiara-
re il suo animo. Il successore Paolo HI de-
plorando Io sterni inalo numero degli ere-
liei che afìliggevano laChiesa e pervertiva-
no i popoli, massi me in Isvizzera e in Ger-
mania, a rimediarvi pubblicò il concilio
generale, che poi si celebrò inTrento,nel
quale i cantoni svizzeri cattolici inviaro-
no ambasciatore Adamanzio, dotto ago-
stiniano fiorentino. Nel 1 54 1 invilòla con-
federazione de'XI li cantoni,col breve C/e-
dinius devotiones, a militare sotto il ves-
sillo della s. Sede, a difesa del suo domi-
nio, precipuamente contro le aggressioni
de'turchi. Dipoi scrisse varie letterea'can-
toni cattolici per invitarli ai concilio di
S V I
Treulo, ed a mantenersi saldi nella pu-
l'ila de'ilogini cattolici. Eguale invilo ed
esortazione fece Giulio III ueli55o. In-
oltre Giulio ili scrisse al vescovo di Coi-
rà il hreve Cam j^rrtt'/,de'22 luglio 1 553,
por sollecitare il suo zelo ad arrestare la
pravità eretica che avea cominciato a pe-
netrare nella Rezia, avendo conferito al-
l'iuternunzio Paolo Odescalclii facoltà
d'inquisire contro gli eretici per eliminar-
li. Intanto Enrico II re di Francia, che nel
I 549 avea rinnovato il trattato d'allean-
za con XI cantoni, nel i SSj non ricorse
loro invano, allorché vide il regno minac-
ciato dalla fatai battaglia di s. Queulin,
vinta da Filippo 11 re di Spagna; e nel
I 5 58 avea nel suo esercitolo a 12,000
svizzeri, essendo collegato col Papa Pao-
lo IV, nella guerra che gli mosse Filip-
po 11, per cui il Papa rivolgendosi a'can-
toni di Lucerna, Uri, Svilto, Untervald e
Zìi!', el'invilò a mandare in Roma un ani-
basciatore per convenire ad un' alleanza
per tutto il suo pontificato. Si recò) in Ro-
ma Enrico de Flekenstein, ed il Papa fe-
ce a' cantoni grandi promesse e prese al
soldo 3ooo svizzeri, come rilevai descri-
vendo quella micidiale guerra nel voi.
L\.V, p. 2 35, e combatterono col solito
valore sotto il coniando di Melchiorre Lus-
sy d'Uulervald. Pacificatosi Paolo IV, ri-
mandò in Isvizzera questo prode corpo mi-
litare. Il successore Pio IV scrisse al ve-
scovo di Como il breve DUecliunflUum,
de' 14 giugno i5Go, incaricandolo della
nunziatura agli svizzeri cattolici, per in-
durli a federarsi col duca di Savoia, onde
ricuperare Ginevra dagli eretici, i quali
congiuravano contro Francesco II re di
Francia. Gli scrisse pure il cardinal s. Car-
lo Borromeo, nipote del Papa. Nel 1 562
i cantoni inviarono ambasciatore al con-
cilio di Trento il detto Melchiorre Lussy,
e insorta dispula sulla precedenza, il le-
gatodel Papa ollenneche l'avesse su quelli
di Baviera e di Toscana. Lussy dichiarò
in nome de'cantoni cattolici, che avreb-
bero difeso il cuucilio, e fu up|>luudilu dai
SVI IO!
padri e dal Papa. Neh 565 Pio IV con-
cluse co'V cantoni cattolici un'alleanza,
con cui vennero assicurati ad essi soccor-
si di truppe e di denaro, allorché venisse-
roattaccatine'Ioro possedimenti per mo-
tivo di religione. Nelle guerre ci vili che di-
stinsero il regno di Francesco II, gli sviz-
zeri si diedero a'due partiti, per cui la re-
ligione era piuttosto un pretesto che non
luì motivo di condotta; e sovente per fai
so zelo si esposero a combatterò gli uni con-
tro gli altri per querele alle quali avreb-
bero potuto rimanere stranieri : il mag-
gior numero però si pose costantemente
dal lato della corte di Francia. Carlo IX
strinse alleanza cogli svizzeri a' 7 dicem-
bre 1 564; ed essi capitanuti in numero di
6000 dal colonnello Luigi Pfylier di fa-
miglia patrizia di Lucerna, lo ricondusse-
ro nel 1567 con tutta la sua corte da
Meaux a Parigi, nel momento in cui gli
ugonotti volevano impadronirsi di lui.
Quindi soleva ripetere Carlo IX: Senza i
buoni suoi compari svizzeri, la sua vita e
la sua libertà avrebbero vacillato molto,
rfyffer intervenne alla batlagliadiJarnac,
all'assedio di Cliatellerault, e alla batta-
glia di Montcoutour, in cui si cuopr'i di
gloria. 11 re lo creò cavaliere de'suoi or-
dini, egli permise di portare 3 fiordalisi
nel suoscudo. Coraeavvennela pace,Pfyr-
fer si ritirò in Lucerna, e nel 1570 venne
eletto suo avoyer. Il duca di Savoia Ema-
nuele Filiberto temendo nuova guerra tra
Francia e Spagna, volendo porsi sulla di-
fesa e fortidcarsi di amici, trattò la lega co-
gli svizzeri come l'avea anticamente, e fu
conclusa co'cantoni cattolici di Lucerna,
Uri, Svilto, Untervald, Zug, Soletta eFri-
burgo, essendo già prima e dopo la resti-
tuzione de'baliaggi in confederazione co'
bernesi. Per giurar la lega furono man-
dati da detti cantoni ambasciatori a To-
rino, ove nell'agosto 1578, nella cattedra-
le dopo che l'arcivescovo cantò la messa,
fu giurata tra gli ambasciatori e il duca,
il ipiale fece loro dono di ricche collane
d' oro, e [Ki maggiormculc obbligarseli
102 svi
luriiiò una guartlia d'alubardii'i i di luio
Dazione, olire le [)i oprie guardie d'arcieri
a cavallo e d'archibugieri a piedi. Fra gli
aiubascialori inviati a Torino vi era il co-
lonnello Pf} iFer, e 4 anni dopo si condus-
se in Francie) ed arringò dinanzi al re in
nome della deputazione elvetica. La re-
pubblica di Ginevra fu compresa iu Uii
trattato ausiliario del re di Francia, co'
tiinlonidi Berna e di Soletta neli57(),ed
li cui accedette poi nel 1 602 Zurigo. L'al-
leanza di Carlo IX nel 1 582 fu nuovamen-
te sanzionata da Enrico HI, e nella s,\ov-
uaia delle barrìcalf, Gooo svizzeri diede-
ro un luminoso saggio,bencbè inutile,del-
la loro insuperabile fedeltà. La lega cat-
tolica formatasi per escludere dal trono
di Francia Enrico 111 Borbone re di Na-
varra come ugonotto, ebbe a fronte gli
svizzeri delle due confessioni riunite sotto
1 di lui drappelli, e mollo contribuirono
al suo trionfo: i reggimenti loro furono i
prinji a riconoscerlo sotto il nome d'En
rico iV, dopo l'assassinio d'Enrico III di
Francia. Feiù altri svizzeri facevanopar-
te della lega cattolica: avendo il duca di
Guisa persuaso il detto colonnello Pfy (Ter,
che la lega contro il re di Navarra altro
scopo nonaveache il mantenimento della
religione cattolica, l'fyffer ce divenne si-
no dal 1 585 uno de'più fermi appoggile
indusse piìi volle i cantoni cattolici a som-
ministrar delle truppe. Il suo credito nel-
l'assemblee generali era sì grande, che fa-
ceva ap[)rovare tulle le sue proposizioni,
e perciò gli era stato dato il sopianuome
di Re citali Svizzeri: morì in Lucerna por-
tando nella tomba la stima generale, ed
i particolari su questo prode capitano e
saggio magistrato si ponno vedere nella
Storia degli vffìziali svizzeri, dell'ab. Gi-
rard. Piiferisce Novaes nella Storia di Si-
sto T'\ chelascialasi una parte della Sviz-
zera accecare dall'eresia,! Papi non vi spe-
dirono più nunzi, per non esporli a insi-
die, e non» om promettere un ministro del-
la s. Sede, ed a qualche cimento la dignità
pcnlificia ; ma considerando Sisto V che
S V I
la parie cattolica della repubblica, fedele
alla romana chiesa, meritava d'essere o-
norata come gli altri principi cattolici, rin-
novando l'uso tralasciato, vi spedì a' 1 7 a-
goslo 1 586 per nunzio il suo 3L7ggiordo-
mo (F.)Gio. Battista Santorio vescovodi
Tricarico, il quale con gran giubilo fu ri-
cevuto inLucernada'cantoui cattolici. No-
vaes dunque ignorò che la nunziatura el-
vetica non solfiì alterazione, dopo l'infe-
lice riforma abbracciata da molli cantoni,
come provai di sopra ragionando de'uun-
zijche anco dopo di essa proseguirono a
dimorarenella Svizzera senza notabile in-
terruzione; soltanto in vece di continuare
a risiedere nel defezionato Ziuigo, trasfe-
rirono il loro ordinario soggiorno in Lu-
cerna. Siccome il nunzio Santorio intro-
dusse con al(|uanto rigore alcune utili ri-
forme, ricorrendo il senato svizzero alla
s. Sede, il Papa con premura ne appagò
le brame, modificando l'esigenze del nun-
zio. Inoltre Sisto V soccorse generosamen-
te il duca di Savoia Carlo Emanuele I nel-
l'impresa di tentare il ricupero di Gine-
vra, e restituirvi il culto cattolico. Verso
questo tempo il duca ebbe da' vallesani
parte del corpo del glorioso martire s.
Maurizio protettore di sua illustre casa,
dando loro in cambio la giurisdizione e
montagna di Val di Ly : la sagra reli-
quia fu ricevuta decorosamente dal ve-
scovo d'Aosta, e portata in Torino fu eoa
gran pompa collocata nel!' altare della
ss. Sindone. Nel 1589 morto Enrico ll[
re di Francia, ^o ufliziali svizzeri di En-
rico IV Borbone riconoscendolo in suc-
cessore, si recarono a olfrirgli la propria
spada; però il re disse loro : Devo a voi
la mia salvezza e quella del mio regno,
né mai dimenticherò un simile servigio.
Dopo di che,egli stese ad essi la mano. Nel
1591 si tenne dagli svizzeri una dieta a
Baden,oveEnncoIVpel suo ambasciatore
fece istanza perchè si confermasse la solita
lega degli svizzeri con Irò quel la di Francia;
ma vi si ricusarono i cantoni cattolici, non
avendo ancora egli abiurato i suoi errori.
S V I
come si rifiutarono ili separarsi dalla lega
precedeiileinenle falla col re «li Spagna.
La lega cattolica contro il Corlìonc aven-
do pei" iscopo che cattolico dovesse essere
il re di Plancia, i Papi l'aveano polente-
nienle soccorsa, e Gregoiio XI V le speilì
in Francia 6000 svizzeri da lui assoldati
in servigio della s. Sede, 2000 fanti e 1 000
cavalli, comandati dal nipote Sfondrali
generale di s. Chiesa. Enrico IV abiurò
pubblicamente il calvinismo neli5g3, e
fu assolto d'I Ile scomuniche incorse per la
professata eresia, ricevendo altra solenne
assoluzione da Clemente Vili. QuestoPa-
j)a scrisse al vescovo, preposto e caj)itolo
di Basilea il breve Sincerae /idei,(\ti' i/^
agosto 1 5c)C), presso il Guerra, dichiaran-
do non esser loro lecito infeudare e alle
nare i beni di loro chiesa, e con pena di
scomunica confermò il decreto co' brevi
Nulli ergo, e Si ciuis auitin. Dipoi a' 18
luglio i6o3 col breve Exposiluin nobis,
indirizzato all'ottimo nunzio della Torre,
cst'ulò l'università di Rysch nel territorio
di Lucerna dalle decime minori. Enrico
W pose il suggello alla sua prolezione ver-
so Ginevra, rendendola partecipe a'iral-
tafi di pace da lui falli col duca di Savoia
nel I 599 ei6oi. Mercè tali diversi lega-
mi ilella corte di Francia e de'due slati
di Zuiigo e di Berna con Ginevra, le 3
potenze contraenti sovente intervennero
come mediatrici nelle controversie ch'eb-
bero luogo tra'ginevrini e i garanti della
costituzione interna della loro repubbli-
ca; e fu per tale allean/a colle due cillìi
svizzere, che la repubblica di Ginevia di-
"veune alleala del corpo elvetico, senza a-
•ver potuto ottenere di esserne incorpora-
ta , come tentò più particolarmente nel
1601. Posteriormente Enrico IV, forte-
ruenle penetrato dtirutililà reciproca che
deriverebbe a Francia e agli svizzeri dalla
loro buona intelligenza, cercò i mezzi di
piìi rallòrzarla. PSon solamcnleegli cou-
ferniò 0^1602 tutti i trattati anteriori,
ma stabilì gli svizzeri al proprio servigio
con soldo permaneulc. Fece aucora di piìi:
SVI io3
affiliò loro la custodia della propria [)er-
sona, creando un reggimento che dovea
sempre rimanere presso di lui, ma non
portava il titolo di guardia. Avendo il
duca di Savoia manifeslato a l'aolo V
di sorprendere Ginevra, il Papa bramoso
di opporre una barriera all'eresia, l'ap-
provò e gli promise milizie e denaro; ma
non ebbe elfetlo, peichèSpagna pure pro-
teggeva la repubblica. Nel 1608 Paolo V
col breve Ilis (juafycW'j agosto, e ilirelto
al nunzio, approvò la convenzione falla
tra l'abbate di s. Gallo e il magistrato di
Wangen,al quale avendo l'abbate rinuii-
ziata la giurisdizione,dipoi la reclamò, fa-
cendosi transazione con permuta e com-
penso pecuniario. Paolo V scrisse alloscul-
telto e senatori di Soletta il breve /Icce-
pimus nec sine, de'iG ftbbraioiG i 3, e-
sortandoli a conti ibui re a Ila disciplina che
il nunzio voleva ristorare nel convento del
3. "ordine di s. Francesco. I ripetuti con-
trassegni di zelo e fedeltà dati dalle coni-
pagniesvizzere che stavano al servigio del
re di Francia decisero nel iGiGla reggen-
te, durante la minorila di Luigi XI II,
ad accordar loro la denominazione di
Guardie svizzere s ed il rinomato Gallati,
che avea comandalo quelle compagnie,
inseparabili da Enrico IV in tutte le sue
campagne, prese la qualità di colonnello
del reggimento delle guardie svizzere.
Dali6o3 a! 1620, prima i cattolici e
poi tutti 1 grìgioni si ribellarono contro
i sovrani stranieri ; e la casa d'Austria
s'impadronì della Valtellina e della con-
tea diChiavenna.Nel 1 620 l'arciduca Leo-
poldo tentò di atterrare la costituzione
repubblicana della Valtellina impostale
da'grigioni,che come narrai l'aveanosiuo
allora pacificamente dominata per più
d'un secolo, ed oppresse gì' infelici suoi
abitanti, i quali furono sostcuuti da Ber-
na e Zurigo, nonché <\:i Fiancia. In pari
tempo erano insorte le guerre civili e re-
ligiose Ira'grigioni e nella Valtellina, in cui
furono successivamente massacrati 5oo
cattolici, esscudo i grigioni calvinisti e
I o4 SVI
ziiiiigliani piolelli tla' noiitiiiali e da al
Ili principi. I valtclliiiesi (iiroiio spinti al-
la disperazione dalla prepotenza de' dis-
sidenti grigioni, da cui erano signoreg-
giali, per la persecuzione toccata di so-
pra, in cui fecero strage de'fedeli, profa-
nando in ogni barbara maniera il culto
cattolico; per cui a' 19 luglio i6?,o gì' i-
Diispriti ed oppressi cattolici si vendica-
rono con una specie di vespero siciliano,
t; ne fecero macello, passando a fil di spada
i protestanti che aveano commesso tante
inaudite insolenze. I cattolici invocarono
e ottennero l'aiuto del duca di Feria go-
vernatore di Milano per Filippo in re di
Spagna, il quale avea l'occulta mira di
riunire al ducato la Valtellina : a tale ef-
fetto inviò altre truppe, onde la guerra
divenne più aspra, quindi ben presto i cat-
tolici s'impossessarono della Valtellina e
della contea di T'ormio. Paolo V ringra-
ziòDio per tale ricupero, ma quando scuo-
prì i segreti disegni degli spagnuoli, propo-
se a'prrncipi che la Valtellina si dovesse
conservare libera, e che di essa si for-
masse un cantone svizzero e si unisse agli
aldi 5 cattolici. Morì il Papa e gli suc-
cesse nel I G2 1 Gregorio XV, quando gli
spagnuoli col pretesto di difendere i cat-
tolici contro i protestanti, occuparono la
Valtellina, minacciando cos'i 1' indipen-
denza de* grigioni. I valtelHnesi intanto
si mostrarono fermissimi per difendere
la religione cattolica tanto oltraggiata e
la loro indipendenza, sostenendosi con e-
roica perseveranza, in che furono lodati
da Gregorio XV, con breve de'9 marzo
1623, il quale però in esso non fece pa-
rola del seguito anteriore macello, ma so-
lo della costanza colla quale pugnavano
contro i protestanti loro fieri nemici, che
■volevano ad ogni costo rapir loro colla
libertà la fede. Ingelositi i principi della
Spagna, che ritenendo la Valtellina fa-
ceva vacillare la libertà de' grigioni, si
collegarono per intervenire nella questio-
ne con Francia; e l'imperatore Ferdi-
nando II fece marciare le sue truppe. Ve-
S V I
dendo Gregorio XV che l'Italia slava per
divenire il teatro d'una furiosa guerra,
per estinguerei! fuoco sul principio prese
in deposilo la Valtellina a'() giugno i623
per mezzo di d, Orazio Ludovisi suo fra-
tello,spedito nel maggio con uìilizie assol-
date, condizione in cui si trovavano i prin-
cipi d'alloia, e certamente non molto di-
sciplinale; e pel Papa difese pure la Val-
tellina Nicolò Gnidi di Bagno {f^-), poi
cardinale, il successore Uibano Vili cer-
cò di pacificare l'Italia sulla controversa
Valtellina, e l'ottenne nel 1626 a condi-
zione che si dovessero consegnare le (or-
tezzeal comandante pontificio per isman-
tellarle. Ma poco durò la cpiiete d'Italia,
nuovamente turbata per la successione del
ducato di Mantova e Monferrato. Intan-
to i grigioni si adoperarono, con l'aiuto
di vari cantoni svizzeri e della Francia ,
a ricuperare la Valtellina, per cui con-
tinuò sanguinosa guerra tr a'fiancesi e gli
spagnuoli con vario successo. Finahnente
i francesi rimasti vincitori, nel 1 635 resti-
tuirono la conquistata Valtellina a'grigio-
ni, coll'espressa condizione di proscrivere
totalmente il culto protestante. Questo
patto irritò e pose in male umore i gri^
gioni, onde dopo qualche tempo si col-
legarono coU'imperatore, furono espulsi
dalle fortezze i francesi, e la famosa ca-
pitolazione Milanese del i63g ripristinò
la pace. Urbano Vili col breve ^f/o/H/je^,
de' 1 Jgennaio 1 624, imposeal nunzioche
fìicesse osservare la costituzione Ainhitio-
sae di Paolo li, contro le alienazioni ed
enfiteusi de'beni di chiesa che andavano
facendo i prelati nella Svizzera; e col bre-
ve Cam sicnt, de'5 gennaio 1 64 ' , compar-
tì le facoltà al nunzio, perchè nell'Elve-
zia e nella Rezia conferisse i benefizi ec-
clesiastici non canonicamente concessi. Nel
1640 col trattato di Munster fu stabili-
to, che la città di Basilea e i cantoni sviz-
zeri non sarebbero in veruna guisa sog-
getti a'tribunali e giudici dell'impero: si-
no allora il corpo elvetico non avea po-
tuto far sanzionare tale indipendenza, a
S V I
malgrado di lutti gli sforzi da esso fatti. Do-
po la nunziatura dello storico Scolti, Ur-
Ijnno Vili nel 1640 vi nominò Girolamo
Farnese, arcivescovo di Patrasso, poi go-
veinalore di ftotiin, maggiordomo e car-
dinale; indi nel i()43 Urbano Vili la con-
ferì a Lorenzo Ga volti di Savona tea ti -
DO e vescovo di Ventimiglia, descriven-
do quanto egli vi operò in dillicili tem-
pi il Ricci nell'erudilissima iVb^Js/rtrZt'//rt
famiglia Boccapadnli , parlanilo anche
del successore mg.' Sacrati che mori nel-
la medesima, onde Innocenzo X nel luglio
J647 nominò nunzio a'cantoni dell'El-
\ezia Francesco Boccapaduli romano e
vescovo di Città di Castello. Narra per-
tanto il Dicci, ch'ebbe le facoltà di lega-
to a latere, e di dispensare negli ultimi
due gradi di matrimonio, e la qualidca
di vescovo assistente al soglio pontificio
con tutte le prerogative, fra le quali di
conferire l'ordine de'cavalieri dello Spe-
rone d'oro, dagli svizzeri tenuto in mol-
to pregio. Il tribunale f\ii\\' Inquisizione
similmente gli comparii varie ficollà, co-
me di concedere licenza di leggere i libri
proibiti e di ricevere gli eretici i quali ve-
nissero a penitenza; indi partì per Lucer-
na, ordinaria dimora de'nuiizi apostolici,
nientre allora risiedevano l'ambasciatore
di S[)agua in Coirà, quello di Francia in
Soletta (dicesi che Enrico IV fui! i ." a te-
nere ambasciatori ordinari in Isvizzera),
e il residente di Venezia in Zurigo. Trai-
la Dicci dell'ampiezza e vastità della nun-
ziatura, insieme alle didìcoltà che s'incon-
trano in sostenerla, rilevandolo dalle im-
portanti memorie lasciate dal nuiizioBoc-
capaduli; e dalla relazione che ne fece il
sunnominatod'Aquino vescovo di Vena-
fro e pervenuta iti sue mani, egli ne dà
lina interessante idea. Quanto all'opera-
to dal Boccapaduli, riferisce Dicci, che i
negozi e alfari più importatiti che furono
tra le sue mani, ebbero per iscopo, o il
conservare la cattolica religione a fronte
tle'proteslanli, i quali sonipie cercavano
di dilatare i cuuiltii alla luiu eresia; odi
s V I loi;
vegliare alla difesa dell'immunità delle
cose ecclesiastiche tra gli stessi cattolici, e
per cui opera assai sovente il prelato la
vide sul punto di rimanere, or per una
parte, or per l'altra, oppressa; o il rende-
re la quiete e la pace ad alcune adunan-
ze di persone religiose: e lutto questo ia
tempo in cui la nunziatura era guardata
e dalle persone di chiesa, e da quelle del
secolo come contraria a'ioro peraltro po-
co saggi consigli; stimando gli uni che il
nunzio tolga di molto alla loro padronan-
za, e gli altri che sia loro d'impedimen-
to a stendere la mano sopra alcuni mo-
nasteri col pretesto di averne la protezio-
ne. Nel descrivere Dicci la nunziatura di
mg.' Doccapaduli, racconta con partico-
larità quanto fece sui due monasteri del-
le monache cislerciensi di R.atusa e di E-
schembach nel cantone di Lucerna e da
questo protetti, immediatamente soggetti
a'nunzi; parla dell'abbate de' monaci di
s. Urbano di Lucerna, che gli die imba-
razzi,ricorrendo a'cantoni radunati inDa-
den, e pe'delti due monasteri; della visi-
ta de'mouaci benedettini dell'Augia Mag-
giore ossia di Kichenaw, com'egli asseri-
sce, che quale monastero unito al vesco-
vo di Costanza, venivano dal prelato mal-
menati ;tuttociò ch'eseguì a tutela dell'im-
munità ecclesiastica , la quale gli porse
molte occasioni per esercitare il suo zelo,
come sui tributi ch'esigeva l'arciducaFer*
dinaudo Carlo d'Innspruck,dagli ecclesia-
8lici del vescovato di Coirà, la cui giuris-
dizione si estendeva non poco per quella
parte; le industrie per conservare la re-
ligione cattolica in quella parte delia Re-
zia chiamata delle Dieci Diretlure, e Ira
queste due miste di cattolici e allldateai
cappuccini, le altre essendo tutte prote-
stanti; e siccome tutte erano di proprietà
del nominato arciduca,volendoc|uesti per
malcontento alienarle, si adoprò che lo
fossero le sole interamente eretiche, e per
le altre provvide acciò la religione catto-
lica non ne risentisse danno (piando fos-
sero vcudute; discorre delle «nissioui di
loG SVI
AlmenSjDivioeSagogiKulal prelato man-
temile a'cappucciiii.Tralascìodi ricortli-
re quanto riguarda le religiose d'Altclorf
di Lucerna, di certe esigenze di Fribur-
go, di altre del duca di Savoia, di quelle
dell' abbate di Willinga cistcrciense. Il
nunzio iJoccapnduli stabilì in Bellinzona
un collegio a'gesuiti, recò molti vantag-
gi al callolicismo, e impedimenti all'ere-
sia. A suo tempo de'due commissari che
il nunzio teneva pegli svizzeri soggetti al-
l'arcivescovo di Milano e al vescovo di
Como, i\\ tolto ili. "da tJrbano Vili a i-
-stanza dell' arcivescovo cardinal Monti.
Per non dire altro, sotto di lui presero
le armi contro Zurigo gli antichi V can-
toni cattolici. Nel luglio i652 trasferito
da Innocenzo X alla nunziatura di Ve-
nezia, hi^ciò una Relazione della nimzia-
tura Elvetica di Lucerna al succe.'sore.
Questi fu n)g.'^ Albrizi segretario df.'ve-
scovi e regolari, ma pare più veramente
che gli succedesse mg.' Carlo Caraffa, e
vi restò sino ali 654, in cui passò a Ve-
nezia, poi a Vienna, indi cardinale. Pri-
ma di detto tenipo, Innocenzo X col bre-
ve Romanum dectt, dc'aS ottobre 1646,
[ resso il Guerra , amniise il cantone di
Glaris alla parlecipozione dell'indtdto di
nominare i benefizi ecclesiastici di Episco-
picella. Nel suo pontificato si celebrò il fa-
moso trattato di JVlunster e di Osnabruck
ossia di Weslfulia nel 1648, disapprova-
to da lui come pernicioso alla repubbli-
ca cristiana. In esso Luigi XI V^ redi Fran-
cia protesse gl'inteiessi degli svizzeri suoi
alleati, le cui truppe gli erano non meno
utili e di vote, di quello lo furono al ge-
nitore. L'imperatore Ferdinando III e la
casa d' Austria finalmente vi riconobbe-
ro l'indipendenza svizzera de' XIII can-
toni e de'suoi alleati; stipulò poi anch'es-
sa delle capitolazioni co'cantoni per trup-
pe a soldo, ma vi rinunciò lien presto. Col
medesimo trattalo la confederazione dei
XI 11 cantoni terminò le guerre civili,
prodotte dalla disparità di religione, e si
fissarono le massime perla libertà di pro-
S V I
fessarle. Inoltre nel 104!^ i cantoni di Zu-
rigo e Berna rinnovarono l'alleanza con
Venezia, stipulata nel i G 1 5, con obbligo
di sostenersi reciprocamente , sommini-
strando i due cantoni truppe per la sola
difesa della ie[)ubblica in terraferma, me-
diante corrispettivi sussidii, poi modifi-
cati nel 1706 quanto al soldo. Lai.' re-
lazione politica de' cantoni svizzeri con
l'Inghilterra e l'Olanda è del i654; *^^
quel tempo in poi gli svizzeri protestanti
mantennero le relazioni coH'lnghilterra,
e particolarmente cogli stati della repub-
blica d'Olanda, e fermarono accordi nel
i6qo per ricevere sussidii e somministra-
re truppe. Alessandro VI I, che quale nun-
zio era intervenuto al trattalo e pace ge-
nerale di W^estfalia, venendo a sapere che
i cantoni cattolici erano insultati da quel-
li eretici, comechè fomentati da Oliviero
CromAvell protei tored'Inghilterra, gli fe-
ce coraggio, gli promise assistenza, e per
mezzo dell'arcivescovo di Milano gli man-
dò 3 0,000 scudi. Così incoraggiati i cat-
tolici, affrontarono gli eretici più nume-
rosi, e li sconfissero in una zuffa, onde si
pacificarono con condizioni favorevoli ai
primi. Col breve Tnaeiiinos,(\e^\\ 8 ot-
tobre i655, il Papa conferì all'abbate di
s. Gallo l'autorità di creare notari in ser-
vigio delle sue terre, senza andare sog-
getto a quelli eterodossi; e col breve Cani
sìciil, de'q gennaio 1660, Alessandro VII
impose a'nunzi di Svizzera di tenere con
somma cura earchiviate le carte spettan-
ti alla nunziatura d'Elvezia eRezia, vie-
tandone l'estrazione e la dissipazione. In-
di canonizzò s. Francesco di Sales vesco-
vo di Ginevra , avendo convertito colle
sue prediche al cattolicismo 70,000 ere-
tici, e in gran parte svizzeri. Neh 663 Lui-
gi XIV formò nuova alleanza con tutto
il corpo elvetico de' XIII cantoni, e con
toltigli associali della lega svizzera, enu-
merati in principio di questo articolo. La
cerimonia del giuramento seguì nelki me-
tropolitana di Parigi, com'erasi praticato
sotto EuricolV. Per conseguenza gli sviz-
SVI SVI 107
zeri inviarono a Parigi uumerosa e bill- to di tulio ciò nacquero liligi, discordie,
lante ambasceria, composta di 35depu- odii, guerre intestine e alrocissime. Do-
tati, tanto de'XllI cantoni, quanto degli pò varie vicende, stanchigli uomini dal
nlleali,oltrealtri del numeroso corteggio, farsi del male gli uni egli altri pel pre-
DaliGSo aliG85 il corpo elvetico godè testo di religione, si venne alla conclusio-
calma interna, laquale non venne altera- ne della pace e al conseguimento della
la se non pe'vi vi dibattimenti insorti rap- Irancpjillità. Ciò fu nel 171-?, co'tratlati
porto a' privilegi degli abitanti di Tog- d'Aarau, il i.°de'quaii colla interposizio-
genburg.Dal I GHGali 7 I 2 surserodiscus- ne del conte Lue ambasciatore di Frau-
sioui tra gli abbati di s. Gallo e parecchi eia, venne segnato a' 18 luglio, il 2.° a'g
cantoni, le quali si ricomposero a Baden ei i agosto; i quali trattati posero fine al-
iieli7i8; ma Clemente XI col breve /io- le lunghe e micidiali querele Ira'cantoni
vianus PontifcXyde ig novembrei 7 19, protestanti, e i cantoni cattolici che so-
riprovò e annullò il trattalo, come per- slenevano l'abbate di s. Gallo contro gli
nicioso alla li-dee contrario alla coslitu- abitanti del Toggenburg, e divennero leg-
/ione d'Uibano Vili. NeIiG()6 la Fran- gè l'ondanìentale per la Svizzera. Fu sta-
cia teneva al soldo 28,000 svizzeri. In se- bilito, non doversi molestare alcuno nel-
guilo d'una guerra civile tra'VU canto- la professione di sua fede, ma sotto se-
ni, incominciata nell'ultimo scorcio del vere pene fu proibito a'protestanti d'an-
secolo XVII, che avea a pretesto la reli- dare a'predicare tra'cattolici e viceversa,
gione, e a scopo segreto di rendere popò- Venne regolato dove l'esercizio d'un cul-
lari i cantoni aristocratici,propose la Fran- to avesse ad essere pubblico, dovesegre-
cia di rinnovare il tialtalo, ma ricusaro- to solamente. In quanto a parecchie co-
no prendervi parte gli svizzeri piotestan- munita, i cui abitanti erano quali catto-
li. il rilìuto da essi mostrato originava liei e quali protestanti, si determinò che
dall'interesse che vi prendevano! catto- l'uso delle chiese esistenti fosse comune
liei, e dalla parzialità che dicevasi ave- agli uni e agli altri, se pure agli uni non
re per essi mostrato l'ambasciatore fran- piacesse meglio edificare templi a parte
cese. Alcuni più lardi porsero orecchio per loro. Cos"i nel borgo di Glaris, cosi in
alla voce sparsa , che Luigi XIV avesse più luoghi dell'attuale cantone di s. Gai-
promesso a'cattolici di far loro riacquista- Io e in altri d'altre contrade svizzere, con
re ciò ch'era ad essi stato tolto col trai- concordia servonsi ancora oggidì del me-
lato di pacificazione, di cui vado or ora a desimo tempio, cattolici e protestanti. Il
parlare. Le contee di Neuchàlel e Valen- Papa Clemente XI, a mezzo del suo nun-
gin,di cui eransi impadroniti i cantoni e zio, insistè presso i cattolici pel rigetla-
cherestituirononel 1,5293 istanza diFran- mento della pace d'Aarau, ma fu indar-
eia alla casa di Longueville, l'erede di que- no, che questa non venne turbala mai
sta essenilo morta a' 16 giugno 1 707, ad più, e sussistono tuttavia gli ordinamen-
onta delle rimostranze di Luigi XIV, gli li per essa introdotti. In fatti Clemente
.stali delle medesime le aggiudicarono in Xlnel I7i2aveaspediti al nunzio2oo,ooo
sovranità a Federico 1 redi Prussia, per scudi per assistere i cantoni callolici tra-
diritto di riversibililà, locchè suscitò dei vagliati dagli eretici, per cui li rimpro-
torbidi che durarono un anno. Riporta vero acremente, perchè mossi da priva-
Fraoscini, che avendo la prelesa riforma le dissensioni o da vano timore aveano
religiosa gittato radici nella Svizzera, pas- mancalo al loro dovere. Nel tempo stes-
sioni e intrighi si trovarono in muto, e so gli esortò con calore adii'endere lera-
gl'mteressi di alcune corti aggiunsero esca gioni della libertà e della religione, nou
al fuoco che si covava, e per compimeu- diiuenticando la fortezza d'auimu dc'io-
io8 SVI
ro maggiori , e spogliandosi delle parti-
colari inimicizie, riponessero tutta la lo-
ro lidncia in Dio. Ringraziò poi Luigi
XIV della protezione esercitata co' can-
toni cattolici, lo pregò a continuarla , e
di essa supplicò ancora l'imperatore Car-
lo V I. Nel 1714 Clemente XI risponden-
do alle suppliche de'cantoni cattolici, be-
nignamente concesse al nunzio di Lucer-
na di assolvere dalle censure e di dispen-
sare nelle irregolarità incorse quelli che
militarono nell'ultima guerra cogli ere-
tici. Indi per rimmiiiente trattato di Ba-
den in Germania, caldamente il Papa si
raccomandò all'i m pera tore e aLuigi XIV,
per la religione cattolica nella Svizzera,
la difesa de'diritli di tutte le chiese ap-
partenenti a'cattolici, e in particolare la
restituzione de'beni tolti all'abbate di s.
Gallo; ciò che inculcò al nunzio Dome-
nico Passionei arcivescovo d^Efeso, che
sped\ a Baden per la pace generale. Indi
Clemente XI inviò nunzio a Lucerna Giu-
seppe i^/r/'rto arcivescovo di ^'icea, dipoi
cardinale : nel suo pontificato incomin-
ciandosi la pubblicazione delle annuali
Notizie di Roma, in queste d'allora a og-
gi si ponno vedere tutti i nunzi di Sviz-
zera. iNeli 7 I 5 a'c) maggio col trattato di
Soletta, Luigi XIV rinnovò i precedenti,
co'cantonicattoliciela repubblicadelV^al-
lese,obbligandosi di più a soccorrerei can-
toni cattolici nel caso che fossero molesta-
li da qualche potenza straniera, ed anche
di sostenere ipiìi deboli, se avvenisse qual-
che discordia tra'cantoni. Giovò molto al
corpo elvetico la neutralità che in appres-
soesattamente osservò nelle guerre che si
accesero in Europa, durante il regno di
Luigi XV incominciato nel 17 i5 stesso.
]\eli72i fu eletto Papa Innocenzo XIII,
che da prelato Innocenzo XII avea fat-
to nunzio di Lucerna, e nominò nunzio
il Passionei. A''27 marzoi722 inviòal ve-
scovo di Costanza il hre've Rotnanits Pan-
tifex, col (piale annullò i decreti del se-
nato di Lucerna o magistrato de'ceulo,ri-
guarclauli dolazioui dc'mouastcri di tua-
S V 1
nache. Col medesiino senato insorse gra-
ve vertenza sotto il successore Benedetto
XIII. Aveano gli abitanti d'Undlmgens-
weil ottenuto il permesso dal bailo di dan-
zare a' 12 agosto,anuiversario tiella dedi-
cazione di loro chiesa, e nel di 8." di es-
sa. Il parroco Andermart, nello spiegare
il vangelo nella messa conventuale, gra-
vemente li riprese e minacciò di scomu-
nica se nel dì 8.° ripetevano le danze, ag-
giungendo forse qualche parola di cen-
sura sul governo. Tutto riferì il bailo al
senato, il quale tutto commise all'avoyer,
che interrogato il curato nulla negò. In-
vitato questi pel commissario vescovile a
presentarsi al piccolo consiglio, che lo vo-
leva ammonirea essere piìi cauto nell'av-
venire, non volle presentarsi, anzi scrisse
all' avoyer eh' egli non poteva ubbidire
senza incorrere nelle censure minacciate-
gli dal nunzio Passionei e dal vescovo di
Costanza, nel caso che si presentasse. Il
senato quindi intimò l' esilio al parroco,
che non ubbidendo fa a forza espulso dal
territorio di Lucerna.Gridarono sulla vio-
lala immunità col nunzio il vescovo che
scrisse acremente al senato pel richiamo
del parroco,ed il nunzio si ritirò in Altdorf:
s'interposerogli altri cantoni cattolici, ma
il senato li rifiutò perchè non si mettesse
in controversia la sua autorità, e per suo
ordine la comunità nominò per curato
Mtiller. Il senato espose il suo operato al
Papa, il quale col breve Ad auditiuiatn y
de'3 gennaio I 72G, presso Guerra, si me-
ravigliò con gran cordoglio, come il se-
nato traviando da'suoi maggiori concul-
casse la libertà ecclesiastica, per la custo-
dia della quale aveano sostenuto valoro-
se guerre, e meritato dalla s. Sede il de-
coroso titolo di Difc/isori dell'ecclesiasti-
ca libertà. Dichiarò cosa inaudita, che i
ministri di Dio fossero chiamati avanti il
tribunale secolare, e che il pastore delle
anime fosse per forza levato dalle sue pe-
core, arrogandosi l'autorità d'eleggerne
altro. Essere rimasto sorpreso e dispiacen-
te, che invece di leggere nella lettera dui
S V I
senato il pentimento, vi ravvisava l'osti-
nazione in difendere l'operato. Lo esor-
tò ad imitare gli antenati, de'quali ni un
popolosi era mostrato piìi di voto alla Se-
de apostolica. Quindi il Pa[)a deputò una
congregazione di 4cardinaliediversi pre-
lati per esaminare imparzialmente l'alia-
re, ed essa decise col decreto Proposilo,
de'i3 marzo e riportato da Guerra: A-
vere il senato violata la giiuisdizione ec-
clesiastica, onde procurasse il Papa, che
tutto si rimettesse nell'antico slato; e se
il senato vi si opponesse, era il Papa io
obbligo di vendicare i diritti ecclesiastici,
da'sagri canoni e dalle costituzioni aposto-
liche prescritti. Ora non essendovi priu-
cipioalcuno di concordia, i cantoni catto-
lici Sdissero a Benedetto XIII, che atte-
sa l'antica pietà de'Iucernesi, si piegasse
a riconciliarsi con essi, stati sempre costan-
ti nel difendere colle loro sostanze e san-
gue laponlificiadignilii.il Papa rispose
loro a' IO agosto I 79,6 col breve Acccpi-
ììius, assicurandoli di non poter mancare
dal suo uffiziojch'egli aveada rendere con-
to a Dio dell'amministrazione datagli di
sua chiesa, onde eragli imminente la pe-
na eterna, s'egli non faceva inviolabilmen-
te osservare i diritti ecclesiastici. S'eglino
poi amavano tanto i lucernesi, come di-
mostravano nelle premure fatte a loro fa-
vore, facessero si che quelli riparasseroal-
le cose commesse, ricliiamassero il cura-
to, e piestassero intera ubbidienza al Pa-
pa. A questo aveano scritto di nuovo i lu-
cernesi protestandogli , non avere su ciò
operato in disprezzo della giurisdizione
ecclesiastica, ma per conservare soltanto
l'autorità data loro da Dio; poiché dissi-
mulando l'ingiuria dal curalo comniessa,
ne prenderebbero niolivo tulli gli ccc'e-
siastici a malmenare le leggi sovrane. Col
breve Illìus viccs,òt\i agosto. Benedet-
to XI II rispose al senato, ch'era ancora
aperta la porta per riceverlo con viscere
pnlerne, nel caso che avesse mostratopen-
timento, per mezzo del (piale gli avrebbe
dato ludubilali urgomcuti del ^noamorCj
SVI I 09
dimenticando afialto il pasvalo; qualora
poi non lo facesse, sarebbe costretto ve-
nire agli estremi rimedi. Scrissero di nuo-
vo i lucernesi al Papa, confessando d'aver
mancato di deputare il curalo della chie-
sa d'Undlingcnswcil in luogo dell'esilia-
to, essendo questa nomina al solo ordina-
rio appartenente. Ch'essi non aveano ci-
tato giuridicamente il curaioAndermart,
errando i ministri della cancelleria se la
citazione fu scritta giudizialmente. Che l'a-
veano citato flir/ aiiditncliiiii verbiini prin-
cipis, il quale può esiliare dal suo stato
tulti i disubbidienti, di qualunque condi-
zione. Per terminare dunque questa dif-
ferenza, interposero i loroulllzi 1 cardina-
li Polignace Cienfuegos ministri di Fran-
cia e dell'impero, i quali facilmente ul-
timarono la concordia , per abbonire il
Papa silTalte dissensioni. Furono gli ar-
ticoli della concordia; I. "Che il curato Aa«
dermai t restasse per sempi eesule dal can-
tone di Lucerna, senza decidersi se fosse
o no colpevole. 2.° Che il curato IMiiller,
eletto dalla comunità d'ordine del sena-
to, fosse ri mosso ed eletto un altro. 3.°Che
il senato conservasse le sue costumanze,
senza che ne soifrisse tlanno l'immunità
ecclesiastica. 4-" Che il Papa acconsentiva
che il senato potesse chiamare gli eccle-
siastici ad aiulieiidum veibum principis,
colla condizione però, che prima ne do-
mandasse licenza a'superiori ecclesiastici
del luogo, che non mai l'avrebbero nega-
la. Fatto consapevole il senato di questo
ficcordo, scrisse rispettosamente al l'apa,
testificando la sua perpetua divozione al-
la s. Sede, e principalmente alla sua per-
sona, come ornala di tante illustri virtù.
Benedetto XI 11 col breve Jllius qui, dei
20 gennaio I 727, si rallegrò co'lucernesi
per le passate estinte dissensioni, limise
loro l'alto del convenuto, abbracciò con
paterno amore la pecora smarrita e il fi-
glio prodigo che tornava alla sua casa ,
percui die al magistrato Vassoliiziont'^pii'
rola che mollo lo punse), ridonando lo-
ro il titolo di Difensori della libertà eC'
no SVI
clcaiaslìca. Furono pubblicate nel 1728:
Jìlc/ìioircs polir sen'ir à L'Ivsloitr da clif-
fcrend enlrt le Pape, et le canton de Lucer-
ne à roccasion du haìinissemenl des ter-
res deLucerne du noniincAndcnìiaricurt
de ceiiu-ine canton. Di più ahbinmo del
ijunzio Viìis\onc\,/4 età Apostolica e Lega-
t'ionisEh-etiaeahanno\'ji'ìad\'jic),\lu-
giii729, Romae 1738. Nel 1780 di venu-
to Papa Cleinenle XII, termi nò definì ti va-
menle la controversia, ordinando aPassio-
nei di restituirsi in Lucerna, e trasferen-
dolo nello sfesso anno alla nunziatura di
Vienna e poi cardinale, gli sostituì Gio.
Battista Barni di Lodi arcivescovo di E-
dessa, a cui nel 1739 die in successore
Carlo Francesco Durini arcivescovo di
Piodi e poi cardinale.
Benedetto XI V nel i 'j^3 dichiarò nun-
zio e arcivescovo di Petra Filippo Accia-
juoli, e nel 17 54 lo fece succedere da Gio.
Ollav'io Biif alini arcivescovodi Calcedo-
nia, indi maggiordomo e cardinale. La
Francia che nel 1730 avea ottenuto da
Cerna l'abolizione della legge clie esclu-
deva da'consigli ogni cittadino che aves-
se un figlio al suo servigio, nel i 7.59 ci'eò
ti favore degli svizzeri eprotestanti di qua-
lunque luogo ch'erano al suo soldo l'or-
dine militare del Merito [F.),\n cui essi
veni va no ammessi al le prime dignità. eie -
menteXllI nel 1 758 elesse per nunzio di
Lucerna JNicolò Of7<^/ arci vescovo di Tra-
ianopoli, al quale nel 1 764 surrogò Luigi
T^altnti Gonzaga arcivescovo di Cesa-
rea, ambedue poi cardinali. Col breve
Excepimus j<\&' i^wì^wo i 'j5c),Bull.Roin.
coni. 1. 1 5 p. 1 38, negò a' canonici regolari
di s. Mauiizio d'Agauno 1' amministra-
7Ìone cu Ululati va di due parrocchie; e col
hvtstBinas epistolas,t\e i'io\.\.ohve i 763,
Ball. l. 3, p. 1 4 1 : Reipublicae Lucer nen-
sis respondet, aeqnuni non esse ut eccle-
siastici subi'eniant necessitaiibus ipslus
reipublicae, ubi laici ncque primi, ncque
majorem parlem gravaminis subsiinue-
r«/^/.Clemeute XIV scrisse al nunzio Va-
lenti il breve Ratio pasloralis, de' 19 a-
S VI
gostoi7G9, Z?»//. t. j, p. 3o, col quale gli
commise l'approvazione della concordia
seguita tra il vescovo e capitolo di Basi-
lea, sulla giurisdizione nel territorio di
3 cantoni a detta chiesa appartenenti. Re-
stata vacante la nunziatura, per aver Cle-
mente XIV trasferito Valenti a quella di
Spagna, e poi fu cardinale, Pio VI nel
1775 da Colonia vi traslocò Gio. Batti-
sta Caprara arcivescovo d'Iconio, poi di
Vienna e cardinale. Questo Papa a istan-
za del ducaPalatinodi BavieraCarlo Teo-
doro, istituì nel 1785 la nunziatura di
Monaco (^''.), formandola in parie con
quella di Lucerna e in parte con quella
di Colonia, ma inutilmente fu contesta-
ta dal conciliabolo à'Enis (F.)- In tal mo-
do la nunziatura della Svizzera venne di-
minuita e ristretta dalla sua ampia e an-
tica giurisdizione. Pio VI nello stesso an-
no nominò nunzio di Lucerna Giuseppe
Vinci di Fermo arcivescovodi Berito, e
per averlo fatto maggiordomo neìi'/^^,
gli sostituì in sì difficili tempi Pietro Gra-
vina arcivescovo di Nicea, indi neh 802
nunzio di Spagna e cardinale. Ed eccoci
ormai alla terribile rivoluzione di Fran-
cia, che cambiò del tutto le condizioni
politiche della Svizzera, che pacificamen-
te procedeva dopo la pace d'Aarau, ed
in un tratto vide distrutte le sue anti che
istituzioni e soggiacque a notabili cam-
biamenti. Nel 1775 la Francia avea rin-
novala cogli svizzeri una generale allean-
za, ch'ebbe compimento nel 1777, om-
meltendosila mediazione di essa cogli sta-
ti cattolici stipulata nel I 7 IO, e per lai.'
volta intervenne alla dieta come membro
del corpoelvelicoun deputalo del Vallese.
In detto anno 1777 la Svizzera avendo
fornito alla Francia 15,98 i uomini, com-
presi questi si calcolò,che con diverse ca-
pitolazioni dal 1474 '" po' '^ Svizzera a-
vea somministrato ad essa un elFetlivo di
1,1 10,798 uomini.Neli 78 iLuigiXVl fis-
sò i privilegi de'sudditi svizzeri nel regno.
Eransi essi preservati pel corso di 60 anni
dui flagello della guerra civile, essendo
S V I
nronlomente spente alcune ri volte ile'pae-
sani ne'diireicnli cantoni, e sino ali 789 la
ioio felicità sembrava veramente invidia-
bile. Allo scoppio della rivoluzione avve-
nuta in Francia nel medesimo anno, le
prime scintille dell'incendio cbe tulio do-
vea bruciare, non si eslesero che debul-
luentesulla pacifica Elvezia. Neh 790 in-
sorse una sedizione nel cantone di Sci;»f-
fusa, ma fu sidjilo repressa; ed un'insur-
rezione di parte del Basso Vallese finì col
provvedeisi ad alcune lagnanze. Nessu-
no ancora dichiarava altamente il siste-
ma di applicare alla Svizzera le innova-
zioni introdotte presso il popolo che l'era
più prossinianicnte vicino. Il contagio pe-
rone quindi lo spirito di proselitismo, si
comunicò ad alcuni torbidi nel paese di
Vaud, dileguandosi il turbine che appa-
lecchiavasi in alcune parti, per la saggez-
za e fermo governo di Berna. Nello slcs>o
1790 il consiglio sovrano di Basilea li-
berò i paesani del cantone di ciò che ri-
maneva del loro stalo di servi. Il re di
Francia Luigi XVI in questo tempo a-
veaal suoservigio i 5,5oo svizzeri, i quali
nel 1771 erano stali distribuiti in 1 1 reg-
gimenti, ed il fialcllo del re conte d'Ar-
lùis e poi Carlo X era stalo nominato lo-
ro colonnello generale, in sostituzione del
duca di Choiseul. L'eccellente disciplina,
il valore e la fedeltà incorruttibile delle
truppe svizzere eranodivenuti argomenti
di didìclenza per que'francesi, che allora
indegni di tal nome,aveano giurata la per-
dila del virtuosissimo loro monarca e del-
la possente monarchia. Da piincipio si
tentò invano di sedurli in varie città di
Francia, né ci fui ono che i To de'bassi uf-
fìziaii o soldati del reggimento di Lullin-
Chàleauvieiix, ch'erano di guaiiiigicjtie a
Nancy, i quali si lasciarono indune nel-
r agosto I 790 ad atti di saccheggio e di
ribellione conti oi loro ufliziali superiori,
uccidendo 33 de' loro concittadini e fe-
rendone 53, de'ngginieiili di Castella e
di ^ igier. Dn de'cipi 1 ib( lii dal ( onsiglio
di guerra s\izzero fu coudauuulo ad e^scte
SVI 1(1
ruolalo vivo, 11 impiccali, e 4icondan-
nali alla galera per 3o anni. Ma questi
ultimi per decreto dell'assemblea legisla-
tiva furono liberati e festeggiati in i'a-
rigi. Nel 1792 il reggimento d'Ernesto
venne assalito, ilisarmato e spogliato in
Aix, benché d'ordine di Berna avessero
giurata la nuova costituzione francese; e
le lagnanze del governo del paese loro,(;he
sosteneva l'infelice Luigi XVI, vennero
riguardale con disprezzo dall'assemblea
legislativa, onde convenne richiamare il
leggimenlo. In Parigi si ordinò lo slog-
giamento e partenza delle guardie sviz-
zere, ed a' lo agosto 1792 ne furono cru-
delmente truciilate 800, per essersi man-
tenuteobbedienli alla loro i, "consegna di
difendere le Tuillerie. IMolti di quelli che
si poteronosalvaie,vennero immolali nel-
le sanguinarie giornale de'2 e 3 settem-
bre, ed in altri attacchi popolari; appena
un piccolo numero tra' pericoli potè ri-
patriare seminudi e coperti di ferite: più
di 1 ooofamiglie si videro immerse nel lut-
to, nel dolore e nella più viva indegiia-
zione. Bentosto l'assemljlea legislativa del-
la repubblica francese, Ao. o aver colmi
d'elogi gli autori dell'assassinio del le guar-
die svizzeie,iuppe colla nazione tulli i vin-
coli che ila molli secoli l'univano a Fran-
cia; le antiche capitolazioni militari furo-
no soppresse,tuttofu annullato,e neppure
pagali i soldi. Non ostante, la dieta elve-
tica raccolla in Aarau persistè nel siste-
ma di neutralità, che riuscì tanto fune-
sto all'armfite combinale contro Francia,
e tanto favorevole alla potenza rivoluzio-
naria divenuta padrona del regno. Nel
paese di Vaud i semi delle nuove e fd-
laci dottrine di eguaglianza e pretesa li-
bertà trovavano un terreno assai più fa-
vorevole, che non nelle altre parti del-
la Svizzera. Nel principio del 1792 l'as-
semblea,dichiarata guerra all'Austria, fj-
ce occupare Perenti ny e la maggior par-
ie del vescovato di l'asilcn, ch'era stalo
sempre pi otetlodalla Confederazione El-
vetica. Le truppe di Berna e Friburgo
112 SVI
tioveltero sgombrare Ginevra; si formò
in Zurigo un partito favorevole a Fran-
cia, e con esso venne rotta 1' unità elveti-
ca, e preparale tutte le sciagure che op-
pressero il paese. Nel gennaio I 7f)3 Lui-
gi XVI fu decapitato, interamente inno-
cente, in odio alla religione cattolica e al-
la monarchia; fu un vero martirio. L'ad-
dolorato Pio VIj a' 20 aprile scrisse un
breve al senato e governo di Friburgo,
lodando la carità de' cittadini e de' po-
poli circonvicini, per la tanta umanità di-
mostrata verso i perseguitati ecclesiasti-
ci fiancesi, nell'ospitalità loro accordata.
In quell'anno i cantoni continuarono tre-
pidanti a godere un riposo politico, es-
sendo interesse di Francia il blandirli, a-
■vendo la Vandea in fiamme e Lionere-
sistente. Nel 1794 gli abitanti dell'anti-
co paese dell'abbate di s. Gallo costrin-
sero il loro sovrano ad accordare ad essi
nuovi diritti; que'd'Appenzell richiesero
che i magistrati rivedessero le patrie leg-
gi; presso i grigioni il partito democra-
tico ripigliò il suo antico ascendente; Zu-
rigo reclamò i privilegi tolti dalla reg-
genza cantonale. Verso il fine della cam-
pagna del I 796 tra'repubblicani francesi
e gli austriaci, la neutralità elvetica fu
compromessa, mentre Berna parteggia-
va pel direttorio esecutivo di Francia,che
carezzava i cantoni quali buoni vicini e
cari alleati. Ma avendo il generale in ca-
po Bonaparte dettato a' 1 8 aprile 17973
Leoben le condizioni di pace all'Austria,
e ratificate a Campo Formio a' 1 7 olto-
bre,deposte le armi la maggior parte del-
le potenze che aveano combattuto i fran-
cesi, questi vedendosi hberi d'agire sulla
Svizzera, usarono ogni mezzo di politica
oppressione, cumulando lagnanze ingiu-
ste, e saccheggiando il territorio sino al-
lora rispettato dell'antico e sempre fe-
dele alleato di Francia. Tullavolla gli
svizzeri, che non aveano dato ascolto a
chi consigliava di porsi in grado di dife-
sa,appena osavano reclamarecontro tan-
te infrazioni de'traltati e a' uaturali di-
S VI
ritti di confinanti. La Valtellina prima
dell'alto di Campo Formio fu sottratta
alle leghegrigie,alleateemembri del cor
pò elvetico, e data alla repubblica Cisal-
pina in onta a'tratlali che Francia avea
garantito a'XllI cantoni. Avendo Bona-
parte adempito la carriera militare e di-
plomatica in Italia, attraversò la Svizze-
ra, accolto a Losanna con trasporlo ; ri-
cusò gli onori di Berna, ed in Basilea che
cominciava a rivoluzionare, disse: Ecco-
mi dunque finalmente in una repubbli-
ca; dichiarando che l'edifizio gotico del-
la costituzione degli svizzeri non era piìi
adattato a'tempi, e che ben presto sareb-
be rovesciato. Si pretende, che incitò poi
il direttorio ali invasione della Svizzera,
col pretesto di garantire Vaud, e d'itn-
padronirsi del tesoro di Berna per age-
volare la spedizione d'Egitto. Tralascian-
do il ricordare le mene usate djlla re-
pubblica francese per occupare la Sviz-
zera, seminando divisioni tra'cantoni per
indebolirli, onde opprimerli agonizzanti.
Vaud ne die il segnale con levarsi dal do-
minio di Berna, chiamando i francesi a
sostenerlo. Inoltre la Svizzera eccitava i
desiderii del direttorio fraucese,come po-
sizione militare e come tipo in cui pote-
va sperimentare le sue vedute per cain-
biarecoslituzionalmente, in paese vicino,
ciò che impediva la sua propria marcia
in Francia. Organizzata la rivoluzione
da'francesi in diverse parli della Svizze-
ra, insorsero Vaud e Losanna, e nel no-
vembre il direttorio incominciò a trattare
i cantoni quali sudditi ribelli. Nella die-
ta generale di essi radunala in Aarau ,
tulli i deputati, ad eccezione di Basilea, il
i." febbraio 17 98 giurarono di difendersi
sino all'ultima estremità, ma inutilmen-
te perchè dappertutto emissari francesi
seminavano discordia e idee rivoluziona-
rie, fondate sui diritti dell'uomo, libertà
ed eguaglianza. Scene violenti e insurre-
zioni proseguirono in più luoghi, a Lu-
cerna, a Basilea, e un dopo l'altro in tutti
i cantoni, riuscendo più burrascosa la ri-
S V I
volii7Ìonc (li Soletta, sospirando i baliag-
gi sudditi de'iliversi cantoni da gran tem-
po di sottrarsi dalla sovranità de'Ioro e-
gnali; qua' però di Gaster e di s. Gallo
esil/nono lodevohnente reintegrazione e
compensi a' loro principi. I piccoli stali
deoiocralici per la piìi parte rimasero at-
taccali alle loro anticlie istituzioni. Alla
metà circa di febbraio la Svizzera fu im-
provvisamente inondata d'un'infinilà di
esemplari, in cui proponevasi una nuo-
va costituzione per tutti i popoli della re-
gione, cioè un piano di repubblica ra|>-
prescnlativa, democratica, una e indivi-
sibile, modellata su quella die dicevasi
formare la felicità e la gloria di Francia.
Dalconfliltodelleopinioni, fluttuanti tra
l'energia e il coraggio, la debolezza e la
mancanza di completa difesa, i france>i
ingrossarono il loro esercito di 4^}Ooo
uomini, a'2 marzo presero Soletta e nel
di seguente Friburgo. Qualche resisten-
za fece Berna con perdite, non senza pro-
Te di valore, e uccisione di circa 3ooo
francesi, allrettanli essendo gli svizzeri
periti ne'combaltimenti: costretta a ca-
pitolare col general Schauenbourg, que-
sti vi entrò a'5 marzo, e cos'i dopo 6 se-
coli che verun nemico avea potuto mai
invadere, venne atterrato quel cantone
dal suo più antico alleato; il tesoro, l'ar-
senale e i pubblici magazzini divennero
preda del vincitore. Alla nuova della pre-
sa di Berna deposero le armi e si disper- desolavano quasi intero il paese. L' ab-
SVI ii3
naro, d'uomini, di vettovaglie, e alloggi
di truppe. Fu dunqtie im[)Osto alla Sviz-
zera quel governo che reggeva Francia,
il quale sotto il nome di direttorio ese-
cutivo, altra autorità non ebbe, fuorché
quella che piaceva a'suoi protettori di la-
sciarle. Allora il popolo svizzero dovè pa-
gare 10 milioni di franchi all'anno al go-
verno unitario; i cantoni avendo mutato
la libertà in sudditanza, erano di venuti di-
partimenti francesi. Tutti i XIII cantoni
confederati, gli alleati loro, ed i sudditi fu-
rono con quello statuto riuniti in una re-
pubblica una e indivisibile, che assunse
il nome di Repubblica Eh'elica, e che si
compose di XV'III cantoni: Argovia,Ba-
den, Basilea, Bellinzona, Berna, Fribur-
go, Lemano, Linth, Lucerna, Lugano, O-
berland, Scialhisa, Sentis, Soletta, Tar-
go via, Val lese, Waldstettes,Zurigo; quan-
to a IMìilhausen, Ginevra e Bienne fu-
rono incorporati alla Francia. In mezzo
alla generale schiavitù, i piccoli cantoni
democratici avendo conservata la loro in-
dipendenza, presso di loro si riparò la
bravura elvetica, e lunga pezza si difese
tra le stragi; e semplici pastori in 3 set-
timane uccisero a Schauenbourg Sooo
uomini, e lo costrinsero a ritirarsi. Es-
sendovi tra essi una volontà nazionale
fortemente espressa, convenne scendere
agli accordi temporanei,dovendo anch'es-
si divenire il teatro di lutti eli orrori che
sera le truppe, trucidando alcuni colon
nelli e il generale Erlach, persuase d'es-
sere state tradite. Gli altri cantoni deli-
berarono in Isviltodi capitolare, con con-
tribuzione di i\ue milioni, e si arresero
tutti un dopo l'altro. In tal modo giunse
al suo fine l'antica e illustre confedera-
zione de'XI II cantoni,nel corso della qua-
le la Svizzera avea goduta tanta gloria e
felicità, venendo tiasfjrmata in repub-
blica una e indivisibile. L' intera Elve-
zia, oppressa da straniera potenza, fu co-
stretta a sposarne gl'interessi e la costi-
tuzione, soggiacendo a requisizioni di de-
voL. ixxir.
bazia d'EinsiedeIn fu interamente deva-
stala, e l'immagine della B. Vergine fa
spedita a Parigi, per unirla alla Madon-
na di Loreto. Nell'agosto i 798 fu con-
cluso un trattato d' alleanza offensiva e
difensiva, tra le due repubbliche fran-
cese ed elvetica. In forza di tale conven-
zione 18,000 svizzeri presero servizio ia
Francia. Nel 1799 a Schauenbourg suc-
cesse nel comanilo il general Massena ;
entrarono gli austriaci capitanati dal-
l'arciduca Carlo, ond'ebbero luogo vari
combaltimenti nel suolo svizzero, ed al-
cuni sanguinosi; unironsi agli austriaci i
8
iS(Ji>emarvfc, Po^.
1 ^4 S V I
russi comantlali ila Ilotz eSmvaroAV, ma
Zurigo fti espugnala da Massella dopo
due villoiie. Pubbliche e privale forlu-
nc l'uioiio dilapidate, Ai migiie senza nu-
inero divennero mendiche, vijlnggi e bor-
gate furono messi a ferro e a fuoco, in-
tere valli, dove per lunga serie d'anni a-
vea tenuto suo seggio l'aurea mediocri-
tà, furono ridotte alla necessità d' ogni
cosa. In una parola, per colmo di scia-
gura fu la Svizzera convertita in un cam-
po di battaglia delle potenze belligeran-
ti. L'esperienza non tardò a dimostrare,
che un governo unico per tutte le loca-
lità della Svizzera era incompatibile co'
costumi, gli usi e le diversità de'iinguag-
gi de'populi. Nel gennaio 1800 all'anti-
co direttorio elvetico abrogato, successe
una commissione esecutiva. Soli mezzi di
ricondurre la pace e la concordia tra gli
svizzeri malcontenti, erano il ristabili-
mento d'una confederazione depurata da
tutti gli abusi che aveano prodotto la ro-
vina dell'antica, e l'affi ancamento d' o-
gni influsso straniero. Rlanifestossi l'opi-
nione su questo punto con meraviglio-
sa energia, alloichè in seguito del trat-
tato di paced'Amiensde'ay maizoiSo'i,
le truppe francesi tornarono nei loro pae-
se. La Svizzera respirò, ma la calma du-
rò poco: un'insurrezione generale, il cui
impulso venne dato da Uri, Svitto e Un-
tervald, scoppiò nelle diverse parti della
Svizzera contro il governo elvetico, solo
riaiastogli fedele Vaud,troppo debole per
oppoi-si a'confederati; allorché Bonapar-
te di venuto I. "console e capo possente del-
la nazione francese, intervenne colla sua
mediazione, per impedire la guerra in-
testina che stava per irrompere, le cui
fatali conseguenze sarebbero stale incal-
colabili. Quindi a' 19 febbraio i8o3 egli
die alla Svizzera ì'Allo di MtcUazione^
perchè fosse d'allora in pei la legge fon-
damentale di tutta la confederazione. L'at-
to fu combinato in Parigi tra 4 sciatori
francesi, e 56 deputati svizzeri; ma volle
che laSvizzera mantenesse a'servigi della
S V I
Francia protettrice un esercito di 16,000
uomini, il quale andò poi a morire ne'geli
della Russia. La vasta mente del media-
tore Bonaparle riconobbe e dimostrò che
il sistema federativo è il solo che convie-
ne alla Svizzera ed alle svariale sue con-
dizioni. Combattè l' idea d' un governo
centrale e unitario, perchè esige largo pe-
culio ed esercito stanziale, ciò che laSviz-
zera non può dare, né mantenere. Di-
chiarò che la Svizzera non dovea essere
conquistatrice; non dovere a niun patto
farsi ritrovo d'intrighi e di sorde ostUilà.
Oqni cantone vi ricevè la sua costituzio-
ne a parte. Tutto il corpo federale si tro-
vò composto di XIX cantoni, perchè a'
XII 1 antichi finono aggiunti quello de'
Grigioni (senza la Valtellina, poi colle
contee di Chiavenna e di Bormio riunita
al regno d'/(rt//Vz), quello d'Argovia (col
Fricklhal), quelli di Vaud,s.Gallo,TurgO'
via,eqnelIodel Ticino composto delle po-
desterie italiane. Ginevra, il Vallese, Neu-
chàtel,gli stati del principe vescovo di Ba-
silea li tenne per se il mediatore Bona-
parle. Le fondamentali disposizioni della
nuova costituzione furono le seguenti :
•> Le città e le famiglie non avranno più
prerogative; i cantoni non avranno più
sudditi; tulli gli svizzeri, cittadini o vil-
lici, eguali in diritti, potranno liberamen-
te esercitare la loro industria e fermare
loro domicilio dove piaccia loro in tutta
l'estensione del territorio svizzero. Gl'in-
teressi comuni della confederazione sa-
ranno discussi in una dieta annuale, ra-
dunata alteinalivamenle nelle città di
Friburgo, Berna, Soletta, Basilea, Zuri-
goeLucerna. Il principale magistrato del
cantone direttore, o landamanno della
Svizzera, avrà la direzioiiedegliafìàri ge-
nerali del paese, e comunicherà cogli am-
basciatori delle potenze forestiere. Cia-
scun cantone si reggerà da se, ed avrà il
suo governo e le sue leggi. " L' atto di
mediazione durò io anni. Il nunzio Gra-
vina si trovò al governo della nunziatu-
ra iu sì infelici circostanze, ed iu Lucer-
S V I
na accolse e soccorse nel suo painzzo mol-
li emigrali francesi, massime ecclesiasti-
ci, privi di tulio; gli allii ospitò negli al-
hei glii o in case particolari, onde per sup-
plire a' bisogni vendt- i preziosi doni ri-
cevuti da'principi dell'impero, le sue sup-
pellettili d'oroediargento,esitio le fihbie
delle scarpe, da lutto ritraendone 7000
scudi, che lutti impiegò per quegl'inuo-
centi esuli sventurati. Perseguitato poi
dalla truppa francese, fu circondato il pa-
lazzodelia nunziatura, arrestato, intima-
to di partire, e condotto da granatieri a
cavallo in Basilea. Con dolci maniere in
vece li ringiaziò, donando rulfiziale d'una
elegante corona,e gli altri di 20 luigi d'oro.
Fu alloggiato in un'osteria di cauìpagna,
sprovveduto di lutto e con 9 famigliari e
svizzeri espulsi, la cui sorte piangeva. Il vi-
cario del vescovo di Losanna gli spedì op-
portuno soccorso, onde procurarsi gli ali-
menti. Indi dovè partire dulia Svizzera, e
PioVlIncI 1802I0 fece succedere daFabri-
7Ìo Sceberras-Tes/<7/èrrrt^<2 arcivescovodi
Cerilo e poi cardinale, che vi restò anche
quando il Papa fu imprigionato da'france-
si.II suo amico cardinal Pacca, nella dedi-
catoria delle Bletiiorit sulla nunziatura
di Colonia,s,\\ rese questo elogio.» In tem-
pi turbolentissimi, mentre gemeva prigio-
ne il capo dellaChiesa, erano sciolte le con-
gregazioni e i tribunali di Roma, e disper-
so il sagro collegio, solo abbandonalo a
se stesso, tra le continue contraddizioni e
gli ostacoli, avea con fermezza e coraggio
sostenuto presso la nazione elvetica il de-
coro, la dignità e i diritti della luminosa
pontificia rappresentanza. "Maggiori elo-
gi leggo inoltre nel Commentario del prof
JMontanari, della prudenza e zelo eserci-
tali per ben i3 anni in questa nunzia-
tura, ove si guadagnò l'amore e la slima
universale. Ottenne dalla dieta generale
chei monasteri della Svizzera non doves-
sero essere aggravali di tasse più degli al-
tri cittadini, mentre si voleva taglieggiarli
f )rle; e perchè non accadesse, che non po-
tendo gravarli a talento, si veoisse a sop-
SVI 115
primerli , otlenne che ciò non si potesse
fare senza beneplacito della s. Sede. E così
mentre in Francia e in Italia pareva che la
potenza della Sede apostolica venisse me-
no e quasi mancasse,nella Svizzera per sua
opera si mantenne in fiore e vigore. Piife-
lisce Pistoiesi nella Fita di Pio FlI^ che
il Papa neli8o3 avea ricevuto una let-
tera d'omaggio dal nit^gistralo del popo-
lo elvetico, in cui gli domandava la be-
nedizione per quella chiesa. Pio VII con
breve de' 29 ottobre accolse quel pegno
di attaccamento e rispetto alla s. Sede, ed
allrellòla partenza del ntuizio per la Sviz-
zera, onde congratularsi in suo nome col-
la nazione per la sua lran(|uilla condizio-
ne, e di comunicare i suoi voti di feli-
cità che invocava da Dio rimuneratore
de'fedeli, per la prosperità della medesi-
ma. L'ab. Bellomo, Continitazione deh
la storia del Cristianesimo, narra come
dopo aver Bonaparle composta una co-
stituzione federativa per la Svizzera, il
landamanno di questa d' AfTry conobbe
la necessità di rionliuare le cose della re-
ligione travolte dal turbine rivoluziona-
rio e dalle intestine discordie, e quindi di-
resse a Pio VII la memorata lettera, sup- '
plicandolo a inviare un nuovo ntmzio,poi-
chè: •' Le verità sublimi della religione e
della morale cristiana erano ancora nel-
la Svizzera, come in passato, la regola di
condotta, la consolazione e la gioia del po-
polo". Clic il Papa gli rispose col ricor-
dato aireltuoso breve, dicendogli avere
prevenuto i voti degli svizzeri cattolici col-
l'aver nominalo nel 1802 mg."^ Teslafer-
rata per nunzio, ed insieme gli pose in
vista, che » perseverando nella fede e re-
ligione de' loro padri, non larderebbero
a riconoscere nella felicità, che proiede-
rà all'istituzioni politiche ed agli affari lo-
ro privali, quella protezione e soccorso di-
vino, che non mancheranno giammai a-
gli svizzeri, e che si compiacque sempre
di riguardare come la ricompensa del lo-
ro attaccamento allaChiesn e alias. Sede"
Dice poi r ab. Bcllouio, che il nunzio si
iiG SVI
iiiriellò di recnrsi nella Svizzero, e giun-
to a Lucerna fu ricevuto allo sparo del
cannone, e incontrato sul lago dalla de-
putazioncde'magislrati, eda'capi più di-
stinti dellacliiesa Elvetica, giusta il coslu-
me. Piiporla il bel discorso pronunzialo
dal prelato al landamanuo, in lode degli
svizzeri cattolici, per le prove di singola-
re pietà e venerazione ricevute dapper-
Intto, onde onoiaie nella di lui persona
il Papa, pregando Dio a infondeigli lo spi-
rito di saviezza e d'intelligenza, di con-
siglio e di forza, di scienza e di pietà per
bene adempiere la sua missione. Rispose
tra le altre cose il Iandamanno:»La Sviz-
zera, monsignore, è da lungo tempo di-
visa di opinioni religiose: fu questa l'o-
pera del tempo. Ma non è già divisa nel-
la sua ammiiazione pel principe colloca-
to dalla provvidenza sul trono pontificio;
e per 1' uomo, cui la religione seder fe-
ce nella cattedra di s. Pietro ". Ma nei
1 807, racconta l'ab. Bellomo, che il con-
siglio di Lucerna, pel motivo specioso di
stabilire l'orfanotroiio e il seminario, ar-
bitrariamente decretò l'abolizione di tut-
ti i monasteri, la vendita delle decime, e
la soppressione de'benefizi semplici eccle-
siastici. Vi si oppose il nunzio con zelan-
ti rimostranze, e il Papa stesso con breve
de'21 febbraio col più commovente pa-
terno linguaggio, col quale richiamò la
saviezza del senato contro quanto si ten-
ta va a pregiudizio del laChiesa, ri marcan-
do la sconvenevolezza di tali disposizioni,
anche per questi gravi riflessi.» Non è già
negli stati che non sono cattolici, o che
sono misti, ove debbasi cercare la causa
d'una tale disgrazia; ma sibbene nel can-
tone di Lucerna, in questo cantone, che
ha sempre tenuto ih. "grado tra'calloli-
ci, che la s. Sede ha sempre stimalo e a-
matoin particolar maniera, al quale essa
ha dato costantemente prove del suo at-
taccamento e benevolenza, e in seno a cui
ha sempre risieduto il nunzio apostolico,
malgrado gli sfoi zi degli altri cantoni per
meritare qnest^onore". Altri contrasti e
SVI
turbolenze insorsero nel canfonedis. Gal-
lo. Avea il governo elvetico decretata l'a-
bolizione di quella principesca abbazia,
ma secondo l'atto di mediazione, i beni
di sua particolare proprietà doveano es-
sere restituiti alla chiesa, e al monastero
benedettino tanto benemerito della reli-
gione e delle scienze. 11 principe abbate
tuttavia resisteva, non volendo spogliar-
si de' diritti temporali, ed il governo di
s. Gallo si ricusava di restituire i beni, e
perciò impediva la riunione de' monaci,
anzi li trattava quali rei di stato insieme
con diversi secolari, solamente perchè a-
veano diretta una supplica al Papa. Per
lesollecitudini del nunzio, decretò il gran
consiglio del cantone, che si conservasse
la chiesa di s. Gallo principale del mede-
simo, alla popolazione cattolica, e che là-
cendosi una separazione, i beni abbazia-
li sovrani dovessero rimanere per sem-
pre incorporati con quelli dello stato, ed
i beni propriamente religiosi servissero
alla chiesa e al decoroso mantenimento
del culto cattolico. Nel precedente anno
Pio VII col breve Cuin nomine^ de' 25
giugno, Bull. Rom.conl. t.i3, p. Sy, di-
retto al cardinal Caprara legato a Napo-
leone I imperatore de'francesi, dismem-
brò il principato diNeuchàtel e di Valen-
gin dalla soggezione del vescovo di Lo-
sanna, e l'assoggettò alla giurisdizione
dell'arcivescovo di Besancon.
Dali8o3 sino alla caduta di Napoleo-
ne 1, godette la Svizzera di felice tranquil-
lità, ed in mezzo alle guerre sanguinose
che scuotevano l'Europa, rimase neutra-
le. In tale periodogli svizzeri ripresero con
islancio un'attività di vita maggiore del-
l'anteriore. Mischiati insieme dalle vicen-
de politiche, si conobbero meglio tra loro,
e gli avvenimenti d'un cantone ispirava-
no interesse a tutti. Lo spirilo pubblico fu
eccitatcj e nudrilo da opuscoli d'ogni sor-
ta e da'giornali. Gli svizzeri di quasi tutti
i cantoni formarono d'accordo società pel
progresso delle scienze e delle arti, e per
la conservazione dell'unione e del patriot-
SVI SVI 117
lismo. Il popolo ilivenufo libero (lapper- contrade, non senza stupore e sdegno del
tutto, s'applicò nuovaraenle al tral1icu,al popolo. Ueina abolì subito l'atto di me-
coniinercio, all'agricoltui-a, alle cure del diazione, e dicliiaiò riprendere l'antica si*
bt;stianie;niuna legge arrestando piùi cor- gnoria e diritti; ne imitarono l'esempio
pi di mestiere e l'industria, né più incep- Soletta e Friburgo, indi Lucerna, laonde
pandosi le comunicazioni tra'cantoni.Sic- per le interne dissensioni la confederazio-
come tutti icittadini mostravano inleres- ne fu minacciata di scioglimento, il che
samento per la cosa pubblica, dovettero i impedì la dietadiZurigode'6aprilei8i4.
governi [)ensare ad essere paterni e giusti. Dappertutto rpiestioni, odii e grida di
a rilbrmare le leggi difettose, a favorire le smembramenti delle porzioni di Svizze-
uldi istituzioni. Le scuole furono molti- ra divenute indipendenti dopo t fi anni, e
plicate e perlezionate, e si stabib pureu- l'annicliilamentodiloro libertii; fu deplo-
na nuova organizzazione militare, a fine rabile epoca di querele e di pretensioni,
di [)oler mandare al bisogno un esercito Intanto caduto Napoleone I dal trono e
juldestratoa'confìni per difenderli. Napo- ripristinati in Francia i Borboni, lo stato
leone 1 avendo nel 18 12 solìerto in Rus- del vescovato di Basilea, il Vallese, il [)rin-
sia indicibili disastri, ebbe poi a lottare cipato di Neucbàtel (reintegrandone del
colle armi combinale di quasi lutti i pò- princi[>ato il re di Prussia),e Ginevra, do-
ten tali d'Europa. Fu vinto a Lipsia, e fug- mandarono e ottennero d'essere aggrega-
gente venne inseguito in Francia. Tro- ti alla Svizzera; in che venne pure conve-
vandosi nel 1 8 1 3 le amiate alleate sulla nuto dalle potenze alleate contro Fran-
diritta spomla del Keno in procinto di va- eia, la quale fu obbligata pagareallaSviz*
beare il fiiune e penetrare nel territorio zera un indennizzo di tre milioni d\ fran-
tiancesc, e perciò essendo le trup|)e slra- chi. La tranquillità interna si ristabilì, e
niere vicinissime alla Svizzera, erasi ra- declinando il 1814 già i cantoni aveauo
donata la dieta federale. Questa guardan- composti (|uasi tutti i loro litigi. I cantoni
do a' benefizi compartiti alla Svizzera da pretendenti ebbero per decisione del con-
Napoleonel ancora i. "console della repub- gressodelle.'potenzeadunaleinViennaper
blica francese, pareva credersi in dovere lesorti d'Europa, ragguardevoli compeu-
d'aiulurlo; ma richiamandosi alla memo- si, e si lavorò [)er la conjpilazione d' un
ria le prepotenze commessecontro laSviz- nuovo Fallo Federalti, che fu decretato
zera da i\a[)oleone I divenuto imperatore egiuratoa'7agostoi8 i 5, indi riconosciu-
de' francesi e re d'Italia, giudicò non es- io dalle potenze, l^er un atto del congres-
sere savio, uè giusto partilo cimentarsi per so di Vienna, la Svizzera ripigliò non solo
mi infedele alleato. Pertanto dichiarò so- tutte le cessioni fatte allaFrancia,ad ecce-
lennemenle, che la Svizzera si conserve- zione dilMiilhausen, ma ac(juistòeziaiidio
rebbe neutrale nella gran lotta, e collo- ima frazione del paese di Ge.'i, [)el trattato
co un cordone di soldati sulle frontiere che di Pai igi de'20 novembre 1 8 1 5, non che
SI distendono lunghesso il Heno.lMa in (|ue' della Savoia, f icendo parte della neulrah-
moinenti le passioni ch'erano stale so()ite là svizzera le provincie del (Jhablais e del
si ridesiarono, e molti svizzeri che avanti Faucigni, oltre il territorio al nord d'U-
ÌI1798 aveauo signoreggiato sugli sviz- giiie. La neutralità perpetua della repiib-
zeri, credettero giunto il destro di riacqui- blica e Confederazione ELvelica de'XXff
slare il perduto dominio. Perciò fu riti- Cz'i/o/^/, tìi riconosciula egarantita dalle
rato il cordone, ed i numerosi battaglioni grandi potenze europee, in uno ali'mte-
auslriaci, passato il lleno a'2 i dicembre gì ila e mviolabilità del suo terrilorio ne*
per marciare in Francia, attraversarono nuovi liduli, con alto solennemente giu-
Uasilea, l'Aigovia, Soletta, Berna e altre rato. Le polcuic luiouo ucl coui^resao di
1 1 8 SVI SVI
Vienna henciuerile dell' esistenza , ilei- le. Col breve ZTo? Romani , de iG ^euna\o
In lianquillità e tleirinilipendeiiza della i8?. i, Bull. t. i 5, p. 36q, Pio VII cou-
Svizzeia. Vollero che si componesse d'u- fermò i privilegi concessi da Gregorio XV
iia i'ederazione pacifica, amica di tulli gli a'monaci della congregazione e! vetico-be-
stali, e neutrale per tulli, come principio nedeltina; e col breve Tenìporuni vices^
suo antico, indispensabile al suo po[)olo. de'3o di detto mese, loco citalo p. Syo,
Col sisleniarederalivo fa stabilito l'equili- concesse il titolo di vescovodi Ginevra a
brio delle due confessioni cattolica e prò- quello di Losanna, sine laintii accessio-
lestante, e la sovranità di ciascuno de' ne juriuni ttl reddiluntn efusdeni liiiili.
XXII cantoni. Inoltre fu espressamente Leone XII nel 1826 adldò a mg/Nasalli
guarentita l'esistenza delle corporazioni una missione al re de'Pàesi-Dassi, per cui
religiose a'catlolici, e ne fu assicurata la restò in Lucerna incaricato d'alfari mg/
proprietà. Il ntu)vo patto federale odifa- Pasquale Gizzi, uditore della medesima
miglia inanlenne in vigore tutto il me- nunziatrira presso la Confederazione El-
glio che avea in se l'atto della mediazio- velica, il cav.Artaud nella Storia di Leo-
ne, e nel rimanente si accostò molto ali'an- «e A'//,t. 3, ragiona delle atroci e false im-
licbefjrme federati ve in meglio. Di sopra pulazioni sparse contro la nunziatura a-
parlai di quanto riguarda lo stesso patto postolica, sulle voci prive d'ogni f)nda-
federale, l'unione de'XXlI cantoni, e la mento e indegne di credenza, di suppo-
diela rappresentante la confederazione, sto avvelenamento e morte di Keller a-
clie allora fu stabilito tenersi ogni due an- voyerdi LucernajedeU'energicanoladel-
ui nel cantone direttore o r^orort,à'iZ\i- l'uditore Gizzi scritta d'ordine del Papa
rigo, Berna e Lucerna alternativamente, per decoro della s. Sede, a Vincenzo Rut-
Dal 18 (5 al i83o v'ebbero in Francia timann avoyer del direttorio federale e-
I 2,000 svizzei'i, che assorbirono annnal- sistente allora in Lucerna, perchè fosse
iuente6oo, eoo franchi di pili che un cor la nunziatura giustificata nell'innocenza,
pò eguale di truppe indigene. Nel 1816 dalleabbominevoli calunniose accuse,cou
Pio VII richiamò dalla nunziatura nig.'^ conveniente riparazionesolenne. Riporta
Testaferrata, per averlo promosso a se- tale nota e i documenti officiali dell'avo-
gretario de' vescovi e regolari, e poco do- yer, che troncarono l'empietà dell'assur-
polocreòcardinaIe,sostituendogli il nim- do, tanto in nome del duetlorio federale,
zio mg.' CarloZendi Venezia, aicivesco- che del governo della città e repubblica
vo di Calcedonia in parlibim, il quale di Lucerna,eco'quali fu piennmenle sod-
arrivò a Lugano a'ao ottobre, ed a'3o a disfatto alla dignità della s. Sede e al suo
Lucerna, ricevuto col suono delle cam- giusto reclamo. Leone XII nel 1827 inviò
j)aneeda 24 colpi di cannone tirati da' a Lucerna per nunzio mg.' Pietro Ostini
baluardi, dalle deputazioni del capitolo arci vescovo di Tarso, prima del quale, es-
edei governo co' loro battelli, in tutto sendosi composte egregiamente <ia mg.'
osservandosi l'antico ceremoniale. L'in- Gizzi le diUicollà insorte per l'abbazia di
ternunzio temporaneo che avea assunto s. Gallo da Pio VII eretta iu vescovato,
la nunziatura, mg."^ Giuseppe Cherubini, il Papa ne elfettuò l'unione con quello di
passò a Lisbona quale internunzio apo- Coirà. Questo provvedimentoparziale,di-
stolico. Dipoi Pio VII avendo piotnosso ce l'abbate Bellomo, aprì la via ad uno
il nunzio Zen alla nunziatura di Pari- generale che a tórma di concordato ven-
gi, a Lucerna gli surrogò nel 1818 il ne concluso l'i iaprilei828, per cui Lu-
cau. d. Francesco Celli internunzio apo- cerna, Berna, Soletta, Argovia, Basilea,
slolico, ed a questi nel 1819 Ignazio Na- Zug e Turgovia formarono colla loro pò-
talli arcivescovo di Ciro e poi cardina- poiaziouecattolicail vescovato di Basilea,
SVI SVI , .-g
1,1 cui sede fu slalìilitn inSoIetta;co5litnen- degli Annali (ìclle scienze relimose si ri-
dosi il cipilolo composto (li •-> icaiinnici, porta la lettera enciclica Coniinissnmdi-
con 3 dignità noniin.itc una dal vescovo, vinitm;, che ricordai nel voi. XX!XII p.
l'altra dal governo di Soletto, la 3. 'dal 817, e indirizzala da Gregorio XVI il i.°
l'apa, die confermò al capitolo la prero- gingnoi835 a' vescovi, capitoli, parrocln
galiva d'eh^ggere il vescovo, nel modo che e a tutto il clero della Svizzera contro i
a sno luogo notai, riserbandosi la consne- XIV articoli della conferenza diBaden in
ta institnzionecuionici.L^io VlIInel I 83o Argovia, che condannò e riprovò solen-
fece arcivescovo di Cartagine mg.' Filip- iiemente. Nel t. 3, p. 228 de' medesimi
pò de Angelis e nunzio proso la Confe- Annali, si rende ragione del libro inli-
derazione Elvetica (già visitatore aposto- tolato: Osservazioni sopra gli nrticolidel-
lico di Forlì e vescovo di Leuca), che di- la conferenza di Baden , indirizzate ai
moro a Svillo e Lucerna, e poi da Gre- raltolici della Svizzera dall' abbate N.
gorio XVI fu lra?ferilu al vescovato di prete del cantone di Friburgo, ?ieuc\rà-
jlJontc FiaiConeeCovu<ilo,\udicve!ììocai- tei 1 836. In queste commendevoli Osser-
dinaie e traslato merilamente all'insigne nazioni si apprende l'infelice stato in cui
sede arcivescovile di Fermo, che saggia- Irovavasi allora la chiesa cattolica nella
niente goveina ed è venerato pastore. In Svizzera, l'ostililù deplombile del potere
tei)i|)0(lellasiKi nunziatura diedesaggiodi temporale contro di essa, l'origine e l'e-
qucl z(^lo eniatura prudenza che tutti ani- stensione di gravi controversie. iVelle Os-
mirano, non meno di sacerdotale fermez- seriazioni, e meglio dalla dotta analisi de-
za e costanza nell'esercizio dell'apostoli- gli /^'«'irt-Z/j si ribattonosolidamenle le fal-
co ministero. Imperocché dal i83o in poi se e scismatiche dottrine contenute ne'me-
una serie di turbolenze politiche agilaro- morali articoli della iniqua conferenza di
no la Svizzera, «Ielle quali fu dato il se- Baden, i quali vi sono riprodotti testual-
gnale dal cantone del Ticino. Il patto fé- mente. Dell'articolo degli Annali, per la
derale fu riveduto e modificato nelle or- sua importanza, ne farò un brevissimo e-
ganizzazioni di parecchi cantoni: l'aiisto- strallo. JN'clla sollevazione svizzera del
crazia e 1' oligarchia videro indebolirsi 1 83 i ognuno sa quanta viva parte vi pre-
considerabilmente il loro potere; più e- sero le popolazioni cattoliche de'cantoui
«juabilmeiite furono scompartiti i diritti, di Lucerna, Berna, Argovia, Soletta e s.
in parecchi cantoni il popolooltenne dalle Gallo, il cui principale scopo si era la di-
sile assemblee costituenti l'abolizione de- struzione degli antichi governi e la fori-
gli antichi privilegi politico-mercantili, de' dazione d'altri nuovi, composti per la inac-
quali godeva il capoluogo ad esclusione gior parte d'avvocali e di giovani, cherc-
dolle campagne. Fu nel i833 che laSviz- gola vano in quel tempo la moltitudine tu-
zera incominciò la sua tolleranza de'rifu- mulluanle. I liberali della Svizzera per ot-
giali politici, che sino al presente hanno lenere il loro intento non usarono già la
abusalo dell'aulica ospitalità elvetica, per violenza, ma bensì la scaltrezza, insegnan-
iniziare e promuovere impuuementela ri- do apertamente la sovranità del popolo,
voliizione in lutti gli stali d'Europa, con e stabilendo per lui un consiglio di rap-
clandesline introduzioni di scritti incen- presenlanli.Con ciò piantarono le basid'ii-
diaii, d'armi e di munizioni da guerra, na nuova l'orma di governo, per trovar
l\eli83i doidiiie di Gregorio XVI fu- luogo a'Ioio partigiani nelle deliberazio-
rono presi al soldo della s. Sede alcuni reg- ni del consiglio medesimo. A queste tur-
gimenli svizzeri, che prestarono nel suo bolenze altre se ne aggiunsero per opera
pontificalo ottimi servigi, e si fecero lo- d'alcuni sacerdoti della diocesi di s.Gallo,
dare per disciplina militare. Nel l. ijp.^Sg piincipaliautori delle quali furouoCrislo-
I20 S V I
foro e Luigi Fuclis, i quali si fecero capi
della ribeliiotie che preparavasi contro il
vescovo ili Coirà es. Gallo rag.' Carlo Ro-
dolfo de Buoi Scliauensteiu d'Innspruck.
Questi imo anni non avendo mai visita-
la la diocesi, uè [)reso pensiero di dare buon
regolamento a! seminario o al capitolo, il
governo continuò nel possesso d'una parte
de'beni, per aver le mani più liberequan-
do si elfettuasse lo smendjramento del ve-
scovato di s. Gallo da quello di Coirà. Ciò
diede occasione a'malevoli di chiedere al
vescovo un sinododiocesano,anine di trat-
tarvi con voto deliberativo questioni a-
dalle alle circostanze del tempo e della
chiesa. I capi di questa sommossa eccle-
siastica tratto avrebbero facilmente ne'lo-
ro divisamenli quasi tutti gli 8 capitoli di
cui si compone il vescovato di s. Gallo,at-
tesochè protestavano di non chiedere che
l'osservanza del concilio di Trento sull'an-
nua convocazionedel clei'o. Conoscendosi
dal vescovo il vero scopo della domanda,
ch'era appunto quello d'introdurre nella
diocesi novità perniciosed'una pretesa ri-
forma alla disciplina ecclesiastica, non si
sapeva indurre ad acconsentire. Intanto
d. Luigi Fuchs pubblicò uno scandaloso
scritto, giudicato ammasso d'idee false ed
equivoclie, ridondanti di pregiudizievoli
novità. Ricusando di ritrattare gli errori
fu sospeso, onde tutte le società segrete
presero le sue parti, e si appellò al con-
siglio del cantone contro le pretese ingiu-
stizie del vescovo. Questo morto quasi
d'alìlizione iieli83'2, il governo di pro-
pria autorità ristabihil vescovato di s.Gal-
Jo, vietando a'caiiotiici di procedere a nuo-
va elezione, e proponendo loro 3 canoni-
ci i più fanatici tra'novatori, da'quali do-
■vessero scegliere 1' amministratore della
diocesi,e per essersi ricusati sciolse il capi-
tolo, cacciò dalle case i canonici, nominò
l'amministratore, e s'impadronì dell'ar-
chivio e de'beni del vescovato. Inoltre il
governo non accettò il breve pontificio che
confermava la condanna degli errori di
Fuclis, e questi fece bibliotecario dell'an-
S V 1
tica abbazia di s. Gallo. Innanzi al gran
consiglio cattolico di «.Gallo il nunzio mg.'
De Angelis solennemente protestò per due
volle contro l'operato del governo, econ
robusto e ben tessuto ragionamento mo-
strò di qual leato si rendeva colpevole a-
gli occhi del mondo; ma uè il governo,
uè il gran consiglio vollero rivocare gl'in-
giusti decreti. Per tal modo nel canto-
ne di s. Gallo la potenza temporale die
principio allo scisma, che si voleva ope-
rare nella parte orientale della Svizzera.
In Lucerna il governo tolse la cura a un
parroco e l'imprigionò, per aver letto a'
parrocchiani il detto breve, e nella catte-
dra teologica pose Cristoforo Fuchs. I ca-
pi de'goveini di s. Gallo e Lucerna, ve-
dendo la resistenza che loro opponeva-
no il clero, i vescovi, il nunzio, s'irritaro-
no e .si appigliarono ad un violento par-
tito; quello di Lucerna intimò una con-
ferenza in Baden pe' 20 febbraio i834j
composta di deputati de'diversi cantoni.
Ebbe per iscopo l'istituzione d'un arcive-
scovo metropolitano per la chiesa nazio-
nale della Svizzera cattolica, a cui fosse-
ro subordinali i vescovi della confedera-
zione, e indipendente dalla s. Sede, onde
sciogliersi dall'autorità del nunzio apo-
stolico; non che di trattare de'dirilti dello
stato nelle materie ecclesiastiche, di sot-
toporre l'autorità ecclesiastica alla civile,
ondeaprire l'adito alloscisma che da lun-
go tempo pravamente si meditava. I XIV
articoli proposti nella conferenza di Ba-
den per combattere la chiesa cattolica, u-
surparne l'autorità in tutto, accettati dal
gian consiglio di s. Gallo, furono riget-
tati dal popolo; ciò nonostante il gover-
no di Berna, che avea appiccalo il fuoco
della discordia tra'cattolici, gli accettò co-
me legge, opponendosi alla ricordata con-
danna che ne fece Gregoi io XV I, anzi in-
culcò agli altri cantoni d'imitare il suo e-
sempio, come fece vVrgo via, che tolse a'mo-
nasteri l'amministrazione de'beni, nono-
stante il tiattato di Vienna che solenne-
mente guarentì tutti i conventi della Sviz-
S V I
Tcin; perMI clero e il popolo restarono fe-
deli a'Ioro doveri. Rigellarouo gli scisma-
tici articoli i cantoni di Soletta edi Zug,
ed altrettanto recero i 5o,ooo cattolici del
Gitira, die j)el detto tiattatoerano incor-
porati al cantone di lìerna, il rpiale fece
perciò occu[tare il Giura da truppe pro-
testanti. Lucerna con diversi decreti con-
tro la s. Stóe e la nunziatura, s'incam-
minò a gran passi allo scisma, al quale si
voleva strascinare la popolazione col fer-
ro e colla forza, ad onta del suo abbor-
rimenlo per l'opera de'novatori, che sog-
gettarono al più ignominioso dispotismo
la ciiiesa di Dio e le coscienze. Nondime-
no trovo, che Gregorio XVI prima della
condanna de'XIV articoli della conferen-
za di lìaden, già nel concistoro de'6 aprile
I 83? avea provveduto del vescovo le dio-
cesi di Coiia e s. Gallo unite, nella per-
sona del can. Gio. Giorgio Bossi di ÌMons
diocesi di Coirà, stato alunno del collegio
elvelicodiMilanoe vicario capitolare del-
le stesse due diocesi. Leggo nel Memorali-
diini del conte Solaro della Margherita,
soglia vvenimenti del i 83G,chelaSvizzera
agitata dalle fazioni, e il governo federale
tenlennantee in procinto di cadere nelle
mani de'seguaci de\Ra(licali.<!mo{ /^.),che
partecipa del Socialismo [f-), ilestò col
suo conlegno l'infjuietiludine nelle corti
di Paiigie Vienna,chedi mal animo tolle-
ravano in vicinanza di Francia si man-
tenesse vivo un centro di rivoluzioni e si
dasse ricetto a' rifugiali politici da qua-
lunque paese giungessero, e vi fossero ac-
carezzali e festeggiati, dando loro ogni li-
bcrlàdi cospirare a danno di tulli i paesi.
Si pensò di circondare con un cordone di
truppe francesi, austriache e sarde la Sviz-
zera, e toglierle ogni comunicazione al*
l'estero, pu>lochè restavano inevasi i re-
clami delle potenze; ma il blocco non eb-
be elfetto, reslaiulu appagala Francia da
una nota benevola. Nel i 83f) la Svizzera
continuòa presentare Io spettacolo d'una
nazione, altre volle felice, divisa dalle l'a-
ziouijdciiulala dallo spirilo ri vulu^iouurioj
SVI 121
cìie volle sostituire alla vera libertà di que-
sta classica terra la licenza demagogica.
Il Vallese si divise in due campi, l'alto ri-
mase fedele alle tradizioni de'padii, ma
il basso (u involto ne'lacci de'iadicali, e
due governi si trovarono in presenza iti
quel ristretto paese. Nel cantone Ticino
la fazione rivoluzionaria s'impossessò del
governo mollemente custodito da' con-
servalori, e prese numero Ira'cantoni che
alla dieta volavano nel senso di demolire
il palio federale |)er sostituire un gover-
no centrale. Grande idea de'moderni no-
valori, com'esprimesi l'illuminalo conte
Solaro, dislruggeie ogni aulica cosa e fa-
re scomparire gl'interessi delle città, delle
Provincie anche iiìdipendenli, a f.ivore di
un'unità nazionale, che distrugge le na-
zionalità particolari non meno rispettabili
e legittime. I conseivatori del Ticino pro-
fughi dalla patria, ebbero asilo negli siali
di Carlo Alberlo^re di Sardegna. lu si tur-
bolentissimi tempi, GregorioiXV^I nel feb-
braio 1 83q fece arcivescovo di Tebe mg."^
Pasquale Gizzi, e siccome esperimenlalo
e lodevole ministro della s. Sede, lo no-
minò nunzio presso la Confederazione El-
vetica, ove avea dato prove del suo valo-
re ecclesiastico, e fece residenza a Svitlo:
dipoi lo creò cardinale, e Pio IX lo elesse
suo Segretario di stalo. Il l'apa col bre-
ve Ea est dig/iitas,dii'^iì'^os\.oiiì.\o, Bull,
de Prop. fide t. 5, p. ao^jConcesseaU'ab-
bazia di s. Maurizio nel Vallese diversi
perpetui privilegijin significazione d'ono-
re. Inoltre Gregorio XVI nel luglio i 84 1
scelse per nunzio di Lucerna mg.' Girola-
mo de'marchesi D'Andrea di Napoli, che
dichiarò arci vescovo iWMelilene, e fece re-
sidenza in Isvilto e Lucernajdipoi dalPa-
pa regnante creatocardinale, prefello del-
la con^recazione dell'indice e abbate di
Subiaco. Indi il Papa scrisse allo scullet-
lo e consoli di Lucerna il breve Lvgiinus
haud, del (."dicendjie i 84 1 , presso i ci-
tati Annali \..\/\. p. 242>cóngratulandosi
che nella nuova coslituzione del (."mag-
gio e posteriori leggi aveauo approvato
122 SVI
e riconosciuto i diiilti della Chiesa, ripa-
«afe a quanto in passato era stalo fatto in
suo prej^iutlizio, e abrogato idannali XIV
artiroli della conrcrenza di Baden. Osser-
va il conte Solaro all'annoi 84', che in
Isvizzcra andava faccunlo progressi lo spi-
rilo ri voi nziona rio, crescendo ugni ili l'aii
dacia settaria. 1 soli cantoni d'Uri, Svitto
e Llnlervald si preservavano dal funesto
cotitagio; Lucerna n'era stala la vittima,
e se risorse in queiraìuio fu pel voto ge-
nerale del buon popolo, che guidalo dal-
l'imuiortale e sullodato Giuseppe Leu
scosse il gio£;o de'radicali: lo subiva an-
Cora li Vcillese;i governi di Zurigo, di Ar-
guvia, di Derna insolentivano, trattava-
no le potenze estere come se avessero a-
vulo la forza di resistere, ma ben sape-
vano che nonaveanoa temere che guer-
ra d'inchiostro; dappoiché dal I 83o le po-
tenze a'cannoni aveano sostituito la mi-
traglia de' protocolli. Dichiara il conte,
questa mitraglia, non solo non atterrisce,
ma impiegala contro i rivoluzionari, ne
aumenta l'audacia e le pretensioni. La-
menta l'attiludine troppo rispettiva del-
l'Austria,che debolmente sosteneva a pa-
role isuoi diritti viola li dal cantone d'Ar-
govia nella soppressione de' conventi, di
quello di IMuri specialmente, antica fon-
«hizione della casa d'iiabsburg, e sul qua-
leavea incontestabili ragioni l'imperato-
re. Intorno alla soppressione de'convenli
e monasteri di svizzeri d'ambo i sessi, l'iu-
declinabile zelo di Gregorio XVI, acer-
rimo propugnatore de'diritti della Chie-
sa, scrisse a' vescovi della regione e a quel-
lo di Como la commovenli; lettera apo-
stolica, già rammentata nel voi. XXXII,
p, 323, Inlev ea, del i.° aprile 1842, al-
tamente riprovandola, reclamandone la
reintegrazione, e dichiarando nulli "li ac-
quisti che si fossero filli de'beni appar-
tenenti a'medesimi monasteri e conventi,
senza l' intervento della s. Sede. La let-
tera, coll'allra del nunzio mg,' D'Andrea
colla quale l'inviò a'24 aprile da Svitto
a ciascun vescovo, si leggono nel 1. 14; p-
SVI
f\i r degli Annali. Il governo di Lucer-
na fece conoscere a quello d'Argovin, non
potere acconsentire di rimettere l'ammi-
Distrazione de'beni dell'abbazia di Muri,
posti nel suo leirilorio, nelle mani del-
l'amministratore da esso nominato, e che
avrebbe mantenuto lo stata quo. l'er le
accennale vicende che turbarono Lucer-
na, il nunzio apostolico era stalo obbli-
galo, con sommo dolore de'buoni fedeli,
a dipartirsi da quell'antica residenza, e a
cercare ospitale ricovero nel cantone di
Svillo. Ces-ali gli sconvolgimenti religiosi
e politici di Lucerna, i magistrali del can-
tone chiesero e ottennero il ritorno del
nunzio pontificio a'22 gennak)! 843, con
una cereoionia straordinnria.il piroscafo
di Lucerna recò una deputazione del can-
tone a Urunnen, porto di Svilto, e ivi os-
sequiosamente ricevè a bordo il nunzio
mg.' D'Andrea, alzando subito la bandie-
ra pontificia, che fu salutata da salve di
artiglieria, le quali si rinnovarono al ginn -
geredel nunzio nel territoriodi Lucerna.
Dopo lo sbarco,moiitò nelle carrozze dello
stato, diesi fermarono al palazzodel ma-
gistrato, ricevuto con distinzione dall'a-
voyer. Quindi il clero processionalmente
e sotto baldacchino lo accompagnò alla
collegiata di s. Leodegario, facendo alale
truppe nel suo passaggio. Nella chiesa si
cantò il Te Denin, mentre l'artiglierie e
il suono delle campane annunziarono la
pubblica gioia. Dopo di che, dalla depu-
tazione colle slesse carrozze fu condotto
alla sua residenza. In tal modo il gover-
no di Lucerna nobilmente riparò gli ol-
traggi fatti dall' antecedente governo al
degno nunzio predecessore. Gli Annali
delle scienze religione nel t.i6, p. 3oo e
seg., non solo celebrò il fausto ritorno del
nunzio in Lucerna, ma riporta i 4 eloquen-
ti discorsi che in tale occasione fiirono pro-
nunziali, tulli a gloria della s. Sede, di
Gregorio XVI, e del nunzio mg.'D' An-
drea. Imperocché giunto il prelato a'con-
finidel cantone di Lucerna, il 1. "magistra-
to SiegvvdrtMuUer gl'indirizzo uudiscor-
S V I
so, al quale il nunzio rispose con altro;
neli' ingresso poi di dell.i cliiesa il cau.
Uranclslelter piunim/.iò .illio discorso, a
cui egUidmenle replicò il prelato. Nel t.
19, p. 278 degli slessi /innalisiìe^^n un
preciso ragguaglio delia soppressione de'
conventi d'Argoviii, ove i prote.slanli han-
no la maggioranza, e pciciò essi a rime-
diare l'erario spoglialo e vuoto, e per im-
pinguare alcune borse, abolirono 7 mo-
uasleri, ad onta che anco l'articolo Xil
della confederazione garantisse tutti i mo-
nasteri esistenti nella Svizzera e i loro pos-
sedimenti; ed a fronte che ogniqualvolta
si radunava la dieta i singoli deputati de'
cantoni prestavano nella 1 .■" sessione un
solenne giuramento di serbare intatta in
tutlìi punti la confederazione ancheaco-
sto della vita; giuramento ch'era stato rin-
novalo neli84i. A colorire un pieteslo,
si provocarono i lauìenlide'cittolici calla
rivolta, cos'i furono carcerali i capi e ban-
diti, spogliate le case e conOscati i beni.
Pili di ogni altro si gridarono autori di
quel moto i monaci di Miu'i e di Mari-
stella o AV'ettingen, da'quali si poteva ri-
cavare luia somtua di qualche milione.
Senza alcuna inquisizione e processo, ces-
sarono d'essere tutti i monasteri, in con-
seguenza d'un decreto del governo, a' i 3
gennaioi84i. In 24 ore gl'infelici reli-
giosi furono costretti ad abbandonare le
loro celle, ed a cercarsi altrove ricovero:
dispeisi c[ua e là protestarono solennemen-
te contro quest'atto d'iniquissima violen-
za, inaudita nella Svizzera. Il governo se
ne rise, e nella i. 'sessione decretò un no-
tabile aumento di soldo a'consiglieri e ad
altri. GH sforzi de' deputati caltolici al-
la dieta feilerale quelli di ragguardevoli
personaggi a prò degl'innocenti, riusci-
rono inuldi. Il cantone d'Ai'govia ritras-
se più d'ini milione dalla ingiusta e pre-
potente vendita de'beni dc'conventi, che
nel 1843 abolì per sempre, ei loro beni
aggiudicati alla nazione furono dispersi
e dilapidali. In seguito fu decretato ed e
seguito il ripristiuameuto di taluno de'
SVI 123
monasteri so|ipressi , ma con ciò non si
coinpi'iisò r illegale violazione, restando
mollo da fu'si. Quindi i vescovi dellaSviz-
zera per dovere del sagro loro ministero,
a ripetere dal governo una completa ri-
parazione al mal fitto, nel giugno 1844
indirizzarono al presidente e de|»utati del-
l'alia dieta federale un ragionato recla-
mo, che per la sua importanza pubblicò
gli Annali nel citalo voluine.Qnestoè un
monumento onorevole per 1' episcopato
svizzero, non meno che pe'virluo>i reli-
giosi spogliati; una solenne testiiuoiiianza
dell'incessanle sollecitudine del nunzio in
difenderli, di (piell'ail'etttiosa e autorevo-
le di Gregorio X\ l per l'encomiala sua
mirabile lettera, lasciata senza risultato.
Da esso apparisce, come i reclami e le pro-
leste de'superi ori del le co in uni là religiose,
della nunzialiira e del l^apa non [)iodus-
sero alcun eli'etlo, e neppure l'eque rimo-
stranze de' cantoni cattolici di Lucerna,
Uri, Svitto, Untervald, Zug e Friburgo.
Con ispirito profetico e per l'andamento
delle cose rimarcarono i vescovi le fune-
ste conseguenze politiche e religiose che
certamente deriverel)bero se uonristabi-
li>sero gli allri4 monasteri che il violato
patto federale assicura. Che da tale im-
punità presto si vedrebbero altri cantoni
sventuratamente seguir l'esempio d'Ar-
govia, adescati dall'apparato di (pialche
vantaggio materiale, e guidati dall'odio
contro i cattolici, sopprimeranno ezian-
dio i conventi posti su'loro terrilorii.s'iai-
padroniranno de'beni e ne caccieranno i
religiosi. Che disti'utti i conventi, accadrà
lo stesso alle altre [)ie fondazioni patrimo-
nio de'po veri, a'beni de'parrochi,aglior-
namenli e vasi delle chiese. U conte So-
laro riferisce all'anno i844 '•' ehiamata
de'gesuifi a Lucerna, le ire del radicali-
smo, la formazione de'corpi franchi, né
volle entrare ne'parlicolari ili quella lun-
ga serie d' alti abbominevoli che copri-
ranno per sempre di vergogna i governi
;dlora esistenti a Berna, Zurigo, Argoviae
Losanna; sì astenne a dire quanta animi-
1 2 i SVI SVI
i!i7,ioiie destarono ^li antichi caiiloiii solo n'iff^olainenli ecclesiastici, e posto sotto
Itdi'Ii al patto ili lìulli, chiatnati [)iccoli, la dirozioiie del vescovo. La mensa epi-
«]iic' d'Uri, Ziig e Unlervald, ma tallio [)iìi scopale fu fissata a 4ooo fiorini, e stabi-
j^iandi. Beiis'i volle celebrare il Vallese, lita la residenza pel vescovo e pe' li cano-
ove in tale anno tiionl'ò la giusta causa, nici capitolari, oltre le rendile per le al-
Aggrciiito il cantone da'coipi lianclii, si tre [)rebendej per la calledrale e pel se-
suosse il popolo delle montagne, e segnen- niinario. Gregorio XVI nello stesso i84^
do i suoi capi generale Kalbernialten e pron)osse dall'arcivescovato di Colossi
conte di Conrten, presidenti de'consigli, mg.' Alessandro Macinìi di Velletri, cano-
bconflsse e pose in vergognosa fuga que' nico Liberiano e sotto-datario, ed ora e-
trisli che volevano s[)egnere in essi ogni leinosinieredel Fapa,chetrovossiin quel-
iilea di vera libertà, d'ordine, di religio- le spinosissime circostanze politiche e re-
ne. La vittoria assicurò il governo can- ligiose, che già incominciate sotto il suo
tonale, nel quale sedevano i migliori del rispdlabile antecessore, vado a deplora-
paese, ma la rivoluzione che ruggiva in re brevemente.
lanliangoli dell'infelicissima Svizzera era Apprendo dal conte Solaro, che nel
pur seni|)re minacciosa a'conlini del Val- i84'7, imbruniti ognorpiùgli affari nel-
lese. Nel t. 2,p. i3'2 della 2. serie degli laSvizzera,i cantoni diLucerna, Uri, Svit-
ninnali più volle ricordati, si riporta la to, Zug, Untervald, Frd)urgo e Vallese
Convenzione del collegio cattolico del si posero d'accordo, e prepararono la le-
gran consiglio del cantone di s. Gallo col- ga concliisa poi nel seguente anno, cui ri-
fa s. Sede, sulla riorganizzazione del ve- uiase il nome tedesco di Sonde rbund, e
j-covato di s. GallOjStipulata a'7 novem- per ilifendere la religione degli avi e le
f)i e 184')' dal nunzio mg.' D'Andrea, per patrie leggi intrapresero poi la guerra
iiutoi izzazione e plenipotenza di Grego- ch'ebbe un disastroso (hie. Tali cantoni
rio XVI. Tra le altre cose fu convenuto aveanoa dovizia purità di sentimenti, e-
cheper la I ."elezione vescovile il dellocol- nergia di cuore, e coraggio ispiralo dalla
legiocaltolico presenterà alla s.Sede i no- santità della causa, ma non armi, ne de-
mi di 5 ecclesiastici eleggibili, tra' quali naro. Il governo del Vallese si rivolse al
il l^q)a sceglierà il vescovo, cui insieme re di Sardegna per ottener le prime sen-
conferirà l'istituzione canonica. In ciascu- z'obfjligo di pronto pagamento, e furono
Ila posteriore vacanza della sede episco- provvedute, come poi fu esaudito per si-
pale, e nello spazio di 3 mesi da incomiu- inile oggetto Bernardo Meyer segretario
ciare il giorno di detta vacanza, il diritto di stato del cantone di Lucerna: si trai-
d'elezione s'apparterrà al capitolo della lava di favorire l'indipendenza d'un po-
calledrale, che si compose di 5 canonici polo libero. La dieta si aprì nel febbraio
capitolari residenti, cioè d'un decano, u- i845 in Zurigo, vi si discusse con dema-
iiica dignità, e di 4 canonici, poid'8ca- gogica acrimonia la questione de'gesuili
iioiiici esterni o rurali o titolari, e di 3 meritamentechiamati dal cantonedi Lu-
sacerdoti ausiliari o vicari. L' eletto ve- cerna; ma essi non erano che il pretesto
scovo non sia disaggradito al collegio cat- della contesa, e ben a ragione nella sedu-
tolico. Tosto che sarà riconosciuta l'eie- la del 28 coraggiosamente esclamò il con-
xione del novello vescovo a seconda delle te di Courten deputato del Vallese: Que-
regole canoniche, e le qualità dell'eletto sto è il radicalismo che cospira contro la
saranno conformi alle canoniche leggi, se- sovranità cantonale; cospira contra la re-
tondo le pratiche in uso nell'altre chiese ligione de'nostri padri e le sue istituzio-
svizzere, il Papa gli accorderà l'istituzio- ni. Attacca l'indipendenza cantonale, e le
ne canouicu. Il semìnurìo sarà confurme si vuole imporre il giogo slrauiei'O. Nulla
S V I
si decise nella dieta; ma stanchi i radica-
li dì Bernn di più oltre aspeUaie, smanio-
si di sangue e di rapine, spinsero i cor[)i
franchi contro Lncerna, sotto gli ordini
d iOclisenbein, prima avvoca tot uni ulltio-
so , poi duce di sciaguiati avventurieri.
La fuga era per lui la libera traduzione
de'gran vocaboli, la villorin ola morte.
Il generale Sonnenberg capitanava i pro-
di di Luceina, e al i ."aprile in poche ore
sbaragliò i malandrini, de'quali ne rima-
sero ben 2000 prigioni,efraessiil d.'^Stei-
ger fuoruscito tli Lucerna, emulo <li Ca-
lilina in tutto, tranne nel valore. La vit-
toria fu segnalata, e tale comedichiara il
proclama dal governo di Lucerna diret-
to a'confederati, e riprodotto dall'illuslre
conte Solaro, vero storico. Vi si scorge lo
spiritodegli svizzeri, non contaminati dal-
le sozzure rivoluzionarie. Le corti d'Au-
stria, Russia e Prussia, commosse dallo
slato del paese, e da'pericoli che corre-
vano i cantoni fedeli al patto federale, di-
ressero note più o meno severe al gover-
no federale, ed il conte fece altrettanto
come ben degno ministro e r. "segretario
di stato per gli affari esteri di re Carlo Al-
berto, comechè più di qualunque altro
slato interessato al mantenimciilo della
pace, e ad impedire le ingiuste aggressio-
ni dell'insulente radicalismo, con (|uel di-
spacciochesi legge nel suo amn)irato Me-
WJorrt«r/«oj. Considerando la cortedi Sar-
degna gli alfari svizzeri come suoi, inter-
venne con buoni ulllci, e vedendo l'incen-
dio dello slato limitrofo, porse la mano ai
generosi che si adoperavano a spegnerlo.
A tale scopo erano diretti i suoi consigli,
ma al tempo slesso a'cantoni che nobil-
mente volevano difendere i loro diritti ,
la corte di Sardegna die animo e corag-
gio lodandoli del generoso ardire. Intan-
to cadile vittima «lei pugnale de'i adica -
Vi, e col più nero assassinio, il giù enco-
miato e compianto prode luceriiese Giu-
seppe Leu, segnato alle vendette de'lrisli
per le sue virtù politiche e religione, [)er
l'energia con cui avea eccitalo i suoi cum-
S V I 1 7.5
paesani 0 scuotere il giogo de'rivoluzio-
nari. Cosi avesse avuto un Leu il canto-
ne di Vand, che nell' istesso anno fu in
preda a nuove commozioni politiche, e
toccò l'ultimo confine del sistema rivolu-
zionario sotto la presidenza di Drney. Il
presidente del consiglio di Lucerna Sieg-
M'art Miillersi trovòimbara zzalo perStei-
gerche voleva sottrarre alla meritata mor-
te; gli procurò un asilo negli slati sardi,
quand'egli coriolti i custodi fuggi a Zu-
rigo per preparare miovesvenliueallasua
patria. Qui va registralo l'afìliggente atten-
talo del governo Ticinese contro la chie-
sa cattolica, che può leggersi nel t. 3, p.
q6 della s.'seriedegli ,4nnalt(l(llc scien-
ze religiose, insieme alla nota del nunzio
mg.' INIacioli al presidente e consiglio di
slato della repubblica e cantone del Ti-
cino a Lugano, ed al reclamo del cardi-
nal Gaysruck arcivescovo di IMilanoa tlet-
to consiglio. Dirò solo, che menti e era .se-
gretario di slato il sunnominato Stefano
Franscini, il governo Ticinese osando con
due leggi dispotiche invadere i diritti del-
la Chiesa,conlorn!are a suo talento l'istru-
zione della gioventù nelle scuole e semi-
nario di Polleggio, e inceppare le corpo-
razioni religiose, mosse il cardinale Gays-
rock e mg.' Cai loIion»ano vescovodi Co-
mo, a rimettere al governo del cantone
Ticino la protesta grave, dignitosa ed e-
nergica de'5 novembre i 84 j- Il governo
Ticinese a'3o gennaio 1 hJ.^^i rispose a'due
ordinari, aver esso introdotto nelle leggi
in cpiestione modilicazioni lali, che l'au-
torità ecclesiastica poteva ben a ragione
lran(|uillarsi, e dichiararsene eziandio
contenta. Risposero i due pastori, che le
delle leggi recavano offesa alle libertà e
franchigie della chiesa cattolica, la .sola ri-
conosciuta dalcanloiie, non ostante le mo-
dificazioni inlrodolle. Il nunzio poi a'3r
maggio I 84^3, mentre significò ai presi-
dente e consiglio, che Gregorio XVI ac-
cordava l'invocato indulto sulla riduzio-
ne delle feste, simile a quello concesso nel
J 84<* pe'callolici del cantone de'grigioni.
1 9,6 SVI
(licliiarò pure la grave afflizione provala
«lai Papa per le leggi sulle cor[)orazir)ni
religiose e sugli istillili lelleiari, le cpia-
liad onta de'reclann clc'duc Icgillitni pa-
stori, eransi . sancite e pi()imilgnle;;\tti die
nel [ìonlificio nome altamente tlisappio-
A'ava, siccome contrari in molti piuili al-
l'autorità e libertà della Chiesa, e alle pre-
scrizioni del concilio di Trento, pielen-
tlciidosi spogliare i delti prelati de' loro
più sagri diritti sull' islriizione religiosa
della gioventù e sulla pai'ticolare ediica-
ziotie del clerOjfacendo perciòformali pro-
teste. Finalmente, energico fu il reclamo
dell'arcivescovo di Milano e del vescovo
di Como, per l'espnlsione de'professori e
preti del seminario di Folleggio, falla dal
governo Ticinese, che perciò si dovè chiu-
dere e licenziare i 44 alunni; laonde fe-
cero solenni proleste, e dichiararono il go-
verno responsabile delle conseguenze, ri-
serbandosi di far valere i diritti delle lo-
ro chiese, lesi violentemente. Inolile in
dello volume degli y4iuiali, p.o.GS, si tro-
va la lettera di protesta e di raccoman-
dazione de' vescovi della Svizzera, de'20
giugno 1846, alla dieta della confedera-
zione,sulIa riprisliiiazione de'convenli in
Argovia, nella quale i zelanti pastori al-
zarono nuovamente la voce, secondochè
richiedevano il loro ufììzio, domandava-
no con caldi sospiri i popoli, e pel fervo-
re ardente con cui i 7 cantoni cattolici di-
fendevano i diritti de'conventi soppressi
e del caltolicismo, insistevano per la re-
staurazione de'conventi e monasteri d'uo-
mini e di donne, e per la conservazione
dell'immunità de'diritti e beni loro. lii-
produssero le più valide ragioni, la mas-
sima fondamentale di tulli i cantoni di-
chiarata nella sessione del 1807, che sen-
za il consenso della s. Seàe non poteva-
si sopprimere alcuno de' loro conventi;
perciò la podestà civile de'singoli canto-
ni non potere sotto verun pretesto sop-
primere conventi, rammentando le con-
trarie proteste fatte dalla nunziatura a-
poslolica per espresso comando ui Grc-
S V I
gorio XVI, e il suo breve emanato con-
tro rar])itrario atto, non che la precedei!
le loro lettera raccomandatoria pel rista-
bilimento de'jnonasteri nell'.Vrgovia; re-
clamando e protestando eziandio contro
ramministrazione de'beoi claustrali lol-
la, e il divieto dell'accettazione de'novizi,
per gli altri conventi, decretalo da'canto-
nid'Argovia, Zurigo e Turgo via, non me-
no recentemente dal cantone Ticino, di-
sposizioni contrarie affatto alle leggi del-
la Chiesa, alla libertà di coscienza e al di-
ritto di proprietà, conlraddicenti dirella-
mente alia.' articolo del patto federale,
che assicura la conservazione de'conven-
ti, capitoli e altri pii istituii, e guarentisce
la sicurezza de'loro beni. Lamentando la
lesione di tanti diritti, scongiurarono il
presidente e deputali al ripristino de'con-
venti soppressi, alla restituzione dell'ain-
niinislrazionede'beiii a'regolari e alle mo-
nache, e che si consenta alla libera accet-
tazione de'novizi, ecjuivalendo la proibi-
zionea lenta morte de'chioslri stessi. Nar-
ra il conte Sola ro.che nel precedente mag-
gio erasi stretta la lega del SonderbunJ
co'ycanloni cattolici diLucerna,Uri, Svit-
to, Untervald, Ziig, Friburgo e Vallese.
Le società segrete, il radicalismo trionfan-
te a Losanna, Berna. Zurigo, in Argovia e
altrove, minacciavano l'iudipendeuza dei
cantoni che mantenevano il patto federa-
le. L'autorità del cantone di Ginevra era
ancora in mano de'conservatori, naa que-
sti astiavano i cattolici, quanto temeva-
no i rivoluzionari loro soli veri nemici;
perciò nel d'i che per opera di questi il po-
polo insorse e loro tolse il potere, i cat-
tolici non ne ebbero raraaiarico, e tro-
varono più libertà sotto il regime di Ja-
mes Fazy, che non ne avessero mai spe-
rato prima. La rivoluzione di Ginevi a die
la maggioranza nella dieta a'neraici del
Sonderbund : prevedendosi inevitabile
V aggressione, da Lucerna e dal Vallese
furono reiterale a Carlo Alberto le do-
mande di a noi, che di nuovo loro accordò.
1 radicali dissero che ciò si fece per soste-
SVI SVI 127
nere i gesuili di Lucerna; i gesuiti non e- le Crolli d'intendersi coll'incaricato d'of-
ratio clic il prelcslo della giierrsi. Si trai- fnri inglese, e per non essersi mai asso-
lava dell' iiidipeiiden/a di (jiie'popoli a- cialo alla politica di lord l'almerslon, ed
mici del re, e non picndcrea cuore la lo- in prova aH'erma clic anco in dello au-
ro causa sarebbe sialo un allo di villa in- no si dierono armi al Vallese ed a Lu-
degno del carallere di cpiel principe. I mi- cerna. Il conte Solai o intende parlare del
nislri di Russia, d'Austria, di Prussia e di tempo in cui era alla direzione degli aC-
Baviera lasciarono Flerna, cli'era in pre- fari. l'erlanlo i consigli del conte Crolli
da a sfrenalo radicalismo: la legazione in- a'goverui de'7 cantoni furono sempre ta-
gUsc rimase, pcnlica lord Palmcislon e- li da mantenerne l'indipendenza, e ad a-
rano cari gli sconvolginienti sociali. La le- nimarli a soslcncre i loro diritti. Mentre
gazione sarda risiedeva in Losanna, e U)al- il conle Crolli ;ipprovava l'energiche mi-
grado lospirito radicale di quel governo, sure che si odotlavano dal Vallese e da
fu sempre lispellala e seppe mantenere Lucerna, e dagli altri cantoni della lega,
la considerazione della corica fronte degli per respingere l'aggressione de'radicali,
slienali demagogi. Tale legazione si ado- non lasciava di considerare come l.t lolla
però a dar consigli a'canloni cattolici che poteva essere tot ribile, e la sorte del le bai-
mostravano per la corte sarda luilaquel- taglie sempre incerta, perciò desiderava
la deferenza, cui le dava dirilloii vero che onorevolmente si aggiustassero le dif-
inleresse che piendeva per la loro causa, ferenze. Per parte di Fazy di Ginevra e
Dichiara il conle Solaro, che non si pen- OchsenbeindiBeina,capi del radicalismo
tira mai d'aver sempie consiglialo il re svizzero, gli fu fallo sentile che se il l'a-
0 favorire l'ordine, la giustizia, l'indipen- pa Pio IX pronunziasse una paiola be-
denza di quel popolo degno di miglior nevola sulla Svizzera, e manifestasse de-
sorte. Ladiela federale de'20 luglioi 847 siderare il flnedellediscordie, abbraccie-
ordinò lo scioglimento della lega separa- rcbbero con trasporlo l'occasione per ri-
ta e conclusa fra' 7 cantoni del Sonder- volgersi a lui e farlo arbitro delle dilfe-
buudjindi l'i 1 agosto ravvcrlìseiiameii- renze. Il conle Crolli credè la cosa siu-
le che si astenessero da quanlo potesse cera, e la trovò com iin|)orlante che fece
liubar la pace del pae>e, e segnalamente pieniura al conle Solaro si comunicasse
di far cessare ogni apparecchio militare a Roma. Non è esalto che siasi proposto
straordinario. La storia del Sondeibund ai-Papa, per assicurar la pace, lasoppres-
fu scritta dall'egregio Ci elineau Joly, né sione de'con^enli d' Argovia, l'annulla-
posso entrare ne'parlicolnri della mede- zione del palio fra'gcsuili e il popolo di
sima, allrinienli vi sarebbe mollo da di- Lucerna, losciogliuicnlodel Sondcibniicì.
re. Ricordeiò la traduzione in italiano: Il conle Solaro si limilo a piegare il Pa-
Storia del Soiuìeihund di Cretinenu Jo- pa di esprimere in qualche allocuzione in-
ly,i .""versione italiana^ Parma 1 85o. Di torno alla Svizzera paiole di benevolen-
qucsla edizione tiene piO[)osilo la Cix'il- za e di pace. Il santo Padre aderì senza
là lallolicn, \. 3,p. 4') <-" l'encomia per esitare, e la sua leller;i del li luglio lo e-
la modificazione falla s-opia certi giudi- spresse abbondanlemenle. Di questa lei-
zi lrop[)o severi del chiaro autore. Tra es- teia il conle Solaio ne mandò copia al cen-
si vi fu compreso quanlo rigiiardii il rap- le Crolli, il quale per mezzo del contedi
presentante del re diSardegna in Isvizzera Caslelmagno segretario di legazione co-
conle Odoardo Crolli, che eziandio il con- uuinicalala iiiLuceina a Sieg^vai iMiiller,
le Solaro rettificò, il quale dichiara invo- piodus-e dolorosa impressione e fu consi-
lonlario erroie dell ero di lo sci ili 01 e, l'a- derala come un fulmine che sii appa va di
vere asserto ch'egli dasse isti uzionial con- mano le armi a'difeiisori della religione
19.8 SVI SVI
e (lill'Indipenilenzii. Il se£;ref,ino rnppre* nimo lil)ero popolo (le'7 cantoni callolici
sentì) la cosa al nunzio mg.' Macioti, pie- alleati ha risoluto di star fermo nella sua
^'andolo di non pubblicate la lettera; e- s. religione, negli antichi suoi diritti con-
sitò il prelato, ma in vista ancli'egli del- quistali da'prodi suoi antenati; ed adliie
l'edelto che prodiuMebbe, condiscese a so- di difenderli col sangue e cogli averi, voi
spenderne la pubblicazione, ponendo sua (pii siete armati, intanto che il di voto pò-
responsabilità dietro un foglio che il con- polo femminino sta ginocchioue ne'tem-
tedi Castelmaguogli diresse per doinan- pli a supplicare dal Dio degli eserciti pi-
dargli di non darcorsoalla lettera. Quan- ce o vittoria. Piìi che mai giulivi e nu-
do il conte Solaro ricevè tale comunica- inerosi voi siete accorsi sotto le bandie-
zione, vide che il conte Grotti erasi trop- re, che co'tnedesimi colori sventolavano
pò avanzato nell'indurreil nunzio a trai- sugli elmi degli avi vostri a Morgarten,
tener la pontificia lettera; ma ville pure aSeuipach ed in tanti eroici combaltimeo-
che la pubblicazione sarebbe stata nn ti. Allora Dio {"ki co'padri vostri, ed an-
Irionfo pe'nemici del Sonderbund, e da- che oggidì sarà con noi. Perchè mai piac-
rebbe la causa vinta alla rivoluzione. To- que all'Oimipotente d'indurvi a riporre
sto scrisse tutto a Roma al marchese Pa- in me la vostra fiducia, che tanto mi o-
reto, e vi aggiunse un foglio pel cardinal noia e profondamente mi commove? Chi
Ferretti segretariodi stato,epe! benedella può chiarirei suoi arcani? Dio è sovente
Svizzera s'adoprò energicainente perchè forte nel debole. Ma la confidenza è re-
il Papa approvasse il fatto dal nunzio e la ciproca, cari e fedeli commilitoni ! Io lo
lettera non fosse pubblicata. Tal cosa con so, voi starete a me dintorno nel più cai-
ragione non piacque a Roma, tanto più do della mischia, voi non mi abbando-
che copia della lettera si era data a un nerete, io non vi abbandonerò. Io rendo
viaggiatore svizzeroch'cbberindi>crezio- grazie all' Altissimo, che mi abbia fatto
nedi farla palese e venne inserita ne'gior- degno di vincere 0 di morire con voi per
naii. Pubblicazione officiale non si fece, una causa si giusta". Invece la dieta fe-
poichè il Papa con somma deferenza ce- derale a'24 ottobre, affine di conservar
dendo all'avviso del conte Solaro, non l'ordine, ristabilirloove non venga turba-
disapprovò il nunzio. Era scritto in cielo to, noncheaffinedi difenderei diritti dei-
che il Sonderbund fosse vinto; dure pio- la confederazione , decretò una leva di
ve erano serbate a que'generosi calteli- truppe federali , incaricando il consiglio
ci, che per quelle passando e mantenen- della guerra federale di chiamare inoltre
dosi saldi ne'Ioro principii, verrà giorno tante truppe da formare un corpo di
in cui ne avranno ampio guiderdone, e 5o, eoo uotnini, a disposizione del coman-
non dimenticheranno mai che la corte di dante supremo generale Dufour, ingiun-
Sardegna gli assistè costantemente, fin- gendo a questi il ristabilimento dell'ordi-
chè essa ancora fu travolta nel turbine ne e della legalità ove fossero turbati, ed
che più non s'ebbe forza di scongiurare, a conservare la considerazione della con-
Il Sonderbund continuò ad armare, eia federazione e della sua indipendenza. Il
dieta federale a protestare e ad ammoni- cantone di Neuchàtel adottò la dichiara-
re il suo scioglimento, ed essendosi adu- zione di neutralità. iVIla sua volta anche
nata ricevè le scuse de'7 cantoni catto- il general Dufour indirizzò un proclama
liei della lega di loro non intervenienza. a'suoi soldati, eccitandone il coraggio e la
A'-ìS ottobre 1847 il comandante supre- divozione, poiché i destini della patria e-
mo de'7 cantoni coalizzati, generale G. rano nelle loro mani!" La vittoria vi a-
U.deSalis-Soglioindirizzò ilseguentepro- spetta: mostratevene degni pel modo con
clama all'esercito della lega.wll magna- cui ne userete. Risparmiale i vinti, moslia-
S V I
levi umani quanto bravi'". Le ostilità in-
cominciarono nel lenitorio di Ticino ai
3 novembre, a'i4 Fiibuigo Ccipitolò e fu
occupato dalle W'uppe Tcdeiali, che Ins-
salirono con 2 5,ooo uomini e 70 bocche
da fuoco; mentre i sonderbundisli si avan-
zavano nell'Argovia, e in più parli si al-
ternavano i coinballimenli. Quindi il go-
verno provvisorio di Friburgo a' 1 f) no-
vembre decretò l'espulsione dal territorio
de'religiosi gesuiti, liguoristi, marianisti o
iguoranlini, dottrinari, delle suore di s.
Giuseppe.di S.Vincenzo di Paoli, del Sagro
Cuore, in termine di 6 giorni: lutti i lo-
ro beni sequestrati e uniti al demanio, per
impiegarli nella pubblica istruzione. Zug
per convenzione uscì dalla lega, e fu oc-
cupato da'federali a'aajche presero inol-
tre Svitlo senza opporre resistenza a'2 3,
e dopo comballimenlo superali i sonder-
bundisli, entrarono eziandio in Lucerna
a' 24, nel dì seguente restituendovisi il
nunzio cb'erasi ritirato in Altdorf. Dap-
pertutto i indicali federali vinseroglisven-
turati cattolici del Sonderbund, ad onta
del valore mostrato, e successivamenteiu-
rono invasi gli altri loro cantoni. Si fece-
ro ascendere a più di 60,000 uomini im-
piegali contro Lucerna, Zug e Svitto, con
200 e più bocche da fuoco di vario cali-
bro. Notai nell'articolo Pio IX, che per
r assembramento avvenuto in Roma la
sera de'3 dicembre, per gli eventi politi-
ci e successi guerreschi de' radicali nella
Svizzera, il governo pontifìcio pubblica-
ineute disapprovò tale disordine, tornan-
do a danno de'cattolici siffatte vittorie, e
perchè le conseguenze pbtevano portare la
guerra civile. Il Papa, padre di tulli i cat-
tolici, ne fu dolenlissimo,riprovando l'ac-
caduto, e piìi solennemente l'eseguì nel-
r allocuzione pronunziala nel concistoro
de' 17. De[)lorò grandemente che alcuni
deliranti, spogliati del senso d'umanità,
non ebbero onore di menar pubblico e
manifesto trionfo per la luttuosissima
guerra intestina della Svizzera. Questa al-
tamente compianse, sì pel sangue sparso
voi. LXXII.
SVI 129
in questa nazione, sì per la strage frater-
na, che per le atroci e lungc discordie, o-
dii e dissensioni che ne deriverel>bcro, ol-
tre i danni alla religione cattolica, e pe'
deplorabili sacrilegi commessi nel i ."con-
flitto. Il p. ab. de Geramb generale del-
la Irappa di Ranci', commosso da questi
avvenimenti, concepì il generoso pensie<
ro d'aprire un'associazione per sollevare
le vedove, gli orfani ei feriti de' cantoni
invasi, e con approvazione del Papa ecci-
tò la pietà de'cattolici con quella bella let-
tera, che si legge nel n.°ioi del Diario
di A'oA7irt, offrendo peli. "in nome di sue
case religiose scudi 100. Il direttorio fede-
rale con circolare annunziò alle potenze
estere l'assoggeltamento delSonderbund;
quindi la dieta decretò una forte contri-
buzione per le spese della guerra, a ca-
rico degli stati ex sonderbundisli di Lu-
cerna, Uri, Sviito, Untervald, Zug, Fri-
burgo e Vallese ; che ciascuno era soli-
dariamente tenuto per queste spese ver-
so la confederazione, e che dovessero pa-
gare pe'20 dicembre 1847 un milione di
franchi a conto. E siccome il governo del
cai) Ione Val lese ri partendo le contribuzio-
ni, ne impose pure all'ospizio del gran s.
Bernardo, all'abbazia di s. Maurizio e al
vescovo di Sion, questi e l'amministrato-
re dell'ospizio formalmente emisero le già
discorse proteste, ed il vescovo anche per
l'abolizione dell'immunità ecclesiastica;
avendo già pur detto dello spoglioe chiu-
sura eclatante falla dal governo del be-
nemerito ospizio. Nel t. 6, p. i32 degli An-
nali delle scienze religiose, 2." serie,si leg-
ge la robusta lettera di nìg.' Marilley ve-
scovo di Losanna e Ginevra, al presiden-
te e membri del gran consiglio del can-
tone di Friburgo. Col più profondo do-
lore, per un passalo così alUiggente per
la religione, e il timore d'un avvenire an-
che più spaventevole, dichiarò i dispiace-
ri e le inquietezze del popolo di Fribur-
go per lo scioglimento de' gesuiti e degli
altri stabilimenti religiosi di carila e di
ciistiaaa educazione, sotto il pretesto di
9
.3o SVI SVI
jifliliazioiic co'gesnili; e perclic lalo scio- cattolica, che dopo l'ingresso delle tnip-
glinientocra il piclndio d'un sistema d'o- pe federali ne'7 cantoni di Lucerna, Uri,
stililii patente, ndollalo renilo il clero, si- Svillo, Unlervald, Ztig, Friburgo e Val-
slcma deploral'ile die priva i pastori del- lese, ebbeio luogo in questi cantoni. E-
l'animc di qualsivoglia protezione e me/.- gli lia dovuto rimarcare, col cuore op-
70 di diti-'sa contro la calunnia e la male- presso d'ambascia, che per decreti di go-
volenza, che oblia la distinzione de'pote- verni provvisoriisi volle soppiiinere dei-
ri, scuote ogni regola d'ecclesiastica disci- le coiporazioni religiose e de' pii islituli
plina, e paralizza l'amministrazione del- anche di femmine, e che sonosi scacciati
jediocesi, esigendo la sanzione di falli con- dalle loro parrocchie de'curati canonica-
trari a'sagri canoni, cui non può violare mente islituili dall'ecclesiastica autorità,
un vescovo senza divenirne prevaricalo- e ciò malgrado le proteste del loro vesco-
re. E perchè si andavano ad adottare mi- vo. Egli ha dovuto osservare colle lagri-
sureanchepiìi perniciose, malgradogli a- me agli occhi , che militari federali, nei
natemi della Chiesa, cioè di procedere con- primi momenti d'u'rilazione, con troie in-
tro il clero e i conventi con condotta che tenzioni e gli ordini de'Ioro superiori, han-
fu sempre riprovata dalla s. Scile, con ri- no osato commetleie sacrilegi ed orrori
spello e francamente dichiarò il prelato in alcune chiese di questi medesimi can-
a'detli magistrati, non potere senza incor- toni. Il santo Padre, che non intervenne
rere 1' anatema, né mettere le mani sui nella questione politica agitata nella con-
stabilimenti religiosi, nècambiarnelade- federazione in cpjesli ultimi tempi, non
slinazione, né appropriarsi i loiobeni, né ha potuto obliare il sagro dovere che e-
muovere allentalo di sorta contro i dirit- gli ha comecapo supremo di questa Chie-
ti e libertà della Chiesa. Indi fece tulle le sa. l'ertanto mi ha ordinato di adempie-
relalive giuste domande , senza ricusare re qneslo dovere in suo nome presso l'al-
quc'sagrifizi che nelle aflliggenli IrilxJa- la dieta federale residente in Berna, loho
zioni della Svizzera gli sarebbero imposti, dunque ronore,EccellenzaeSignori,d'in-
Il venerando vescovo fu vittima poi del dirizzarmi a voi per tale riguardo. E poi-
suo ministero, e vive esule come notai, a che il mio incarico diverrebbe inlluita-
glorioso esempio di episcopale costanza mente più penoso se sviluppassi in par-
nella difesa de'dirilti ecclesiastici, perciò ticolare tutto che avvenne in questi ul-
giuslamcnte celebrato dal Giornale Ho- limi tempi, amo meglio passarlo sotto si-
mano deli848 ne'ii.i 54 e 5.5, ove sono lenzio,essendointimamenleconvinlo,che
riportati i corrispondenti atti del suo arre- non solamente l'alia saggezza della die-
sto,ediI reclamo dipoi avanzato perciò dal ta federale, ma eziandio lutti gli uomini
cardinal Soglia Segretario di sialo a no- d'onore di questa confederazione, a qual-
tnedelPapa.L'operalo deplorabile in Fii- siasi confessione essi appartengano,saran-
burgo e nel Vallese tosto si eslese ed e- no in islalo d'apprezzarne l'iiiiporlanza
seguì negli altri cantoni, con sommo do- sotto tulli i rapporti. Nella mia qualità
lorede'cattolici edel clero. Il perchè mg. "^ di rappresentante del santo Padre, ed ia
IMacioti nunzio apostolico, a'2 7 dicendire suo nome, io vengodunrpiea deporre ap«
1847 ^*^^*^ ^' presidente e rappresentanti pò gli alti rappresentanti cantonali, riu-
canlonali, riuniti in dieta federale elve- niti in dieta federale, la protesta forma-
ticaa Berna, quella vigorosa prolesta che le contro ogni intacco per tulli quesli de-
riprodusse il n." 8 delia Gazzetta di Ro- cieti recalo a'diritli inerenti alias. Sede
m(7 1 848.» Il santo Padre Pio IX lia udi- ed in opposizione col Patto federale, non
to col pili profondo dolore gli atti funesti meno che contro tutti i sacrilegi ed alti
dì violazione de'sagri diritti della chiesa ciupi che sodo stati commessi nelle chìe-
SVI . SVI 1 3 1
se ed qltri luoghi sagri deliu callulica rC' la loro pieua indipemleuza. Dicliiaiazio-
ligioiie. Questi sono falli che la coscien- ne che il plenipotenziario fece d' accoz-
za riprova, e che saranno un giorno di- do colle coiti di Berlino, Faiigi e Pie-
sapprovati dagli sloi ici inìparziali; sono troburgo. Ncuchùtel insorse contro la
(jnesti altrellanti molivi per voi, Eccel- sovranità del re di Prussia, e a' 2 niar-
Ic-nza e Signori, di disapprovarli anticipa- zo si costituì in governo provvisorio. Nel
taniente e di fare in modo che la giusti- seguente mese il Papa, senza alterare le
zia e la calma riprendano inlerauienle il ingerenze della nuuiialura apostolica di
loro impero nel governo di questi Canio- Lucerna sulle materie ordinarie, inviò
ni, e che. si revochino i decreti emessi for- presso la Confederazione Elvetica nion-
se in un momento d'agitazione contro i signor J. F. Onesinio Lucjuet di Ltlii-
dirilti della s. Sede. Avendo la fiducia che gres e vescovo d' Esebon, con missio-
l'alla dieta, Uitrice de'sagri diritti della ne straordinaria di trattare gli all'ari re-
confederazione, vorrà ristabilire e man- ligiosi delle attuali circostanze, con tito-
tenere inlatti i diritti della cattolica re- lo d'inviato straordinario e delegalo a-
ligione reclamali dal suo capo, il sovrano [)oslolico. Dopo scoppiata la rivoluzione
Pontefice, io colgo con sollecitudine que- di Francia, che fece perdere \\ trono a
sia occasione per rinnovarvi, Eccelleu- Luigi Filippo, dal direttorio federale si
za e Signori, l'assicurazione dell'altissima dichiarò la neutralità della Svizzera, ma-
mia considerazione". Gli elementi però nifeslaodo il principio di non interveu-
erauo contrari a tpiesle giuste rimostran- lo. Che se da qualunqiìe parte rifugiali
ze. I radicali avversavano la nunziatura armati o disarmati penetrassero nel ter-
aposlolica, e la sua soppressione la lene- rilorio della confederazione, sarà loro ac-
vano di I. 'necessità, il nunzio del Ptipa, cordala libera dimora, in fòrza del dint-
secoudo le loro mire, duvea essere Tarn- to d'asilo e giusta le leggi dell'umanità,
bascialore semplicemente d'un principe, I primi peròsarannoimmediatamentedi-
couie fosse un laico, e non il rappreseli- sarmati, e non dovranno abusare del di-
tante della chiesa romana. i\el n.' i 3 di ritto d'asilo con mene contrarie agli sia-
delta Gazzetta si riporta pure il Mano- li vicini. Ma ben tosto gli emigrali poli-
randiim dell'Austria, del suo rappresen- tici d'ogni nazione vi uiacchinaronocospi-
tante barone di K.aisersfeld, al presiden- razioni contro gli altri stali; (juindi irru-
le della dieta Svizzera, richiamanduloal zioni di rifuggiti e di corpi franchi in Sa-
l'osservaoza del convenuto colle grandi voia, nel granducato di Baden,uellaLoai-
potenze d' Europa segnatarie del con- bardia, con gravissimi inconvenienti, ou-
gresso di Vienna, alla conservazione del de furono dall' ultima esclusi i ticinesi.
Patto federale, sul quale non potersi fa- Questa malintesa ospitalità, l'abuso che
re alcuna variazione; le quali poltoze ne fecero gli ospitati, espose a pericoli gli
non potevano continuare a vedere iudif stali vicini, e la slessa Svizzera che la fa-
ferentemenle la deplorabile gueria ci- zioue radicale fece di tulio per perdere.
vile sorta nella confederazione Ira 12 e Più volle si trovò obbligala d'internare
due mezzi cantoni sovrani da una parte, i rifuggili polilici italiani, francesi e lede-
e dall'altra 7 cantoni non meno sovrani, schi,e talealtradì mandarli viadalsuoter-
e il refragubilmente diretta contro la so- rilorio. In una parola le società segrete
vranità cantonale, cioè contro i principii scelsero la Svizzera a basedelleluioopera-
dtlla Confederazione Svizzera e della sua zioni, per sovvertire l'ordine politico e so-
condizione nell'Europa. Perciò doversi ciale d'Europa;ivi fu organizzata la ri volu-
togliere le truppe che aveano occupali i zionegeuerale,nelniodocheracconlarO*-
canloni del Suudcibuud, e restituirli al- ie/Vt;/o/e/\o//iii/zudel 1 8 5 1 neln.''5oe5eg.
i32 SVI
La guerra civile della Svizzera, sotto
il velo di motivi politici, rinchiuse sen-
timenti avversi alla religione cattolica.
Questa guerra contro il Sonderbund fu
viua fatale sciagura, e la vantata villo-
ria del general Dufour creò una terribi-
le situazione. Ne'cautoni vinti le proscri-
zioni furono continue ; centinaia di fa-
miglie videro distrutta la loro agiatezza,
il loroavvenire conipromesso^esimili di-
sastrosi ciftitti non si producono in sì gran
numero, senza che il bene pubblico ne
solh'a. Le vendette e le persecuzioni fu-
ronosubiloall'ordinedel giorno, e le leg-
gi reazionaiie sparsero dappertutto colla
violenza il disoidioe. Una rivoluzione si
rende, sopportabile allorché proclama
l'oblio, e allorquando fa uso generoso di
sua vittoria; ma i radicali della Svizzera
non fecero così, posero in carcere le per-
sone, sequestrarono i beni, accusarono le
opinioni, e poi fecero risalire la respon-
sabilità al potere esecutivo. Intanto che
ciò succedeva ne' 7 cantoni debellati, gli
altri soggiacquero a tulli i disagi della
guerra. I 100,000 uomini, chela Sviz-
zera chiamò alle armi, spesero il denaro
della confederazioue,ed il loroancor più.
Grande fu ovunque il disordine,che scon-
volse gl'interessi sociali e individuali, e
contribuì ad aggravare la già diflìcile si-
tuazione della Svizzera. Ben presto la re-
ligione cattolica si trovò a pessimo par-
lilo, per le persecuzioni di cui fu segno.
La libertà del pulpito fu annichilata o
molestata, ne'cantoni principalmente di
Friburgo, de'Grigioni, di Vaud e di s.
Gallo. La libertà del ministero ecclesia-
stico distrutta o ristretta ne' cantoni di
Fiiburgo, Lucerna, Vaud, s. Gallo e de'
Grigioni. 11 matrimonio civile o misto
sanzionalo dalle leggi federali. La slam-
pa empiamente si scatenò contro ogni sa-
cerdote e le dottrine cattoliche. La san-
tità del giuramento profanala, e decre-
tata con prescrizioni liberticide e antire-
ligiose. L'educazione della gioventti in-
terameute secolarizzala, la famiglia, il co-
S V I
mune, la religione spogliate de' loro di-
ritti, e l'insegnamento iliretto da setta-
ri tendenti a ispirare ne'governi ateismo
e licenza. 1 beni della Chiesa strappati
a'ioro legittimi possessori, coll'introdu-
zione del comuuismo dello slato: il di-
ritto di petizione de'cattolici calpestato e
infrantojvescovi proscritti,seminari chiu-
si, curati destituiti o banditi , feste sop-
presse, religiosi cacciati. Kcoo il quadro
che della libertà svizzera fa la storia con-
temporanea. La libertà civile fu decima-
ta, la sovranità de'cantoni quasi non esi -
sle più che di nome, le costituzioni can-
tonali furono colla forza o coli' astuzia
imposte in molti cantoni, la libertà re-
ligiosa e la parità delle confessioni per-
dute, e all' intolleranza religiosa si unì
quella politica. Tutto fu stravolto e sna-
turato, fu distrutta la pace fraterna, la
stima e l'affetto reciproco, e corrompen-
dosi lemoltitudini, produrranno una lun-
ga eredità di sventure alla patria. 11 Pat-
to federale liberamente da tutti i canto-
ni stipulato neh 81 5, e che sorgeva sulle
basi dell'equilibrio delle confessioni reli-
giose edella piena sovranità di XXII sta-
ti, i cui rapporti politici erano stati de-
terminati col loro unanime consenso nel-
la legge fondamentale; il Patto federale
che le 8 potenze segnatane del congres-
so di Vienna aveano invitato i XXII can-
toni ad aderirvi, come quelle che avea-
no beneficato la Svizzera e ne ricevero-
no attestati dalla nazione d'eterna gra-
titudine, per avere riconosciuta solenne-
mente, ampliata e rinvigorita la Confe-
derazione Elvetica neutrale e indipen-
dente; questostatodi cose cessò nel 1847-
4B,dopo la guerra del Sonderbund, e ces-
sò per la violenza usata dal partito ra-
dicale. « La lotta contro l'equilibrio delle
confessioni religiose, e contro la sovrani-
tà cantonale era comiuciala neli83o. I
cattolici che si volevano opprimere, i can-
toni primitivi, veri padri della libertà
svizzera, furono indegnamente assaliti, e
la lotta durò 1 7 anni. Dalle società segrete
8 V I
uscirono le forze che doveano coruballcre
l'antica confetleraziooe. Aggiedil.» prodi-
loiiafiienle dalle bande indisciplinate di
< )clisenbein, le rigettò neirEiiitne,e otten-
ne il plauso e l'atmuirazione d'Europa;
ma il radicalismo non perde il coraggio
per la sconfìtta, e dopoi 7 anni di cozzo ot-
tenne una uìaggioninza in dieta, e allora
colla pompa della legalità intraprese con
ordine l'oppressione iValerna. Un uomo
d'onore ebbe la sciagura di coniaiiduregli
aggressori della guerra civileje di distrug-
gere l'equilibrio delle confessioni religio-
se, il rispetto agli antichi patti lealmen-
te e unanimemente stipulati, e l'interez-
za della sovranità cantonale. Dufour non
credeva forse d'andare tant'oltie; ma la
sua Vcinità militare l'accecò, ed egli con-
tribuì, non sapendolo, a far la sventuia
della sua patria. I cantoni primitivi fu-
rono vinti, i vincitori furono spieiati e ti-
ranni. Distrussero le istituzioni cattoliche
che i loro padri aveano giuralo di rispet-
tare, imposero a' vinti un' ammenda di
guerra di 20 milioni di lire, e crearono
il spese della sovranità cantonale un go-
verno unitario residente soltanto in Ber-
na.Così l'opera saggia e benefica del 1 8 i 5
fu rovesciata da cima a fondo. La con-
federazione deli8o3 fu l'opera del me-
diatore Bonaparte, la confederazione del
i8i5fu roperadelle8 [)iii grandi potenze
d'Europa; ma nel 1847-48 essa fu l'ope-
ra della guerra civile, e della pressione
della parte vincitrice sulla vinta'. Tan
to e assai di più si legge in un grave arti
colo della Bilancia, ragionando de'rap
porli ordinari o generali, e in parte spe
ciali, della Svizzera colle [)oleiize d'Eu
ropa. Si può anche vedere la Civiltà cnt
iolicaK. 9,p. 9 j.suiriuterventouellaSviz
zera delle potenze d'Europa, le quali hi
riconoscono come una confederazione d
stali pel l'alto federale de'y agosto 1 8 i 5,
e non come uno stato unitario; suli'a-
vanie radicali in lutti i cantoni, pieni di
soprusi e minacce; e sulla sopeichieria
usata dal govciuu del Yallcse al làuioso
SVI i33
ospizio del gran s. Bernardo, che meritò
l'alfczione, il rispetto, la riconoscenza di
tutta Europa, e soppresso col prelesto che
avesse parteggialo pel Sonderbund. A p.
G84 e seg. parlando della lotta che si so-
stiene nella Svizzera, del gran consiglio
di Berna, del debito del Sonderbund di
3,1 5 1,685 franchi, lesiduo degli undici
milioni di lire (mentre tulle le spese della
guerra federale sommarono a dodici mi-
lioni 281,610 lire) imposti a' 7 cantoni
cattolici della lega, onde fu loro tolta la
libertà con armi pagale col proprio de-
naro; del po[)olo di r'iiburgo, ove i cat-
tolici tentano ogni via per sottrarsi dal
giogo imposto da un pugno di radicali; e
del cantone di Ticino, in una rapida ri-
vista storica dichiara. «L'attuale condi-
zione della Svizzera riassumesi tutta nel-
la viltoiia finale del partito protestante
e rivoluzionario sopra i cattolici. Il volo
del proleslanlesimo è soddisfatto, dopo
un combattimento di 3oo anni esso ce-
lebra finalmente il suo trionfo. Zuinglio
cadde nella batlaglia di Kappel nel se-
colo XVI, e i cattolici portarono a Lu-
cerna il suo usbergo o corazza, e il con-
servarono nella loro armeria. Neil 8.'{.7 i
protestanti vittoriosi l'han ripreso e por-
tato in trionfo a Zurigo, (juasi un segno
che nel secolo XIX la vittoria è passata
dalla parte de'prolestanti. Sarebbe però
gran fallo chi credesse che il protestan-
tesimo vittorioso nel secolo XIX sia lo
stesso che quello, il quale nel XV I mi-
nacciò i cantoni cattolici della Svizzera.
Veio è che questo partito riformatore
jìiolestaancheoggi, come protestava 3oo
anni or sono, contro lo dottrine della chie-
sa cattolica: ma collo stesso calore pro-
testa control donimi di Zuinglio e di Cal-
vino, col quale in olocausto a loro dot-
trine versò, per l'addietro tanto sangue e
proprio e d'altrui. li proleslanlesimo mo-
derno rigetta ogni dottrina positiva, fa la
guerra a tulli i segni della vila religiosa,
ossia cattolica, ossia calvinistica, o zuin-
gliaua,o Israelitica . la sua fede è nel Rei-
I 34 ^ V I
zionnlistno (^ .), <> [>er dir più giusto ntl
7N<///i7/iO.DouiIescorgesi chiaro die i pro-
tesUtuli non sono or nemici tli questo o
ili quel simbolo; ti' una confessione più
the crun'altia, ma le avversano e com-
battono tutte. Sotto Io specioso pretesto
della lolle rmiza, promuovono con ogiù
mezzo V iiulijfei eiitisnio religioso, il qua-
le estinguendo a poco a poco sì ne' cat-
tolici e sì ne' protestanti 1' attaccamen-
to alia religione rivelala da' loro padri,
prepara il culto della ragione, voto e so-
spiro de'prolestanli di «presta nostra età.
Questa tendenza segreta del partito the
s' è messo al potere in Isvizzera, a|)piir
manifesta a chiunque con occhio allen-
to e iaìpaiziale considera gli eventi che
Iianno avuto luogo dal dì che fu promul-
gala la nuova costituzione della Svizze-
ra. Per essa fu limitala la sovranità ne'
cantoni, e la podestà suprema conferita
ad un comitato centrale residente in Ber-
na e composto per la più parte di prote-
stanti: e così i cattolici perderono cpiel-
l'indipendenza, della quale aveano godu-
to pel decorso di 5 secoli interi, e per cui
aveano versalo tanto sangue; tua ciò che
più è, furono i cattolici sottomessi ad ima
autorità che per principio religioso è lo-
ro avversa. Lucerna ha perduto il suo di-
ritto di essere Fororl cattolico; ogiù as-
sociazione più ristretta tra'cantoni catto-
lici fu proibita come reato di fellonia ;
fu imposto a' cattolici l'obbligo di rice-
vere ne'loro paesi i protestanti, e dar lo-
ro eguali diritti cittadini e politici. Que-
sta fatale tendenza si manifesta vieppiù
nelle nuove leggi matrimoniali, per le qua-
li fu imposto a' cantoni cattolici di am-
mettere i matrimoni misti senza pre-
scriversi ad alcuno de'coniugi l'obbligo
d'educare nella religione cattolica i loro
figli : si manifesta nell'espulsione perpe-
tua dalla Svizzera di certi ordini religio-
si, zelanti promotori del cattolicismo: si
manifesta nella conficca di molti e questi
i più ricchi benelizi ecclesiastici, donde il
popolo cattolico U'aeva coufoito e meo-
S V \
lagglamento, ed il culto riceveva splen-
dore : si nianifesla finalmente nella proi-
bizione fatta di stipular trattati o capito-
lazioni militali con sovrani forestieri, dal
che i cattolici traevano onorato sosten-
tamento e molta perizia nel mestiere del-
le armi. !\Ia a convincersi pienamente del-
lo spirito che infirma i nuovi conquistato-
ri,basta rammentare l'esilio di mg.'^IMaril-
K'y contro ogni diritto, convenienza e mo-
derazione; e il Regio exeqtuitur (^l^.) ti-
cinese e friburghese, che chiamano dirit-
to Irailizionale; e la risposta data su que-
sto,sull'esilio di detto vescovo e di molti
altri ecclesiastici abili e zelanti, sulla legge
federale sui matrimoni misti,dalgrancon«
sigilo federale alle note e rimostranze del
savio pontificio incaricato d' affini mg."^
Giuseppe Buvieri; le quali note furono
messe puramente e semplicemente ad a-
cta il I. "ottobre I 85 I . libando adunque
contro il cattolicismo è decretato ". Il nuo-
vo Patto federale e Cerna dichiarala se-
de di governo, (u tin essa salutato con i o i
colpi di cannone, cioè la caduta d'ogni go-
verno legittimo; ma tale gioia ebbe bre-
ve durata. Il potere esecutivo eh' esercita
Il suprema autorità con 7 meinbri,em ana
dadueconsigli federali, eletti ambedue dal
[lopolo, ma in condizioni differenti. Uno,
diesi chiama consiglio degli slati, rappre-
senta p()Copiù,poco meno l'antica dieta el-
vetica.Esso è composto di 44 niembri,cioè
due per cantone, ed eletti dagli slessi go-
verni cantonali. Viene in seguilo il con-
siglio nazionale eletto direttamente dal
popolo, secondo la cifra della popolazio-
ne, cioè d'un deputalo per ogni 30,000
abitanti. In somma l' autorità suprema
della Confederazione Svizzera non risie-
de più nella dieta elvetica, ma nell'as-
semblea federalo che si divide in due ca-
mere o consigli, l'uno nazionale,raltro de-
gli stali. 1 cantoni protestanti hanno una
immensa maggiorità su quelli che forma-
loiio 1' unione della Svizzera primitiva:
Cerna solo può annichilire i voti de'canto-
ui deirexSunderbundjCume il caulouc più
S V I
influente tlell'intera Svizzera. Nel 1 849 ''
cantone di Ginevra domandò lo sciogli-
mento delle capitoliizioni militari e ar-
I olanìenti per 1' estero. Nelle torn;ite di
raagy;io de'consigli di stalo della confede-
razione, si trattò delle capitolazioni mi-
litari, da alcuni cantoni qualificale mo-
numenti d'onore, e dal deputato del Ti-
cino Cnrti combattute con discorso ripor-
talo nel n." i 17 del Jllonilore Romano,
edicliiarati monumenti di vergogna, mer-
cato di carne umana , incominciati nel
princìpio del secolo XIV quando princi-
piarono le allrespedizioni mercenai ie.Al-
lora e r)OÌ nella Svizzera si proclamaro-
no le spedizioni come ima cosa d'uileres-
fe, un mezzo di guadagno, im canale per
condurvi l'oro, con danno morale e po-
litico. 1 consiglieri federali di Zuri^ e
Svitto si o[)posero a'iagionamenti delCiir-
li, ricordanilo i vantaggi die la Svizzera
ritrasse e ritrae da queste istituzioni. Ta-
li vantaggisi trovano specialmente: i.' Che
le capitolazioni si ponno considerare co-
me un'esimia scuola militare, che produs-
se alla patria valenti ufìlziali; 2. "Che so-
no uno sfogo alle genti disoccupate. Pe-
lò considerandosi ledinicoltà per rompe-
re le capitolazioni, ed i grandi sagrifìzi pe-
cuniari a cui dovrebbe sottostare la con-
federazione per gl'indennizzi, non si pre-
se alcuna determinazione. Per le vicende
politiche di Zìom^, nel 1848-49, essendo
slati poi definitivamente licenziati i su-
perstiti baltaglionisvizzeriche militavano
agli stipendi della s. Sede, la batteria che
faceva parte di quelle schiere fu incorpo-
lata nell'ailiglieria iiidigena,e gli artiglie-
ri addetli al servigio della medesiuìa fìi-
l'ono sottoposti a discipline uniformi. In-
di neh 85 1 si furmarono due reggimen-
ti esteri di milizie pontifìcie, dcn(jminati
anche svizzeii perchè vi sono alciuji nf-
fìziali elvetici e qualche comune: finora
t>i conipletaiono due battaglioni, e si dà
opera al 3.° IVclla Civiltà rallolicn si ti-
porlano le successive vicende e condizio-
ni della Svizzera politico-religiose, deplo-
SVI 1 3 5
rando i giornalacci che la infestano, le
sette e i ladicali che la rovinano, gli agi-
tatori stranieri che vi sofiiano la fiamma
dell'insuirezione, i governi cantonali im-
posti dopo la disfida del Sonderbund ,
contro il voto dell'immensa maggiorità.
Si vanno facendo tentativi per rannoda-
re le falangi del partilo conservatore; in-
laiito la nìaggioranza opponente si è più
volte pr(>nunziata, per rovesciare da ca-
po a fondo l'opera del radicalismo, e ri-
storare la Svizzera e far cessare il suo di-
spotismo. Pare dunque che la Svizzera
rallolica progredisca a piissi lenii, ma si-
curi, nella via della riprisiinjizione delle
sue libertà. La fede ci ricorda, che Iddio
non mette a dure prove che quelli sii'qua-
li egli ha dell'immense vedute di miseri-
cordia. Importanti sono le osservazioni
che fa la Civiltà nella •}..' serie, t. 2, p.
(598, sullo slato finanziario e sul paupe-
rismo della Svizzera. Fino al i83o era for-
se uno de'pochissimi sfati europei chenor|
avessero debili nazionali, fiorivano le fi-
nanze de'suoi XXII cantoni, né conosce-
vosi punto il valore della parola deficit:
anche i privali aveanodi che lodarsi, men •
tre i miseri venivayo in gran parte ali-
mentati da'conventi e altri pii istituti che
abbondavano in ogni cantone , special-
mente il Vallese. La tassa pe'poveri ern
sconosciuta, e la carità cristiana provve-
deva a'pochi bisognosi. Venne la rivolu-
zione, ed ecco che si pongono le branche
su'beiii di (hiesa, nieltendo le une dopo
leallre sotto la tutela del governo le pos-
sessioni de'ieliginsi,col larle da sagre di-
venir secolari. Fin dal i 84' il solo can-
tone d'Argovia erasi beccato di beni re-
ligiosi un dieci milioni di lire. Quindi qua-
si lutti giù altri cantoni seguirono il fu-
nesto esempio, laonde si calcola che lo sta-
to s'ingoiò da Ilenia a quaranta milioni.
Ma le casse pubbliche non ne rigurgita-
rono , né i poveri migliorarono la loro
condizione, anzi avvenne tutto all'oppo-
sto, ed i miserabili si moltiplicarono, mas-
sime ove lo spoglio de'bcni ecclesiastici fu
.36 SVI
più prontoe universale. Nel cantone d'Ai-
i^ovia nel 1 844 cranvi 4000 poveri, e do-
po 4 'Tini salirono a 18,000, e ad onta
delle lasse per loro iinposle,e rjiieste ogni
annoaccresciutesinoa 5 jOjOoo lire. Au-
mentarono pure notahilnu'nle l'esecuzio-
ni tie' debili latti da'poveri. Loste>so av-
venne negli altri cantoni. Per non dire di
altri, Friburgo si trovò in necessità del-
l'imprestilo forzoso di 200,000 lire. Ac-
cadde lo stesso al riccliissimo cantone di
Ceriifi, die prima della rivoluzione con-
tava ben dieci milioni in cassa, ed ivi i
poveri crebbero di due terzi. Il depreda-
mento de'beni di chiesa diviene sorgen-
te di povertàjlanlope'sudditicbepei pub-
blici erarii. IMalgrado lutto rpiesto, i cat-
tolici non si scoraggiscono punto; anzi la
pei secuzione, come fu in tutti i tempi, li
moltiplica eli ratlorza. Nell'ottobre 1 8^)4
il j)opoIo svizzero fu convocalo per la 3."
volta dopo l'inaugurazione del nuovo si-
stema, ma essendovi convenuto in poco
numero all'elezioni de' deputali, la vit-
toria fu libera al partito della rivoluzio-
ne, e si temeva un altro triennio di schia-
vitù e di miseria, per quanto riferisce la
Civiltà cattolica t. o, p. i i 3, rilevando
che i cantoni di Berna e Vaud, i più va-
sti e più popolosi tiella Confederazione,
ripresero ignominiosamente il giogo, che
per un istante aveano tentato scuotersi
dal collo, per la prepotenza de'radicali.
Cacciati nel cantone d'Argo via a' i4 gen-
naio i 84 1 jda'radicali a mezzo delle trup-
pe argoviesi, l'abbate e i monaci cistcr-
ciensi di Maristella, pel già narralo, tro-
varono questi un sicuro asilo nella ge-
nerosità del piissimo imperatore d' Au-
stria, il quale generosamente die loro ad
abitare stabilmente il disabitato e auli-
co monastero di Mehrerau o Maggiore
Augia, presso Bregenza nel Tirolo tede-
•sco, sulle rive orientali del lago di Co-
stanza, già soppresso nel 1806 e diroc-
cata la chiesa dalle fondamenta, che do-
vrà poi riedificarsi. A' 1 8 otlubie i 854
seguì la solenne apertura del monastero.
S V I
in presenza del vescovo sulTraganeo di
Bressannone. Nel fausto avvenimento
della definizione dogmatica dell'Imma-
colata Concezione della B. Vergine, che
celebrerò nell'articolo Teati.ve dell* ss.
Immacolata Concezione, si recarono in
Roma per assistere alla solennità i ve-
scovi di Losanna e di Sion (oltre i vici-
niori d'Aimecy e di Maurienne). Voglia
Iddio esaudire i fervorosi loro voti per
la felicità della Svizzera, falli nell'invo-
calo auspicio della Madre Dio in occa*
sione ili tanto onore per lei, e sulle tom-
be de' ss. Pietro e Paolo. Ne' primi del
corrente 1 855 la Francia ha formato una
legione straniera, in grandissima parte
composta di svizzeri soldati e uffiziali,
per la strepitosa guerra d' oriente con-
tro 4 russi e in difesa de'turchi. Per al-
tre notizie sulla Svizzera si ponno am-
piamente raccogliere ne'seguenti autori
Beato Fedele Zurlauben, Tahlcaux lo-
pographir/ues , piUoresqnes, historiques
de la Suisse, public par J. B. la Borcle^
avec la table analyiicpie par Queiant ,
Parisi78o-88.F.DeGolbery, iS^onVzwH-
lilare degli svizzeri , Parigi lySi; Codi-
ce milìiare degli svizzeri, ivi 17 58; Me-
morie sulU origine dell' augusta casa di
Habshurg- Austria , Baden 1760; Storia
e descrizione della Svizzera e del Tira-
lo, tradotta da F. Falconetti, con note e
illustrazioni, ivi i84o. A. Martini, La
Svizzera pittoresca e suoi dintorni dei
XXII Cantoni, della Savoia, del Piemon-
te e delpaese di Baden, Mendrisioi838.
Quadri, Dissertazioni critico-storiche in-
torno alla Rezia di qua dall' Alpi, oggi
dettaValtellina 3JilCellina,M'\\ano 1 755.
Giosia Simler, De Republica Helvetio-
runi, Pagis, Oppidis eie, Tiguri 1576;
F'allesia sacra descriptionis, et de Alpi-
bus Conwicntariuni , ivi i574- Matteo
Pfenninger, Compendio storico della vi-
ta degli uomini illustri della Svizzera, di
Leonardo Màster, con figure incise, Zu-
rigo I 78 1 . G. Curii, Storia della Svizze-
ra ad uso della gioventic, Lugano 1 833,
S V I
VannelrnCynclazione del paese degliSviz •
zeri e Grif;ioni, Venezia i 7 i <). lìai tololti,
Storia della Svizzera, Roma 1 83?.. INIou-
tolieu, [ ruslelli svizzeri, M\\i.\\.\oi^'ì^-\^-
E. IMallet, Storia degli Svizzeri o Elve-
zi, Ginevra 1 8o3; Dizionario della Sviz-
zera di Tsclianier, G\ueviiì i 788. Enri-
co Muret, Helvelia saiicla, seii Paradi-
sus sancloriini flelvetiae Jloruui, Lucci-
nae 1648. Fuessli, Tliesaurus historiae
Nelvetiae/£\^^i\vì 1 735. S. Ijiigiiet, Co/i-
cilitun Epaonense,assertioiieclara et ve-
ridica loco suo ac proprio fixum in E-
panneiisi parochia Fallensìiini, vulgo E-
penassex, Seclunii74i ; f'allesia Chri-
stiana, seu dioecesis Sedunensis hislona
sacra, Fallcnsium episcoporuni serteob-
servata, ibidem i744- Fortunato Spre-
cher, Pallas Rhaelica annata et togata,
ubi primae ac priscae Inalpinae Rliae-
liae verus situs, bella et politiae, eie. Da-
sileae 1 6 1 j-./ilpinaestufoederataeRhae-
tiae subditarunique ei terraruni nova de-
scripiio , Amstelodanii iG3o. Giovanni
IMiiiler, Storia della Confederazione del-
la Svizzera, Li[)sia 1 806. Statistica del-
la Svizzera di Stefano Franscini ticine-
.y<?, Luj^anoi827.M. May de Uomainuio-
lier, Histoire niilitaire de la Suisse elcel-
le des suisses dans les difjérens scrvices de
l'Europe, Lausanne I 788. Giuseppe Ro-
megialli, Storia della Valtellina e delle
già contee di Bormio e Chiavenna, Son-
drio! 834- J. B. Planlini, Htlvetia anti-
qua et nova, Ceinae i656. Tenipe Hel-
velica, dissertaliones alqiie observatio-
nes iheol. philol. criticas hisloricas ex-
liibens, Tigmii737.
SVIZZERI GUARDIA PONTIFI-
CIA, Cohorspedeslris Helvetionun asa-
cra custodia Ponti ficis. Una delle guar-
die palatine pontificie , dipendente dal
cardinal Prefello {f.)(ìe'ss. palazzi apo-
stulici e dal prelato M aggiordoino del Pa-
pa ( f^.), ed a preferenza delle altre presta
un non iuterrollo servizio sì di notte che
di giorno. Si compone di tutti svizzeri
scelti e cattolici, comandali dui capitano,
VOt. LXXll.
SV[ 187
e sono destinati al nobile e onorevole uf-
fizio della continua custodia del Palaz-
zo apostolico Faticano, e del PaLizzoa-
postolico Quirinale [f .), uveUnnuo chie-
se, quartieri ed abitazioni, e della sagra
persona del Sommo Pontefice {^F.), e \tev-
ciò i suoi ulliziali hanno luogo nelle sue
intime camere, e gli altri iu alcune di es-
se e nella sala (volgarmente perciò detta
degli Svizzeri, anzi anlicameule de'Zcr-
deschi, conìe leggo negli antichi Diaria
mss. de'maestri delle ceremonie pontifi-
cie), custodendo pure le porte e altri luo-
ghi di delti palazzi papali ; ed allreltanto
fàuìio in Castel Gandolfo, (juaiido il Pa-
pa si reca alla / illeggialura pontificia del
Palazzo apostolico di Castel Gandolfo
{F.). La guardia svizzera accompagna a
piedi il Papa dalla sala alla porta del pa-
lazzo ove risiede, ({uando esce da esso, e
viceversa quando vi ritorna; talvolta .si
reca iu alcun luogo ove si porta il Pupa,
ed intorno alla sua carrozza l'accompa-
gna alle Cappelle ^er le feste della ss. An-
nunziata, di s. Filippo, della Natività, di
s. Carlo, e per la Coronazione e nel Pos-
sesso. In tuttelefunzJonisagre delle Crt/J-
pelle pontifìcie {^F.) e delle Cappelle car-
dinalizie (F.), agli svizzeri è egualmente
allldata la custodia de'luoghi ove si ce-
lebrano. Inter viene la guardia svizzera an-
cora alle consagrazioni di vescovi, ed al-
le vestizioni di monache che si fanno dai
cardinali, a'Ioro possessi ne'litoli, diaco-
nie e prolettorie, e ad altre loro funzio-
ni; non che ad alcune solenni feste nelle
chiese di Roma, per accrescerne il deco-
ro, pel dignitoso vestiario che indossano
e antiche armi che usano. In Sede Fa-
cante [F.], gli svizzeri restando al servi-
gio del Sagro collegio de' Cardinali (F.)
e del Cardinal Camerlengo di s. Chiesa
(/'.), da questi dipendono, e dal maggior-
domo coiue governatore del Conclave(^F.')
che altresì custodiscono. Dopo avere il
cardinal camerlengo verificata la n)orle
del Papa, il capitano della guardia sviz-
zera iu nome de'suui dipctidenìi rimetlu
I u
238 S V I
al tartlinale iin'islan/a, colla quale ofTro-
iio i loro servigi al «agro collegio, e ne
(loniniidano il corrispcilivo compenso. Il
caiditiale accella la douianda , e ordina
clic siano iiniìiedialatnenle pagali del me-
se, elle incomincia con quel giorno. Itidi
uscendo il cardinale dal palazzo aposto-
lico, gli svizzeri ne circondano la carroz-
za, e pieiiednli dal lenenic loio a caval-
lo, l'accompagnano al suo palazzo e vi re-
stano a custodirlo, senza lanciare la costo
dia lU'palazzi apostolici; nelle Innzioni al-
le quali in tale tempo si reca i! cardinal
camerlengo, seuìpre incede circonda loda
(piesta guardia col tenente a cavallo, la
(piale perciò non assume il velo nero di
lutto. Segno di questo però gli svizzeri lo
danno, seaccompagnano il cadavere pon-
tifìcio dal Quirinale al Vaticano, al mo-
do che dirò, e vestendo la tenuta giorna-
liera durante la sede vacante. 1 soldati
svizzeri non ponno incedere per Roma o
altrove colla loro uniforme, se non che
in corpo. E però loro permesso l'eserci-
zio delie arti meccaniche, e quello degli
impieghi civilisimullaueamente.Era ben
giusto, che la difesa e non interrotta cu-
stodia della pontificia reggia e della san-
tissima persona del Papa fosse con piena
fiducia commessa alla valorosa nazione
svizzera cattolica, che dai Papi si meri-
tò il glorioso titolo di Difensori dell'ec-
clesiastica libertà, per l'eccellenza e mai
smentita del suo precipuo carattere, co-
stante e irremovibile, per singolare insu-
perabile lertiiezza agli ordini che ricevo-
no gli svizzeri, osservanti e diligenti del-
la disciplina, tranquilli e savi, non meno
che prodi, ed ancora perla lorospei iaieii-
tata inalterabile e incorruttibile fedeltà;
per cui e come lo celebrai a Svizzera, la
piìi parte de'sovrani d'Europa, sino agli
ultimi tenq)i,si pregiarono tenere gli sviz-
zeri per guardia delle loro reggie e per-
sone, e dappertutto non mai alterarono
l'inconcussa loro lealtà, non disgiunta da
mirabile coraggio. Tacito, /7^9^ lib. i ,cap.
G7,defiiùgli elvetici antichi: Uch'etiibcl'
S V 1
licn f!cnf!, ollm nrmis virisqiie vìox me-
moriti nominis darà. Sino al pontifica-
lo di Pio VII tenevano la guardia sviz-
zera anche i cardinali legali e |Melati vi-
ce-legali delle provinole o legazioni, do-
niinii temporali della s. Sede, inclusiva-
niente alla legazione d'Avignone. Il ma-
gnifico stabilimento del Illonfe di pleiadi
Roma (/'■), per la sicurezza del denaro e
delle cose ivi depositate, ha la sua propria
guardia svizzera, formala di 7 svizzeri che
sisommiuislrano dal capitano comandan-
te della guardia svizzera pontificia, i qua-
li pure usano l'alabarda e la sciabola, ma
diversificano nel vestiario, il quale nella
forma somiglia in parte a cpiello degli
svizzeri ponlilìcii , ma nel colore è diflii-
renle, essendo di panno nero e paonazzo,
del qual colore sono anco le calze; il cap-
pello poi è di feltro nero colie falde ap-
puntale.Cinqiiedi tali svizzeii gli lia la de-
posileiia genei-ale della camera apfisloli-
ca, che prima era nell'edifizio del JNbuile
di pietà, e ora nel Palazzo 3Jadama del
ministero delle finanze; ed unode'mede-
siuii svizzeri è nella Zecca pontifìcia. Gli
svizzeri di questi 3 luoghi dipendono dai
superiori de' rispettivi stabilimenti. Nei
primi secoli le guardie de'Pajii, massime
quelle che assistevano alla celebrazione
delle loro sagre funzioni, erano i DracO'
»(7/7(/ .), che l'acLompagnavano e rimo-
vevano la calca del popolo; i /VaggiorcU'
//(^.)o sti mti la ti j che con bastoni in ma-
no accompagnavano i Papi,quandoin ca-
valcala visilavano(]iialche chiesa; i ddun-
gari e i prefetti navali, di cui parlai nei
voi. XLlll,p. 22, LUI, p. 3o8, ed essi
come i precedenti ricevevano la distribu-
zione chiamata Presbiterio {^J^.); i maz-
zieri del Papa (/^'.) tuttora esistenti, e dei
quali riparlai a Spada, per quella loro as-
segnata e pel rinnovato vestiario: alle an-
tiche guardie }^ìa.\^\'\ncàeCavalleggeri e
delle Lande spezzate (l.),mccci%tvo le
Guardie nobili pontificie {f'^.). All'arti-
colo Maestpo ostiario trattai pure dei
diversi antichi uffizi palatini, denomina-
S V I
li osliari (Ielle diverse porte ilei palazzo
porilificio e (la loro custodito, o lo toccai
nuche a Palazzi apostomci e Porta. Por-
tiiiMii dc'palazzi Vaticano e Quirinale so-
no Ola (lue guardie svizzere, con partico-
lare stipendio. Riferisce il Magri, die pres-
so i greci eravi ih'1/r7v//no/j/iO/7i.v,ininistro
il cpiale colla (iusla in mano rimuoveva
la calca del popolo nelle leste pubbliche.
Già riferii a Svizzera, che il corpo elve-
tico ne'secoliXV e XVI incominciò a con-
cludere diverse alleanze co'Papi, e leggo
pure in Mny, Hixt. milUaire de la Smsse
mi xervicetles Papes, t. 8, lib.4, che Sisto
IV inviò un legato a Basilea nel i-i/*'}
per ollVire la sua mediazione alla Confe-
derazione Elvetica, nella guerra con Car-
lo il Tftiierorio duca di Borgogna, che
ricusò di rimettere al legato la decisione
deilearavi diiferenze contro i cantoni sviz-
zerie i loroalleati.Però dipoi ilPapa si col-
legò con essi in confederazione neli47(j;
ma inoltre dal May apprendo, che il tr.il-
tato dell' alleanza odensiva e difensiva fu
convenuto a' 1 8 ottobre i ^y^^j e finché vi-
vesse Sisto IV. Notala Milizia pontifi-
cia, col p. lìonanni, Nuniisinata Pont. l.
•2, che Sisto W fu il I .' Papii che prese gli
svizzeri per guardia pontificia. Inoltre d
p. Donanni, La Gerarchin ecclcùaslica,
citando Ciacconio, riferisce con esso che
Sisto IV ueU47' I3 elesse: Praeioriani
exrnbìlores Ponliflcis corporii,et palatii
ciislodiae ab eo prinium electi siiul. Leg-
go neWn Storia de pos<;essi de Pontefici,
di Cancellieri, che il Venuti, IVurnisi/ia-
ta Pontificum, rileva la falsità delle me-
daglie di Martino V deli4i7) '1 f^"' ^'^'
vescioserv'i per cpielledi altri Papi, ovesi
vede genuflesso un soldato della guardia
svizzera pontificia. E noterò qui,che nelle
medaglie pontifìcie di frequente si trova-
no scolpili gli svizzeri in rpielle che rap-
presentano l'apertura delle porte sanie,
o la celebrazione di altre papali funzioni.
Hipoi taCancellierijChe il di.ii istaCola Co-
leine registrò che nel pontificato diiNico-
lo V, ed a'20 marzo 14+8 gli svizzeri gui-
S V I 2 3()
dati da Sozio entrarono inR.oma per guar-
dia del Papa. Trovo nel Borgia, /l/tv/jo-
rie di Benevento, t. 3, p. 4 '0, che Sisto
IV, ni dired'Ouofrio Paiivinio, istituì pel
i."i soldati alla guardia del palazzo pon-
tificio,seiiza dichiarare la nazione. ÌN'el voi.
L, p. 2 58, descrivendoli Palazzo aposto-
lico f^aticano, colla Nuova descrizione
del medesimo di Chaltard, dichiarai l'an-
tica ubicazione, e che in esso Sisto IV as-
segnò il quartiere eie case per la guardia
svizzera da lui introdotta; ne feci un'in-
dicazione insieme alle variesue parti e al-
l'armeria (ohe ora contiene alabarde,scia-
bole, I 5o fucili, corazze e altro). Riservai
per questo ai ticoio quanto dice Chaltard,
t. 3, cap. 18: Quartiere della rcal guar-
dia svizzera.'iFuvono le abitazioni, ossia
([uartiere delle guardie svizzere, fatte edi-
ficare dal Pontefice Sisto IV, a fine che
la fedel milizia di esse,<illa di cui fida cu-
stodia era alìidato il principale ingresso
del palazzo apostolico, e la sagra ponlifi
eia maestà più dappresso delle altre guar-
die veniva gelosamente custodita e ac-
compagnata,avesse maggior comodo e pili
pronta fosse a quel servizio che l'era sta-
lo ingiunto". Vi (> in poca distanza la chie-
sa di s. Pellegrino (/^,) romano, vescovci
d'Auxerre e martire, con cimiterio pegli
svizzeri, e di essa parlai nel voi. XII, p.
237: la via in cui è situata ne porta il no-
me, come la porta, ed anticamente dice-
vasi extra Portani firidariani ,Ùìì\\a qua-
le feci menzione a Citta' Leoni^ja, ed a
Palazzo apostolico Vaticano. L'Alveri,
Roma in ogni stato, t. 2,p. 13 i, diceche
questa chiesa fu eretta presso la nauma-
chia di Nerone verso 1*800 da s. Leone
III, con un ospedale contiguo assai vasto
per ricovero de'pellegi ini che da remote
parli venivano a visitatela vicina basili-
ca di s. Pietro, e per mostrarsi grato a Car-
lo Magno che g!i donò il corpo del santo,
il quale diverse chiese pretendono posse-
dere, (órse prendendo parte di sue reli-
quie per tutto il corpo. Fra esse vi è* la
basilica Vaticaua, di cui è Idialc la chiesa
24o s V I
ili s. Pellegrino, e il capilolo la reslntirò
nel 1590. Warra inoltre 1' Alveri, che la
chiesa di s, l'ellegiino, di cui riporta l'i-
scrizione esterna , ronliene due altari, il
njaggiorededicaloalla D. Vergine, l'altro
a mano sinistra al transito di s. Giusep-
pe. Che nella parte deslia nell'entrare si
vede un deposito di marmo con questa i-
scrizioiie. Ego clitigenter me diligo, l'rov.
53. Di\'c l'crcgn'nunt tu tue Peregrine te-
lieto- Sic l'feiffcr xinniiìa i'oce Hudolplic
soiias- Qui tavien liane urgcs tiiniuluni
sìiperesse lahellani - Conscia cj-uaeMatris
T'irginis ora refert-Sic pitto qui fiieras
nostro peregrinus in Orbe-Iani Sancii
cìextrani viscera ma tris hahes. - Joannes
Eudolpìnis PjeìfTcr heh'etiis natione pa-
triciits TAicern. Eques auraliis el sangui-
ìie dignilale senator,triuni Sum.Pont. of-
fìcialis, duorum corporis custodiae capi-
taneuSj moribus placidus, prudentia in-
signis .pietate fervens , vilani coe.pit 161 i j
y maii, fìni^'it 1 GSy, 5 decembris, tu qui
cuni dio immortalia spectas beatam fuii-
cto aeternitalem coniprecare et Peregri-
ìius memento Ulatreni f'irginem ut ille
fo//e/"e. Trovo pure nell'Ai veri queste al-
tre memorie della chiesa di s. Pellegri-
no. Accanto all'altare di s. Giuseppe, in
due cai Ielle lateiali sì legge: S. Joannes
BaptistaPraccursor Dei in Castello Ma-
che ronta^ anno ChristiZo gladio percus-
svs. S. Peregrinii civi romano in loco Do-
mine quo Vadis, anno Christi ì3o gla-
dio percussu. Nel pavimento sono due se-
polture,nelIa 1 . delle quali si legge : D. O.
Al.-Hic Castrum fixitloann. Uodulph. -
Pfiffer tius vita adlatus- Tirgo òlaler
et Lapis DoCent. Nella 2." si ha: D. O.
M. - ^dmirabile factuo hic Martinuin
JVeber Tiiginuni heh'ct. S. D. N. prae-
sidii scribam et apost. marmorum cuslo-
dem audax mors non praesid.nec arma
timens adhuc m'enteni sibi oc suis castra
melari iussit interim suas suorumque e-
XHvias humo animas Deipara interce-
dente reDDere Designai II CoeLo sen
ami. sluenle maligno i GSj (cioè della Pe-
S V I
stilenza di ^oma).- Eiatores fidmns qui
vos-Erilis qui nos-Oralc prò nobis- Ft
fiatcWobis. Noterò, che tultociò che tro-
vasi in questa chiesa è opeia de'PrylFer,
inclusivautente al soflllto ove sono i loro
stemmi. Ad onta di tulio il riportato, di-
versi scrittori altiibuiscnno adunque a
Giulio II, nipote di Sisto IV, la stabile in-
troduzione della guardia svizzera nel pa-
lazzo apostolico. Narra May, che Giulio
li nello stesso aiinoi5o3 in cui fu eletto,
invitò i cantoni svizzeri a spedire in Ro-
ma deputali per concludere un trattato
d'unione, ma Antonio de Bassey, bagli-
vo di Dijone e ambasciatore di Luigi XII
in Isvizzera, dissuase la repubblica di ac-
cudirvi; nondimeno Giulio 11 nel I 5o5 ot-
tenne una compagnia permanente di 200
svizzeri, per guardia di sua persona e di
quella de'successori. Il citalo Borgia a p.
448, parlando delle guerre sostenute da
Giulio li contro i francesi, riferisce che
potè con l'aiuto degli svizzeri riacquista-
re la Romagna e il Bolognese; e che fu
ili, "Papa che prese al soldo della s. Sede
gli svizzeri, in sequela della confederazio-
ne stabilita neliSio coll'ioclita loro na-
zione. 11 Ciacconio riportato dal p. Bonao-
ni nella Gerarchia, dice che il Papa do-
po essersi liberato dalla guerra mossa iu
Italia da'francesi, Helvetios , quodforlem,
etfidelem in bello operam na\'assent,muL -
tis muneribus affeclos, et specioso defen-
sorunt Pontificiae dignitatis titulo deco-
ralos hilaresdonium retnisit.Semhva per-
tanto, che lo stabilimento (Iella pontifì-
cia guardia svizzera in Roma si debba fis-
sare al 1 5o5, e la conferma al 1 5i o per la
convenzione fatta tra Giulio li e la nazio-
ne elvetica. Il ricordato Cancellieri quin-
di afferma: L'abito degli svizzeri del Pa-
pa, presi al soldo della s. Sede da Giulio
li, iu seguito delia coufederazioue stipu-
lata neh 5io con quella valorosa nazio-
ne, è il vestiario degli antichi svizzeri. Il
i.°capitano di questa guardia fu Gaspa-
re de Sileneu, che neli5o5 la condusse
in Rouaa; di lui e successori parlerò pos
SVI SVI 241
liporlandone la serie. Leone Xcontermò fere in suburbia, vel in civitates, el loca
Io statuito dnl predecessoic Giulio II, e prope Uibem recreandi animi causa, non
ne fa teslinionianza Enrico Iloltiuger, I autem pei inancndi per inullos dies, lune
storia Elvetica, p. 57.6, raccontando le Sanclitalis vestrae tenealur dare unicui-
uiolte grazie nel 1 5i4 dal Papa concesse qiie eorum tnnc existenti cuniSanctila-
alla nazione, dicendo Praetoriamcolwr- te vestra quolibet die juiium unuiii,seu
tem,el heh'etiis alere coejiit. NeliSay e- victum, juxta consuetudineni, ultra sti.
spii/^nata Roma dal crudelissimo esercito pendiuni ordiuariuui: si vero conligeret
di Carlo V, Papa Clemente VII fuggì in Sanctilatis vestrae etiaoi ultra dieta sub-
Castel s. Angelo, la fedele guardia svizze- urbia iterfacereanimo manendi per rnul-
ra fu massacrata, e la città iniqnissima- tos dies, quod lune similiter leneatur da-
niente saccheggiata per due interi mesi, re juiium unum, vel victum, ut supra,ìa
Sotto il successore Paolo III fu quindi ri- itinere tantuminodo, euodo elredeundo,
slabilitacouie prima. Eletto nel rj55Mar- et postquam perveneritad locinn penna-
cello li, rimarcai nel voi. XLV,p. i i i,clie nendi teneatur etiam per duos dies ju-
voleva licenziare la guardia svizzera, per- lium, vel viclum dare, utsupra, ut inte-
«uaso che il Papa non avea bisogno d'ar- rea possint sibi providere de oportunis
mi per sua difesa : ciò riferisce anche il Iios[)itiis, et necessariis. Quarto, cum con-
p.Bonanni,ricavandolodaCiacconio. ìN'el- tigelSanctitatetn vestramdiclos helvetios
\' Archìvio Faticano, aYmai\\o 29, t.202, custodiae satellites oninessimui, seu eo-
p. 168, esistono i seguenti capitoli e con- rum partem educere, et uti in bello con-
venzioni, stabiliti neli5()i tra Pio IV e tra bostes militando extra Urbeui,(nioJ
la guardia svizzera.»» Capitala Capitano- lune etiam unicuique eorum ad stipen-
riun Custodiae Hcli'etioriun. Beatissime diuui suuin solitum etconsuetumadiun-
Paler. NobilisetStrenuosd. equesGaspar gereetdare dignetur quolibet tlie juiium
Sdlanus civis lucernensis Custodiae Hel- unum, vel victum, idest cibuniet potutn
vetioium Sanclitatis vestrae modcrnus ad arbitriuni, et placituoi Sanctilatis ve-
capitaneus, et tota cohors, seu societas strae. Quinto, exigente necessitate, sclo-
nnncilucenloruni eluniussalellitumSau- petariis quolibet vice pulveres, et [)luui-
ctilalis vestrae devotissimi, sup[)licanthu- bum, seu unum tantum proquolibet mo
niiliterquatenus prò eorum nova coiidu- re bellorum dare dignetur. Sexto, cuiu
ctione, et ad inserviendum susceptione, aliquis ex ipsis divina [)ermissione inflr-
sul)sequentesarticulos,moresolito,(piem- niaretur, cui tamen auxiliandum fierit,
admodum praecessorem ipsorum piio- quod Sanclitalis vestrae laleoi nibilomi-
resgermani potiti fuerunt, ipsiseliam cor- nus graliuse coinmendatum liabere ve-
ruborare, et observare gratiose dignetur, lit , ne talis propter suam inlìrmitateiu
contrariis non obslanlibus quibuscum- ex servitio licentietur, et durante hujus-
que. Primo videlicet, quod prò quolibet modi sua infirmitate inhilominus stipcn-
aimo inservire habeant tanlummudo , dis suo fruatur. Seplimo, quaiiiio conli-
duodecim menses,et duodecies in anno gerel quod unus, vel plures ipsorum in
ipsissolvidebeant eorum consuetaslipeu- servitio Sanclitatis vestrae utendo ipsis
dia. Secundo,(|uod hujusmodi stipendio- in bello conlra hostes extra LJrbem ab
rumsuorumsolutiscuilibet jnxtagradum inimicis ladeventur, quod illis etiam ni-
etolìlcium suum fieri debeat siue suspeu- hilomiausstipendia eorum solita solvi de-
sione, et semper in principio cnjuslibet beant, siculi ceteris de custodia tamdiii,
nieusisindiirercnter die prima, vel secuu- et quousque sanitatem suam ilerutn re-
da, auttertia. Terlio, quod tjuoticscum- cuperavciint, etiaui in eventum, ut di
quecoulmgelSauclitalcuj veslram diver- cium est, quod uccessilas postularci, ut
242 t> V 1
laeiius cìucalur in ali(j(iem locuin medi-
caiiilum. Octavo, ul in omnibus vigiliis
li.iheoiit igneui, el liuikiiia secundoin e-
sigenliaii», et piovidcalur jdxta solitnin.
JNuno, (|uaiido capitaiieiis custodiae ali-
«juos ex liiijusmodi servilio, el custodia
dimiserilj ciuod illis dimidium mensissti-
l)cudiuin, et teiripus diinidii inetisis prò
lecessu coucedatur , (|uaiKlo dunisciit
abscjue causa, et non aliter. Decimo, ca-
sti quo Sanctitatis veslrae cum lenipoie
decerniereldictos custodiae satellite"», qui
Sanctitatis vestiaequandiu vixeril,et [)er
annulli postejus ohituni, qtiem Deus diu
dilfere dignetur, uiseiviie jurarunl, di-
milteie et aa)[)lius eisad sua servitia u-
li nulle, quod ipsi nimitjuam (oresperant
lune Sanctitatis vestiae teneatur per ties
nienses ante tempus praedictuin hujus-
modi servilium abnunciare, et licentiain
intimali Tacere , et deinde super hoc u-
nicuique eorum juxta dehitum , et offi-
ciuaisuum uniusmensisslipendium ipsis
soKere prò recessu, et ut cum honore i-
teruin in pati iam rediie valeant. Unde-
cimo, quod dignetur vestire (jueinlibet
ipsorum, more solito, et deinde ad octo
mensis iterum vestire ipsos, et sic sem-
per successive prò quohbet spatio octo
niensium continuando veslireipsos tenea-
tur quam diu duraverit servitium hujus-
iiiodi custodiae, et Sanctitatis vestrae ut
contenta quod octo menseshujusmodi re-
sti tutusconseantur incepisse a xv die men-
sisfebruarii 1 548, quo ijisi a patria disces-
seruut. Duodecimo, leservando ipsis o-
ninia alia antiqua, lioiiesla, et 'icila, quae
per prius in usu liabita,facla et observa-
ta fuerunt erga praecessores suos, quod
talea cum ipsis etiam nusquam diminuan-
lur,sed eodem modo cum ipsis continue-
tur, quemadmodum cum dictis prai;ces-
boribus suis, et baec si placueril Sancli-
tati vestrae, in cujus benignilatera in o-
inuibus se remittunt, et humillime ante
sacros pedes Sanctitatis vestrae submil-
lunt, etseuiper commendam.Diexxtuar-
lii 1 56 1 .- G. As. Cardiiialis Sfoitia Cu'
S V I
ìiìernrìns. -TI icroniiniis de Tan'aiió".^ii\
capitoli fatti col noijile Jodoco de Meg-
gen senatore di Lucerna, capitano prede-
cessore del sunnominato, il numero de-
gli svizzeri era di 225, e vi si legge ag-
giunto il seguente capitolo, pure esli atto
dall'y^rc/i/i'/o / 'rt//crt«o.>jTertio decimo,
(piod quainprimum iicentia ipsius capi-
tanai, seu morte satellictum praedicto-
ruin, quam Deus d i fiera t , custodia ipsu
reducta fueril ad nunterum ducentorum,
i n hoc nu mero custodiaipsa rema ueat,nec
possintalii in locum deficentium poni".
Papa s. Pio V nel 1 568 fece edificare
presso i quartieri degli svizzeri del Vati-
cano la chiesa de'Ioro protettori i ss. IMar-
liiio e Sebastiano, per uso de'medesimi e
proprie famiglie, e la descrissi nel voi. L,
p. 262, e il citato Alveri fa altrettanto a
p. i56. Urbano Vili al destro lato della
piincipal porta del palazzo aposlolicoQui-
riiiale e per sicurezza di questo, eresse l'e-
sistente baluardo , con aitiglierie a suo
tempo. So[)ra di esso nelle solennità s'i-
nalbera la bandiera della guardia. Inol-
tre costruì il quartiere e le case per la me-
desiuìa, nell'angolo orientale del palazzo.
Il Lunadoro nella Relazione della corle
di Rotila, s[ainpn\a nel 1646, nel pontifi-
calo d'Innocenzo X, riferiscea p. 22, che
nel palazzo apostolico eravi una compa-
gnia di 3oo svizzeri, con capitano e ufil-
ziali della medesima nazione, come rile-
vai a Milizia; ma ora trovo nell'indice,
forse per correzione, che gli svizzeri era-
no due compagnie, di 100 per ciascuna coi
loro uHlziali. Allora di continuo erano di
guardia al palazzo apostolico 5o svizzeri,
e ripartili in due compagnie o guardie. A-
lessandro VII nel costruire il sontuoso co-
lonnato sulla piazza di s. Pietio, occupò
parte dell'area dell'ampio quartiere de-
gli svizzeri, onde fu^ristretto. Apprendo
da Cancellieri, Il Mercato, p. 220, che
nel pontificato d'Alessandro VII, la regi-
na di Svezia Cristina residente inPioma,
essendosi nel giugno 16 56 sdegnata cogli
spaguuoli che aveauo dato aiuto a'polac-
SVI SVI 243
chi, contro il re ili Svezia suo fraJello, li- peiuloiio questi solilali ili<| goveirio d'un
cenziò la loro guaitlia die leuevn al suo oapilano ilclla iiieclesiina nazione, il <nia
sei-vizio, e prese ile'pcrugiui clic fece ve- le si elej^i^t; dal l*apa da Ire soggetti pio-
stiie come gli svizzeri, ma coiial)iti, cai postillai consiglio di Luceiiia: «[iiesticon-
zoni e calze rosse e nere, come poi vesli- linnainentedi giorno e ili noltea vicenda
rouo i bassi ulliziali della guardia del l*a- cuslodiscono le [)orle del palazzo apotlo-
pa. Essendo scoppiata la PfUilcnzf/, nel lieo. Nelle solenni l'unzioni delle cappelle
general liuuuitoii maestro dicamera del- pontilìcie, gli ulliziali portano 1' elmo di
l'ambasciatore di Spagna, per vendicare l'erro in capo, e giubbone di ma-dia pa-
i licenziati spagnuoli, tra n»ò una coitgiu- limenti di l'erro, comesi vede nella (ì"u-
ra per sacchegi^iar la città e far prigioni ra n.''i48 (con bastone in mano e spada
il l^apa e la regina, ma tutto fu scoperto, al lianco).Li soldati ordinari coperti d'ar-
Alessandro VII verso la via di porla Pia matura di ferro in testa, nel peltoebrac-
incominciò il lungo fabbricato per la fa- eia, altri portano le alabarde, altri spa-
iniglia |)ontincia, prolungando da (|uel la ■ doni sfoderati sopra la spalla, come si ve-
to il palazzo Quirinale, ed i piani terreni de neiriminagini 1 .ji) ei5o; le altre due
furono assegnali alla guai dia svizzera che 151 ei 5 2 ia[)[)resenlano il tamburino e
tuttora gli abita. Nel iGGo sollo Clenien- il compagno in alto di suonare un cmlij
le IX la guardia degli svizzeri fu ridotta lo, secondo il costume di molte nazioni,
a 1 20 uomini. Il (). Ijonanni pubblicò l'o- particolarmente tedesca, e l'abito tl'arn-
pera della Gerarchia con ligure nel 1 720, bedue è di panno rosso, con pennacciuo
regnando Clemente XI, ed ecco come de- bianco lu-l cappello (con làldecalalee lar-
scrive la guardia svizzera.» Prima d'en- glie, culle diiestriscie di tela pendenli dai
trare nella saia del palazzo pontillcio, as- loro colli)". Nel voi. L, p. 23G, raccontai
siste un corpo di guardia di svizzeri, ve- die Innocenzo XIII continuò il suddet-
sliti come esprime la ligura ii.''r40 (con to edilizio d'Alessandro VII nel palazzo
cappello con falde calale e grandi conpen- Quirinale, e che Clemente XII eletto nel
nai;chiobianco,e collare liscio di tela bian- i "3o lo com[n,aumenlando not.ibilmeu-
ca pendente in due striscie sul [)ellù), te- te le case pegli svizzeri e loro ulliziali, in-
iieiile l'alabarda (e spada al lianco), arnie sieiue all'erezione del palazzo alti"uo per
sempre portala, ijuaiido accompagnano abitazione del capitano e tenente edal-
il l'apa, divisi in ambedue i Iati o della la costruzione della chiesa pe' medesimi
Carrozza, o della Sedia, o del Cavallo, sotto l'invocazione dello svizzero b. Nico-
secondochè piace a sua Santità. Sono que- lo de Flue d'Untervald, die descrissi con
sti ordinariamenle in numero di 1 ';'o, ol- dettaglio a p. •.'.48, in uno al lun^o corti
tre il capitano, il tenente, l'aKìere e 5 uf- le degli svizzeri, o\e oltre le loroabita-
liziali, li quali usano vestito di panno ne- zioni vi è il de[)0sito dell'armi in ampia
ro; e uno di loro si noiuiua Ibiiere, uno sala. Neh 769 dopo la funzione della sua
begretario, oltre gli altri i quali vestono coronazione, ClementeXlV rimarcò d'a-
come rappresenta l'immagine 1 [-j (ed au- verla goduta comodamente , menlrechd-
cliecpiesti ulli/iali usavano le due slriscie nel ijSS per ipiella del suo immediato
di tela pendenli ilal collo sul petto, e cap- predecessore Giemeule XIII, essendo e"li
pello con falde calale e pennacchi bian- allora semplice religioso, era stato man-
chi), cioè calzoni (a botta) simili agli al- dato indietro dagli svizzeri. Il Lunado-
Iri soldati di colore rosso, giubbone di pel- ro ristampato nel 1774 rilèrisce nel t. 2
le listata di nero, cingono un armacollo p. 27 i.vAllri soldati vegliano alla guar-
di pelle di dante, di cui pende la spada, dia del corpo e de'palazzi apostolici; e so-
e purluuo un bastone nero iu mano... Ui- uo le Corazze ( / .)_, e li cavulU'ii''icri ■%
cavallo, ed a piedi gli svizzeri, che linn- compagnie, est un pompoint et hant-de-
iioun loro capitano, tenente,alfiere,f»iu- chausses noir,tailladcen blanc,pluniesde
dice e cancelliere, persone tulle di loro la toque noiresel blanches, gands noirs,
nazione. V'hanno altri nlTiziali cavalieri écharpe noire, elsoidiers noirs taillailés
«Iella guardia del corpo, detti impropria- en blanc. Cet uniforme, ayant les mémes
inciAe lande. (pezza te. Le corazze dipen- distinctions d'c-tolFesque lesdeux aulres,
dono dal chierico di camera commissa- entrelesdiversgrades, se porle dans l'in*
rio delle armi ; le lancia spezzale, i ca- lervalledelamortd'un E^ape, à l'election
valleggieri e gli svizzeri dipendono dal d'un autre. Au convoi funebre du Pape
maggiordomo". Nella ricordata Hi^toire decèdè (cioè nel trasporlo o trnslazio-
di I\lay, stampata nel i ^88,51 dice chegli ne al Vaticano), les ècharpes sont en ere-
svÌ7zeri pontificii sotto Pio VI erano i 33 pe , et Ics caisses des tambours en sont
compreso lo stato maggiore. » Elle est couverte*;, de mcme que le drapeau". Il
tonimandèe [)ar un capitaine, quia rang ruolo più antico che esista nel palazzo a-
cl comroissionde colonel; et sons lui, par postolico è quello di Giulio III deli55o,
un lieulenanl , qui a rang et brevet de dal quale rilevo nella categoria degli uf-
lieutenant Colone!, par unsouslicutenant flziali graziosi della corte, che il capita-
ci enseigne, qui l'uii et l'aulre onl rang no avea la parte di pane e vino, cos'i il
et commission de capitaine. Celle trou- cancelliere della guardia, e gli svizzeri
pe est en oulre composce, d' un sergent ch'erano di guardia per la colazione 3
major, qui a rang de lieulenanl d'infan- parti di pane e 3 parti di vino. Prosegui-
lerie; de six sergens ou exempts, de six rono tulli ad averle dagli altri Papi, an-
c.tporatiXjchefs d'escouade, chacun a la zi alla guardia di fazione fu aumentata
t('le dei 6 liallel)ardières; de4 'aiTil^o'"'^ un'altra porzione di pane. Tulli l'avea-
«"t d'un fjfre; et dei oc hallebardières, y no pure in sedo vacante, come leggo in
compris 4 trabans servant au logis du wn ruolo deli565 per morie di Pio IV.
capitaine. L'ètat major de celle compa- Nel pontificato d'Urbano Vili già due
gnie consiste: daus un grand jnge, c'est svizzeri erano anche portinari de'palaz-
le lieulenanl; dans im'aide major, c'esl le zi Vaticano e Quirinale, con parte di pa-
sergent Diajoijdansunaumonier, un chi- ne e vino, e tenue mensualità in denaro,
iiugien major et un grande-prcvòt, qui poi aumentata e a'nostri giorni stabili-
est un des sergens avcc des sbirres à ses ta a scudi 12 per ciascuno, com.[3reso il
ordres, quand le cas le requierl; dans un soldo, il vestiario e altro. Ne' medesimi
tambour major,et dans huit haul-bois ou ruoli apprendo che già il palazzoaposlo-
clarinels. Celle compagnie est logée dans lieo avea stabilito un maestro pe'figlide-
ic palais du Valican en hiver , et dans gli svizzeri, e talvolta fu il loro cappel-
cclui de Monte Cavallo (o Quirinale) en lano. Ne' ruoli di Pio Y\ rinvenni con-
tlé, selon que les l\npes varient leur de- tinuarsi le parti di pane e vino al capi-
meure. Elle envoye lous les mois un de- lano, e le porzioni di essi per la colazio-
lachemenl deiq hommes, y compris un ne agli svizzeri di guardia; ma per le vi-
sergent, un caporal et un tambour, à Pe- rende politiche e infelici de'tempi,e pel
saru, poiu' la garde du gouverneur (pre- disastroso trattato imposto a Tolentino
latopresidented'UrbinoePesaro)".Quin- da' repubblicani francesi invasori dello
diMay passa a descrivere le 3 uniformi de- stalo pontificio. Pio VI si trovò nella pe-
gli svizzeri, qui tous consistenl dans l'an- nosa necessità di procurare la piìi stretta
cien pourpoinl et haul-de-chaussessuis- economia, diuiinuì lespesechesi faceva-
se,avecla loquede velours noir. Poi sog- no da'palazzi apostolici, e dal principio
giunge.': Le troisième uniforme de celle di luglio i ^57 abolì la somrainislrazione
S V I
di pnne e vino. Ad onta di tanti sagrifi-
zi, nel 1798 i francesi vollero compiere
l'occupazione e democratizzazione de'do'
minii papali, ed entrati iiì Homa ordina-
rono che tutte le guardie del l'apa, co-
razze, cavalleggieri e svizzeri, si mettes-
sero in armi per una rassegna generale.
Cos"i fu fatto, rua la rassegna si cambiò
nel disarmamenfo e congedo di quel re-
siduo di milizie papali, prendendosi dai
linncesi tutte l'armi e i cavalli. L'appar-
tamento pontificio fu dato allora da cu-
stodire alla guardia civica, alla quale do-
po la proclamazione della repubblica era-
no stali aggregati gli scosluo)alissimi,che
contaminarono quelle stanze, nel modo
clie de[>lora Baldassari, Relazione delle
o\.'i'ersìlà di Pio FI, t. 2, p. 320. Final-
mente i francesi imprigionarono a'2oreb-
bi'aioPio VI, e portatolo in Francia, ivi
morì a'28 agosto i7C)q. In Venezia nel
marzo 1800 fu eletto l'io VII, quando
già la s. Sedeavea ricuperato parte tifi-
lo stalo pontificio. Gli svizzeri die avca-
no ripatrialo, parte ritornarono in Ro-
ma e con altri nuovi fu ricostituita la
guardia e creato il capitano Carlo Pfyf-
fèr d'Altishofen di Lucerna nel 1801. Il
Papa approvanilo le riforme economiche
del [)redecessore , altre fu costretto ese-
guirne col motuproprio. L'economia del
pubblico erario, òt' 10 noveu)bre 1800,
laonde restrinse gli stipendi degli svizzeri
e il loro numero, componendo il corpo:
del capitano, del tenente, di due uifjzia-
li, di 3 sergenti, di 3 caporali, d'un tam-
burino, d' un suonatore di piffero, e di
52 comuni, 4 de'(|uali assegnò alla custo-
dia del palazzo Vaticano, e gli altri pel
Quirinale ove fece residenza, assegnando
annui scudi 5joo per stipendio e vestia-
rio del medesimo corpo.^l Cancellieri de-
scrivendo a p. 48 r il possesso preso da
Pio VII a'22 novembre 1801, riferisce
che dopo i camerieri segieli a cavallo, e
prima del governatore di Roma, incede-
■va Carlo Pfyirercapitanodegli svizzeri .so-
pra uu superbo cavallo, guuruilu di ric-
s V I 24';
ca e vistosa bardatura , circondando la
carrozza poutilìcia la guardia svizzera ,
della (piale ci dà le seguenti notizie. >»La
guardia svizzera, in licompensa della sua
fedeltà e del suo servigio, fu subilo ripri-
stinata per la custodia della sagra perso-
na di Nostro Signore, nel numero tli 64
individui, consistenti in un capitano, un
tenente, due aiutanti, 3 sergenti, 3 capo-
rali, un tamburo, uu piffero e D2 svizze-
ri. Agli s|)orlelli della carrozza del Papa
marciavano i due sergenti, fra gli svizze-
ri posti in due righe, divise a dritta e a
sinistra, che chiudevnno il treno di N. S.
Giunti che furono al la basilicaLateranen-
se, si unirono al temute Giuseppe Ainr-
hvn, ea'due aiutanti AiitonioErstemaud
e \ incenzo Morgon,con uu sergente ei 2
svizzeri, ch'erano andati anticipatamen-
te a guarnire il portico, e che con lutti
gli altri tornarono poi al Quirinale, scor-
lando S. S. intorno al suo lieiio. 11 vestia-
rio degli uHlziali è un giaco di panno ne-
ro, calzoni del medesimo panno alla spa-
glinola, e un gran lèrraiuolo dello stesso
panno (però lo portavano di seta nera nel-
l'estate, col così detto collare come i gen-
tduomini de cardinali, e le fibbieallc scar-
pe), senza cappello. Gli aiutanti hanno lo
stesso vestiario , essendo tutti armati ili
s[)<'tda, e avendo questi per distintivo l'u-
so del bastone. I sergenti hanno i calzo-
ni larghi di panno rosso, casacca nera con
frangia all'intorno, calze rosse, cappello,
spada e bastone. I caporali e gli svizzeri
portano il loro uniforme a strisele gi;ille,
rosse e turchine, e sono armali d'alabar-
ila,con una tracolla di pelle di d.uite, in
line della quale portano apjiesa la spada.
Ogni giorno questa guardia nomina di
servizio un sergente, due ca|)orali e 24
svizzeri, che rimangono di custodia a tut-
te l'entrate del palazzo Quirinale, forman-
do il suo corpo di guardia a piedi delio
scalone. In anticamera vi è sempre un uf-
fìziale e un aiutante. Allorché il Papa esce
ili fiirm.i pubblica, lo scoria con tutta la
sua forza. Quando sorte in pi i vaio, lo se-
24G S V I
giioiio «lue sergenti e r i svizzeri, e quan-
do ordina il servigio di c;iinp.')gn;i (icran-
tlarea U'oUaie, lo segue per qualche trat-
to di strail.i dal palazzo e [)0Ì si ri lira, a-
speltaiido il stio ritorno per fargli spallie-
ra. Il suo (piarliere è dentro lo stesso pa-
lazzo". Nella biograda di Pio ili, eil a
Palazzo APOSTOLICO Quirinale, raccon-
tai come gl'imperiali francesi nuovamen-
te invasero lo stato papale, e Roma a'2
febbraio I 808, ponendo 8 pezzi di cntino-
neavanli il portone del Qiiiiinde. Clieai
^ aprile i francesi presero difurza nel pa-
lazzo le anni dei Capolori (^.) e delle
guardie nobili, ne occuparono i quartie-
ri, e inlimarono al ca[)itano degli svizze-
li di dover dipendere da loro; per cui il
Pa[)a non volle più uscire dal palazzo, ed
a'6 settembre comandò agli svizzeri die
non vi lasciassero entrare verno soldato
francese. Dopo un cuujulodi altri oltrag-
gi e violenze, dopo il blocco del palazzo,
essendo stato riunito all'iuipero francese
il dominio temporale della s. Sede, l'io
VII fece vieppiù strettamente custodire
le [)orte di-l palazzo dagli svizzeri. Final-
mente sull'albe^s^iare de'6 luglio 1809 i
francesi assaliroiiu e scalaiono il palazzo,
e pervenuti alla sala del Irono trovarono
scbieiati [\o svizzeri col capitano Carlo
PryUf^r, cui intimarono posar lo armi, il
che fecero secondo l'istruzione ricevuta
precedentemente dal Papa. Indi i francesi
arrestarono Pio VII, e prigione lo con-
dussero prima a Grenoble e pui a Savo-
na. Il capitano colla sua fiiniglia, e gli
svizzeri ripatriarono, tornaiKio in Roma
nel 18 145 avanti che Pio VII a'24 mag-
gio si restituisse gloriosamente alla sua
sede, e potè circondare la sua carrozza
ntW In°res'io soltiiiie in Roma [f'^-), colla
sua antica uniforme. Xel 1818 si ripub-
Jjlicarono le Notizie di Roma 0 almanac-
co, e per la i . volta dopo le guardie nobi-
li si registrarono gli Offiziali della Guar-
dia Svizzera, (lnv\o PfyfFer d'Altishofen
capitano, Giusto Vunliyn lenente, ìMar-
tiuo Piyticr coadiutore. iNua vi si com-
S V I
pieseil cappellano, sebbene per lar." voi-
ta nelle iVo//'zf<; di Roma del 1 793, do[)0
gli scudieri e il predicatore ordinario del-
la guardia \)oi\\.\{\c\a, che e avanli al pa-
lazzo papale, era stalo riportato d. Va-
lentino Dlettlez d' Uotervald cappellano
della guardia svizzera. Ora e dopo i ca-
merieri di spada e cappa nelle Notizie di
Roma si registrano il capitano, il tenen-
te, il sotto-tenente, il cappellano.
Leone XII rinnovò la convenzione ri-
guardante la guardia svizzera pontifìcia,
col cantone cattolico di Lucerna; conser-
vandosi in sostanza l'anteriore e già ri-
portata, in questa furono falle alcune va-
riazioni, ed è come segue. " Leone Papa
XII. La riconosciuta fedeltà de' soldati
svizzeri ha fattosi che fin da tempi remo-
tissimi fosse a'nìcdesiini allldata la custo-
dia de'nnstri predecessori. Essendo però
noi desiderosi di accrescere il numero del-
la guardia svizzera presso di noi, abbia-
mo spedilo a Lucerna il diletto figlio Car-
lo l'fylfer d'Ai tishofen egregio comandan-
te di essa guardia, a cui abbiamo coman-
dalo di stabilire una nuova convenzione
co'diletti figli magistrati della repubbli-,
ca di Lucerna sulla scelta di essi soldati.
Condotto l'affare a felice termine, il me-
ilesimo Carlo ritornato in R.oma a noi e-
sibì il convenuto accordo, il cui tenoreè
il seguente. In nome di Cristo cos'i sia. A.-
vendo giudicato sua Santità Papa Leone
XII, e lo stato svizzero di Lucerna, esse-
re cosa necessaria a cagione de'cambia-
meuti de'tenipi, diesi formasse un nuo-
vo accordo a norma de'passati circa la pro-
visione della guardia degli svizzeri, per la
guardia del romano Pontefice, il valoro-
so personaggio Carlo Piylferd Altishofen
di Lucerna comandante della suddetta, e
spedito dalla Santità sua a Lucerna per
trattare l'alf.ne, com' anche Eduardo
Pfytfer d'AUishofen e Giuseppe Antonio
Schuomacher personaggi illustri consi-
glieri delia repubblica di Lucerna, forniti
delle opportune facoltà, d'ambe le parli
considerata ddi^enlemcnte la cosa e seco
SVI SVI 247
loro tlelibernta, «.rnnaniine consenso hall- in ((iial guisa abbia a fare il viagi^io pei'
iiocieduloili propone ([iiesli sc'f^uenli ai- cnnduisi a lloina. ia.° Se quel lule cU'è
ticoli (li nuova convenzione, i quab reli- .sialo ascrillo sia cilladino del cantone di
f^iosanìcnle e fedebnenle dovranno man- Lucerna, lo>lo su di ciò farà consapevole
tenersi d'ambedue le [)arli, essendo stala il consiglio di guerra, nella stessa ^uisa si
l'atta già da cbie mesi lu ralilìoazione della condm 1 à (piamio abbia ascrillo alcun al-
medesima convenzione. Arlicolol. Della Irò soggetto di alili cantoni. i 1 ." Il ca[)i-
coslitiiziont della guardia. 1 . "La guardia [ano pro-lem jjore della guardia pontificia
svÌ7zera pontificia è composta al presente ogni anno spedirà alla lepubblica diLu-
tlella coorleossia compagnia di io4soldati, cerna l'elenco cui rapporto di (|ue*coinu-
nel ipial numero è compresoli) stato mag- ni che sono stati aggregali alla uiedesiina
giure ilella medesima come si dimostra dal guardia, e in siflalto elenco si annoveri-
^olloscritto elenco. Un capitano, un lenen- no tulli coloro, che sì nella Svizzera die
te, «n solto-teneule , uu cappellano , un in lioma .siano slati contrattali. 1 2° I co-
foriere, un giudice, un esente, un sergen- munì non abbiano stipendio, né per la Io-
le, 6 solto-sergenli, 6 caporali, 80 soldati ro ammissione, nò pel viaggio die lian-
o comuni, 2 maccbinisti, un tamburino, no a fare, i 3." Se per caso taluno amuies-
un trombetta, 2." La guardia sarà in av- .sodalsuperioredestinatoinLucerna,giun-
venire composta del nunierodi 200 uo- lo in Iioina verrà dal l*apa escluso, fpie-
iliini (cioè se ne auoieularono 96), ed in stiavrà dirillodi ripeteredalcapitanodel-
tal numerosi manterrà. Articolo W.Del- la guardia pontificia un giusto rimborso
rammissioiie nella guardia. 3.' L'indivi- di spese per accesso e recesso. 1 4-° H ea-
dualilà della guardia pontificia non ver- pilano della guardia, se dimetterà daijue-
rà formala se non die di svizzeri catto- sta alcun comune senza motivo, ad esso
liei. 4.° L'età dell'ammissione nella coorte diasi mezza paga mensile e lo spazio di
è dagli anni 18 fino a'2') per coloro die mezzo mese pel litonio, e non altrimenti,
non mai prestarono servizio, per quelli poi i5.° Se sua Santi tu stabilisse di congeda-
clie l'hanno prestalo da' 18 finoa'So, Ar- re la detta guardia, e più non volesse ser-
licolo ìli. Sulle scelle da farsi. 5." La sta- virsi degli svizzeri per la sua custodia, il
tuia degli astarii o comuni, non sia mi- die essi s[)erano non abbia a succedere
noie di 5 piedi e 4 pollici della misura u- giammai, allora sua Santità sarà tenuta
sala in Francia. 6.° Il cantone di Lucer- a ringraziarla di sillàtto servizio 3 mesi
na permetterà che si faccia una continua avanti la dimissione, e questa con firla in-
e libera scelta per stabili re e compiere l'in- li ma re a Ila repubblica di Lucerna, e qui n-
dividualità della guardia pontifìcia, incui di a ciascun individuo della meilesima
potranno essere ammessi anche gli altri guardia secondo il conC(jrdato,perdièpos-
svizzeri de'cantoiii cattolici. 7." In queste sino questi ritornare alla loro patria. iG.°
sedie da farsidovrà agirsi nella slessagui Quando taluno in Roma sia stato anno-
sa e maniera th'è solito per convenzione verato nella guardia, allora incomincerà
o[)erarsi in altre qual si siano scelte. 8." Il a godere il soldo. 1 7.° I nuovi guardisi!
capitano pro-tempore della guardia [lon- contraggono l'obbligo ili servir tedelmen-
tificia stabilirà nella città di Lucerna uu te sua Santità Leone XII perijuanto lem-
soprintendente alle scelte di quanti mai pò sia essa per vivere, e per un anno do-
voglioRoessereammessi nella guardia me- pò ladi Iuiniorte,cheDio si degni differire
decima, g." Il so[)rinteiuleute allorquan- per lungo tempo, come anche a'suoi le-
do avrà ascritto taluno alla guardia, lo- gittimi successori finché essi persistano nel
slogli consegneià la [)olizza della sua am- servizio, e ciò conforineranno col giura-
luisbioue, e pailiculurLuentu riufuruierà menlu^ che avranno a prestare alla bau-
248 s V r
dicra del corpo. Ailicolo IV. Del soldo.
iJS.' Il soltlo per l;i guardia ponlilìcia si
paf^herà a nonna della seguente indica-
y.ioiie, ed a scudi mensili. Al capitano 70,
al tenente ?.«S, al sotto tenente 22, al fo-
riere 1 G, al giudice I 4, all'esente! 2,alser-
gcntei ?,,alcappellanoi 2, al sotto-sergen-
te 12, al caporale 7, al comune G, al tam-
burino 7, al trombetta 7, al custode del-
la caserma 6.19.° La paga de'soldati do-
vrà farsi a ciascuno senza ritardo secondo
ii grado e carica sua, e sempre nel prin-
cipio di cpiaUivogliii mese indilFcreiile-
nienle nel 1° o nel 2.° ovvero nel 3." gior-
no. 20.° Quante volte però succeda che
sua Santità si porli ne'sobborglii, o nelle
città e luoghi vicini a Ronia per villeg-
giare, non tralleiiendosi però molli gior-
ni, allora la medesima Santità sua sarà
tenuta a dare ad ognuno di coloro che l'ac-
compngnano in ogni giorno un giulio ov-
vero il villo secondo il solilo, olirei! sol-
do ordinario. Se poi accadesse che sua San-
tità viaggiasse anche al di là de'detli sob-
borghi con animo di trattenersi per molti
giorni, allora sarà tenuta ilar loro un gia-
llo oppure il vitto come si è detto, solamen-
te però nel viaggio, cioè nella gita e nel
ritorno, e dopoché sia giimla al luogo del-
la dimora sarà obbligata altres'i per altri
duo gioì Ili a dar loro un giulio o il vitto,
onde possano intanto provvedersi degli
opportuni e n»^cessari alloggi. 2 i .° Quan-
tlo sua Santità volesse tlimettere tutti in-
sieme o una parte di delti comuni della
guardia, e serviisene in guerra contro i
nemici, facendoli militar fuori di Roma,
allora si degnerà aggiungere e dare a o-
gniino di essi, oltre il consueto soldo, un
giulio al giorno o il vitto, vale a dire il ci-
bo e la bevanda ad arbitrio e piacimento
della stessa Santità sua. 22.° Quando ta-
luno per divina disposizione sarà infermo,
gli si dovranno prestare degli aiuti, esua
Santità nondimeno terrà graziosamente
per raccomandato acciò per tale malattia
non sia dimesso, durante la cpiale godrà
del suo onorario. 23.° Se accadesse, che
S V I
fjualcuno o piìt della medesima guardia
restassero feriti dagl'inimici fuori di Uo-
ma, gli si dovranno pagare i solili soldi
come agli altri finoallaguarigione,ancor-
chè il ferito per curarsi debbasi traspor-
tare in (pialche luogo. 24." In tutti i iuo-
ghi di guardia i fazioneri avranno il fuo-
co e il lume secondo l'occorrenze. 2.5.° La
guardia svizzera pontificia oltre l'ordina-
no soldo godrà delle medesime gratifica-
zioni come presentemente, sotto il nome
d'incerti. Articolo V. De pensionati. 26.°
Le pensioni da darsi a (jualuncjae indi-
viduo di qualsiasi grado , si stabiliscono
come appresso. Per anni 20 continui di
servizio pi estato senza interruzione, si da-
rà la metà del soldo. Per anni 3o come
so[)ia, tre quarte parti del soldo (nedesi-
mo. Per anni 4o come sopra, il soldo in-
tero. 27.° Se a caso alcuno per malattia
o per altra disgrazia legittimamente im-
pedito non potesse prestare il suo servi-
zio e non fosse idoneo a fare alcun'opera,
gii sarà data una congrua pensione secon-
do il gratlo. 28.° Il tempo per ottenere la
giubilazione si computa dal giorno nel
quale 1' individuo fu ammesso al ruolo.
20).° iNiente impedisce che possa ritenere
la pensione se ciascuno avrà prestato ci-
vili ufiizi nello stato pontificio, o nella
Svizzera o Germania. 3o.° I pensionati
potranno godere delle pensioni o nello sta-
to pontifìcio, od in casa propria, come gli
piacerà. 3 i.° Chi vorrà ricevere pensioni
congrue al suo grado,saià d'uopo che due
anni continui sia in quel grado in cui a-
scese.Se il detto tempo non sarà compito,
la pensione sia quella ch'èpropria del gia-
do immediatamente inferiore, come so-
pra. Il centurione se avrà servito due an-
ni continui in quel grado,avrà la pensione
congrua del centurione, altrimenti quel-
la de' veterani. 32.° Evvi l'erario in cui
ciascuno che appartiene alla guardia os-
sia corpo di qualuiKjue grado, deve la-
sciare dal suo stipendio quella contribu-
zione di denaro mensile ch'è stabilita per
le Iruppe di sua Santità, il qua! denaro si
S \ 1
spende pe'giubilntieallri pensionati,e per
le loro vedove a litolo di pensione, di che
però sua Santità ne parlerà in appresso.
33.°Acciocchèquellocliepresenleuieuleè
assoldato nel corpo pronielta di prestare il
servizio a Leone XII in tutto il tempo del
suo pontifìcatOjCosiccIièse il l'ontefice so-
pravv/iverà a' 20 anni, non valga dimet-
terlo dal servizio colla pensione, che di-
versamenle avrebbe conseguito dopo 20
anni,qual pensionepotrà puredoinaiidare
al nuovo Papa. Articolo W. Delle nomi-
ne e promozioni. 34-° Vacando il grado
di capitano, la repubblica di Lucerna per
privilegiodiFiolV nomina 3 cittadini tra'
quali sua Santità sceglie il più idoneo, ed
eiilia per capo della sua guardia. 35." La
stessa Santità sua sceglie al grado di te-
nenti (cioè il lenente esolto-tenente)i rac-
comandati dalla medesima repubblicaLu-
cernese, perchè siano della città di Lu-
cei na,essendo(jueslo il costume. 36. "On-
de taluno possa essere collocato in grado
di uilìziale non si ricerca s'abbia servilo
alla guardia, bastano le condizioni di so-
pra espresse. 3 7.° Dopo i gradi di lenen-
te e sollo-tenenle, il capitano l)a diiillo
di nominar gli altri gradi. 38." JSiuno si
polrà promuovere al grado di ufllzialecosì
detto rosso, se prima non a vjà servito nel
corpo in qualità di decurione. Articolo
\'n. Dell' amniinistruzione. Sg."!! capi-
tano ^ro-^f"////?ore di tutta la guardia sviz-
zera pontificia avrà la piena amministra-
zione di tutta la truppa, essendone esso
responsabile tanto a sua Santità, quanto
alla repubblica di Lucerna, perciò il ca-
piìtano si troverà piesenle a tutto quello
che riguarda l'amminisli azione, ecceltua-
to il paragrafo 32. 4o.° Il medesimo ca-
pitano sia tenuto di rimettere ogni anno
alla repubblica di Lucerna la relazione di
tutte le spese F-ilteper la truppa dalle ren-
ditede'primi istitutori. Articolo V \\\.Del
itstiario ed arnialttra. l\ 1 ."Ciascun sol-
dato in ogni anno riceverà l'inlero vestia-
rio, consistente nel torace (o casacca) di
lana j calzoni e calze, edovrà comprare del
S V I 249
proprio la cintura della sciabola. 4"?--° Ri-
ceverà parimenti un'asta o alabarda e li-
na sciabola, j^." Riceverà ogni anno scu-
<li 3 pe'ri>arcin)enti.44-° Parimenti si pa-
gheranno in ogni anno per il vestiario: al
capitano scudi 2 5o,al tenente 8 j) al sot-
to-tenente 72, al segretario 32, al giu-
dice 32, all'emerito ossia esente 24, al-
Fistruttore 24, al cap[)ellano 24, a' sot-
lo-islrultore 24, al decurione 24, al tam-
burino 24, al trombetta 24. AiticoloIX.
Dtl servizio. 45." il corpo de'coinuni do-
vrà servire in ciascun anno per 12 mesi
soltanto, ed a seconda della norma dei-
rannoi732ora confermala. Articolo X.
De' discessi per sei mesi. 46.° 11 capita-
no polrà mandare 3 nomini vicendevol-
mente a 6 mesi, per il viaggio di 6 mesi.
Se il corpo sarà composto di 200 uomi-
ni, allora ne potrà mandare 6.47-°tili
assenti preso il congedo per 6 mesi, se-
guiteranno a godere del loro soldo come
fossero in servizio, qual soldo però rice-
veranno quando avranno fallo ritorno al
loro corpo. AiticoloXJ. Della discipli-
na. 49-'^ Commettendo qualche delitto
grave o turpe i bassi ufiìzinli e i comuni,
ilcapilano avià la facollàdidiinetterlidal
corpo.5o.°Accadeiido tali dimissioni si fac-
cia un processo, con rapporto alla repub-
blica di Lucerna nelle annue relazioni.
5 1." 1 delitti più lievi si puniranno secon-
do la legge stabilita. 52." Se taluno dei
corpo sarà reo di delitto grave e crimi-
noso,dal che Iddio ci liberi, allora il con-
siglio mililare, il cjuale saia coniposlo del
capitano come presidente, del lenente e
sotlo-lenenle, degli nfliziali chiamali /jp/7.,
di 3 seniori tra gli ufliziali denominali ros-
.v/j giudicheià econdanncià a forma delle
leggi penali slabilile per le truppe poii-
lillcic. Articolo XII. 53." Niuiio liagli uf-
bziali e bassi ufiiziali 0 comuni [)0tiìi pren-
der moglie senza espresso permesso del ca-
pitano e di sua Santità. Il capitano pri-
ma di dare tale licenza si dovrà iniurma-
re per atti legilliini del luogo, della sles-
sa persona, e se questo tale clic vorrà preii-
a'-.o S \ I SVI
(lei nir^glicaviii sodilisHillo n tnlto le con- flMnia,ratae vali(l;i,epoi- nie77.n(k'flc pre-
di'/ioni picsciille nella sua pallia (iinpe- senti nostre lelleic di nostro pugno sot-
loccliè conviene sapere, die tutti gl'in- tosrriite e munite del nostro sigillo, le
dividui della guardia svizzera, rpiando vo- diamo di grato animo perpetua forza, va-
gliono aniniogliarsi debbono darne par- lidilà ed efficacia, e solennemente pro-
teallaloro icpub!)lica,col nome ili rpiel- mettiamo e confermiamo, che tanto noi
la clie vogliono sposare, che perciò di- che li romani l'onlcdci nostri successori,
vifiie svizzera , e per tale è riconosciu- saremo per conservarla perpeluamenle.
ta la prole; quindi debbono pagare al- Dato nel nostro palazzo Vaticano il gior-
la medesima repubblica scudi 120). 54-" no 18 ottobre! 824 e 11 del nostro poiitifl-
Se un nfìiziale o un basso nnizialeoco- cri\o.Leo>ìc PapaX II. Giulio Maria car-
imine si ammalasse, sarà curato o nella dinal delln Soinn'j^Ua segretario di slato.
caserma o nell'ospedale [ì\(ì Beiifralelli) La convenzione fu poi ratificata da Giu-
fi spese del palazzo apostolico, e seguile- seppe Carlo Amrliyu scultetlo, e da l'fyf-
ràa godere del suo stipendio, purché non fer di Heidegg cancelliere della repubbli-
sia detta malattia acquisifajmentre in fjuel ca di Lucerna. Nel voi. L,p. 2 58 descris-
raso si cura pure a spese pontifìcie, ma si il nuovo edifizio eretto da Leone XII
non ricevei ini soldo, meno che avesse mo- nel quartiere degli svizzeri del Valicano
glie e lìgli. 11 resto come al paragrafo 22. per l'abitazione del capitano, con due ch-
55. Quando taluno di quaiunr[ue grado sernieedormitorii perle guardie. UCap-
■veni«*se a morire, il capitano farà perve- paroni pubblicò in Roma nel 1827: /tor-
nile l'eredità che questi lascia a'Iegitlimi colta della Gerarchia ecclesiastica, colle
suoi eredi, per mezzo del governo della figure colorate e vestile di gala dell' uf-
di lui patria. 56." Le vedove e i pupilli fìziale della guardia svizzera, del sergente,
degli estinti saranno allidati alle cure e della guardia coli'alabarda, del tamburino
"vigilanza del capitano. 57." 11 soldo di eia epilTero. 11 Falaschi pubblicò in Macerata
.scun individuo di qualunquegrado si pa- nel 1828: La Gerarchia ecclesiastica e
ghcrà o in oro oin argento ellettivo sen- la famiglia ponti/ìcia,cou(is^ave colatale,
78 alcuna riduzione o aggio, meno quella tra le quali a p. i55 riporta coll'unifor-
conlemplalanel paragrafo 32, che si ver- me di gala quelle d'ulFiziale, del sergen-
seià r.eir erario a titolo di giubilazione, te, dello svizzero collo spadone, e dello
58." Se qualcuno disertasse dal corpo, il svizzero in basso uriforrae coU'alabarda.
capitano avi à il diiillo di farlo imprigio- Gregorio XVI fu benevolo colla guar-
iiare, sia entro la giurisdizione pontificia, dia svizzera, la quale siccome nel nume-
sia nel circondario di Lucerna. Infededi ro forno a diminuirsi nel 1829, sotto di
che, noi commissionalo dasuaSantilàper lui si compose del capitano comandante
Iraltarequest'airare, e governatori di Ln e di altri j uffiziali compreso il cappella-
cerna abbiamo sotloscritta la presente no, di 6 sergenti, di 6 caporali, d'un vice-
convenzione. L'alto fallo, e fra noireci- caporale, di due portiuari, di 4 tambu-
procamente comunicato, ec. Lucerna G rini,di 3 ordinanze, di toc alabardieri, de'
settembre 1 824. Carlo Pfrffer d' Allisho- medici e chirurghi tanto pel Vaticano,che
fin. Eduardo Pfyfjer d\4ltisliofen sena- pel Quirinale, ciascuno avendo i propri.
tore.GiiiseppeSLÌiuomacliersenalore.ìSux ÌN'elsuo pontificato la guardia svizzera,se-
pertanlo avendo letto, ed altentamenie condo un ruolo, costò al palazzo aposlo-
consideratala presenteconvenzione,elut- licoannui scudi i 'j,\')Xeh7Ì\.6o.\a questa
te e singole cose in essa contenute, abbia- sommasicomprendeilruolodegliesercen-
mo trovato essere il lutto conforme alla ti, de'pensionati egiubilati: legratifìcazio-
noslra volontà, e perciò l'abbiamo per ni stabili aglmlTiziali scrivano osegrctario,
S > l
e al giiitlicr; i metliri.irliinirglii, i medici-
nali; il vesli.'irio por gli nniziali cpe'cnimi-
ni; le spese per le 3 rliic-o degli svi7.7eii, per
la ninniilenzione de'Ielli. per Io spaio de
moi Inielli, e pe'Imni e fucco dccjuailie-
li. N<gli ai titoli Pio IX e Roma deplorai
la I ibellione de' i G novembre i <S jiS, nella
c|uale con inaudilo e orrendo esempio gli
audaci faziosi as«aliiono il paUizzo Qui-
rinale ove risiedeva il Papa, ferirono il
sei genie maggiore degli svizzeri e alcu-
ni di f|uesli,eda forsennati volendo con
esecrabile violenza penetrare nel palazzo,
posero fuoco alla porla dell'ultimo por-
tone verso le Quattro fontane. Allora per
dissipare gl'iniqui aggressori fu ordinalo
agli svizzeri di (ar fuoco addosso a'foriosi
ribelli, riuniti a dello portone, ed es>.i seb-
bene un pugno di gente in proporzio-
ne della D)oltitudine armata, cornggio'sa-
mente l'eseguì, li spai paglinrono e impe
dirono il compimento del pmvo loro di-
segno. Così fu evitalo un generale mas-
sacro nel palazzo apostolico, e si ebbe tem-
po n liallare per impedire una generale
cainifìcina. Ma nel dì seguente i faziosi
Tollero onninamente disormala e sciolta
In sempre fi dele e prode guardia svizze-
ra, prendendo la guardia nazicnale in cu-
stodia il palazzo, ove il Po|>a non trovan-
dosi piìi sicuro, evase nell' «)spitalissimo
regno di Napoli. INel seguente i 849 prò-
claaìata la repubblica, a por fine all'anar-
cbia i francesi marciarono su Roma evi
entrarono a'3 lugl o; indi poco dopo fu
ncosliluita la guardia svizzera, e poi ven-
ne aumenlala, trovan(io>i ora composta
come appresso. Capitano eomandanlc
provvisorio, e nominato dal Papa die re-
gna a' 3 settembre 1 S/iS, eav. Lefipoldo
jMeyer di Si baurnsre, cantone di Lucer-
na,col grado tli colonnello in rmea.yV//<»;j-
ff, cav. Giacomo Gebistoifili Lucerna col
grado di lenente colonni-llo in linea, pio-
mossovi da Gregorio XVI neh 835. Sot-
fo-tenente, cav. Nicola Liundler di Dini-
kon,canl()iie di Lucci na,Lol grado di mji.'^-
giore ui bnca, da Gregorio W 1 prouios
S V I 25r
sovi nel 1835. Cappellano, vc\^.' Fiorino
Dcdourlins ammesso nelcoiponel 1 829,
da GregorioX\ I di«Jiiaialocainerierese-
greto soprannumerario e confermalo dal
Papa regnante. Sc^r(lar'>o,v.av. Ales<ian-
dro Pfyrfer d'Aliisliofèn, cantone di Lu-
cerna, col gra<lo di capitano di t.' classe
in linea. Giiulice, cav. Pietro Herzog di
IMiinsler, cantone di Lucerna, col grado
dicapiinno in WnQn.Escnle, Augusto Pfyf-
fer d Allisliofen, cauloiic di Lueerna, col
gradodi i ."lenente in linea. Sergente mag-
giore, col grado di sotto-tenente in linea;
Sergenti 4 col grado di aiutanti .solto-uf-
fìziali in linea; Ca|)orali 7, col grado di
di sergenti maggiori in linea ; Poi linari
2, con grado di sergenti in linea; Tambu-
rini 2, col £;rado di sergenti in lint-a; A-
labardieri 1 3o. col erado di sergenti 111 li-
nea: in lutti 1 53 uomini. Ecco poi la te-
nuta degli ulìiziali della guardia svizzera
pontifìcia in servizio. Gran gala. Scollo
di tela ballista a cannelli; cf)llello di f-r-
10, armatura composta di petto, scliieiia
e braccia ei'iellata con arabescbi e dora-
ture, guarnita nel contorno di velluto di
colore amarante e fdellalo d'oro; ceutu-
rone pure <li velluto ainaianle filettalo
d'oro, con piccr)li bottoni simili e Ubbia
dorata; vestina di maglia di frro, in for-
ma di gonnella, con gallone e frangia d'o-
ro; calzoni corti e larghi a botta di vel-
luto amarante, con rose di velluto all'al-
lacciatura del ginoceliio con filetto d'oro
e bottone simile nel mezzo; calze di seta
amarante; scarpe arcollalc di pelle nera
lustra, con rosa di velluto nero e amaran-
te filettala d'oro con bottone simile nel
mezzo; spadone con impugnatura ad uso
antico, con fodero di vellulo amarante e
punlaled'otlone;e guanti di pelledi dan-
te. Cala. Elmo di suola guarnito d'oltn-
iie «loialo, ili mezzo al quale una stella
argentea con triregno doralo, pennacchio
di crino bianco, ad uso prussiano; unifor-
nie di panno rosso con collo chiuso tur-
chino senio e asole «l'uro, (\\\e botloniere
e rivoli) alle maniche turchino scuro con
c.T?. SVI SVI
i^nllniii d'oro e fìletlo ginlln, fnlde fileltate lisledi panno alternate gialle, rosse e tur-
f^iallccoiif^ranate d'oro; spalliiiecoii piai- cliiiiescure, e trina collo sleinnia delPap,!
to di metallo dorato e piovuti d'oro; pan- regnante; corazza di ferro; calzoni di pan-
taloni di panno turchino scuro con gal- nocortielarghial)otta,comeia tunica,con
Ione d'oro; centurone di pelle nera lustra; Iislesimili;calzedi pannogiallo e turchino
l'ascia bianca e gialla di seta e cotone con a lisle;soarpeaccollatedi pelle nera, guanti
due gran Hocchi; sciabola con impugna- di maglia bianchi; sciabola al fianco peu-
tura alla piemontese, e fodero d'acciaro dente dalla cintiua di pelle di dante, in
e dragona con fiocco d'oro; stivaletti di mezzo alla quale vi è una placca d'olto-
pelle nera lustra, e guanti di pelle gialla, ne colle cifre G. S. P. cioè guardia sviz-
Alezza gala. Il tutto come sopra, meno zera pontificia, e alabarda in mano, 6 de'
l'uniforaie, il quale è di panno turchino quali peròin alcunesolennità portauosub
scuro con collo rosso aperlOjCon asole d'o- le spalle gli spadoni. Grt/<7. Elmo di suola
ro, due botlonieie, maniche con gallou- come gli uHlziali con pennacchio di crino
cini d'oio e filetto giallo, falde con gra- bianco, scollo di mussolino a cannelli,
nate. Temila giornaliera. Unif.irme di guanti bianchì di maglia, e piccole spal-
pannoturchino scuro, ehnosenza pennac- line turchine scuree gialle: il resto come
chio, e pantaloni con fascia rossa: il re- sopra, tranne la corazza. Tenuta giorna-
sto come sopra. Il capitano, il tenente e il liera. Elmo senza pennacchio, ed il resto
sotto-tenente usano il medesimo vestiario come sopra, eccettualo lo scollo. Tambu-
con)e quello degli altri ulliziaii; soltanto rini. Gala. Elmo con pennacchio di cri-
si distinguono dalle s[)alline, le (piali so- no bianco, tunica di panno amarante fi-
no: il capitano da colonnello, il tenente da letlatadi trina bianca; calzoni corti elar-
lenenle-colonnello, e il sotto-tenente da ghi a botta del medesimo colore, con tri-
maggiore. Gli altri ulliziaii poi godendo! ne bianche, calze pure amaranti, spalline
distintivi de'capitani, ne usano lespalli- bianche, scarpe nere accollate, e sciabola
ne. Tulli i nominati, come notai, non a- al fianco pendente dal centurone di pan-
<loperanospalline nella gran gala. A Spe- no amarante con trina bianca. Tenuta,
RONE dissi come e quando il capitano usa giornaliera. Elmo senza pennacchio, ed il
gli speroni. Tenuta de'sergenli, caporali e restocomesopra,adeccezionedelloscólIo.
alabardieri. Sergenti. Tenuta giornaliera . Essendo l'alabarda l'arma più usata dal-
Elmosimile a quello degli ufiiziali, tunica la guardia svizzera, dirò con Plinio che
«li panno nero trinata bianca, calzoni COI ti si vuole inventata da Penlesilea valoro-
e lai ghi a botta di panno amarante con li- sa regina delle amazzoni : abbiamo di Jo.
.ste del medesimo colore, come lo sono le li\<i\ov^\\\\,Dehastis veterani, kxn'nieXoàiì-
calze; centurone di pelle nera, e sciabola mii757.Questoèildecoroso vesliariodel-
con impugnatura antica;scarpedi pelle ne- la guardia svizzera, nel suo complesso an-
ra accollate, con orecchiozze simili. Gala, tico e nazionale, veramente nobile e digui-
lilmo come gli ulliziaii con pennacchio di toso, che convenientemente corrisponde
crino bianco, e scollo di mussolino a can« alla magnificenza imponente delle sagre
nelli: il resto come sopra. G/'rt« i,'rt!/«. EU funzioni cui assiste e celebra il sommo
me di ferro con pennacchio di crino ros- Pontefice, circondato dalla gerarchia ce-
so, tunica di panno nero filetlata di trina clesiastica, e da un corteggio splendido e
rossa, con sopra la corazza di ferro liscia: mislodi sacerdotale e di regio; laonde ben
il resto come sopra. I sergenti portano Sem- meritava particolare descrizione, e come
pie il bastone. Alabardieri. Grangaia.YA- feci delle altre guardie At Palazzi Apo-
ino di ferro con pennacchio di crino rosso; stolici [P^.). La Bandiera della guardia
scollo di mussolino a cannelli; tunica con svizzera si forma di 3 colorì, turchinoscu*
S V I
ro, rosico e giallo, com'è il vnsliaiio degli
aliibiirclicri. In mezzo ili nnibe le pnrii vie
lo stemma tic! l'apn che regiiM,e sotto è
pure ripetuto quello gentilizio del capita-
no eziandio pro-tempore. L'asta è rossa,
e nell'estremità havvi la punta d'una lan-
cia con fiocchi d'oro. Questa bandiera nel-
le festesolenni e in occasione delle Itnizio-
iii s'inalbera Inori de'due quartieri, e in
aicime circostanze più solenni, se il Pa-
pa abita al Quirinale, si eleva sul ricor-
dalo torrione o baluardo. Ora riporterò
la serie de'capitani della guardia svizze-
ra pontificia, clie sempre dev'essere un
nobile di Lucerna, e terrò presente (piella
ancora che pubblicò May, nAV Hisloire
niilitaire de laSuisse,\. B,p. 52ge seg. Il
j. "capitano fu Gaspare de Silenen^aivì-
zio di Lucerna, del cantone di Uri, secon-
do ìNIay, figlio d'Albino che assai si distin-
se nella guerra contro il duca di Borgo-
gna, e nipote di Jost devSileneu vescovo
di Sion e di Grenoble. Gaspare fu uno
de'capi delle schiere svizzere che nel 1 494
marciarono al conquisto del regno di jNa-
poli, con Carlo Vili re di Francia, e va-
lorosamente combattè alia battaglia di
Fornovo nel ducato di Parma, contro le
milizie collegale di Alessandro VI, de' ve-
neti e de'milanesi,che volevano dispula-
re al re il ritorno in Francia. Indi con-
ilusse in Roma nel i5o 5 al servizio di Giu-
lio 1 1 una compagnia di svizzeri, quale lo-
ro capitano e colonnello. Si recò in diver-
si cantoni svizzeri per negoziare in nome
di Giulio II, e del successore Leone X, e
neli5i7 per questi fece la leva di 3ooo
svizzeri, e nel medesimo anno alla loro
tesla pugnò alla battaglia di lumini, con-
troil ribelle duca d'Urbino, e vi restò uc-
ciso. Il 2." capitano fu Marco Roysl o
Roiist d'i Zurigo e figlio di quel borgoma-
stro Enrico; servi la patria in diverse am-
bascerie, comballè da prode a Grandson,
e a IMorat, ove (u lallo cavaliere. Diven-
ne quindi borgomastro e senatore di Zu-
rigo, si distinse in guerra e nella diplo-
mazia, fece prodigi di valoie nel i5i 5 con
VOI. i.x\n,
S V [ 1)3
4oooznrigani alla battaglia di Marigna-
no in favore del tinca di Milano. Leone X
conoscendone la reputazione e i suoi me-
riti, per morte del precedente nella I 7 gli
olili il comando della guardia svizzera ,
permettendogli che disimpegnasse prima
un incarico di sua patria, fiacendosi sup-
plire dal figlio Gaspare capitano colon-
nello. Nel gennafo 1 5 1 8 si porlo in Ilenia
ad assumere il comando, e vi restò sint>
alla morte di Leone X, avvenuta ili. "di-
cembre 1 52 I ; ritornò a Zurigo e morì nel
I 524.GIÌ successe il figlio Gaspare llotct
già suo luogotenente, e servì ue'[)onlin-
cali d' Adriano VI e Clemente VII ((ual
capitano colonnello. Espugnata Roma a'
6 maggio i 527 dal furioso esercito di Car-
lo V, fu massacrato colla sua guardia e
famiglia, e gli altri svizzeri assoldati, do-
po la più eroica resistenza, nell'atrio di
S.Pietro chea veano barricato, da'fmtac-
cini alemanni, de'quali però ne restarono
uccisi 800. 1 cantoni svizzeri per questa
sciagura e comechè divisi per le guerre
religiose, lasciarono passare 2 i anni pri-
ma di ripristinare la guardia del Papa. Suo
capitano fu Jodoco de 3Ieggen di Lucer-
na, profonilamente versato nelle lingue e-
braica, greca, Ialina, francese, italiana,spa-
gnuola e schiavona ; fece un viaggio nel
I J124 in Turchia, Palestina e Persia, e
nel suo ritorno a Lucerna amministrò i
baliaggi di Weggis, di Cadeu, di AVilli-
sau. Avendo Paolo III convenuto co'can-
loni cattolici il ristabilimento della nuo-
va guardia svizzera pontificia nel 1 548, di
200 uomini, con convenzione falla a Lu-
cerna a' IO aprile, co' medesimi privilegi
e immunità che gli svizzeri godevano iti
Francia; indi fuscello a capitano colon-
nello della medesima Jodoco, e condusse
la sua truppa in Roma nel settembre. Nel
1549 a' IO novembre morì Paolo IH, ed
avendo poi i Colonna ripreso Palianoe
altri loro luoghi, perduti per la loro ri-
bellione,essendovi gravi timori in Roma,
fu a/lldala la custodia del Valicano, ove
si adunò il Conclave, a Nicolò Orsini con
I I
i54 SVI
.Too soldati, oltre gli svÌ77eri. Jodoco <ic\\\
reIcKo (>iulio 111, che ottenne da'cantoni
due nuove compagnie di i "zo svizzeri l'u-
na, destinandole jie'cardinaji legali di Ra-
venna con Tannar d'Uri per capitano, e
di Bologna con Pellegrino de Heroldin-
guen pure d'Uri per capitano, colla me-
desima capitolazione della guardia pipa-
le. Quanto a Bologna, l'erudilissimo Gae-
tano Giordani pare che anticipi l'intro-
duzione della guardia svizzera legalizia
in tale città, poiché narra a p. 58 del-
l'opuscolo: Pitture (Iella sala Farnese
in Bologna, dicendo della sala degli sviz-
zeri del palazzo governativo, che Paolo
Ili avendo conferita la legazione di Bo-
logna al cardinal Gaspare Contarini ve-
neto e vescovo di Belluno, gli commise
d'assoldare una bella compagnia di sol-
dati svizzeri, per guardia del palazzo e
della sua persona; laonde nel iS^i fu-
rono essi svizzeri la i . ' volta introdotti ed
acquartierati nello slesso palazzo, e ve-
stili alla divisa del Papa. Di più aggiun-
ge, che il cardinal /I/oro»; essendo lega-
to segnò i capitoli della condotta degli
svizzeri venuti al soldo in Bologna col
capitano loro Ettore Bcrolinger, nobile
cattolico delcantoned'Uri. Anche il car-
dinal Girolamo Farnese (nella sua bio-
grafia riportai l'errata data da Cardel-
Iai64f), mentre Urbano Vili mori nel
1644} ed allora non mi accorsi dell'a-
nacronismo, come non se ne avvide il lo-
dato e diligenlissimo Giordani, che a p.
24 ripetè l'abbaglio del dolio Cardella),
quando sotto il pontificato d' Urbano
Vili era nunzio di Svizzera e nel paese
de'Grigioni, fece leva di soldatesche sviz-
zere per servigio della s. Sede. Gli sviz-
zeri del cardinal legato di Bologna ave-
vano r abitazione nel pubblico palazzo
in tante camere separale, e stanziavano in
corpo di guardia nella sumnientovata sa-
la. Inoltre Jodoco continuò in Roma a ser-
vire Marcello II e Paolo IV, al cui tempo
mor"i di ^ i anni, e fu sepolto nella chiesa
di s.MariadellaPietà in Camposanto pics-
S V I
so il Vaticano, della quale riparlerò in fi-
ne, con qiusta iscrizione the leggo nell'Ai-
veri, Roma in ogni slato t. 2,p. 216. lodo-
CHS a Mcggen senator Lucernas eques
auratus, capilaneus hehetionim a sacra
custodia S. D. N. Panli IF Pont. Max.
hoc sepnlchruni sihi ac suis adirne vivens
f.f. Roniac viii die octobris annoi '^5'j.
Paolo IV nel I 558 o nel i '')^i^ gli sostìtm
per capitano colonnello il cav. Gaspare
de Silenen o Sylenen figlio minore del i ."
capitano della guardia svizzera pontificia,
e luogotenente di essa del predecessore nel
1548; stipulò con Pio IV i capitoli della
convenzione che liporlai di sopra, e mo-
rì nel I 564 ^ nel i o&d. Ne fu successore
Jodoco Segesser de Baldegg di Lucerna,
già alfiere della guardia nel i 548, luogo-
tenente 0 tenente neh 55c). Ottenne la ca-
rica di gran coppiere del vescovo di Co-
stanza, che poi rese ereditaria nella sua
famiglia. Servì s. Pio V, Gregorio XIII
e Sisto V, il quale l'inviò a'canfoni cat-
tolici nel I 587, e fece stampare nel 1 5'^C)
in Dillenbourg i Viaggi del suo avo ma-
terno Jodoco de Meggen già lodalo, e al
dire di Maj' tornò in Roma nel 1590 e
morì nel 1593, dopo essere stato capila
no anche di Urbano VII, Gregorio XIV,
Innocenzo IX e Clemente VIII.L'Alveri
a p. 226 riporta le seguenti iscrizioni de'
suoi congiunti,e poste in s. Maria della Pie-
tà in Camposanto, ove fu probabilmente
tumulato, nella sepoltura da lui costrui-
ta per se e suoi. D. O. HI. Jodocus Se-
gisscr eques anratus cii'is lucernensis et
pedeslris helveliorum ciislodiae Pontifi-
cis praeftclus hunc locum ut ipse suiqtte
vita f aneti in eo deponerentur elegit et
huiuscemodi inscriptione insignivit queni
primo fiUus eius charissimus Michael
Pius primo mense anni lertii suae aela-
tis occupavit tertio die septem!>risì56^.
D. O. Ì\J. Nohilispudicae castaeqiie ma-
tronae ^nnae Sematler de Sedano 111!'
et Rev." quondam Card.Sedununen{Scke\-
ner) pronepoti quae unico reiiclo fiLolo
Slephano Alexandro hiciuxta pliuni al-
S V I
Unitn MicìiaelcmPiiim Scgh'icr^cl fiìiam
ìt larga rilam anno superiori proxinit la-
pso niensis die atq. bora eadeni definì
etani sepidtn esl strcnnus ac nohilis cffiies
nuratiis Todocìis Scgisser S. D. N. Vii 1
Pont. Max. heh'elinnini rn^todiae prne-
fectni.rivis ala. con<:iHaruisTAicernensis ,
et l'oniftgalis anioris ostendendi causa et
Vìcnioria ipsius colendae plurimis ctini
lacriniis po^iiit. Dolore parlus nntnrae
debituni sohit atq. e vita inigrai'it die s\r
ini. annoi '^j i. Afrae Fleelienstein pie.
tntis ac generis nohilllafc clarae uxori
charissiniae moestus posuilconiux lodo-
rnsSegisseru.^ helvetìus senntorLucernen-
sis rniies auratus et custodiae helvetine
S. D. N. Sixli V capilaneus. Dolore par-
lus ohiìt an. sai. t ^CjO die xx mensis rnar-
lii. Col c.'ipitano Segcsser fd tenente il li-
coidato in questa iscrizione, eretta in det-
to luogo. Donec optata venianl. HierO'
nimus de Herlenslcin miles niilitiae ss.
Afaurilii et Lazari, senalor Lucernensis^
Tice-Capilaneus custodiae helvetior. S.
D. N. Gregorii XI li liane septdluraniin
vienioriam primogenito suo fi Ho Ludo-
vico, paterno amore adornar! iusslf ae-
talis suae annor. i innocentiani soh'it 5
idnsiannar.an. i 5So. Clemente Vili di-
cliiai ò nel i TrjS capitano il figlio del de-
funto, Stefano Alessandro Segesser, già
alfiere della guardia nel 1^70, luogote-
nente o tenente nel r 582, avendo ottenu-
to la sopravvivenza al padre nel i 087,00-
de nella sua assenza da Roma ne fece le
veci: l'Alvori a p. 22 > riporta la lapide
eretta nella delta chiesa alla defunta mo-
glie Caterina Sonneberg nobile di Lucer-
na ; e quella del cav. gerosolimitano Gio.
Giacomo Segesser.ServiSlefano pureLeo-
ne XI, Paolo V, Gregorio XV e Urba-
no Vili, morendo cavaliere dello speron
d' oro nel iGic). Urbano Vili in questo
nominò capitano Nicola de Fleckenstein
di Lucerna,airRMedella guardia nel I "tS'?,
tenente nel 1 'qS, moiì nel 1 G40. Lo sles-
so Papa in detto anno gli surrogò per ca-
pitano Jodoco Fleckenstein fratcllu mi-
SVI i5*i
norc dui precedente, stato ollìere delti
guardia nel iGiG, tenente neh 620). Nel
medesimo I n.'jo fueletloavoyerdi Lucer-
na sua patria, c(i ottenne da Urbano Vili
il permesso di recarvisi, ficendosi rappre-
sentare dal tenente; ma siccome avea uu
singolare di voto affetto pel Papa e ne go-
deva il pieno favore, nel i G j3 rassegnò la
carica patria, si lestilu'i in Pvoma a ripren-
dere il comando degli svizzeri, e dopoa-
ver servito anche Innocenzo X morì nel
iG')2 e fu sepolto nella suddetta chiesa
di s. Maria della Pietà, con questa lapide
che ricavo dall'Alveri. D. O. HI. Ilicia
cent ossa nobili viri Todoci Fleckenstein
Lìicernen. equU. anral.fuit ab Urbano
I fifpracfvciu s cu ^todiac Iwh'clicae no-
mìnalus , ab Innocentio X Pont. Max.
confirniatus , a Scnatu populnq . Luccr-
nen. Rcipiib. suae praclura donaliis, e-
git praeclare Pontificìs custodcni Rei-
pub, praelorem militum ducem cgeno-
runi patreni aniniae suae curatorcm hir
scppcliri K'oluit. An. aclatis suae G^,dfr
7.6 /unii i652. In questo Innocenzo X
scelse per capitano Gin^'anni Rodolfo
PfyfFer d'Altishofen nobile di Lucerna,
figlio minore del celebre Luigi avoyer
della medesima, che lodai all' articolo
SvizzER \, descrivendone le principali ge-
sta che lo resero famigerato. Questa il-
lustre e antica patrizia famiglia di Lu-
cerna, che vanta un copioso numero di
uomini distinti, ed i seguenti benemeriti
capitani della guardia svizzera pontificia,
tuttora fiorisce in Lucerna e in Roma
ove da Rodolfo in poi si stabilì un ramo
della famiglia. Dappoiché i Pfyrter si di-
visero in tre rami, de' signori cioè del ca-
stello d'Altishofen, che formò due linee,
una esistente inlyucerna, l'allia in Roma
de'capitani e ufTiziali della guardia sviz-
zera; de'signori del castello di Wyher; e
de' signori del castello d' Heidegg, tulli
luoghi del cantone di Lucerna. Ciiovan-
ni Ilodolfo era stalo fatto alfiere della
guardia nel 1029, tenente nel 16^0,6 al-
lora prese il comando quando partì il pre-
1 56 SVI
ilecessoie, e lo funse sino al (jclto rilor-
no. Seiv'i Ujliano Vili, Innocenzo X e
Alessandro \ II; mori ueìiG'j'j, e fu se-
pollo nella siiddescrilta chiesa di s. Pel-
lej>iino del cimilcrio degli svizzeri, con
quelle onorifiche la[)idi che riprodussi;
quindi in (ale chiesa i suoi discendenti vi
costiuirono la sepoltura gentilizia in for-
ma di camera mortuaria e tuttora esi-
stente. Alessandro VII neliGSy gli sosti-
tuì il fratello Luigi Fjy/J'cr d'Altishofeo,
alfiere delia guardia svizzera nel i64o,
lenente nel 1 652 : Clemente IX nel 1 660
ottenne dal cantone di Zug una compa-
gnia di svizzeri pel cardinal legato di Fer-
rara, sotto il comando del capitano Ga-
spare de Erandenberg di Zug, oltre un
tenente, due sergenti, due caporali, due
tamburini, un pillerò, 4o alabardieri, io
tutti 5o uomini, e co'n)edesimi privile-
gi delia guardia papale. Nel medesimo an-
no gli svizzeri di Roma furono ridotti a
120, e quelli de'Iegati di Ravenna e Bo-
logna a 5o per corpo, dopo la qual epo-
ca il cantane di Uri somministrò ad essi
gli svizzeri. In Roma il capitano Luigi
Pfyfler continuò nell'uffizio ne' pontiii-
cati di Clemente IX, Clemente X, Inno-
cenzo XI e Alessandro Vili, morendo nel
1686. Questo ultimo Papa nel 1691, o
Innocenzo XI nel 1676 come vuole Alay,
noDi\nucap\lanoFrcinresroP/] fjcr d'Al-
lisholen, il quale era stalo destinato al-
fiere nel 1657, sotlo-lenentenel i 660 alla
creazione di questa carica, e tenente nel
1670: cessò di vivere neli6g6. Gli suc-
cesse Giovanni Gaspare lìJfycr de Cal-
degg di Lucerna, alfiere nel 1660, sotto-
tenente nel 1670, lenente nel 1686. Con
permesso d'Innocenzo XI nel iG8q si re-
cò in Isvizzera a far leva ne'canloni cat-
tolici d'un reggimento di 24<^o uomini,
per servizio di Carlo 11 re di Spagna, in
cui si recò conservando il giado di lenen-
te della guardia svizzera pontifìcia. Dice
May, che quantunque assente, Alessan-
dro VIII gli confeii la carica di capitano
colonnello, e che avendo nel J698 ri-
S V I
formalo il suo reggiu'.ento a Rarcellona,
ritornò in Roma a riprendere il coman-
do delia guardia. Clemente XI nel 1700
lo conièrmò,elerminòdi vi vere nel 17 12.
In lai anno Clemente XI dichiarò capi-
tano Giovanni Corrado P/)/ì ci tV A\iìs-
hofen di Lucerna, già alfiere nel 1670,
sotto-lenenle neh 686, lenente nel 1696,
funzionando sino al 1698 come capitano
pel Meyer. Leggo negli v4cla Canoniza-
lionis Sanctoruni di Chiapponi e falla da
Cletnente XI neh 7 12, che mg.' Cassina
prefetto delle ceremonie pontificie per la
funzione prese i debili concerti anche eoa
(I. JoannesCorradus Pfylìcr de ylltisho-
fcn diix custodiae niililiun Jieh'etioì'iim,
e poi gli mandò quest'invito," lllustrissi-
mus Dominus JoannesCorradus PfyfTer
de Altishofen capilaneus custodiae hel-
vetiorum Sanctissimi praecipiat sui bom-
bardariis, ut die dominica 22 currentis
mensis mail festo ss. Trinilalis circa ho-
rami3, ubi primum audierint lympano-
rum pulsum, ac buccinarum clangoretn,
omnia raortarioIa,elbombardas,quaeha-
beut io platea Vaticana, consueto more
displodant. Insuper mandenl,ut praedi-
cta die summo mane omnessui militesfer-
reis indumentisarmali, partim januasla-
teralesbasilicae, partim lignea sepia, can-
celiulosque thealri custodiant, quos pror-
rus imperio Excellentissimi d. ducis De
Comilibus Rlagistri s. Hospilii dimiltat,
partim denique Sanctissimoad basilicam
procedenti de more inserviant." Notai al-
l'articolo Cavalieri, che quando il Papa
solennemente insigniva della milizia au-
rata gli aoibasciatoii veneti, a questi po-
nevano gli spcìoni d'oro di squisito lavo-
ro i capitani de' cavalleggieri, e in loro
mancanza quello degli svizzeri, come fece
il capitano Gio. Corrado coll'ambascia-
tore Cornaro, quando neh 722 lo decorò
Innocenzo XIII. Nel trasporlo io lettiga
del cadavere di questo Papa, dal Quiri-
nale al Valicano, essendo indisposto il
capitano, l'accompagnò e precede il te-
uenle Luigi Francesco Pfyller d'Allisho-
S V I
feti a cavallo, cogli svizzeri vcslillcon ar-
niitlmn ili ferro e alabarde, sej^iientlo la
lettiga tutti gli altri svizzeri coli' alabar-
de, portando uno di essi nel mezzo la ban-
diera avvolta in mezzo all'asta. Si ripor-
ta (lai M.°i5^T del Diario di lìonui del
17?. 7.» Essendo da questa passato all'al-
tra vita, in età di 7Ganni, il sig.'Gio. Cor-
rado Pfylfer d'Altisbofen capitano della
guardia svizzera di N. S. Benedetto Xilf,
dopo essere stato martedì esposto sopra
alto letto con 20 torcia intorno, vestito
colla sua nobile armatura d'acciaro, con
ispada nuda,bastone di comando (del qua-
le,come foirnato e ceremoniale della con-
segna al tenente, parlai a Bagolo) e scu-
do a'piedi sopra il medesimo letto, nella
cbiesa del loro quartiere, dedicata a' ss.
Rhutino e Sebastiano, gli venne cantata
solenne messa, coll'assistenza di tutti gli
ulliziali della slessa guardia, recitandovi
dopo la medesima l'orazione funebre in
lingua tedesca il rev. p. fr. Massimiliano
minore cappuccino. Terminate l'esequie
delia mattina, il giorno verso l'orerà pre-
cedendo due svizzeri colle alabarde rivol-
tate, seguendo e assai numerosa la ven.
arciconfralernita delle sagre Stimmate,
la croce parroccbiale di s. l^ietro (ora è
il Sitgrista il parroco de'palazzi aposto-
lici, e nella chiesa degli svizzeri del Qui-
rinale vi ù il batlisterio) in mezzo a due
torcie, i, religiosi minori osservanti di s.
Francesco, i carmelitani, i sacerdoti e par-
roco di s. Pietro, ed il cappellano della stes-
sa guardia svizzera, e dopo di essi un pag-
gio vestito in abito di scorruccio all'antica,
con iscudo al braccio e picca rivoltata al-
l'ingiìi nella raanodestra;veniva indi por-
talo in nobile cataletto da 4 soldati sviz-
zeri il detto cadavere, accompagnato ne'
lati da 4 ^"<^ lancie spezzate in abiti lu-
gubri, e circondalo da 38 torcie, cbe so-
stenevano i confratelli delle sagre Sliin-
male, e seguendo a piedi con corona in
mano e candela accesa, vestito di abito
lungo di scorruccio,il sig/can.''CarloMar-
liuo Pfylfor di lui pronipote, cbe si tru-
SVI 1.57
va va presente in Romajedopo essoii sig."^
fr. Oio. Francesco Lodovico rfyller d'Al-
li,sliolt;n,cavalieregerosolimitanoe tenen-
te di detta guardia svizzera, in abito nero
di città, appresso il quale veniva la ban-
diera rivoltata anch'essa e involta iu velo
nero, portata dal cancelliere in assenza
dell'alfiere, in mezzo a due ulliziali d'abi-
to rosso con alabarde; indi seguivano 4
ulliziali primari in abito nero ila città, e
poi due sergenti e due chirurghi, e final-
mente i tamburi e pifferi scordati, con so-
pravi l'armedel defunto capitano, seguen-
do tulli li soldati svizzeri inonlinanza col-
le loro alabarde a rovescio, venne accom-
pagnato detto cadavere dalla sopranno-
minata chiesa de'ss. Martino e Sebastia-
no, all'altra loro chiesa di s. Pellegrino
in Borgo, ed ivi dopo l'ulFizio e altre so-
lite preci e formalità, fu sepolto in una
fossa a tal eft'eito di già preparata iu ter-
ra, vestito dell'abito delle sagre Stimma-
te. Dopo di che depostisi dal suddetto sig/
tenente l'abito nero da città, e dalle lancie
spezzale e paggio gli abiti lugubri, e tolte
le bande nere a'tamburi e pifferi, portan-
dosi dal sopraddetto paggio il bastone di
comando e scudo,e la picca ilal sopraddet-
to sig.' tenente reggente,da cui erano stali
presi questi (uilitari arnesi dopo l'esequie,
lornò la detta guardia svizzera per l'istes-
sa strada al suo (juartiere, nella medesima
ordinanza con bandiera spiegata alla me-
la di detta compagnia, portala dal soprad-
detto cancelliere, accompagnata a'iati da'
sopraddetti ufficiali d'abito rosso,con tam-
buro battente appi esso." Benedetto Xllt
elevò nello slesso I 727al capitanato il sud-
detto fr. Francesco fAiigi PJy/fcr d' \l-
tishofen, già nel 1716 alfiere della guar-
dia,ricevuto cavaliere di Malta nel i 7 1 7,
sottotenente nel 1 720, fece la professione
religiosa in dell'ordine nel 1 722, tenente
nel I '^24, commendatore gerosolimilauo
di Wurzbourg neli7|2, rassegnò il co-
mando della guardia svizzera neh 75 J,
dopo aver servito anche Clemente XII e
Beucdello XIV; indi ueli 7 jbbah egran-
i58 SVI
croce tlcir ortliue di Multa, cuorlo nel
1772. Bciicdello XIV nel 1 754 g'' sosli-
lunlcuj^iiio./o/^A't o /^//t-'' il'Altihhofi II,
alfìeie nel I 7J0, sullo lenuulc nel 1738,
tcneulc nel 1744- Visse pure iic'puulid-
t,ali di Clemente Xlll, Clemente XIV e
l'io VI, morendo nel 1 785. In questo Pio
VI nominò capitano [aiÌì:;} Pfyjfer d'Al-
lisliofeiijCome i piecedenli di Lucerna, e
i]iiaiido il l'apa creò cavaliere aurato il
veneto aLubasciatoreDcjiià, il capitano yli
pose i speronid'oru.Si trovò nell'invasio-
ne de' repubblicani francesi dello stalo
poulificiu,eneli 798 alla detronizzazione
e prif^ioma di Pio VI. Disarmala e sciolta
ijulndi la guardia svizzera, come indicai
di sopra, il capitano e il suo corpo ripa-
uiarono. Pio VII nel 1801 creò capita-
no jlcav. Callo Pfyjìcr d'AIlisliolendi
Lucerna, che ricostituì la guardia sviz-
zera due volte, nel modo che narrai, cioè
in detto auno,e nel 1 8 1 4 dopo essere stata
disarmata e sciolta nel i8ot) nel rapi-
mento di Pio VII operalo dagl'imperiali
francesi. Tanto allora, quanto ne'succes-
sivi pontificati di Leone XII, Pio Vili e
Gregorio XVI, die solenni prove d' in-
teoierata fede, trovandosi ne' primi del
1 83 iquaudoTioma era minacciata da po-
chi ribcUidi so vversione,e d'ordine di Leo-
ne XII concluse col suo cantone di Lu-
cerna la convenzione che riportai e tut-
tora in vigore.Mor'i a'i3 novembre i834>
e fu sepolto nella tomba gentilizia in s.
Pellegrino. GregorioXVI nello stesso an-
no fece capitano il di lui figlio sunnomi-
nato y1irtr^///oPy^) //t'/d'Altibhofen di Lu-
cerna, cavaliere dell'ordine de'ss. Mauri-
zio e Lazzaro, ch'era divenuto lenente ef-
letli vo della guardia nel 1 83 1 ,essendosta-
lo pure sollo-leueote come rilevo dalle
i^'u^/r/(v///iow</. Avendo contribuì lo alla
formazione e disciplina de'belli reggitnen-
ti svizzeri presi al servizio della s. Sede
da Gregorio XVI, questi lo decorò del-
l'insegne e grado di commendatore del-
l'ordine di s. Gregorio I da lui isliluito.
Nell'ai licolo C AMEraiiUi del P af a parlai
S V I
de! capitano della guardia svizzera ponli-
ilciu, Priwftclus cohors ijincloriufivriua
cnslodiae pcdcalris kch'cliornin, e del
lenente e del sotlo-tenenle; perdio sta-
bilmente il capitano viene considerato ca-
meriere segreto laico, e sino e inclusive
al capitano cav. Carlo Pfyller vestiva l'a-
bito nero di cdlìide'ca/ncrieridispadu
e cajìiui (come da ultimo varialo e di che
si compone, lo descrissi a Spada), e cou
esso incedeva nella carrozza palatina coi
Jorli'i-e ma^i^iorc e cav itile rizzo inay;a;io-
ic (da quest'ultimo invitato per gentilez-
za e non per diritto), che precede il ire-
ìio e la carrozza del Papa quando si re-
ca per la città , dappoiché prima di Pio
VII, come gli altri, il capitano in Roma
dappertutto accompagnava il Papa a ca-
vallo, il quale lo somministrava il palaz-
zo apostolico; che egualmente il lenente
e sotto-tenente appartengono al ceto dei
camerieri d'oiioic di spada e cappa, e
perciò vestirono anch'essi sino e inclusive
a' primordi del pontificato di Gregorio
XVI l'abito nero di città quasi come i
ujedesimi camerieri, però senza gonnella,
con braghe larghe o calzoni a botta, fer-
mati al ginocchio nella legatura con ro-
setleo nastri di fettuccia, e così il capita-
no: però nelle solennità vestivano l'abi-
to di corazza; ed avendo cjuesti luogo nel-
l'anticamera segreta del palazzo aposto-
lico, il tenente e sotto-tenente l'hanno iii
quella che la precede ossia de'camerieri
d'onore nominali; gli altri ufUziali della
guardia svizzera, segretario, giudice^ ed
esente (così detto, come (juelli delle guar-
die nobili, per non avere particolari in-
gerenze nel corpo, ma il solo servizio mi-
litare), sino a detto tempo anch'essi ve-
stirono l'abito nero di città, avendo luo-
go nelle pontificie anticamere delle ^^'^«/z/'-
die nobili e de bussolanti. 11 capitano, le-
uenle, sotto-lenente, segretario, giudice,
ed esente intervengono nelle stanze pa-
pali, il I." ne'solenni ricevimenti e nelle
principali funzioni, gli allri per turno di
bctlimaua uno di loro vi si reca iu del-
S V I
te circostanze, e in tempo dell'orilinarie
udienze della maltiiui. Tutti i iioaiinati
appartenguno alla Cumrra sci^rtta (l- .)
e alla F(i//ti}^lìci pontifìcia (nel quale ar-
tìcolo riportai notizie che li riguardano
in uno alla guardia) del ceto nubile , il
die fu riconosciuto sutto Gregorio XVI,
dal cardinal camerlengo Giustiniani e dal
maggiordomo Pallavicini, tjuaudo all'at-
tuale suUo-lenente, come padre di I 2 fi-
gli, furono accorciati annui scudi loo in
compenso dell'esenzione da' dazi, come
praticasi col ceto nobile, gli altri riceven-
done Go. Come famigliari ponlilìcii, i me-
desimi nelle comunioni annuali la rice-
vono dal Papa o dal ììia^giordonioj'xri-
tervengono alcuni di loro a' funcriili di
(jue'famigliari pontificii clie godono l'o-
nore dell'intervento ad essi della camera
segreta; ricevono dal maestro di ea/ne-
ru IO medaglie d'argento, e 5 ne dà il
//itiiiij;iordo/no ai sergenti, sia pel posses-
so, sia per la festa de'ss. Pietro e Paolo.
Sino a Pio VII il capitano riceveva an-
che una medaglia d'oro, e dall'archivio
de'palazzi apostolici rilevai che Denedet-
lo XIV la concusse pure al lenente e al-
raillere, che ne iecero istanza. I noi tre par-
tecipano ilella diblribuziune delle cande-
le, palme e. '/i,^//»\ Dei benedetti. Nell'ar-
ticolo Cappelle pontificie, dichiarai an-
cora tutto quanto riguarda il capitano,
gli udìziali e la guardia svizzera nell' as-
sistenza che vi prestano, inclusivamenle
alle lìroce.sMoiii e funzioni straordinarie.
Nelle solennità (|uando il Papa incede in
SediuGestaloria o m\ talamo per Ia/;/-c»-
ces sione del Corpus Domini, preceduto
dal capitano e altri ulllziali, l'accompagna-
no lalerahnenle i più alti G svizzeri, che
sulle spaile sostengono altrettanti grandi
spadoni stoderati, due de'quali licmiio la
lama serpeggiante, rappresentando essi i
cantoni svizzeri cattolici, come i|uelli che
sempre si segnalarono nella difesa della
s. Sede, per cui iurono (.licluarali da'l'a-
pi Dijensori delLi liherUc c^elcMii'>lu-a,
come osserva iluuu^io Scolli acU/A/vc-
S V I i59
tia profana; per cui gli spadoni prima
furono anche 8, e oell'armeria ve n'è al-
tro inservibile. Questi spalloni furono a-
doperali nella memorabile battaglia di
Morgarten,che ricordai a Svizzera, e n'è
prova l'iscrizioneincisa sui medesimi. An-
tico è r uso che gli svizzeri accompagni-
no il Papa in sedia gestatoria, cogli spa-
doni sfoderati sulle s[)alle e l'alabarde,
allermaudolo il citato Lunadoro nel de-
scrivere la coronazione d'InnoceuzoX uel
iG44- Il Cancellieri pure nelle sue ope-
re riferisce, che i 6 svizzeri cogli spado-
ni sguainati sulle spalle, figurano i G can-
toni svizzeri cattolici, ma essi sono 9 co-
me notai a Svizzera. Degli spadoni neleci
pure parola a Spada. Dice Cancellieri nel-
la Lettera sopra le spade de' piìc cele'
òri so\'ra/ii, che gli spadoni svizzeri sono
consimili alla Spada (K.) che Francesco
I si slaccò dal fianco, (piando fu tatto pri-
gioniero a Pavia; e portata da Ferdinan-
do d'Avalos marchese di Pescara a Car-
lo V, c|uesliglieladonò. I nobilissimi d'A-
valos la conservarono fino al 1 80G, in cui
fu loro tolta nell'ingresso de'francesi in
Xapoli. Aggiungerò, che la spada per-
venne in potere di Gioacchino JMuratie
di Napoli, che la presentò a Napoleone I,
il tjuale morendo la lasciò in legalo al suo
fr.ttello Girolamo, giù re di Westfalia e
dal >iuale venne custodita, ma mancan-
te della lama, e consiste nella sola im-
pugnatura. Rimarca Scotti, elicgli sviz-
zeri riuscirono eccellenti nell' adopra-
re la picca (sorta d'arma in asta lun-
ghissima), che più lunga e poderosa co-
stumano di portare di ([uelie usate dalle
altre milizie; e che per simd modo cin-
gevano spade più lunghe e larghe da po-
tersi con due mani stringere, laonde per
silfatte armi nelle battaglie riportarono
grandi vantaggi. Quanto all' alabarda ,
sorta d'arma in asta con ferro lungo e
puntuto, oltre altre tre posteriori e la-
terali punte, alcuna delle ({uali talvol-
ta hanno la forma di scuri, già di sopra
uutUL clic Plinio uu attribuì l'inven/io-
1 6o SVI
ne a Pentesilea regina delle amazzoni.
C'cilo è che l'alfibaidu fu aima più spe-
cialmente propria de' tdi/golxirtli. Qiie-
sl'arma ortensi va da alcuni fu delta anche
Miii-f (liiiH'sc. perchè i danesi l'usavano,
Kil anticamente divenne comunissiuìa ne-
yli eserciti, note essendo lecompagnied'a-
Jabaidieri. Si vuole da altri, che l'alabar-
da dalla Danimarca successivamente pas-
sò nella Scozia, nelllngliillerra, in Fran-
cia, in Isvi/.zera, in Italia. Un tempo iser-
i^eiiti di tanteiia in Francia erano arma-
ti d'alabarda, e poi si adottò da alcuue
j^uardie poste a custodia de' municipii e
delle chiese : gli svizzeri pontifìcii e quel-
li che custodirono le reggie di altri sovra-
ni la conservarono sempre. A Cappelle
roMiFiciE e altrove notai il privilegio del
capitano in nominare uno de'i3 indivi-
dui a'quali nel giovedì santo il Papa fa
la Lavanda de' piedi (J- .) e serve a Pran-
zo (J .J: qui aggiungerò che suole prefe-
rire il cappelhino della guardia. Dopo la
leposizione del Sepolcro nel giovedì san-
to e sino al Gloria in excelsis Dco del
sabatosantOji tamburi della guardia sono
scordati, e gli ufliziali tengono a rovescio
ta spada. Prima ne' due quartieri della
guardia svizzera eranvi due piccoli can-
noni o spingardi, ma i francesi nel i 798
Il portarono via. Con queste artiglierie
sparavano nelle feste e circostanze solen-
ni, come per le Cavalcate, Possessi dei
l'api, pompa della Ghinea , e creazione
de'uuovi Gartlinali e (Sit\ Pontefice. Ora
si usano i mortari di bronzo, e questi lo
svizzero bombardiere spara per i' yinno
sazilo j per le JJe/tedizioia' soìeun'ì, che il
Papa comparle dalle logge della basilica
Vaticana o del palazzo Quirinale; il Sa-
halo santo, allo scioglimento delle cam-
pane, cantandosi WGloi-ia in excelsisDeo
nella cappella palatina; nel passaggio del-
la processione del Corpus Domini Vati-
cana avanti al quartiere; per la Canoniz'
zazionc de'bea ti;per la Beatificazione dei
servi di Dio; nel portarsi solenuenieute lo
Siciidardu di qualche nuovo sauto dal-
S V I
la basilica Vaticana alla propria chiesa,
llancheggiandolo e seguendolo la stessa
guardia svizzera; e per dare il segnale del
Fuoco arlifiziale della girandola , oltre
l'elevazione d'alcuni razzi, dopoché han-
no ricevuto l'ordine dal Papa, nel modo
che narrai nel voi. L, p. 244 e 280. Nelle
relazioni de' /'o."r.vr.5-.?/<'/^"Pr//7?.raccol te dal
Cancellieri, la prima volta che specilìca-
tamente trovo nominati il capitano egli
svizzeri intervenuti a tale magnifica pom-
pa di cavalcata solenne, è nel iSpo pel
possesso di Gregorio XIV. Dopo gli udi-
tori di rota e il baronaggio romano, e pri-
ma del generale di s. Chiesa, cavalcava
il capitano co'suoi svizzeri, inilites helve-
vetii de custodia. D. armati et hastati,et
Inter eos ecpiitans capitaneus. Nel pos-
sesso d''Innocenzo IX deli 591, etami-
litihus ìielvetiis astatis .ctarmalis hic in-
de custoditus erpiitahat. In quello di Leo-
ne XI deli6o5, le guardie svizzere era-
no tutte vestite di nuovo; ed in quello
delio stesso anno di Paolo V gli svizzeri
con alabarde camminavano a lui lateral-
mente. Così nel I 62 I nel possesso di Gre-
gorio XV, milites heh'clii armali a latC'
rilnis, pedestres cuni alahardis: capita-
neus mililum eh'ctiorum post senatores.
Per Urbano Vili neliGaS, interfuerunt
milites helvetii cum a Icdiardis pedestres
a laterìhus. In platea s. Petrifucrunt e-
xoneratae homhardac a militilnis helve-
tiis. Per Innocenzo X nel 1 644» pi'ima àe-
^\\ahbve\'ìiì{ort,capita!U'uscustodiaeJiel-
vetioi-um Papae hic inde a IPinilitihus,
alahardis arniatìs stipatus.A laterihus,
et ante lecticam S. S. ambulabant ìiiili-
tes helveti armati. Transacta ah istis
platea s. Filarci, milites helveti (forse per
essere ivi l'antico Palazzo apostolico di
s. Marco) emiseruntqiuimplurimasbom-
hardasin ipsaplatea.ìa altra relazione si
ìe^^f.Papae vero latus utrumque dande,
hant ejus satellites helveti ducenti, quo-
rimi quidam hastis praepilatis, quidam
lanceis onerahantur. UH vero quiproxi-
mc Iccticae adcrant, gladios longissinios
S V l
(ed anche qui Cancellieiì dìceclie gli spa-
doni sguainati rappresentano \6 cantoni
svizzeri c-à\.io\\c\),Jcrnìc Ltliliuliiicin pal-
ìiiaf vxccdi'ìih's, ad siniUiludiiieìu gl(i-
(ìionim, quos gigantcs Imbuisse fingitiir,
costale ìiitdos, qxioriini capidi ex puro
/trgeiitn crat.parttihrtnt. Dell'intervento
del capitano a cavallo, edegli svizzeri det-
ti tedeschi annali d'alabarde e spadoni,
ne fa ricordo allra relazione. Nel 1 655 pel
possesso d'Alessandro VII, oltre il ricor-
darsi il capitano, cingehaiit leelieam poii-
tìficìam stìpatores helvetii hastati, tho'
racum,galearu7iicjue K'el striclorum e?i-
siuni \'uliu'ra ultrd luortem luìiiìtanthuìi
fulgore horreiites. In planities.PetrieX'
pliriUte acies instrucd.s ordinìbus cui-
tnCfCrista tacque praetereuntemAlexan-
dru/n VIT festa catapultarum dìsplosio-
iic salutarunt. Nel 1667 pel possesso di
ClemenlelXjdopogli uditori di rota com-
parivano a'Iati della cavalcata gran nu-
mero di tedeschi o svizzeri armati d'ala-
Larde e di spadoni, e vestiti a trinci gial-
li e rossi, e corpetti di maglia, petti a bot-
ta, braccialetti e cosciali; in mezzo de'qua-
li vedevasi il loro capitano a cavallo no-
bilmente vestito. Si legge di Clemente X
nel I 670, juililes Jieh'cti sub eoru/n trihu-
nisy armati in pectore, et in capite, alii
cnses niagnos, alii alabardas r/f/r'rr/?-
/<'v. Nel possesso d'InnocenzoXInel 1676,
dopo gli uditori di rota comparirono ai
luti della cavalcata gran nuniero di tede-
schi, armati d'alabarde e spadoni a due
tagli inalberati, vestiti a trinci gialli e ros-
si, coperti di maglie e petto a botta, brac-
cialetti e cosciali, in mezzo de'quali ve-
devasi il loro capilanoa cavallo nobilmen-
te vestito. Nel pos>esso d'Alessandro Vili
neliG8c), il capitano cavalcò avanti i vo-
tanti di segnatura in mezzo a 6 soldati ar*
moti con alabarde: altrettanto si ha per
Innocenzo XII, e gli svizzeri intorno al-
la sua lettiga armati come sopra, porta-
rono anche gli spadoni. Clemente XI nel
1701 pel possesso, cavalcando un vigo-
roso cavallo donato dal principe Chigi,
SVI 161
con un mezzo salto gli fece correre [ierico-
lodi ricevere un'alabardata danno sviz-
zero, che respin 'èva il [lopolo all'oliato a
pie di Campido lio: il capitano cavalcò
innanzi agli abh eviatori e votanti tra 4
svizzeri conalaba de, gli altri camminan-
do da'lati del Paf. i a due lunghe file; co-
sì per Innocenzo Xlil e altri Papi, parte
con alabarde e parte cogli spadoni a due
mani. Per Clemente XIV e Pio VI, che
furono gli ultimi a cavalcare, il capitano
cavalcò tra 6 svizzeri con armatura no-
bile. Del possesso di Pio VII già parlai;
di quello di Leone XII alla sua biogra-
fìa , e nel quale invece del capitano ca-
valcò dopo i camerieri del Papa il suo fi-
glio iMartinoPlyllèr, il qualeavea per lui
prestatoli servizio nella sede vacante per
l'elezione di detto Papa, seguito dal go-
vernatore di R-oma, circondando la car-
rozza la guardia svizzera; di quello di Pio
Vili ne riportai la descrizione nel voi.
Vili, p. 179, dicendo che in detto luogo,
e come vestito, pelcapitano cavalcò il u)e-
desimo figlio sotto-tenente e coadiutore
del teuenteìMartinoPlyllisr. Gregorio XVI
prese possesso con modesto treno, senza
essere preceduto dal capitano, corteggia-
to bensì ne' fianchi della carrozza dagli
svizzeri. ì^qW Esatta relazione della ca-
valcata con la quale la Santità di TV,
S. Papa Pio IX si porto a prendere pos-
scssoagli 8 »oi'(7»/;/-ei 34^, di d. Giovan-
ni Arcieri, si legge che dopo i camerieri d'o-
nore del Papa e prima di mg.' governa-
tore:" Veniva il commendatore Martino
Pf'yifer d'Altishofen capitano della guar-
dia svizzera (con ispada sfoderata), vesti-
to di corazza e bracciali d'acciaio dora-
to (con fregi arabescali dorati), con gon-
nella a maglia di ferro, calzoni larghi di
velluto rosso cupo, stivali di cuoio all'an-
tica, elmo con pennacchiera bianca, ca-
valcando un destriero riccamente barda-
to con guaMrap[)a di velluto rosso rica-
mala in oro, altorniato da (5 soldati di es-
sa guaidia vestiti con corazze ed cimi di
ferro. Tutta la carrozza del Pii[ia poi e*
iG2 SVI
la ciicoiulata dalla guardia svizzera con
corazze ed elmi di t'erro e nobili alabar-
de anliclie, quali si usavano a'teinpi di
Paolo V Corgliese, e che si custodiscono
da (incili dell'eccellenlissioia famiglia".
Della cavalcata colla c|ualesiiio e inclu-
sive a Pio Vi, il Fapa recavasi alle 4 cap-
pelle annuali, con intervento del capita-
no a cavallo, e degli svizzeri con alabar-
deeco'6 spadoni, ne feci la descrizione nel
voi. Vili, p.i 5 1. Altre cavalcate alle qua-
li interveniva il capitano a cavallo e co-
gli svizzeri, erano: la Ctivalcata ile'Car-
(li/iali per prendere il cappello i-osso
(l.),dopo il \o\'0 Ingresso solenne in Ro-
ma (F.)j\q Cavalcate degli ambascia-
tori presso la s. Sede (T".), nell'ingresso
loro formale in Roma; la Cavalcata del
Senatore di Roma pel possesso in Ca/n-
j)id()glio(r.)j\a Cavalcata pel trasporto
df'cadaveri de'cardinali Decano, Can-
celliere, Camerlengo e Peìdtenziere (T^.),
nelle quali vi sì recava con \o svizzeri;
ed ivi narrai che altrettanto pralicivasi
co' principi reali e regine defunti. Nelle
Traslazioni (l .jde'cadaveride'Papi dal
Quirinale al Valicano, comegià dissi, non
solo v'interviene il capitano a cavallo co-
gli svizzeri, ma il capitano riceve in do-
no dalla scuderia pontificia il cavallo o il
compenso di 60 scudi, e Io notai nel voi.
XXIlI,p. 80 e altrove; mentre nella bio-
grafìa di Pio PI narrai che nel traspor-
tosolenne del suo cadavere in R.oma, ca-
valcò il capitano degli svizzeri, e con que-
sti corteggiò la solenne pompa funebre.
Nella nota autentica delle spese fatte nel-
la sede vacante per morte di Pio Vili,
leggo dati pel cavallo al capitano coman-
dante scudi 60; per 3 mesi di soldo alla
guardia svizzera scudi 3263:90; per gra-
tificazione alla niedesin»a scudi 544-33,
oltre i compensi per le abitazioni e sgom-
bro, formandosi in esse il conclave; olire
altre piccole partite, la distribuzione dei-
lacera ne'novendiali (ricevendone i (3 lib-
bre alla morte d'ogni cardinale), e scudi
2()5 per la coronazione di Gregorio XVI,
S V I
secondo il solito. In tempo di Sede va-
ca/ite, talvolta il Maresciallo del Con-
clave (P.jkce qualche sortita pubblica,
ed ebbe il corteggio dalla guardia svizze-
ra : della milizia dipendente dal mare-
sciallo, riparlai nel voi. LVII, p. 20 I . Ol-
tre le funzioni sagre a cui intervengono
gli svizzeri, e notate in principio e in pro-
gresso di (juesto articolo, talvolta sono in-
vitati da'superiori delle chiese per feste
particolari di singolare divozione, come
per quella della B. Vergine del Parto nel-
la chiesa di s. Agostino, inesauribile di-
spensatrice benigna e pietosa d'ogni gra-
zia. Nel secolo passato intervenivano an-
cora alla festa che si celebra nella dome-
nica fra r8.^ della Natività, nell'oratorio
della Madonna de' Cerchi, che descrissi
nell'articolo Scopatori segreti, ed ecco-
ne altra testimonianza. Riporta il n." iq')^
del Diario di Roma(\t\ i 7g3,che in det-
to oratorio fu celebrata la solita festa al-
la miracolosa immagine, con gran concor-
so de'fedeli. Vi cantò messa solenne mg."^
Rlaccarani canonico Vaticano, a cui ap-
parteneva il sagro luogo, e nelle ore po-
meridiane vi pronunziò un erudito di-
scorso d. Pier Vincenzo Giannini, e di-
poi cantate le Litanie die la benedizione
colla reliquia della E. Vergine,tralo sparo
de'mortari; ed in tutta la giornata vi re-
stò in custodia la guardia svizzera, com'è
consuetudine di tutti gli anni, per gra-
zia speciale de'Papi. Sotto Urbano Vili
cessò l'allegria che solevano fare gli sviz-
zeri neli."di ma^nio, ricordata da Can-
cellieri, Mercato, p. 61, e da me nel voi.
XXXI, p. 1 78.Ne'vol.XXI,p. 1 63, XXIX,
p. i I I, LUI, p. 83, parlai della chiesa di
s. IMaria delia Pietà in Camposanto, cioè
del ss. Salvatore e Immacolata Concezio-
ne presso la basilica Vaticana,- con ciaii-
terio e terra del monte Calvario (per cui
si dice che i cadaveri si spolpino più pre-
sto, come rileva Piazza, Eusevologio Ro-
mano trat. 7,cap. 2: Della Confraterni-
la della Pietà di Camposanto), edifica-
ta da s. Leoue IV: che nel 1460 vi fu e-
S \V I
iella la coufroternila ilegli alemanni e de-
^li svizzeri, massime della guardia pon-
tdicia, dappoiché riferisce Piazza, e Ma-
rangoni neW Istoria (li Sum tu w., p. 1 1)6,
the il sodalizio ebbe principio ueli4^o,
fu approvalo da Leone X e confermato
nel 1571, e che dovè servir prima per la
compagnia della guardia svizzera del Pa-
pa, per la memoria che ivi si legge. So'
cictasMililum Hch-ctioruiii pcclcstris cu-
stodiiic S. D. N. Papac . hoc sacclliim
jiicluris or/un'it. Dissi pure, che l'Alveri
riprodusse moltissime lapidi di militi euf-
fiziali svizzeri, e alcune ne riportai di so-
pra. Esse incominciano dall'epoca di Giu-
lio 11 e Leone X;e vi è pure del can. Pie-
tro iNIagno di Sion segretario del cardia
jialSckeiiier; di Io. Giovanni Gutteberghe
ili Coirà locunitcncns a^uardiac jH'diluiìi
hclliatoruin di Clemente Vll,e morto nel
i523; di Martino Weber di Zu^arnio-
riiiii S. D. N. \'iccciistos et ìich'ctiorniii
/)rc2c.yi(lii(\e\ i644- ^cl ' 6^0 Mattia Mez-
ger di Zug inilcs custoclicic Jich'ctioru/n
S. D. N. fondò una lampada perpetua,
ed eresse una lapide a'suoi parenti AVen-
tlel Mezger milcs et tibiccn pracsidii lui-
i'ci. S. D. N., e sua moglie Eva Reis-
crin.
SVVICERTO o SWIDBERTO (?.),
dello il recchio, vescovo regionario e
apostolo de' frisioni. Nacque in Inghil-
terra, e visse alcun tempo sotto la di-
sciplina di s. Egberto prele e monaco,
il quale lo spedì in Frisia nell'anno Gqo,
con altri operai evangelici, che aveano
a capo s. AVillibrordo. Swiberto impie-
gò parlicolarnìeute il suo zelo nella Fri-
sia citeriore, la quale abbracciava allora
la parte meridionale dell'Olanda, la set-
tentrionale dclCrabanle.e il paese diCjliel-
dria e di Cleves. Egli ebbe la consolazio-
ne di vedere uu immenso numero di gen-
ie abiurare il paganesimo, e rinunziare
alla loro vita scorretta. Tornato in In-
ghilterra dopo l'anno Gf)7,fu consagrato
vescovo regionario, per provvedere più
uj;evo!mcnte a' bisogni dei uovcUi con-
S \V I i63
vertiti. Rivestilo dell'augusto caralterce-
piscopale, ricom parve in mezzo al suo po-
polo viepi)iìi acceso di zelo, e stabilì il mi-
glior ordine nelle chiese che aveva pre-
cedentemente fondato. Indi, raccoman-
dalo il suo gregge alla cura di s. Willi-
brordo, penetrò nelle contrade dei Boru-
ctuariani, conosciute oggidì sotto il no-
me di ducato di Beige contea della Mar-
ca,e ne trasse gran numero alla fede.Sven-
luratamente i suoi successi furono arre-
stali da una scorreria de'sassoni,che s'im-
padronirono di quel paese, dopo averne
fìllio orribili guasti. Il santo vescovo, de-
sideroso da gran tempo di prepararsi al-
la morte nella solitudine, rilirossi in una
piccola isola formata da vari rami del Re-
no e nomalaKeiserswerdtjChePipioo pre-
fetto del palazzo di Francia gli avea do-
nala, e vi fondò un monastero, ove ter-
minò i suoi giorni tra gli esercizi della pe-
nitenza il i.°di marzo 71 3. Celebrav;isi
la sua festa con grande solennità in O-
landa e negli altri paesi dove avea eser-
citato il suo apostolato. Nel 1 G26 si sco-
persero le sue reliquie a Keisersnerdt,
ed ivi tuttora si vcTieiano, fuorché (jual-
che piccola porzione che l'arcivescovo di
Colonia donò a varie chiese.A Uro s. Suid-
berto, detto il Gio\> a ne, \e^co^o diWer-
da o di Verden, è nominalo in alcuni
martirologi a'3o di aprile. Nell'articolo
Ca.\o.\izzazio.\e, riportando le prime che
furono celebrate, sebbene di comun coii-
. senso se ne dà il vanto a Giovanni XV
dello XVI, che solennemente canonizzò
s. CJldarico, lullavolta Ira le precedenli
per lai /notai quella di s. Swidberto ve-
scovo di Werda o Verden, il ()uaie nel
7J2 da Papa Stefano II dello III si volle
elevare all'onore degli altari per la cele-
brità di sua santità e miracoli, collocan-
do il suo cor[)0 in avello piìi nobile alla
pubblica venerazione, il che fu equiva-
lente ad una beatificazione. Di poi sup-
plicato s. Leone III a canonizzarlo solen-
nemente, ciò eseguì nella chiesa di Ver-
den uell'boS o OU4. Ne trulla il Murau-
I r,4 s ^v I
goni a p. Ii8, Delle cose gentileschv
Irasportate ad uso delle chiese.
SWIESKl o SVlAlSKo VI ATRA.
Città arcivescovile tli Puissia in Europa,
governo e distrelto a 7 leghe da Casan o
Kazan, sul pendio d'una montagna alla
sinistra delia Sviaga o Suiaskia, e presso
il confluente di questa col Volga. Dalla
parte di questa ultima è di assai bella ap-
})arenza, con case decenti e 7 chiese ben
edificate. Possiede uu convento di reli-
giosi e un monastero di monache. Ha
fabbrica di potassa e concie di pelli. Ivan
IV la fece fabbricare nel 1 55 1 , per far-
vi lutti i preparativi necessari al 2.° suo
assalto contro Razan. Poco dopo vi fu e-
relta la sede vescovde, sotto il patriarca
«li Mosca, e poi divenne arcivescovile nel-
la riunione ad essa dell'arcivescovato di
Casan. Razan, Casaiiuiit,c\i\.A aici vesco-
vile della Russia europea, capoluogo di
governo e di distretto, residenza dei go-
vernatore militare e civile, è posta parte
sul pendio della montagna e parte in pia-
nura sulla Razaiika. La sua situazione è
ima delle più amene, l'aria vi è salubre,
ina il freddo è eccessivo nell'in veriio.Que-
sta vastissima città è pittoresca pe' suoi
eleganti edifizi, che sono in parte sul gu-
sto orientale, divisa in due parti, la for-
tezza e la cillà propriamente detta. La
prima situata nella parte più alta com-
prende il palazzo governativo e l'arcive-
scovile, la cattedrale eretta da Ivan IV
esormontala da una bella cupola dorata,
la cancelleria, la caserma della guarnì,
gione, e bellissime abitazioni rifabbrica-
te a' nostri giorni. La parte detta della
città si estende in forma d' anfiteatro e
ben costruita di pietre e mattoni; la por-
zione della pianura è eretta in legno e-
legantemente.Si contano in Razan altre
40 chiese, 3 conventi di monaci, un mo-
nastero di religiose, il seminario, la chie-
sa luterana, molle moschee co'minareti,
l'ospedale e l'orfanotrofio. Numerosi so-
no gli stabilimenti di pidjblica istruzione,
la cui uni versila istituita ueli8u3 esleu-
S W I
de la giurisdizione su 16 governi, con bi-
blioteca di pili che 16,000 volumi, oltre
un gran numero di mss. tartari e mon-
goli, gabinetti di mineralogia, di numis-
matica, di fisica vasto e completo, l'os-
servatorio astronomico e il lid>oiatorio
chimico. Vi è pure un ginnasio accade-
mico, ove s'insegnano tutte le lingue eu-
ropee, con copiosa biblioteca e scuole nor-
mali, di navigazione, teatro anatomico e
giarduio botanico. In uno de'sobborghi
sonovi l'ammiragliato, l'arsenale della
marina, ch'è uno de'principali della R.ns-
sia, il cantiere per la costruzione de' va-
scelli d'alto bordo, che pel Volga discen-
dono nel mar Caspio e altri stabilimen-
ti. Fiorente è l'industria manifatturiera,
come il commercio, fra la quale vi è la
costruzione (lellecase di legno che si pian-
tano e disfano con facilità, l'una e l'al-
tro favoriti tlalla sua posizione fra Pie-
troburgo, INIosca e altri grandi empori,
per cui vi risiedono ricchissimi signori e
ospitalieri, con un miscuglio di nazioni
diverse. Razan o Casan deve la sua fon-
dazione a Sayn figlio di Balu-Ran e ca-
j)0 della grande orda tartara, che la fe-
ce fabbricare nel 1257 onde rimpiazza-
re Briakymor capitale del regnodi /?»/•
gai-ia, e divenne la capitale dell'impero
del Raptchak. I re successori di Sayn fa-
cevano di continuo irruzioni nelle vici-
ne Provincie russe, e le devastavano. Ba-
silio II gran principe di IMosca , stanco
de'loro ladronecci , inviò contro di essi
un'armata coiisiderabile,che li vinse,pre-
se la capitale e la distrusse verso il i 3()7.
Però qualche tempo dopo restituì le sue
conquiste, e i tartari eressero una nuo-
va Razan un poco più in vicinanza del-
l' imboccatura della Razanka, che di-
venneopulentae florida pel suo commer-
cio. Per la sua numerosa popolazione
fu la più pericolosa limitrofa di Russia,
che patì incursioni, rapimenti di donna
e fanciulli, e assassinii d'ogni specie, on-
de i sovrani di Mosca spesso furono co-
stretti spedire eserciti coutro i principi
SYD SYD iG5
di Kazan, ma non servirono clie ad au- sono cliiese anglicane e caltnlicho, e tem-
luenlare 1' orgoglio de' tarlori. Ivan IV pli di melodisti. 1 principali edilìzi sono
czar di Russia, piofiUando delle lunglie il palazzo del governatore, la borsa, il
dissensioni tra'popoli e i sovraiiijCongron- grande ospedale della colonia, le caser-
di armale pose l'assedio a Kazan e se ne me, le caiceri, l'osservatorio. La catle-
impadronì nel i^:")?,, malgrado la vigo- drale cattolica e magnifica, con stupendo
rosa difesa del kan lùligner e degli abi- organo, è dedicata n s. Maria, abbastan-
tanli. Dichiarò Ivan IV clie si scriverei)- za vasta per contenere 2000 persone. E'
bero i nomi de'soldali morti in qiiest'a- un solido edifizio fabbricato di pietre la-
zioDe, sopra una lista sagra chea perpe- gliale, e presenta la particolarità d'esse-
tua memoria sarebbe conservata nella le soflìttata di cedro, legno che si pro-
cattedrale. 1 successivi avvenimenti del- cura da alcune parti della Nuova Olan-
1 impero russo fecero trascurare questa da in consideiabile (juantitìi. Contiguo
promessa, onde l'imperatore Alessandro ad essa è l'episcopio, e il monastero de'
fece erigere per memoria una piramide, monacianglo-benedettini, l'abito de'qua-
/. Russia e Tartari.*. li presero molti australi. Altre chiese cat-
SYDiNEY (Sidiwyeìì). Città con resi- loliche sono quelle di s. Patrizio e di s.
dcnza arcivescovile e capitale della Nuo- Benedetto, olire le cappelle delle scuole.
va Galles meridionale nell'Oceania, o II seminario fu eretto nel 1 838, e fu uno
comealtrichiamanoiS'uovaOlandii o Au- de' principali oggetti della sollecitudine
stralia la regione, capoluogo della con- dell'attuale suoi. "pastore, zelanlissiujoe
lea di Cumberland, sidla sponda meri- benemerito, con i rispellivi professori.il
dionale del porlo Jackson, all'est della popolo della Nuova Granata australe è
baia Cockle, avente al nord-est l'ansa o oltremodo bramoso di dare a' suoi figli
specie di golfo di Sydney-cove, il cui in- una buona educazione, essendo costretti
gresso liovasi difeso dal forte Maquaria. i protestanti a confessare che il metodo
E' pur sede del governatore e delle prin- cattolico è meglio del loro. Numerose so-
cipali autorità della colonia, trovasi fab- no le scuole cattoliche, ed oltre un mona-
bricata sul dorso di due poggi, e nella sua steio di benedettine introdotte nel 1 848,
lunghezza attraversata da un ruscello, vi sono le sorelle della Carità che assisto-
L'alta sua posizione, il suo porto vera- no i poveri infermi e istruiscono i fan-
mente mngniljco e capace d'oltre 1000 ciulli, non che altre pie congregazioni,
bastimenti, le riviere,! magazzini, il com- Ai è l'oifanolrofio cattolico, le cui scuo-
plesso de'suoi ediHzì fabbricali all'euro- le sono allidale a delle suore, il gover-
pea e con più di4ooocase, le danno un no persuaso de'grandi vantaggi che re-
aspelto imponente ; mentre le bellezze ca la leligione cattolica, concorse a som-
dei clima, eia mirabile fecondità del suo- ministrare sussidii per la fal)l)rica delle
lo l'hanno fatta denominare il ÌMontpel- chiese, e pel mantenimento dellescuole
lier dell'oriente. Nel 1802 non ■v'era che e de'missionari. il vescovo anglicano si
una città nascente, le cui vie quanlun- opponeva fortemente a'cattolici; nondi-
que larghe vedeansi male allineate,e nel- meno i benedettini, gli altri missionari e
la massima parledelle case fabbricale in rarcivesrovooperaronomullissinieecon-
legno; ma dipoi [)rogressivamenle si ab- siderevoli coinersioni di anglicani e pro-
beir» con meravigliosa rapidità. Si alli- testanti, compresi diversi de'Ioro [)iìi il-
uearono le strade, si eressero solide e«l luminati ministri. Vi sono de' curatori
eleganti fabbriche, e case di pietra e di a'quali si consegna la cura esteriore del-
nialtoni, e molte circondate da alberi e le chiese, tiopo una dichiarazione pre-
da giardini chiusi da siculi e du muri. Vi sciilta dall'arcivescovo. Anche il govci'*
1 (i(i S Y D
no Im rorfnnolrofio (luMue sessi ben te-
milo, e (Ine allre scuole sotto l;> prote-
zione inimediala tleiriiigliilt(!ira che vi
niaiuli» professori; altre scuole gratuite
(Iella domenica, varie società scientifiche,
V vi si stampano diversi giornali. Sono-
\i fahhriclie di cappelli co'peli degli sco-
iattoli, di cappelli di paglia, stoviglie di
lena e di stagno, utensili di getto e fer-
ro, di selle e una bella concia di pelli. L'a-
gricoltura vi fa fiorire il comniercio, ed
il porto è illuminato da un superbo fa-
ro, essendo pieno di navi che vi recano
nieicanzie dall'Inghilterra, dalla Cina e
dall'India, e n'esportano pioduzioni del
jiaese, edingrandecjuantilà la lana. Syd-
ney non conta che circa 66 anni di esi-
stenza, e già numera più di 5o,ooo abi-
tanti. Essa (ì la metropoli delle colonie in-
glesi dell'Australia, e ripete la sua fon-
dazione da Philips nel i 788, avendovi il
governatore Macquaric introdotta l'ar-
chitettura di gusto gotico. I luoghi sub-
nrbani sono pittoreschi e ridondano di
casini di delizia, e nelle campagne è in
fiore l'agricoltura europea, e vi si otten-
gono anche ottimi vini. Nel territorio ge-
neralmente ubertoso, crescono del pa-
ri le produzioni de'tropici e quelle d'Eu-
ropa. I luoghi sterili si pongono a pro-
fitto col seminarvi la pianta setosa ascle-
pius cjrincus, che presentemente vi ab-
bonda, e dalla quale l' industria inglese
trae una peluria, che serve a fabbricare
rinomate stofre,che partecipano della se-
ta e della battista. Nel i85i si scuopri
ima vasta estensione di terreni e immen-
si campi auriferi nella Nuova Galles del
sud, nell'interno della Nuova Olanda,
massime presso Balhurst, luogo non mol-
lo distante da Sydney, una novella Ca-
lifornia e d' una ricchezza inesauribile.
Quindi la manìa dell'oro vi attrasse da
ogni parte la moltitudine, con copiose e-
niigrazioni a queste miniere, massime ci-
nesi e americani. Nondimeno diversi gior-
nali modificarono siffatta fama, e smen-
tirono le celebrate ricchezze e l'esagera-
S YD
7Ìoni. Altri poi ripetutamente aficrma-
runo che ne'primi i o mesi entrarono nel ■
le colonie un valore d'oro di So milioni
di franchi, etrattodaimperite mani. Nel
l'articolo OcEAiMA narrai che Gregorio
XVI vi eresse 7 vicariati apostolici, e di
quello della Nuova Olanda o Nuova Gal-
les meridionale fece vicario apostolico nel
i833 mg.' Giovanni Beda holding ve-
scovo di Gerocesarea in partibus , della
congregazione anglo-benedettina, che poi
dichiarò vescovo di Sydney. Quindi a' 1 5
febbraioiS^.^ formò la provincia eccle-
siastica di Sydney, erigendo questa città
in arcivescovato, e nominò arcivescovo
l'encomiato prelato a' 22 aprile, e nel
concistoro de' 28 maggio gli accordò il
pallio. Di più istituì i vescovati ò.' Ade-
laide, di cui parlai nel voi. XLVIII, p.
2 35,242,di//o/;rt/'/ovv//. di Perili (/^ ■),
e li fece suffraganei della metropoli di
Sydney. Nell'articolo Pio IX dissi che
questoPapa istituii vescovati di Aukland,
Maitland, Melbourn (le lettere de'quali
essendo già stampate non potei farne gli
articoli), Porto P^iltnria e Porto Nickol-
son (f^-)y dichiarandoli egualmente suf-
fraganei di Sydney, tutti provvedendoli
de' rispettivi vescovi, ed all'arcivescovo
die in coadiutore mg.' Carlo Davis della
congregazione anglo-benettina e vescovo
di Maitland. L'arcidiocesi di Sydney è in
istnto di crescente prosperità ; vi sono
chiese, cappelle, scuole, ospedali, asili pei
vecchi, e case religiose di passionisli, di
fratelli delle scuole cristiane, e di peniteu -
za per donnedi mala vita, non chestazioni
nelle quali si celebra in giorni determi-
nati. E' cosa mirabile a tutti, e più a'pro-
testanti, che i fedeli per assistere al divin
sagrifizio non dubitano di fare anche 3o
miglia di viaggio,edi missionari sono per-
ciò in continuo movimento, e pieni di ca-
rità pe'numerosi schiavi, e per (juelli che
vi sono deportati a scontarla pena de' lo-
ro delitti. Il governo inglese adottò per
principio, di sovvenire ciascuna forma di
religione che si professa da'colonisli del-
S Y D
la Nuovn Olnncla, onde il clero callolico
non vi è tenuto in minore considerazio-
ne dell'anglicano e presbileiiano.ln quc-
sl'atlo dichiarò, che qiianle volle da pri-
vale contribuzioni sarà messa insieme la
somma di 3oo lire slei line, ed applicala
alla fabbrica d'una cliiesa, il govenialo-
re darà del tesoro della colonia un'egual
somma, che non potrà mai superare i eoo
lire sterline. Si stabilì ancora, che quan-
te volte si faccia conoscere, che ad una
ragionevole distanza dalla chiesa propo-
sta vi risieda una popolazione di 200 a-
bitanti, l'ecclesiastico che ne ha la cura
riceverà annue i5o lire sterline, e se la
popolazione sarà di 5oo,lire sterline 200.
Abbiamo copiose notizie suH'arcidiocesi
di Sydney e su'vescovati suflìaganei nel-
la liclazioìie (Iella missioìie della Niio-
va Olanda ossia delV Australia. preseli'
tata alla s. Congregazione di propaga n-
dajìde da mg.'' Poldiug areii'eseoi'O di
Sydney. e stampata nella sua venuta in
lloma. Ed inoltre sono dettagliate e as-
sai interessanti le 3Iemorie storiche del-
l' Australia di mg.'' Sah'ado vescovo di
Porto Vittoria. Roma i85i. L'arcive-
scovo mg/ Polding è uno di que'nume-
rosi prelati, che da remote regioni nel
1854 si recarono in Roma perla solen-
nità colla quale il regnante Pio IX de-
finì qual dogma, con augusta sanzione,
l'antica credenza dell'Immacolata Con-
cezione della B. Vergine; ed inoltre in-
tervenne alla pompa ecclesiastica, colla
quale il medesimo Papa consagrò la ba-
silica di s. Paolo: splendidi avvenimenti
che si effettuarono 1*8 e il io dicembre,
e tutto descrivo a Teatine ed a Tempio.
Nel concisloio de'y di tal mese, il Papa
fece distribuire ad ogni cardinale, arci-
vescovo e vescovo, una bellissima imma-
gine della ss. Concezione, unitamente ad
una medaglia d'oro, nel cui diritto ha
l'immagine di Maria Vergine, e nel ro-
vescio l'epigrafe: Deipartw f irgini sinc
labe Conceptae J'ius /\ Pont. Max. ex
auri Australiae primiliissibi oblatis cu-
SZA 1O7
di jussit ri id. dee. MDCrcur. Così con
lei ice e pio pensiero,delle primizie dell'oro
i\c\V (Oceania 5.' parte del mondo, a lui
mandate in dono dalla pietà de'catlolici
dell'Australia, ne lece omaggio alla ss.
A'ergine, e con 3<)3 medaglie furfìuo im-
piegate a gloriliraie la Madre di Dio; co-
me avea fitto con quelle dell' altra pur
nuova parte del mondo V America, Pa-
pa Alessandro VI, con farvi indorare il sof-
fitto del maggior tempio che abbia nel-
l'alma Roma, centro del cristianesimo, la
lìegina del cielo, cioè la Chiesa di s. Ma-
ri a Maggiore, il che rilevai ancora nel
voi. LXVIII, p.114.
SYLVA, r. Silva.
SYNOPOLI. /'. SiNOPE.
SZATMaR o SATMAR (Szalhnma-
/•/Vv/j. Città con residenza vescovile d'Un-
gheria, libera e regia, nel comitato del
suo nome, marca di Krazna-Koz, in riva
alSzamoSjihe influisce nelTheiss.Si com-
pone di due parti sc|)araleda detto fiu-
me, e liuuile nel i 7 i 5,cioèNemclhi sul-
la sponda destra, eSzalmar in un'isola al
sud della precedente, la quale ultima è
cinta di mura d'assai buona difesa, per-
ciò chiamala ancora Szalhmar-Neme-
tlìi. La calteilraleèalqiianlo an)pia, e de-
dicala allAscensione del Signore, coll'u-
nico baltisterio e cura d'anime, di cui è
parioco un canonico, secondo 1' ultima
proposizione concistoriale. Il capitolo si
coni [ione di 4 dignità, la i. bielle quali è
il preposto, le altre d lettore, il canloie,
il custode, di 6 canonici comprese le pre-
bonde del penitenziere e del teologo, ol-
tre più altri preti e chierici addetti al ser-
vigio divino. Non havvi altra parrocchia,
bensì vi sono altre chiese, l'episcofiio suf-
ficientemente grande e decoroso da poco
fabbricato, l'ospedale, il monte di pietà,
ed il seminario con alunni. \ i è »in gin-
nasio cattolico, una chiesa de'pretesi ri-
fiirmali, altra di greci uniti, e un con-
vento di francescani. Attivo è il suo traf-
fico di buoni vini, e la pescaè abbondan-
te. Il lenilorio è aUpianlo paludoso, ma
1 68 S Z A
pine somminislra cereali, e alìbondaiiti
uiiiiiere di sale. La seile vescovile Cu c-
lella ad istanza (lell'iiiipeiatore France-
sco II e re d'Ungheria, da Papa l'io VII
colla bolla Qiiu/ii in supremo u^ postola-
/».?, de'{) agosto i8o4, Bull. Rodi, coiit.
t.i2,p. 2o4jeraltasutrraganea di Agria o
Eiiaii,fuiinandolacon ismembrare j)ar-
te di fjiieiraicidiocesi,ed erigendo la chie-
sa matrice e parrocchiale, che la stessa
bolla dice sotto il titolo della C. Vergine
Assunta in cielo, ed in occasione della cir-
coscrizione delle diocesi d'Ungheria, eoo
sottrane Agiia dalla giurisdizione del
metropolitano di Strigonia ed elevandola
in arcivescovato, riservandone il padro-
nato di nomina al detto imperatore e suoi
S Z A
successori. Per t ."vescovoPio VII nel con-
cistoro de' IO agosto preconizzò Stefano
de'liberi baroni Fischer de Nagy, di J*>ac-
skò arcidiocesi d'Agria, al cpiale nel 1 808
die in successore Pietro Klobusiczky di
Fejer-Gyarmath diocesi di Szatmar, ed
a questi nel 182?. sostituì Floriano Ro-
vach di Dios-Gyor arcidiocesi d' Agiia.
Leone XII nel 1 828 dichiarò vescovoGio-
vanni llam di Gyongyes arcidiocesi d'A-
gria e canonico teologo di (juella metro-
politana. Questa sede è da alcuni anni
vacante. La diocesi è ampia, contiene 5
comitati e 73 parrocchie. Ogni nuovo ve-
scovo è tassato in 1000 fiorini d'Unghe-
ria,24,000 de'quali formano la sua men-
sa, però gravata di diversi pesi.
T
1 ABACASA o COMANA. F. Co-
MANA di Cnppadocia.
TABACCO, Nicotiana Tabacum.
Pianta, che ha lo stelo di due o tre brac-
cia, di ritto, viscoso, le foglie sessili, larghe,
ovate, lauceolate,scorrenli, i fiori alquan-
to rossi, a corolle lunghe, disposte in maz-
zetti irregolari alle sommità de'rami, i se-
mi piccolissimi in gian numero. Fiorisce
nell'estate fino all'autunno, ed è origina-
ria dell'America. La foglia di questa pian-
ta seccata con varie diligenze si mastica,
si brucia per prenderne il fumo, e si ri-
duce in poi vere per tirarla su per lo naso.
Il tabacco considerato come vegetabile,
è una bellissima pianta che potrebbe for-
mar r ornamento de' più belli giardini,
specialmente se si lasciasse vegetare e fio-
rire liberamente; ma i coltivatori di essa
non occupandosi che delle foglie, sagri-
fìcano a queste tutta la bellezza della pian-
ta, toglieudoue il vertice, e distruggendo
cos"! tutti gli organi della sua fioritura ,
tranne poche piante che si lasciano per ca-
varne la semenza, le (juali fanno bella mo-
stra colle loro lunghissime e oblunghe
grandi foglie, e co'fiori del colore della ro-
sa da lungo stelo sorretti e vagamente di-
sposti. Questa celebre pianta in oggi è col-
tivata pressoché in tutto il mondo, ed ap-
partiene alla classe pentandria, ordine
monoginia, ed alla famiglia delle solaua-
cee. Il celebreLinneo, nemico acerrimo dei
tabacco, lo riguardò sempre pernicioso,
lochiamo Nicotiana Tahacuin, e lo clas-
sificò nella sua Pentandria 3JonogYnh/.
11 pur celebre Jussieu, che perfezionò il
sistema vegetale di quel naturalista, clas-
sificò il tabacco nella famiglia delle piante
Solanacce.Dx più forma pure una carat-
teristica distintiva per questa pianta, lae-
salazionedi un odore forte, penetrante, ir-
ritante, ma non viroso; ed il presentare
uu sopore acre, amaro, bruciante e dei
T A B T A B 169
tutto particolare. Il labaccoiiuina parola In tal modo questa pianta^ che dapprima
nppai tiene alle pianti stimolatiti, narco- non era se non una priiduzione selvaggia
lidie e drastiche: diventa fiuindi medi- d'un'isoladeirAiiierica,efuiseanched'al-
caniento in determinata dose, in date cii- cun'altra sua parte, si sparse in poco lem-
costanze; e veleno, se in dose niagi^iore e pò in gran numero di climi dilIerenti.La
non alla vera indicazione viene applicalo, coltura del tabacco esige un suolo grasso
ÌVon tutti i medici convengono d'usare il e profondo, perchè le radici della pian-
lubacco nella niedicma, anzi la maggior la molto si diramano e si alfondano nella
parte consideiandola pianta venefica, ere- terra; il seme si sparge rado, e l'arbusto
dono il tabacco sempre nocivo e lo vor- si trapianta giovanissimo a (ilari. Quando
rebbero alFatto sbandito dall'uso in tue- il tabacco è giunto all'altezza di G5 a 70
dicina. Ma se non giova il tabacco a'ma- centimetri, se ne rompe l'estremità supe-
la ti, secondo alcuni, gio vera a'sani? E con- riore,tanlo per impedire che cresca di più,
Terià egli spendere tanta fatica a colti- quanto per opporsi alla fioritura. La for-
vaiIo,e tanti denari per comperarlo?Que- za della vegetazione si coiiceutra allora
sto è un problema che non potrebbe scio- tutta intera nelle foglie, e [)rocura ad esse
gliersi che dopo lunghissime discussioni, ungrandesviluppo.Tullavial'umoredel-
iion mai però dalla mia insuflicieuza.il la- la pianta, cui è stato troncalo il suo pria-
bacco nel paese nativo è una pianta erba- cipal canale, forma sotto le foglie alcuni
cea perenne, mentre è solamente annua- rampolli, che non taiderebbero a flo-
le nelle nostre regioni. Il suolo d'Italia rire, se non fossero tolti con somma di-
produce eccellenti tabacchi; quelli che si ligenza. La preparazione e fabbricazione
Qoltivanonelleparti meridionalisonofor- del tabacco sia da naso che da fumOjSe-'
ti e vigorosi: nella Marca d'Ancona, e spe- condo l'uso de'Iuoghi sieseguiscecon me-
cialmente io Chiaravalle,siottengono la- lodi diversi, per farlogiungere alla perfe-
bacchi pili dolci e gralissimi. In Francia zionechesi desidera di ottenere. Sebbene
e in (piasi tutta l'Europa non si coltiva l'intioduzionedel tabacco in Euiopauoa
che il tabacco di larghe foglie, _T/r(»//V7///i risale che a circa 3 secoli, ad onta che l'uso
Idtilolia. Nel regno delle due Sicilie, in e l'abuso progredì comunemente quasi
Grecia, nelle isole dell'Arcipelago, nella presso tutti i popoli, tuttavia di pochi ar-
sirla e nell'Asia minore, si coltiva esciti- gomenti quanto questo si scrisse tanto in
sivainente il tabacco di foglie crespe, 37- fìivoree contro, non senza eccesso dall'una
cnliana crispa. il quale èpiìidolce e me- e dall'altra parte. Il p. Labat dice che il
no caustico. Agli Stati-Uniti si preferisce tabacco alla sua epoca fu come un pomo
la coltura del tabacco di foglie strette; ma di discordia gettato Ira'dotti, per cui in-
il suo sapore e odore non convengono a sorsero tra loro vivissimi combattimenti,
tutti i consumolori. Tali tabacchi, noli sol- Ebbe a un tempo inesorabili detrattori,
lo i nomi di Maryland e di Virginia, ap- ecaldi panegiristi, mediante un grannu»
partengono a silTalla varietà. Sembra che mero di trattati stampati, e molli ne ri-
i migliori tabacchi del globo crescano nel- cordeiò poi. Intauto,durante la guerra col-
l'America settentrionale, particolarmente la penna e le declamazioni, l'uso del ta-
nelle regioni della Virginia e del Mary- bacco si dilTuse con incredibile rapidità,
land, nell'Olanda, nella Spagna ove ce- a fronte che diversi sovrani lo vietarono,
lebre quello di Siviglia, nell'liighillerra, echeinalcunechiese venne interdetto con
nella Francia, nella Dalmazia, neli'Un- pene ecclesiastiche. Imperocché quasi tut-
gheria, ec. ec. A'ioio articoli geografici ri- le le abitudini degli uomini, in sulle pri-
marco ove vi sono abbondanti produzio- me innocenti, finiscono per degenerare in
u\ di tabacco, rilevando le piìi eccelleuli. gravi difetti, talvolta anzi in vizio. Quin*
VOL. 1.XXII. 1 2
170 TAB
(li il tabacco è un fecondo argomento, che
non posso sviluppare proporzionalamen-
Ic alla sua grave importanza, per cui mi
limiterò ad alcune generiche nozioni ed
erudizioni, riportando alcuno de'lanH dif-
ferenti pareri sull'uso ed abuso. La pa-
rola Tabacco appartiene alla lingua di
Haiti odi s. Domingo; questa pianta è
chiamata ')''"^'tIa'uiessicatii,yo// da altri a-
mericani,.sY7g^/v' da'peruviani (altri lo dis-
sero Gìiisnuiarno peruviano, altro narco-
tico), e pctiin o pctiun da'brasiliani e a-
])itantidella Florida. Questa pianta fu ri-
marcala pe'primi europei dagli spagnuoli
a s. Don)ingo nel 1496 appena scoperta
l'America, e nelJucatan nel i 520,non già
a Tabago isola deKe Anlille discoperta da
Colombo nel i49'2, come molti scrissero;
masibbenea TabagonoA maredelINIessico,
edarpjel luogo gli stessi spagnuoli chiama-
rotio la pianta Tabacco. Hermandes di
Toledo inviò peli. "questo vegetabile in
Portogallo, donde Giovanni Nicot di Lin-
guadoca ambasciatore del re di Francia
Francesco li in quella corte, ricevutolo
da un mercante fiammingo, mandò al-
cuni grani della pianta verso ili56o alla
rc<iìna madre e recidente Caterina de Me-
O DO
dici, ed al gran Priore <i\ Lorena, indi-
candone ad. essi le virtù ; avendovi pre-
so piacere la regina, tosto se ne propagò
l'uso nella corte di Francia, e tutti i cor-
tigiani si provvidero di scatole che dal con-
tenuto si dissero tabacchiere, le quali si
formarono d'oro,d'argenlo e d'altri me-
talli, d'avorio, di tartaruga, di madreper-
la, di pietra, di musaico e di una infi-
nità di specie diverse, a poco a poco di-
venendo le tabacchiere un ordinario do-
nativo, e talvolta in vece di tabacco vi
si pongono monete d'oio. Un tempo mol-
te persone non facevano uso del tabacco,
se non per aver occasione di farsi rimar-
care per la bellezza della loro tabacchiera,
ostentazione ormai cessata con pi'cgiudi-
zio de'ladri. Laonde dal nome primitivo
impostogli, e da quelli che l'introdusse e
dagli altri che lo riceverono in Europa,
T A D
si disse polvere o erba di Tabacco; poi
vere o erì>a di Nicot o Nicoziana (percui
alcuni credono cheNicot abitando inlloma
abbia dato pure il nome alla/'/V/:r^r//iV7-
co.sia),Gà anche crhadeWÀniìiasciatorej
polvere 0 erba della Regina; polvere a
erba del gran Priore. TultavoUa si vuole
che più d'un anno prima già il tabacco fos-
se slato introdotto dall'America, ove cre-
sceva spontaneamente, in Europa dall'e-
remita spagnuolo Romano Passe o l^ane.
Tutlociò notai in breve nella biografia del
caidinal Prospero Santacroce, che redu-
ce dalle nunziature del Portogallo e di Pa-
rigi verso il I 565, comune mente gli si at-
tribuisce l'introduzione del tabacco in I-
talia e particolarmente in Pioma, ove fu
detto per lui Krha Santa e Erba San-
tacroce, onde sino agli ultimi anni i la-
baccari romani tenevano nelle loro botte-
ghe una croce bianca, insegna gentilizia di
sua nobii famiglia. Si attribuì anche ad un
o
cardinal Tornabuoni siffatta introduzio-
ne in Italia (oltreché altri pretesero con-
cederla purea un cardinal Giustiniani), e
perciò denominala Erba Tornabuona.
Però è da avvertirsi che nel novero de*
cardinali non esiste un Tornabuoni. Que-
sta nobilissima famiglia di Firenze vanta
bensì molti illustri, ed anche vescovi, non
però cardinali , e Leonardo che forse a-
\rebbe conseguito la porpora da Leone
X, se questi non fosse immaturamente
morto, safi poi soltanto al vescovato. La
tradizione in favore del cardinal Santa-
croce si cotnprova dalle testimonianze di
Bayle xxòDictionnaire . di Lucenzi nell'/-
talia sacra, di Wandosio nella Bibliot.
Rom., e da'versi del medico Castor Du-
rante, riportati dal Piazza neW Eiisevo-
logio, dal Marini negli Archiatri, e dai
Cancellieri nel Mercato, il quale aggiun-
ge che il p. Stella suppone, che il nome
di Tabacco provenga dall' insegna col
niolto:£'^ ab hac Herba Salus.La vende-
vano gli Speziali, che solevano chiamar-
la Cristcriuin 7;^,-?/. Tutta volta sono mol-
to antiche lo botteghe di tabaccaro o la-
T A B
bnccalo In Italia, venditori del tabacco, e
già nel secolo X\ I in cui fu inliudolto e-
lano mollo frequentate le loro botteghe
ancliecome luogo di tra tleninienlo. In In-
ghilterra e dall'isola di Tabago portò nel
i585 la pianta del tabacco il celebre na-
vigatore Drake: altri ciò attribuisconoal
cav-RagUlilFingleseesotloil regno di Gia-
como I die cominciò nel 1 6o3,e sullepri-
nie venne impiegato come medicinale, ve-
nendo assoggettata la coltivazione ad u-
na tassa nel 1 585, mentre in Francia que-
sta derrata coloniale fu sottoposta al di-
ritto di dogana nel 162 i e meglio neliGac),
ed a mano a mano diventò in tutti gli stati
una ricca e ubertosa Rci^^atia^J .) di pub-
blica rendita. La pianta finalmente del
tabacco, per non dire delle altre introdu-
tioiii, nel 1620 fu recata dall'Inghilterra
in Alsazia dal negoziante Roberto Roe-
nigsmann, ed immediatamente coltivata
iie'dintorni di Strasburgo. .Senza indaga-
re rigorosamente se l'uso del tabacco sia
giustificato dalla ragione, il tabacco ba
delle polenti attrattive che gli fecero vin-
cere infiniti ostacoli che gli opposero la
distanza della provenienza,! ilanni che ne
poiino derivare, le costumanze, le leggi
civili e qualche divieto ecclesiastico. Sul-
le prime in generale, ed in Francia par-
ticolarmente, fu il basso popolo che inco-
roinciò a far uso pel tabacco da naso, ma
l'uso fu reputato in principio per indecen-
ti.ssimo. Nondimeno fu poi chiamatola re-
gina de'vegetali, e scrisse Corneille: Vi-
ver non merta chi ha il tabacco a sdegno.
IS'el tabacco in polvere s'introdusse l'uso
di mescolarvi degli odori. Gii orientali si
sono studiati di lalllnare il gusto di fu-
mare il tabaccOjSiaconaromalizzaine con
diverse droghe ilfumo,sia procurandoili
rinfrescarlo o raddolcirlo col farlo passa-
re attraverso un vaso pieno d'acqua. Il
fumo del tabacco è stato riguardato da
varie nazioni non solamente come un
principio o un preservativo di salute, raa
ancoia come un legan)e politico o una spe-
cie di complimento essenziale nelle riu-
TAD 171
nioni di varie persone, specialmente di-
plomatiche.Una cosa eguale si osservò an-
che presso le nazioni non incivilite del-
l'America, le quali olVrono il fumo del ta-
bacco dalla loro pipa, detta sovente r<^z-
luiììit. come un segno di pace, d'amicizia
e d'alleanza. La voce jìi'pd indica lo stru-
mento col quale si iuma il tabacco, ed al-
cuni scv'wono pippa. Si fece quindi il ver-
bo piptirc. che significa trarre col mezzo
della pipa per bocca il fumo del tabacco
o di altra cosa combustibile, hi Europa
si variò al sommo la costruzione delle pi-
pe, e se ne formarono di tutte le materie,
adoperandosi i legni di varie sorti e spe-
cialmente odorosi, l'argilla, massime la
porcellanica, l'avorio, l'osso, l'ambra gial-
la, ec. 1 turchi e altri maomettani prefe-
rirono generalmente l'uso dell'argilla pe*
camniinelti delle pipe, e posseggono otti-
ma argilla per tale fabbricazione, edeno-
minata inEuropa terra di Costantinopoli.
In Europa si resero comuni i camminetti
delle pipe d'nn'argilla o creta finissima,
trovata d'ordinario nelle fenditure delle
montagne, e impropriamente denomina-
ta spuma del mare. Si rese celebre l'ar-
gilla eccellente e bianchissima delle Fian-
dre. Un ingegno italiano scrisse un poe-
ma intitolato la Pipeidc. Diminuite le pi-
pe per l'introduzione delle foglie secche
di tabacco rotolate strettamente per fu-
raaie, questi piccoli involti vengono chia-
mati cìgrirri, cifrari, sigari e zigari, e si
custodiscono da'tumatori in custodia det-
ta poi ta-sigaii. Tal volta si fumano col /^oc-
chino o boccaglio di bosso, di osso, d'a-
vorio o di altre materie. Oltreché si for-
mano zigari con foglie di eccellente qua-
lità e fragranti di grazioso odore, altri sa-
no profumati di vainiglia o di altre so-
stanze odorifere. Izigari comuni non han-
no nel fumo tali pregi,ed a molti sono mo-
lesti e anche pregiudizievoli; onde gli e-
ducati fumatori usano i debiti riguardi
con essi. Un tempo maggiore era l'uso del
tabacco da naso, ora forse losorpassa quel-
lo da fumo. Sebbene in generale le doa-
172 T A B
iiealj|jiano antipatia alle due specie di ta-
J>acco, non mancano dilettanti di quello
da naso, e anche da fumo per vezzo, la
breve prima farò cenno delle lodi del ta-
bacco, alleruaiidoi pregiudizi che può re-
caie; poi quanto fu combattuto, e non o-
slante come se ne diffuse il costume, for-
mandosene un bisogno fittizio.
lu principio il tabacco si usò in polve-
re come starnutatorio, credendo di vivi-
ficare la memoria, e scacciare il sonno.
A tal uopo l'uso della polvere di tabac-
co s'aumentò di tempo in tempo, si di-
menticò lo scopo originario di usarlo co-
me slarnutalivo, e si andò tant'oltre, che
ninno venne riguardato come uomo col-
to, il quale non prendesse tabacco, e non
potesse presentare una scatola elegante.
] giovanetti ne intercedevano il permes-
so da'genitori, per comparired'età mag-
giore. Il prender tabacco venne lodato da
molti, e biasimato formidabilmente per
le funeste conseguenze che può portare.
Si raccomanda da' trattatisti favorevoli,
la moderazione ei giusti limili nel pigliar
tabacco, siccome in tutte le altre cose pia-
cevoli, usarne di buona qualità e non di
nocive concie o manipolazioni; come pu-
re consigliano non aspirarlo con forza, e
di soffiarsi sovente il naso. Sostengono che
molli buoni effetti produce il tabacco, e
potersi godere con gusto e senza timore;
dappoiché la sperienza insegna, che la pol-
vere di tabacco è atta a sanare altrettan-
te malattie, quante per avventura fosse
capace di produrne. Se in taluni genera
veitigini, le dissipa in altri; se in alcuno
indebolisce la vista, la in vigorisce in un al-
tro. Può render orbo un veggente, e ren-
der la vista ad un orbo; può privar l'u-
dito ad un sano, e procurar l'udito ad uu
sordo; anzi può render ubriaco uno che
non lo è, e far passare l'ebbrezza ad un
nbriacone, ma questa sembrami esagera-
zione. Altri esaltano l'abitudine come di
grande utilità e di benigna influenza nel-
lo stato sociale, e pretendono militare in
favore del tabacco piùragioni che io cou-
T A D
trarlo. 11 citato Corneille compendiò in
(|nesti versi i pregi del tabacco, /^'ica pur
Al islotil ciòche vuole, I\ tabacco è divino
e senza parij/Vrsfuggir l'ozio n)ai degl'in-
fingardi Passatempo miglior non fu tro-
vato. IVoD sai che dir? prendi la tabac-
chiera, E tosto a dritta, a manca e da o-
gni dove 7'^'amici e conoscenti esconosciu-
ti Ti si faran dintorno a festeggiarti. Ma
il tabacco non pur del giovinetto /fende
il cor liberale; in medicina i'Jgli è rimedio
nuovo; ci purga, allieta Sconforta il ce-
rebio, e di ogni tetro /i mal salubre umor
lo sgombra a un tratto; IVè viver merla
chi il tabacco ha in ira. Il Cancellieri nel
Mercato a p. 200, lo chiama prodotto fa-
vorito ecaratleristico della Virginia, e for-
mare il più ricco ed esteso commercio in
tutte le parti del mondo. Narra che mg."^
Lamhertini, poi Benedetto XIV, nel voto
della beatificazione di s. Giuseppe da Co-
pertine , di cui fu ponente l'altro dotto
cardinal Casini o^a. predicrilorc apostoli-
co, lo difese dalla taccia dell'uso del ta-
bacco, provando che se ne serviva per un
rimedio contro i moti della libidine. Scri-
ve Vitaliani,Z?<' /^^«.s'k tabaci, p. 80 in-
quii. Expericntia d'ulicerunt, assicluuiìt
tabaci usum venerein asuo mune.re retra^
here, iitipse apluribus au(h\'i; praeser-
tini a p. Joscpìio de Coperti no, qui in As-
sisiano coenobio s. Francisci, sanctitatis
fama praefulgens, quotidie aestatico ra-
ctufertur inaerem. Hoc enim tabaco li-
ti tur, non tantum ad se expergiscendum,
i'igilemque noctu conservandum, sed ad
occurrcndas carnis tentationes, et fragi-
li tatispeccandi pericula supcranda. An-
che Benedetto Stella, De abusa tabaci,
e. I f, p.i i5, insegna, the l'uso del tabac-
co, moderatamente preso, non solo è uti-
le, ma anche necessario a'prelati, eccle-
siastici secolari e regolari, ed a tutti quel-
li che devono o bramano vivere celil)i me-
nando vita casta, onde reprimere il na-
turale prurito de'moti sensuali che cotan-
to infastidiscono. Ed aggiunge: Perchè la
causa della libidine è il calore e l'umidi-
T A B
là, qnaiulo questa venga dal tabacco di-
seccata, non si setitono (jue'inoli libidino-
si coii veementi; e per le ragioni da re-
carsi [)iìi sotto, è bene die essi lo prenda-
no, ad imitazione del gran servo di Dio il
p. Giuseppe da Coperlino. Inoltre Can-
cellieri esorta a leggere le Rispn'itc alle
Aiiiinadvcrsioiii stampate iu Roma nel
17 I 8 sopra il Dnhbio delle sue virtù. Ivi
riportasi ancora l'autorità di Vanbeluion-
zio, che dice esse re probabile, che il tabac-
co freni ed estingua la venere; e quella
di Schrodero, nella Phai-nunopra ìiiedi-
co-ilii/nica 1. 4, classe i , ove dicesi: Mlctio-
nc/ii, sea pollile lìonem noctiirnnni tubaci
sufJìlit pntccavchanl. Il citalo Stella pub-
blicò in Roma nel 1 669: Il tabacco, ossia
trattato sopra rurigiiw, stoi-ia,ciilliira,
preparazione, (pia liti), natura, virtìi, ed
uso in fumo, in polvere, infoglia, in lata-
bitivo, e in medicina della pianta volgar-
mente detta Tabacco. Al numeroso stuo-
lo degli appassionati dilettanti del piace-
vole e gustoso conforto del naso, non di-
spiacerà che io vada cou Cancellieri e cou
altri libri che su di esso posseggo, accen-
nando un bel numerode'inolli suoi scrit-
tori. Alfonso Bocchi, La difesa del ta-
bacco, ingiustainente accusato da'criti'
ci, sonetti Jaccti e morali, ]ModenaiG79.
Nicolò Maìaaides, Delle virtù del tabac-
co, sue grandissime e meravigliose ope-
razioni, dalle quali ognuno puh cavar-
ne non poco profitto, VeneziaiyoS. Gi-
rola mo BarulFaldi, La TabacchcidcFaV'
rara 1714. poema iu verso sciolto. Gio.
Battista Monti, Tabacco, suo utile, e pre-
giudizio del lìicilesimo , Bologna 1756.
Storia distinta e curiosa del tabacco,
concernente la stui scoperta, laintrodu-
zione. in /europa, e la maidera di colti-
varlo, conservarlo e prepararlo, per ser-
virsene, con altre ottime e utili osserva-
zioni j con diversi esperimenti fatti circa
la sua virtìi, e colla figura della pian-
ta. Ferrava ij5S. Coltivazione delta-
bacco , con alcune notizie istorichc che
trattano dell'origine, vir tic e uso di qua-
TAB 173
sfapiantaappresso te varie nazioni, Ro-
ma I 758. Lodovico Testi, Risposta alla
proposta del principe traini intorno al-
le virtìi e qualità del tabacco di Si\'iglia,
nel t. 5 della Galleria di Minerva. Raf-
faele Thorio,i>(' Paeto,seu TabaccoPoe-
niation. in Musaci Ang. Analect. t. r-, p.
243. Gio. Nicolò Baumanno, De tuba-
ci virtutibus, usu et abusiu Basileae. Di-
versi illustri e grandi uomini fecero abi-
tualmente grandissimo uso del tabacco.
Soltanto ricorderò Papa Benedetto XIV,
di cui si racconta che confabulando eoa
un tale costituito in dignità, ed avendoa-
perto la tabacchiera, gli offrì il tabacco.
L'incauto e scortese rispose: Grazie, San-
to Padre, non ho di questi vizi ! Ma il Pa-
pa prontamente soggiunse: Non è già uà
vizio, che se tale si fosse, avresti questo
pure! Assai e con frequenza prendevano
tabacco. Federico II il Grande re di Prus-
sia, e iNapoIeone I il Grunde imperatore
de'francesi, che adoperandolo imtnodera-
tametite pel naso, diceva che serviva a ri-
svegliare gli spiriti, ed a rassodare il co-
raggio. EppureproverbiòilPapa Pio Vlf,
com^ notò l' Artaud nella Storia della sua
vita, per l'uso eccessivo che ne faceva, re-
standone spesso macchiata la sua biauci
veste, difetto che il Papa non dubitò di
confessare più volte. AncheGregorioXVl
Ijj molto amatore del tabacco in polvere,
il quale generalmente è il conforto e il
compagno indi visibile e gradi tode'lettera-
tiedegli uomini di studio,ravvivandone io
spirilo. Un tempo si riguardòcome un'in-
decenza che le donne ne facessero uso, ed
infatti tra esse la minor parte lo adope-
ra; ma ora uon poche tra loro anche Iu
fumano per seguir ciecamente la moda, in
cui le stesse più incivilite nazioni rivaliz-
7ano con gusto, ma non senza deplorabi-
le eccesso. Ad onta di tutto il narrato e
di quanto resta a dire, non debbo tace-
re che l'uso del tabacco fu ed è tenuto da
molli un'abitudine o consuetudine di su-
perlluità, anzi piii pregiuilizievole diedi
reale jjiovameulo, ed Autouio Abati uelr
174 TAli
iti 6ue FrascJwrii' fase, a lo dcflm unave-
ja pazzia: A lordai- nasi e fazzoletti na-
ta. Fuiiosaniente tra gli allri si scagliò
contro il tabacco il liagiontiinento sopra
r uso ed aìniso del tabacco di Giusep-
pe Maria Silvestri daffare in filosofia e
medicina^ Rooia i 773. Avvertendo l'au-
tore come alle molte ragioni, le quali in-
sidiano la vita dell'uomo, se ne aggiun-
gono l)en sovente alcune altre, che uou
si avvertono ovvero si vogliono disprez-
zare, \uole egli perciò mostrarne una di
questa specie nel porre in vistale funeste
conseguenze che al genere umano risul-
tano dal comune uso e abuso del tabac-
co. Procede in questo &uo scopo col pre-
mettere in breve la storia di sì famoso ve-
getabile, dalla quale rilevasi che in par-
licolar modo allignava nell'isola Tabiisro
«ella provincia americana di Jucatan, di
dove nel 1559 ne fu lai. "volta portatoli
seme da uu fiammincio in Portoijallo. Di-
chiara quindi, che in seguilo della favo-
levole prevenzione di rispettabili perso-
naggi, non andò guari che si rese il tabac-
co cognito in Francia, e quindi a poco a
poco in tutte le altre regioni d'Europa,
nella quale circostanza la cieca approva-
zione di alcuni medici potè a'noslri mag-
giori ispirare quell' animosità richiesta
j)er difendere e rendersi familiare una
pianta nuova e sconosciuta del tutto, lu-
di ilSilveslri cominciandoa sindacare l'in-
trinseca natura di questo semplice, si a-
\anza con discu.ssione per denuire quali
conseguenze si debbano paventare dal suo
usoed abuso. Incomincia (|uin(li a dichia-
rare, chegrande è la malignità del tabac-
co,e che nessun utile,anzi moltissimo dan-
no ne proviene a'popoli d'Europa segua-
lamente. La i .'prova la desume dalla pa-
tria del vegetabile tanto da' nostri paesi
lontana , foise perchè la provvidenza la
videperniciosa alla fisica costituzione dei
nostri corpi e de'nostri chmi. Questa ra-
gione, come molte altre di questo nemico
liei tabacco, patisce delle gravi eccezioni,
se voglia considerarsi che dalla stessa A-
T A B
merica provenne la china, il cacao, il rea»
barbaro (che trovasi però pure in altre
contrade)e tante altre produzioni che riu-
scirono a noi utilissime. Ne qualifica in-
grato l'odore, disgustoso il sapore, e col-
l'azione del fuoco vuol dimostrare con a-
nalisi chimica l'indole venefica della pian-
ta , facendo vedere che se ne ricava uno
spirito fetido, un olio di virulenta eHica-
eia e disgradevole, e degl'irritanti sali se-
mi-volatili. Senza poi valutare le artificia-
li preparazioni, che dall'interesse de'par-
licolari si fanno intorno al tabacco, si fer»
ma in quella che gli si devedare prima
di ridurloall'uso de'suoi amatori, e la tro-
va assai pericolosa. Imperocché facendo-
ne un lungo e circostanzialo dettaglio
conclude,che il tabaccosi riduce pur trop-
po ad uno stato quasi di [)Ulrefazione pri-
ma di essere abilitalo a fue una parte
dell'attuale suo uso e commercio, e che
perciò merita di venire riguardato con
grave ponderazione. Itifatti osserva, che
lo spirito della pianta iniettalo nella iu-
gulare d'un cane produsse in esso dopo
il a. "giorno la morte, preceduta da ur-
li, da contorsioni, da vomiti e scarichi di
ventre, e da un sonno finalmente accom-
j)agna loda mortali convulsioni, col le qua-
li egli asserisce di avere più volte vedu-
to morire de'cani e de'galti nella cui lin-
gua avea fatto cadere una o due goccia
d'olio erupireumaticodi tabacco. Quest'o-
lio medesimo, o io suo luogo lo spirito u-
nilo al latte, all' albume delle uova ec,
non solo l' inabilita a coagularsi, ma ne
piouuiove meravigliosamente la liquefa-
zione. Ora da questi sperimenti e da al-
tre ragioni, pensa il Silvestri d'aver pie-
namente provata la malignità del tabac-
co, e quindi il danno che reca a' popoli
europei. Da ciò prende motivo ad esor-
lare i medici di togliere chdla classe dei
medicamenti (|uesto semplice, e invece li
consiglia a collocarlo nella categoiia dei
veleni, nell'uso de'quali gran prudenza
ricercasi, e talora ne avvengono necessa-
riamente luttuose conseguenze. Euume-
TAO T A B ,75
rando 1 mali da teiueisi dal tabacco, pel ro bisogni, erano sconosciute del lutto ai
I," mentova lo St<iriiuto (I '.), il capogi- nostri maggiori.Termina il Silvestri il suo
ro, la minaccia della possibile anianrosi o eccessivamente rigoroso ragionamento
perdita della vista, la gravezza del capo con ispirareodiocontroil labaccoin qual-
che talvolta accompagna l'uso del tabac- siasi maniera usalo, ed assicura che l'as-
co, ed altri mali più scrii per l'irrilazio- snefazione che molli hanno d'usarne sa-
uè promossa nelle narici, dalla quale può rìi sempre una debole ragione, per non
in esse e nelle vicine parti determinarsi incoraggirli a rinunziare del tutto a (lue-
una dannosa corrente di umori; la per- sto pernicioso errore, temendosi invano
dita dell'odorato, l'alterazione della vo- delle triste conseguenze dall'interrompe-
ce, le ulceri e i polipi delle narici, e final- re un uso mostralo per tanti titoli dan«
mente i mali non solo della vicina gola, noso.eperciòdegnodeH'odiocoraiine.Se-
ma ancora del polmone per altre conse- condo il Silvestri, lesole emanazioni del
guenze dell'uso e abuso del tabacco. Dai tabacco molli incomodi recano a quelli
mali cagionati dall'uso e abuso del tabac- eliclo devono preparare, per cui sono so"-
co in polvere e attrailo pel naso, passa getti a non poche infermità, anche per le
il Silvestri a considerare gli altri che ri- sostanze che vi si aggiuti^ono per quello
sultano dal masticarsi o fumarne la foglia, da naso onde dargli una specie ili fermen-
In essa pertanto facerulosi avvertire la sa- lazione e una proprietà piìi vellicante.Nel
livazione, che promuove senza bisogno, 1779 ^^ stampato in Londra: Trattalo
scrive ancora che all'irragionevole perdi- della cultura drl tabacco col metodo di
la di questo balsamo animale devono sue- fame commercio, preceduto da due ra-
cedere de' ragguardevoli pregiudizi. In mi rappresentanti la pianta e i suoi fio-
queslo paragrafo il Silvestri si dimostra //. In esso vi è questa rimarchevole e io-
assai ragionevole, con opportuni e van- leressante osservazione. " Gli americani
laggiosi riflessi, Finaliuenle il Silvestri di- riconoscono nel tabacco le medesime pro-
scende ad avvertire certi pregiudizi, cli'e- prietà, che ha la scorza di quercia per la
gli immagina succetlere all' uso lungo e concia delle pelli. Sono io stesso testimo-
continualo del tabacco, in segnilo della nio di molte esperienze, riuscite tutte be-
rìassunzione d'alcune sue particelle eie- nissimo, e principalmente nelle pelli men
inentari insinuatesi pe'vasi assorbenti del- grosse, dimodoché sono sicuro, fthe ne'si-
le fauci o delle narici, nelle vie della cir- ti dov'è rara la ([uercia, si potrà ad essa
colazione e del sangue. Riassumendo il sostituire il tabacco mollo vanla^^iosa-
Silveslri perciò (pianto in principio seri- mente". Ma già, come accennai, il favo-
ve intorno alle ree cpjalità per 1' analisi re grande che in principio ottenne il la-
chimicaealtrimentiscoperle in questo ve- bacco non fu durevole, e molli awersa-
getabile, conclude chele venefiche par- ri insorsero proclamandone l'uso noce-
ticelle eletnentai i di esso debbono a poco vole alla salute, sconvenevole indecente
a ()oco delerininiue i suoi ainalori a una tleliltuoso e persino irreli-^ioso. I medici
intinilàdi malori. Imperciocché traspur- francesi furono i primi declamatori cpa-
tatedentrode'loro vasi sanguigni dovran- tro l'uso che diceano pestifero del labac-
noeccilarede'mali relativioaglislessi vasi co, e furono sostenute pubbliche tesi por
o agli umori che vi passeggiano, ovvero «limostiarneiperniciosi elfelti,provando-
a'nervi che debbono toccare. Laonde di- lo anche con molli esempi. Laguerracon-
chiara, che molle croniche e acute ma- tro il tabacco non si limitò ad accademi-
lallie potranno turbare la salute degli eu- che discussioni, ed alla pubblicazione di o-
lopei, malattie le quali perchè dipendcn- pere, ma si estese e sostenne da diversi
li da qucilo nuovo genere du'cicdiili lo- sovrani. Giacomo Ire d'Inghilterra pub-
irjC) T A IJ T A B
Llicò contro il tabacco il suo IWisncapnof; une siimaiìt. K nel concilio de! Messico ai
iivcdr (lìnisu tal>iiciusus,\^oni\\n\ i () iq, 27 ottohrei 58f) fu determinato: Ob /r-
e lo proiljì ne'snoi slati temendo che in- i'crcnfin/n.riiiat' Knclu/rislir/cfìerripì'en-
debolisse. Inveì specialmente contro il ta- (laecxtprai'rìpitnr.nculliis.sncerdosan-
bacco da fumo, con queste espressioni. tcinissaecelel)ratìonfìn,aut(piacvisalia
j) Quest'abitudine disgustosa alla vista, persona ante communìonem, quiclqiiam
nauseante all'odorato, pericolosa pelcer- tabachi, per modumfuinalis evaporati/)'
Tello, nociva pel petto, spandeintorno al nfs, aut q uovi s modo perei pia t. All'erma
fumatore esalazioni così infette, come se Sarnelli che i due concilii provinciali ame-
procedessero dagli antri infernali". Fece ricani furono approvali dalla s. Sede, e
di piìi il parlamento inglese, sentenzian- benché non obblighino se non in quelle
do a morte il ricordalo introduttore cav, parti, hannoperò gran peso, percompro-
Roghlilf, che per altro avea molti nemi- vare essere illecita la cosa da essi proibi-
ci, sotto pretesto pure d'altri delitti, tra i ta. Dall'indie occidtMitali passò l'abuso ai-
quali si specificò l'introduzione del tabac- leSpagne, e specialmente in Sivìi^iia (ove
co nell'Inghilterra, la quale poi ne tras- ne portai le ragioni), onde Urbano Vili
se e ttittora ricava immense somme. Un ad istanza del decanoe capitolo della me-
monarca di Persia ne pi'oibì l'uso a'suoi tropolilana, col hieve Ciim Eeelesiae Di-
sudditi, sotto pena della vita o del taglio vi/10 enltui, de' 3o gennaio i64'2, Bidl.
del naso: ad egual mulilazione ilczarlMi- A'o;»,t.6,par. 2,p. 3i i,proibì nelle chie-
chele Federowilzdel I Gì 3 sottopose quei se, loro atri e circuiti, della città e arci-
russi che l'avessero adottato. Amuiat IV diocesi di Siviglia, sotto pena di scorau-
imperalorede'lurchidel 1623, proibì l'u- nica di lata sentenza, il prendere qualsi-
so del tabacco sotto pena capitale, affin- voglia presa di tabacco alle personede'due
che i suoi sudditi non si ubbiiacassero o sessi, chierici , regolari e secolari. Illud
tlivenissero infecondi. Il senato di Berna passimiiieivitatis.etdioecesis Ilispalen.
nella Svizzera, nel 1 660 pose l'uso del ta- Eeelesiis, ac qiiod refcrre pudet, etiant
linceo tra'delilli, come il furio e l'ornici- sacrosauctwn Mi. ssae sacri flcium cele'
dio. In altri slati si punirono a colpi di brando sumere, linteaque sacra foedis,
liastone gli amatori del tabacco da fumo, quae tahhaccum huiusmodi proiicit ex-
in foglia óin polvere. Trovandosi in pritt'c crementis conspurcare , Ecclesìasqiie
cipio il tabacco pericoloso e sconvenevo- jìrnedietas tetro odore inficere magno
lealla civiltà, persporcarelenarici, e dal- rum prohorinn scandalo, reriunque sa-
Je quali ne dislilla la lordura, echi si tro- crarwn ìrreverentìa non reformident..,
va colle mani impiegate in altro bisogna Tcd>hnccum sive soliduni, vel in frusta
che renda imbrattato quello che non con- conciswn,aut in pulverem redactuni ore,
viene, così fu tenuto l'uso per indecentis- vel nnrihus, a ut fumo per tuhulos, et a'
.simo ne' sagri ministri. Quindi secondo lias quomodolihet sumere audeant, vel
il Feiraris, Dihlioflu-cn Canon. ,'\\ conci- jìraesumr/nfAov'ìeìòne'deiù luoghi. Nel-
lioMessicanodel 1 5j5 ne proibì l'uso nel- j'arlicoloCiiiESiDis.PiKTROiivVATicAivo,
le chiese dell'America spagnuola. Narra narrai come InnocenzoX avendola abbel-
lì vescovo Sarnelli, /-e/Ze/'^^ crr/. l. 6, leti, bla con pavimentoepilaslri di vaghimar-
3o, che nel concilio provinciale di Lima mi, proibì sotto pena di scomunica, per
capitale del Perù, a'y ottobre 1 588 fu de- riverenza locis Deo sacris herhani la-
cvQì^io: Proliibetur suhreatuniortis ac- bacìun, ore, vel nnribus sumere gravi
ternaepresl,yteriscelebr(ituris,ne taba- rum proì'orum scandalo non vereantur,
cliifumumore,autsYasi,auttal>acbipul- cioè negli stessi luoghi vietati da Urbano
yerefn naribus.etiain praelextn medici- Vili per Siviglia e colle slesse parole, co-
T A V,
n^e si legge nel breve Cani sicuti\c^\\ 8
gennaio dell'anno santo iG5o, liiill. lìti'
sii. ì at. l. 3, p. 265. liifeiisce il Sarnel-
li, che sin)ile proibizione fece Innocenzo
XI a'i o ottobre I ()8 1 , sotto pena della so-
spensionei^/ diviiiis ìnso fdcto iiicurrciuln,
e di scudi 2 5 da pagarsi da qiie'preti che
prendessero tabacco nelle .v/7^>-7r,y//<'diRo-
ma. Già d'ordine del medesimo Papa la
s. congregazione did concilio ili." aprile
1G78 avea imposto a lutti i vescovi: L t
siih novnn susnciisioiiis ipso fticto i/ìcur-
rcìì(Iapro1tHH'rc\'alcants(tccr(lotihusM('
iintnc (iiiteniutm Mi ssniii celchrcnt iilht-
tciiiis (ahaciun suinaiitJTiXnU) lasciò scrit-
to nella visita pastorale di Discegliail ve-
scovo iiìonsignor Crispini predecessore di
Sarnelli, il quale perciò nella citala let-
tera in cui discute : AV // vescovo possa
proibire sotto pena di scomunica il prcu'
der tabacco avanti la celebrazione della
s. Messa? risponde e dichiara: Che non
solo [u>ò farlo, ma se l'abuso è grande de-
Té farlo contro que'sacerdoti che ne prL-n-
dono troppo innanzi la celebrazione del
s. Sagrilizio; poiché a chi è avvezzo di u-
sare il tabacco, e ne prende parcamente,
si può concionare. Il Sarnelli acreuìente
inveisce sull'uso del tabacco, che chiama
erba villana per isporcar le narici, essemlo
slatoper iesuesupposte virili denominato
erba regina, ma pititlosto soprannome de-
rivatogli dallasua fiutrice reginadi Fran-
cia rammentata di sopra. E sebbene sia
lecito a ciascuno di prenderlo ne'suoi In-
sogni, non è punto convenevole di pren-
derlo in ogni tempo, in ogni luogo e al
cospetto d'ogni persona;laiilo più che pro-
voca di sua natura lo starnuto, che scuo-
te il celebro con tanta violenza, che chi
l'ode chiama il cielo in aiuto. Che direb-
be il Sarnelli se si fosse trovato ne'nostri
tempi, in cui è subentrato al buon augu-
rio, quel moderno e indillerente silenzio
che de[)lorai a SiAnNUTO, nel dichiarar-
ne i pericoli, e l'oiigine delta lodevole sa-
lutazione di [)rosperitaV ! AggiMugi-il dot-
to e iclunlc vescovo, dove suuu que'buvi,
TAD 177
che tanto biasimarono Annibale [>er l'ec-
cesso odoroso de'capuani unguenti, che
pur ricreavano colla soavità di loro fra-
granza i circostanti, dicendo: Non bene,
sanper olet aiti bene seinperolct? Che
avrebbero detto della tlislillazione dalle
nari di chi spesso adopera gl'indiani ta-
bacchi?^» Se [^rendere il tabacco in polvere
è di tanta indecenza, (pian topi use si pren-
da in frondi o in fumo: qual alto piìi sto-
machevole, che ruminar fia'denli cpiella
tetra e letaminosa tn iteria, con aliti puz-
zolenti: qual pili indecente spettacolo, che
mettersi in bocca un torto corno infarci-
to di quel fuliginosoe fumante sucidume,
sorbendone il tartareo vapore per le fau-
ci,ed esalandone il luinoper le narici,a gui-
sa de'cavalli di Diocnede e de' fori di Gia-
sone, che dalle nari vomitavano fiamme
e faville ; come dice il Tesauro nella sua
Filosofia inorale 1. 1 i, e. 22, il cui titolo
è: Delle cattive creanze introdotte dai
tabacco ". Poscia riproduce questa testi-
monianza elei medico Paolo Zacchia, in
ijiiaest.Med\co\e Cf, 1. g, tit. 7, q. Unica, n.
33. Ut ergo multa in panca redigam, di-
cendum ex mea se n lentia est, Tabacchi
iisuni in jejnnio Kucharistico proliiben-
du/n. non quod ullo modo, ne per soni'
nimn quideni nutrire possit, aut folio, aut
pulvere, aut fumo: etiamsi alicnia illiiis
particula in stomachum laheretur : sed
primo ob Sacramenti reverentiam; quia
multam agitationem in humoribus cau'
sare potest, et caput ipsuni commovcre,
sensusque turbare, et obtunderej maxi'
me si ejus fumus assumatur j potest et
ventreni solvere, aut, quod pe/us est, vo-
mitiimconcitare.Qaeila questionesi trat-
ta da Giovanni Chiericato, /ìc Jùichar-isf.
Sacrain. decis. 54, ove dichiara essere il
temperamento o proprietà del tabacco,
caldo e secco in 2." grado, e però utile ai
morbi freddi. Invece il Lessio asserisce es-
sere il tabacco di temperamento freddo,
refrigerante e n ircolioo, cioè sonnifero e
del genere dell'erbe velenose (è un fitto
che il tabacco giova a impedire il sonno
ijS T A B T A B
e per bene da esso svegliarsi; se ad alcn- trarlo al digiuno naturale, essendo impos-
no poi glielo concilia, credo piiiltosloclie sibile che alcune delie parti più succose
l'abuso della polvere gli abbia resi insen- non passino nello stomaco. Circa poi ai
sibili i nei videll'olfilo ecerebrali). UTe- divieti pontifìcii di usare il tabacco nelle
sauro ritiene pernicioso l'uso eccessivodel niemoiate chiese per venerazionealla ca-
tabacco alla sanità, poiché essendo calido sa di Dio che ne resta va inilaaltata e pro-
e secco bruciò i [)recor(li a più d'un in- fanata, ed anche in considerazione della
dividuo,alTumò e arse il cervello, restan- magnificenza degli edilizi che restavano
doconsumatocon l'umor soverchioii na- deturpalidaglisputi pregni di tabacco, de-
turaleper la continua provocazione. Cer- vesi correggere que'poco critici scrittori,
to è che ogni eccesso al fin nuoce; e per e massime se lo fecero per detrarre con-
1' abuso ogni salubre medicina, o perde tro i Papi, che genericamenle ne riporta»
la virtù o si converte in veleno. Conclu- rono la proibizione contro l'uso genera*
de Sarnelli con rimarcare, che il tabacco le, mentre essa non fu che parziale e per
di Siviglia si attacca meno alle vesti, pre- motivi ragionevoli, e poscia anche rimos-
ferisce l'uso del tabacco grosso e grasiilo, sa del tutto. Ptiguardo poi alla pena se«
e loda chi non vi si avvezza. Quanto al vera della Scoiiiiiiiica, e perchè i'Papi e
tabacco nasato in polvere, usato in fumo i vescovi anticamente coti facilità la sen-
o masticato, se rompa il digiimo natura- tenziavano, Io dichiarai in quell'articolo,
le necessario alla comunione Eucaristica, Nel citato Bull. 1 at. p. 293, si legge in
nulla trovo nel Trattato della s. Diessa fatti il chirografo di Benedetto XIII dei
clelLambertini poiBenedettoXIV,cap.4, io gennaioiysD, Reverendissimo Car-
§ 2, ove parla del digiuno. Apprendo però dinaie, diretto al cardinale Annibale Al-
da altri teologi, ragionando del dii^iiuio bani arciprete della basilica Vaticana, in
naturale prescritto [ler la s. Comunione , cui si dice che avendo il predecessore In-
cheimporta la privazioneassoluta di qua- nocenzo X proibito con iscomunica a tutti
lunque minima cosa o nutritiva onon nu- i fedeli de'due sessi" il prendere tabacco iu
Iriliva, purché però di sua natura digesti- polvere,in corda e iu fumo nella detta ba-
bile.presa dal i.^monienlodella mezza not- silicadi s. Pietro, coro, coppelle, sagrestia,
teantecedenteallacomunionemedesima, suo portico e atrio, col motivo del grave
per modo di cibo o di bevanda, cioè in- scandalo, che cagionava tal abuso, allora
tromessa per la bocca nello stomaco. Ciò introdotto, e che con njolta indecenza ve-
premesso, comunemente i teologi opina- niva fomentato anco da quelli che servi-
no non doversi i f deli inquietare di ciò vano al coro della medesima. Ed all'in-
che passa nello stomaco in via di respira- contro a vendoNoi riconosciuto essere ces-
zioneaccidentale, come il fumo del tabac- sato lo scandalo accennato, ed essere an-
co o delle vivande, quando però non ven- cora allatto mancata l'indecenza, che pre-
ga inghiottito di propria volontà o per veniva dall'abuso, che allora se ne face-
mezzo di qualche istrumento. Non rom- va; e volendo però provvedere all'indea-
pe il digiuno naturale il tabacco in poi- nità delle coscienze di tutti, ed in ispecie
vere, le acque e altre droghe che si pren- al buon servizio di detta basilica, il qua-
dono o respirano per il naso, a meno che le rimane molto pregiudicato dal frequen-
non si facesse passale volontariamente te uscite dal coro, che fanno quelli che
nello stomaco quelle droghe che si pren- non possono astenersi dall'uso del tabac-
dono per le narici. Quanto al tabacco che co oggidì avanzato, anco per parere dei
si mastica, Enrico di s. Ignazio carmeli- medici, che lo consigliano per rimedio di
tano, nella sua Etilica ain.ori<, p. 7 5, ed molte infermità, massimatnenteper quel-
alcuui altri teologi uc ritengono l'uso con- li, che sono obbligati a frequentare luo-
T A B
glii freddi ed umidi nelle ore della mat-
tina, ci siamo deleiminati di permettere
nella suddetta basilica ancora, suo curo,
cappelle, sagrestia, portico ed atrio l'uso
del detto tabacco, non ostante l'accenna-
la proibizione sotto pena discomunica la-
toc scìiliiìliac, non dul)itando\oi,clie voi
invigilerete con lutto il zelo, afllncliè con
tal permissione non s'ubbia a mnncure al
rispetto e riverenza dovuta ad una basi-
lica rinomata in tutto il mondo cattolico."
Segue la lettera esecutorialedel chirogra-
fo, dello slesso cardinal Albani, nella qua-
le però trovo questa clausola: l criiin e-
tìain, quod illoriun nulliis, praesertini
tinnì choro interest, et dwiiiis operatur
qf/ìcììs, Arcidam, seu Thecam, in quo
Nieosianam nulvercm servai. ad alio a in
orbein, seu gyruni mitterepalani, et pu-
hlice audeat,suh poenis arbitrio nostro,
juxta moduin inohedjentiae iii/Iigenlis.
Fra le tante opere scritte contro l'uso e
l'abuso del tabacco, ricorderò le seguen-
ti. Dasengaiìiin conira el mal uso del
tahareo. por Franciseo de Lcyra-y-yi-
guillar,Covdova 1 634- MassiminianoZo-
vana, Abuso del tabacco de' nostri icìU'
pi, nel quale si dimostra, che con quello
si possono curare un infinito numero di
mali che molesta no l'uomo, tradotto dal-
lo spagìuioloy Bologna i65o, Alessandro
Sanlorini, Polvere scliernila, ovvero in-
vettiva contro il tabacco, Fìreoze i654.
Giacomo Balde, Satyra contra abusuni
tabaciy^lov'xach 1637. Antonio Vitalia-
n\,De abusu taJiaci. Romae i65o. Gia-
como Tappi, Oratio de tabaco. ejusque
hodicrno abusu, Helnistadii 1 653, 1673.
LeSiguerre, L'anatlù-me du tabac, aug-
mrnté du contre-anathhne , Rouen 1 660.
S\aìonGVao\\,Commentarius de abusu ta-
baci amerieanoruni velcri, el erba Thee
asiaticoruni inlùirnpa «ov-o, A rgeatorati
1 665. Gio.Enrico Coliausen, Dissertalio
satyrico-pbysico-niedico-moralisde Pi-
caNasi, sive tabacisternutatorii moder-
no abusu et noxa, Amstelodamii i 7 16.
fujptus cstuticus in monlcm Parnasum,
TAB 179
ineoque visus Satyrorum Lusus cum na-
si s tiibaco proplioris, sive Satyricon no-
vuìii physico-medico-niorale in moder-
nuni labari sternutatorii abusum, Am-
stelodamii i 72G.Francesco Arisi, /^/<^A^/r-
co masticato e fumato, trattenimento di"
tirambico con annotazioni, Milano 1725.
Giovanni GotlliebTierolT, A' tahaci effe-
elibus salutaribus cf /?ot7\';.v,Erfurt 1 732.
Camillus Manara, Z>e moderando pana-
ceae anu-ricanae abusu, sive de tabaci
vitio in Europaeis, et maxime in Insù-
bribus corrigendo^ Mediolani 1 707. Pie-
tro Schriverio, Saturnalìa, sive de usu,
atquc abusu tabaci, Halae 1628. Coni-
memoratio de immoderatiori tabaci abu-
sione, communi juvcnilis aetatis perni'
cie,ad Ilippoci-atis aphorism. Non ostan-
te i divieti, i rigori, gli scritti in contra-
rio, non si potè impedire la dilfusione del
tabacco che si sparse per tutta l'Europa,
in Asia e in Africa, ed i governi essendo
stati impotenti a impedirlo, ne converti-
rono l'uso a loro profitto, forse anche per
Irenarne ru>o, prescrivendo privative, ap-
palti, regìe, che produssero ingenti som-
me all'erario, ed arricchirono molti spe-
culatori in diversi stati, specialmente ne-
gli ultimi tem[)i. Il commercio de'tabac-
chi fu lepulato di sovrana attribuzione
[)resso la miglior parledelle nazioni d'Eu-
ropa, che ne fecero un cespite di dazio in-
diretto, il quale aggrava una consuetu-
dine meramente di lusso, e a cui ognuno
the il voglia può di leggieri sottrarsi; pe-
rò ne colsero e colgono buon costrutto a
prò ilei fisco: eque'governi dove si vuole
conservare, se non in fatto, almeno in ap-
parenza un'illimitata libertà e franchigia
di commercio, lasciano libera la fabbrica-
zione de'tabacclii, ma icripongoiio un da-
zio, che importa (piatirò 0 ciii(|ue volte
il valoredelcapitale, intabacchi grezzi che
s' introducono nello stalo. 11 che torna
presso a poco a quel medesimo della pri-
vativa. In alcuni stati peraltro il tabacco
lurma un ramo d' industria agricola «li
ujolta importanza, poiché i Icrreui indi-
1 8o T A B T A B
geni sono non solo propri alla coltivazio- vole al fumare il tabacco, per eliminare
ne ili questa pianta americana, rna riesco- l'inconveniente di rendersi agli altri mo-
no gretti e infecondi per lull'altra colti- lesto col disgustoso odore del tabacco da
va/ione. Non tolti i terreni sono acconci fumo, consiglia di aver la precauzione di
olla vegetazione del tabacco, o il sono sol- non fumar mai ad aria chiusa, ma sib-
10 alcun riguardo eccezionale, i terreni bene in siti a[)ei li e dove l'aria vi circoli
d'Italia, e massimedello slato papale, non liberamente. Avverte i fumatori che pri-
producono tabacco opportuno a fumare, ma di recarsi nelle società si sciacquino
Da molli anni ormai l'impero del tabac- la bocca con acqua di rosa con infusione
eoe perffttamenleconsolidatodappertut- d'u'eos, per non portare l'odore del ta-
lo,essenilone l'usocomunissimo, non solo bacco che a molti nuoce, massime alla
in polvere da naso, e in foglie secche e in- più parie del bel sesso, ed insiste che si
tortigliale da fumo, ma anche sciolte da lavino le mani e il volto con acqua me-
ll)a•^ticare presso la genie di mare e i mi- scolata a quella diColonia, anche per mo-
lilari di diverse nazioni. I nostri posteri derare l'odore ch'esalano i loro abiti, la
iorse vedranno quest'ultimo modo di u Olanda, in Inghillerraein altri paesi set-
sare il tabacco adottalo anche nelle clas- tenti ioiiali, liavvi un luogo pLdjblico nel
si [)iìi elevate della società; il tabacco al- quale si va a fumare e a bere della bir-
meno ha ben motivo di lusingarsene do- ra, chiamato Tabagia; ivi il fumo talvol-
po i suoi grandi progressi in questi ultimi la è siffattamente concentrato e denso,
ecorrenlilempi.Arrogequanto leggo nel- che malagevole n'è la libera respirazio-
l'opuscolo. L'arte di fumare, senza dì- ne, divenendo l'aria tutta quanla impre-
spiaeere alle belle. '^\)'\ lai guisa Soanni guata di fumo insalubre. Così i fumato-
or sono{fu pubblicato nel 1828), l'uso del ri non si rendono molesti a chi fa male
tabacco da fumo era cosa la quale non il fumo e il puzzo del tabacco. Certamen-
istava per nulla ne'bei modi della gente le i maomettani, ad onta de'divieli d'A-
di conto della buona società, e veniva la- murai IV, divennero e sono i più gran
sciata in retaggio alla feccia del popolo; fumatori colle loro lunghe pipe, ed al-
le piccole botteghe di tabacco non erano trettanlo si dica de'persiani,chesoggiaG-
a quell'epoca, se non siti distravizzo,dove quero a eguale inlerdizione; ma fra'mo-
il basso popolo riunivasi a bere e fumare, zabiti mussulmani dell'Algeria e che abi-
Taluno si teneva celato per fumare un'ec- tanoii paese de'Boni-Mzab,di cui laFrau-
cellente cigara dell'Avana; ma a poco a eia s'iinpadroiù nel 1 8 ".(.j "6* '^^'^ spe-
poco gli eleganti si fecero piùardimen- ciali riti il prender tabacco, come il fu-
tosi,ed osarono lasciarsi vedere dalle belle mare,è notabile colpa. Spaventevole è la
loro colla cigara in bocca, saporarne le progressiva consumazione del tabacco.
delizie,quasiinvitandoleacompartecipar- iiilevo da una statistica deli'impero au-
ne esse medesime. Quindi adunque 3oau- siriaco del 1846, che 9 erano le fabbriche
ni or sono se v'era antipatia pronunziata erariali di tabacchi, e neliS^i produs-
contro i fumatori, oggidì si cangiò inve- sero 5o,ooo centinaia di tabacco da na-
cein profondo, potente, visibile capriccio, so, e 233,000 centinaia di tabacco da fu-
Ciò forma un capitolo di più alla storia nio preparato, fra cui si compresero an-
delle bizzarrie dell'umana natura. Piccio- che3o54eeutinaiao 55 milioni di zigari:
le cagioni, grandiosi elfetti; grandi cagio- la fabbrica di Milano die 22,000 ceuti-
ni, piccioli effetti; ciò è quantosi è sempre naia di tabacchi, quelladiVenezia i4>ooo
osservato, dacché il mondo esiste, e Tabi- centinaia. In altra statistica si nota l'au-
ludinedi fumare n'è un esempio novello." mento del consumo di zigari in Austria,
11 medesimo autore, quantunque favore- ove neh 848 uè lurouo fabbricati 28 lui-
TAB TAB i8i
lìoni, cififi clie nel 1 853 sal'i a 800 milio- osservano,qnal vantaggio, qnal utile può
ni! In questo numero non sono compresi lisiillare da una conlinun azione della pol-
i zigaii fatti \enire dall'estero. Questo ve redi tabaccosui nervi dell'olialo, ijuan-
esorbitante numero nondevesorpiende- do (|uesli per lungo tempo a cagione dei-
re, quando si consideri tlie in ogni parte l'alnisosi sono resi insensibili, e nonpos-
vi sono fumatori che d'ordinario fuma- sono piìi provare né sensazione,nè stimo-
no periodicamente da 20 a ^4 zigori o si- lo? Circa il fumare avviene la stessa cosa,
gari, ad onta clie non mancliino medici e mentre gli esordienti provano talvolta
elle fanno loro sinistri prognostici pel mal qualche vantaggio, nell'uso moderato del
\e7zo dell' abitutline o per distrazione; ta bacco.agli abituati non produce piìi che
deplorando i medesimi che l'uso senza hi- il fetore dell'abito e dell'alito, ed lui im-
sogno degli occhiali, è venuto crescendo perioso bisogno da soddisfare. Ria consi-
in ragion diretta coll'nso del tabacco da deriamolo usalo con moderazione, il ta-
fumo, adottato pure dalledonne per mo- bacco da naso adoprato con parsimonia
da,sebbene esse tanto piìi raramente han- e di buona qualità, può talvolta essere u-
no bisogno di avvalorare la vista con tilenell'emicrania, nelle sordità da cause
istrumentì ottici. Bell'Algeria ancora si reumatiche, ed in alcune malattie degli
è diffusa la coltivazione tie' tabacchi, i occhi. Slimolandolasecrezionedel mucco
quali ivi si raccolgono due volte alTanno nasale, può aprire una via a risolversi a
ad Mitervalli assai vicini. IN'el 1 859.produs- molte malattie, e sollecitarne lo sciogli-
se I ,400,000 chilogrammi di tabacco; mento. Questi salutevoli ellietti non pos-
neli853-,per l'incrementodello sviluppo sono però aspettarsi da coloro, che ne u-
della coltivazione, si ebbero i,G37,522 sano continuamente, pei che ^/Z; /^/.s.s/a//.?
chilogrammi, corrispondenti ad un vaio- noti fi t pas.sioMo\i\ prenditori di tabacco
re di 1,435,926 franchi. Anche le quali- hanno la male abitudine di tirarlo giù nel-
la migliorarono di mollo, e si spera che la becca e ingliiollii lo invece di spulailo
la coltura del tabacco non larderà a pien- fuori ; con ciò si guasta lo stomaco, e si
dere maggiore estensione. Ilicapilolan- cagiona a se stes>o la nausea e il vomito,
do poi le quantità ricevute per conto del- Chi non puòdisavvezzarsida tal vizlo,con-
lo stato, quelle usate nel consumo loca- sigliano i medici di tralasciar piuttosto il
le, e quelle portate all' estero, si trova pigliar tabacco. Gli alemanni, gli svedesi,
che il prodotto totale nel i853sarj a i polacchi e altre nazioni, presero Sj)ecial-
2,oG3,ooo cliilogrammi. mente la pregiudizievole abitudine di ma-
il tabacco può considerarsi sotto due slicare il tabacco in foglia, come masti-
punti di vista distinti,cioè come adoprato casi il betel presso gli orientali. Il fumare
negli usi della vita, e come mezzo di gua- parimenti con moderazione può accre-
rigione e di medicamento. Sotto ih. "a- sceiela seciezionedella saliva e de'succhi
spetto,diconoi medici e insegnano le loro gasliici, in quelli che ne difettano: può in
opere, tulli quelli che prendono tabacco qualche caso risolvere le leggere osiruzio-
per le narici senza interruzione, o che lo ni de'visceri addominali, che concorrono
fumano continuamente, concordano nel collo stomaco alle funzioni digestive: può
sostenere ad una vocethea null'allroser- rimnovererabitualestilichezza di ventre,
ve più, che a mantenere un'abitudine vi- e non e raro aver veduto arrestarsi ori-
ziosa, un bisogno comprato, l'oiclièse fu- laidaisi lacai iede'den ti. A busandone pe-
sarne con pai simonia, può pi oduii e qual- lò, dimagra il corpo per l'alterala secre-
tile elU-tto salutale, l'abuso non poi) die zione della saliva stessa, che se si spula
riuscire inolile e dannoso, come tutte le manca alle finizioni della digestione, e se
abitudini viziose. Infatti gli stessi mediti s'inghiotte fa danno alla digestione me-
kS^ TAB TAli
tlesinjn, pei l'olio empiretimalico del ta- e gli svizzeri piincii)almpnte. Sulle pri-
bacco di cui si carica. Di più toglie il gii- me siservivatio unicamente di foglie ruo-
stoa'cibi e alle bevande, produce ostinale tolate su di esse medesime, e che si ac-
diarree muccose, e spesso indebolisce le cendevano; ma all'epoca in cui la Virgi-
forzedel corpo e istupidisce la mente, co- ginia venne scoperta dagl'inglesi verso il
me tutti i veleni di questo genere, il so- i585, si perfezionarono i mezzi di ren-
\erchio fumare dissecca i polmoni, gua- der pago un bisogno divenuto imperioso,
sta la dentatura, fa male alla trachea, di- Per lungo temposi servirono di pipe, ed in
stempera lo stomaco, scema la forza vi- processodi tempo siadottarono general-
siva degli occhi. Furono iselvaggi i primi mente i zigari. La propagazione in Italia
che adottarono e comunicarono alle al- la fa derivare dalle guerre che agitarono
Ire nazioni il metodo di fumare colle si- l'Europa nel declinar del passalo secolo
garre, in vece delle pipe: essi però ne a- e ne'primordi del corrente, per la parte
spirano il filmo per il naso, e lofrinnoquin- che vi presero gl'italiani, i quali Irova-
di uscire dalla bocca, e in questo modo ronsi a contatto de'militari fiuuator", ne
assaporano assai meglio la iòrza o l'atti- contiassero l'abitudine che dilfusero ri-
vilà di quel fumo. Tulli quelli che non patriando, e tosto divenne moda che in
prendono né fumano tabacco, soglionodi- qualche parte si eslese al gentil sesso.
re: "l'erchèfar bisogno di un male, se si j'Ne' lunghi ozi del campo necessita l'iiu-
può cos'i facilmente farne senza? Oltre a piego di una distrazione poco costosa, ed
ciò cagiona spese inutili, aumenta quelle agevolea trovarsi alla mano in ogni lem-
per le scatole, pe' fazzoletti, ruba mollo pò, in ogni ora;ecco dunque altro motivo
tempo, eccita nausea presso le altre per- in favore dell'abituditie di fumare; age-
sone. ed accresce i dispiaceri della vita." vole torna quindi compiendere il come
Per ragionevole difesa si può dire a lutti una volta adottata tale abitudine, quan-
quesli severi nemici del tabacco, ch'esso do il soldato rientrando dalle proprie ban-
può slare fra'ianti bisogni della vita u- diere alla natia capanna torna a divenire
Diana, e per verità al piacere e alla gua- lavoratore della terra, l'abbia conserva-
rigionedi paiecchiemalaltie.il guslodel- ta e trasmessa a'suoi figli. Certamente in
I uomo è vario : tanto più si ha diletto, ciò nulla v'è a biasimale; ma una sven-
quanto più cose sulla lena ci danno pia- tura, congiunta 'all'umana condizione, si
cere onesto. Anche il tabacco da fumo eh- è quella di non accontentarsi di usa re, ma
bei suoi particolari scrittori. Michele Al- sibbene d'abusare; né si è egli già lo sfre-
berti, De tubaci fumwn ingente theolo- nato lusso che regna oggidVpresso di noi,
}^o,[ia\ae\'j^Z. L'arte di fumare e pren- che e' intendiamo rinfacciare al nostro
der tabacco senza recar dispiacere alle paese; il denaro del fumatore vale allrel-
hcile,ìnsegnatain sole ^lezioni, con una tanto di quello di chi prende tabacco, uè
notizia etimologica. istorica,dogmati- veggiamo il perchè si olFenderebbe la vi-
ca. Jìlosofica^ politica, igienica e scicn- sta deiruno,menlresi alletterebbe quella
tifica sul tabacco, la tabacchiera, la jn- deirallro;ma ciò che troviamo d'ignobile,
pa e la cigara. Descritta da dueTzelepi perfino disgustoso e uocevole allo svilup-
turclii, che quantunque gran fumatori, pò delle fìsiche e morali facoltà (poiché
formarono le delizie degli Harem diCo- il tabacco agisce sull' economia animale
sfantinopoli,M\\i\tìoidiiS. In questo il li- con una quali là sii molante, e con una qiia-
pografo Nobili ne pubblicò altra edizio- lilà narcotica), si è il vedere quesl'abilu-
no a Pesaro. In quest'opuscolo si dice che dine negli slessi ragazzi già invalsa. E non
pe'primi in Europa adoUaronodi fuma- dovrà ella forse esser cosa affliggente per
re il tabacco i fiaiuminghi, gli olandesi, l'amico dell'umanità, e vergognosa pe'jjc-
TAL
nitori, lo sconlraisi nelle vie (ielle nostre
città principali, con ragazzini in età tutto
al più (li I o o 12 anni, che passeijgiano le
■vie colla pipa o colia cigara in hoccaVE-
gli è sicuro che lo straniero, il (piale con-
templa un tale spettacolo, lunge clall'ap-
plandire a quest'uso, non potrà certo che
trovarlo condannevole. Insistiamo forte-
mente su fjiiest'ultimo punto, racconian-
iliamo specialmente pronte e severe mi-
Psure a' genitori, onde far cessate questo
scandalo immorale e pericoloso, ed il ri-
petiamo, dacché non sei saprebbe ripete-
re abbastanza, un giovinetto, qualunque
sia la forza di sua complessione, non deve
fumare prima di i 5 a i 6 anni, sotto pena
di compromettere la propria salute pre-
sente, ed anco le future fìsiche foize sue."
T3en fece la polizia della città di Friburgo,
che nel i8')3 emanò il divieto di fuma-
re a'ragazzi di meno di 1 6 anni, esortan-
do i genitori e tutori a non lasciar nelle
mani de'Ioro figli o pupilli i pericolosis-
sìqjÌ fosfori o zolfanelli, da cui derivaro-
no tante disgrazie gravissime. La quan-
tità di accidenti cagmnati dall'impruden-
za de'fumatori è incalcolabile. Si è visto
talvolta un avanzo di zigaio appiccare il
fuoco a provviste di fieno, messi, cataste
di legna, foreste, case; una pipa talora in-
cendiò lo stesso fumatore, infiammando
la polvere da caccia nel coi no o altra cu-
stodia pel suo contatto, con terribile e-
splosione. Altri furono vittima per aver
gettato nella tromba della latrina un mez-
zo zigaro acceso, che innammando il gaz
idrogeno solforato, scosse pure da' fon-
damenti gli edifizi. Finalmentedopoche
il tabacco ebbe formato un importante
oggetto di commercio, a causa degli este-
sissimi usi che di esso si fecero nella so-
cietà ci vile,i chimici ne analizzarono accu-
ratamente la pianta, massime Vaiupielin,
ed i saggi analitici di lui e di altri si leg-
gono non meno nelle loro o[)ere, che in
([uelle mediche. Avendo i medici cono-
sciuto esser la pianta dotata di non poca
acredine, e di molla azione virosa, sono
T A D i83
stati assai circospetti nel servirsene. E sic-
come non vi è vegetabile, per possente
ch'egli sia nel suo modo di agire nell'a-
nimale economia, che non possa riuscire
yìn fàrmaco salutare, perci(> si tentò dai
clinici di farne utili applicazioni mediche,
e si conobbe che il tabacco sviluppa un'a-
zione di contatto irritante, dovuta al prin-
cipio acre, ed azione dilliisi va stupefacen-
te, antieccitante, che tutta si dirige sul-
le proprietà vitali del sistema nervoso, co-
me trovo pure nel d.' Bruschi, Istituzio-
ni di materia medica, t. 3, cap. 6, art.
i: Del Taìwcen, il cjuale riferisce anco-
ra la sua analisi chimica. Quindi , oltre
quanto già sono andato dicendo, e oltre
la conosciuta proprietà mondilìcativa o
detersiva nelle ulceri e in alcune malat-
tie cutanee, il tabacco è stato adoperato
come medicea mento in alcune malattie, ed
estati) giustamenteriposto in quella clas-
sede'rimcdi appartenenti n'veieni iiarco-
tico-acri, come la cicuta, la belladoniin,
l'aconino, l'euforbio, l'elleboro, ec. La su;i
I.' azione è sullo stomaco, e consensual-
mente sul f-apo: infatti l'uso di quest'er-
ba masticala, o presa in inflisioneo intro-
dotta in qualunque altro modo nel nostro
organismo, suscita singliiozzo, sforzi di vo-
mito, vertigini e stringimenti al diafram-
ma. E' slato il tabacco raccomandalo co-
me rimedio in alcune manie, nell' e[)iles-
sia, nell'idropisia, ed in alcune tlogosi len-
te del fegato e delia milza. Il d.' Ander-
son dice (l'aver guarito un tetano prodot-
to da ferita al collo, mediante l'applica-
zione su di essa delle foglie di tabacco in
forma di cataplasma, ed O' Beii ne otten-
ne buoni eiletli da'clislieri di tabacco nel-
la stessa cura del telano, pel ([uale il me-
desimo Anderson propone il suo bagno.
Internamente si dà in infusione, esterna-
mente s'applicano le sue foglie fresche, o
secche bollite nell olioo teniiteiiidigeslio-
ne in qualche altro veicolo. Poste ripe-
tutamente per molte volte sol basso ven-
trein forma d'impiastro, sciolgono tedii-
rezzcde'vibceri nddomiiuili.ll fumo del la-
1 84 T A B T A n
l)acco, intrndotlo neirintprnn (Ielle nari- maiiilìi era meglio che da noi non fosse
ci e possihilwicnte nell'iiilerno tifila l)oc- inai stalo conosciulo. Sì consiillino gli
c.a, ovvero con atlalto islrooiento nell'in- scrittori imparziali su questa tanto usata
testino retto, ricliiama in vita i sopiti e e famigerata piatita, le o|)ere dotte defili-
gli asfittici, spiciaiinente quelli [)er som- nistri dell'arte salutare, l'opinione tle'iue-
mersione; ed i clistieri fatti con infusio- dici savi, illuminati e spregiudicati, e si
ne di foglie di tabacco, vincono spesso le troverà vero quanto genericamente soilo
atonie intestinali, sollecitando il mofope- andato accennando. Né si creda essere io
rislaltico degl' intestini ; e ridestano tal- nemico del tabacco, poiché in polverel'u-
volla que'nialnti presi da accessi soporo- so da ciica 20 anni (abitudine che cen-
si. Similmenteil fumare le (ogiiedi tabac- trassi da'domeslici esempi, ed avendo a
co fu trovato ellicace a dissipare e anche mia disposizione,senza comprarli, abbon-
guarire rud()ntolgia,e Irequentisonoica- danti ed eccellenti tabacchi di Siviglia e
si che nel molesto dolore de'denli col fu- d'ingè di lusso, oltre altri che non usai,
mare se ne ricava deciso vantaggio. L'u- né uso), ma con moderazione, d'ecc.ellen-
so di fumare tabacco si estima anche u- te qualità e senza aspirarlo fortemente,
ti le dalle persone del volgo, non che da e gustandolo scrissi questo articolo e tut-
alcunì medici,qual preservativo delle ma- ti quanti che formano questo mio Dizio-
lattie contagiose e pestilenziali; ed è per- iiario di eviulizionc . lenendomi buona
ciò che presso gli oiientali, appunto per- compagnia e conforto, risvegliandomi lo
che sottoposti air infhienza di micidiale spirito nella concentrata e indefessa ap-
contagio, l'uso del fumare oltremodo si plicazione di sì svariata e laboriosa im-
estese; come del pari fumano assai que- presa. Termineròqueste nozioni colle pa-
gi'nuli vidui che abitano in paesi d'aria role del d.' Bruschi.» Non è nostro inten-
malsana. Ad onta de'nocevoli pregiudizi dimento il discutere, se i testé rammen-
prodotti dalla masticazione delle foglie tali usi del tabaccosieno all'umana salute
secche di tabacco, se regolala con medi- profittevoli, anziché no; l'attirare tabac-
ca avvedutezza, può avere qualche felice co per entro le narici, il fumarlo ed il ma-
risullamenlo nella cura d'alcime croi»i- sticarlo,sonocostumi troppo generalmen-
che infermità, enumerate dal prof, Bru- te estesi nella civile società, e qualunque
schi,insiemea tutlele infermità nellequa- cosa che scrivere si potesse contro usi
ti si usa il tabacco per guariile e sono be- sì fatti, non varrebbe a toglierli, e non
ne numerose, con opportune osservazio- sarebbe bastevole a persuadere la molti-
ni se la sua applicazione recò nocumen- tudinedegli uomini, intornoal nocumen-
to, per la sua virtù incidente, risolvente io che gli usi anzidetti al loro ben'essere
e deostruente, ed insieme irritante, acre e apportano. D'altronde molti valentissimi
stiqjefacente. Diverse poi sono le prepa- scrittori d'igiene si sono falli 9 declaraa-
lazioni farmaceutiche, le quali si fanno re contro la costumanza di prendere, fi-
dagli iSy^raa//, di estratti, decozioni, tin- mare e masticare il tabacco, e con fatti
Iure, sciroppi, unguenti, cataplasmi, olii, e ragionamenti ne hanno dimostrato il
ec. Dopo tuttociò ognun vede, che se il la- danno; ciò non pertanto le umane abitu-
bacco ha prodotto e può produrre qual- dini acquistano tal forza, che nulla vale
the lieve ed anche notaliile vantaggio, ha a variarle; quindi é che le voci de'medi-
cagionato e cagiona molti più danni. Es- ci sul proposito sonosi rendule del tutto
so, come uìolli altri veleni introdotti in inutili, e si continua sempre nella civile
Juuopa, é stalo causa d'inOnito danno, e società a profonder denaro nell'acquisto
convengono tutti quelli che non hanno del miglior tabacco (stampò l'opera nel
interesse a menlire,che per ilbenedell'u- 1828 iu Perugia, nella cui università e-
T AD
ra dolio professore eli materin medica e
I)olaiiica , e direttole del giardino ))ota-
nico), ed a peidere il tempo por usarne,
credendo così di soddisiiue ad un imma-
ginario bisogno". Per la grandiosa esten-
sione data all'uso del tabacco, e come me-
dicamento, e cuine ricco prodotto delle
pubbliche rendite, e per la sua politica
e morale influenza sui popoli, al vasto e
ampio argomento supplisca alle mie po-
che nozioni erudite, questi altri scrittori
sul medesimo, poiché questa pianta è di-
venuta per la uioggior parte degli uomi-
ni egualmente necessaria che il pane. E-
gidio ÌL\eiar*iiì,Co/nnicntaiiolus dcllcr-
ha Panacea (juain alii Tahacani , alii
Pcturn, alii Nicotianwn vocant, quo ad-
niìrandac, ac prorsus divinae hiij'us Pe-
riianac sdrpis facidtatcs, et miis cxpli-
cantar, Antuerpiaei SGy ei 5Sj.Instru-
ction ■'!ur r Herbe Pctuiii, ditte eti Frati'
ce r Herbe de la Reyiie, ou Medicee, et
sur la Racine Mechiocan, Paris 1572.
Giovanni Neandro, Tabacologia,hoc est
Taba^i, seu Nicotiaiuie descriptio, et e-
jus pracparatio, ac usut in omnibus cor-
pnris huniatd inconiniodib-, Lugd.Batav,
1622. Traile du Tabac, ou Nicotiaiuie
Panacee Petuni, autrenient Herbe à la
Reyne,avec sa preparation. Ics diverses
facons de lefalsijier, et les nuirquespour
le recognoistre, traduit du latin de J.
Neander par J. V., Lyon 1 62 5. Descri-
ptio mcdico-chirurgico-pJuirnìaceutica
cnm epistolis G. de Nera, J. Raphaelen-
gii. et H. Frankeburgii, Lugdunii626.
Ralfaele Thorio, Hymnus Tabaci, Lugd.
Batav.i638. G.Grisoslomo Magneni, E-
xercitationes de Tabaco . Ticini Regi
i6i8;Hagaei658. Adamo Ilanli, Taha-
rologia.sive de Tabaco, JenaeiGGy. De
Frade, Histoire du tabac, oh il est trai-
té j)articidiìrement du tabac inpondre,
Paris 167 7 61716. Bernardo Albini, Di-
sputa tio de Taìiaro, Francofurti i6c)5.
Giovanni T.LelzsclMUS,Z)<-7"<r/;(7ro,Fran-
cofurli adViadriim 1 695. EnricoErnesto
Relsnero, Dejure /<//uzr/,Uinlelliii 700.
VOL LXXIt.
T A B i85
Disscriatio de anind affectiniuoìi physi'
cu causa, et loeo,ac de tabaci ns7/,Fer-
rariaei702. Gio. Grisostomo Reil, Nuni
ìierbae Nicotianae usus, levis notac ma-
culani contrahat? Lipsiaei7i5. Pulvis-
Nicotianus, vulgo Tabaco, Romae 1 726.
Casimiro Aifaitati, // semplice ortolano
in villa., e l'accurato giardiniere in cit-
tà, con un trattato del tabacco, Milano
1745. A. Guglielmo Plaz, De tabaco
sternutatorio, 1748. Cristoforo Reichel,
De tabaco, ejusqiw usu medico, Witte-
bergaei75o. A. M. Nicolicchia, Lsoed
abuso del tabacco, Palermo i 7 i o. Fra
i moderni poeti che hanno scritto compo-
nimenti,scherzando sul tabacco, ricorde-
rò le sestine del d." Antonio Guadagno-
li, Lugano 1889, e quelle di Domenico
Chinassi, Lugo 1837.
Dovendo parlare della R.egia de'sali e
tabacco de'dominii temporali del Papa,
conviene che tocchi pure alcuna cosa ri-
guardante il A/Vce le Saline (P^.).\[ dazio
o la privativa del sale è antichissima, e
lo accenna T. Livio nell' anno di Pioma
247, quando era minacciata da Porseu-
na. Sembra poi che il prezzo fosse au-
mentato nella 2.^ guerra punica verso il
548, poiché lo slesso Livio narra che i
censori vectigal novuni ex salaria anno-
na staluerunt. 11 popolo mormorò con-
tro quel peso, onde li chiamò Salinato-
/•/, cioè M. Livio e C.Claudio. Questa pri-
vativa talvolta fu data i n appallo, e gl'im-
peratori Arcadio ed Onorio, clie fioriro-
no nello scorcio del IV secolo di nostra
era, provvidero agl'interessi degli appal-
tatoii pubblicando la legge: Si tpds si-
ne persona maiuipuni (idest sidinaruni
conductoruni) sales emerit, venderevc
tentaverit: sive propria audaeia,sive no-
stro niunitus oraculojsales ipsifuna cuni
pretio) mancipibus addicantur.^eì 1 347
il famoso tribuno Cola di Uienzo scrisse
al Papa Clemente VI residente in Avi-
gnone, che la camera del comune di Ro-
ma calcolava a 100,000 fiorini la rendi-
ta che ritraeva dal sale, ed a 3f),ooo
i3
i«G TAB
quella delle saline. Osserva il eli. Coppi,
nel Discorso sopra Icjinoìizc di Koma
ìli''' secoli di mezzo, che forse nel i .° caso
il tribuno calcolò le rendite del proven-
to del sale in lutto lo slato, nel 2.° quel-
lo delle saline eh' erano allora vicine a
Roma. Neil 354 Cola per far moneta au-
mentò i dazi, compreso quello sul sale, il
che eccitò malcontento nel popolo, che
produsse il suo eccidio. Delle famose ge-
sta del Piienzo parlai a Uoma, della sua
abitazione parlerò a Tempio, dicendo del
Tempio della Fortuna I irile, incon-
tro al quale sono gì' imporlanli avanzi
di sua casa. Nell'anno i3^g il popolo
romano per redimere Velralla occupa-
ta da un tedesco capitano di ventura,
vendè 4ooo rubbia di sale. Nello sta-
to pontificio vi sono tre grandi fabbri-
che di tabacco, cioè in Roma, in Bolo-
gna, in Cliiaravalle, le quali soddisfano
al bisogno delle popolazioni. 11 conim.'
Galli, ne Cenni economico-statistici sul-
lo stato pontificio. a p. 278 dichiara: Le
qualità che danno, con poco soccorso di
foglia esotica, sono preferibili a quelle de-
gli stati circonvicini, ed è una delle ra-
gioni per le quali prospera questo stima-
bile ramo di finanza. L'appalto o priva-
tiva del tabacco fu introdotto nello sia-
lo papale da AlessandroVlIcon due chi-
rografi de'2 I agosto 1 655, e de' i5 di-
cembre 1 065; indi proseguì la privativa
daappaltalore in appaltatore. Qui giova
osservare, che siccome gli stranieri han-
no quasi sempre imparalo dagl'italiani e
poi si sono attribuitele loro invenzioni,
così anche i francesi si attribuiscono l'in-
venzione della privativa e dell' appallo
del tabacco. Ma sebbene sia antico un da-
zio imposto in Francia su questa merce,
cioè di 40 soldi per ogni i 00 libbre, che
dicesi inventato dal celebre i.° ministro
cardinal Richelieu nel 1621, pure la pri-
vativa introdotta e data in appalto è quel-
la conceduta aGiovanniBreton nel 1674
per sei anni, contro la corrisposta di
700,000 franchi da pagarsi in tre rate,
TAB
come riporta C. Joubert, Manuel rom-
plct dufahricanl et de V amateur de ta-
tuic. In vece B. Boussiron, De V action du
tahacsurla sanie, rilarda l'introduzione
di tale sistema in Francia al 16917. '^^'^ ^
veramente un gran vanto per la facoltà in-
ventiva degl'italiani, ma era da notare an-
che questo fiuto che ci vien fatto, avendo
a'Ioro luoghi notali e propugnati gl'innu-
merevoli altri. La privativa del tabacco
nello stato pontificio fu per qualche tempo
data in appalto in unione a quella del-
l'acquavila. Mentre la s. Sede possedeva
in sovranità lo stato d' A\'ignone e del
contado Venaissino, nel l'j'iZ i confi-
nanti francesi col pretesto che la fabbri-
ca delle galangà e la coltura del tabacco
occasionavano frodi alle dogane regie,po-
sero l'assedio alla città, e solo lo levaro-
no quando Clemente Xll condiscese a ri-
muovere le dette fabbriche per l'annuo
compenso di 200,000 franchi, ne' quali
si compresero i compensi de'proprielari
de'terreni per la coltura del tabacco.Con
bando del cardinal pro-camerlengo de'
20 luglio I 744) ^'l^ privativa del tabacco
si unì quello dell'acquavita. 11 n.° 5436
del Diario di Roma del 1752 riporta,
come Benedetto XIV in tale anno con
moto-proprio de' 15 aprile a' 6 maggio
concesse l'appalto del tabacco e dell'ac-
quavita al capitano Domenico Antonio
Zaccardiui, per l'annua somma di scudi
go,o5o, e coli'obbligo e sicurtà solidale
de'fratelli conti Giraud. Secondo un a-
dequato di 36 anni, questo appalto frut-
tava alla camera apostolica annui scudi
86,000. Ma trovando poi nociva questa
privalivaalla camera apostolica, con rao-
to-proprio de'2 I diceinbrei 757 intera-
mente l'abolì, come riferisce Novaes nel-
la Storia di Benedetto XI T. Nel 175»
avea pubblicalo in Jesi Amadeo Grassi,
Discorso dato alla congregazione pro-
vinciale della Marca sull'utile e neces-
sità d'introdurre la piantagione del ta-
bacco negli slati pontificii.Qwndì da que-
sto ragionamento il Papa s'indusse alla
T A B
soppressione di tale appallo. Nel citato o-
piiscolo, Storia dtsliiila f curiosa del ta-
bacco, a p. 80 si riporta V Editto sopra
raholizionc deir appalto (lei tahacco,
de'27 dicembre 1757, emanato da mg/
Nicolò Perelli tesoriere generale. In esso
si dice, che avendo Benedetto XIV abo-
lito la privativa e appallo del tabacco in
Roma e suo distretto, e in tutte le città e
luoghi dello stato ecclesiastico, concesso
al capitano Zaccardini e compagni, sur-
rogando altri meno gravosi assegnamen-
ti pel dovuto compenso alla camera apo-
stolica, pe' danni maggiori che risentiva
nella perdita di quel provento, perciò no-
tifica va a tutti. Che dali ."aprile i 758 re-
stava abolita interamente la privativa dei
tabacchi e subalterni contratti. Perciò da
quel giorno in poi non era più lecito ai
subappallorio spacciatori, benché muni-
ti di sue lettele e patenti, ritenereo eser-
citare come privativo, né in figura d'ap-
palto carne rale,il gius di fabbricare e ven-
dere privatamente il tabacco. Indi per le
facoltà ricevute dal Papa e per l'autorità
del suo olficio, ordinò che col i. "gennaio
1758 in seguilo avesse ciascuno libertà
di seminare nello stato ecclesiastico 02ni
o
sorla di tabacco e coltivarne la pianta-
gione, senza che da ninno fosse impedito.
Che però dal i.° aprile 1758 in poi libe-
ramente polevasi commerciare per lo sta-
lo e introdurre in Ronia franchi da ogni
gabella e dogana i tabacchi raccolti nel
medesimo; però da tale giornoeda quel-
lo stesso della pubblicazione dell'editto
reslava proibito sì agli appaltatori e a tut-
ti r introduzione nello stato e in R^oma
d'ogni sorle di tabacchi forestieri, tanto
in foglia, quanto lavorali,sottolestesse pe-
ne comminate ne' bandi generali del la-
bacco. Chei tabacchi preesistenti forestie-
ri, dal I ."aprile doveansi vendere a prezzi
moderati e discreti, tolto alfatlo il di più
del prezzo che percepiva la privativa. Che
tla detto giorno avrebbe priucipio il com-
penso alla camera apostolica per la per-
dila del provento, fissato dalla congrcga-
T A B 187
ziónc deputata di cardinali e prelati, in
scudi 85,ooo annui; moderala somma ri-
parlila per la /{/ parie alla città di Roma,
e per le allre 3 parti alle 5 provincie per
l'addietro soggette a detto appalto; e per-
ciò per la quota di Roma, tutto il sale bian-
co e nero, che si spaccierà e distribuirà per
uso e consumo della medesima, de' suoi
suburbi e agro romano, debba spacciarsi
dal I ."aprile coll'aumenlo d'un qualtriao
per libbra, oltre il solito prezzo, da pagar-
si nell'atto stesso diesi leverà il sale dal-
la salala e dallo spaccio in mano dell'ap-
paltatore e suoi ministri; e che si doves-
se similmente pagare l'uno e mezzo per
cento, oltre la solita gabella, la quale se-
condo le tariffe si esige sopra le merci nel-
le due dogane de Porti di Ripetta e Ri-
pa Grande. Che dallo stessei. "aprile per
la quota delle 5 provincie e a conto della
medesima si dovesse parimenti pagare un
quattrino di più per ciascuna libbra di
qualunque sorte di sale che si spaccierà e
distribuirà per loro uso e consumo, il qua-
leaumenlo doversi esigere da'rispetti vi te-
sorieri camerali di dette :j provincie per
conio delle comunità, ed il tulio analoqa-
mente al pontifìcio molo-proprio. Quan-
to al Sale e alle Saline, in quel già ci-
talo articolo ne trattai. Osserva mg."^ Ni-
colai, iìleniorie, leggi edosservaziordsul-
le campagne di Roma, t. 2, p. 5 e 49» ch'è
antica l'imposizione sul sale. Imperocché
egli narra, chesonovi memorie da Inno-
cenzo IH in poi d'imposizioni non gene-
rali per tutto lo stato , ma introdotte ia
vari tempi e sotto condizioni di ver5e,quan-
doleprovincie, lecillà e i luoghi riconob-
bero o ritornarono al dominio lem[)ora-
le diretto de'Papi, -e dicevasi Censo apo-
slolico, onde non fu introduzione di Sisto
IV come opinarono alcuni, perchè la sua
caria contienesoloii censo dovutoda Gal-
lese.'Bensì la i .'^imposizione generale e or-
dinaria risale ah 543 ed a Paolo HI, che
decretò il Sussidio Triennale in tutto lo
stalo pontificio, fisso e regolare. Pei ò nel-
la Descrizione della Romagna falla dal
1 88 T A R
cardinal Anglico nel 1 352 (meglio più lar*
di come dissi a Romagna, parlando de! sa-
le di Cervia che dicevasi roriK/i^iirxc), si
assicura die in quelle [)roviiicie le l'^iunnn-
tcric (di cui a Dogank) e il Sn/c erano
due imposte ordinarie che si pagavano al-
la camera apostolica oa'suoi viciu i.L' Um-
bria e il Patrimonio aveano per lo più il
censo aposlolico e il sussidio jìtijxilc. 11
Lazio, la Sabina, la Campagna aveano il
Sale e il Focatico: de'dazi, gabelle e al-
tre imposizioni parlo pure a Tesoriere.
Aggiunge il iNicoIai la proibizione di com-
prare il sale forestiero, rinnovata dalla co-
stituzione di Clemente V 11 I de' i 3 setlem-
breiSpy, che riprodusse particolarmen-
te in favore dellesaline di Cervia. Tornan-
do a Benedetto XIV, trovo nel Bernardi-
ui, Descrizione del inio\'0 ripctrtinicìilo
de' Rioni di Roma fatto per ordine di Be-
nedelto XIT , a p. 206, che incontro là
chiesa delle Ghiaie di s. Maria de'7 do-
lori eravi la fabbrica del tabacco, presso
la salita che conduce a s. Pietro in i\Ion-
torio nel B^ione Trastevere. Nella descri-
zione poi di Roma moderna del Venuti,
leggo a p. c)85, che tale fabbrica l'aveae-
dificala Benedetto XIV appositamente,
facendovi andare per 1' uso dell' o|)iricio
l'acqua Paola del fontanone di s. Pietro
in Montorio. Apprendoquindi dalla iSVo-
ria dell'acqua Paola dell'avv. Fea a p.
189, che lostesso Papa con chirografo de'
18 maggio 1743 concesse l'uso di tale ac-
qua a Giovanni Michilli per seivigio del-
la fabbrica del tabacco, dopo di aver ser-
\itoalla vicina vale?, per il prezzo di scu-
di i5g. L'encomiato Coppi, nel Discorso
sidle finanze dello stato pontijìcio dal se-
colo A Tlal priìicipi'o del X /A. riferisce
che Benedetto XIV nell'abolire la priva-
tiva del tabacco, vi surrogò il dello au-
mento sul prezzo del sale, e dell'uno e mez-
zo per 100 sulla gabella delle merci che
s'introducevano a Roma nelle dogane di
Ripagiande e di terra, calcolandosi d'a-
vere in tutto V annua somma di scudi
86,000. Indi con islromeulo de'2 1 oiar-
T A C
Z01758 l'appallo dell'acquavite fu rinno-
vato ad altra società per annui scudi 8000.
Nel 1780 regnando Pio VI Hi stampato
in Roma di Pietro Gio. Wendler, Istru-
zione per la. collivazionr. del laìiacco
dello stalo pontificio , opuscolo inserito
nel l. 2 del Giornale delle arti e del co/U'
mercio, Macerala 1 780. Dopo Benedello
XIV non trovo che siasi rinnovato altro
appallo o privativa del tabacco, sino al-
l'istituzione della Regia de' sali e tabac-
chi sotto il governo imperiale francese.
La reggia de'sali è dunque isliluzione no-
strale, e rimonta oltre il secolo corren-
te. Quella de'tahacchi, per le provincie di
là dal Rubicone, fu posta dalla repubblica
francese poco dopo il malaugurato trat-
tato di Tolentino deli 70)7, in cui Pio VI
fu forzalo di cedere alla Francia le lega-
zioni di Bologna, Ferrara e Ravenna :
nelle provincie delle Marche, nel ducalo
d'Urbino ed in parte dell'Umb'. ia fu sta-
bilita neh 808, quando quella porzione
delloslalo pontificio dall'imperatore Na-
poleone 1 fu aggiunta al regno d'Italia,
del quale erasi dichiarato re. inoltre ven-
ne eslesa a Pioma e nel rimanente delle
circostanti provincie nel 1 809, dopo che
Napoleone I incorporò tutti i doniirtii al-
l'impero francese. Posseggo qucsl' opu-
scolo: A sa majesté l'enipereur et roi,
en son consci l d'éta t. Preci s pour le sieiir
Sahatucci, Glorici, et compagnie )négo*
eians à Ronie : contee la Règie des sals
et tabacs etahlie dans la ménie ville Ju'm
1811. Avendo il governo imperiale fran-
cese stabilito la fabbrica de'tahacchi nel
monastero di s. Caterina da Siena aMon-
te Magnanapoli, come notai nel voi. LV,
p. 106, da quest'ultimo la rimosse Pio
VII dopo essere ritornato alla sua sede
neli8i4, e la trasferì nell'antico mona-
stero delle convertile. Ad Agostiniane
Convertite parlai delle monache del 3.°
ordine di s. Francesco, che aveano il mo-
nastero e la chiesa di s. Maria Maddalena
nella via del Corso, quasi inconiro al pa-
lazzo Theodoli, ammiuislraudouc le rcu-
T A D
(V\le V Àrcirnììfnitcniitil dvlLt. Ctirìlà o
sia di s. Girohtiiìo ih-lla Cavila^ eil un
tempo fu loro alllclato l'ospedale e chiesa
di s. Dii.i'jida di S\'czia , il che rimarcai
in f|ueir articolo. Ne tratta il citato Ve-
nuti a p. 2q5 , descrivendone la chiesa,
e riferendo che Clemente Vili assegnò
loro 5o scudi mensili, e i beni delle don-
ne inoneste morte///' iiìtcsialo,t laa.'par-
le di essi se testavano. Brucialo il mona-
stero nel iOr7, fu soccorso dal cardinal
Tielro Aldohrandini protettore, e dalla
sua sorella d. Olimpia Borghese-Pam-
jthilj; indi Paolo V colla direzione dilMar-
tino Lunghi Io i ieditlcò da'fondamenti,
aprendo la via che coiiduceda S.Silvestro
in Ciipite alle carmelitane diCapo leCase.
l'ero il diarista Valena nana che mg."
Fulvio Verospi, salvate tutte le monache
nel vicino suo palazzo, rifece il monaste-
ro e lo mise in isola. Nella repubblica
francese espulse le monache,imprigiona-
livi molti cardinali, sconsagrata la chie-
sa, l'ecliflzio fu ridotto ad altri usi, come
l'accademia del nudo e l'esposizione del-
le belle arti per destinazione di Pio VII,
il cjuale nel ristabilire il governo papale
fece delle modificazioni sull'anliche tasse
delle dogane e sul sale. Indi il Papa sta-
bilì la fabbrica de' tabacchi ove trovasi
neIrioneTraslevere, cioèin più della me-
tà dell'antico monastero ilelle monache
francescane del terz'ordine, concedendo
l'altra parte al contiguo monastero delle
ss. Ruflìna e Seconda (il quale Gregorio
XVI die alle religiose del Sa^rn Cuoi-e),
e la chiesa all'arciconfraternita di s. Egi-
dio, e descrissi la chiesa nel voi. XXVI, p.
IC)7 : però il sodalizio non vi è piìi, ed il
culto della chiesa lo cura il cardinal vica-
rio. Pio VII ricuperali! domiuii pontificii
mantenne la regìa de'sali e tabacchi isti-
tuita da' francesi, colle norme generali
che trovò in uso; perchè trattandosi di
un'imposizione indiretta e che colpisce
un oggetto di mero lusso, reputò conve-
niente di seguir l'eseujpio diagli altri «.tali
italiani cd'uUieuioulej faccudoue uuru-
T A D 189
mo di pubblica rendila. Ma siccome la
restituzione delle provincie successe a
brani e quasi in ordine inverso di quello
che avea preceduto la loro occupazione,
la regìa de'sali e tabacchi subì varie tras-
fornìazioni, (|uanto al modo d'ammini-
strarla,in non hmgo intervallo. Da prin-
cipio l'ebbe il conteCardelli, passò poi per
varie vicende di appalli e di amministra-
zioni, con particolari spartizioni di pro-
vincie. Quindi Pio VII dichiarò ammini-
stratore cameralede'sali e tabacchi ilcon-
le Felice Ahiffi, con tre amministratori
coi nteressatiGiuseppe Rossi V^accari, Lui-
gi l'olidori, e Pietro Paolo Papari. Gli
ufllzi dell'amministrazione generale fu-
rono collocali nel Palazzo Poli. Nel 1 820
il zelante e avveduto tesoriere mg.' Cri-
staldl poi cardinale, giudicò opportuno
di richiamare a se sì importante reddito,
e riunendo sali e tabacchi istituì l'Ammi-
nistrazione Camerale. L'erario pontificio
migliorò nell'entrata, ma ognun conosce
il poco zelo e la tenue capacità che pre-
siedeva l'amministrazione. Oltre a ciò e-
ravi un tarlo che si alimentava, in detri-
mento della sostanza del pubblico teso-
ro, imperocché un'immensa turba di no-
tabili provinciali furono preposti all'am-
raìnistrazione delle soprintendenze e di-
spense, e molli di essi fungevano persino
l'ufficio d'ispettori senza esercitarlo co-
me si conviene: gli uni e gli altri crede-
vanochegli uffizi loro attribuiti riceves-
sero lustro dall'esercizio che ne faceva-
no,ed appena sottoscrivevanogli atti con-
tabili, lultoii resto abbandonando a ine-
sperti e infedeli impiegali. Le soprinten-
denze, le dispense, i magazzini moltipli-
cati in numero esorbilaiile, per autnea-
tare gl'impiegati. Le provviste de'tabac-
chi esolici erano fatte senza norme e pre-
videnze, e senza la sollecitudine di appro-
vigionarsi in tempo e in circostanze op-
portune. Quindi difetti straordinari di
materie ne'magazzini, tanto di sale,quan-
lo di tabacchi, per (piantila enormi; le
dilapidazioni erano Irequeuli, grande la
iQo T A B
negligenza degl'ini piegali iti generale. Le
spiaggie erano mal guardale, lefionliere
non cuslodile, le sorgenli salse non vigi-
late; per cui immenso era il contrabban-
do, significante il disagio per lo smalti-
mento de'generi, il lutto in grave danno
della camera apostolica. Restato il conte
Aluffi amministratore generale intera-
mente per conto della camera apostolica,
ilipoi Leone XII neliSaSi fece ammini-
stratore delle saline di Corneto e soprin-
tendente alle Allumiere (di cui nel voi.
LVIlIjp. i3o),egualmente per conto del-
la camera, il marchese Vincenzo Cala-
brini, il tulio rilevandosi dalle annuali
JVolizic di Roma. Nella Raccolta delle
leggi edìsposìzioiii di inihhlica aminitii-
s trazione dello stato pontifìcio, vi sono
le disposizioni riguardanti la regìa pon-
lificia de'sali e tabacchi, la sua ammini-
strazione, la coltivazione delle piatite de*
tabacchi, non che le discipline della vi-
sita, assegna e pratica de' bastimenti di
bandiera nazionale ed estera approdanti
uè' Porti Pontifìcii, relativamente alla
rjuantità de'sali e tabacchi esistenti ne'
medesimi. In essa inoltre leggo le seguen-
ti provvidenze sui tabacchi. Il cardinal
Pacca camerlengo di s. Chiesa, con edit-
to de' i 7 gennaio 182 3, tuttora in vigore,
pubblicò le nuove discipline, d metodo
e il sistema sulla coltivazione delle pian-
te de'tabacchi, aflklando al prelato teso-
riere generale pro-tempore di stabilire
l'annuo assegno de' terreni da ridursi a
coltura, pel quantitativo e genere di fo-
glia necessario all'annuale bisogno del-
l'amministrazione, determinando i lerri-
torii in cui sarà permessa la cultura de'
tabacchi, quanto la quantità delle rubbia
in ogni terreno coltivabile; colla tariffa
de'prezzia'quali si acquisteranno dall'am-
ministrazione le foglie rispettive. Che o-
gni coltivatore ammesso alla piantagio-
ne dovrà attenersi alle istruzioni che gli
si comunicheranno per il metodo di col-
tivazione non minore di piante 4ooo, nò
maggiore d' 8000, dovendosi la piaula-
T A B
gione compiere a'3o giugno d'ogni an-
no, e il raccolto dovrà consegnarsi all'am-
ministrazione non più lardi del 3o no-
vembre, ed essere di tutta foglia di buo-
na qualità. In conseguenza di tali dispo-
sizioni camerlengali,i prelati tesorieri ge-
nerali ogni anno nel mese di gennaio con
notificazione pubblicano il permesso del-
la coltivazione de'tabacchi in alcuni de-
signati territorii dello stato papaie, col-
l'mdicazione delle norme e discipline da
osservarsi, e l'esecuzione delle leggi e dei
vigenti regolamenti. Neh 83 i il terreno
fissato fu maggiore di quello degli anni
precedenli,cioè rubbia 220 capaci di con-
tenere oltre 7 milioni di piante, classifi-
cate in 3 qualità, ottima, buona, medio-
cre. Il prezzo venne fissato, per la i. "qua-
lità bai. 4 la libbra; per la 1.' bai. 2 ijT.;
perla 3.'' un bai. e i]i. Si promisero pre-
mi a chi consegna foglie di Virginia, Se-
ghedino e Brasile, di tal bontà però da
stare a confronto colle foglie esotiche di
tali qualità. I territorii in cui si permise
la piantagione furono nelle provincie di
Comarca, Pelletri, Prosinone, Spoleti,
Rie ti, Ancona, MacerataQCanierino.Veì
ducato di Benevento, e pel principato di
Ponte Corvo, mg."^ tesoriere pubblicò poi
due notificazioni separate, sul permesso
della piantagione de'tabacchi, colle rela-
ti ve regole e discipline. Queste notificazio-
ni si basarono sul regolamento per la col-
tivazione de'tabacchi ne'due territorii, e-
maoatoa'i6marzoi82oda mg."^ Gaspar-
li commissario generale della camera a-
[)OStolica. Rilevo dalla notificazione leso-
rierale del i834) che venne accordato il
permesso della collimazione del tabacco
per 23o rubbia di terreni e per circa 7
milioni e mezzodì piante a'suddetti prezzi,
oltre due milioni di piante per asportarsi
all'estero,dovenclosi munire di licenza chi
volevafare tali piantagioni. Nel noverodel-
le Provincie non lessi quella di Camerino,
sibbene l'altra di V^iterbo. Esaminale tul-
le le successive notificazioni per la pian-
tagione del tabacco, trovai fino a oggi co-
T AB
slaotemenle ripeluloil disposto uel i83 i
e l'aumentalo uel 1 834, solamente P'^ ^'*"
bondante fu accordala a'territoiii di Be-
nevenlo e di Ponte Corvo. Laonde dal sin
qui narralo risulta, che nelle provincie o
legazioni di Bologna, Ravenna, ForPijFer-
lara, Urbino e Pesaro non è permessa af-
fatto la coltivazione del tabacco, e soltan-
to lo è nelle Marche e nelle provincie di
qua dagli Apennini,oltre Benevento ePon-
te Corvo. Oltre a ciò, e con autorizzazione
della direzione generale delle dogane, si
permette la coltivazione del tabacco a Co-
spaiaap[)odiato di s.Giuslino, comune del
distretto di Città di Castello, ed a Farnese
comune del distretto di Viterbo, ed i ta-
bacchi coltivati in questi due territori! go-
dono un aumento di 25 peri co sul prez-
zo di larilfa. Nel ricordato articolo Sale
parlai ancora delle A/ZZ/zc dello st^to ec-
clesiastico, in uno al miglioramento e al-
l'incremento che ne curarono i Papi ed
i loro ministri. Ivi feci cenno deH'am.mi-
iiistrazione cointeressata de'sali e tabac-
chi, che Gregorio XVI concesse nel i 83 i
al commend. d. Carlo Torlonia di Ro-
ma, al duca d. Marino suo fratello, al
marchese Camillo Pizzardi di Bologna, ed
a'iorosoci, poscia essendovi invitato a far-
ne parte il principe d. Alessandro Tor-
hjnia, riuscendo di maggior utile del-
l'erario pubblico; e che lo stesso Papa
e con ulteriore significante interesse per
la camera apostolica, accordò l'ammini-
strazione cointeressata al solo principe d.
Alessandro, di cui celebrai le particolari
benemerenze per le saline. Egli inoltre e-
minentemente lo è di tutta l'amministra-
zione fiorente, comechè ridotta in consi-
derevole aumento e crescente progredi-
mento. Pel singolare impulso e regolare
direzione da lui data al nuovo impianto,
essa ormai è uno e tòrse il i ." fiorente ramo
di finanza, uno de'primari fonti dell'era-
rio pontificio: in una parola <juesta cospi-
cua e saggia amministrazione è divenuta
modello d'ordine,d'cnergia e di diligenza,
COSI per l'oliiiua qualità de' generi, uvea*
T A B 191
do eretto parecchi edifizi nella fabbrica
di Roma per supplire all'area non corri-
spondente all'accresciuto bisogno, per cui
la fabbrica tiene diversi locali e magaz-
zini in siti diversi. Dalle stesse Nntizic di
Roiiui imparo, che il conte Alufli conti-
nuò ad essere amministratore per la ca-
mera apostolica, venendo succeduto più
tardi da un rincontro provvisorio, e che
gli uflìzi dell'amministrazione nel i83i
furono trasferiti sulla piazza della Pilolla
nel Palazzo Muti Pafìazzurri, da dove
e più decorosamente nel i844 vennero
traslocali nel Palazzo Torlonia a Piaz-
za di F'enezia,c\oè dalla partecorrispon-
dente alla piazza de'ss. Apostoli. Il cav. Sa-
batucci, y^arrazio/ic del \'i(ff;gio fatto da
Papa Gregorio WIiicl 1 84 1 , a P- • 4'ì'»
descrisse la visita fatta alla rinomata fab-
brica de'tabacchi di Chiaravalle, che gli
amministratori cointeressati aveano de-
corata con eleganza e iscrizioni analoghe
a festeggiare l'avvenimento. Tulli i lavo-
ranti e gì' impiegati erano schierati per
classi nella gran piazza esterna. Pregato
il Pontefice a nome anche dell'eccellen-
tissima casa Torlonia, benignamente ono-
rò lo stabilimento, osservando le opera-
zioni delle diverse macchine e le singole
parli delle varie manifatture, delle quali
fu fatto trovare un saggio ben disposto so-
pra elegante tavolino. Quindi nella sala,
ov'era slato preparato il trono, si degnò
di ammettere al bacio del piede i prin-
cipali impiegati e di benedire poi tutti i
lavoranti, a'cjuali lasciò memoria di so-
vrana generosità. A Chiaravalle, ov'era -
no altresì degli archi trionfali, smontò il
Papa nella chiesa maggiore, ed ivi rice-
vuta la benedizione col ss. Sagraraenlo,
ammise al bacio del piede il clero, i mo-
naci cistcrciensi, i pubblici funzionari, e
benedì il popolo acclamante per giubilo.
Complimentato dal vescovo diocesano
cardinal Teslaferrata, Gregorio XVI lie-
tamente proseguì il viaggio per Jesi. Il
march. IMelchiorri nella Guida- di lìonut,
registrò clic nel i83c) si consumarono in
19^ T A lì TAB
Boma3qo,onoIil)I)ie(li lal)acc()in polvere vaslliberamenlesenlenziare con neri e in*
echi f'iiinOjC di sale fi no libbre 2,080,000, giuste censure, l'encomiala ammiiiislra-
inentre il sale comune ascese a lihbre zione cointeressata in segnoe bersaglio al-
1,491,800. Il notabile accrescimento del le calunnie e alle maldicenze proprie de-
consumo del tabacco oro si calcola, dalla gl'ignoranti invidiosi, e pel vezzo ancora
sola fabbrica di Roma, lio milioni circa di malmenare e disapprovare tutto (pian-
dizigari all'anno, e quasi v^oOjOOO libbie lo il passato, senza affatto considerare che
di tabacco da naso, compreso quello trin- poi il tempo inesorabilmente ogni cosa a-
cinto. Però è da notarsi, che in questo sta- vrehbe librata e pesta nel suo vei o aspet-
bilimenlo, ove si fabbricano ogni specie to, e insieme giustificata. Fu colpito pu-
di tabacchi, i zigari si formano di foglie redi disapprovazione il saggio Pontefice
americane, come di Virginia e di Cuba, Gregorio XVI, che venuto in cognizione
poiché le foglie nostrali non sono tanto dell'andamento dell'amministrazione ca-
forli da liuscire perfetti. Nondimeno gli nierale de'sali e tabacchi, a vero vantag-
slranieri trovano i zigari fatti in Romaot- gio dell'erario e del pubblico bene, e per
timi e di discretissimo prezzo. Questo sta- sopperire agli urgenti bisogni del pub-
bilimenlo romano è regolato da un direi- blico tesoro, si determinò a sostituirle la
tore, e vi regna l'ordine e la quiete. Nella cointeressata, le cui felicissime conseguen-
quaresima i lavoranti fanno i ss. esercizi ze sono a tutti note. Fu allora che surse
con prediche nella chiesa di s. Salvatore animoso e imperturbabile l'egregio F.
in Onda, della congregazione intitolata Lanci primario ministrodell'araministra'
Regina degli Apostoli, e vi ricevono la zione cointeressata, e pubblicò con civile
comunione Pasquale. Oltre gl'impiegati, franchezza, forte della sua leale esposizio-
jvi si contana G2 lavoranti giornalieri , ne e difesa ragionata, l'interessantissimo
5o8 donne zigaristee 78 giornaliere. Com- opuscolo intitolato: Deiraniiniìiislì-azio*
presi gl'impiegati delle 3 fabbriche di Ro- ne cointeressata de'sali e tabacchi, cow
ma, Bologna e Chiaravalle, esse hanno sideramenti. Roma 1848. Io non intendo
da Sodo lavoranti, ed in tutto lo slato pa- di darne neppure un lieve saggio, poiché
pale si può dire che dall'industria de'sali il tentarlo toglierebbe il piegio dell'ope-
e tabacchi ricavano il sostentamento cir- ra,la snerverebbe,la ridurrebbe scheletro,
ca 10,000 individui. In Roma gli spaccia- Per semplice erudizione qua e là ricaverò
torio tabaccari sonoi i 7 (cioè nel febbra- qualche breve nozione per dare soltanto
ioi855;sotto l'amministrazione camera- e appena una generica idea sul vasto ar-
ie erano 97), ed i venditori poi de'zigari gomento;altrimenti sarei tenuto riporta-
sono innumerevoli. La distribuzione gra- re tutte le prove evidenti, legali e irrefra-
luita del tabacco, in 6 annue libbre si fa gabili, esposte dal rispettabile autore eoo
ad ogni religioso e monaca degli ordini piena cognizione di causa , mentre qua-
mendicanti. Quella del salesi (a ad alcuni st'articolo essendo già abbastanza prolis-
slabilimenti di utilità pubblica e di cari- so, lo diverrebbe assai di più, e perciò ol-
tàjagl'impiegati del ministero delle finan- tre i limiti che debbo osservare. Toccai
ze, e ad altri. di sopra alcuni de'tanti abusi in cui era
A chiarire il poco accennalo sull'am- l'amministrazione camerale de'sali e ta-
ininistrazione cointeressala de' sali e ta- bacchi, a'quali aggiungerò la cattiva con-
Lacchi dello stato pontifìcio, trovo indi- dizionede'tabacchi grezzi comprati all'e-
spensabile supplirvi con l'culorità d'un stero, la quale induceva di sua natura
jecenleopuscolostorico veridico. Negli ul- l'imperfetta e viziosa condizione di quelli
timi deplorabili anni, in cui si biasimava- fabbricali nello stato papale, d'onde de-
ce le più utili istituzioni, e su lutto vole- rivava l'avversione ad essi, 1' affezione a
T A B
qtie'ili conlinbhatiilo, e le piccole vendile
«iella regalia, coll'assicluo inoriHoraredei
venditoii e de'conipiatoii. L'improvvi-
denza degli acquisii traeva seco il mag-
gior costo delle materie grezze, e quindi
il caio de'tahacclii fabbricati da vendere.
Procedette più o meno così l'aniministra-
zione camerale dal 1820 al i83i, quan-
do incolpato veniva esaltato a'2 feijhraio
Gregorio XVI, scopi )i;iM(lo quella terribi-
le rivoluzione da lauto tempo meditata e
disposta, e che pose a conquasso e rovina
il ben essere dello stato. Insorte 1 4 P'O-
vincie, esausto rerariOjpel'politico non in-
tervento sembrava impossibile il repri-
merla. Impavido il Pontefice alTrontò la
triste condizionede'tempi calamitosi, e in
prima procurò munirsi di mezzi pecunia-
ri per sostenere la gran lotta. Nella dilli-
collii di ragranellare somme per la gene-
rale sfiducia, risolse di concedere l'azien-
da de'sali e tabacchi ad un'amministra-
zione cointeressala , che assicurando le
consuete rendite le migliorasse con utile
dcH'eiai io, ed insiemesomministrassesu-
bito un'ingente somma, edessesicuregua-
jenligie pegl'interessi della camera apo-
stolica. Tutto maturamente ponderato da
sagaci ministri e coll'annuenza d'una con-
gregazione di cardinali, si devenne alla
stipulazione del contratto per un dodicen-
nio da incominciare il r."luglioi8 j i , a-
vendo appianate le difficollà il principe
d. Alessandro Torlonia chiamato a frune
parte, coll'opulenza e col suo esteso credi-
to. La base del conti alto si tolse dalla cor-
risposta de'prodolti netti del i8?,f)e 1 83o,
di 1 ,0) 1,000 scudi, con aumento d'annui
scudi I 8,8c)3, oltre la compartecipazione
annuale degli utili , ed alla somma di
5o,ooo scudi per edificare un opificio a-
dallo alla fabbricazione de' tabacchi, da
rimanere in proprietà della camera apo-
stolica, la quale per bisogno preferì incas-
sarla nel 1837. Così l'erario in ogni anno
del dodicennio, oltre gli scudi i ,o5 1 ,000,
ottenne il beneficio di scudi 1 o 1 ,()07, an-
zi lutto cuaihreso riceve ucl dodicennio
T A D 193
scudi 13,834,886. Questofu il contratto,
tali le vantaggiose risultanze. Tre grandi
massime tolsero di mira e seguirono co-
stantemente gli amministratori tiel i."
contralto, e mantenne nel 2.° il principe
d. Alessandro. Guarenlirecon accurata e
ben intesa sorveglianza l'amministrazio-
ne dal contrabbando; scegliersi acconci e
fedeli uffiziali, rimunerandoli lautamen-
te; perfezionare la fabbricazione de' ta-
bacchi, tanto per la squisitezza delle fo-
glie occorrenti a comporli , quanto per
r accurata manipolazione, composizione
e custodia loro. Il consumo annuo del
salesi valutò fra'48 a'5o milioni di lib-
bre, in circa2,f)oo,ooo suddili,e nella più
parte di sali indigeni, calcolandosi con-
sumarne libbre i() per ogni individuo,
non compreso quello del contrabban-
do e per altre cause. Imperocché sono-
vi vene salse in più parti dello stato, nel-
le Marche e nelle Legazioni frequentis-
sime; vi sono concrezioni spontanee che
nell'estate d'improvviso si formano nelle
valli di Comacchio,e sui lidi bassi del Uà-
vennate; lesoltrazioni che senza quasi ri-
serva commettono i salina tori nelle sa-
line amministrale dal fisco; gli abusi che
si esercitano da'salalori di pesce, all'om-
bra della legge che li assiste; la vendila
che fa la camera apostolica al duca di Mo-
dena, de'sali sovrabbondanti al consumo
dello stalo, e a sì lieve prezzo, che si eser-
cita il contrabbando in pregiudizio della
regìa romana. Perciò il posilivoconsumo
annuosi riduce in libbre 4', 888, 368 de-
sunto dalle ci li e d'un dodicennio, il cui
complesso supera a confronto del sale che
smaltiva ramministrazione camerale, in
più libbre I 0,168, 33() annue. De'4') mi-
lioni e piìi di sale che si consumano nello
stato, 4 niilioiii e mezzo è sale di Fran-
cia, detto da saliera perchè bianchissimo,
asciutto e atto per eccellenza a macinar-
si in minutissima polvere, ed il quale si
compra all'estero con permissione della
direzione delle dogane, non prodiiceiulo-
lo simile le saline d'Ostia, Cornclo,Cev
'9i
T AB
via e Comacchio. Fra non molto e per
quanto dissi a Sale e pe'saggi già ottenu-
ti perfettissimi,si avrei dallo stato compa-
rabile con quello di Francia e di Lingua-
doca, per l'amministrazione assunta dal
principed. Alessandro delle saline diCor-
nelo, ove lia introdotta la fabbricazione
de' sali francesi, senza risparmio di cure
e di spese. Quanto al consumo del tabac-
co , si calcola a circa 2,484>ooo libbre
annue, per la perfetta qualità di quello
principalmeiiteda fumo, con aumento di
più che 786,000 libbre di quelloche ven-
deva l'amministrazione camerale. I ziga-
ri orasi vendono per oltre 100,000 scu-
di all'annOjC nel i.°anno dell'amministra-
zione cointeressata se ne venderono sol-
tanto intorno a 25,ooo scudi. In tutta
l'Italia, nemmeno in Francia, non si fuma
a sì buon mercato roba scelta e squisita
come negli stati pontifìcii, onde s'impor-
tanozigari all'estero, ed anco da'viaggia-
tori abituati a'zigari deli' Avana d' alto
prezzo. Al presente tanto iiiFrancia,quan-
to nello stato papale è stabilito, che a ri-
serva di quel prodotto delle coltivazioni
indigene che può servire al consumo del-
lo stato, e che a prezzi determinati acqui-
sta la regìa, il rimanente può esportarsi
all'estero. Però in Francia si ha eccellen-
te tabacco da fumo, nello stato pontifìcio
buon tabacco d' aspirare , ma appena è
buono per la pippa, non allatto pe'ziga-
ri, come già rilevai. A'3o giugno i843
si chiuse il dodicennio della i.'' ammini-
strazione cointerressata, e pel successivo
la camera apostolica aprì la concorren-
za alle esibizioni, coll'annua corrisposta
di scudi 1,240,000, oltre un quoto fìsso
d'annuale compartecipazione, ed oltre al-
tre anticipate somministrazioni, da ter-
minarsi al 3o giugno 18.55. Fu preferito
il principe d. Alessandro Torlonia come
il maggior offerente, cioè dell'annua cor-
risposta di scudi i,355jOOO da pagarsi in
rate mensili, e il 34 per 100 di compar-
tecipazione: così l'erario pontifìcio venne
ad assicurare senza pensieri e responsa-
T A B
hililà un milione e cnezzo di scudi annui.
Fatto il confronto dell'annue vendite dei
sali e de' tabacchi dell'amministrazione
camerale e di quelle della cointeressata,
questa vendè in più libbre i 3,67 3,7 y4'''
sale, e 1,429,286 di tabacchi. Tanto in-
cremento deriva da solerti cure, da dili-
genze, da indefesse sorveglianze, da' bra-
vi e ben stipendiati ufficiali, contandosi
2600 impiegati, cioè più di 1600 da quel-
li dell'amministrazionecamerale. In tem-
po di questa per lutto lo statogli spaccia-
tori erano 1729; sotto l'amministrazione
nel 1848 arrivarono a 2 561 , non com-
presi gl'innumerabili particolari smalti-
lori de'zigari comprali dagli spacciatori.
L'intera amministrazione è spartita in 3
circondari, di cui l' uno prende capo in
P>.oma,nel i. "dodicennio in cura degli am-
ministratori, nel 2.° sotto il governo spe-
cialedel marcheseGiuseppeFerraioli rap-
presentante generale e capo d'ammini-
strazione pel principe d. Alessandro, e ab-
braccia le Provincie di qua dall'Apenni-
no; altro prende capo da Bologna sotto
la guida d'un vice-amministratore, ecom-
prende le Provincie delle 4 Legazioni; al-
tro in fine prende capo da Ancona sotto la
guida d'altro vice-amministratore, e ba-
sta alle Provincie delle IMarche cai du-
cato d'Urbino. In Roma pertanto, oltre
l'ulìizio centrale che riguarda tutta l'a-
zienda, spartito in varie divisioni di se-
greteria,legale,prolocollo,archivio e com-
putisteria centrale, vi sono 3 uffizi di com-
putisteria speciale a ciascun circondario,
in che si tiene ragione delle faccende ad
ognuno d'essi relative. Ogni circondario
ha una fabbrica di tabacchi, e l'una è ia
Roma, l'altra in Bologna, l'altra in Ghia-
ravaile; ed ha pure emporei di salee ac-
conci magazzini di scalo e di massa per
la più comoda distribuzione. Ad un cer-
to numero di soprintendenti e dispensie-
ri, in proporzione dell'ampiezza del cir-
condario, è dato in cura un deposito di
sali e tabacchi da smaltire agli spacciatori
che li vendono all' ingrossa e a minuto
T A B
a'consumatori, a prezzi fissi determinati
da apposite tariffe emanate dulia caiue*
ra apostolica. GregorioXVI dunque piov-
■vide assai prudentemente alla cosa pub-
Mica, quando stabiTi e quando rinnovò
l'amministrazione cointeressala de'sali e
tabacchi, e l'allogò in chi seppe con tan-
to magnifici ededettuati risultamenli go-
vernai la, riformarla,e recarla a quel pun-
to maggiore di floridezza ch'era possibi-
le di ailoperare. La maggior prosperità
dell'amministrazione de' sali e tabacchi
si adida a due perni fondamentali; ili.°
de'quali si è la buona qualità rispetto ai
tabacchi, il i° la vigilanza contro la fro-
de rispetto a'sali e tabacchi insieme, con
laude amplissima della tutelata pubbli-
ca rendita, del benemerito dell'impresa
principe d. Alessandro Torlonia.
Nel n.°2 2 5 del Giornale di Roma de'
4 ottobre i^'^^iw notificato d'ordine del
pro-mi ni stro del le finanze commend. Gal-
li, quanto in breve (|ui riprodurrò. Col
3 I dicembre I 855cessail vigentecontrat-
to di amministrazione cointeressata de'sa-
li e tabacchi. Questo importante ramo del-
la pubblica rendita ha richiamato tutta
la considerazione del governOjSpecialmen-
te per adotta re quel la de ter mi nazione che
meglio f )sse per corrispondere alle con-
dizioni di utilità e di convenienza per lo
stato; e quindi dopo maturo e accurato
«•same ha risoluto di amministrarle per
conto proprio col mezzo di un gestore ri-
vestito di speciali facoltà, chiamando a
compartecipare degli utili i sovventori di
lina somma detcrminata da erogarsi nella
re.Nlituzionedella cauzione all'attuale am-
ministratore cointeressato, e nel riacqui-
sto delle doti, stigli e attrezzi, non meno
the nelle [)rovvisle necessarie all' anda-
mento della nuova atnmiuistrazione. [Per-
tanto fu disposta l'istituzione dell'ammi-
nistrazionegovernati va della Rc^ìa Pon-
ff/icia di' .sali e tal'acchi. L'amministra-
zione si estende a tutto lo alalo, compren-
sivamente alla delegazione di Denevento,
ed alla città di Punte Curvo e s. Oliva,
T A B 195
pe* quali luoghi però verranno osservate
le leggi, regolamenti e discipline vigenti, e
luttociòcheha relazione colle convenzio-
ni fia il governo papale e quello del re-
gno delle due Sicilie, La durata di tale
amministrazione è stabilita per anni 12,
cioè dal i.°del i85G a tutto l'anno 1867.
Sarà condotta per conto del governo, ed
afiìdata ad un gestore da nominarsi dal
Papa, il qual gestore dipenderà soltanto
dal governo medesimo col mezzo del mi-
nistro delle finanze (ossia del prelato te-
soriere generale). Il gestore vennedichia-
rato capo responsabile dell'azienda, poi-
ché dal medesimo dipenderà tutta l'am-
ministrazione e l'andamento di essa. Sta-
bilite tra il ministro delle finanze ed il ge-
store le massime e le norme tanto sulla
condotta in genere della Regalia. (\iìni\ìo
su ciò che concerne le provviste, fabbri-
cazione e vendita de'generi della Rega-
lia medesima, non che sugli affari e sulle
vertenze che vadano a verificarsi nell'an-
damento, il gestore avrà la piena libertà
nell'azione e nella esecuzione in tutta la
sua estensione, come meglio e diffusamen-
te risulta dall' apposito regolamento. Si
dispose ancora, che il gestore conseguirà
l'annuo onorariofisso di scudi 3ooo a ca-
rico della Piegìa,ed un premio eventuale
consistente nella compartecipazione di i5
centesimi degli utili netti della Regìa sles-
sa , i quali utili procurerà il gestore pel
comune vantaggiodi rendere sempre più
ubertosi mediante leassiduee intelligenti
sue cure. Bramandosi dal regnante Papa
l'io IX che gli utili che risulteranno da
questo importantissimo ramo della pub-
blica rendita, si diffondano fra'suoi sud-
diti, ordinò che fosse costituito un fon-
do d'un milione di scudi, diviso in 5ooo
azioni rappresentate da nltrettaiite car- ,
Ielle. Ciascuna azione fu determinata di
scudi 200, e verrebbe rilasciata presso
lo sborso della stessa valuta. E per age-
volare ad un maggior numero di persone
di prender parte in (piest'impresa, la 4*
parte ilelle 5ooo uziuui sarà divisa in nifz-
190 T A B
zc ;i7Ì()ni,e così diveiianno in tulle Sy^o
azioni ila 200, e 25oo da scudi 100, le
quali si ponno cedere ad altri mediante
la consei^na della cartella di azione, sic-
coine intitolate al portatore. Le 5ooo a-
zioni saranno ripartite fra Roma e le prò-
viiicie delio slato in congrua proporzio-
ne. Questo Fondo sai à impiegalo nella re-
stituzione della cauzione depositala dal-
l'attuale amministra tore coi nteressalo,nel
riacquisto delle doti, degli stigli e degli ef-
fetti dell'ai tualeaai mi nist razione, e quin-
di nelle spese eziandio delle prime prov-
vistele nelle slesse occorrenze della nuova
gestione, fra le quali la costruzione in Ro-
ma del nuovo edilizio per uso della fab-
brica di tabacchi. Sul capitale di ciascu-
na azione sarà corrisposto ogni semestre
r interesse del 5 per 100 ed anno, attri-
buendosi alle dette 5ooo azioni comples-
sivamente il diriltodicompartecipareper
la quota di centesimi 20 degli utili che
SI avranno dall'amministrazione, e ripar-
titi fra le azioni medesime; come in caso
di perdila fu attribuito alle 5ooo azioni
il riparlo della perdila che potesse veri-
ficarsi. Terminato il dodicennio, verrà re-
stituito il capitale di ciascun'azione uel-
l'idenliflca somma. Al fine d'ogni annuo
esercizio si farà il bilancio generale, il qua-
le sarà esaminato da 4 sindaci, cioè 2 per
l'interesse del governo e 2 per quello de-
gli azionisti; senza essi azionisti poter pre-
tendere parte o influenza all'andamento
dell'amministrazione, dovendoli gestore
prendere parte al sindacato o deputare
perciò altri. Dalla massa degl'introiti pro-
venienti diille vendile de'sali e tabacchi,
eda qualsivoglia altro provento della Re-
gìa verranno dillalcati. i.° L'annua som-
ma fissa d'un milione e 600,000 scudi a
favore del pubblico tesoro, che terrà luo-
go di corrisposta. 2.°La somma di 5o,ooo
scudi per gl'interessi al 5 per 100 sul ca-
pitale del milione imporlo delle 5ooo a-
zioni. 3.° L'onorario d'annui 3ooo scudi
stabilito al gestore. 4-" H prezzo de'sali e
tabacchi, degh altri generi e ingredienti,
T A 15
gliafTilli e m^nintenzione de'lorali, i soldi
e accessorii degl'impiegati, e le spese ge-
nerali di qualuntjue altra specie inerenti
o dipendenti dall'amministrazione e suo
andamento. La somma che rimarrà de-
purata da'menzionali dillalchi, cosliluirà
gli utili netti da dividersi: per 20 cente-
simi agli azionisti, peri 5 al gestore, per
65 al governo. Fu promesso di mante-
nere tulli i pesi, privilegi ed esenzioni sotto
qualunque titolo e norma, che sono in vi-
gore nell'odierna araininislrazione coin-
teressata. Altri particolari si poiiuo ap-
prendere (Irli citalo Giorniilc. Quindi il
l'apa nominò gerente della Regìa ponti-
ficia de'sali e tabacchi il marchese Giu-
seppe Ferraioli, come quello che avendo
meritalo la fiducia dell'encomiala ammi-
nistrazione cointeressala nell'afFidala or-
ganizzazione, dilezione e sviluppo della
medesima, col suo energico zelo, previ-
dente intelligenza, nobili e prudenti modi,
avea sapulo abilmente dimostrarsene de-
gno, con riportare a un tempo nella sua
delicata rappresentanza, non meno la
pubblica soddisfazione, che quella della
vasta azienda e del governo; avendo al-
tresì colle sue perseveranti cure contri-
buito a'fecondi risultati, ben essere e pro-
speroso progredimento dell' attuale ot-
tima condizione dell' amministrazione.
Questa poiitilìcia scelta e destinazione o-
nora a un tempo il marchese gerente dellcV^
R.egìa poiitillcia,ed i personaggi dell'am-
niinislrazione cointeressala. Terminerò
questo articolo con riferire quanto scrisse
V\aiii\,Eusevologio ronwnOjlvalt. i i ,c.5:
Dell' iiiu'i'ersità degli acqua\-itai-i e ta-
baci-ari a .y. Adria no in Cainpo T- acci'
ìio. Dopo aver celebrato i pregi dell'ac-
qua vita, pel suo grande spaccio essendosi
moltiplicato il numero de'venditori, nar-
ra che essi con pia emulazione alle altre
numerose compagnie del le Lw\'t'/.y/7(Z(7;'-
tisticlie di Roma, stabilirono riunirsi io
corporazione di fratellanza e sodalizio. Ot-
tenuto perciò un sito opportuno accanto
alla chiesa di s. Adriano, vi eressero uu
T A B
oratorio in onore della B. Vergine per ce-
lebrarvi le loro fiiuzioni spirituali, e si co-
stitiiiruno in confValernila cogli slattiti e
rcgole,solto il titolo di s. Maria della Mer-
cede patrona de' religiosi delia conligiia
chiesa, e del s. Angelo Custode. Indi 18
gennaio 1 6f) I, col beneplacito tl'Alessan-
dro V 1 1 1, fu dal cardinal Carpegna vicario
di Bonia eretta 1' università canonica-
mente e coir approvazione delle compi-
late costituzioni, sotto la prolezione d'un
cardinale, ed il governo d'un prelato pri-
micerio,co'ris[)ettivi consoli, camerlengo
e altri ulllziali. Stabilirono il vestilo di sac-
co, mozzetta e cordone bianchi, con al-
lusione alla santità de'cosliimi che si pro-
ponevano osservare, nell'esercizio di quel-
le pratiche di cristiana pietà che descri-
ve il l'iazza. Quindi il nominato ordine
della Mercede ag"ret;() il sodalizio alla
no o
compartecipazione delle sue indulgenze,
con patente de'4 viaggio i 692 del p. Gd-
berte vicario e procuratore generale del
medesimo, ed inoltre gli fu concesso nella
chiesa di S.Adriano una cappella sotto l'in-
vocazione di s. Maria delia Mercede, con
sepoltura a'confrali innanzi alla medesi-
ma. Siccome allora tutti i tabaccari spac-
ciavano anche l'acquavila, procurarono
di costituirsi in università, e di aggregarsi
a quella e alla confraternita degli acqua-
\itari, con diversi patti o condizioni, non
die colla partecipazione delle grazie spi-
rituali e privilegi die godevuno,e l'otten-
nero nel «697 con cristiana unione; e cos'i
di due università se ne fi)imò una sola,
e fiorirono sino agli ultimi tempi; non più
esistendo il sodalizio e l'oratorio, come ho
verificalo visitando la chiesa di s. Adiia-
no e consultando i mercedari che l'han-
no in cura. Encomiando il l^iazza le pre-
roga li ve dell'erba e l'uso domestico e quo-
tidiano del tabacco, divenuto familiare e
comuneadogni condizione di persone per
diletto, per lusso, o per medicina, come
pure per esercizio d'uibanità, d'amicizia
e di cortesia qual pascolo delle nari, li-
purla il distico del Pestio iu suo onore.
TAB 197
Nulla snliitii^rro se conscrnt hrrha ta-
bacco,— l irihns ìiavc oìniìcv criipcrat
rcliffìias. Laonde trovò giusta e ragione-
vole l'unionedelle università degli acqua-
vilari e de'tabaccnri, pel reciproco com-
mercio de'due pascoli del gusto e dell'o-
dorato, e in generalo ambedue assai gra-
diti, utili e piacevoli.
TABADCARA. Sede vescovile della
ftlauriliana Cesariense nell' Africa occi-
dentale, sotto la metropoli di Giulia Ce-
sarea. E' pur chiamata Taìuilcara. Ta-
hahcava e lahaicara. Ebbe a vescovi,
Vittore che trovossi alla conferenza di
Cartagine nel4i i,eCrispiiio esilialo nel
484 ila Un nerico re de' vandali per con-
servarsi nella credenza cattolica. Morcel-
li, Jfi-. cJiri.st. 1. 1,
TABALTA.Sede vescovile della pro-
vincia Bizacena nell' Africa occidentale,
sotto la melro|>oli d' Adrnmelo, di cui
furono vescovi: Adelfo o Adelfio del 255,
Innocenzo del 3c)3, Nino che intervenne
al concilio di Cartagine del 897, Giulia-
no che assistè alla conferenza di Carta-
gine del 4' ') Marcellino esiliato nel 4^4
dal re de'vand.di Umierico, per non aver
sottoscritto gli errori de' donatisti. INIor-
celli, y(fr. clirist. t. i,
TABAPiCA. Sede vescovile dell'Afri-
ca occidentale nella Numidia, sulle coste
del regno di Tunisi , sotto la metropoli
di Cirta Giulia, e chiamata pure Tala-
brica. Rovinala la città, il suo porlo re-
stì) di qualche considerazione. Ne'regislri
concistoriali, Tabarca, Tahaccrn, è un
titolo vescovile ì/ì parlibiix, del simile
arcivescovato di Cartagine, che conferi-
sce il Papa.
TABE oTABA. Sede vescovile della
provincia di Caria, nell'esarcato d'Asia,
snfTiaganea della metropoli d'Afrodisia-
de, eretta nel V secolo. Si conoscono 3
vescovi: Ilunino che nel 43 i assistè e sot-
toscrisse al concilio d'Efeso, Severo fu al
concilio generale V, e Basilio al \ li. O-
rifiì'i dir. l. I, p. 9o5.
TABELLA o TAVOLOZZA, Crcpi-
lyS TAB
taculwn, Tabula lignea. Strumento di
legno, eli e fa gran strepilo, e die in vece
delle Campane (l .) si suona nel giove-
tli, venerdì e sabhato della Setlinunui
■sanld (f.), in tempo cli'è sospeso l'uso
tlelle campane, e serve per chiamare i
fedeli alla cliiesa, ed eziandio per dare il
segnale del mezzodì, delle ore 24> e del-
la i.' ora della notte, per la recita della
Salutazione Angeliea( ì '.) e del De prò-
Jundis (J .). In alcuni luoghi chiamasi
iroeeola, tartareila, tai tavella j ma de'
suoi diversi vocaboli, ed altri usi de're*
ligiosi ue'conventi, parlai altrove, come
iie'due primi citali articoli.
TADELLA o TAVOLETTA VOTI-
VA. F. Voto.
TABELLE DELL'ALTARE, Tabu-
lae Secretaru/n. Ornamenti dcìV Altare
(F.), che secondo il Lambertini, Della
s. 3iessa, cap.i,^ 2, la tabella delle ^Se-
grete (f.Jè stala introdotta per maggior
comodità; come pure in seguito è slata
inlrodotta l'altra tavoletta, in cui è scrit-
to r/riv/z/gv/o di s. Giovanni {T .). Leg-
go infatti nella Rubrica, della prepara-
zione ed ornamenti dell'altare lit. 20: Ad
Crucis pedeni poiialur Tabella, secreta-
tarum appellata. Laonde nella rubrica,
delle tre tabelledell'allare non si prescri-
ve che quella delle segrete, non parlan-
dosi delle altre due aggiunte poi , collo
stesso fine della i. "di far sovvenire al ce-
lebrante quanto si fosse dimenticato del
contenuto loro,per aiuto della memoria e
per impedire smarrimenti nella celebra-
zione del sagrosanto Sagrifizio. Nelle Ce-
remonie ecclesiastiche del p.Gavanto,coU
le addizioni del p. Merati, nella par. i, lit.
20 si legge. JNel mezzo dell'altare vi de-
ve essere la tabella delle segretejdalla par-
te (\t\\' Epistola quella del Lavabo, e dal-
l'altra parte quella dell' Evangelo di s.
Giovan?ii.L'ab.Yi\c\'\c\i,Diz. sacro- litur-
gico, nell'articolo Altare, anch'egli rife-
risce l'ingiunzione della rubrica della ta-
bella da porsi a piedi della croce dell'al-
tare, e chiamala delle segrete, per mag-
TAB
gior cotuodità; poiché le altre due non
sono ordinale, ma solo d' un' inveterata
consuetudine, che in oggi ha forza di pre-
cetto; indi riporta il lesto del p. Gavan-
lo. Conunodius est paiare in cornu E-
vaiigelii Tabella, in qua legi possit E-
vangeliuni s, Joannis, quod in Tabella
Secretarum scribi, seu imprimi solet;a-
liqui aclhuc commodius parant antefllis-
sani in cornu Epistolae Tabellulani a-
liam, in qua legitur ps(dni. Lavabo. Le
tabelle dell' altare negli altari principali
si pongono sulle loro mense in tempo del-
la celebrazione della messa, e poi si tol-
gono. Negli Altari papali, inclusi vamen-
te a quelli della Cappella pontificia pub-
blica, non si usano le 3 tabelle dell'alta-
re, bensì il libro pontificale del Canone
(V.) nel mezzo dell'altare, per adoperar-
lo il Papa e per 1' uso che ne godono i
cardinali e vescovi che vi celebrano; i qua-
li e quegli altri prelati ed allre persone
che ne godono il privilegio, celebrando
in altari ov'è la tabella delle segrete, so-
pra di questa, o perciò togliendola come
si usa, aprono il libro del canone, tanto
celebrando privatamente che pontifical-
mente. Laonde il libro canone sta in luo-
go delle tabelle dell'altare. Nel rito am-
brosiano si usa una sola tabella con l'E-
vangelo, per cui anche da ciò rilevasi es-
sere stale le tabelle dell'altare introdot-
te mollo tardi nella chiesa; e non essendo
di stretta necessità pel s.Sagrifizio,nonha
luogo benedizione alcuna per le medesi-
me, considerandosi come un abbellimen-
to dell'altare, secondo l'opinione d'alcu-
ni. Certo èchenel/ì//«("//c Rnmanum, tra
le benedizioni degli ornamenti per l'al-
tare, non vi ha speciale benedizione per
le sue tabelle. Per l'ordinario la tabella
denominata delle segrete contiene l'inno
Gloria in excelsis Deo, e forse per esso
queste 3 tabelle dell'altare sono appella-
te volgarmente Carte Glorie j il Simbo-
lo j VÒ/Jertorio, colle proprie orazioni; le
venerande paroledella consagrazionedel-
V Ostia e del rinoj e le altre segrete ora-
T A li
ziooi che il celebrante recita prima della
Coniiinionc. A Canone della Messa, di-
verso dal Canone libro, riparlai delle se-
gretCj e dissi che questo canone si chia-
ma puresegreta. La tabella deWK^'tingc-
lo è quella che si pone dalla parte del-
l'evangelo, e contiene l'evangelo di s. Gio-
vanni, Lì priiicipio crai vcrhioìi. La ta-
bella del L(n-a1>o è quella che si colloca
dalla parte dell' epistola, e contiene l'o-
razione che recita il sacerdote dopo aver
infuso l'acqua nel calice col vino, ed il
salmo Ltutil'o. che dice nella La^'auda
(Ielle mani. Il contenuto nelle labelledel-
lallare è scritto o stampato con intelli-
gibile e chiaro carattere, sulla carta o so-
pra la cartapecora, talvolta anco con ca-
ratteri rossi e neri, abbelliti da figure dei
santi e da ornamenti disegnati o incisi,
ed ancora colorati. Queste tabelle hanno
cornici, e oidinariamenle con cristalli, di
argento, di metallo dorato o naturale, di
legno inargentato o dorato, con intagli,
fregi e decorazioni, più o meno ricchi ed
eleganti, ed anche semplici. Negli alfa-
ri ov' è il Tabcì-iiacolo o Ciborio (f- .),
la tabella delle segrete suole essere nella
grandezza in modoche non impedisca l'a-
pertura de'suoi sportelli; e quelle che uol
sono, siccome appoggiate al tabernacolo
o ciborio, conviene rimuoverle neira[)rir-
lo. Allorché nel giovedì santo si spoglia-
no gli altari , per denotare la nudità di
Gesìi Cristo nella sua Passione, si tolgo-
no pure dalle loro mense le tabelle, ed a
suo tempo si rimettono su di esse nel sa-
bato santo.
TABERNACOLI, 7'V.v/»/nr.7/-<'7v^^r«-
lorum. Festa degli /J"/'/r/denominata con
voce gieca Secnopefiia (fissione o stabi-
hmento de'tabcrnacoli), perchè in essa gli
antichi innalzavanodelle tende, onde pur
fu detta Cliac^-Hassucìtot o festa delle
/('//r/r. perchè celebra vasi sotto tende oca-
pannedi verdura, onde ne trattai a Fron-
ti a, in memoria del soggiorno chegl/v/v/*-
/.// aveano fatto sotto le tende e sotto i
rami d'albero nel deseilo dopo 1' uscita
T A r. 199
dair^g7//o,cioè nel Tahernacolo (F.)\i\-
«alzalo da ogni fnmiglia. Celebravasi ia
autunno dopo le raccolte, il iSdel mese
tizri, 7. "dell'anno ecclesiastico e i. "dell'an-
no civile, perche allora soglionoessere co-
piose le pioggie, e si prova il benefizio che
reca all'uomo il tetto che lo ripara e di-
fende. Ehbe principio dopo il conquisto
della terra di Canaan nella Palestina. ^
cominciava a'i 5 settembre. Questa Frv/^
durava 8 giorni, come rimarcai a Otta-
va, ma il (."giorno e l'ultimo erano i più
solenni , dimodoché non era permesso il
lavoro. Le ceremonie delia festa de'tabcr-
nacoli, ed i sagrifizi che vi si doveano of-
frire, si leggono ne'libri Levitico e de'Nu-
nieri, avendola Dio ordinata nel i.^di tali
libri per tenere viva negli ebrei la memo-
ria della liberazione dalla schiavitù del-
l'Egitto, avendoli conservati e provvedu-
ti per 4o anni nel deserto, mentre abita-
vano sotto le capanne o tende, per dar lo-
ro la terra promessa. Sembra che in que-
sta festa si cantasse il salmo i i 7, mentre
il re David ne fa aperta allusione ne'suoi
versetti. Gl'israeliti denominarono pure
la festa Jlosaiara (J .), col quale vocabo-
lo esprimevano alcune preghiere che re-
citavano nel 7.° giorno, e chiamavano i
rami di P<777?Z(7// '.jcheusavano nella me-
desima, oltre i salci eia mortella, anzi ri-
petevano l'acclamazione flosanna àu~
rante la celebrazione, in risposta alle pre-
ghiere che facevanoa Dioi sacerdoti. L'in-
gresso solenne di Gesù Cristo in Gerusa-
lemme ebbequalchesomiglianzadi quan-
to succedeva nella festa de' tabernacoli,
sia pe'ramichepel ripetuto canto dell'//o-
sannayCo' quali fu incontrato e accom-
pagnato con insolito ossequio e divino. Il
Salvatore fa ancora allusione alla ceremo-
nia di andare, durante questa festa, ad at-
tingere l'acqua alla fontana di Siloè (ai
piedi delle mura di Gerusalemme, e pa-
re che sia la stessa piscina di Uogel), e di
spargerla mista di vino a' piedi dell' alta-
re degli olocausti, cantando questeparole
d'Isaia : J oi attingerete le aec/ue dalle
200 T A IJ
fontane del Sah'atorc. Il IMetlici, Riti e
rnstumi defili l'hrcì . traila al ca[). 1l\: Del'
la jc stadi'' Taìn'niacoli, o\'vcro de Ile Ca-
panne de^li elirei, celebrata cla'mocleriii
ebrei. La chiama S."* soleiinilà che cele-
bra la Sinago{;a (f'.),mi\ per 9 giorni
secondo l'ordinamento de'rabbini.Chi ha
Ja comodità d'aver nella propria casa un
terrazzo scoperto o nna corte, vi forma
iiell'autuiuio la capanna con canne, foglie
d'alberi o mortella, e per ornanienlo vi so-
gliono appendere varie sorte di fruiti. Nei
giorni che dura la festa mangiano e st(»-
diano nella capanna, e alcuni vi dormo-
no. Vi pongono pure rami di pai me, che
adornano con nastri, rami di mortella e
fronde di salci, oltre uncedio. Nella se-
ra, dopo essere stati alla sinagoga a fare
le solite orazioni, tornano alle lorocapan-
iieconducendovi gli amici, massime quel-
li che non poterono formarla, hidi nella
capanna si ringrazia Dio, si beve del vi-
no, e si mangia del pane, de'lrutli e delle
contetlure. Si recano nella sinagoga colla
palma e col cedro, e vi praticano varie
ceremonie superstiziose. La festa de' taber-
nacoli è una delle 3 principali e più solen-
ni tra gli ebrei , le altre due essendo la
Pastina e la Penteeoste.
TABERNACOLO , Tahemaculuni.
Nella Scrittura sagra questo vocabolo si-
gnifica spesso dimora, casa, tenda, ed an-
che per Santuario. Tabernacolo o Cibo-
rio è il Tabernacolo della ss. Eucaristia
('/^ .j, ed ove questa si tiene chiusa suU'.'?/-
tare, e nel quale anticamente in altro ta-
Jjernacolosi custodiva il L/7>ro degli fì'rt«-
gelii. Inoltre tabernacoloo Ciliorìo(l^.)è
pur chiamalo quell'edifizio quadralo che
sovrasta in forma di Baldarehiao gli al-
tari principali delle chiese, massime gli al-
tari chiamali Confessione (ì .) per vene-
rarsi i corpi eie reliquie di que'campio-
ni del cristianesimo che lo confessarono e
suggellarono col marlirio,di che poi ripar-
lerò, come in Roma si ammira nell'alta-
re papale della basilica Lateranenseecon-
teueole le sagre Tate de ss. Pietro e Puo-
T A P.
lo (J\); negli altari papali e Confessioni
della Cluesacìifisilicadis. Pietro in P^a-
ticano (f.) e della Cliiesa e basilica di
s. Paolo nella via Ostiense (di cui ripar-
lo a Tempio), e ne'quali sono i sfjtoleri
de'medesimi principi degli apostoli. Ta-
bernacoli pur »i dissero e Maestà (T'.},
quelle sagre immagini poste per la Stra-
da (J .}. E tabernacolo viene ap[)elIato
quell'edilìzio sagro, come l'esislentein Fi-
renze della Madonna dell'Orcagna, per
la cui celebrità darò in fine un cenno, do-
po aver compendiosamente descrillo il
tabernacolo eretto dagl' israeliti per co-
mando di Dio dato a Muse, che facesse le
veci d' un tempio, cioè finché non fjsse
giunto il tempo designalo dalla provvi-
denza per la slabile erezione deli ."tem-
pio al vero Dio. Gli antichi patriarchi ite-
gli ebrei hanno abitato ne'tabernacoli o
tende, durante il loro soggiorno nel de-
serto, per cui dopo conqui%tala nella Si-
ria (!".) la terra promessa. Dio loro or-
dinò di celebrare la festa dt Tabernacoli
(V.), in memoria d'aveili liberali d.dla
schiavitù e ricolmali di benefizi mentre
l'abitavano. Nel campo d'Israele eranvi a
tempo di ìMosè due principali tabernaco-
li o tende, di cui sovente fa menzione la
s. Scrittura. Il i ."chiamato tabernaculuni
conventus,eva la tenda dell'assemblea, do-
ve il popolo trova vasi pe'suoi affari ordi-
nari, ed in questa parlò Dio a Mosè fac-
cia a faccia, ed una nuvola in forma di
colonna stava allora alla porta del padi-
glione, mentre il popolo adorava la mae-
stà del Signore. Il 2.° chiamalo taberna-
culwn lestinionii, era la tenda della testi-
monianza o il tabernacolo del Signore, il
tabernacolo dell'alleanza, o semplicemen-
te il tabernacolo, ch'era il luogo dovegl'i-
sraeliti durante il dello viaggio del deser-
to facevano i loro principali atti di reli-
gione, offrivano i lorosagrifizi eadorava-
no Dio. Trovasi la descrizione del taber-
nacolo della leslimonianza nel libro del-
l'Esodo, e la sua situazione in quello dei
Numeri. Il Signore stesso sul moule Si-
T i\. B
mii, ove fece alleanza col popolo d'Israe-
le, die a Mosj la descrizione- del taber-
iiaculo che dovea alzare, della mensa dei
pani di pioposizione,deiraicu dell'allean-
za o cassa sagra di Icj^no di Selin) ^legno
di Arabia multo simile all' acacia nera),
nella quale doveansi collocare le tavole
della legge, del candelliere d'oro de'y ra-
mi, de'vasi pe'sagrilizi, de'velanii e degli
assi necessari per la fabbrica dello stesso
tabernacolOjdellaltare degli olocausti, dui
velami e delle colonne dell' atrio , con
quanto altro narrai a Gerusalemme, a Sa-
cEnnozio, a Tempio che gli successe, e nei
tanti relativi articoli, indicali in molli dei
vocaboli che vado scrivendo. Qui solo di-
rò in breve col p. Calmet, Slmili dclL'aii-
lieo e iium'O Tcslamc/ilo. che per la fab-
brica del tabernacolo Mosè per comando
del Signore fece pubblicare, cliechiunque
avesse la divozione di contribuire aquel-
l'opera, potrebbe olfrire a Dio oro, ar-
gento, rame, lane di color di giacinto, di
chermisi, filo di lino, cotone, pelo di ca-
pra, pelli d'ariete tinte rosse, pelli viola-
te, legno di Setim, olio per le lampade,
profumi di odore eccellente, e delle gem-
me per adornare il razio/ialc del Soni-
Ilio siiccrdolc. Invitò i più eccellenti ar-
tefici tra il popolo, per essere impiegali
secondo la propria capacità ne'dilferenli
lavori del tabernacolo. Il popolo gareg-
giò in prontamente e con religioso alFelto
olfrire quanto a vea di più prezioso; uonii-
ni edonne con einulazioiieoifrirono i loro
inanigli, orecchini, anelli, specchii e altri
preziosi ornamenti. Quindi IMosè per par-
te di Dio scelse due eccellenti artefici per
ogni sorta di lavoro, tanto per l'invenzio-
ne che per l'esecuzione, cioè DeseleeI del-
la tribù di Giuda, e Ooliab della tribù
di Dan. Continuando il popolo a porta-
re oblazioni e piìi del bisognevole, Mo-
sè fece pubblicare pel campo che ninno
pollasse allro pel tabernacolo. Bensì JMo-
se impose a tulli gli uomini che supera-
vano i 20 anni il tubulo di mezzo siclo
d'argento, il quale unito all'oro e al ra-
VOL. I.XXII.
TAB 20 1
nieolTerto fu impiegato in vari strumen-
ti che doveano servire alla fabbrica e al-
l'uso del tabernacolo. Questo si compo-
se duna gran tenda (juadrata bislunga,
circondata da un vasto atrio della slessa
forcua. Il tabernacolo era diviso in due
parti, il sauliuirio e il santa, separate da
un gran velo. Il tabernacolo si compose
d'assi di legno di Seli»n coperto di lame
d'oro, e 4 specie di cortine lo cuoprivano,
essendo la più magnifica quella corrispon-
dente nell'interno. Il campo degli ebrei
nel deserto era diviso in 4 parti come u-
na grandissima città ambulante, dentro
la (juale erasi rinchiusa tulla la nazione,
essendogli uomini alti allearmi6o3,55o.
Iddio, come supremo monarca d'Israele,
v'innalzò nel suo centro e in mezzo alle
lril)ìc una sontuosa tenda per sua diiiio^
ra. Nell'atrio sagrillcavansi le ostie, e si
bruciavano sull'altare degli olocausti; e
nella parte interiore si presentavano ad
esso pane e vino, sale e profumi su tavo-
le d'oro. iN'el santuario eravi la sola arca
d'alleanza, col suo coperchio detto pro-
piziatorio, il tutto co[)erlo di lamine d'o-
ro. Figurando il propiziatorio il trono di
Dio, nell'estremità del coperchio due fi-
gure alate di cherubini colle loro ali lo
cuoprivano. Ivi Iddio assiso ascoltava le
yj/Tij/i/V/v', ricevea i voti del suo popolo,
rendeva le sue risposte ed i suoi oracoli,
ed esprimeva i suoi comandi. Nel santua-
rio erano 3cose, il(V/7a/( ///V/cd'oro; Val-
tare doro sopra di cui ponevansi uesa-
bati I 2 pani, con sale, vino e profumo; e
la mensa de' profumi, sulla quale nella
mattina e nella sera ponevasi un inccnsic'
/•(' fumante con preziosa composizione in-
segnata da Dio a IMosè, e vi entrava Vin-
vcnso. Nelfalrio era fallare degli olocau-
sti, e il lavatoio o bacino nel quale i sa-
cerdoti si lavavano, e vi nettavano i v'<;«-
si sagri che servivano al sacrifizio, come
pure le parli delle vittime the aveano bi-
sogno d" essere lavate : questo bacino si
compose col metallo degli sjH'cchit delle
donne divote che vegliavano insealiucllu
i4
209. T A B T A B
alla pniln del talìcinacolo. Pel suo servi- tenebrosn, e dalla sera sino alla mallin;i
zio Iddio insegnò a Mosò anclie la forma vedovasi luntinosa e risplendente. Allor-
e la materia de' vasi e delle vestì sagre, che la nuvola levavasi dal tabernacolo e
Tutlo fu compito in G rjiesi , e Mosè d'or- si avanzava, gl'israeliti levavano il cani-
dine del Signore cominciò ad eiig(?re il pò e la seguivano nel luogo ove si ai re-
tidìernacolo n piedi del monte Sinni nel slava, in qualunque ora del giorno si le-
I ."giorno del 1 .° mese del 2." anno dopo vasse o fermasse. Così tulli i loro movi-
Tuscita dall' Egitto, l'anno del mondo menti erano regolali dalla nuvola e dal
25 1 4- Unse subito con olio santo, a tale Signore , in tutto il viaggio del deserto,
effetto composto, tulli i vasi del laberna- La tribù di Levi accampavasi dintorno al
colo, e fu una specie di consagrazione, in- tabernacolo del testimonio, all'occidente,
di unse e consagrò il sommo sacerdote A- n)e7-7odì e sellentrione del luogo santo, e
ronne, insieme a .sacerdoti %uo\ figliuoli, formava per dir così la casa del Signore,
e fece loro offrire a Dio olocausti e sagri- sempreoccupata nel larvila guardia, nel-
fjzi: sulla consagrazione de'/ci'/i/ e de'lo- l'erigere il tabernacolo, nel disfarlo e nel
ro abiti, Mosè nulla lasciò scritto ove par- portarlo ne'viaggi con tulle le sue parti,
la dell'eseguite consagiazioni, ma lo ri- distribuite a'discendenli de'3 figli di Le-
feriscenel librode'Numeri,venendoquin- vi. Aronne co'snoi figli, JMosè e la sua fa-
lli i leviti sottoposti ad Aronne e a'sacer- miglia si accampavano all'oriente del la-
doti, e nflldala loro la custodia del tiiber- bernacolo. A STESDAnoo riportai l'opinio-
iiacolo e la cura di lutti i vasi. Passati 7 ne che abbia avuto oiigine da'propri se-
giorni, Mosè fece adunare il popolo, ed gnali che ogni tribìi alzava, circondando
ordinò ad Aronne e a'suoi figli l'esercizio il tabernacolo nel deserto. Nel voi. LX VI,
del sacerdozio. Nel sagrifizio clie Aronne p. G5 parlai delle insegne 0 slemmi d' o-
fece per se e pel popolo. Iddio operò al- gni liibìi, e de'ioro colori simili a quel-
lora un gran miracolo perdicbiarare che li del Razionale. Dopo che Mosè per
approvava il suo sacerdozio, e che la sua comando del Signoie fece la ceremo-
olferlaeragli grata:un fuoco uscitoe man- iiia di consagrare i levili, the avea sepa-
dato dal Signore divorò 1' olocausto e i rato dal rimanente d'Israele per servire
grassi eh' erano sopra 1' aliare, a vista di in sua vece nel tabernacolo, bagnando-
tutto il popolo presente, il quale sbalor- li con l'acqua di <'.vy»V/z7"o;K', i principi dei-
dito si gettò colla faccia per terra e diede le tribù si recarono al labernacolo e of-
gloria al Signore. Si crede che quel prò- frirono al Signore 6 carri eopcrti e 12 bo-
digioso fuoco durasse senza estinguersi vi, per servire a'ievili ne'viaggi,e per per-
sino al tempo di Salomone, al quale rin- lare i vasi del tabernacolo troppo pisan-
iiovò il prodigio quando gli dedicò il ma- ti a recarsi sulle spalle, mentre gli altari
gnifico tempio di Gerusalemme, e lo ri- erano trasportati con bastoni ches'infila-
petè nel ritorno degli ebiei dalla schia- vano agli anelli che avoano ne'z[ angoli,
vilù di Babilonia nella dedicazione del 2.° Mosè ordinò poi a'capi delle tribù di ve-
lempiosoltoNeemia(delle diverse schiavi- nir ogni giorno, e uno per volta successi-
tu degli ebrei parlai a Giudea, Siria, Schia- vamenle, a farla loro oblazione in nome
voeTEMPio,). II Signore proibì ad Aronne di loro Irihù, nel tabernacolo del Signo-
eda'sacerdoli di non bere vino quando e- re, onde riconoscerlo eziandio per loro so-
rano nel tabeinacolo dell'alleanza, sotto vrano, re e Dio. Recatosi al campo Jetro
pena di morte. Dacché il tabernacolo fu e- suocero di I\Iosè co'suoi due figli, lo cou-
rcllo, sempre restò copeito da una nuvo- sigliò a dividere il governo con molle per-
la, simbolo della presenza di Dio, che in sone,e slabilirede'g?//r/?'r?',chcfi;rono trat-
tulto il giorno facevasi vedeie oscura e li du'levili. Dissi a SI^EDRIo, che secondo
T A B
niellili INIosè per ordine di Dio lo istilm
per aiutarlo nel governo del popolo e con
supretun autorità, il quale gran sinedrio
o concilio pose poi stanza nel tempio di
Gerusalemme, discutendovi la legge eia
tradizione; e con)poneiidosi,ollretlel som-
mo sacerdote, d' alcuni sacerdoti, de'se-
niori e giuristi del popolo, e de'Ieviti co-
me ministri esecutori. Insorte mormora-
zioni contro IMosè ed Aronne, Dio pmù
la sedizione terribilmente, ed Aronne con
l'incensirre ne placò l'ira, cessando il fuo-
co e le morti nel campo. Il Signore ordi-
nò poi a Mese di far portare nel taberna-
colo 12 verghe, una per ogni tribù e col
nome su ciascuna del suo principe che
l'olfiiva, ed Aronne portò la propria col
suo nome scritto. Collocate le verghe nel
tabernacolo dell'alleanza, ove il Signore
come luogo^iìi sagro soleva parlare a .Mo-
sè, disse Dio che la verga di colui ch'egli
eleggeva per sacerdote, avrebbe fiorito, e
così sarebbero terminali i lamenti d'Israe-
le. Nel di seguente si trovò nel santuario,
che la verga d'Aronne avea prodotto fo-
glie, bottoni, fiori e frutta di mandorle
mature. Gl'israeliti non poterono resiste-
re all'evidenza del sorprendente miraco-
lo, e Dio fece da Mosè mettere tale ver-
ga nel tabernacolo del testimonio, o arca
dell'alleanza ov'erano le tavole della leg-
ge At eomandamcnti di Dio, in memoria
della ribellione de'fìgli d'Israele, sempre
ingrati, indocili e disubbidienti. Fu allo-
ra che sotto pena di morte Dio vietò a-
gl'israclili d'accostarsi al tabernacolo, e
ninno osasse esercitare gli uflìzi de'sacer-
duli e de'Ieviti, né di prendere o toccare
le cose sagre appartenenti al tabernacolo.
Finalmente il re David concepì il subli-
me di.M'gno di erigere un grandioso e de-
gno tempio per abitazione stabile di Dio,
e il di lui figlio Salomone ebbe la gloria
di portarlo ad elletloco'raaleriali immen-
si preparati dal .santo e reale genitore,
trasportando nel tempio da lui innalza-
lo in (jeiiisalemmei vasi sagri, l'arca del-
rulleiuizae il tuberiuicolo, per \encrauda
T A B 2o3
memoria della divina assistenza, e riuscì
una delle meraviglie del mondo che enu-
merai nel voi. LXVllI, p. 127. Essendo
cessali i sagri pellegrinaggi degl'israeliti
ne'diversi luoglii di dimora del taberna-
colo, cominciarono quelli di Gerusalem-
me, dove nello splendidissimo tempio, in
cui Salomone, coiiatus est quantum po-
tuil ejpiimere Tabernnculum , offbr-
mans ex lapidibus. (piodprinnim ex pel-
Hhus evat. \\ Marangoni, Delle cosegen-
tileselw. trasparitile a uso delle eliiese,
a p. 2o5 spiega come il tabernacolo fu da
alcuni chiamato tempio impropriamente
con traslalo figuralo, imperocché appa-
risce da quanto il profeta Natan disse a
David, che realmente il laberuacolo non
era tempio. Fides ne, quodego abito in
domo eedrina, et area Dei posila sii in
vu'dio pellitun? E molto piti da ciò che
Dio rispose a Natan, afiìnchè lo inlimas-
se a David. ìVu/iquid tu aedifìeabis mila
doni uni ad h ab itan diini ? 7\"< -qucen ini Uà •
bitavi in domo ex die illa, quaeduxijl-
lios Israel de terra Aegypti usquc in
dienihanc, sed ambulahainiii Taberna-
culo et in Tentorio, Noto a Tempio, che
l'A rea venne occultala dopo che i babilo-
nesi abbatterono il tempio, né più si sep-
pe ove fu trasferita. A Sinagoga parlai
de'luoghi ove posteriormente gli ebrei si
radunarono a fare orazione, e ad esercita-
re gli alti di religione, predicarvi e spie-
garvi la legge di Dio e la Serilturasagra,
enumerando i libri del Testamento che
custodiscono nelle sinagoghe, in armadi
o tabernacoli come li chiama Buonarroti
ne'/ ('//•/ antielii, pel costume forse preso
dagli ebrei dall'arca oche credono ch'essa
fosse di tal forma, ovvero per conservarvi
tutte le scrilture,come nell'orca diìNIosèsi
custodi vano le due la volec(jm pendio del 1,1
legge di Dio, e perciò chiamata arca della
confederazione e del testamento, e presso
la quale nel Saiicta Sane lorum ([e.\icm-
pio si custodivano in un armadio i sagri
libri, e da questo pare piìi ragionevolmen-
te (Jcnvulo il posici iore uso degli ebrei.
2o4 T A B
Già nel principio di quest'articolo ac-
cennai le diverse etimologie e significati
del vocabolo Tahcmncolo , fra le rjiinlt
negli antichi monumenti si comprendeal-
tresì quello di Coìifcsiioric, per indicare
il nieniombile luogo ove furono deposti
i corpi di que'lervidi primitivi cristiani,
clie avendo professata pubblicamente la
fede di Gesù Cristo, e autenticata la ve-
rità della cristiana religione con l'eroico
sagrifizio del proprio Siz/ìguc e Alariirio
(1 .j, venivano perciò chiamati Cmi fesso-
ri della fede (y-),e per eccellenza il luo-
go in cui furono tumulati i ss. Pietro e
Paolo si denominò non solo Confvssio'
?/(% ma lÀmìna ylpostolorum (ì .). co-
me può vedersi nel cardinale Stefano Bor-
gia, Vaticana Confcssio b. Pctri primi-
■ìli apostolonim, PvomaeiyyG, e nel ca-
valiere Luigi Moreschi, Descrizione del
Tabernacolo die orna laConfcssionedel-
la basilica di s. Paolo sulla via. Ostien-
se salvato daWincendio del 1820 e ripo'
sto sopra la Coììfessioue medesima per
decreto di Gregorio Xf I, Piomai84o.
Né però si restrinse il significato del vo-
cabolo Confessione a quel limite, poiché
r ammirazione destata a' fedeli da que'
luartirijimprimendo nel loro spirito com-
moventi memorie, gli eccitò a venerare il
luogo e a erigervi sopra qualche religioso
monumento, che ancosi collocava ov'era
slato consumato il martirio, o nella casa
di quello che l'avea patito, o nel sito ov'e-
ra stato depositato, e di frequente nelle
catacombe e ne'cimileri, per maggior si-
cmezza di sua conservazione e più liber-
tà di potervisi adunare perla debita ve-
nerazione. Anche il monumento fu detto
per giusta conseguenza Conjessione , e
quindi adornalo e venerato dalla cristia-
nità. Si passò in seguilo dalla venerazione
al cullo, indi vi si celebrò la liturgia, e
il monumento innalzato in quel luogo di-
venne un altare destinato alla celebrazio-
nedel s. Sagrifizio e a' divini uffizi. E sic-
come nella primitiva chiesa si osservaro-
no coslaDtcmenle que'reciproci attestuti
T A B
di fraterna cristitina carità e venerazione,
così ebbe presso i greci e i latini il nome di
Confessione^ tanto il luogo ove si conser-
vavano le reliquie, quanto il monumento
costruitovi sopra. Il medesimo dicasi del-
l'aliare consagralo per celebiarvi i miste-
ri di nostra santa religione, ed anche òe\-
\'u/nbraculum,o sìa tabernacolo, osia«-
borio, come voglia chiamarsi, dell'altare
medesimo, e cpialche volta dell'intero
tempio e della basilica. Chiarodunqueap-
parisce, come debba intendersi l'edifizio
appellalo tabernacolo e sovrapposto alle
confessioni, le quali furono ornate nel mo-
do eruditamente descritto da'Iodati scrit-
tori; in uno a' tabernacoli isolati che gli
servono di baldacchino e ciborio, ordina-
riamente di architettura detta gotica e in
forma piramidale, sostenuto da 4 colon-
ne o pilastri, collocati a'4 angoli dell'al-
tare e sepolcro, con volta o cupola per for-
mare il baldacchino. Il tipo di questi ta-
bernacoli si prese dalle edicole o piccole
fabbriche dell'antichilà pagane sì greche e
sìromane,vedendosiin molte medaglie un
piccolo Tenipio^l.) yUn edicola con colon-
ne, con cariatidijCon ermi, con pilastri che
ne sostengono la copertura a foggia di tet-
to, con frontespizio, con cupola, con tim-
pano o triangolare odi altra forma geo-
metrica, ed avente nel mezzo o l'ara o il
simulacro del nume, a cui era stato quel
tempio, quella edicola innalzala e consa-
grata, ovvero esprimente la cella interio-
re del tempio in cui si ergeva la statua
di qualche deità. Ne'bassorilievi antichi
si vedono de'tempietti volivi eretti fuori
delle basiliche e de'grandi templi, somi-
glianti al disegno de'tabernacoli e ciborii
cristiani, i quali nella nia'>sima parte fu-
rono edificati negli altari maggiori prin-
cipalmente,a somiglianza delleediculedel
paganesimo, le quali in qualche scrittore
si trovano denouiiuate tribuna e ciborio.
Dice il cav. Moreschi, che il fine di faie
queste edicole o tabernacoli così aperti e
senza muri laterali, nelle noslre chiese e
basiHche, non ^uò esseie stalo che quello
T AB
di onorare liberamente l'altare Isolato e
la divinità postavi in venerazione, e non
impedire a'fedeli la vista da ogni lato del-
le sagre ceremonie che vi si celebravano.
l'ercUè poi non tutti i misteri erano vi-
sibili comunemente al popolo, ne'primi
secoli della Chiesa, quando era in vigore
la prudente Disrijiliiui i\e\V Arcaiin (di
cui tratta lo Schelstrate, De (lisci lìlitia
Arcani, eà ione riparlai nel voi. LXl V,p.
281, nel riprovarequello tenebrosodeiie
Scttc)y e specialmente se presenti i rate-
cuìiìcni e mnfili. COSÌ ricorrevano Ira l'u-
na e l'altra delle 4 colonne che reggeva-
no il tabernacolo dell'edicola, o sia della
confessione, alcune verghe di ferro dalle
quali pendevano sino a terra maestosi veli
o coltrine amovibili, come le portiere e i
drappi che adornano le nostre chiese e ba-
siliche, talvolta ornate di croci e con a-
nelli per tirarsi. Con tali veli si copriva
il sdiiliK/riuótWe antiche chiese (rito che
si usa ancora dagli armeni in parte del-
la messa, come rilevai a suo luogo, cioè
due volle, la i .'nella protesi o preparazio-
ne della messa nel porsi il vino e l'acqua
nel calice; la 2." dopo la benedizione del-
l'ostia e del calice, in tempo della consu-
mazione delle specie sagramentali); i qua-
li veli erano chiamati vcui pciulcntia in-
ter coluiniias altaris, tetraveliua, vcluin
qiiadruplcx. Quasi tulle le antiche basi-
liche cristiane ebbero più o meno magni-
fica la sua confessione o ciborio, anzi mol-
le, come la Vaticana e la Liberiana, a vea-
no tanti ciborii e tabernacoli anche nella
nave grande e nella traversa, quanti era-
no i sepolcri de'martiri o de'confessori del-
la fede ivi collocati. Silfalti altari co' la-
bel nacoli li riprodussero e ne liallarono,
Ciampiui, / cicca nionitiiu'iitajDe Ange-
lis, Basii icac s. AJariac 3Iajoris jSainel-
li, nella Dasiliografia j Severano, nelle
iMcìiioric sa^rc; Lupi, Dissertazioni con
Qoleeconlinuazione di Zaccaria, parlan-
do dell'edicole, lempielti 0 cappelle eret-
te diulornoagli antichi Uallislcri e Fon-
ti sagri, uou che de'ciborii o lab cruacoh
T A B 2o5
sulle confessioni de'martiri originali da
lempielli de' gentili. In tali opere si ve-
dono o descrivono bellissimi tabernacoli
marmorei, con bassorilievi, statue, inta-
gli e musaici, oltre altri ornamenti dc'me-
desimi. Questo edilìzio nelZ>/'/V'/?'^?/">'/<'^-
/(' belle arti del disegno del severo Mi-
lizia, e nel /^ ocalìolario delle arti ilei di-
segno si definisce: 67Aor/o, specie di pic-
ciolo edilìzio a volta, sostenuto da colon-
ne, che si colloca in cliiesa sull'altare. Il
più sontuoso fu (juello daGiustiniano I e-
rello in s. Sofia di Costantinopoli, poiché
avea 4 gi'andi colonne di granata soste-
nenti una volta d'argento, sulla di cui ci-
ma era un globo d'oro massiccio del peso
di I I 8 libbre, con gigli d'oro aggruppati
con festoni del peso di r 1 6 libbre, e eoa
una croce d'oro di yS, tutto ingemmato
di pietre preziose. Ma il Milizia qualificò
il ciborio o tabernacolo della forma in di-
scorso: Un edifizio entro un altro e una
futilità. Il Dizionario delle origini chia-
ma questo tabernacolo Cappel letta nel-
la quale si dipingono o conservano im-
magini di Dio o di santi: in falli il ricor-
dato tabernacolo dell'altare papaie Late-
ranense è ornato da simili pitture, oltre
le sculture. L'ingegnere e architetto mi-
lanese Annibale Ratti nel Trattato de\sa-
cri templi, parlando del Ciborio, rifeii»
sce conFleury che gli antichi a veano coppe
denominate cihoi-ia dal nome d'un frul-
lo d'Egitto, e dissero ciborio una specitì
di tabernacolo che cuopriva lutto l'alta-
re,a cagione della sua figura di coppa ro-
vesciata. Altri però fanno derivare il cibo-
rio dalla parola greca Cil>os,c\\e significa
arca, etimologia conveniente all'uso del
ciborio presso i primi cristiani, perchè si
può dire ch'era per essi ciò che fu l'arca
dell'alleanza presso gli ebrei (anzi sicco-
me l'altare fu detto anche arca, e il ta-
bernacolo tcstiiìioiiio, perchè contenne
presso gli ebrei l'arca dell'alleanza e del
leslimonio,e |)resso di noi le memorie de'
martiri, cosi fu ragionevole che rallaru
fosse coperto e circondutodal tuberuaco-
2o6 T A e
Jo,e che con (juesto nome si dilaniasse l'e-
<lifi/-io). Definisce quindi il ciborio, reci-
piente abbellito qiinsi sempre a foi^gia tli
piccolo etlifizio, coronalo molte volte da
trabeazioni soiretle <la colonne, e da ar-
enazioni acute f;iusta lo stile dell'epoca in
cui fu fatto. 11 luogo del ciborio è sopra
l'altare o sulle tombe. Cliia mossi pure ci-
borio in alcune chiese l'altare che conte-
neva nel suo seno il corpo d'un martire,
o ch'era semplicemente eretto al disopra
d'un sepolcro. In Italia finalmente cibo
rio dicesi qualunque tabernacolo intera-
mente isolato. I ciborii erano tutti a un
dipresso della medesima fortna, e sovente
eranoarricchiti di copiosi ornali dalla mu-
nificenza di coloro che amavano lo splen-
dore del culto. Nelle chiese del medio e-
vo il ciborio constava di sole 4 colonne
di materie più o meno ricche, con o sen-
za cortine; fino a che cambiatasi a poco
a poco l'intera forma^ si passò al baklac-
tliino. Dissi snperiormeiite che negli anti-
chi tempi si costumava di porre a'Iali del-
la mensa dell'altare due tabernacoli, in u-
iio conserva vasi la ss. Eiicnristia, nell'al-
tro il TJÌirn degli Evnugcliì. Un esempio
di slmile tabernacolo marmoreo esistente
nella cattedrale di P<//v'/?zn, neli853 lo
pubblicò in Trieste col disegno inciso il
niarchese Francesco dePolesine diParen-
zochebreve(nente lo illustrò. Da essoap-
jirendo che a Parendo nell'antica basili-
ca fabbricata sotto il vescovo Eufrasioe-
sistevanopure i de Iti tabernacoli, uno de'
quali è quello che ora tiovasi depositalo
nella sagrestia. Dell'altro si vedono an-
cora alcuni rimasugli, e forse questo stes-
so, del anale si fa menzione, sarebbe stalo
perduto se non fosse stato adoperato per
soslenere la mensa della privata cappella
de' vescovi, che dai benemerito mg.' Ne-
gri fu nel 1764 disotterrato, quando nel-
la medesima ordinò il generale ristauro.
Se non per la finitezza del 'avoroe perla
preziosilà del marmo orieutale,merita far-
sene un gran conto, si deve ancora piti va-
lutarlo per la rarità di simili modelli. Que-
T A B
sto monumento fìssa l'epoca dell'esisten-
za del vescovo Enfiasio, poiché nell'iscri-
zione si legge che quando fu fatto contava
I I anni di vescovatoenel pontificato di s.
Giovanni II, il (juale secondo Novaes fu e-
letlo nel 532. Il vescovo vivea ancora a*
tempi diPelagio 1 del555,il quale gli scris-
se acerbissime lettere, come uno de'capo-
rioni dello scisma Istriano o Aquileiese pe'
'rrcCiipilotì.VavQ inoltre che compili i ri-
stauri della cattedrale, la condecorasse per
ultimo co'due tabernacoli. A voler dare un
cenno di descrizione del tabernacolo di Pa-
renzo, secondochè lo presenta il disegno,
dirò, che due magre, colonnine cilindriche
rilevano per metà dal piano di fondo pi i ve
di base, e con im finimento di capitello,
che rozzamente accenna al corintio, poiché
esso componesi della sola campana, la fpia-
le poco sopra ilcoHarinosi biforca nel mez-
zo a modo di (loie, morendo ricisa sotto
una tavoletta tagliala in quadro; sopra le
descritte colonnine posa un dado,ij cui ci-
glio superiore segna la linea, da cui spic-
ca un arco a pieno centro, nudo nella sua
fronte di qualsiasi modanatura, in luogo
delle (piati ewi scolpita in giro un'iscri-
zione latina, che rammenta l'erezione del-
la basilica decretata dal vescovo Eufrasio.
Sopra il dello arco lateralmente sono scol-
pitedue semplici rosette, e sotto unagran
conchiglia; indi fino quasi la metà del fu-
sto delle colonnine incjuadrasi una por-
ticella 01 lata di solo stipite,e coronata bru-
scamente da un arditissimo e semplice
frontispizio triangolare,nella cui sommità
sono due grossi pesci laterali, e nel fon-
docampcggia la croce colle colombe sim-
boliche, li concetto veramente non è di-
sprezzabile, ma è espresso con una gret-
tezza di stile propria di que'tempi infeli^
cissimi per le arti. A volere aggiungerepoi
qualche parola sull'uso dell'edifizio,seco-
me labernacolo'perconservare il librode-
gli Evaugelii o la s. Eucaristia, e sugli or-
namenli simbolici delle sue sculture, ia
breve cominciando a considerarlo come
tabernacolo per custodirvi il libro degli
T A B T A D 207
Evangelii, dirò col citato Biionairoli.clie cui al popolo leggevasi massimaincnle l'È"
i cristiani come gli ebrei tennero ancor es- vangelio.A Pulpito ragionando dell'y/z/i-
si custoditi i loro libri sagri in armadi de- honc, descrissi la lettura o canto che vi si
nominai i tabernacoli, e così nel musaico faceva, non che dell' epistola e altro. No-
de'ss. Gazarlo e Cels<j di Iiavennadel 440 ''I' ^ Processione che i greci sempre in es-
circa se ne vede uno co'libri degli Evan- sa portano il libro de'ss. Evangelii, ed ati-
gelii, che molle volle e per lo più li lene- licamenle dalla chiesa romana in quella
vano dentro stanze separale e nelle appo- delle Palmi' si eseguiva il rito di portare
site hUUohi'hv. di cui riparlai a Saghe- il testo dell'Evangelio sopra il feretro por-
STiA;dipoi ne'tempi posteriori slavanocol- latorio, con solennissima processione.Co-
locati in uno ì\^ Sc^ictiivi. o le due staa- me i libri degli Evangelii furono adorna-
ze laterali dell'altare. Un codice però de- ti d'oro, d'argento e di preziose gemme,
gh Evjingelii si conservava sopra l'aliare lo raccontai in molli luoghi, dicendo de'
medesimo, come si vedeinalcuni musaici doni falli alle chiese da' Papi, da"l'iai-
[)uie di Ravenna, il che si continuò an- [)eialori e da altri sovrani, con lavori no-
che ne' tempi piìi bassi, conforme si può bilissimi altresì d'avorio, cristallo e al-
ricavare da una pittura nel portico della Irò; e de'doni ollerti a'i^api ed a' vescovi
chiesa eli s. Lorcìizo J'i:oii le nitirri diRo- da diversi principi. Quanto agli ornamen-
nia, a similitudine delle scrillure del Te- li njarmorei e simbolici del labernacolii
slame Ilio vecchio, conservate nel ricor- di Parenzo, incominciando dalla Crocr.
dalo Samta Sanrloru/u del tempio, nel vessillo della predicazione dell'Evangelio,
cui luogo sono succeduti i nostri altari, e segno col cpiale si segnò il Panceucu-
Ini/llre si veilono |)ai licolaimente gli E- rislico e tuttora V Ostia .^rt^-^/v/, in questi
vangelii legali alla moderna ne' musaici e altri articoli ne tenni proposilo. Sebbe-
della volta di s. Giovanni in Eonle di Ra- ne bSimdolo o Simbolica dichiarai quel-
venna, eseguili circa il 4^5,6 ciascunodi li del pesce e della colomba essere slati
essi posa sopra uw aliare. Papa s. Leone mollo econ frequenza usali ne'monumen-
IVdeir847 io'^fS"ò in un'omelia.» ^'ul• ti sagri dagli antichi cristiani; con Duo-
lo si pon^a sull'altare, fuorché le cassette narroti, Lupi, Severano e Mamachi a"-
e le reliquie, o forse i 4 Evangelii, e una giungerò altre parole. Il pesce rappreseli-
pisside col Corpodi nostro Signore pel via- la Gesù Cristo, simbolo mollo adoperato
lieo degl'infermi," DelJa gran venerazio- da'[)rimi cristiani, per esprimere mistica-
ne per il libro degli y^\(7/?,i,'<V/V parlai nel mente che leiidè la vita al genere uma-
i^uo articolo, e meglio nel § Altre iiozio- no e cacciò ilal montlo il demonio, onde
ni stiirA\uiiigeliu e sul lihro die In con- l'immagine del pesce fu un simbolo sa-
tiene, dicendo pure che U lesto si ripone- grofi equentissimo negli anlichi fedeli, che
va ue'reliquiari, e si portava indosso con- lo pollavano ancora scolpito nelle pietre
tre le Superstizioni f A J, servendo elli- degli anelli, e quindi è che i cristiani col-
cacemenle a guarire l'infermità dell'ani- le acque battesimali partecipando della
ma e del corpo, e con quale onore reca- vita comprala loro a sì gran prezzo dal
vasi nelle Processioni (f\) e ne' Sinodi Salvatore, furono chiamati w/vr/cv///. Al-
(/'./ ove il sagro codice dell'Evangelio si cuni versi acrostici creduli della Sibilla
collocava sotto maestoso trono, e talvolta (T.) Eritrea, cioè Jesus Ckristus Dei fi-
anco col salutifero legno della s. Croce. A lius Salvator, colla prima lellera di cia-
LiBRoparlaiiilo di quello degli Evangelii, senno si formò il vocabolo greco di pesce.
licordaila />'/.s></-^/-/(>/;(dcLMoiulelli,so- della i|ual mislerio>a parola assai parla-
pra la ilecorosa custodia in che lenevuiisi ronoi ss. Pudii e yli ai chcologi sa-^i. Per
i sagri libri presso i fedeli, e la pompa con (jucsta cagione negli aulicUi sepolcri do'
2o8 T A r,
cristiani si vede scolpita colle isciizlonl
spessissimo la figura del pesce, o in vece
eli questa la parola pesce coH'acclaraazio-
ne / ìiìcit. adoprala anco al presente dal-
la chiesa greca unitamente col nome di
Cristo e colla croce ne'sigilli de'pani che
devono servire per I Eucaristia. Il simbo-
lo poi della colomba non solo servì a rap-
presentare misticamente lo Spirito santo
(V-), ma eziandio per significare le ani-
me sempiici, non che per dimostrare gli
ripostoli banditori dell' Evangelio, come
111) simbolo esprimente le loro virtù, etal-
■volta ancora per significare tutti i fedeli
e le prerogative di cui devono essere or-
nali. Sui sepolcri la colomba è gerogli-
fico dell'anima uscita dal corpo in pace e
comunione de'fedeli, quasi colomba usci-
ta dall'arra simbolo della Chiesa, in cui
i fi^deli defunti ponno sperare di salvarsi
dal comune naufragio, e indi volare agli
eterni riposi. Anche i goti aveano per co-
.stume di poire ne'loro sepolcri alcune co-
lombe, e sopra certe pertiche. La colom-
ba fu pure figura del martirio sostenuto
per professare l'Evangelio, e servirono i
vasi fatti in forma di colomba per con-
servare i pani eucaristici, per denotare le
virtù cristiane necessarie alle anime. Di
queste colombe poste anche a ornamento
nel Talìcvììacolo della ss Juicavi sti a ,\\t\
seguente articolo ne parlo,e perchè si so-
«[lendevano pure ne'baltisteri, oltre altre
spiegazioni e significati. Senza entrare nel-
la discussione critica, se il monumento di
Paienzo propriamente servì di taberna-
colo all'Eucaristia, o di tabernacolo per
custodire il libro degli Evangelii,pare dal
fin qui accennatoche ne'simboli si riuni-
scano allegorie relative all'una e all'altro,e
forse il simile taberiiacolo,non piìi esisten-
te,per simmetria sarà slato delia slessa for-
ma e con eguali sculture. Il tabei iiacolo
di Firenze della Madonna dell'Orcagna
è di un i-enere somigliante a'iabeinacoli
sin qui descritti, nella qual città nel 1 85 1 si
pubblicò l'incisionee illustrazione:// y^/'Z-
hernacolo della Madunna di Or SaiiMi-
T A n
(Itele, lai'oro insigne di Andrea Orca-
gna. ed altre sculture di eccellenti mac'
stride quali adornano la loggia e la chie-
sa predetta, inciso dal cav. G. P. Lasi-
nin. Il tabernacolo della Madonna del-
l'Orcagna è un gran quadrato riccamen-
te ornato di sculture in bassorilievo , in
figure, in fogliami, e di musaici, non che
circondato da un artistico cancello di sti-
le germanico, con pilastri teiuiinanli in
guglie e con tetto piramidale, come pure
le altre piìi importanti sculture della ma-
gnifica chiesa d'Or San IMichele tiovansi
allesso quali si vedono riportate dall' o-
piM-a del valente Lasinio, disegnata da
Francesco Piernccini e illustr.ita da Gio-
vanni Masselli; mentregià l'encomiatoar-
ciiitetto tedesco G. G. Mullerdi iMosnang
nel suo pregevolissimo scritto sul duomo
di Fiienze, avea fatto compita e chiara
descrizionedell'intierosirabolo del taber-
nacolo della IMadonna. La chiesa poi fu an-
teiioruienle e colla nota erudizione de-
scritta dal p. Pvicha gesuita, yntizie delle
cliiese fiorentine 1. 1 ,p. i ,insieiue al taber-
nacolo della miracolosa immagine d'Or
San Michele, disegnatoeincisoda G. Bo-
naiutijla cui tavola precede la descrizione.
11 (lotto religioso e benemerito delle splen-
dide chiese della nobilissima Firenze, in-
comincia la descrizione di quella dellaMa-
donna di Or San Michele con raccontare
l'origine della cappella o tabernacolo, che
ben a ragione esalta con queste parole. So-
vrano tabernacolo nella vaghezza del di-
segno e nella ricchezza de'inarmi sorpas-
sante ogni umana estimazione. Egli in ciò
fu mosso dalle tralasciate notizie da Boc-
chi,Cinelli,Baldinucci, e Vasari nella vita
dell'Orcagna, il tpiale nondimeno lasciò
scritto quanto fedelmente il p. E.icha ri-
produsse. Dice dunque che Vasari narra,
come il sodalizio d'Or s. IMichele riuniti
molti denari e beni donati alla prodigiosa
immagine della Madonna (che in origine
era slata dipinta in un pilastro della loggia
Ors. Michele, tavola che restata illesa uel-
rjuceudiodeli3o4; l^i loggia destinata al»
T A R T A D 209
la vendita del grano fu lidolla in chiesa, grafo e sommo artist;i, meglio rimarcaii-
adornota colle più stupende opere d'ar- do la varietà de'prezi(3si marmi e rarissi-
cliilelliira, scidliira e pittura, perchè la me pietre, e !e tante belle figiue e statue
sagra immagine era stata presa per ispe- che la decorano, e con esso vado a riferir-
ciale avvocata da' fiorentini) per la mor- ne un'indicazione. In un piano ornato di
taiilà pestilenziale del t 348, risolvette di vari marmisi eleva il tabernacolo coper-
fare intorno ad essa una cappella o taber- to da una tribuna a cupola , circondalo
nacolo, non solo di niarmi tutti intagliati da balaustrata e posando su scalmata pu-
e di altre pietre di pregio ornatissimo e redi marmo. Ne'4 angoli del cancello, la-
ricco, ma di musaico ancora e di ornameu- vorato con arabeschi di bronzo,si vedono
ti di bionzo quanto più desiderar si pò- 4 piedistalli die sostengono una colonna
tesse, onde per opera e per materia avan- spirale, sul di cui capitello evvi una sta-
zasse ogni altro lavoro grandioso sino al- tua rappresentante un angelo sorreggente
iora fal)bricato. Perciò di tutto incaricato un candelliere. Dentro alla nobile balau-
l'Orcagna, come il più eccellente di quel- sira s'innalza il celebratissimo tabernaco-
l'età, egli fere tanti disegni, clielìnalmen- lo retto da 4 pilastri, ciascuno de' (juali
te piacque quello che si eseguì. Onde al- ha 9 colonne, tra le quali rilucono pietre
logalo il lavoro a lui in tutto, egli die a dure con abbondanza di lapislazzuli sì nei
diveisi ottimi maestri d' intaglio di più pilastri che nelle basi, e negli archi pure
paesi a fare le altre cose, e col proprio fra- della cupola. Girano sull'architrave le (1-
tello condusse tutte le figure dell' ope- gure di 12 profeti, aventi ciascuno cartel-
ra. Finito il tutto, le fece murare e com- li in mano esprimenti le virtù di Maria
mettere insieme con tanta sagacità e pe- Vergine. Sono 4 g>'gl'e lavorale alla go-
lizia, senza calcina e con ispranghe di tica, le quali meltoiio in mezzo la cupola,
rame impiombale, acciocché i marmi lu- e nel più alto di essa sta ritto un angelo
strati e piditi non si macchiassero, laon- con ispada in braccio. Dappertutto sono
de nel i 35c) riuscì l'ediflzio così perfetto, egregiamente sparsi vaghi arabeschi e fi>-
meiiiante la mirabile unione e cominetti- gliaini finissimi di marmo, e [)er fine nel-
tura di tutte le parti, che sembra tiilla 1' imbasamento della tribuna in bassori-
la cappella cavala da un solo pezzodi mar- lievi graziosissimi si esprimono 8 misteri
mo. lì sebbene ella sia di maniera tedesca della Madonna , cioè la sua Natività, la
(di quel gusto, maniera o stile che coniu- l^resentazione al tempio , lo Sposalizio ,
iiemente suole dirsi gotico, e del quale l'Annunziazione, il Natale di Cristo, l'E-
parlando dell'origine dei goti locc. li anclie pifinia, e la Circoncisione del medesimo,
aSvF.ziAemeglioaTEMrio),in quel genere e nell'8.° un Angelo che porta all'Imma-
ha tanta grazia e proporzione, ch'ella tie- colala Vergine ramuinzio del vicino e te-
ne ili.^luogo fra le cose di que'tempi, es- lice suo transito , che si esprime seguito
sendo massimamente il suo coojponimen- circondata dagli apostoli, Ira'quali l'Or-
to di figure grandi e piccole, di angeli e cagna ritrasse se slesso col cappuccio av-
di profeti dimezzo rilievo inlornoalla Ma- volto al capo; mentre in altro bassorilie-
donna benissimo condotti. Meiavii^lioso vo elligiò l'Assuuzioneal cielo dellalì-Ver-
ancora è il getto de'ricingimenti di bron- gine circondala dagli angeli. Queste due
20 diligenteinente puliti, che girando in- ultime sculture per la finezza dell'esecu-
torno a lulla l'opera la rendono gagliarda zione mostrano la sottigliezza dell' inge-
e forte, racchiudono e serrano. Supplì al gno dell'Orcagna, in quell'eia grossa, co-
rimanente della descrizione l'accurato p. me esprimesi Vasari. Ni;l bel mezzo di co-
Iiicha, rettilicando alti e'>i alcune cose af- sì ragguardevole tribuna, sopra ^\l^ ricco
iljruiale dal celebre Vasari egregio bio- aliare e circondala da bellissimi angeli di
2 I o T A B
lilievo, si veiieia In niiìiigeralaimm<igine
della INIiulonna Or s. IMiclieie, polciitissi-
iiia avvocata cle'floietiliiii, dipinta (daG'm-
lio Mancini creduta opera greca) da U-
golinosancse ver<o il i aS^ di maniera gre-
ca, epoca in cui fu edificata la loggia nel-
la quale da |)rincipio fu collocata, e do-
ve venne tosto in singoiar divozione qua-
le inesausta miniera di grazie, onde sot-
to i suoi aus[»icii e dell'arcangelo s. Mi-
cliele verso il i 29 i fu islituilo il sod.dizio
die ne prese il nome, e la repubblica lio-
reu lina spese immensi tesori per fabbricar-
le una delle più splendide e superbe chie-
se, gigniilesco cjuadrato di piìi piani e u-
iia ilelle pii^i meravigliose fd)briclie della
bella Firenze, già [)Oilico e loggia per la
vendila del grano die abbruciò a' io a-
gostoi 3o4.f'iiialmentefarò inenzioiie dei
tabernacoli per tenere reliquie, e col Se-
verano rammenterò i da lui tiescrilti do-
rali e smallati , ed anche gioiellati e di
cristallo, laonde anche il Reliquini'io fu
chiamalo tabernacolo. Varie spiegazioni
dà il Sarnelli al vocabolo Taheniarnlo
r\e\\%Letf. crei. t. 9, lett. 1 6: Perche s.Pic^
troe s. Paolo cìiìtviiano i corpiloro Ta-
hcrnaroli.
TABERNACOLO DELLA SS. EU-
CARISTIA, Tahernaculum ss, Eucha-
rìstiac, Cihnrimn.SacrarJum. Parte del-
V Altare (V.) e luogo in cui nel suo mez-
zo si tiene chi uso con chiave il ss. Sagra-
ììiento. ordinariamente al piano della sua
mensa, ovvero alquanto elevato e isolato,
piìi o meno grande, di varie forme per
lo più quadre o come di piccolo tempio,
di legno o di pietre 0 di metallo, con or-
nali semplici o magnidci, dorati o di ma-
terie preziose; e de' più splendidi, descri-
vendo molle chiese, ne feci la descrizione
rilevandone i singolari pregi. Il suo inter-
no doralo o inargentalo ovvero foderalo
di drappo inlessuto d'oro o d'argento, è
vuoto d'ogni altra cosa non appartenen-
te alla ss. Eucaristia (T^.). cioè l' Ostia
sagi'a (f\) che si pone nell' Ostensorio
(V.) per V Esposizione solenne della me-
T A B
desima, custodita in iscalola d'argenteo
di metallo dorato e chiamata theca seti
scatiilac hostiaria; eia Pisside (V.) col-
le Particole (P.) consagrale per la Co-
munione (V.) de'fedeli. Il suo sportello o
porlicdia è di legno o metallo ilorato, o
di altre preziose materie, nel cui esterno
in rilievo suole esprimersi la figura del
«Salvatore, il suo simbolo del pellicano, il
calice sovrastato dall'ostia e altre analo-
ghe cose. l*er la forma è singol/M'e lo spor-
tello del ciborio del nobilissimo altare
maggiore di s. Martino di Roma, sebbe-
ne il ciborio sia quadrato. Innanzi alla sua
apertura per maggior venerazione in mol-
li tabernacoli suole esservi una piccola
coltrina amovibile di seta o altro drappo
bianco, ed anche intessula di oro e di ar-
gento. Alcunechiese hanno l'uso di posa-
re la pisside sopra una Palla del calice,
dentro il medesimo ciborio. La chiave che
chiude lo sportello del ciborio è di argen-
to o di metallo doralo, con suo cordonci-
no e flocco di seta, con 010 e argento in-
tarsialo. Custode della chiave è il ParrO'
co. il Sagrestano 0 il Cappellano (f.)
della chiesa. Accantoal tabernacolo e dal-
la parte dell' epistola si tiene un piccolo
vaso con acqua pura e sno jìuri fica lore,
per purificare le dita, prima e dopo che
si amministra la ss. Eucaristia; la quale
acqua si deve porre nel Sacrario (P^.) e
quindi rinnovarla. Il labeiiiacolo è coper-
to d\ padiglione denominato velo o cono-
peo, ro/?o/;(^7ro, equi valente al Baldacchi'
no(P'.)A\ drappo di seta semplice o fram-
mischialo di fili d'oro od argento, orna-
to di arabeschi e fiori iutessuti, e guar-
nito con trine, galloni e fiangie d'oro o
argento, egualea quello del P<7//o«o ('7'^.^,
anche nel Colore ecclesiastico (P^.j-ma
in luogodelpalioltonero il conopeo dev'es-
sere violaceo o paonazzo. Sovrasta il co-
nopeo una palla dorata con piccola croce
simile e formante la cima del tabernaco-
lo medesimo. Ho veduto alcuni taberna-
coli grandi avere nella sommità, oltre la
croce, il Crocefisso,per noQ esservi (questa
T A D
immagine Ira' candellieii, e cos'i facen-
done le veci. Nel Ponti/ìailc Uonuiiiuiii
e nel lUtiuilc Romanwn, De Bcncdictio-
iiilnis. vi è la Bcncdictio Talicrnacidì, seti
^•iiscidì uro ss. Eiulinristiaconscrvaiidn,
la (jiial(i è devoluta al vescovo, o nella sna
assen/a al vicario generale, come decre-
tò Il s. congregazione de'riti, e si può fa-
re da altro sacerdote per delegata facol-
tà ve-icovile. E vietato il tenere innanzi
al tabernacolo ijnalun![ue cosa e persino
i vasi ili:' Fio/i (J . j, non cosi la Ttibvi-
lit dcU'iiltai'c (T .} colle segrete, che pe-
rò onde sia libera l'apertura snoie essere
[jiii bassa delle altre dne tabelle, benché
nel resto più grande di esse. Il taberna-
colo si colloca o nell'altare maggiore, o in
altro degno e cospicuo che sia più adat-
to alla venerazione e al culto dell' auiiu-
D
j.lissiinoSagramento,ed anche per non im-
pedire a' fedeli la comunione nel tempo
che nel i ."si celebrano le sagre funzioni e
gli ecclesiastici u/ìizi, e il portare il s. / id-
fico (1 ,) per urgenza a ([ualclie infermo.
Innanzi al tabernacolo del ss. S.igramen-
to sempre debbono ardere i limii delle
htinpndc. giorno e notte continuamente.
Il vocabolo Taìtcnuirolo qual tiecorosa
custodia della ss. Eucaristia, è usato sino
daprimi secoli dell i Chiesa, ilenoQiinan-
dosi volgarmente Ciborio ( I '.). Sebbene
abbia comune il nome col Tabernacolo
ff.ì, edifizio isolato che serve come di
baldacchino agli altari principali o in log-
gia di portico sui sepolcri de'marliri o dei
semplici fedeli, o relif[aiario descritto nel
piccedente articolo, diverso n'è l'uso e la
lumia, l^erò per l'esposizione pubblica e
ordinaria della ss. Eucaristia ia sito al-
quanto elevato o sul ciborio stesso, o pel
trasporto del ss. Sagramento,la macchina
sovrastala da baldacchino più o meno
grande ove si colloca, di legno o metallo
dorato,con inlagli,orna(ncnti,figure d'an-
geli o teste di cherubini, e bracciuoli per
le candele, eziandio si chiama Tn/>crna-
colo, Tabcriiiicolo per l'esposizione del
ss. Sacramento, Tabernacolo portatile,
T A U a 1 1
massiiue se serve per collocarvi la pissi-
de (piandosi porta la ss. Eucaristia agl'in-
i'eriui ; anzi notai a l^issioE alcuni altari
che so[)ra il ciborio hanno un piccolo ta-
bernacolo di pietra con baldacchino e
mensola per situarvi tal sagro vaso, pri-
ma di dare con esso la benedizione al po-
polo. Silfalti tabernacoli sono pure chia-
mati troia con baldacchini; ed a CicoRio
notai quando in Roma cominciò l'uso dei
tabernacoli per la publilica es[)osizione
del ss. Sagramento, nell'odierna forma,
dal soilalizio di s. Maria sopra Minerva,
ond'ebbe il privilegio di fare la Proces-
sione i\e\ Corpus Z?omm/dopo(|uella del
Papa nella seguente mattina, avendo di-
chiarato al suo articolo Arcico.vfrater-
NiT.\ DEL ss. Saguamf.nto, che siccome la
I . per esso eretta le fu concesso l'uso del
Padiglione o Sinnìcchìo (F.) nelle pro-
cessioni.Alcuni ciborii hanno sopra per or-
nato un altro tabernacolo in forma di no-
bile e decoroso tempietto, il quale se ap-
positamente costruit(j con nicchia o edi-
cola, serve per l'esposizione del ss. Sagra-
mento,coine (|uel lo ingegnoso che descris-
si nel voi. XXX, p. 179, ilichiaiando le
parti della sontuosa chiesa del Gesù di Ro-
ma, insieme alla descrizione del trono o
tabernacolo maestoso esistente dietro il
quadro,per le solenuissi me esposizioni del-
la ss. Eucaristia. Grandiosi e magni liei so-
no p(ji i tabernacoli per la straordinaria
soleniiissimaesposizionedel ss.Sagrauieu-
lo alla pubblica adorazione, principal-
mente per la divozione delle Qntiranlrz
orefF.J.Q^neslo tabernacolo d'ordinario
si forma su base con due o quattrocolon-
ne o pilastri sorreggenti il baldacchino,
il quale è sormoiilalo dalla corona impe-
riale, e nella souimilìi su globo elevando-
si la salutifera ligura della Croce. La par-
te interna è decorata di raggiera che si
prolunga intorno alla macchina,coa men-
sola 0 scalino su di cui si pone Voste/iso'
rio con l'Ostia s.igia, il (juale sagro arre-
do nell'iiutichità fu altresì appellato ttt"
bcriuicolo portatile, e ne parla il Saruel*
lii T A K
ì'ijf.rftcre rrr/. 1.8, lelt. 36, D.°i a, chia-
ma rido rostcnsotiucon tal vocabolo. I lu-
mi (Ielle candele sono soiretli da bellissi-
mi coinucopii o figure dangeli, avanti e
iiitonio a questi tabernacoli. Essi sono ric-
chi d'intagli e di ornamenti, non che di
simboli delle specie sagramentali , della
materia stessa del tabernacolo, di legno
e talvolta di metallo dorato e inargenta-
to. Ve ne sono puie di argento, e deco-
rali di bellissinje pietre; e di marini pre-
ziosi in torma di tempietti rotondi, sopra
iciborii, come quello della ricordata chie-
sa di s. Martino a'Monti. Nella parte po-
steriore vi è lo sportello onde collocarsi
rosteiisorio,seil tabernacolosi ponemolto
in alto ili luogo eminente. Avvinti poi al
tabernacolo giammai si punealcuii orna-
mento, die impediscala vista della ss. Eu-
caristia. A Sangue di Gesù Cristo dissi,
che le sue reliquiee qiielledegristruraen-
li della sua J'ti\M(nicv\oiì si ponno espor-
re sopra il tabernacolo ove aÌ conserva il
ss. Sagrauiento.Ead ()i/iì>rcl/i/tn, ripar-
lando óe\luilflarckì/ìo come simbolo di es-
so, notai a cjuali Rrli/nue (J\) insigni lu-
uoeKaltrosi concede. Finalmente taber-
nacolo, urna,se[>olcro, orto, ciborio e ar-
ca, chiamasi il luogo ove nella Scttiinu-
iia santa (T .) si ripone la ss. Eucaristia
in furma di Sepolcro, in memoria della
sepoltura diGesìiCiisto, e chiuso con chia-
ve, di che ragionai nel voi. LXIV, p. 87
e seg., avvertendo che in tal tempo le sa-
gre particole per glinfermi si custodisco-
no in luogo renjoto della chiesa e con lu-
mi, in piccolo ciborio. Questi tabernaco-
li pel sepolcro sono di legno dorato cou
intagli eornanienti anche dispecchii,nel-
la far ma di arca e co'simboli in bassori-
lievo del pellicano o dellagiiello, figura
di GesLi Cristo, di amore e di mansuetu-
dine, di questo adorabile mistero. In mol-
li de'cilati articoli feci la descrizione del-
le diverse antiche custodie e loro forme
per conservare la ss. Eucaristia, la qua-
le ne'prinii secoli della Chiesa si teneva
chiusa nella St/gratia (f'-J, da dove iu
T A B
una cassetta dal suddiacono si mostrava
e SI portava alla venerazione del vescovo
o del l'a|)a nell'ingresso della chiesa, e poi
si de()oneva sull'altare in cui celebrava,
senza che però lo precedesse. Un avanzo di
tal rito è l'adorazione che fa il Papa al ss.
Sagrainento pubblicamente esposto nelle
chiese ove recasi per assistere o celebrare
ils.Sagrifizio solennemente.Chesi conser-
vava anche in capsula ossia cassetta di le-
gno,di vetroe anche d'argento negli arma-
di ilel'S'(^//iZ/<rt/7o(^/.^, come ora si tengono
gli Olii sanù'j ovvero sopra gli altari e
sopra i fonti battesimali, sospesa dentro
i sagri vasi d'oro o d'argento in (orma di
colomba (uso già ancora seguito da'gre-
ci, che non hanno l'uso del tabernacolo,
mentre di quanto ora praticano lo dirò
poi; quanto al significato della colomba,
denota le viriti cristiane necessarie alle a-
niine diesi debbono nutrire del pane eu-
cai isticOjCome rilevai nell'autecedenle ar-
ticolo), o dentro nicchie marmoree e or-
nalissime, ricavate nelle pareti della tribu-
na. Su di che può vedersi principalmen-
te Ciborio, Ostensorio (noto a Te.\tini,
riparlando del loro fondatore s. Gaetano,
che molli scrittori attribuiscono a lui l'in-
troduzione degli odierni ostensorii), Fis-
smE, EucARisTiAe ilsuo§ IV Della cspo'
sizioiie del ss. Sagra/ìicìito^o\e pure par-
lai della sobrietà colla quale deve farsi),
Processione, e gli altri articoli ne'mede-
simi citali. In essi ancora tenni proposi-
to del pio costume degli antichi cristiani,
di tenere la ss. Eucaristia in tempo delle
persecuzioni nelle private loro case in u-
uacapsa o scatola di legno, e di trasmet-
terla ad altri ancorché lontani, e ciò iu
segno di reciproca unione e di comunione
cattolica, di che iuoltre parlai negli arti-
coli PAJfE BENEDETTO, EuLOGI l, ObLATA; Ccl
in Ugna arcala, in qua leposucrunt sa-
crani ohlationem, perchè furono sostitui-
te alla ss. Eucaristia, la quale nelle det-
te persecuzioni si portò anche indosso e
dagli stessi Papi. Da tale usoderivò cpiello
della ss. Eucaristia che precede i Papi nei
T A D
K'ìiigp(T'.).ovc unirai chi pure seguì ta-
le religiosa costumanza, riservatasi poi al
solo l'apa ne'lunglii e anche brevi / iiiu;-
gì (/ .} di terra e ili mare, e un'Possc.swi
^/ .j,con clivota pompa accompagnala dal
Sacrista del Papa e da' Palafrenieri
(f ■). chiusa in una casselta, o arca o no-
bile tabernacolo che ivi descrissi,e circon-
dato di lumi. Questo tabernacolo con pic-
colo i};ildacchirio, stabilmente si collocava
sopra un cavallo o mula bianca , e anco
in due riccamente bardate, e precisamen-
te secondo il disegno che del tabernaco-
lo e della pompa, con descrizione pub-
blicò il sagrista Rocca, Opera ntnnia, 1. 1,
p. 5t, e ripetè il p. lionanni, /.a Grrar-
eliia eeele.siaslira. p. 384- Nel preceden-
te articolo Taberptacolo dichiarai la for-
ma di due anticlii tabernacoli marmorei
della chiesa di Pareiizo, eretti sopra un
medesimo altare, uno per la ss. Eucaristia,
l'altro per custodirvi il libro de'ss. Evan-
gelii,e dell'edifizio pur chiamato Ciborio
e sua costruzione, eziandio col narrato dal
Rattiarchitetto milanese, il quale parlan-
do ili questo della ss. Eucaristia dice quan-
to vado a riportare. Secondo il rito am-
brosiano, nel tabernacolo, quando si vuo-
le compito e magnifico, si costuma fine
la teca ossia custodia che anco ciborio si
nomina, ed è come un altro piccolo tem-
pietto chiuso, dove si ripone la s. Euca-
ristia, ben ornato al modo del tabernaco-
lo, e coll'immagine del Salvatore scolpi-
ta nella pai te interiore; avvertendo però
che mettendosi questa immagine in questo
luogo bisogna tralasciare di metterla sul
tabernacolo, ponendovi invece la croce.
Questa teca si ià da aprirsi davanti e po-
steriormente: davanti peiesp<)rie il ss. Sa-
gramento alla pubblica adorazione, e di
dietro per comodo di levarlo e riporvelo.
I\Ia siccome il tenere il ss. Sagramento so-
lamente in un lai deposilo riesce di gr;m-
ilissiino incomodo ni Ile chiese parrocchia-
li e in rjnelletli molto concorso; si suole
perciò tenere in un convenevole liposli-
glio ti^imulo sotto il tabernacolo al piano
T A B 2i3
della mensa, il quale pure specialmente
ciborio si chiama, e aprendosi alla parte
posteriore dell'ai tare niente a ppa lisce nel-
ranlerioie, come vedesi in alcune chiese
di rito ambrosiano. E perchè (piesto an-
cora non è senza incomodo per la frequen-
te distribuzione, che della s. Eucaristia dee
farsi a'fedeli, qiiiuido la medesima non si
conservi in qualche cappella, così preval-
se la consuetudine di fiire questo cibo-
rio da aprirsi davanti; per cui ne segue
poi, che la mensa si fa una qualche oncia
meno larga, acciò non siavi molta diflìcol-
tà a levare e rimettere il ss. Sagramento.
Vi si farà pertanto un'adattata porticel-
la, ed un ornamento conveniente all'aita-
re. Nell'interno poi sia tutto di tavole di
legno ben conteste, e staccate dal muro
che lo circonda, acciò sia difeso dall'umi-
do, e si copra d'un bel tlrappo rosso" se-
condo il rito ambrosiano, e bianco secon-
do il romano. Lateralmente al taberna-
colo vi stanno bene due figure di angeli
in adorazione, ovvero che portano un ce-
reo. Vi si ponno anche mettere altre li-
gure di angeli, o con sagri emblemi, ma
si avverta bene di non cadere nella super-
fluità e nella confusione. Ora con alcuni
trattatisti riferirò altre erudizioni sui di-
versi tabernacoli e antiche custodie della
ss. Eucaristia, e sopra il rito di conservar-
la nelle case e nelle chiese, praticato dagli
antichi cristiani, le prove polendosi leg-
gere presso di loro.
Il p. Chardon, Storia fle\<:as^raìi/nin\
1. 1 , lib. 3,cap. I 3: Del luoi:,o e ile\'asi, nei
finali si eoiiservava VKnearislia^ .ù per
la t(iiììuin'(>ne(lea,riiifeì'nii. collie jìet^li al-
tri usi. Anlicamenle nelle chiese orienta-
li e nelle chiese gallicane v'era il costume
di conservale 1' Eucaristia in una specie
di tabernacolo fatto in figura di colomba
e sospeso sopra raltare;'na crede il p.Clhar-
don che in R(ima e in Italia non mai si
cosi limò, bensì nllii labenincoli da cui pen-
devano simili colombe d oro e d'argento
ad ornamento dell'altare. Queste colom-
be erano d'oro, d'argento o altro melai-
:'-i4 TAB TAli
lo, e si sospendevano sugli altari esili bat- ii! piccole camerelte alialo delle chiese, va-
listeii, perchè la colomha figura lo Spiri- le a dire nel Sdciaiio e nella Sdi^rcslin^
lo salilo: queste coloiiihe sospese ne'bal- dcnnaiiiiale Tltalttmio Saci-tirid. Inal-
tisleri sopra i sagri fonti, figuravano ciò Ire chiese si conservò l' Eucaristia alialo
ch'era avvpiuito al Giordano nel hatlesi- dell'allaremaggiore in certi armadi inca-
rno del vSaivalore; e quelle sospese sopra strali nc'pilaslii o dietro l'altare. Gli an-
gli altari erano destinate a contenere l'Eu- tichi per riverenza non celebravano sul-
carislia riservata pegl'infermi. Si sospese l'altare ove si venerava il ss. Sagraaien-
pure in pissidi fatte di materie diverse, lo, e in seguito quasi raramente riposava
pillo meno preziose, in Francia, ove inol- negli allaii maggiori. Oggidì i greci non
tre si custodi in certi taljernacoli o ciborii hanno piìi che un aliare per ogni chiesa,
falli in forma di torre, Capsam cimi Cor- e sul quale non usano né colombe, nò la-
j)ore Domini, d'oro o d'argento. I Papi Iiernacoli. Serbano il y;«/ie consagrato per
fecero fare di simili torri in molte chiese la messa de'P/(.sY7/?f/7/V^/^z' nella sagrestia,
di Roma con colombe d'oro o d'aigenlo e di là lo portano con gran pompa all'al-
ai di sopra, Comes. Innocenzo] del '\oi tare, (juando celebrano la littiii:;iri.h'Eii-
per la chiesa de'ss. Gervasio e Protasio, carislia pel viatico degl'infermi la con-
cioe la torre d'argento e la colomba d'oro servano dietro l'aliare, in luogo ove ten-
(perchè la matrona Vestina sorella o pa- gono sempre accesa una lampada. La ser-
renle del Papa eresse la chiesa di s. Vi- bano anche in una pisside, rinchiusa in
tale padre de'ss. Gervasio e Protasio, ed un sacchetto di seta appeso alla pai eie die-
anche in loro onore e vi si venerano le re- Irò l'altare; in altri lu'.ghi sull'altare stes-
liuuie); s. Ilaio I del 4^1 fece altrellan- so o in un suo Iato, in altri serrata in u-
to perla basilica Laleianense (d Severa- na scatola nel corno destro dell'altare, in
nonelle 3Ieinoric sap\', diceche s. Ila- altri in un ciborio posto dentro un for-
lodonòal batlislerioLaleranenseuna tor- ziere serralo con chiave. Gli armeni cal-
le d'argento di 60 libbre e una colomba tolici seguono il rito Ialino; gli armeni sci-
d oro di 2 libbre). Irritila di loro Timpe- siualici, che hanno un solo altare, dietro
ralore Costantino I donò alla basilica di questo o nella cnppelladelballisteriocon-
s. Pietro una torre d'oro purissimo, ariic- servano l'Eucaristia. Osserva il p. Char-
chila di perle e pietre preziose, con una don, che i greci non custodiscono il Sa-
colomba della slessa materia. In molte gramentocol decoro usatoda'lalini,edag-
chiese successero alle torri i tabernacoli giunge che il padiglione 0 conopeo de'no-
sospesi in forma di coppa coperta, in al- siri t;ibernacoli, deve l'origine a'cistercien-
cune altre le piccole cassette sospese pa- si da lunghissimo tempo, e che nelle lo-
rimenti sopra l'altare.Così i ciborii e i la- ro chiese d'ordinario vi è un'immagine o
bernacoli erano di varie forme, secondo statua della B. Vergine, che colla mano
1 tempi e i luoghi, né minor varietà v'era dritta sostiene il ciborio sospeso sopra l'al-
nelle materie di cui erano composti. Poi- lare. E qui darò un cenno del mirabile e
che oltre d'oro e d'argento, si fecero di gentile tabernacolo di metallo inìmagina-
pieli e preziose, d'avorio e di legno. Si ser lo dal cav. Domenico Fontana, pel gusto
bo l'Eucaristia anche in urne o casse co architettonico, per le proporzioni e per gli
perle d'avorio e d'argento, in pissidi di ornali veramente maestoso e nobilissimo,
legno (e di alcune esistenti feci ricordo in ordinalo da Sisto J per la sua cappella
qnell articolo), in vasi di veuo e dicrislal- che sontuosamente eiesse in Roma nella
lo. ISon solo comunemente si sospendeva- chiesa di s. 31aria Maggiore, a motivo
nolecustodiedellass.Eucarislia sopra gli ch'è sostenuto dalle mani di 4 angeli, e
ahari, ma più anticamente si riponevano servirà per dare un' idea d' un grandio-
T A e
so tabernncolo o ciborio de' tempi a noi
meno lontani. IVel mezzo della cappella
Sistina è collocalo un altare tutto incio-
sialo di fini marmi colui ali, su cui s'innnl-
Ta un tabernacolo di melallo doiato con
ispeccbi di fìnti lapislazzuli, retloda 4 «i"-
geli di hionzOjCbecon ima mano mostra-
no sostenerlo, e nell'altra Iianno un cor-
nucopia ibe serve di candelliei e. Il taber-
nacolo tli viso in due ordini diderenli, rap-
presenta per intero un sagro tempio col-
la sua cupola. III.*' degli ordini, ch'è di
orcbileltura ionica, e presenta b l'accie, 4
maggiori e 4 minori, lia nelle maggiori 4
poi te col loro frontone a sesto acuto, nel-
le cpiali sono scolpiti due angeli per cia-
scuna sostenenti ilSagramento, e nelle mi-
nori facciesi vedono in 4 nicchie gli evan-
gelisti, piccole statuette di bronzo. Sulla
loggia cbe termina questo i. "ordine stan-
no collocati gli apostoli, e 4 piccoli ange-
li parimenti di bronzo. Dal piano di del-
la loggia s'alza la cupoletta, formante il
2.° ordine ch'è d'architettura composita,
la quale ha il tamburo di forma ettagona
ornata con gentili colonne spirali, fi a gli
.••pazi delle quali vedon«i 8 stoiiette del-
ta passione in altrettanti bassorilievi di me-
tiillo. Sopra la cornice del tamburo stan-
no I 6 angeietti suonando a cloria le trom-
Le, e di qui incomincia a girarsi la calot-
ta della rtipoletla, divisa in 8 costole, co-
perla tutta di squamme, e terminata in
alto dalla lanleina su cui s'erge la cioce,
sovrapposta all'insegne genliliziedel gran
l'apa Si>to V. La superfìcie esterna del
iondo del tabernacolo è adorna di rabe-
schi tramezzali da 4 teste di serafini, oltre
le imprese del l'apa, e nel mezzo lejjgesi
ili cerchio: «V/j/f/v r Poni. Max. ^-ìhìi.
Pnii. I . Il sacerdoteMondelli,Z^^y.5•^r^^^.
(•lesì'asliche. dissert. io*. Sopra il rito di
conservare l Eucaristia nelle case e nei
tempii praticato da f^li anticìn fedeli; lo
chiama aigomenlo il più dilettevole , i-
slruttivo e utile della sagra liturgia, per
1 eccellenza del mistero dell'adoiahile Ge-
sù sagrameiitalo , memoria tanto soave
T A n 2 1 5
delle divine sue ineffabili beneficenze, fi-
gurato in tanti sagrilizi della legge Mosai-
ca , e principio della nuova alleanza del
nostro avventuroso riscatto. Nelle prime
feroci pcrscriizìoiii dfllaCliicni. non po-
lendo i ledcli del nascente cristianesimo
pubblicamente eseguire i doveri di reli-
gione, nascostamente nellegrolle,in qual-
che casa de'più doviziosi, e nelle loro po-
vere abitazioni, radunali in pie adunan-
ze salmeggiavano, celebravano le Sinos-
si (J .), e per rinvigorirsi neirop|)ressio-
ne si cibavano quotidianamente della sa-
grosanta Eucaristia, introducendo il co-
slume di prendere gli uomini colle mani
nude e le donne col pannolino domeni-
cale dal sacerdote le con<agi ale particole,
e seco decentemente le portavano nelle
proprie dimore, aninchè potes.sero da per
loro comunicarsi. Collocavano il Sagra-
mento in un conveniente armadio e gelo-
samente Io custodivano, indi lo ponevano
su decente tavola e cantavano stdnii e inni
di lodeal Signore, con replicate g'c/zi///<'S'-
.T/o;/?tributandoglicultoe adorazione, tra
la fragranza dell'incenso che bruciavano,
e digiuni con fede viva si comunicavano.
Terminale poi le persecuzioni, fu vietalo
da'coiicilii il sei bare l'Eucaristia nelleca-
se privale e il comunicarsi da perse, poi-
ché ridonala la pace alla Chiesa ed eret-
ti i .sagri templi, l'Eucaristia fu custodita
sull'altare o in altri luoghi vicini, o nel-
la sagrestia o nel battisteiio insieme col-
l'olio santo, forse perchè allora riceven-
dosi la Confcnnazione e rEucaristia do-
po il Battesimo, in un medesimo luogo
si conservava peranimiiiistiar l'iina e l'al-
tra; rito però che non ludi generale co-
stume,essendovi altrove quello di comu-
nicarsi all'altare o in quella parte della
chiesa denoD)inala Solea(J .y, almeno ivi
si dispensava l'Eucaristia a'iaici.e a'chie-
rici ch'erano slati ridotti alla conounio-
ne laicale. Il vescovo distribuiva il pane
eucaristico al cleio e popolose l'arcicba-
cono il sagrosanto CU lice col l ino ( f .)
conspgralo che si assumeva dentro puie
2 1 6 T A I J
nitri npposili vasi colla Fistaln fi'.}. Gli
avanzi, o sin Icpni tioolc lininstcMlalla ge-
nerale coruiinioiu;, idincoiii le portavano
in Itihcr/uicn/iai! ;\a qua! parola è simile
a quella che nsiaino, e ci mostra il / /V/-
ti'co per gl'infermi, e Gesù Cristo esposto
airatlorazionede'fedelijCome spiega Nar-
di, De' parroclii. t. 2, p. 237. Im()eroc-
cliè i diaconi visitavano quelli che avea-
no bisogno dell'Eucaristia, indicavano al
vescovo i malati e i bisognosi di soccor-
so, non che più altre cose; ma i sagramen-
ti portavansi per turno da'preli, e secon-
do che il vescovo ordinava. Rilerisceinol-
Ire ftlondelli, ch'era uffizio del diacono
il portare dalla sagrestia all'aliare il Cor-
po del Signore in una cassettina fatta a
foggia di torre, nella quale poiievansi pu-
re i calici, le patene e generalmente tut-
tociò che dovea servire alla celebrazione
delsagramentoe per la comunione. L'Or-
dineRomano però prescriveva,che innan-
zi la messa due accoliti portassero sull'al-
tare una cassetta o scatola, nella quale e-
ravi l'Eucaristia, da essi nel giorno pre-
cedente serbala perconsutnarla. Es. Leo-
ne IV ordinò che nella sagrestia si custo-
disse il Sagramenlo: ut in Sacrario Eii-
rliaristia Christi jìrojìlcr iìiflrnins non
(Icsit. Non mancano esempi dell'antichi-
tà, di riporre l'Eucaristia e anche il vi-
no consagiato sopra gli altari, ma per e-
vilare le profinazioni degl'infedeli ed e-
retici, più comune fu il detto uso e quel-
lo di custodirla in luoghi presso l'altare.
I>ensì a questo dal batlisterio dopo rice-
vuta la cresima passavano Ì7ieo//7ide'pri-
nii tempi per essere ammessi a'misteri eu-
caristici, che sotto la croce si custodiva-
no in vaso d'oro o d'altra materia, nel si-
to che gli antichi chiamarono Cihoriuni.
Alferma MondeUi,che l'uso di sospenil^-
re l'Eucaristia entro un qualche vaso è
antichissimo nella Chiesa, ed in colombe
d'oro per comunicare gl'uifermi si tene-
va nel secolo Vili nel monastero di Clu-
gny, precisanieute nel petto della colom-
ba, secoudo l'aDtico rito de'primi secoli.
T A B
Infitti si ha, che il greco s. Rasilio nella
I.' messa che celebrò divise il pane con-
sagrato in 3 parti, una per comunicarsi,
l'altra per esservi sepolto, la 3." per col-
locarsi nella colomba d'oro e tenerla so-
spesa sull'altare. La pratica di salvare u-
na particella dell'Eucaristia per porla nel-
la Sepoltura co' defunti, sussistè molto
tem[)0, es. Benedetto l'eseguì con un gio-
vane monaco e sul petto, perchè la ter-
ra due volte ne avea rigettato il cadave-
re, ed allora non più lo respinse, come
riporta il p. Chardon. Egli aggiunge che
l'Eucaristia nel 687 fu sotterrata col ca-
davere di s. Cutberlo vescovo di Lindis-
fàrn in Inghilterra, perchè così costuma-
va la chiesa romana, e che forse gl'ingle-
si l'aveano appreso da s. Agostino a lo-
ro inviato da s. Crregorio 1. Dichiarai ai
suoi luoghi, che poi fu riconosciuto abu-
sivoe tolto il costume didar la comunio-
ne a'morti se non aveano potuto ricever-
la in vita, e fu represso pel suo dilatamen-
to sì da'concilii d'oriente e sì d'occiden-
te, avendo il Signore detto: Accipitc et
coinnicditc. Ora i cadaveri non ponnonè
ricevere, né mangiare. Così puie fa eli-
minato l'abuso di battezzare i n)orti che
non lo erano stati, per dar loro la co(uu-
nione. Alle colombe si die un triplice si-
^n\?icdi\Q: ad fìgurani scu mystcriuin, ad
ornatum, et ad repositorium. Circa l'or-
nato e il mistero inlendesi, che veniva-
no collocate sui battisteri per ricordare
che lo Spirito santo neanimava leatque,
dando loro virtù per rigenerarci a Gesù
Cristo. Nella chiesa Antiochena si pone-
vano colombe d'oro o d'argento sopra gli
altari, per indicar la discesa dello Spiri-
to santo, convertendo il pane e il vino
nel Corpo e Sangue di Gesù Cristo; così
ancora in altre parti della chiesa si col-
locavano per ornamento di essa, come so-
pra i sepolcri de'martiri.Si conservò l'Eu-
caristia in tabernacoli d' argento e oro
chiamati torri e lorricelle, e più general-
mente nella pisside, massime per gl'infiìr-
mi, e le quali per una fuue erano appese
T A B
all'oliare. L'impegno in che sempre 111-
lono i primitivi fedeli d'onoraieil Sagia-
niento dell'aitare, fece si che istituissero
e lormasseio luoghi più adatti a custodi-
re con religiosa venerazione l'Eucaristia
mediante i ciborii,enumerati Ha'doni che
Carlo INIogno fece nel declinar dell'VllI
secolo alla chiesa romana, sonìiglianti ai
nostri tabernacoli; e s. Stefano I re d'Un-
gheria ne'primi del secolo Xl'fece fare so-
pra i' altare un tabernacolelto chiama-
to ciborio, per collocarvi decentemente
r Eucaristia. Le croci sovrapposte a' ci-
borii già si trovano ricordate nel conci-
lio di Tours del Say, poiché tali custo-
die furono conosciute con diversi nomi,
come di propiziatorio (all'articolo Taber-
nacolo descrivendo quello degli ebrei or-
dinato da Dio, riportai che il coperchio
dell'arca che vi si custodiva era detto prO'*
piziatorio e trono di Dio,ov'egli assiso a-
scollava le preghiere e rendeva i suoi o-
racoli), baldacchino o padiglione perchè
circondava tuttol'altareelocuoprivacon
una specie di cortina (della quale parlai
nel precedente articolo), come appunto
il propiziatorio cuopriva l'arca dell'an-
tico Testamento; ma dappoiché si è cam-
biata la forma degli altari, dice il I\Ion-
delli che per ciborio chiamansi que' vasi
ne'quali si pone il Coi'podel Signore, per-
chè egli era altre volte posto sopra il ci-
borio sospeso, onde si è denominato ta-
bernacolo la grande opera che in oggi si
pone sopra l'altare, ed in cui conserva-
si il ss. Sagramenlo. La pietà de' fedeli
dimostrò sempre religioso culto alla ss.
Eucaristia chiusa nelle sue custodie, eoa
tenere dinanzi una lampada accesa, come
ne fa testimonianza l'omelia 83 di s. Gio.
Grisoslomo fiorito nel IV secolo; ed il 2.°
concilio d'Aix delI'SSG considerò la gran
pietà de'fedeli in questa loro religiosa co-
stumanza. L antichità olhe molti monu-
menti allèrmativi, e Matteo Parisio rife-
risce che nel secolo X, Paolo abb;ite di
s. Albino in Inghilterra donò alla sua chie-
sa una lan)pada, afìinchè ardesse dmanzi
VOL. LXXII.
T A B ?. 1 7
all'alfare. Neh iG5 Odone monaco del-
r.ibbazia di s. Remo lasciò un fondo, per-
chè all'altare maggiore, in cui era vi il Cor-
podel Signore, vi fosse continuamente un
cero acceso in segno della dovuta venera-
zione. Diversi concilii prescrissero altret-
tanto, e sotto pene a'reltori delle chiese
che negligentassero questo dovere. Paolo
111 confermando con bolla i sodalizi del
ss. Sagramento, comandò che si conservi
con lumi nelle chiese e si accompagni con
essi agl'infermi. Il Mondelli confutò cjue-
gli eretici die calunniarono le custodie del
ss. Sagramento, e la sua antica venerazio-
ne. 11 dotto camaldolese mg.'^Bellenghi ar-
civescovo di Nicosia ci die la Disserta'
zio/ic sulle aiiliehe custodie della s.Ku-
carislia, die già ricordai nel descrivere la
Chiesa de ss.G ref^orio e Andreaal Mon-
te Celio, ove nell'adiacente e bellissima
cappella Sah'iati s\ ammirano gli avanzi
di quel bellissimo ciborio di marmo, di cui
il prelato pubblicò il disegno, con breve
illustrazione die qui riproduco. Consiste
in una tavola di marmo con figure a ri-
lievo, mancante di base, perchè nelle po-
litiche vicende de'primi del corrente se-
colo disparve il resto. iVella porzione su-
periore rimasta vedesi a destra un vesco-
vo pontificalmente vestito con mitra, etl
a sinistra un monaco con cappuccio in le
sta. Pili sojMa nel pilastro a sinistra un Pa-
pa con triregno in allodi benedire colla
destra e sostenendo colla sinistra un libro.
Nel pilastro a destra un apostolo con li-
bro in mano. Secondo alcuni essi sono i
ss. Gregorio e Andrea, cui la chiesa è de-
dicala, ma ciò non è sicuro. Superiorincn-
te a sinistra è l'arcangelo Gabriele con gi-
glio in mano, ilqualeannunzia iMaria Ver-
gine eh 'è posta alla destra, ed a'iuro lati
duesanli, l'uno barbuto, l'altro senza l)ar-
ba. Nel campo di mezzo è la Y>. Vergine
col divin Figlio tra le sue braccia, venera-
ta da 6 angeli, 3 per parte, e da un mo-
naco a destra prostralo. Due altri ange-
li recano una corona sul capo della Ver-
gine. Piìi di sopra si vede un forochescuo-
I 7
2 1 8 TAF. T A B
pie il luogo ove anJicamcnle conservava- so. Imperoccìiè se perla persecuzione del
si la ss. luicaristia, che da 2 angeli in gi- ciisfianesimo erasi permessa aTedeli lado-
noccliio e da 4 'este di cherubini è vene- mestica comunione, Uitlavia dopo termi-
rata. In mezzo a una specie di fregio è un nata continuandosi a custodire nell'abita-
lempielto, sopra del quale sta iu piedi un zione il ss. Sagramento anche da'Iaici, s'i
angelo, e ue'iati scolpiti vi sono vari Va- nell'oriente che nell'occidente, incomin-
pi, santi, mailiri e angeli, ^'ell' abside o ciò in questo 2.° a proibirsi nel 38 1 dal
lunetta vi è il Padre eterno che benedi- concilio di Saragozza,e nel 4oo da quello
ceil mondo,attorniatoda4cherubini.Nel- di Toledo, benché i canoni furono prin-
la fascia, che tiene luogo di cornice, leg- cipalmente fatti contro gli eretici Priscìl'
gesi la seguente iscrizione che mostra l'an- lanisti, c\\e per non essere scoperti reca-
tichità del monumento: Fratcr Grcgo- vansi a ricevere l'Eucaristia nelle chiese
rìKslndusmoiìa.stiruromamis ahhasfìe- cattoliche. Pare però che la domestica co-
rifccìthoc opus n/moì^Gq. Apparlene- munioneinoccidenle soltanto si continuò
va questo ciborio all'antica chiesa di s.Gre- dalle monache sino al secolo X 1 1, alle qua -
gorio, e fu collocato ove ora si trova in li nel giorno di loro consagrazione dava-
occasione della riedificazione della nuo- si un'Ostia intera, colla quale si comuni-
\a, il che accadde sul principio del seco- cavano ne'seguenti 8 giorni conaltrettan •
lo XVllI. Indi il prelato pai la di altre a- te parli. Tulio il prelato corrobora con
naloghe sagre antichità, che prima di lo- ?:icure testimonianze, come pure l'uso pei-
ro scomparsa nel 1 8 i 0, e donate dal car- messo a' laici, dopo essersi comunicati in
dinaIBcssarione commendatario,esisteva- chiesa, non solo di portar seco I' Eucari-
no nella chiesa camaldolese dell'Avellana stia alle loro case per consumarla , ma
(di cui nel voi. LII, p, i o3), come d'un'an- anco per recarla agli assenti, i quali non
tica torretta di metallo dorato, con sagri potevano tutti assistere alla messa quau-
cauimei nel piede e nell'asta o manico, e do se ne celebrava una sola; il che fece-
sopra una scatola d'argento per riporvi xo eziandio le donne, ad onta che s. So-
l'Eucaristia, ed in cima una simile lunet- tero Papa del 1 70 avea vietato alle stesse
la doiata per esporla. Quindi passa a la- vergini di toccare i sagri utensili, laonde
gionare delle costumanze dell'antica chic- il concilio di Pieims interdisse alle femmi-
sa sulla custodia della sagra Eucaristia, ne di recare il pane eucaristico agl'infer-
per rilevare a quali usi i descritti oggetti mi, prerogativa che iu Siria era delle Dia-
fossero destinati, ed a qual epoca potesse- co/icssr . essendo antichissimo il recare
ro appartenere. Incomincia a parlare del- l'Eucaristia o 7 iittico agl'infermi e u)0-
la costante lodevole costumanza di con- ribondi, e il conservarla nelle chiese per
servare l'Eucaristia nella chiesa, senza di- loro, anche sotto le specie del Tino. Se
menlicareche ne'primi tempi con-agiau- da'Iaici e con abuso anche dalle femnii-
dosi nelle grotte e ne'Iuoghi celali, ieri- ne aiiticamenle amministravasi l'EucarJ-
stiani paitecipandone ne recavano alcu- stia, con più ragione [loteva portarsi da-
ne particelle alle loio case, ed ivi con lui- gli accoliti, che pure riceveano l'ordina-
ta decenza e venerazione custodi vano, ac- z]oneco\ sac('tiltif?iafl ree ipicndam et clc-
ciò quotidianamente ricevendo il pane de- feìc?idani Eucharistiam, ciòpevo non pò-
gli angeli, rinforzandosi nellospiriio, pre- levano eseguire senza permetterlo il se-
pararsi alle battaglie, per sostener la fé- cerdote, a tenore dello statuito da Papa
de sempre iu pericolo; ma cessate le per- s. Silvestro I nel concilio del 3^4 circa,
secuzinni, s. Girolamo sgridò coloro che 1 sacerdoti e gli uomini santi già avea-
.si comunicavano nelle case, temendo per no 1' uso di portare la s. Eucaristia nei
le loro lee operazioni di recarsi in chic- liiiggi. Del modo col quale tenevasi aii-
T A R
licnmenle nelle chiese l'Eucanstia, il pre-
lato riporta il parere del p. M;il)illoii, clic
ne flicliiarò Ire. Il i ."e più aulico era quel-
lo di tenerla in un armadio nella sacrestia;
il 2.° di conservarla o nell'altare princi-
pale della chiesa o in altro a ciò destina-
to, il che tuttora costumasi in Pioma e al-
trove; il 3.° di custodirla in un armadio
sospesa al muro presso l'altare mat^i^io-
re, entro un prezioso vaso alla pubblica
■vista esposto, con alcuni vaghi ornati di
pittura o scultura all'intorno, ma senza
alcun'ara al disotto. A questi ai niadi ap-
partiene il suddescrillo ciborio della chie-
sa di s. Gregorio, e quello tuttora in at-
tività nella Chiesa di s. Croce in Gerii-
.v,7/('////«rdiRoma, collocato in alto a ter-
go e in mezzo del muro della tribuna del-
l'altare maggiore, il cui ornamento che
lo circonda dcvesi al cardinale Quigno-
nes, e Cenedetto XIV aniico titolare del-
la medesttua,nel tnagnihco restauro che
ne fece, lo lasciò nella sua integrità, ad
onta del diverso costume osservato in Ro-
ma e per tutta l'Italia. Di più osserva, che
cos'i in detta chiesa prosiegue a custodir-
si la ss. Eucaristia, non solo nel 3.", ma
anco col i.'^dcgrindicati modi, poiché al-
tres'j viene conservnta in sagrestia da do-
ve si leva, si mula e si rimette secondo-
che richiecle il bisogno. Aggiungerò col
p. Eesozzijiilato anco da monsignor Bel-
lenghi, Storia dcllii Imsìlicfj di s. Croce
in Gerifialeinìne. p. 33 e c)3, ch'egli ri-
porta anche l'autorità del p. Martene, sul-
le tre maniere in cui si conservò il ss. Sa-
gramento, dacché fu proibito a'fedeli di
tenerlo nelle proprie ca^^e, e cominciò a
custodirsi ne'Iuoghi pubblici. III. "e più
mitico, di tenerlo rinchiuso nellesagivslie;
il 2.° di collocai lo sugli altari one'taber-
nacoli, o in vasi sospesi sotto al ciborio;
il 3." di riporlo nel muro della chiesa in
luogo elevato. Ecco poi come descrive il
p. Besozzi quello di sua chiesa. » Questa
macchina viene formata da \ coioniiel-
te , e da due statue scolpite dal celebre
cav. Maderno, uua dcHe quali, che resta
T A D 2i>,
a mino ihilta, tiene \\n cartello, su cui
è scritto: fanen/Coeli dedii c/v,- e l'altra,
ch'è a mano manca, tiene un altro car-
tello nel (piale si legge: Miscrenlor D.i
niinm c^caìn dedit linieniiìnis .v(^Nel mez-
zo si vede il tabernacolo di bronzo ben
travagliato e dorato, e sotto in basso ri
lievo vi sonodueangeli,che tengonoun al-
tro cartello, nel quale è scritto: IfieIJi uni
adora'' . Succedono (juiiidi le armi del
cardinal Quignones titolare della chiesa,
ch'eresse la bellissima niac-hina di mar-
mi preziosi (e volle esservi sepolto vicino),
con corrispondente iscrizione, nella qua-
le si dice ss.Cìirìsli Cnrpnridicavit. 1 536.
Piitornandoa mg.' Rellenghi, riferisce che
sembra il i.''e3.''mododi conservare l'Eu-
caristia fosse vietato dal concilio di Tours
nel 567, prescrivendo che la s. Ostia si
conservi in mezzo all'altare sotto la Cro-
ce. Indi dichiara i sagri vasi ne'quali an-
ticamente custodivasi l'Eucaristia di due
figure, in forma di torre d'oro con coper-
te di seta, o in sembianza di colomba d'o-
ro o argento, eh' è la più antica forma
principalmente presso gli orientali, e se
ne fecero anche d'ottone, rimarcando con
alcune testimonianze chedentro lecolom-
be s'innestava una pisside per collocar-
vi la ss. Eucaristia. Oltre l'erudizioni col-
le quali il prelato tutto illustrò, parla del-
le urne e cassette d' avorio custodie del
ss. Sagramento, con figure a rilievo al-
lusive; delle coppe d'argento e calici d'o-
ro ove pure si ripose; ed anche in sagri
cofani, pure di vetro, in pissidi d'oro e
argento adottate universalmente sino dai
bassi tempi e chiamate con diversi nomi.
Non conviene il prelato nelle opinioni di
Morino e di Bona, i quali cieclerono che
solamente per la comunione degl'infer-
mi anticamente si custodisse nelle chiese
il corpo del Signore, e che la pia costu-
manza di conservarsi oggidì più partico-
le consagratc nella pissidq, per comuni-
car i fedeli anche fuori della messa , sia
stata introdotta per la i.* volta da'frati
mcndicaoti, e uè produce le rigioni, per
220 T A B
non dire di altro, che può vedersi anche
nel Bcrlendi, lìfll'aìiìiliizioiiì all'altare,
p.ioo, ove chiama labetnacoli le custo-
die o ripositorii falli a modo di torre e
di colomba, ed i calici d'argento ore pu-
re si custodiva l'Eitcaristia, i (|uali si ap-
pendevano sotto la volta dell'altare in a-
p.sùlt- oraforìj. Il Diclich finalmente nel
Dizionario sagro-liturgìco,ne^\\ articoli
Eucaiistia e Tabernacolo della ss. Eu-
caristia, non solo riporta le relative ru-
briche e decreti, ma colla solita erudizio-
ne le illustra, l^arlaiido della cortina co-
nopeo, riporta l'opinione del BarulTaldo,
che sostiene dover essere sempre di co-
lore bianco, e non del colore occorrente,
anco per distinguersi dal ricordato rito
ambrosiano, il quale usa sempre il ros-
so. Nondimeno produce il sentimento del
Gavaolo, che si deve mutare secondo il
coloieconveniente dell'uflizio del giorno,
ciò che praticano tutte le chiese. Cono-
poeum Tabtmaculì majoris ss. Eucha-
risliae e materia nohiliori, %'cl album
semper, vel juxta colorem variwnfesto-
rum, a summa parte crìspatum. Cono-
poco serico <i'cstirì debeat,ejus item colo-
ris,cujus altarispalliumj quam prò co-
lore nigro violaccus cotigruentior erit in
honorem Christi viventis. 11 che sanciro-
no i visitatori apostolici in Venezia nel-
le loro regole generali. Habcantur ctiam
(piataorConopoea ex serico cpiatuor co-
lorum prò tempore mutaìida. Album. Ru-
heum. Viride et ^7o/«cej/w. Sostiene, che
antichissimo fu il costume di conservar
nella chiesa la ss. Eucaristia, all'oggetto
principale di amministrarla agl'interu)!;
costume che vigeva a'tempi eziandio del
concilio Kiceno 1 del 325, come attesta
quello di Trento, e ne riporta il canone.
E quando infierirono le persecuzioni dei
primilivicristiani, appunto si concesse lo-
ro di ritenere nelle case la s. Ostia, al so-
lo fine perchè succedendo il caso di mor-
te l'assumessero tostamente. Che il vaso
in cui si custodiva negli armadi di pietia,
o nel mezzo dcH'allare, o aiììsso uella pa-
T AB
rete come in s. Croce in Gerusalemme ,
si chiamò pure Co/^f^/Z/or/////?. Riporta i ca-
noni che prescrissero la chiusura del la-
bernacolo.ecou chiave d'argento odi me-
tallo dorato, e chi ne fosse custode. Che
nel 1G46 la s. congregazione de' vescovi
concesse per privilegio all'ordine de'cap-
puccini, di potere ritenere l'Eucaristia ia
un tabernacolo di legno elegantemente
lavorato ; laonde sembra che prima di
quell'epoca non fosse in uso il tabernaco-
lo di legno, che poi si accordò ad altri.
Neil articolo poi, Comuìiione de' fedeli
nella messa de' defunti, dichiara esserele-
cilo l'amministrarvi la ss. Eucaristia, con
particole consagrate nella medesima nies-
sa, allegando evidenti prove e ragioni; non
è però lecito farla con particole precon-
sagrate, ossia racchiuse nel tabernacolo.
Il Merati nt Commenti al Gavanto, era
d'opinione di potersi amministrare, ma
il posteriore decreto della s. congregazio-
ne de'riti deli74i lo proibì, non essea-
do permesso in paramenti neri di estrar-
re dal tabernacolo la s. pisside.
TABlAo ATTABIA. Sede vescovile
della I .''provincia di Galazia, nell'esarcato
di Ponto, sotto la metropoli d'Ancira (di
cui riparlai nel voi. LI, p. 324 e 325), e-
retta nel secolo IV, da altri chiamata Ta-
vium, ebl)e per vescovi: Dicasloi ."marti-
re, Dicasio 1° che sottoscrisse nel 3 1 5 al
concilio di Neocesarea, Giuliano a quello
di Calcedonia nel 4^1 e firmò pure la let-
tera del concilio diGalazia all'imperatore
Leone I nel 4^8; Anastasio fu al V con-
cilio generale, Gregorio a quello di Trul-
lo, Fdeto intervenne all'VlH concilio ge-
nerale. Oriens dir. 1. 1, p. 473-
TABLA o TALA. Sede vescovile della
Mauritiana Cesariense, nell' Africa occi-
dentale, sotto la metropoli di Giulia Ce-
sarea. Si conoscono i suoi vescovi: Urba-
no che nel 4' i assistè alla conferenza di
Cartagine, e Quodvultdeus esiliato nel
484 per la sua cattolica credenza da Un-
nerico re de' vandali. Morcelli, Afr. chri-
it. 1. 1.
TA D
TABOR. Sede vescovile della 2.* Pa-
leslina, nel paliiarcalo di Gerusalemme,
sotto la metropoli di Scitopoli, di cui il p.
LeQuieii, Ortcìiscliristiiinns 1.3, p.GcjH,
icgi'^tiù per vescovi Leonzio, e Levendio
del I 7 33.HTer7J nella AV/m.sv/^'/v/ p. 3o5,
lifei i<ce che il Tiiio enumerò questa chie-
sa Iva le suIlVaganee di Scitopoli, sotto i
re latini di Gerusalemme, e che portò il
titolo di priorato. Commanville,///.v^ de
tous Ics Arclìcvcsclwz, la chiama Monte
Tabor nella Galilea, arcivescovato ono-
rario di rito greco sotto il patriarcato
di Gerusalemme, eretto nel secolo XII
sullraganeo di Scitopoli, e siccome di-
chiara mancarsi di prove, opina che piut-
tosto vi fosse un monastero di benedet-
tini. Il luogo è celebratissimo per esser-
visi operata la Trasfigurazione del Si'
gnorc (T'.), chiamato pure Tahorre ,
Thaìior e ftjuilntriiis. Tullavolla gli E*
vangelisti non lo nominano, e gli anti-
chi l*adri parlando dello strepitoso avve-
nimento non hanno punto indicalo il Ta-
bor. L'opinione affermativa è appoggiata
all'autorità di molti e gravi autori, men-
tre altri posero in dubbio che il gran mi-
glerò siasi elfetluato sul Tabor, anche per
la strada percorsa daGesùCristo al monte,
ove sollevato da lucidissima nube, e con-
templato in mezzo a Mosè ed Elia, si u-
diroMO le portentose parole di Dio: Hir
est Filius ini'iis dilcctus, in quo ìuildhe'
ne complacidJpswn nuditr. Questa mon-
tagna della Turchia asiatica in Siria è
nel pascialatico d'Acri, a 2 leghe da Na-
zareth ei ida Acri stesso all'ovest del la-
go di Tiberiade, in mezzo all'antica Ga-
hlea, fra Scitopoli e il Campo Magno, sul-
le frontiere delle tribìi di Zàbulon, Ne-
flali e d Isachar, e la città omonima fab-
bricata sulla vetta fu assegnata a'Ieviti del-
la famiglia di Merari. Collocato in forma
piramidale edi mirabile rotondità, a fron-
te del monte Hcrmon 0 Ermon rugiado-
so, sterile e descrlo, per la smisurata al-
tezza d'olire 3o sladii, signoreggia gran
Ualto dell'aulica Galilea. Dcbura e Da-
T A B 22 1
rac radunarono la loro armata sul Tabor,
e dierono battaglia alle fdde del monte
a Sisara generale dell'esercito di Jabin re
di Asor. Vinto da un minore numero di
combattenti, Sisnra fuggì alla tenda di
Jahel, moglie di Ilaber Cineo, la quale
lo uccise dormendo, con conficcargli un
chiodo nel capo. Il Terzi dice che nella spa-
ziosa pianura, feconda di varie piante, vi
si ri tirò A lessaiidro figlio d'Arislobolo con
3o,ooo soldati e fondovvi una città. Lo
storico Giuseppe mentre era governatore
dellaGalilea volle faredel Tabor una piaz-
za inespugnabile; ma Claudio ufllzialedi
Vespasiano potè con astuzia attirare gli
ebrei nella pianura,e li mise in pezzi. L'im-
peratrice s. Elena in questo luogo innal-
zò un divotissiu)o tempio, ma più non sus-
siste, al riferire del Terzi. Racconta Be-
da, che per memoria del glorioso miste-
ro della Trasfigurazione del Signore, vi
erano state edificate 3 chiese sulla som-
mità, secondo il detto da s. Pietro, Fa-
cianius hic tria tabcmacida, il quale si
trovò presente al prodigio co' ss. Giaco-
mo e Giovanni. Presso di esse vi fu co-
struito un monastero, e s. Giiolamo af-
ferma che i cristiani ascendevano a suo
tempo il monte per divozione. Osserva il
Sarnelli, che siccome la Trasfigurazione
fu pegno, caparra ed esempio della risur-
rezione, così il Signore nello stesso monte
Tabor fece la sua manifestazione dopo ri-
suscitato, oltre ad ogni altra famosissima
e sublime, alla presenza non solo degli a-
postoli e de'discepoli, ma di tutti quelli
che nella Giudea e nella Galilea aveano
ricevuto la fede cristiana. Narra Rinaldi
all'anno i i i 3, n." 4) che i saraceni incon-
solabili per aveie i crociati cristiani preso
Gerusalemme, avendo inutilmente ten-
tato di ricuperarla, pieni d'ira e di furo-
re si recarono a distruggere il monastero
del monte Tabor, e martirizzarono con
ispietata morte tutti i monaci, ch'erano
santissimi. uomini derivati da'cluniacensi,
e osservantissimi della vita religiosa. Piii
tardi osseudosl i saraceni foililicali su «juc-
22 2 T A D
sto montej i crociali cou alla testa Gii'ol-
do patriarca latino di Gerusalemme, a-
iiimali dal proprio esempio e dal segno
di redenzione che loro additava con elo-
(jiienti discorsi, neli2i7 l'assalirono tra
mille rischi del suo scosceso pendio. E-
normi pietre rotolarono dallealture gl'iu-
fedeli , tempeslaudo i crisliani con una
grandine di frecce su tutti i passi che ad-
ducevanoalla montagna. 11 valore de'sol-
liati della croce superò lutti gli sforzi de'
saraceni i Giovanni di Crieune rediGe-
rtisalemme si segnalò con prodigi di va-
lore, e di sua mano uccise l'emiro.Giunti
alla pianura, i guerrieri crociati disper-
sero i maomettani, e li perseguilarojio si-
no alla porla della fortezza. ]\Ia lutto ad
utr tratto alcuni de' capi temerono degli
strattagemmi del principe di Damasco, ed
il timore d'una sorpresa fece altrettanto
maggior impressione sugli spirili. Mentre
I saraceni pieni di spavento ritira vansi die-
tro i ripari, un panico timore s'imposses-
sò de' vincitori: i crociati riounziarono al-
l'impresa e all'attacco della rocca, riti-
landosi senza nulla intraprendere, come
Se non fossero anilatisul monte Taborche
pel- contemplarvi iluoglii consagrati e san-
lilicati dalla Trasfigurazione del Salva-
tore. Alcuni storici inlerprelarono tal fat-
to per tradimento; altri ritengono più na-
turale attribuire la ritirata a quello spi-
rito d' imprevidenza originato dalla di-
scordia che tiominava in tulle le spedi-
zioni dc'crocesignali, ed ebbe infelici con-
seguenze, ricusando il patriarca di por-
tar d'allora in poi la croce avanti l'eser-
cito. Questa inconcepibile defezione, nel
I 799 f" vendicata sullo stesso terrenodal-
letruppe comandate da Napoleone I nella
spedizione di Siiia (/ .j, con calma, co-
raggio e la moderna tattica europea, ed
a'i6 aprile 6ooo uomini trionfarono di
4O5OOO maomettani. In questa memora-
bile azione del monte Tabor si distinse-
ro Kleber e Murai, e la vittoria avendo
uilìmorito i nemici, essi non piì» osarono
inquietare i francesi che assediavano s.
T A B
Giovanni d'Acri. I moderni descrittori de'
luoghi di Terra santa, dicono elevarsi il
Tabor come una cupola superba in mez-
zo alla vasta pianura di Galilea, essendo
il pendio della montagna coperto di fiori,
ili verdura e di alberi odoriferi. Vi si a-
scende per sentieri quasi impraticabili ,
presentando la cima una piattaforma d'u-
na lega d' estensione circa, in cui non riu-
viensi che erb;t altissima, arbusti, boschi
e macchie sulle più alte prominenze, ed
enormi cumuli di sassi e di frantumi delle
chiese fabbricate ivi per eternare la me-
moria del mistero che vi si era compiuto.
La selvaggina volatile vi formicola pero-
gni dove, ed i siti folti e i cavi delle rocce
servono di tana a' cinghiali e alle pante-
re,non che ad altri animali selvaggi. Dal-
la cima del monte si gode di vasta e de-
liziosa prospettiva, il lago di Tiberiade,
le rive del Giordano, il mare della Siria,
elapiù parte de'Iuoghi fortunati ne'quali
Gesù Cristo operò i suoi miracoli. Alcuni
narrano esistervi una cappella sotterranea
d'antica chiesa, dove si celebra la messa
nella festa delIaTrasfiguraziorie, sopra al-
iare [)ortatiIe, da'religiosi francescani che
vi si recano da Nazareth, la quale non è
molto distante, e lo rimarcai a Gerusa-
LEMMe.
TABORITI. Eretici boemi d'una del-
le principali sette degli Ussiti (T^.), che
ritiratisi sotto la condotta di Giovanni Zi-
sca audace loro generale cieco da un oc-
chio, sopra un moulicello o rupe a i 5 le-
ghe circa da Praga, vi fabbricarono un
forte o castello chedenominarouoempia-
u\e\\\.tTahor ( V.) yàoììAe venne loro il no-
me di lahoriti, per credersi sanlamente
trasfìgurati;o come se avessero veduto co'
3 Apostoli laTrasfigurazione di CristoSal-
vatore, e quindi preso avessero le loroo-
pinioni, da essi chiamate verità di fette.
Questi fanatici esanguinari eretici aggiun-
sero altri errori a quelli degli ussiti, non
ammettendo il purgatorio, la confessione
auiicolare,l'unzionecliesi pratica nel bat-
tesimo, la cresima, l'estrema unzione, la
TA B
presenza reale ili Gesù Cristo iiell'Euca-
rislia,ec. A Boemia descrissi gli orrori e le
profanazioni che commiscro colle loroar-
mi in quel regno e in altre parli di Ger-
I luauia, in uno al furibondo odio di Zisca
contro i cattolici. Morto il quale, questi
eretici si divisero in due sette, l'altra as-
sumendo il nome di Orfani (ì •). Inse-
guito furono dispersi e sterminati nel
I 4^4) dopo la presa del loro castello di
Tahor; per cui l'imperatore Sigiscuondo
mandò i suoi ambasciatori a' boemi per
ridurli con piacevoli parole alla sua ub-
bidienza, il che seguì a Ratisbona, anche
per parte de'snperstiti taboritì e con al-
cune condizioni.
TABRACA. Sede vescovile d' Africa,
e già colonia de'romani. Ebbe a vescovi
^'iltorico o Vittorino che fu al concilio
di Cartagine nel 2)5, Donaziano sotto-
scrisse quello del 898, Rusticiano si tro-
vò alia conferenza di Cartagine nel 4' '•
Morcelli, ///•. dir. 1. 1.
TABCDA.Sede vescovile della Numi-
dia, nell'Africa occidentale, sotto la me-
tropoli di Cirta Giulia. Vittorino suo ve-
scovo nel 4' • intervenne alla conferenza
di Cartagine, e Fluminio nel 484 fn esi-
li.ito da un Unnerico re de' vanduii pt-r
non aderire a' tionatisti. Morcelli, .///.
ihr.X.i.
TABUNA o TABUiMA. Sed^ vesco-
vile della Rlauritiana Cesariense, sotto la
metropoli di Giulia Cesarea. Quinto, uno
de'suoi vescovi, fu nel 484 mandato in e-
silio ilal re de' vandali Unnerico per riget-
t.iregli errori de'donalislì. Morcelli, Jjr.
dir. t.i.
TAO A PA. Sede vescovile della provin-
cia Tripolitana, nell' Africa occidiulalc,
sotto la metiopoli di Tripoli, e (Va que-
sta e Tunisi. Si conoscono i vescovi: Uul-
cizio recatosi nel 4*^3 alla conferenza di
Cartagine, Servdio nel 484 esiliato come
cattolico da Unnerico re de' vandali,e Caio
che assistè nel Sii al concilio di Carta-
gine. Morcelli, dfr. ,hr. t.i.
TACARA Txi. Sede vescovile di Nuiui-
T A D 223
dia, della metropoli di Cirta Giulia, di cui
furono vescovi : Aspidio intervenuto nei
4i I alla conferenza di Cartagine, e Cre-
scenzio nel 484 esiliato da Unnerico re
de' vandali per aver negato sottoscrivere
le proposizioni de'donatisti. Morcelli, -JJr.
dir. t.i.
TACI A o TATI A MONTANA. Sede
vescovile della provincia Proconsolare
d' Africa , della metropoli di Cartagine.
Ne furono vescovi: Meto intervenuto nei
349 al concilio di Cartagine, Crcsconio
nel 393 fu a ([uello di C^barsussa, R.uf-
(ino sottoscrisse al concilio di Cartagine
nel 525,6 Probo uno de'padri di quello
Proconsolare del 64G, ove fu scritta una
lettera a Paolo patriarca di Costaulino-
poli, contro i monotelili. Morcelli, dfr.
dir. t.i.
TACRIT o TAGRIT. Sede vescovile
della Mesopotamia, sul Tigri, a 44 leg'"^
da Mosul. I mafriani giacobiti d'oriente,
a cui è soggetta, vi stabilirono la loro se-
de nel secolo VII. Inoltre ebbe i seguenti
vescovi. Paolo assistè all'elezione del pa-
triarca Giorgio nel 7^9 al concilio di Ma-
bug, Abiboricortlato nel hb. De fide Pa-
trwii. e Giacomo già Severo Bar-Sciacco
morto nel r 2 3 r . Orirns dir. t. 2, p. 1 600.
.\ p. I 336il p. LeQuienfa menzioned'al-
tra sede di 7^^/r//7della diocesi di Caldea,
la quale nella fine del secolo IV era go-
vernata das. Maruta con quella di Marti-
ropoli.
TADAMA. Sede vescovile della Mau-
ritiana Cesariense, nell' Africa occidenta-
le, della metropoli di Giulia Cesarea, il
cui vescovo David fu esiliato da Unne-
rico re de' vandali, perchè nella conicren-
za di Cartagine del 4"^4 "^o^ sottoscii-
vere gli errori de'donatisti. Morcelli, .///•.
dir. 1. 1 . Tadama, Taddinvn. è ora un ti-
tolo vescovile in lìdrtU'W. sotto il simile
arcivescovato di Giulia Cesarea, che con-
ferisce il Papa.
TADDEO o GIUDA (s.). Vedi gli ar-
ticoli s. Giun A apostulo, s. Simeone o Si-
mone apostolo, San Taddeo 0 .M \'X'. Con
274 T A D
s. Bartnlomvo apostolo precì'fcò la fede
anche ai'li armeni, ed in Albania d'Asia
o Albanopoli, di che riparlai pure ne'vol.
IJ, p. 3 IO, LXX, p. 206. Altri ciò at-
tribuiscono a s. Taddeo (Z'^.), uno de'72
discepoli di Gesù Cristo, che gli armeni
riconoscono per altro loro apostolo. Sic-
rome a s. Giuda apostolo detto Taddeo
\cnne alcuna volta attribuito ciò che con-
viene all'altro s. Taddeo, è difilcile con
poche parole chiarire le notizie che si fan-
1)0 comuni ad ambedue.
TADDEO o TATTEO (s.). Uno dei
f-'i Diseepoli (7 .) di Gesù Cristo, che
■vuoisi fratello di s. Toìmnaso apostolo,
il quale poco dopo l'Ascensione del Si-
gnore, l'inviò da Gerusalemme in Edes-
M/ presso il re Abagaro, ciò che altri at-
tribuiscono a s. Taddeo (7.) apostolo,
nnzi si confondono le notizie di uno con
quelle dell'altio, su di che può vedersi il
voi. LI, p. 3o8eseg. Si narra, che s.Tad-
deo giunto inEdessa prese albergo in ca-
sa di certo Tobia, e cominciò a far par-
lare di se con niollissimi miracoli. Ivisa-
uò poscia Io slesso Abagaro che lo aveà
ìuandato a cercare, dopo essersi assicu-
rato della di lui fede, e dopo avergli im-
|)oste le mani. Operò altresì molti aìira-
coli, e con\ertì tutta la città diEdessa.
Abagaro gli olIVì un' ingente somma di
«lenaro, ma Taddeo la rifiutò costante-
mente. Ignorasi ciò che poscia avvenisse
di lui. Dissi a Seleucia di Caldea, che
secondo alcuni egli fu ili." Callolico de'
caldei. I greci riferiscono, chemorissein
Inerito di Fenicia, dopo d'aver battezza-
to molte persone, e ne celebrano la di lui
tueuiorìa a'2 i agosto. Alcuni latini l'o-
norano come martire l'i i maggio. 11 suo
culto non è molto noto, perchè venne
spesso confuso con s. Giuda Taddeo, on-
de il Buller non ne scrisse la vita, bensì
ìic parlò in quella di s. Giuda Taddeo,
ed in (juella di s. Tomiìiaso, anch'esso
avvertendo che fu confuso questo Tad-
deo il discepulo, mal a proposilo con s.
Taddeo apostolo. Egli inoltre è di pare-
T A D
re, che s. Taddeo il discepolo fu l'invia-
to a Edessa al re Abagaro, che guarì, bat-
tezzò con parecchie altre persone, e fon-
dò il cristianesimo nel paese.
TADDUA o TADUA. Sede vescovile
della provincia Proconsolare d' A frica,sot-
to la metropoli di Cartagine, e Cipriano
suo vescovo sottoscrisse la lettera del con-
cilio Proconsolare, inviata contro i mo-
noteliti nel 646 a Paolo patriarca di Co-
stantinopoh. Morcelli, Àfr. dir. 1. 1.
TADINl Placido Maria, Cardinale.
Nacque l'i I oltobreiyog in ìMontecal-
vo, diocesi di Casale, nel Piemonte, da ci-
vile e onesta famiglia, che ne curò la sua
istruzione e educazione. Ben presto die a
conoscere il robusto talento di cui l'avea
ornato natura, e l'indole buona e studio-
sa che ne'verdi anni manifestò la voca-
zione religiosa. Abbracciato l'istituto dei
carmelitani dell'antica osservanza,iu que-
st'ordine compì i suoi studi egregiamen-
te, e con profondità di sapere. Per questo,
per la sua saggia condotta, e per le sue
virtù funse nell'ordine varie cariche, si-
no a divenire assistente generale del me-
desimo e maestro in s. teologia, dopo es-
sere soggiaciuto alle peripezie politiche,
che colpirono tutti ì religiosi ed i loro
istituti nel declinar del secolo passato, e
iie'primordiidel corrente. Avendolo l'or-
dine stabilito nel convento di s. Maria la
Trasponlina di Pioma, successivamente
divenne penitenziere della basilica Vati-
cana,e lettore di teologia morale nell'uni-
versità romana. Slimato dall'universale
come uno de' più dotti regolari del suo
tempo, lo fu puie da'Papi Pio VII e Leo-
ne XII, e nominato consultore della con-
gregazione dell^ indice, esaminatore dei
vescovi in s. teologia, esaminatore apo-
stolico del clero romano, e membro del
collegio teologico di detto archiginnasio.
Godendo bella riputazione scientifica e
virtuosa, il re di Sardegna Carlo Felice
lo nominò vescovo di Biella, ed il Papa
pio Vili lo preconizzò nel concistoro dei
2b setlembie 1 828, eucomiando gli eser-
T A D T A D 225
citati ulTizi, la giavilà, la cloltiiiiaja pcii- ti die vi operò Io rese capace il'un mag-
tlcnza, e come degno della chiesa die al- gior iitmiero d'alunni ([it-rciò lodato al-
le sue pastorali cure allidava, il che leg- tresì dal Semeria, Storia ccclaiantirn di
go nella proposizione concistoriale. Tro- Gfrioi'a,^). i 24))non che celebrò il lodatis-
vo nel n. "24 del Diario di Rfli/ia,cUe to- sirno sinodo diocesano, e lo fece publ)li-
sto fu consagrato vescovo nella chiesa di ca\e,Synod(isDioecesan(iGcnii('/isis,Ge-
6. .Maria in Traspontina a' 18 oltobre,dal nuaei838, ex typographia archiepisco-
cardinal Bertazzoli prolettore del suo or- pali. Aggravato dagli anni edagl'incomo-
dine, assistito dagli arcivescovi Dottiglia di che pntiva, fu impotente di recarsi nel
e Soglia poi cardniali. Governò la sua dio- conclave del 1846, però il n.'")0 del Dia-
cesi con zelo e sollecitudine mirabile, e rio di Roma riporta. AI triste annunzio
con tanta lode che meritò d'essere propo- della morte di Gregorio XVI, il cardìna-
sto dal re Carlo Alberto alla s. Sede per le ne diramò l'infausta notizia a tutta la
l'arcivescovato di Genova. Laonde Gre- città e arcidiocesi di Genova con commo*
gorio XVI, suo antico amico ed eslimato- vente pastorale del 5 giugno, ordinando
iCjCon piacere lo promulgò nel concisto- pubbliche eserpiie in tulle le parrocchie
j(^ de'aluglioi 832, lodando l'esercizio del per pregar pace all'anima benedetta di
suo anteriore vescovato, tam praeclara quel gran Pontelìce. Indi a dar sfogo al
s('gessil,e dicendolo degnissimo della me- suo cuore addoloralo fece celebrare solen-
tropolitana a cui lo trasferiva. Riferisce ne e magnifico funerale nella metropoli^
il canonico Buiia, nella Serie degli arci- tana, in attestato particolare della sua ve-
vescovi e 1,'escovi del regno di Sardegna, nerazione e personale attaccamento al-
che il Papa gli accorilo di ritenere Tarn- l'augusto defunto, con messa pontificale
minislrazione della sede di Biella, finché in mezzo ad ima folla immensa di popo-
a'i settembre I 833non la provvidedi pa- Io, colle assoluzioni di rito eseguile dal
gioie. L'illustre chiesa di Genova imme- cardinale, e coirmlervenlo delle primarie
diatamente ne sperimentò V eloquente autorità civili e militari. Mentre il cardi-
dottrina, e le virtìi che lo fregiavano, le naie con indefesso amore continuava ago-
quali lurono premiate da Gregorio XVI vernare la sua diocesi, fu sorpreso da una
lU'l concistoro de'Gaprile I 835, creando- affezione polmonare, che non valsero a
io e pubblicandolo cardinale dell'ordine condjattere i più pronti e opportuni soc-
de'preli, con queste distinte parole, che corsi dell'arte. Confortato da quelli della
apprendo dall'allocuzione originale che religione, di cui fu sempreco'diocesani in-
prununziò: Deinuni in fungendo officio trepido banditore,dopoduegiorniemez-
pnslorali ,inùgniadoclnnae^prudenliac , zo chiuse gli occhi nel Signore di Srjan-
pielads, sludiisqne religionis speciinina ni (e perciò il più vecchio tie'cardinali del
ejctilenint. Quindi gl'impose il cappello suo tempo), a'22 novembre 1847- H n.**
cardinalizio, e per titolo gli conferì la ri- q5 del Diario di Roma annunziò la per-
cordata chiesa di s. Maria in Trasponti- dita di sì preziosa vita, desiderala e corn-
ila,annoverandolo alle congiegazioni dei pianta da tutti per le sue esimie viilù, e
Vescovi e regolari, riti, indulgenzees. re- rare doti d'iiilelletlo e di cuore, che gli a-
liijuie, e disciplina regolare. Notai all'ar- vcano meritato la stima, l'amore e il ri-
ticolo Genova (che sottomisi alla revisio- spello universale. Ond ècheonoraloein-
nedel cardinale, siccome mioanlico amo- delebilerimarrà nella grata memoria dei
revolissimo,invian(Ioglielo a laleelfeltoin genovesi d'ogni classe, e principalmente
quella città), ch'egli fra le tante beneme* del clero, come pure la sua gloriosa e be«
lenze procacciatesi coli' arcidiocesi, fece nemerita carriera percorsa. Nel n.''r)7 del
iiliorireilsemiuariojCCuyringrauduueu- Duilio si pubblicarono le altre ulleiiori
22(i TAD
notizie provenienti daGenova suirillustte
trapassato, ove si disse che all'amalissi-
1110 pastore furono celelirale con solenne
pompa l'esequie nella metropolitana, do-
po essere stata la sua spoglia mortale e-
spi)sta per due giorni nella gian sala del-
l'arciepiscopiOjCjuindi racchiusa in ricca
bara trasportata nella niedesuna. il con-
voglio funebre percoise le principali vie,
e si foimò di tutta la truppa della guar-
nigione, de'sodalizi di s. Sabina e di s. Do-
ntenico, della congi egazione de'sacerdo-
li secolari, del collegio de'parrochi, di tut-
te le collegiate e del capitolo metropoli-
tano. Il feretro fiancheggialo dalla fami-
glia nobile del cardinale, era preceduto
dagli ufljziali maggiori della guarnigione.
Seguivano immediatamente le carrozze
di gala parate a lutto, cui stavano a lato
alcuni della famiglia del trapassato, e fi-
lialmente loopoveri dell' Albergo chiude-
vano la lenta marcia dell.» mesta comiti-
va. Le lugubri armonie delle musiche mi-
litari resero più vivo e profondo il sen-
timento ond'era penetrala per tanta per-
dita l'immensa popolazione accorsa al
passaggio del numeroso corteo funebre,
sparsa sui terrazzi e su tutte le finestre ,
e visibilmente commossa al funereo spet-
tacolo. Collocata quindi la salma del ve-
nerando porporato nella metropolitana
innanzi all'altare maggiore, si celebrò il
divino uffiziOjCui pontificò mg. 'De Alber-
lis arcivescovo (i\2^'dZ\auzoin partibus.Sa-
lito il pergamo il can. Marciani, con ma-
schia eloquenza e gran co[)ia d'erudizione,
compi ftlicemente all'assunto di tessere
la debita corona di Iodi all'illustre cardi-
nale, richiamando più d'una lagrima sul
ciglio de'nuroerosi edivoti ascoltanti. Fi-
nalmente colle consuete ceremonie fu tu-
mulato nella stessa metropolitana, con
onorevole epilalfio. Questi particolari ho
creiluto ri[)iodiuli, non solo perchè in-
cludono pubblichee solenni testimonian-
ze del riverente alletto de' diocesani per
sì degno e ben amalo pastore, ma ezian-
dio per dare di quando in quando un'i-
T A G
dea delle ceremonie e de'rili che si usa-
no in diverse parti co' cardinali defunti,
dopo avere con diligente dettaglio descrit-
to il Funerale che loro si celebra quan-
do muoiono in Roma, in tale articolo e
negli altri relativi.
TADINO. F. GuAtDo Tadino.
TAFA o JOPPE. r. JoppE.
TAGAMU o THAGAMUTA. Sede
vescovile della provincia Bizacena nell'A-
frica occidentale, della metropoli d'Adru-
meto. Ebbe a vescovi: Lupiano interve-
nuto nel 3g7 al concilio di Cartagine, Mi-
lieo assistè alla conferenza di tal città nel
4 I I ,e Restituto nel 4^4 esiliato da Unne-
rico re de'vandali per aver negato conve-
nire co'donatisti. Morcelli, Àfr. chi-. 1. 1.
TAGAUA o TAGARATÀ. Sede ve-
scovile della provincia Proconsolare d'A-
frica, nella metropoli di Cartagine. Ne fu-
rono vescovi: Lucio intervenuto nel 4i i
alla conferenza di detta città, e Onorato
esiliato nel 4^4 '^^ Unnerico re de'van-
dali per non aderire a'donatisti. Morcelli,
Jfr.chrA.i.
TAGARBALA. Sci\e vescovile della
provincia Bizacena della metropoli d'A-
drumeto, nell' Africa occidentale, il cui
vescovo Fortunaziano, fedele a'dogmi cat-
tolici , nel 4^4 veiHie esiliato dal re de'
vantlali Unnerico. Morcelli, Afr.clirA.x .
TAGAB.1A. Sede vescovile della pro-
vincia Bizacena neh' Africa occidentale,
sotto la metropoli d' Adrumeto, di cui
furono vescovi: Felice della setta de'do-
natistie fu nel 4^ i alla conferenza di Car-
tagine, ed Onorato che per essere contra-
rio agli errori di essa nel 484 venne e-
siliato da Unnerico re de'vandali. Mor-
celli, JJr. chr. 1. 1.
TAGASA. Sede vescovile dell' Africa
occidentale, della provincia Bizacena e
nella metropoli d' Adrumeto, il cui ve-
scovo Secondo sottoscrisse la lettera del
concilio Bizaceno nel 646 a Costantino
Augusto figlio d'Eraclio, contro i mono-
tehti. Morcelli, yìfr. clw. t.i.
T AG ASTE, 7^lu7gnsU:Sedc vescovile
T A G
della Numidia nell'Africa occidentale, sot-
to la metropoli di Ciita GiuIin,L« cui città
rovinata egià municipio romano fu patria
del dottore s. ^iiifostino, lì quale fiì menzio-
iiedel monasterodiTagaste neW Ejjisf.SS,
ed ivi raccolse e istituì una società verso il
388 di piisolitaiiijcliefu la culla del bene-
merito e propagatissimo online degli -/-
^osltniaui (J '.), tuttora fiorente. Ne fu i ."
vescovo Fermo, di cui fa menzione s. A-
^()>liiio, De ìfcntìiicio ca[).i3,u° 23, ed
è nominato nel martirologio romano a'
3i luglio; Alipiogli successe e nominato
dal s. dottore nelle sue 6'o///<'vs/o/(/, lib.
6,cnp. 7, u.°i ijdel quale era famigliaris-
simo, e per lui inviò a Papa s. Bonifacio
1 i 4 libri della Divina Grazili che glia-
veva dedicati, e fu fatto legato apostolico
in Africa; Gennaro fedele alla pura fede
«el 4^4 fu esiliato dal re de' vandali Un-
iierico. Tagaste, Ta^nsten, divenuto ti-
tolo vescovile //; partUtus, del simile ar-
civescovato di Cirta Giulia, lo conferisco-
no i Piipi. iN'icolò V del i4^i nominò Gio-
vanni da Enitra; Sisto IV del 1 4? 'elesse
Fiancesco;indi Giulio li del i 5o3 lo con-
ferì ad altro Francesco,e poi ad Arnaldo di
Cedoreii;Leone X nel i 5i4<iF'l'PpoVara-
zio, nel I 5 1 5 a Cristoforo Beirionicerio, e
nel I j I 7 a Giovanni da Porto; Clemente
VII nel I 52 5aBernardoAndugazio;Paolo
III neh 534 a Giovanni, e nel i54o a Mel-
chiorre Cri veIli;Giulio III nel 1 551 aGre-
gorioSilvi;GregorioXlIlnel i 578ad An-
tlrea Slregnaiti. Clemente Vili volendo
condecorare in perpetuo colla dignità e-
piscopale l'agostiniano Sagrista del Pa-
pa (f ■), neliGoS fece vescovo di Taga-
sle il dottissimo fr. Angelo Bocca; Paolo
V nel 1620 conferì il lilulo al successore
fi. Gio. Battista ile Aste,e nell'islesso anno
|)ersua morte all'altro sacrista fi. Gio. Vm-
cenzo Spinola: secondo iMorcelli, ///-.r/j/-.
1. 1 , p. 2C)C), pare che nel 1 620 lo fosse pu-
re Stefano de Brito.GregorioXV nel 1623
dichiarò sagrista e vescovo di Tagaste fr.
Fulgenzio (ialliicci. II sagrista Allini non
avendo accettalo d titolo di Tag^istc, In-
T A G 227
nocenzo X gli dièquellodi Porfirio (P^.),
che divenne l'ordinario de'sagristi ponti-
ficii. Alessandro VII nel 16G7 attribuì
questo titolo di Tagaste a fr. Antonio Ma-
rinaricai'melilano;ClementeXI neh 708
ad Emanuele de Silva; Benedetto XIII
nel I 728 ad Alessandro Caputi; e Clemen-
te XII neh 733 a Biagio Antonio de O-
loiizio.
TAGLI ACOZZO. F. Pescina e Si-
cilia.
TAGLI ACOZZOGiovA\\f,C^/Y///jrt-
le. De' conti di tal nome che descrissi a
]'ESciNA,e della nijbilissima famiglia dei
Berardi signori ilella Marsica, nacque ia
Curcumello, castello posto sopra la pia-
nura de'INIarsi nel regno di Napoli. Man-
dato a Roma e di venuto chiaro per le vir-
tù, fu promosso da Martino V neh 421
all'arcivescovato di Taranto, e nella bol-
la lo dice espressamente dell'illustre e po-
tente stirpe de' Berardi, avendo preteso
altri che fosse degli Orsini. Eugenio IV
nel concilio generale di Firenze, qual uo-
mo di straordinaria abilità e valore, a'i 8
dicembrei439 lo creòcardinale prete dei
ss. Nereo ed Achilleo , mentre qual suo
nunzio apostolico studia vasi di richiama-
re alla di lui ubbidienza i popoli di Ger-
mania, che si erano alquantoalienati, do-
po che nella Svizzera nel conciliabolo e-
rasi eletto l'antipapa Felice V, ricusan-
<lo di riconoscere né l'uno né l'altro. Nel
concilio di Basilea (piai nunzio a'padri a-
vea recitato in favore d' Eugenio IV due
orazioni piene di sapienza e di dottrina.
Inoltre il Papa subito l'inviò legato a Na-
poli per stabilire la pace tra Alfjuso V
re d'Aragona eB.enato d'Angiò, ambedue
pretendenti a quella corona, e dove colla
sua industria e autorità oltenneil brama-
to iiiìe, quantun(jue per breve tempo, i
due principi nuovamente sostenendo col-
le armi, uniti a'ioro seguaci, le proprie
lagioni. Neh 443 <'lteniie il vescovato di
Palestrin.i, divenne decano del sagro col-
legio, [)eiiiten7,ierc maggiore, protettore
dell'ordino agualiniauo, e iimunuistralo-
228 T A G
re delle chiese di Leone e di Oria. Dopo
essere intervenuto al conclave per l'eie-
zione di Nicolò V, compì con gran ripu-
tazione nel 1449 "1 R-Oiiia il periodo dei
suoi gioini, e rimase sepolto nella chiesa
di s. Agostino, nella cappella di s. Nicolò
daToIenlino,dove al destro lato della me-
desima si vede la sua elhgie leggeimenle
scolpita in pietra, e collocata nell'e>>tre-
initii della parete presso all'altare, con
isciizione in versi leonini.
T AG LI A FÉ R Pietro, Cardinale. De-
Dominato della Chapelle nella IMarca di
Linioges, per essere nato nel castello 0-
inonimo feudo di sua casa, da un padre
che dicesi pervenne all'età di i 20 anni. Nel
1270 fu professore di leggi in Orleans,
dove si crede che avesse a discepolo Ber-
trando poi Clemente V. Fatto preposto
d Eyrnoutiers nella diocesi diLimogese
poi canonico di Parigi, nel i 2C)2 divenne
vescovo di Carcassona. Filippo IV re di
Francia nel 1 2g5gli aflìdò, con altri sog-
getti qualificati, l'esecuzione delle condi-
zioni della pace stabilita Ira lui e il fratel-
lo Callo contedi Valois, e Ira Giacomo
Il re d'Aragona e Giacomo II re di Ma-
iorca. Lo stesso Fdippo I V gli donò gra-
ziosamente 16,000 lire piccole lurouesi,
ili cui era debitore alla regia camera il
cardinal Dortlis, già vescovo d'Alby e poi
di Puy. Nel 1298 fu trasferito alla chie-
sa di Tolosa, eda'iS dicembre 1 3o5 Cle-
mente Vad istanza di Filippo IV in Lio-
ne lo creò cardinale prete ili s. Vitale, o
di S.Apollinare o di s. Prassede, enei 1 3o6
vescovo di Palestrina. Ebbe commissio-
ne dal Papa di formare in Poitiers il pro-
cesso a'cavalieri templari, il quale fu poi
da lui esibito nel conciliogeneraledi Vien-
na; oltre a ciò, con altri cardinali fu de-
putato per i.° giudice nella controversia
the ardeva aQÌÌ'ovà'nie francescano, in-
torno al volo di povertà ; raa non potè
nulla decidere per essersi malato, onde gli
fu sostituito il cardinal Fredoli. Ivibbri-
cò una collegiata nel luogo di sua nasci-
ta, ma uou ebbe la coDSoIazioutj di veder-
T A G
la compita, perchè prevenuto dalla mor-
te in Avignone nel i 3 i2,oconje altri vo-
gliono nel suo feudo di Cha|)elle, edivi
restò sepolto in nobile ed elegante avello
posto in mezzo al coro della chiesa da lui
edificata, con elogio in versi barbari leo-
nini.
TAGLIA VI A Pietro, CmZ/na/e.D'A-
ragona e nato in Palermo dalla nobilis-
sima prosapia de'conti di Castelvetrano o
Castelvecchio e Terranova, [)er l'esimie
sue virtù e rari talenti fu promosso nel
1537 da Paolo Ili al vescovato di Gir-
gentijdal quale sul fine deli 544 venne
trasferito a quello della propria patria,
dove celebrato il sinodo diocesano, seppe
con bel modo unire insieme impareggia-
bile modestia, incorrotta giustizia, fedel-
tà sincera,zelo infaticabile e singolare ma-
gnificenza. Si trovò al conciliogeneraledi
Trento, dove un giorno ginocchioni e co-
gli occhi versanti lagrime, gli riuscì di
quietare la C(jntroversia insorta tra'car-
dinali Madrucci e Monte. Quest'ultimo
divenuto Giulio III, conosciuta la spec-
chiata prudenza e l'integrità del degno
prelato, a istjiiiza di Carlo V a'22 dicem-
bre i 5 j3 lo creò cardinale prete di s. Ca-
listo. Divise questo porporato le sue ren -
dite tra'poveri, de'quali si mostrò padre
e protettore, allorquando singolarmente
al governo spirituale di sua chiesa gli fu
aggiuntoli temporale di viceré di Sicilia
su'principii deli5?7,da Filippo II re di
Spagna, che pure lo nominò alla pingue
abbazia de'ss. Pietro e Paolo il'Italia, e gli
fece dare parecchie migliaia di scudi, on-
de supplire alle spese necessarie per la
nuova carica, e lo sgravò da alcune tasse
solite a pagarsi. Dopo essere intervenu-
to al conclave di Paolo IV, essendo sta-
to assente da quello di INLarcello II, com-
pì la sua vita edificante edesemplare,con
pia e tranquilla morte nel i 558 in Paler-
mo, e fu sepolto nella chiesa della Madon-
na, in un avello di marmo sostenuto da
due leoni senza iscrizione, la quale poi fu
supplita ueli 7o(i con molla eleganza dal
T A G
can. Alessandro Guarrasi. A'iiportali e-
logi si deve aggiungere, che il cnriliiiale
fu pure mirabile per attività ne'giandi af-
rari,assiduo nelle flitiche, integro ue'costu-
mi e di profonda umiltà. La sua carità po'
bisognosi fu tale, che non riteneva per se
slesso se non quanto eragli di precisa ne-
cessità.Avendo un gioì no li maestrodi ca-
sa negato d;ire io soldi a un povero per
suo ordine, adducendo per iscusa non es-
servi denaro, vedendo il cardinale nel dì
seguente a tavola un gran pesce, ne do-
mandò ilcosto, ed essendogli risposto 200
soldi, sorpreso ilcardiualedi sì lauta men-
sa, mentre erano stati negati 1 o soldi a un
povero, in)DJediatamente fece portare il
pesce all'ospedale, per sollievo degl'in-
fermi.
TAGLIA VI A Simone 0 Simeone, Car-
dinale. De' duchi di Terranova, nacque
nel castello di Veziano, feudo di sua casa,
nella diocesi di Warzara in Sicilia, e ni-
pote del precedente. Condotto da fanciul-
lo in Ispagiia, si applicò con incredibile
ardore nell'università d'Alcalà d'ilenares
allo studiodelle lettere e dellescienze,clie
accompagnò con una singoiar modestia,
prudenza e gravità di costumi. Ottenuta
ivi la laurea nelle filosofiche e teologiche
facoltà, in riguardo del padre che essen-
do ambasciatore del re di Spagna alla
dieta di Colonia, ad insinuazione di Gre-
gorio XIII avea promosso e favorito con
tanto zelo l'autorità e i diritti della s. Se-
de, che maggiori non potè dimostrare lo
stesso nunzio pontificio, il detto Papa ai
1 2 dicembre i583,di 33 anni lo creò car-
dinale diacono o prete di s. INIaria degli
Angeli. L'ingenuilà de' suoi sentimenti,
l'amore per la verità, la mirabile pruden-
za, il zelo ardente per la religione, lo re-
sero degno della stima non meno de'l'a-
pi che de're di Spagna. Tale fu l'afletto
e il concetto che ne aveaLlbano^'ll, che
lo volle presso di se nel Vaticano , e lo
incaricò de'principali affari del governo
temporale e s[)iriluale; altrettanto leie
Gregorio XlVj che lo trattò colla più iu-
T A H 2:?9
lima confidenza, talvolta recandosi nelle
sue stanze quotidianamente o ogni due
giorni, per consultarlo ne'negozi più ar-
dui. Clemente Vili neliGoo lo nominò
legato a chiudere la Porla. "santa [P\) del-
la basilica Lateranense,in assenza del car-
dinal arciprete, e nel 1 6o3 lo fece vesco-
\o di Sabina. ìNelle congregazioni cardi-
nalizie a cui appartenne, si acquistò sin-
golare riputazione di veritiero, dotto, pio
e giusto. Di volissimo della 1j. Vergine, of-
frì preziosi doni al santuario di Loreto,
e molto contribuì per abbellire e ornare
la cappella di s. Tommaso d'Aquino in
esso eretta; oltre l'aver compai lilo con-
siderabili benefizi alla cliiesa della iMa-
donnn di Costantinopoli di iloma, chede-
scrissi a Sicilia, ed alla quale lasciò un
legalo di 5ooo scudi. Vacata frattanto la
chiesa di Palermo, mentre si voleva a lui
conferire, la morte Io rapì in Roma nel
iGo4,di 54 anni, dopo essere intervenu-
to al conclave ili Sisto V e de'4 suoi suc-
cessori. Ebbe sepoltura nella chiesa diGe-
sù senza alcuna memoria, e non già nel-
la cappella del ss. Salvatore, come pre-
lese Speiandio nella Sabina sacra.
TAGORA.Sede vescovi le della Numi-
dia, ch'ebbe a vescovi: Santippo del 4oi,
ricordato da s.Agoslinonell'A/>'/'>^59;Po-
stumianoche fu nel4i ralla conferenza di
Cartagine, e Timoteo che per sostenere le
verità cattoliche venne nel 4^4 esiliato
da Unnerico re de'vandali acerrimo ne-
mico de' cattolici e fautore de' donatisti.
Morcelii, Jfr. dir. t.i.
TAGORA. Seàe vescovile della pro-
vincia Proconsolare d'Africa, il cui vesco-
vo Restituto si trovò nel 4' 1 al'a confe-
renza di Cartagine. Morcelii, y///-. r/;/-. t. r.
TAHAL. Sede vescovile della provin-
cia di Beth-Garme nella diocesi de'caldei,
situata a'confini di Persia, che vuoisi pa-
tria di Xenaia o Filosseno capo de' ino-
/io//.v///.che occupò la sede di Gerapoli.Ne
fu vescovo DanieleTabonitaauloie della
/ i(ti (lì x. Isacvo di Ninivc. e d'alcuni al-
tri scritti sulla s. Scrittura. Oriins dir. t.
23o T A I
2, p.i33G. Non si deve confondere colla
sede di Taha-il-Aniudiii o Teodo^ia nel-
l'Egitto, e residenza d'un vescovo copto.
TA1DE(s.), penitente. Viveva in Egit-
to circa la metà del IV secolo. Era slata
allevata nella religione cristiana, ma l'a-
more della voluttà e il desideiio d'un in-
fame guadagno la trassero in un abisso di
corruzioiie;quindi abusando nella sua bel-
lezza, del suo ingegno e di alcune altre do-
ti, si diede pubblicamente alla prostitu-
zione. S. Pafuuzio anacoreta della Tebai-
de recossi a visitarla, colla speranza di ri-
trarla dalle vie del peccalo; ed infatti, al-
le esortazioni e a' rimproveri del santo,
Taide colpita da dolore de' suoi falli, si
gettò a'di lui piedi, e struggendosi in la-
grime lo pregò di supplicare Iddio alfin-
chè le usasse niisericordia, e d' imporle
quella penitenza che giudicasse conve-
niente, promettendo di eseguire quanto le
prescrivesse. Pafnuzio le indicò il luogo
del suo ritiro, e ritornò alla propria cel-
la. Onde riparare allo scandalo che avea
dato, Taide dato di pìglio a tutto ciò che
avea ammassato colie sue colpe, gellollo
nella strada e vi diede fuoco, invitando i
complici delle sue dissolutezze ad imitar-
la nel suo sagrifizio e nella sua peniten-
za. Si recò poscia da Pafnuzio , il quale
la condusse in un monastero di donne, e
la rinchiuse in una cella, sulla cui porta
pose un suggello di piombo, come se quel
luogo dovesse servirle di tomba. Racco-
mandò alle sorelle di portarle ogni gior-
no per suo nutrimento un poco di pane
e di acqua, e ordinò a lei d'implorare la
misericordia divina ripetendo queste pa-
role: " O voi, che mi avete creata, abbia-
te pietà di me". Ella continuò sempre a
fare questa preghiera, che accompagna-
va con molte lagrime, non osando chia-
mare Iddio suo padre, perchè avea me-
ritato co'suoi peccati di perdere la qualità
di sua figlia. In capo a tre aimi s. Pafnu-
zio andò a trovare s. A,ntonio, per chie-
dergli se Taide avea fallo penitenza suf-
ficiente per essere riconciliata e ammes-
T A J
sa alia comunione. Convenutisi amendue
di consultare s. Paolo il ScriipUcr, e pas-
sata con esso la notte in orazione, la mat-
tina il medesiuìo loro disse, che Iddio a-
vea preparato un posto su incielo a quel-
la [)cnilente. Pafnuzio andò dunque ad
aprirle la cella, e ad annunziarle che la
sua penitenza era finita. Taide, spaventa-
ta dai giudizi di Dio, e giudicandosi in-
degna d'essere associata alle caste spose di
Gesù Cristo, domandava di rimanere rin-
chiusa nella sua cella fìu che vivesse, ma
Pafnuzio non glielo permise. Iddio soddi-
sfa ito del suo sagrifizio,do poi 5gioruichia-
molla all'eterna beatitudine. Ella è ono-
rata in diversi giorni ne'martirolo^ del-
l'occidente, e la sua festa è indicata agli
8 d'ottobre nel menologio de'greci.
TAITI o TAHITI. / . il voi. XLVIII,
p. 24g, sSg e 260, come Vicariato a-
postolico dell' Oceania.
TAJA Flaminio, Cardinale. Patrizio
sanese, datosi per tempo allo studio della
giurisprudenza, si condusse in Roma ad
esercitarvi l'avvocatura. Ammesso quin-
di dal concittadino Alessandro VII tra gli
avvocati concistoriali, passò poi nel tri-
bunale della rota, in cui nel corso di pa-
recchi anni die manifesti segni d'integri-
tà e dottrina, egli meritarono la carica
di reggente della penitenzieria. Innocen-
zo XI volendo decorare della dignità car-
dinalizia un uditore di rota, com'era co-
slume nelle numerose promozioni, scelse
il prelato ch'era divenuto decano del suo
tribunale. Avendo ormai 80 anni, si ap-
parecchiava più alla tomba, che alla por-
pora, per cui supplicò vivamente il Papa
a degnarsi di desistere dalla presa riso-
luzione, per mezzo di ragionato memo-
riale, in cui co'piili validi argomenti trai-
ti dalla storia sagra e profana, dalla teo-
logia e dalla giurisprudenza, rappresen-
tò le ragioni e i molivi che lo induceva-
no a ricusare il cardinalato. Questa ei u-
dilissima lettera, piena di autorità della
Scrittura sagra e de'Padri, si può leggere
nella Raccoila delle lellere memorabili
T A L
fli Biilifon a p. 1 1, e nel Guarnacci, T'i-
tne Pontlficum et Caidinnliuni, t. i, p.
I 5g. Tulio però fu indarno, poicliè In-
nocenzo XI, Termo nella presa risoluzio-
ne, il I. "settembre I G8 I locreò canlinale
prete di s. Maria della Pace, dignità die
com'egli avea preveduto appena godè i 3
mesi, morendo in Roma neh 682, di 82
anni. Fu sepolto in detta titolare, dove
nell'ingresso del baltislerio, sottoun me-
daglione espiimente l'enigie del cardina-
le, si legge r onorevole epilafilo. Men-
tre egli colla voce con chiarezza mani-
festava le sue idee, in iscritto era oscu-
ro, comesi ravvisa nelle sue decisioni ro-
tali.
TALAMOoTHALAMO.Sede vesco-
vile della 6.^ provincia d'Acliea o Eliade,
nella diocesi dell'Illiria orientale, esarca-
to di IMacedonia, sotto la metro ;)oli dlLa-
cedemone o Lacedemonia, lo slesso che
Brcslciic (7 .). Talamo, Thalnnìc/i. è li-
ra un titolo vescovile in partiints di dello
arcivescovato similmente in partibusxhe
conferisce la s. Sede.
TALAPTA o TALAPTULA. Sede
vescovile della provincia Bizncena, della
metropoli d'Adrumeto. Ne furono vesco-
vi: Daziano donatista, che fu nel 4 ' • all'i
conferenza di Cartagine; Vinitore catto-
lico e perciò esilialo nel 484 ^Ij' Unne-
rico re de'vandali, per essersi opposto a-
gli errori de'donalisti;Slefano sottoscrisse
la lettera mandata dal concilio Rizaceno
nel 646 a Costantino Angusto figlio d'E-
raclio, contro le novità de' moooteliti.
IMorcelli, yijr. dir. l. i.
TALASSIO (s.), Solitario. A'. Limneo
(s.).
TALASIO, Cnrcìinnle.Y\oY\ nel pon-
tificato di s. Gregorio ili del 731, del ti-
tolo presbiterale di s. Maria in Traste-
vere 0 di s. Calisto.
TALBOR A. Sede vescovile della Car-
taginese Proconsolare, nell' Africa occi-
dentale, delia metropoli di Cartagine. Di
presente Talbora, T(ilì<nrriì. è mi titolo
vescovile ?///;<7;7/7'»"i';Comprcso nell'egna-
T AL 23 I
le arcivescovato di Cartagine, che si con-
cede dal Papa.
TALELEO(s.), solitario. Viveva san»
Inmente in ('ilicia verso l'anno 4 80, e per
darsi interamente n Dio ^i ritirò sopra n-
na montagna di Siria presso la città di
Gabales. Ivi passò 10 anni rinchiuso co-
me in una gabbia di legno, ov'era tanto
list retto che non pntea slare in piedi. Ve-
dutolo Teodoreto in queslo stalo, lo in-
terrogò peichè avesse scelto un tal gene-
redi vita; al che egli rispose: >• lo punisco
il misero mio corpo, alUnchè vedendo Id-
dio quello ch'io sofiropc'miei peccali, n)e
li perdoni, o almeno scemi il rigore degli
smisurati tornicnli,a'fpiaIi homerilalodi
essere dannato nell'altra vila". Tanto ri-
porta il Butler sotto il giorno 27 febbra-
io, ove nota, che Giovanni Mosco nel suo
Prato spirituale, parla d'im altro Tale-
leo, parimente di Cilicia , ma anteriore
d'un secolo, e dice ch'esso passò Go an-
ni nella soli ludi II e, unica mente in tento al-
la preghiera e agii esercizi della pili auste-
ra penitenza, piangendo quasi continuo
come un altro Arsenio. Per o"ni istruzio-
o
ne diceva a (pielli che andavano a visi-
tarlo: » Piangiamo, o fratelli; questo tem-
po non ci è dato dalla divina bontà, che
per far penitenza. Miseri noi, se ne per-
diamo un istante! "
TALISMANO. Figiu'a o immagine
scolpila sopra una pietra o metallo, spe-
cie i\' /liinileio (T .). alla quale gli astro-
loghi e ciarlatani attribuiscono con Su'
pcrstizioiic (T .} \\v\.\i meravigliose, eco-
ine preservativo di Malcficii (I .) ofat-
luechierie di Stregoni (f^.). Sidistinguo-
no 3 sorta di talismani: gli astronomici,
che portano la figura di qualche segno ce-
leste, coslellazioneopiaueta con alcuni ca-
ratteri inintelligibili; i magici, che presen-
tano figure straordinarie e con molli su-
perstiziosi, e nomi d'angeli sconosciuti; i
misti, che sono composti di segni e di no-
mi barbari. Tulli questi talismani non
hanno ;dcuna virili e non ponno servire
che a ingannare il popolo credulo e su-
232 TAL
perslizioso, quello cioè che porta cieca fi-
ducia alla ridicola figura de'corni,ciie pre-
Unisce o coiironde co' veri ed eOìcaci pre-
servativi religiosi che la Chiesa sostiluìa'
superstiziosi ; argomento e debolezze che
altamente deplorai ne'citati e altri artico-
li. Alcuni credono che Apollonio di Tiane
sia ili.° autore della scienza de'talismani;
altri allrihuisconorinvenzioneair/s^j-/V/n,
od a Jachi o Jachide che vivea sotto il re
egizio Sennete, e perciò assai anteriore ad
Apollonio. Presso gl'idolatri furono e so-
no comunissimi, cos'i tra que'popoli che
sono acciecati dalle superstizioni. Gli au-
lichi romani riguardarono per talismani,
e vi credevano collegata la salute, la glo-
ria e la durata di Roma, il Palladio di
Troia, gli Ancilii,e quegli altri enumerali
e illustrali da Cai\ce\[\ev\,Lesetlccosefa-
lali (li Roma antica, e de'quali riparle-
rò a Tempii di Roma. 11 furore pe'fallaci
talismani si sparse ancora tra parecchie
selle di eretici cristiani de' primi secoli.
GliarabijSomcuameale dediti all'astrolo-
gia giudiziaria, dopo l'invasione de'raori
nellatV^Wi^^/zrt'.spaisero i talismani per tut-
ta l'Europa, decantandone i favolosi por-
tentosi elfelti. Francesco Placet priore
premonslratense col trattato: La super-
stizione del tempo riconosciuta da Tali-
sma7ii. con^y\\o (iaffarel autore dell'ope-
ra: C?</'/o.?ztó inaudite sulla scultura ta-
lismanica de'j)crsiani.
TALLEYRAND. F. Perigord.
TALLI ANTE Guglielmo, Cardina-
le. Nato in Francia, abbracciò la vita re-
ligiosa nel monastero de' ss. Facondo e
Primitivo nella diocesi di Lione, e fu in
tal credito presso s. Ferdinando 111 re tli
Casliglia, che lo scelse a precettore del
proprio figlio. Piacque a Innocenzo 1 Via-
le elezione, onde con due altri ragguar-
devoli soggetti l'inviò all'imperatore Fe-
derico Il nemico della s. Sede, per otte-
nere oneste condizioni di pace, ma indar-
no riuscì la missione. Quindi in Lione nel
dicembre I 244 lo creò cardinale [irete dei
ss. XII apostoli, e fu uno di quelli che per
TAL
lai. "volta riceverono il cappello cardina-
lizio. Col cardinal Ugo di s. Caro fece In
solenne traslazione del corpo di s. Zac-
caria detto il protomartire delle Gallie,
nella città di Vienna del Delfinato, dove
nella basilica de'monaci di s. Pietro fu o-
norevolmente deposto, concedendo il Pa-
pa indulgenza plenaria a chi nell'anniver-
sario confessato e comunicalo ne visitas-
se le reliquie. Intervenne al concilio ge-
nerale di Lione I,ove mor\ e fu sepolto
nel i25o.
TALMUD o THALMUD. Libro che
contiene il diritto civile e canonico degli
Z^/'/'c? ('T'^J, significando il suo vocabolo
rituale o ceremoniah'. Altri spiegano l'e-
timologia della parola Talmud, per dot-
trina o studio, poiché pretendono gii e-
brei che contenga tutta la loro scienza e
dottrina, con lutto quello che appartie-
ne alla legge divina ed umana. Slimano
inoltre gli ebrei, che quanto si contiene
in questo libro sia una 2.' legge data da
Dio a bocca a Mosè, allorquando gli die
la legge scritta, per cui lo chiamano Tori\
Scehchalpì',0 legge data a bocca. Dico-
no che da Mosè fu insegnata a Giosuè,
e da questi a'70 vecchi oanziani d'Israe-
le, i quali la comunicarono a' profeti, e
che successivamente fa rivelata a'rabhini
con gran segretezza, acciò i misteri che
contiene non fossero penetrati e conosciu-
ti dal volgo. Affermano gli ebrei, che la
cagione per la quale non fu scritta que-
sta 2.^ legge, fu acciò non venisse a no-
tizia degli altri popoli; ma vedendosi e-
spulsi dal loro paese e dispersi per tutto
il mondo, non potendosi conservare tale
legge con tradizione orale, si scrisse in li-
bri per tenerla a memoria. A tale effet-
to ii rabbino Giuda detto Rabbenuaca-
dosCjamicodeirimperatoreAntoBino Pio,
compilò nel libro Mlsiuì in 6 trattali tut-
te le tradizioni, pareri e ordini de'rabbini
sino a lui. La Sinagoga- (ì.) ricevè il li-
bro verso l'anno 2 19 della corrente era.
Indi nel 23o il rabbino lochanan, che per
quasi 80 anni era slato capo della siua-
TAL
gogacliGerusalemme,commentòilMisnìi
e fu cliiainalo Talnuul GcritMiliinitano.
comechr; compilato in Gerusiileminc. I\Ia
non melilo credilo, per essere oscuro e dif-
ficile a capirsi. Finalmente i due rabbi-
ni Rabbinà e Rab-Asè,in Babilonia rac-
colte tutte l'esposizioni, dispute e giunte
falle al Misnìi, unendovi molli racconti,
sentenze e delti, nel 5oo circa ne forma-
ronocome un commento al testo del ì\Ii-
snà, chiamandolo Talinud lidhilonico o
Cliriiuirà o Cciiiarào Clwinarot. Altre
appendici vi aggiunsero Salomone e altri
rabbini, che denominarono Tosa fai o ac-
crescimenti. Talee la stima che fanno gli
ebrei in tutto il contenuto dal Talmud,
che lo ritengono per fondamento della re-
hgioiie giudaica, insegnando i loro rabbi-
ni, che deesi prestare maggior fede alla
dottrina che racchiude, che all'istessa s.
Scvittnnu ondedopolo studio della Bìh-
/>/Vri giovani passanoa quello del Talmud.
Qtiesto infelicemente famoso libro si com-
pone principalmente di due parti, delle
quali la i." o testo si chiama Misnà o Mi'
srìiiut, e l'altra che n'è come la glossa, il
ripeto, si dice Clw/nai-noCciìiarùoGhc-
ììiarol. La Misnà è scritta in ebraico rab-
binico abbastanza puro, nm con istile sì
conciso eh è difCcile intenderlo, a meno
che non si conosca la materia di cui trat-
ta la C»/j('//m/-<), scritta in cattivo caldai-
co in istile assai confuso e poco inteso da-
gli stessi ebrei, i quali preferiscono al Tal-
mud di Gerusalemmequello di Babilonia
più voluminoso e che meglio comprendo-
no, laonde è più divulgato. Del solo testo
o Misnà vi sono diverse edizioni, ritenen-
dosi la più bella e comoda quella fatta da-
gli ebrei in Olanda. Si conoscono altresì
diverse edizioni dell'intero Talmudjla più
ricercata e rarissima, perchè gli ebrei di
Levante ne comprarono la maggior par-
te degli esemplari, è l'edizione di Vene-
zia cominciata nel i52o da Bomberg in
12 volumi. Non vi ha scrittore israelita
che l'abbia ancora \ollo in alcuna lingua
europea, bensì Coen ne pubblicò alcuni
VOL. LXXU.
TAL 233
squarci in francese. Altri qualificano ilTal-
mud, collezione di dialoghi, controversie,
tradizioni, discettazioni sulla religione e
la morale giudaica : dividendolo in due
parti distinte,chiamaDO la i.' Alaclia,}^i-Q-
cetti e insegnamenti, riguardando questio-
ni di diritto, di polizia, di ceremonie e di
rito; chiamano la 2." A^dda, narrazioni
e racconti, ed è una raccolta di massime,
frale quali visonodelle buone e deilecat-
tive. 1 soli giudei di Polonia e di Russia
considerano ancora il Talmud comecodi-
ce. Il Talmud inoltre contiene, non solo
raeschi ne stra vaga nze,favole ridicole e feti -
sita manifeste riguardanti la storia e la
cronologia, ma anche dcU'empietà e orri-
bili bestemmie contro la legge divina, la
religione di Gesù Cristo, la B. Vergine
Maria, e di odio contro i cristiani. Si poa-
no leggere in Sisto di Siena, Bi/dioikeca
Paliuiìì, 1. 1 4> lib. 2; in Genebrardo, Bi-
ìilinth. lib. 2 e 3; in Bartolocci, Bibliot.
Rabbinica; nel p. Cherubino di s.Giusep-
pe, Bibliot. cULla crilica sagra, l. 3; ia
Buxlorf, Bibliot. Rabbinica; in Medici ,
Riti e costumi degli ebrei coiifntati, cap.
6, Del Talmud degli ebrei. R. Maimoni-
de nel suo Compendio del Talmiid,èsl\~
malo più del Talmud stesso,per essere fat-
to con molto discernimento, e perchè ri-
sparmia la pena di leggere una quantità
d'impertinenti narrazioni, delle quali ri-
dondano le tradizioni de'rabbini compi-
late nel Talmud. Sono chiamati Talmu-
disti coloro tra gli ebrei che insegnano
le tradizioni contenute nel Talmud. Pel
complesso dell'empietà contenute in que-
sto ri prò ve vole e pesti lenziaIelibro,fu eoa-
dannato severamente da molli Papi, vie-
tata la ritensione e lettura sotto gravi pe-
ne, anche agli ebrei sudditi pontificii, e
lo fecero divampare colle fiamme e ar-
dere. Il j ."a condannarlo e riprovarlo fu
Gregorio IX nel i 23o;indi Innocenzo IV,
esortando colla bolla Inipia judaeoruniy
de'c) maggio i 244, BulLlvìm. t.3,p. 2()8,
il re di Francia s. Luigi IX a fare abbru-
ciare nel suo regno il Talmud, dà la no*.
16
2 34 T A M
rione di questo libro, dicendo che gli e-
hrei, ommissis scu coiUcvìplis Icf^c 3To-
saica etProphctìs, qnnsdaììi tradì lioncs
sunrutn scuiorimi scniiuìititr .... Quae
Thalmud hehrnìcc nunniprintìir, ci ma-
gnus lil)cr est apiid eos, cxcedens Tex-
tìim lìihlìae in iinmenxuìii, in quo siint
blaspjicnìiac in Dcìim, et Christian i-jiis,
acB. T irgincni manifcstac, intricabilcs
faììidac.aìiusioni s crvonvacac stullitiae
inaudilac.W cardinal Ottone (f'.J (\i Ca-
stelridolfo legato dMnnocenzo IVa s. Lui-
gi IX, terminò l'esame del Talmud, che
venne formalmente condannato, egual-
mente inveirono contro il Talmud i Pa-
pi Clemente IV deli 265, ed Onorio IV
del 1285. L' annalista Rinaldi all'anno
i320,n.°24,iaccontacome Papa Giovan-
ni XXII prese la protezione degli ebrei,
nellaGuascogna perseguitati àa' pastorel-
li eretici, e concesse loro diversi benefizi,
ma insieme fece bruciare il Talmud. Nel
I 554 Giulio III col breve Cian sicut. dei
29 maggio, Bull. cit. t. 4) par.r, p. Sog,
diretto all'episcopato di tutto il mondo,
vietò severamente agli ebrei di conserva-
re presso di loro il Talmud, contro il qua-
le si scagliò pure Paolo IV nel i 55c). Po-
co dopo s. Pio V fece bruciarne 20,000
esemplari. Arche Gregorio XIH lo dete-
stò, incaricando il dotto agostiniano Ada-
manzio a tradurre e correggere il Tal-
mud, ma egli mori prima di compiere il
lavoro. Clemente Vili nna!mente,non so-
lamente fece bruciai'e il Talmud in Cre-
mona, ma colla bolla Cum hebraeorwn,
de'28 febbraio 1.592, Bull. cit. t. 5, par.
I , p. 4^8, confermò tutto il decretato dai
predecessori contro il sagiilego libro, nuo-
vamente proibendo agli ebrei di ritenere
e leggere il Talmud e altri simili libri con-
taminati da iniquità, rivocando tutte le
licenze accordate.
TAMA. Sede vescovile d'Egitto presso
il Nilo, della quale fu vescovo fr. Anto-
nio de Garay di Burgos francescano, che
dopo 20 anni rinunziò neh 5 14. Vadin-
go, Annal. t. 8, p. 2 i q.
T A M
TAMADA.Sede vescovile d'Africa, for-
se della provincia Tingitana 0 della Mau-
ritiana Cesariense, di cui essa faceva par-
te, e perciò sotto la metropoli di Giulia
Cesarea. Ebbe a vescovi, Donalo che nel
4 I ico'donatisti intervenne alla conferen-
za di Cartagine, e Romano nel 484 esi-
liato da Uimerico re de' vandali, perchè
in quella de'donalisli ricusò sottoscrive-
re i loio errori. Morcelli, Jfr. chr. 1. 1.
TAM A GPvIoTAÌVlAGRlDE.Sede ve-
scovile della Rlauritiana di Sitifi nella me-
tropoli di tal nome, di cui i vescovi Pri-
mulo fu nel 4i i alla conferenza di Car-
tagine, e Clemente in quella del 484 per
sostenere 1 puri dogmi venne esiliato dal
re de' vandali Unnerico. Morcelli , Àfr.
chr. t. I.
TAMALLEN. Sede vescovile della
provincia Bizacena nella metropoli d'A-
drumeto.Giegorio suo vescovo fu nel 4 ' i
allo conferenza di Cartagine, mentre in
quella del 484 altro Gregorio per oppor-
si a'donatisti venne esiliato da Unnerico
re de' vandali. Morcelli, Jfr. chr. t. i.
TAMALLUMAoTAMAMALLA.se-
de vescoviledella provincia Mauritiana di
Sitifi e dell'ouionima metropoli, il cui ve-
scovo Rullno nel 484 f" esiliato da Un-
nerico re de' vandali fautoie de'donalisti.
Morcelli, Jfr. chr. t. 1.
TAMALLUMAoTURRIS TAMAL-
LAMENSIS. Sede vescovile della piovin-
cia Bizacena nella metropoli d'Adrume-
to,ilcui vescovo Habetdeus fu esiliato dal
re de'vandali Unnerico, per aver negato
sottoscrivere l'erronee proposizioni de'do-
natisti nella conferenza di Cartagine del
484. Morcelli, Àfr. chr. t. i.
TAMASCANIA. Sede vescovile della
Mauritiana di Sitifi nell'Africa occidenta-
le, nella metropoli di Sitifi. Ebbe a vesco-
vi Donato che si trovò nel 4 1 ' alla con-
ferenza di Cartagine, ed Onorato nel 484
esiliato da Unnerico re de'vandali sicco-
me fedele a' dogmi cattolici. Morcelli,
Afr. chr. t. I .
TAMASSO, Thaìnassus.S<ààc vesce-
T A INI
vile ileirisoln rli Cipro nel patriarcato di
A nliocliia, sotto la metropoli prima iliSa-
lamiiia e poi di Nicosia, eretta nel secolo
I, e non nel IV come vuole Comman vil-
le. Questi la pone tra Nicosia e Famago-
sta, la quale portò anelici nomi di Stild-
tniiui Q Tluinid'^sns. L'antica città situala
nell'interno dell'isola, fu rinomata pe'suoi
metalli. L'apostolo s. Barnaba recatosi per
la 2.' volta nell'isola di Cipro, vi stabin
la sede vescovile, e per r. "vescovo nomi-
nò Eraclide, di cui fa menzione il meno-
logio de'greci a'27 settembre. Mirone o
IVI irò che gli successe è nel medesimo mar-
tirologio annoverato tra'martiri: i cipriot-
ti celebrano la festa d'ambedue in detto
giorno. Ticone nel 38 i assistè air. "con-
cilio generale di CoslatUinopoli, ed Epa-
froditofu a quello di Calcedonia nel 4"^ '•
Oricnsrhr. t. ?., p. i o*)8. Tamasso, T'ha-
mnsxriì, è ora un titolo vescovile in par-
//7>»?dell'eguale arcivescovato di Nicosia,
che conferisce la s. Sede, e Gregorio XVI
a' i() maggio 184^3 nominò vescovo di Ta-
masso e vicario apostolico del Madore il
p. Alessio Canoz gesuita, e lo è tultoia.
TAINLVTENA. Sede vescovile dell'A-
frica della ÌMauritiana di Sitili, e della me-
tropoli dello slesso nome, il vescovo del-
la qualeTeodoro sottoscrisse la lettera dal
concilio Cizaceno nel G46 manrlata a Co-
stanlino Augusto figlio d'Eraclio, contro
i monoteliti. Morcelli, ^Ifr cìir, t. r.
TAMAZA oTAi\iAZÙCA.Sede vesco-
vile della Mauritiana Cesariense, sotto la
metropoli di Giulia Cesarea, il cui vesco-
vo IJaciano donatista nel 4' ' Inaila con-
ferenza di Cartagine, e Lucio vescovo cat-
tolico,per essersi opposto in quella del484
a'settari donatisti, fu esiliato da Unnerico
re de' vandali. Morcelli, Afr. dir. t. i.
TA:MDEA o TAMBALA. Sede vesco-
vile della provincia Dizacena nella metro-
poli d'Adiiimeto, ebbe per vescovi; Se-
cundiano che fu al concilio di Cartagine
nel 2 55;Gemel io oGemel lo donatista, uno
de'membri del concilio diCabarsussa; So-
palio che trovossi alla conferenza diCar-
T A M 235
fagine nel 4' '5 Servusdei mandalo in e-
silio dal re de'vandali Unnerico per nou
aver aderito a'donatisti nel 4"^ i- Morcel-
li, Afr. dir. t. I.
TAM130W, Tnnìhovin.C\llli vescovi-
le di Russia in Europa, capoluogo di di-
stretto e di governo, a q5 leghe da Mosca
e sulla sponda sinistra della Tzna. E cin-
ta di fosse e divisa dallo Studenetz in due
parti, di cui la più ragguardevole è la de-
stra, e possiede i principali edifizi pubbli-
ci. Ha I 3 chiese, il seminario, il concisto-
ro, due monasteri uno di monaci e l'al-
tro di monache, scuola di cadelti e scuo-
la centrale. Sei\e di manifilturedi panni,
fa commercio attivo con Alosca e Pietro
burgo. Questa città un tempo ben forti-
ficata, fu fondata neh 636 dal czar Mi<-
chele Federowilz, per servire di baloar-
do da quel Iato contro le incursioni de'tar-
tari. Indi vi fu eretta la setle vescovile, e
venne unita a quella di ^ o/'owcv, ed am-
bedue furono poi soppresse nel 1728 dal
czar Pietro F. Oricns dir. t. 1, p. 1298.
TA:MBURINI Fortunato, Cardìna
le. IModenese e nipote del p. Tamburini
generale de'gesuiti, fino daiG anni prò
fesso la regola de'cassinesi, e dopo esser-
si esercitato per lettore io varie discipli-
ne, attesa la vasta sua dottrina fu chia-
mato in Roma per lettore del monasle-
rodis. Calisto, dovesuccessivamente ven-
ne eletto priore e poi abbate di s. Paolo
fuori le mura. Il suo distinto merito con-
giunto ad una specchiala prudenza, de-
terminò Denedello XIII a farlo consul-
tore dell'indice e qualificatore del s. of-
fizio, e lo comprese fia'teologi del conci-
lio che celebrò in Laterano. La stessa sti-
ma gli mostrò Clemente XII, che lo no-
minò consultore de' riti , e maggiore fu
quella di Benedetto XIV, il quale a pre-
miare i suoi talenti e frttiohe impiegale
per la s. Sede, a'q settembre i 743 lo creò
cardinale prete di s. Matteo in Merula-
na,e lo ascrisse alle primarie congrega-
zioni di Roma, colla prefettura di quelLi
de'riti e di <piella della correzione deli-
236 T A M
bri della chiesa orientale,e lo dichiarò pro-
tettore del suo ordine. Benché elevalo a
sì eminente dignità, determinòdi restare
nella stessa abitazione che occupava da
monaco, dalla quale volle bandito qua-
lunque segno di fasto, contenlo di vive-
re con semplice frugalilà. Avendogli per
ben tre volte il duca di Modena esibito
il ricchissimo benefìzio di s. Maria della
Pomposa, sempre lo ricusò, finché s'in-
dusse accettarlo per ubbidire al Papa che
esprèssamente glielo comandò. Però del-
le rendite che ne ritraeva, se ne preval-
se in sussidio de'poveri e dell'ospedale di
Modena, di cui aumentò l'entrate affin-
chè il pio luogo potesse accogliere e man-
tenere maggior numero d' infermi. Nel
1761 morì in Roma com'era vissuto 79
anni, con sentimenti di costante e since-
ra pietà, lasciando a'famigliari la propria
suppellettile, ma non fu possibiled'indur-
lo a trasferire in quelli che n'erano ca-
paci le sue pensioni ecclesiastiche, quan-
tunque supplicato da autorevoli perso-
naggi. Fu sepolto nella chiesa di s. Calisto
suo ultimo titolo, nell'ingresso del coro,
sotto semplice lapide colle insegne cardi-
nalizie, e con magnifico e lungo elogio po-
stovi da'suoi correligiosi.
TAMIATA, Tamiatha. Sede vescovi-
le dell'Egitto nel patriarcato d'Alessan-
dria. Il vescovo melchita è qualificato me-
tropolitano, ed i copti o giacchiti diero-
no lo stesso titolo al vescovo di loro set-
ta. Crede Baudrand che sia succeduta
a Damiata o Damietta (V.), una delle
pili fiorenti città dell'Egitto sulle coste
del Mediterraneo. Furono vescovi di Ta-
miata , Eraclio che nel 43 1 sottoscrisse
il concilio generale d^Efeso; Elpidio riti-
ratosi a Costantinopoli dopo l'eccidio di
s. Prospero d'Alessandria, vi firmò il de-
creto del patriarca Gennadio contro i si-
moniaci; Passo fu al V concilio generale
con Apollinare d'AlessandriajZaccaria vi-
vea verso l'By^; Efrem si ritirò in Siria
durante la persecuzione de'saraceni nel-
l'Egitto, e Irovossi nell'assemblea de've-
T A N
scovi tenuta al Cairo nel 1 o36, per la ri-
forma de'domestici del patriarca Cirillo;
Michele giacchila vescovo o metropolita-
no di Damiata fioriva neh i 74> e indus-
se que'della sua setta a negar la necessi-
tà della confessione; N. fu scomunicalo
neliGio dal patriarca giacobita d'Ales-
sandria,perchè voleva iutrodurreil divor-
zio nella sua chiesa, e per averlo calun-
niato presso il pascià. Oricns chr. t. 2 ,
p. 596.
TAMOGADA o TAMUGADE. Sede
vescovile della Numidia nell'Africa occi-
dentale, sotto la metropoli di Cirla,ebbe
a vescovi: Novatochefu al concilio di Car-
tagine nel 155, Sesto vivea nel 820, O-
norato morì prigione nel 3g8,Fauslinia-
no intervenne alla conferenza di Carta-
gine nel 4' •> Secondo venne esiliato da
Unnerico re de' vandali nel 4^4 P^'" "oo
aderire a'donatisti.Morcelli, yìfr. chr. 1. 1 .
TAMPSACO. K EuBOPA o Europo.
TANA, Tanae, Tanemis. Sede vesco-
vile sul Ponto Eusino presso CafFa, vici-
no alla PaludeMeotide e alfiumeTanai,
nella provincia Verisiense. Si conoscono
i seguenti vescovi latini. E.ainoldoo Re-
ginaldodiSpoleli domenicano, sedeva nel
declinar del secolo XIII osul principio del
XIV, e il p. Bremond lo dice vescovo di
Tanis nell'Egitto; Enrico francescano
nominatoda Clemente VI neh 345; Mat-
teo morto nel 1 4^ 3, onde a'3 luglio Mar-
tino V gli sostituì Antonio di Levante do-
menicano; indi Francesco, cui successe nel
1439 Basileo francescano. Oriens chr.t.
3, p. 1 1 IO.
TANA o THENA. Thanae scu The-
nac. Sede vescovile della provincia Biza-
cena, nell'Africa occidentale, sotto la me-
tropoli d'Adrumeto, ricordata nel conci-
lio di s. Cipriano, già celebre colonia ro-
mana Aelia Augusta Mercurialis, la cui
città sorgeva sulla sponda del mare pres-
so il promontorio d'Ammone Ira Usula
e Macomade. Quivi fu tenuto un conci-
lioincuisi fecero 3 canoni riportali dal-
l'Harduino, Condì. 1. 1, p. 1 252. Ne furo-
T A N
no vescovi, Eucrazio che Irovossl al con-
cilio di Cartagine nel 2.55, Latonio pie-
se luogo tra'cattolici nella conferenza te-
nula in tal città nel 4' i» Faschasìo nel
484 esiliato da Uiinerico re de' vandali
come contrario a' donatisti, Ponziano o
Pouticano del 5ì5, Felice fu al concilio
Bizaceuo del640. Morcelli,.///'. flir. 1. 1.
Tana, Tluriim, è un titolo vescovile ia
vartihiis del simile arcivescovato d'Adru-
nieto, che conferisce la s. Sede.
TANAGRAoTANAGRIA.Sede vesco-
vile della 1." provincia d'Achea o Eliade
nella Beozia, diocesi dell'lUiria orienta-
le, sotto la metropoli d'Atene, eretta nel
V secolo. Ebbe a vescovi: Esichio che sot-
toscrisse alla lettera di sua provincia al-
l'imperatore Leone I nel 4^'^> ^ Nican-
dro intervenne al concilio in cui Barlaam
ed Acindino furono condannati sotto il
patriarca Calisto : Nicandro vi è quali-
ficato vescovo d'Anatopoli, forse perchè
Tanagra si chiamò pure Anactoria. ()•
rieiis dir. t. 2, p. 7.11. Tanagra, Tana-
grir/i, di presente è un titolo vescovile i/i
pariibus dell'eguale arcivescovato d'Ate-
ne, che si comparte dal Papa. In alcuni
registri concistoriali che posseggo, è de-
nominata Tenagra e Tenaria, Tc/utf^rcn
scu Tanaritn, ed è posta sotto il titolo
arcivescovile in partibns di Laccdcino'
nia. Notai nel voi. XXXIX, p. 3 17, che
Pio VII neli822 fece vescovo di Tena-
gra mg.' Rosati di Sora, di cui riparlai a
Nuova-Orleans. Trovo poi negli atti del
concistoro de' 19 dicembre i834, ^ sua
proposizione concistoriale, che Gregorio
XVI al rispettabile nominato prelato so-
stituì in questo titolo mg."^ Fernandez
j\Iadrid-y-Canal suo cameriere segreto, e
canonico della metropolitana di Messico
di lui patria, con indulto di ritenere il
canonicato.
TANAUA Sebastiano Antonio, Car-
(liliale. Patrizio bolognese de' marchesi
dellaSerra,nac(|ue in Roma ov'eransi tra-
sferiti i suoi genitori in occasione dell'an-
uosauloiGSo. Dupuavcrolleuulo iu pa*
TAN 237
Iria la laurea di dottore, andò in Parigi
col nunzio Rargellini, e in seguito per-
corse le principali città e provincie d'Eu-
ropa. Chiamato in Roma dallo zio cardi-
nal Carpegna.coraechè ben fornito di sa-
gra erudizione, dotato di mente quadra
e d'intelletto docile, Clemente X lo am-
mise tra'protonotari apostolici,e nel i G']5
lo spedì a Brusselles per internunzio a-
postolico, e ne'i3 anni che vi restò ma-
neggiò e concluse ardui e gelosi alFari reli-
giosi.Dopo di che si condusse in Inghilter-
ra con segrete commissioni al re Giaco-
mo li, che abiurati gli errori anglicani,
ritornò alla credenza cattolica romana. la
seguito fu incaricato nel 1687 da Inno-
cenzo XI della nunziatura di Colonia, ed
Alessandro Vili lo deputò a recare le
fasce benedette al neonato infante prin-
cipe del Brasile, figlio del re di Portogal-
lo. Innocenzo XII nel 1 692 lo trasferì al-
la nunziatura di Vienna, dove non cessò
di far premurose istanze a Leopoldo I, fin-
ché non fu richiamato da Roma il pre-
potente ambasciatore Liectestein, che re-
cava non lievi molestie al Papa, e nello
stesso tempo compose codi riputazione
della s. Sede altre controversie insorte tra
il sacerdozio e l' impero, avendo in tale
occasione sostenuto con animo forte e im-
perturbabile l'ecclesiastica immunità. A
compensare tanti meriti, Innocenzo XII
a' 1 2dicembre 1 G95 lo creò cardinale pre-
te de'ss. Quattro, e gli conferì l'abbazia
di Nonantola che visitò personalmente
per ben 3 volte: nel i 7 1 2 ne consagrò la
chiesa abbaziale, e nel 1 7 1 5 a mezzo del
suo vicario generale tenne il sinodo dio-
cesano, riaprì il seminario e gli fu libe-
rale di molti doni. Con frequenti e gene-
rosi sussidii beneficò molte povere zitelle,
ficeudo distribuire copiose limosine : a
molle chiese dell' abbazia sovvenne eoa
generose somme, perchè fossero ristora-
te e abbellite , contribuendo molto alla
nuova fabbrica della pieve di Nonantula,
ed a'necessari ristauri della chiesa abba-
ziale, ove per QKiuuriu sulla porla mag
238 T A JX
gioie fu [tosta coi rispondenle iscrizione.
Asci ilio alle congregazioni del concilio,
della consulta, di propaganda ed allie,ot-
Icnne la piefetlura dell'immunità; e nel
I 701 da Clemente XI la legazione d'Lfr-
bino,incui perseverò per 12 anni, nel cor-
so de'quali amininislrò la metropolitana
in mancanza dell'arcivescovo, ed impose
in Urbino la berretta cardinalizia a mg.'
Albani nipote di Clemente XI, avendola
recala l'ablegalo mg.' Rasponi. Dimesso
il I. titolo, ottenne successivamente da
detto Papa neh 7 17 il vescovato subur-
bicario di Frascati, e per morte del car-
dinal Astalli, che cessòdi viverea'i 4 gt^u-
naio, ebbe da Innocenzo Xlll, non sen-
za contraddizione de' cardinali Orsini e
Giudice, nel 1721 il vescovato d'Ostia e
VelJelri,dove ampliò il seminario,accreb-
be il numero degli alunni e le rendite pel
mantenimento. Ne visitò le diocesi, e sta-
bilì leggi convenienti al decoro dell'ec-
clesiastica disciplina. Intervenne a'concla-
vi di Clemente XI, Innocenzo Xlll e Be-
uedelto XIII, il quale però non vide elet-
to Papa, poiché oppresso dalle fatiche e
ornato della dignità di decano del sagro
coIlegio,niorìd'annÌ75in Pioma neli724)
e fu sepolto nella chiesa di s. Maiia del-
la Viltoria,sotto bella lapide col solo suo
nome inciso. Dipoi Benedetto XIV suo
concittadino e intimo amico, in attestato
di benevolenza, gli eresse nell' atrio che
introduce nella sagrestia una decorosa i-
scrizione, sovrastata dal busto in marmo
del cardinale.
TA IN AB.A Alessandro, Cardinale. Ve-
nuto alla luce in Bologna di senatoria fa-
miglia, fino dalla sua adolescenza fu con-
dotto in Roma, e posto sotto la discipli-
na del precedente cardinale suo zio, eb-
l)e la sorte di godere l'amicizia di Lam-
bertini suo concittadino e poi Benedetto
XI V, che faceva la sua dimora col cardi-
nale mentovalo. Clemente XI nel 1 706 Io
ascrisse Ira' votanti delle due segnature,
4; nel I 721 divenne vicario della basilica
Lalcraueusc. Clemente XII nel 1703 lo
T A N
fece uditore di rota, e Benedetto XIV ai
f) settembre 1743 lo creò cardinale dia-
cono di s. Maria in Aquiro,e Io annove-
rò alle congregazioni de'vescovi e rego-
lari,del concilio, buon governo, riti ed al-
tre, colla protettoria de' minimi e della
congregazione del b. Pietro da Pisa. Lo-
dato per integrità, pietà ed esattezza nei
propri doveri, morì d'anni 64 in Pioma
nel 1 754, e fu sepolto nella cappella di s.
Maria IMaddalena della chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva. Vi sono le sue decisio-
ni rotali stampate in Roma nel 1747 io
2 tomi, corredati d' indici da Pirelli poi
cardinale.
'PANCONE o TATTA (s.), vescovo e
martire. Fu dapprima monacod'Amaba-
rie nella Scozia, e per la sua pietà me-
ritò d'essere elevato alla dignità di abba-
te. L'ardente suo desiderio di versare il
sangue per Gesù Cristo, lo indusse a re-
carsi a predicare il vangelo in Alemagna,
ad esempio di Paltone suo predecessore,
divenuto vescovo di Verden. Successe al
medesimo sulla sede episcopale di questa
città, e col maggior zelo occupossi a dila-
tare il regno di Gesù Cristo. Penetralo di
dolore alla vista de' disordini dei cattivi
cristiani, ne faceva la dipintura co'piìi vi-
vaci colori, e piìi valevoli a mettere orro-
re. Alcuni scellerati, induriti nel delitto,
non potendo solfrire che il santo pastore
condannasse sì altamente la loro condot-
ta, gli si scagliarono addosso furiosamen-
te, ed uno d'essigli vibrò un colpo di lan-
cia, del quale morì verso l'anno 8 i5. O-
uorasi la di lui memoria il 1 6 di febbraio.
TANGER o TANGERl {Tani^erU'n).
Città vescovile d' Africa dell' impero di
Marocco nella Barbarin, neWa provincia
di Fez, dalla cui città è distante ^^5 leghe
ei2 da Ceuta, all'imboccatura occiden-
tale dello stretto di Gibilterra (della qua-
le riparlai a SpAGNA),alsuddeI capo Spar-
ici. E' circondata da mura gotiche in cat-
tivo slalo,con piccole torri rotonde e qua-i
drate, ciò che prova la loro antichità, poi-
che le torri roloude si credono general-
T A N
mente posleiioii al secolo IX. Un fosso
(li j)iìi che 3 metri tli piofijiulilà, in og-
gi ili palle ripieno e coltivalo ad erbag-
gi, gira tutto intorno alia città dalla par-
te di terra; ed in faccia al porlo, cli'è con-
siderato il i.°tli Marocco, vi sono varie
batterie armate da circa Go cannoni, e
da alcuni mortaridati Inttida potenze eu-
ropee. Al basso sul mare vi è il Campo
de'sagi'ifizi, dal quale si scorgono le coste
d'Europa, Taiifla quasi in faccia, Trafal.
gar memorabile per l'tdtimo condjatti-
mento navale, il iiiagMifìco stretto di Gi-
bilterra, ed d suo vecchio scoglio. La cit-
tà di Tangeri, che i romani chiamarono
Tii^is o Tiiigis. e gli a ra bi Tandjd.k c| uà •
si tutta fabbricata sull'alto e va ad unir-
si coll'antico forte, ossia Kasbah o Alcas-
saba, che rinchiude una moscliea la qua-
le domina tutta la città e il mare, e per
la sua posizione produce una vista assai
pittoresca. Imperocché singolarissimo a-
spetto presenta questa città dal lato del
mare: lasua posizione in forma d'anfltea
tro, le case imbiancate de consoli e di co-
struzione regolare, le dette mura, 1' Al-
cassaba fabbricato sull'altura, e la baia
ch'è assai grande, formano un bel com-
plesso. L'Alcassaba è un vecchio castello
ancor conservato, se non in tutta la sua
integrità, pure in molte parli intatto, e il
miglioredifizio di Tanger, ed è posto tra
un sobborgo e una moschea, però mal di-
feso e quasi sempre senza guarnigione.
La baia ha 3 in 4oo tese d'apertura so-
pra i5oo di larghezza, ed è difesa da (>
batterie armale da 34 cannoni, indipen-
dentemente dall' artiglieria della città.
Fuori di questa baia, di quella di Alka-
sar-el-.Soghair ai2 chilometri all'est di
Tanger, tutta la costa al nord non può
abbordarsi, ma all'ovest dal capoSjiartel
lino a El-Araich è suscettibile di dar fon-
do e di sbarcai e. Tosto che si pone il pie-
de nell'interno della città, cessa il presti-
gio del suo esteriore. Traiiue la via prin-
cipale, un po'Iarga,e la quale dalla por-
la del mare Iraveisu irregolarmente Tan-
T A N 289
ger da levante a ponente, tutte le altre so-
no talmente anguste e tortuose che poti-
no passarvi appena 3 persone di fronte,
e le case così basse che si può colla ma-
no toccare il tetto della maggior parte.
Hanno tutte al di sopra della porta d'in-
gresso una mano rossa, come se ne vedo-
no ad Algeri, siccome segno preservati-
vo contro i cattivi genii della superstizio-
ne maomettana. Parecchie porle pongo-
no in comunicazione la città coll'eslerno,
e due danno sul porto: la più frequenta-
ta e meglio difesa è quella della marina,
detta Cabcl-el-Mersa, composta di 3 por-
te successive ben sfilate e guerniled'un
rinforzo di latta e di ferro, con chiodi a
borchie enormi. Babel-el-Debbaghin è
l'altra porta ragguardevole. Ogni porta
ha la guarnigione di soldati, che si occu-
pa più della pippe che de'fucili. Tanger
si divide in 3 quartieri distinti: la Kasbah,
il quartiere europeo o de'consoli stranie-
ri, e «juello degl'indigeni. La Kasbah per
la posizione domina la città, lo stiletto e
la spiaggia. ! soli fibhricati rimarchevo-
li sono la casa del pascià, la moschea, la
tesoreria, e alcuni magazzini pubblici. Al
sud-est si distende il quartiere consolare,
il più bello e più pulito degli altri. Le ca-
se de'consoli furono costruite da europei,
a spese della nazione che rappresentano,
e formano una specie di cittadelle. La ban-
diera nazionale ondeggia e sventola su o-
gnuna di quelle vaste abitazioni, diriin-
pelto alla bandiera rossa di Marocco, i-
nalberata sulle moschee, fortezze e batte-
rie. Nel (juarliere degl'indigeni, posto fra
i tlue altri, si trovano il mercato, le bot-
teghe e officine, come In tutte le città a -
rabe. Il principale suo edilìzio è la gran
inoscheaDjamà-el-Kebir,costruita io me-
moria dell' evacuazione della città fatta
da'portogliesi.Al suo fianco elevasi un lui-
naretlo,co>(truitocon eleganza e termina-
to da una torricella che sormonta grazio-
sa cupoletta. Ad onta dell'eccellente situa-
zione del porto, il commercio è ridotto a
mediocre esportazione di vettovaglie, cil
24o T A IV
a qualche traflìco di contralìbando colla
Spagna, oltre alcune relazioni coaTetuan
e Fez, ove si Fa alcuna spedizione di og-
getti europei. Il territorio sterile, non of-
fre produzioni al commercio. I mori del-
le campagne chiamano Tanger la citlà
(IcgC infedeli, a cagione de'consoli che vi
fanno soggiorno, e del gran numero di
cristiani che vi sono, come pure pe'privi-
legi che godono gli ebrei. Tutta la popo-
lazione ascende a circa 12,000, e si com-
pone in gran parte di soldati, di mercan-
ti in dettaglio, di artigiani grossolani, di
poche persone agiate, e di ebrei i quali
hanno un costume particolare. Secondo
un'opinione assai generalmente ricevuta,
fu questa città edificata da* cartaginesi.
Conrpiistata da'romani, questi vi forma-
rono l'importantestabilimeuto di Tingis,
che diede il suo nome alla Mauritiana
Tingitaiìa di cui era capoluogo. Nell'an-
no 44 ^' nostra era, l'imperatore Clau-
dio divise la Mauritiana nelle due Provin-
cie Tingitana e Cesariense, e die il gover-
no di esse a'romani dell'ordine equestre,
bell'irruzioni barbariche dell'impero ro-
mano, fu invasa da'goti, e dagli arabi ai
quali nel 718 l'abbandonò il conte Giu-
liano in pegno di fede, colla distruzione
della sede vescovile, la rovina de'cristia-
ni, e l'introduzione del maomettismo. I
portoghesi nel secolo XV la presero di mi-
ra per estendere le loro conquiste,ma inu-
tilmente l'attaccarono nel 143 ye nel 1 463.
Narrai a Portogallo, che eccitato il re Al-
fonso V da'Papi a contribuire all'espul-
sione de'mori di Spagna, parfi quel prin-
cipe per l'Africa con poderosa flotta, e nel-
la festa di s. Bartolomeo del 1471 prese
l'importante città d'Arzila, facendo schia-
vi 5ooo moi i; quindi senza spargimento
di sangue s'impadronì di Tanger nel re-
gno di Fez, essendo fuggiti gli abitanti; e
tornato a'27 settembre in Portogallo, as-
sunse i titoli à' Jfricano, e di re di qua
e di là dal mare. Africano. I portoghesi
conservarono Tanger sino al 1662, in cui
laveggeuteLuigia diGuzmaa cuadred'Al-
T A N
fonso VI, con Dombay la cede a Carlo II
re d'Inghilterra per dote della figlia infan-
ta d. Caterina. Di poi Muley-Israael im-
peratore di MaroccOjdi spiriti bellicosi, nel
1680 assediò con qualche successo Tan-
ger, ma senza riuscire ad impadronirse-
ne. Considerando gl'inglesi la conserva-
zione di Tanger rovinosa e inutile, dopo
11 anni rabbandonarononeli684> aven-
do prima fatto saltar in aria il molo e le
forlificazioiii,che viaveanocostruito,e che
metteva in sicuro i più grandi vascelli: le
rovine di quest'opere importanti ingom-
brarono una parte della baia, la resero
pericolosissima co' venti d'est, e diffìcile
l'accostarsi al porto. D'allora in poi Tan-
ger restò in potere dell'impero di Maroc-
co,potenza principale di Barbarla all'ovest
d'Algeri, confinante colla provincia d'O-
rano, già di iS'/;/?^/?^, e gl'imperatori ne-
gli ultimi tempi divennero i più possenti
principi deirAfrica,nconoscendo nella su -
prema sovranità de' sultani ottomani i
rappresentanti di Maometto, per cui gli
tributano omaggio. L'impero di Maroc-
co comprende piccola porzione della.l/a«-
ritiana Cesariense, e tutta la jMauritìa'
uà Taiigi tanno Tingitana, d\ cui era ca-
pitale Tanger o Tingis, ed un tempo Io
era stata Septa ossia Ceuta.
La sede vescovile di Tanger, o di Tin-
gis o Tigis fu istituita ne'primi secoli del-
laChiesa, nella provincia ecclesiastica del-
la Mauritiana Cesariense dell'Africa oc-
cidentale, e perciò sotto la metropoli di
Giulia Cesarea, oggi Algeri. ì^eW Africa
c//77.v^/V7/i,7delMorcelli propriamente non
vi ho trovato vescovi, se pure non sono
quelli della sede di Tigisida (V.) della
Mauritiana Cesariense. essendovi pureal-
tra Tigisida di Numidia. Commanville
neir Tlistoircde tous Ics cnv.«7i<":;. riferisce
che Tanger sulle coste di Barbarla ebbe
la sede vescovile fino dal V secolo, che
per r invasione de' maomettani restata
soppressa, fu nel XV ristabilita da'por-^
toghesi e unita a Ceuta (F.) sotto la me-
tropoli di Lisboiia,a[lii dicendo che reilo
TAN
un vescovato lìlulare. Conviene però fa-
realcuueclistinzioni e tiare cjualcheschia*
riirvenlo, prima di aggiungere loslalo pre-
sente e separato delle due sedi. La sede
vescovile di Ceuta sulle coste dell'Africa
eretta nel IV secolo, nella provincia del-
la Mauritìann Tingitana, fu ristabilita nel
1 444 ^^ liugeoio IV ad istanza del re di
Portogallo, dopo essersene impadronito
nel i4 I 5, e falla snfTraganea dipoi dell'ar-
civescovo di Lisbona. Nello stesso secolo
XV le venne unita quella pure ripristina-
ta di Tangcr, la quale pare che non abbia
avuto per allora il suo vescovo partico-
lare, governandola quello di Ceuta. l\el-
l'articolo EvoRA notai, che la chiesa di
Tanger era slata fatta suffraganeatli quel-
l'arcivescovato, e cessò di essere dopoché
Tanger neli662 fu ceduta all'lnghilter-
18, continuando Ceuta ad essere sullra-
ganea di Lisbona. Quando nel i 6i 3 pub-
blicò il Mu'eo la Notilia Jyìiscopatuiini
Orìiis Cliristiaiii. un medesimo vescovo
governava ambedue le diocesi; Siius cui-
(jue opido solct esse lùìiscopiis . . . nuiic
uniis idcìiìquc Kpiscopus utriusque dioc-
ersi praecst. Ma allora non era seguita la
cessione di Tanger all'Inghilterra acatto-
lica. In forza di quella sembra che Tanger
sia tornata ad essere sottoposta aLisbona,
e siccome Ceuta sino dali >8o era stata
conquistata dalla Spagna, di venne siilfia-
ganca della metropoli di Siviglia, e furo-
no successivamente nominati vescovi par-
ticolari di Tanger. In filli rilevai nella bio-
grafìa del cardinal Cunha di .^ttr/idc, che
quando fu eletlo cappellano maggiore del
re, venne nominalo vescovo titolare di
Tanger, indi Clemente XI nel 17 12 lo fre-
giò della sagra porpora, e mori nel 1 75o.
Trovo poi nelle 3'o//w/('<///Jom(^?, che Be-
nedetto XIV a' 26 novembre 1742 fe-
ce vescovo di Tanger Giovanni de Sylva
Ferrciia diUavtllosdiocesidi Braga, mor-
to Del I 792. Dalle posteriori Notizu: si ri-
porta costantemente la sede di Tanger nel
noverodelle diocesi iesidenzi;di, ma sem-
pre vacaule. Che Ccula ebbe ed hu i suoi
T A N 241
vescovi separatamente, col seguente nu-
mero che di essi ricavo dalle Notizie di
l\om(fi\\)vo\a pienamente. Nel 1738 Mi-
cheled'Aguier; nel 1 743 Martino de Bar-
zia diZamorra; nel 1 7 5GGiuseppe deCue-
st.i di Santander; nel 1 761 Antonio Go-
mez della Torre di Pamplona; nel 1 77 i
Emanuele Fernanilez de Torres d' Avita;
nel I 774 Fili|)po AntonioSolanod'Osmaj
nel 1779 ^'' Diego INIartin minore osser-
vante di Coria ; nel 1785 fr. Domenico
Bonaocaz cappuccino di Malaga; nel 1817
fr. RalVaele de Velez cappuccino di Gra-
nata; nel 1824 Francesco Garcia Gasar-
rubiosdi Toledo; nel 1 826 fr. Paolo Her-
nandes de'trinitari calzati di Toledo; nel
1 83o (e non nel 1 840 come dissi nel voi.
XLIII, p. I 08, seguendo le slesse Notizie,
chepoi si corressero, e mene accertai nel-
la proposizione concistoriale) Giovanni
Barragan, che dopo il 184G non viene
più riportalo nelle Notizie di Roma, on-
de la sede di Ceuta è tuttora vacante. Ben-
s'i riproducendo a Spagna il concordato
concluso colla s. Sede nel i 85 1 , notai che
Ceuta fu riunita dal regnante Pio IX al-
la sede di Cadice, con un vescovo ausilia"
rio, il quale però ancora non è stalo no-
minato, confermandosi Cadice suffVaga-
nea della metropoli di Siviglia. Quanto
a Tanger, dopo chela Francia fece il con-
quisto di Algeri, l'antica Giulia Cesarea,
a'5 agosto 1 838 Gregorio XVI colla bol-
la Singulari Divinae honitatts, non so-
lamente ristabilì dopo tanti secoli la se-
de vescovile e provvide di pastore, ma la
dichiarò sulfraganea dell'arcivescovo di
ylix di Provenza, ed insiemefece il vesco-
vato di Tanger suflVaganeo di tale me-
tropolitano. Pochi però sono i cattolici di
Tanger, e sono governali dalla prefettu-
ra apostolica de'francescani riformali, dei
quali feci parola a Marocco.
TANGUTH o TANGET. Sede arci-
vescovile del Turqueslan o Tuikeslan o
TocarislaUjgià metròpoli della 25.* pro-
vincia de'caldei, la <|uale sede era unita
nel bccuiu XUl a quella di Cambalù o
242 T A N
CUaii-Balck, residenza ilei diam Abitar-
l.iri e capitale del Calai, di cui parlo a
Tartaria. Si conoscono gli arcivescovi,
S imeone nomina lo metropoli la no diTan-
ghnt neli27C)dal cattolico Deriha I;Ja-
ballalia cli'era nello stesso tempo cuetro-
politaiio di Cliaii-Balek, e fu elevalo al-
la dignità di cattolico nel 1282; Jesubran
o Jesitiab. Oiiciis dir. t. 2, p. i3oi.
TANIS o THANIS o THANEOS ,
TliamiKi. Tlianipnis^ Tlicniiis, Thana-
siwn. Sede vescovile della i ."^ proviacia
Anguslatnnica dell' Egitto, nel patriar-
cato d'Alessandria, sotto la metropoli di
Pelusio, anticamente e in tempo de' Fa-
raoni capitale d'una delle regioni del Bas-
so Egitto, una parte del quale da essa
prese il nome di Taiiitico, poiché sorgeva
sulla sponda orientale del Nilo nel ramo
chianiatoTanitico,lecui rovine sono nel
Delta verso D.imiata. Dalla s. Scrittura
si apprende che Tanis o Taneos fu edi-
ficata 7 anni prima di Eì>roii di Palesti-
na. Si conoscono i vescovi, Ludemone me-
leziano sottoscritto alla lettera de' vesco-
vi riuniti nel 347 a Filippopoli in con-
ciliabolo; Ermione sedeva nel 362; Apol-
lonio assistè al 2.° falso concilio d'Efeso
e ne sottoscrisse i decreti; Paolo firmò la
lettera del concilio d'Egitto all'imperato-
ieLeone,suirassassinio di s. Prolero;iVIar-
co giacobila; Isacco altro giacobita dopo
1*832; gli successe Demelriu; N. al tem-
po d'Eutiche patriarca d'Alessandria pri-
ina del 945; Menna giacobita; Simone
giacobita; Michele giacobita del i o49;Sa-
muele giacobita del 1086. Orieus diri-
stimuiSjt. 2, p, 535; Champollion, L'È-
gfpte soHS les Pliaraons, t. 2. Inoltre il
p.Le Quien nel t. 3, p. i i5o, parla d'un'
altra sede vescovile di Tanis o Tanis su-
pcriore^ piccola città d'Egitto sulla spon-
da del canale di Menli e molto lontana
dal Nilo, ch'ebbe a vescovi latini Rainol-
do di Spoleti domenicano, che altri lo di-
cono di Tana; e Nicola di Troia france-
scano del 142 5. Tanis, Tanen seu Tha-
nasit'n, è uu titolo vescovile i/i partibus,
T A N
dell'arcivescovato in partihus di Pelusio,
che alcuni chiamarono pure Damatia e
Damielta (e in alcuni registri concistoria-
li avendolo trovato sottoM;mc7sro. a quel-
l'articolo^ lo riportai), che comparte la s.
Sede. Leone XII a'3 giugno 182 5 Io at-
tribuì a Guglielmo Fraser, da lui eletto
vicario apostolico della Nuova Scozia in
America. Leggo nella proposizione con-
cistoriale de'3o settembre 1 83 I, che per
morte di Antonio Luboroda<)ki vescovo
Thanasicii. Gregorio XVI ne concesse il
titolo a d. Giuseppe Antonio Garzia Bal-
salobre prioredella chiesa prioralee iml-
liits di s. Giacomo di Ucles dell' ordine
milita redi s. Giacomo della Spada, dicen-
dosi questo titolo vescovi le Th anasicnsub
archiepiscopo Daiiiiaten.... Tlianasium,
seii Thaneos Aes^ypti civitas Damiataa
proxiiìia reperitnr, et ah iiifidclilnis oc-
capata. Inoltre Gregorio XVI a"6 mag-
gio I 845 lo conferì al p. Bernardino di s,
Agnese carmelitano scalzo e superiore
delle missioni del Canada, dichiarando-
lo coadiutore del vicario apostolico di Ve-
rapoli, come leggo nelle Notizie di Roma
del 1846, tua in altre successive è dello
di s. Teresa, ed a'26 gennaio 1847 fatto
vescovo d'Eraclea ptu'e in partihus.
TANTUMERGOSACRAMENTUM,
Penultima strofa o parte del sublime e
maestoso i uno Pi7/io-c li:igua gloriosi (^àì
quale articolo notai a chi se ne attribui-
sce la bella e di vota composizione), che
coU'ulliraa strofa Genitori, Genitoquc, si
recita e canta con religioso fervore, per
lodare, celebrare e adorare il grande e glo -
rioso mistero del ss. Sagrainentof f^.),an-
che separatamente dall'inno, e precipua-
mente prima della benedizione della ss.
Eucaristia. A Quarant'ore riportai l'in-
dulgenza perpetua concessadaPioVlI per
la recita e canto sì del Pange lingua, che
del Tantum, ergo. Dice il Butler nel trai.
I i; Sulla festadel ss. Sagranicuto .■»^q\
adoriamo Gesù Cristo nel ss. Sagra men-
to dell'altare. Considerandolo anche sic-
come uomo, dobbiamo a lui una suprema
TAO T A O 243
lulorazione, peicliè egli sussiste per la se- i)iinci|)aliu(inletli vino e di cniinpa. Il suo
coiula persona di villa. Sopra ciò il s. conci- liloiulcsi cliiuinò OY^/zV/da'f^reci, e Swr-
Ilo di Trento pone l'oljbliiijazioiie ili ado- (/(li/iniiii/i da' Ialini, perchè ivi traspor-
rarlo, secondo che dice s. l'aolo nella sua tali dalla corrente deponevansi gli avanzi
epistola agli ebrei: Ji lo adorino lutti ^li delle navi, che solFrivano naufragio nella
.•///^('// <///>>/(>. Egli è realmente nel di vin voraginosa CaridJi. L'odierno porlo ha
Sagranienlo(iI [)iìi meraviglioso della leg- perduta l'anlica iniporlarr/.a. Al suolalo
gedi grazia) cpiel dessoclie i J/(/i;/ailora- nieridionale scorre il riiimcOnohalo,og<'i
rono in culla, che gli . //w.v/o// e gli altri (^aiilara o Alcantara. Tiene ([uesta ciuù
fedeli adorarono nel corsodi sua vila mor- il sito dell'antica Taurofnr/ìiurn,ve\.mùs-
tale, elicgli ^///i,'^(7/adorano tremando sui sima e famosa di L^ficilid (T',), fabbricata,
nostri altari, e a cui tutti i figliuoli della secondo Diodoro, anticamente dalla i.*
Chiesa si sono sempre accostati, ed bau- colonia greca venula da Nasso in Sicilia,
no ricevuto con segni anche esterni di a- o al ilire di Strabone, da'zanelei cli'era-
clorazione". La forma piìi antica di poe- no nell'aulica cillà d'ibla maggiore, che
sia ci'istiaaa è ì'iiiiio ecclesiastico latino, vuoisi distrutta da'saraceni nel 9 58, e dei-
Esso rimonta al IV secolo dell'era di no- la quale rimangono parecchi monumenti
slra salutifera redenzione. Gli uomiuiche in rovina, e tra gli altri, che pur servo-
ne usarono i primi sono noli, se non qua- no per la magnificenza e grandezza a di-
li lirici, ma ben altrimenti. 11 loro capo mostrare quanto fosse stata (piemia ciltìi
non è coronato delle sempre verdi fron- considerabile, le auliche mura, il maeslo-
de del poetico alloro, n»a bensì dell'infula so teatro che presenta il corpo della sce-
dei vescovo, e dell'aureola d'una santa vi- na, forse in niun altro teatro tanto visi-
ta. Per l'eccellenza di quest'inno fu dadi- bile, le cisterne, la naumachia o circo o
versi commentato, e da altri tradotto e anfiteatro ornato di tribune e di nicchie,
fra'(juali Samuele lliava, i)/('/o<^Z/(' .v<^7g7r; un acquedotto, e altri avanzi di niouu-
Iiì/io XIf,il Pangc lingua. Abbiamo menti greco-romani. A mezza lega al sud-
dei conte Marcellus, Hynmcs, et Prose ovestvedonsi purealcuni vestigi dell'anti-
du Saint Sacrcmcnt, Paris i833. caZVkzjcwiflmdatu dall'ateniese Teocle,che
TAORMINA, Z'r/^/owc/H////?. Cina ve- vi guidò i calcidesi d'Eubea 4i8 anni do-
scovile di Sicilia nella provincia di IMes- pò la guerra di Troia, e distrutta 33 lau-
sina, da cui è distante circa 1 i leghe, e al- ni do[)0 dal tiranno Dionisio il Vecchio,
Ireltanleda Catania, distretto e capoluo- Le reliquie de'profughi di Nasso, che ri-
godi cantone, giace in situazione magni- paraiono nel monte Tauro, che compie
fica,sopra una vetta del monte Tauro, dal la diramazione de'monti Heraei, raccol-
quale prese il nome, a breve distanza dal se in capo a Zj anni Andromaco padre
mare Ionio. E' una piazza forte di 3.'clas- dello storico Timeo, e fond(>Tauromeuio
se,in parte circondala di mura, e al nord- sull'altura e contigua al (nonte Peloro
ovest dominata da due forti. L'interno è o Tauro. Dipoi l'imperatore Augusto vi
mal fabbricato, ma vi sono molte chiese dedusse una colonia romana, che estese
econvenli ben decorati di marmi,ed un o- sulla spiaggia marittima i suoiedifizi. Un
spedale. Dà essa il suo nome ad una baia celebre tempio di Venere sorgeva sulla
chiusa al nord-est dal capo s. Andrea o rivasinistra dell'Onobalo, e sulla sinistra
s. Alessio, o promontorio Argenno paia- (lell'Asinio, oggi Fiume freddo, sull'area
lellamenle al capo Spartivenlo di Cala- di Nasso, s'innalzava la statua colossale
bria, ed al sud-ovest dalla punta Pietra- di Apollo, eretta in riconoscenza da' cai-
gala, lontani l'unodall'allro una lega;baia cidesi neiralfcrrare il litio. Vi sono pure
per la quale si fauno varie cspoilazioai, memorie de'saraceni perla loro lunga di-
244 TAO
mora in Sicilia, de'saicofaghi e avanzi de-
gli edifìzi da loiocosliuili, ed il ponte sul
fiume Alcantara. Taormina fu l'ultimo
propugnacolo de'greci, contro il quale per
7 interi mesi conibatlè il califfo Al-Moezz
nel 962, e la riportata vittoria lo fece lau-
to orgoglioso, che volle dal suo nome fos-
se chiamata la città Almoezzia. Furono
di Tauromenio il dettoTimeo celebre sto-
rico, filosofo e retore, ili. "ad usare nella
gloria la cronologia delle olimpiadi ; E-
vagrio discepolo di s. Pancrazio i ."vesco-
vo della città e suo successore, oltre alti i
illustri. Il territorio di Taormina è fertile
d'erbaggi, olio, frutti di varie specie, vi-
no, lino, canapa e seta. Ne'diversi scavi
fatti nc'dintorni si trovarono pregievoli
monumenti, e neh 853 un tesoro di belle
e importanti monete greche de' tre pri-
mi secoli delle loro colonie, presso cioè
Schisò,ove sorse Nasso che fu la più anti-
ca di esse, comechè fondata un anno pri-
ma che Archia di Corinto fabbricasse Si-
racusa, 7 34 anni avanti l'era volgare, giu-
sta la cronologia di Bruuet, Reclwrchcs
sur Vélabli.ssemeiit des grecs en Sicilc.
La fede cristiana fu predicata in Taor-
mina da s. Pietro apostolo. Sbarcato in
Siracusa verso l'anno 43, e non secondo
alili 47,allora capitale deirisola,dove rac-
colto assai fruttodalla promulgazione del-
l'evangelo, ne ordinò ili. "vescovo, e po-
scia si portò a fare altrettanto in Taor-
mina,e vi ordinò per i.° vescovo s. Pan-
crazio poi martire, di cui si celebra la fe-
sta a' 3 aprile. Di là s. Pietro passò in
Catania, e vi costituì vescovo s. Berillo,
indi si portò in Roma. Nell'anno 4^ a s.
Pancrazio successe il suo discepolo Eva-
grio per destinazione dis. Pietro, il quale
pine sostituì a lui nel 46 s. Massimo e io
consagrò, celebrandosene la memoria a'
12 gennaio. Nel 235 presiedeva questa
chiesa s. Nico o Nicone, che con 99 suoi
discepoli a'23 marzo pati il martirio. Al
vescovo N. nel 44? scrisse Papa s. Leo-
ne \. Nel 5o 1 Uogato intervenne al sino-
do romano di s. Simuiaco. Di Yiltorinu
TAO
nel 58o fece menzione s. Gregorio F,cos\
di Secondino del 590, il quale interven-
ne al sinodo di Roma nel 595. Giusto fu
a quello di s. Martino 1 nel G49, tenuto
in Laterano contro i monoteliti , e Pie-
tro nel 680 aquellodiCoslantinopoli per
la condanna di tali eretici. Nell'854 Zac>
caria Cofo greco, come lo furono i suc-
cessori, partigiano di Fozio falso patriar-
ca di Costantinopoli, il (|uale gli die il ti-
tolo d'arcivescovo diTauromenio, di sem-
plice onore e senza suffraganei; indi Teo-
fane Cerameo dell' 842 (di questa data
renderò poi ragione), e Gregorio Cera-
meo come il predecessore arcivescovo o-
norario, sotto del quale e dopo lungo as-
sedio Taormina neir878fu occupata da'
sai aceni, che definiti vaineute la recarono
in loro potere nel 963 in tempo del ve-
scovo s.Procopio,perciò restando soppres-
sa la sede vescovile, ed unita poi da'nor-
manni a Troina nel 1 082. Così Rocco Pir-
ro, Sicilia sacra 1. 1 ,p. 429,11 quale ricor-
da ancora l'antica immagine della B. Ver-
gi ne/?o/i/«<;z/ti//<^?x/(^7,che si venera inTaor-
tuina. 11 Koiiolh, Dell'origine e progres-
so del rito greco in Italia, lib. i , p. 443
e seg., parla dell'introduzione di esso in
Taormina , sottraendosi all' ubbidienza
del Papa, il che vado a narrare. 11 ricor-
dato Zaccaria detto il Cofo, cioè il sordo,
uomo di perduta coscienza, non fu infe-
rioreall'iniquo Gregorio Asbesta,altro ar-
ci vescovo greco di Siracusa (f^ .), nella
divozione allo scismatico Fozio; infiam-
mato dal desiderio di vederlo trionfare so-
pra s. Ignazio patriarca diCostantinopoli,
s'avanzò oltre i confini del suo ministero.
Due volte si recò da Costantinopoli a R.o-
ma; la 1 ."onde persuadere s. Nicolò I in fa-
vore di Fozio, e per fare restituire a Si-
racusa l'Asbesla deposto da s. Ignazio; la
2.^i;ome spedito dall'imperatore Michele
III {'Ubriaco, insieme con altri 3 vesco-
vi simulatorie dissimulatori espertissimi,
per sostenere la causa di Fozio e procac-
ciargli il favore del l^apa. Fra'3 legati spic-
còZaccuna,che coljproulo e vivace suo ia-
TAO
gegno, con ardente premura perorò a prò
di lui. Ma le sue iiodi non riu<;cirono a
sedurre il Papa, né n corrompere i suoi
famigliari. Furono utili solo a seslesso,per
essersi unitosi pseudo patriarca con piii
stretta amicizia, e guadagnandone mag-
giormente l'aflelto. Sliniolalodi non im-
pegnar ad altri la sua fede, e lusingato di
riportarne onori ed eminenti dignità, con
pertinacia si mantenne nella sua ubbi-
dienza. Nel concilio generale di Costan-
tinopoli deirSGq, un gran numero dì ve-
scovi cbe avevano oppressa l' innocenza
di s. Ignazio si ravvidero dell'errore e fu-
rono ammessi alla comunione dellaChie-
sa. In vece Zaccaria si ostinò nel conser-
varsi fedele a Fozio, contro il quale i suoi
colleghi aveaoo lanciato gli anatemi. Fo-
zio ristabilito colie sue furberie nella se-
dedi Costantinopoli, per gratitudine creò
Zaccaria metropolitano di Calcedonia ,
poiché le molte sue perfidie aveano ob-
bligato il detto concilio a condannarlo e
cacciarlo ignomioiosamenle dalla sede di
Taormina, nel cui luogo fu posto Grego-
rio Cerameo profossore ancb'egli del rito
greco, come il predecessore. La condotta
di Zaccaria e di altri 3 vescovi afflisse ol-
tremodo la Sicilia e le loro chiese, poiché
mai popolo alcuno mostrò tanto ardore
per conservare il depositodella fede,quan'
to i siciliani, e si fecero particolarmente
ammirare sotto il durissimo giogo de'sa-
raceni. 1 detti 4 vescovi e Fozio contri-
buirono a dilatare il rito greco in Sicilia,
oltre Taormina, Siracusa, Messina e Ca-
tania loro sedi. Nella cattedrale di Taor-
mina conservarono l'esercizio delle gre-
che funzioni, nel secolo IX Gregorio Ce-
rameo, e nel XII Teofane Cerameo. Gre-
gorioCerameo creato arci vescovo diTaor-
mina dopo la deposizione di Zaccaria, fu-
rono pubblicate le sue omelie /// F^'au-
fucila Dominicalia, et festa totiiis anni,
scritte in greco e al popolo recitale. Teo-
fane Cerameo,allro aicivescovo di Taor-
mina, egualn)ente produsse al suo popo-
lo le omelie nella greca favella, che poi
TAO 245
furono tradotte in latino e illnslrale con
erudite e copiose note dal gesuita p. Fran-
cesco Scorso palermitano neh 644- Av-
verte e prova Rodotà ,cheTeof.i ne non fio-
ri oeir842, come pretesero Pirro e Scor-
so, ma nelsecoIoXII traili 129 e ili 102,
ciò che conviene notare per averlo di so-
pra con Pirro riportato air842, e dopo
Zaccaria secondo il suo ordine cronolo-
gico. Rodotà loda Teofane pei- sapientis-
simo ed eloquentissimo, di sentimenti del
tutto conformi a'dogmi cattolici, e dovi-
ziosa miniera di prove per abbattere gli
errori de'calvinisti. In processso di tem-
po Taormina, tanto nel politico che nel
religioso, seguì le vicende di Sii il'ut, nel
qualearlicolo accennando eziandio l'ulti-
ma restaurazione dell'ordine pubblico, 0-
perata lodevolmente nel 1849 t'^' p'''o-
cipedi Salriano d. Carlo Filangieri, me-
ritò che il re Ferdinando 11 lo dichiaras-
se luogotenente generale di Sicilia edu-
ca di Taormina. Allorché il famigerato e
valoroso emiro Abd-el-Rader (di cui nel
voi. XLVIII, p.i4q), nel dicembre 18 52
veniva trasferito di Francia in oriente a
Rrussa o Prusn, dopoché 1' imperatore
de'francesi Napoleone III gli restituì la li-
bertà e la spada in segno di pace, giunto
a Messina volle contemplare io stupendo
spettacolo che olire il monte ignivomo
di Sicilia in eruzione (clie dichiarai in ta-
le articolo), nella sua gigantesca maestà;
e vedere le grandezze dell'arte antica iu
Taormina, che tenne forte contro i sara-
ceni, anco quando l'intera isola piegavasi
sotto il loro dominio, e fermò l'attenzio-
ne di queirillustre,il cui nome grandeg-
gia nella storia della conquista francese
dell'Algeria. Visitò i luoghi che furono
teatro delle gesta de'suoi antichissimi an-
tenati,ricevendo l'animo suo potenti im-
pressioni alla vista delle grandi meravi-
glie della natura, de'Iuoghi e de'monu-
mentijche gli richiama vano al pensiero l'a-
raba dominazione nella contrada. Si fer-
mò con emozione innanzi a' sepolcri sa-
raceni di Taormina, e con occhio scintil-
240 T A P
lanle guardò immobile ((ue*marmi,qiia^i
volesse peneti-aie nel gelo delle Jombe per
interrogale la mula polvere che rinser-
rano , i nomi e le gesta degli antenati ;
tutto quanto profondatncnle colpito nel-
la sua fervida immaginazionejOSservòche
diversi vocaboli e i mantelli desìi aG-iicol-
tori sono di origine araba, dicendo che i
poeti arabi cantano spesso le bellezze del-
la Sicilia, la quale aveagli commosso il
cuore, send)i'andogli di vedere in essa u-
na transazione fra 1' Europa e 1' Africa,
ove si consideri in rapporto alla natura
del suolo.
TAPUURA o TAPARURA. Sede ve-
scovile della provincia Bizacena nell' A-
fricaoccidenfale,della metropoli d'Adru-
melo, il cui vescovo Limeiiiano, a mezzo
di Bonificio vescovo Vallitano o di Val-
los, sottoscrisse alla conferenza di Carta-
gine del 4' f- Morcelli, Afr. dir. t.i.
T A PSO, Tapsus^ T/u/jìsns.Sede vesco-
■vile dell'Africa occidentale nella provin-
cia Bizacena, della metropoli d'Adrume-
to, già celebre e antica città sulla costa
orientale di Tunisi, dove ^6 anni prima
di nostra era fu IMetelIo Scipione battu-
to da Giulio Cesare. Oggi si chiama De-
mass o Demsas. Vigilio suo vescovo nel
4S4 fu esiliato daUnnerico re de' vandali
per non aver sottoscritto l'erronee pro-
posizioni' de'donatisti nella conferenza di
Cartagine. ]Morcelli, Jfr. cJn\ t.i.
TARACA o THARACA. Sede vesco-
vile della Bizacena sotto la metropoli d'A-
drumeto, ch'ebbe a vescovi: Donnino esi-
liato dal re vandalo Unnerico nel 484 per
conservarsi cattolico; e Stefano che sot-
toscrisse nel 646 la lettera del concilio Bi-
zaceno a Costantino Augusto figlio d'E-
raclio contro i monoteliti. Morcelli, Jfi-.
dir. l, I .
TAR^ACH. Sede vescovile giacobita
pressoi Garmei, nelladiocesi d'Antiochia,
forse la stessa che Tahal. Gazai o Gnzel
vescovo diTarach sedeva nel 1 5S3.0ncns
dir. t. 2, p. i52 I.
TARACO(s.), marti^e.Sol^erseilmar-
T A R
ti rio nella Cilicia, insieme a s. Probo e s.
Andronico, nella persecuzione di Diocle-
ziano. L'opinione più probabile è che ciò
sia avvenuto nell'anno 3o4i tempo in cui
gli editti si eseguivano indistintamente
contro tutti i cristiani. Gli alti di questi
tre martiri sono uno de'piìi preziosi mo-
numenti dell'antichitàecclesiaslica, econ-
tengono gl'interrogatorii che sostennero
a Tarso, a Mopsuestia e ad Anazarbo. Ta-
raco era cittadino romano, quantunque
natoinIsauria,ed avea servito nell'armate
dell'impero; ma erasi dipoi ritirato per
timore d'essere costretto a fare qualche
cosa contro alla sua coscienza : allorché
fu arrestato avea ySanni. Probo, nato ia
Panfilia, erasi spogliato di molte sostanze
per servir Gesù Cristo con maggior liber-
tà. Andronico, più giovane degli altri due,
era d'una delle più illustri famiglie di E-
feso. Essendo stati presi tutti tre a Pom-
peiopoli in Cilicia , furono presentati a
Numeriano Massimo governatore della
provincia, il quale ordinò che fossero con-
dotti a Tarso, ov'egli dovea recarsi. Qui-
vi giunto, furongli presentati itre confes-
sori, come colpevoli di professare la reli-
gione cristiana, e di avere disubbidito a-
gl'imperatori. Interrogati ad uno ad uno,
e tormentati in varie guise per indurli a
sagriljcare, essi persisterono a professare
francamente la fede, per cui carichi di ca-
tene furono messi in prigione. Dappoiché
subirono altri due interrogatorii , soste-
nendo con invitta costanza nuovi crude-
li strazi, il governatore mandò pel poo-
tefìceTerenziano, che avea l'ispezionedei
pubblici giuochi e spettacoli, perordinar-
glidi preparare un combaltimentodi fie-
re e di gladiatori pel giorno seguente, li-
na folla innuraerevoledi popolo concorse^
all'anfiteatro, ch'era un miglio distante
dalla città di Anazarbo, ed ivi furono con-
dotti i tre confessori, che pe'patili tor-
menti erano ridotti in uno stato sì deplo-
rabile, che non potevano reggersi in pie-
di. Diverse fiere furono rilasciate contro
di essi, ma come ritenute da una forza in-
T A R T A R 9.47
visibile non si avvicinarono loro; per cui cui è rlisfnntei i leghe e 7 da s. Giovanni
il governatore irritalo fi.'ce I)altere quelli <li Moiiana, sori^e in mezzo nel alte mon-
elle le aveaiio cusloflile, i quali vedendo- lagne in nn'ainena pianura. E" divisa in
si minacciali dell'ultimo supplizio, sciol- dui' parli dall'lsero, ed i suoi approcci so-
sero un orso, die in ipiel giorno avea ne- nodillicili. I. a chiesa cattedra le è sol lo l'in-
ciso tre uomini. Questo animale, divenu- vocazione di s. l^ielro apostolo, buon edi-
to mansueto come gli altri, passando vi- fìzio elegantemente restaurato, con capi-
cino ad Andronico, si mise a Zeccargli le Iole composto di 3 dignità, la i .' il prepo-
piaghe: di che infurialo Massimo, lo lece sto, le altre l'arcidiacono e il cantore, di 7
uccidere a'piedi del medesimo Androni- canonici colle prebende del teologo e del
co. TereiizianOjtcmendo persestesso, or- penitenziere, d'un canonico onorario, e di
tlinò di lasciare una leonessa, i cui rug- altri preti e chierici addetti al servizio
giti riempirono di terrore i più intrepidi divino. Il palazzo vescovile adiacente al-
de' riguardanti; ma appressatasi a' santi la cattedrale si ritiene pel migliore edi-
niartiri, si pose a'piedi di Taraco, e glie- fìzio, sia per l'antichità, che per la vastità
li leccò. Massimo allora, pieno di rabbia, e bellezza. Tra le altre chiese quella sola
comandò che i santi martiri foi^sero ucci- della Natività di Maria Verginee parroc-
si da'gladiatori , e i loro coipi confusi e chia col fonte sagro, il cui curalo viene
mescolaticon quelli di questi ultimi, ch'e- approvato dal vescovo, ma nellesolennilà
rano rimasti morti nell'anfiteatro: oltre si esercitano gli uffizi parrocchiali nella
di che li fece guardare da sei soldati du- cattedraleedalla maggioredignilà. Viso-
ranle la notte,per timore che i cristiani li no il seminario con alunni, ros[)edale, di-
portassero via. Nondimeno col favore del- versi sodali?i e pie istituzioni, un colle-
le tenebre e d'una violenta tempesta, la gio reale, scuola di mineralogia ove 6 ai-
quale pose in fuga le guardie, i fedeli pre- lievi sono mantenuti dal governo, poiché
sero i tre corpi, che riconobliero median- la città daliSas fu dichiarata altresì ca-
le una luce in forma di stella che apnar- poluogo del 1 ."circondario dell' animini-
ve sopra i medesimi, e li portarono in u- «trazione delle miniere. Ne'dintorui si sco-
na spelonca ile'mouli vicini, dovenon era persero nel 171.4 '^ ricche miniere di
verosimile che potessero venire scoperti, piombo argentifero di Pezay e Macaull,
Tre fervorosi cristiani, Felice, Marciano e le quali si scavano dal i 74^-- ^'' sono pu-
Vero,si ritiraronoinquellacaverna, riso- le sorgenti termali salate abbondantissi-
Inli di passarvi il restante di loro vita.I fé- me, il cui grado di salsedine non variò mai,
deli di Anazarbo mandarono la relazio- quantunque sieno escavate dalla piìi re-
ne di questo martirio alla chiesa d'Ico- mola antichità. Tra'suoi illustri primeg-
nio, pregandola di comunicarla a quelli già il Papa Innorcnzn 7. 1 popoli cen-
di Fisidia e di Panfilia per loro edifica- troni abitavano questa regione, e ne fa
zinne. 1 ss. Taraco, Probo ed Andronico menzione G. Cesare ne'stioi Conirncnfa-
sono nominati ne'marlirologi agli i i ot- ni. Della loro capitale Forum Claudii,
tobre, giorno in cui consuinarooo il loro eche sovraslòa tutte le Alpi OrecheePen-
sagrifìcio. nine, eretta dall'iniperaloie Valeiilinia-
TAHANTASIA Pietro, Cardinale, no I dopo la metà del IV secolo in pro-
/^. Ii^NOCE^zo V Papa. vincia, non rimane alFalto orma, ed an-
TARANTASIA (Tnrantasien). Città .che il villaggiodi Cenlron che sopravvis-
con residenza vescovile di Savoia nel re- se alle sue rovine e conservava il nome
gnodi Sardegna, capoluogo della provin- degli antichi popoli, è oggi abbandonalo,
eia di Tarantasia e di mandamento, nella Tarantasia o Darentasin, Cciìlronuin Ci-
divisioneamminislrativadiChambcry,da vilas, ereditò per molto tempo il prima-
0-48 T A R
to di tutte !e Alpi nominale, e poi essen-
do sfata la città rovinata, al dire d'alou-
fii, la sede vescovile (u trasportala in Mnu-
ii'cr.i, laonde prese anche il nomedi Man-
tiers, o Monsticrs, o Monnsicriiim apud
Ccntroncs,^tvchìtW\ esisteva un anlicliis-
Simo monastero di cenobiti, che colla loro
santità si resero celebri non soloin Savo-
ia, ma benanche presso tutta la limitro-
fa Francia. Non vi si trova però alcuna
anIichità.Tarantasia di venne capitale del-
la contea del suo nome, ed i suoi vesce-
•vi e arcivescovi furono investiti della si-
gnoria temporale della medesima, onde
la fortificarono. Ma in seguito alle fre-
quenti guerre ch'essi ebbero co' conti di
Moriana e di Savoia, le sue difese furo-
no distrutte nel i 336 da Aimone conte
di Savoia, e l'arcivescovile dominio me-
glio si rassodò ne'conli di Savoia, giacché
sino dal conteUmberlo Il,morlonel i 108,
era stato tolto a'prelati. Da quell' epoca
Tarantasia o Moutiers e la contea segm
le vicende e i destini della Sa^'oia (T^.).
La sede vescovile ebbe origine da quella
di Foro Claudio, nella Gallia Narbonese
provincia delle Alpi, ne'primi secoli città
principale della provincia, e nel 3 1 3si tro-
va sottoscritto nel concilio romano tenuto
da Papa s. Melchiade, il vescovo di Fo-
rum Chiudi iDommano 0 Donaziano.Nel
409 fiorì s. Giacomo assi rio, discepolo
di s. Onorato di Lrrins (T.)^ fondatore
di quella celebre congregazione, ed apo-
stolo de' centroni, il i.° che siasi qualifi-
cato ^'cscovo dì Tarantasia, che secondo
alcuni è l'antico nome della provincia,
non della città che non esistè mai, e lo
conservò quando i vescovi da Foro Clau-
dio si stabilirono nella piccola città di
Mouliers, comechè situata in luogo assai
delizioso. Il vescovo s. Giacomo, dopo a-
■ver convertilo tutto il popolo della con-
trada, volendo ritornare in Francia nel-
la sua congregazione, designò Marcellino
a suo successore nella sede vescovile, e
morì in A rles a' 1 7 gennaio 4^9) e ne trat-
ta il Bollando, Ada ss. Questa sede ve-
T A R
scovile divenne suffraganea della metro-
poli d'Arles, passò (juindi sotto quella di
Vienna, e nel secolo VII! fu eretta in me-
tropoli, e le furono assegnate per sulha-
ganee le sedi di Sion, di s. Giovaìiid di
Floriana, e di ylosla, dignità che man-
tenne sino al principio del corrente seco-
lo, che fu soppressa, come afferma il can.
Cima, nella Scric cronologica de' k<csco~
\'i e arcÌK'csco\>idi Moutiers, già Taran-
tasia, che vado a riprodurre. Trovo ia
Commanville, Hist. de tous Ics Arche-
veschez et E^'cscìiez, che fu pure sulfra-
ganeo di Tarantasia il vescovato di Odo-
duruni, poi riunito a Sion, il che rilevai
a quell'articolo. Egli inoltre aggiunge,par-
lando di sua sottrazione dalla metropoli
di Vienna: Cependat inscnsiblenient elle
K'oulut avoir ses droits, de cjiLoi on écrc-
\'it au Pape dans le concile de Frane-
fori r an 794- <'i depuis ce tcnis-là elle
en a jouir. Si può anche vedere il Chie-
sa, Historia chronol. S. R. E. card, ar-
eìnep. episc. Pedeniontanae regionis; e
la Gallia Christiana 1. 1 , p. 663. Nel 429
fu vescovo il dello s. Marcellino console
Azimensein Francia, che fondò varie chie-
se nel luogo di Mouliers, e lo fortificò di
mura. Nel 4?^ Pascasio; nel 5o7 Santo
o Sanzio, che intervenne al concilio d'Ts-
paona nel 517; nel 53 i Magno; nel 553
Nicelo o Nicezio o Migezio; nel 583 Mar-
ziano, che fu a'sinodi i.^e 2.° di Macons,
ed a quello di Valenza nel Delfinato; nel
586 s. Eraclio; nel 599 Firmio o Firmi-
no; nel 621 Probino; nel 653 Buldema-
roche sottoscrisse il privilegio di esenzio-
ne concesso da Landerico vescovo di Pa-
rigi al monastero di s. Dionigi, e vari di-
plomi di Clodoveo II re di Francia, Nel
667 Emitrecio o Emiterio; nel 68iVi-
denardo; nel 697 Giovanni i.°; nel 711
Leodrando;nel722 Umberto i.°; nel 734
Benimondo o Bonimondo; nel 75iEm-
mooEmino; nel 775 Possessore; nel 779
Dagoberto. Noteròche questi o il successo-
re fu il i. "arci vescovo diTaranlasiaoMou-
tiers.Neir838 Andrea; neir858Teolraa-
T AR
(lo;r)eir88')AluccooLiisooAIeso;neir.Sc)i
Daniele;iiel qooA iimicotic o A nniizonc i . ";
Adalberto senza cUila, cos'i Lizo. Mei t)go
Amizone,al quale secondo un diploma ri-
ferito da Muratori. /Intirliità ilal. l. i,
p. 4'6, e da' Sanunartani nella (ì trilla
vìiristiana t.12, Tu da Ilodolfo III redi
Borgogna Transiurana donato il conta-
do di Tarantasia. Nel 1006 Daldolfo; nel
1020 Luzone; nel io3;> Eintnone; nel
1077 Annncone 0 Annuzone ^."jneliogG
Ijosone;nel i i 32 Pietro i." fondatore del-
l'abbazia diTamièinSavoia. Altri neattri-
Luiscono con Dutler la fondazione ad A-
niedeo parente dell'imperatore Corrado
111 nel t 128, e che vi fece nominarci, "ab-
bate il suo amico s. Pietro di Taranta-
siti (I '.). Nel I i4o Israele o Idraelo, chia-
mato dalDuller mercenario,onde pe'gua-
sii che commise nella diocesi fu deposto,
e nel i i4i eletto in sua vece il detto s.
Pietro 2. "abbate di Tamiè,di cui ne scris-
se la vita GolìVedo abbate d'Altacomba,
d'ordine di Papa Lucio 111. Neil i 79 Ai-
mone i.° della famiglia di Briancon ; nel
I 2 I 3 il b. Bernardo o Bertiando, morto
a'5 luglio I 222. In cpieslo gli successe Gio-
vanni 2°; nel 1224 Eriuino di Chiquin;
nel 1248 PiodoKo Grosso di Castellario,
indi uno degli esecutori testamentari di
Tommaso di Savoia conte di Fiandra.
INel I 27 1 Pietro 3.° nipote di Rodolfo; nel
1284 Aimone 2. °di Bruissons; nel 1297
Bertrando i ."de'Bertrandi morto improv-
visamente a'f) maggioi334- Gli successe
in tale anno Giacomo 2.° Solino, e mori
neh 341. In questo Bertrando 2.° de'si-
gnori di Brussol di Moutiers fu nomina-
to amministratore del vescovato e lo go-
vernò sino al I 343, in cui fu eletto Gio-
vanni 3.° Neil 365 Giovanni 4-° de Bet-
ton di Cliatnbery; nel i 377 Umberto 2.°
Chevron de \ illetlejnel i 3 80 Rodolfo 2.°
de ellissi', trucidiito nel castello di s. Gia-
comosul finire del 1 385. Seguendogli ar-
civescovi la Savoia e il Piemonte, ubbi-
dirono gli antipapi à' yii'li^ìioitr. sino al
•Sinuilo (li Costanza. Neil 38G Edoardo di
VCL. Lxxir.
T A R 249
Savola figliodl Filippo principe del Pie-
monte, Acaia e Morea, già vescovodi Bel-
ley e di Sion, morto nel i395 quando fu
crealo anticardinale dall'antipapa Rene-
detto XML Nel 1395 Pietro 4."Culomb;
nel 1397 Aimone 3.°Sechal; nel i|09 Au
ionio di C7u//^///(/ ,j nominalo dall'an
tipapa Benedetto XIII, che già neli4o4
l'avea creato anticardinale, come riportai
nel voi. Ili, p. 228, indi nel sinododi Pi-
sa, avendo abbandonalo l'antipapa, fu ri
conosciuto per vero cardinale da Alessan
dro V, e intervenne al sinodo di Costan-
za. Nel 1419 Giovanni 5.° Bertrand; nel
1433 a'23 novembre Marco Condulme-
10 veneziano, traslato (\a yfvi^ìio/ic , per
quanto dissi in quell'articolo, dal suo pa-
rente Eugenio IV, che inoltre lo fece le-
gato di Bologna, indi legato a Inlcrc iit
Grecia perla celebre questione dell'unio-
ne delle due chiese, ed a'28 febbraio 1438
lo trasferì a Gand. Nel i438 Giovanni.jf/'-
sio (l '.) od'Arsy, che intervenuto al con-
ciliabolo di Basilea, contribuì all'elezio
ne dell' antipapa Felice V di Siwoia, il
quale nel 1 444 'o creò anlicardinale, co-
me narrai nel voi. IV, p. 167,6 poi dopo
la rinunzia dell'antipapato, riconosciuto
per vero cardinale da Nicolò V^ pel bene
della pace, morto a' 12 dicembre 1 454-
I Samraartani nella loio cronologia asse-
gnano nel i45i amministratore di (pie-
sta chiesa il cardinale Lodovico de la Pa-
III (J .), già auticardinaie di Felice Ve
creato cai dinaie da Nicolò V, per l'estin-
zione dello scisma; e nel i4>4 Pii^^tio di
Savoia figlio del duca Lodovico. Osser-
va il can. Bima, che l'una e 1' altra ipo-
tesi cronologica sono improbabili, poiché
il cardinal i*alìj morì in Roma nel set-
tembre 1 45 1 (altri dicono pure nel i4 J'5);
ed il nome di Pietro manca del lutto ne'
registri Vaticani, ove però leggonsi i no-
mi dell'Arsy e del suo successore. Questi
fuGiovanni Lodovicodi Savoia,eletloam-
minislratore a' 22 aprile i4j'^j ^ venne
traslato alla sede di Ginevra nel 1 I59. Nel
1 .|Go da Tarso vi fu trasCci ilo Tommaso
'7
2^o T A R
di Susa, confessore (li Anna regina tli Ci-
|)ro; neIi472Crisloforodella/^oir/vY/ ■),
crealo poi cardinnleilal [»arenle Sisto IV,
morto iti Roma il i ." febbraio i479- '"
<jueslo il cardinal Domenico della Rovfi-c
(^A.J, fratello del predecessore, traslato a
Ginevra a'28 maggio 1 4*^3. Eletto in tale
anno Urbano di Chevron Villette, visse
8 mesi. Ne! 1484 Giovanni 7." di Com-
peys; neli492 Corvino di Piossasco, vi-
cariogeneraledellaCbiusa;neli497Clau-
dio di Castelvecthio, e rinunziò nel i 5i6;
onde a'29 marzo da Leone X gli fu so-
stituito Gio. Filippo di Frolee de'signori
di Luis, in tenera eia, indi soltanto a'5
febbraio I 52 8 fu consagrato in Bologna
condispensa dall'età di Clemente Vii. Nel
j 56o Girolamo de'conti di Valperga e
consagialo nel i562; weii'j'j'ò Giuseppe
Parpaglia,mori di peste a'20 luglio 1 SgSj
rS noveinbregli successe Gio. Francesco
Cerliel barone di Bourget. Nel 1607 A-
nastasio Germonio , del quale trovo nel
t. 4 delle Dlomuìicnta Tlistoriae pntriae,
che il duca Carlo Emanuele I lo mandò
per ambasciatore nella Spagna nel 1 () 1 3,
clonde ritornò nel 161 5 mal soddisfatto
della corte, nondimeno collo stesso carat-
tere vi si restituì nel 16 19 per annunzia-
re a Filippo IH il matrimonio seguito tra
il principe del Piemonte, poi Vittorio A-
medeo 1, e Cristina di Francia (iglia d'En-
rico IV. Nelle stesse Monunicida leggo
l'antico vescovo Tommaso già monaco le-
riuese, non rammentato dal can. Bina, il
quale però protesta che le sue ricerche non
fruttarono di più , dichiarando che tra'
pastori di Tarantasia llorirono vari santi
e personaggi insigni in dottrina. Nel i632
Benedetto Teofìlo de Chevron, per la sua
dolcezza e affabilità da tulli amalo, e com-
pianto quando mor^i a Torino. Neh GSq
Francesco Amedeo de Challes, morto nel
1673, e quindi per 24 anni vacò la sede
arcivescovile. Nel 1699 Francesco Ame-
deo Millet d'Arvillar ili Chambery, che
nella serie dicesi morto nel 1 746, ma sic-
come con lui nelle Notizie di Roma s'iq-
T A R
cominciò a pubblicare l'arcivescovodiTa-
raiitasia, dali74'?- in poi si legge sede va-
cante. Ivi trovo a' 19 gennaio 1750 fatto
arcivescovo Claudio Umberto de Rolland
de Berry della diocesi di Ginevra; a'iG
dicembre 177 1 fr. GasparreAgostinoLau-
lent di S.Agnese, minore conventuale di
Chambery; a' 27 gennaio 178 5 I' ultimo
arcivescovo Giuseppe di IMonlfalcon du
Cengle della diocesi di Ginevra, morto nel
I 793. Era egli prima canonico della cat-
tedrale d'Asti, e investito della prebenda
canonicale di s. Maiolo abbate, indi pos-
seduta dal benemerito canonico teologo
Bima. La sede arcivescovile fu soppressa
con tutte le altre della Savoia con decre-
to dell'assemblea degli Allobrogi de' 27
oltobrei792. Dipoi ad istanza del re di
Sardegna Carlo Felice, il Papa Leone XII
colla bolla Ecclcsias. qutic antiquitatc.
A*i^ agosto 182 5, Bull. Ixoin. coiit. t.i6,
p. 336, reintegrò le sedi vescovili di Ta-
rantasia e di s. Giovanni di Moriana, ma
lai.'^come semplice vescovato e suflraga-
nco della metropoli di Chambery, il cui
arcivescovo mg.' Bigex qual delegato a-
postolico fece eseguire la bolla a' 19 set-
tembre. Indi lo stesso Papa nel concisto-
ro de' 19 dicembre preconizzò vescovo An-
tonio Blarlinetdi Quiège nell'Alta Savo-
ia, diocesi diChambery,a Ila qual sede Leo-
neXII Io trasferì nel concistorode'28 gen-
naio, in cui gli surrogò per Tarantasia An-
tonio Rochaiz di s. Giovanni di Moriana,
già canonico e arcidiacono di Chambery.
Per sua morte, Gregorio XVI nel conci-
storo de' 12 febbraio! 838 promulgò l'o-
dierno vescovo mg.' Gio. Francesco Mar-
cellino Tuiinaz di Chathelard diocesi di
Chambery, ove fu consagrato, già in quel
seminario professore di filosolìa e teolo-
gia morale, non che rettore, canonico del-
la metiopolitana, esaminatore sinodale e
vicario generale, come si legge nella pro-
posizione concistoriale. Ampia è la diocesi
e contiene 8 i parrocchie. Ogni nuovo ve-
scovo è tassalo ne'libri della camera apo-
stolica in fiorini 2 jo, consistendola men-
T A Pi
sa ad summatn 12,000 lìbrariiw Ulius
monelnc nullo onere gras'tHl.
TARANTO (Tarentin). Cillà con re-
sidenza arcivescovile dei regno delle due
Sicilie nella provincia di Terra d'Olraii-
to, capoluogo di distretto e di cantone, a
I 3 leghe da Matera e 10 da Lecce, all'e-
stremità settentrionale dell'ampio golfo
del suo nome,traduebaieo bacilli profon-
di, il INIare Piccolo all'est, ed il IMareGrau-
de all'ove-Nt, sopra un'isola congiunta al
continente per mezzo di due ponti di pie-
tra. Nel r ." bacino a INIar Piccolo sbocca
precipitoso da'tuonti un torrente,e vi met-
tono foce lun"o la costa occidentale i fiu-
micelli Galeso, Tara, Chialano e Lielo.E
piazza di guerra di ?.. 'classe,vienedifesa da
forte mura, da un ;intico castello munito
situato all'est, e da una buona cittadella
eretta da Ferdinando I d' Aragona nel-
l'istmo e posta in riva al porto, \\ quale
racchiuso tra due lingue di terra trova-
si coperto dalle due isolelte di s. Pcla-
gia e di s. Andrea. Una scogliera di sas-
si impedisce ora l'accesso all'antica foce
del comodo e grandioso porto, ove non
entrano che piccole barche, e serve tal
chiusura a render copiosa e agevole la pe-
scagione. L'odierno ricinto della città non
è che un avanzo della splendida città an-
tica tallio famosa per la sua opidcnza. La
città è assai ben fabbricata, ed ha parec-
chi edifizi particolari e buon numero di
pubblici, tra'quali si distingue la cattedra-
le sotto il titolo della B. Vergine Assun-
ta, di antica costruzione, col fonte batte-
simale e la cura d'anime. Questa è affi-
data al capitolo, il qualela fa amministra-
re da 4 pieti detti Piltugerii . che sono
coadiuvali da altrettanti saceidoti deno-
minali Sul>-I'iltagerii.G\i arcivescovi per
eliminare qualunque confusione, separa-
rono la citlà in 4 parli, e I' a>segnarono
ciascuna a'delli preti. Il capitolo si couj-
ponedi 4d'o"'^^'> lai. 'essendo l'arcidia-
cono, le altre il primicerio o priore, il can-
tore e il tesoriere; di 1 8 canonici compre-
se le prebende del teologo e del penilcu-
T A R 2JI
zlerc, di più che4o mansionari, quorum
(ibi parltcìpantei votantes, alii parteci-
panlcs (himlaxal nuncuptintur,e(l\ altri
preti e chierici pe'divini uffizi. Fra le re-
liquie che si venerano in questa metropo-
litana vi è il corpo di s. Cataldo vescovo
e patrono della citlà. Grande è la cappel-
la a lui nella medesima dedicata, eretta
dall'arcivescovo Lelio Brancacci, indi am-
pliata con maestosa architellura con di-
segno simile al Pantheon di Roma dall'ar-
civescovo Caracciolo, poscia abbellita eoa
iscelli marmi colorati da'successoriSarria
e Pignattelli, mentre l'arcivescovo Stella
molto contribuì al suo ornamento, ficcu-
do dipingere la cupola dal celebre Paolo
de ]\Littheis. Le statue di marmo sono
munificenza dell'arcivescovo Mastrilli,e
due le fecero l'arcivescovo Capecelatio,
ed il patrizio talentino Carducci. La sta-
tua d'argento poi di s. Cataldo, situata sul-
l'altare di marmo della gran nicchia in
fondo della cappella, che sino al 1 598 si
conservava nella sagrestia, prima deli346
non era che mezzo busto, e fu fatta dal-
la pietà dell'arcivescovo Capitignani, il
quale si servì dell'antica cassa argentea, iu
cui il predecessore Giraldo avea nel i 1 jo
collocate le reliquie del prezioso corpo del
santo; ma nel 1 465 essendo stala la città
liberata da grave pestilenza, l'arcivesco-
vo Galeotti, il clero e il popolo per gra-
titudine fecero il rimanente della statua,
e il ricordalo arcivescovo Brancacci vi ag-
giunse la base d'argenlo. La cioce petto-
ralee la collana furono dono del cardinal
d'Aragona arcivescovo. Il palazzo arcive-
scovile è prossimo alla metropolitana, e
conveniente. Non vi sonoaltre chiese [)ar-
rocchiali 0 collegiate, né alcun altro bit-
lislerio, bensì molle chiese accrescono i
pregi della città, con 3 moiiasleri di mo-
nache e 4con venti di religioni; vi è un am-
pio orfanotrofio, due ospedali, il munte
di pietà, il seminario cogli alunni, diver-
si sodalizi e pii istituti. Fioriscono mani-
fillure di tela, di cotone, di mussoline, di
velluti e di altri tessuti, di cui con molta
2 5?. T A 11
lana perfella si fa esportazione. Amenìs-
simo ò il clima, elnbeilà del lecondosuo
leriitorioc veiameiitesoipientlcnte. Pre-
zioso n'è il miele, eccellenli i pascoli, l'er-
tile (li grani, abbondatile di fi ulti e di vi-
ni buonissimi, rinomali i fichi e le casta-
gne. A Ili va vi è la pesca, ed i pesci, i te-
stacei e crostacei del seno o golfo taran-
tino sono di squisitissimo gusto e di as-
sai copiosa abbondanza, rendendo l'espor-
tazione da 3oo,ooo ducati annui. Tra le
innumerabili famiglie de'crostacei ve n'è
vma in cui spesso Irovansi bellissime per-
le che non la cedono alle migliori orien-
tali, laonde comunemente si chiama ma-
dreperla. Celebre è poi tra le numerose
e svariate conchiglie la conchiglia l'inna
che produce la lana marina. Questa con-
chiglia bivalva con vocabolo greco fu det-
ta Sriitlo, perchè i suoi gusci sono a for-
ma di scudi, e meglio da'Iatini 7-*//?//(7, da-
gl'italiani /^'7v/r/.e da'taranliiii Pariccl-
la, perchè in essa vi annida in pdvi cella
pure il granciporro, granchio che la di-
fende dagli aguati del polipo, ovvero con
voce siriaca l'etimologia vale fruito rhio-
ììiatoìuaì-ìiio.Qaesla mirabile conchiglia,
nel cuisenocongela la perla, è fornita dal-
la natura d'un lanoso ciufFelto che scal-
trita distende per l'onde, onde procurar-
si il vitto. Di tal fiocco lanoso ft^cero men-
zione Tertulliano, e diversi altri antichi
scrittori, e s. Basilio a s'i specioso prodot-
to die il nome di lana d'oro. Imperocché
al pregio del lucido, vi si accoppia l'ela-
sticità del filo e la trasparenza. Si vuole
che di tal preziosa lanugine fossero le vesti
diafane mentovate da Polluce nel lib. 4,
e poi dette Taraiitiiiidìc àal lusso e dal
grandissimo uso che ne facevano i taran-
tini. Di tali vesti pare ne usassero in par-
ticolar modo i ballerini e i mimi. I suoi
fili un tempo, come al presente, si tesse-
rano e si formava il bisso che forniva ric-
chi ammanii agli efori, demarchi e stra-
teghi; ma il bisso andò poi in disuso, e
quindi le tarantine dierono opera a pre-
parare e lavorare la lanapcnna. cioè una
T A R
specie di lana finissima di colore Intlo
pro[>rio fosco dorato , come risplende al
sole, e ridotta con piccoli cardellini e fi-
latoi, se ne lavorano guanti, calze, scialli
e altri oggetti di lusso.Famosa è la Taran-
tola di Puglia, 0 Falangio Tctra^nato
degli antichi, per la quale le persone vol-
gari tanto in Taranto che ne' paesi vici-
ni,sotto prelesto d'essere laranlali, ossia
morsi dalla tarantola, fanno ancora nel-
r eslate cose piti stravaganti e bizzarre,
di quelle già praticate dagl'iniziali di Ci-
bele e dalle furiose baccanti; e mercè il
tarantismo o estro di ballare con furore
di danza, prodotto secondo il credulo er-
rore grossolano da detto morso, e non cu-
rabile che col suono e colla danza, ogni
anno in Puglia si rinuova l'antico culto
o
di Bacco, e i licenziosi trovati de' vene-
ratori diCibele.Tali scetnpiaggini e pue-
rilità deri\ ano da altre cause, anziché dal-
la morsicatura delle innocenti besliuole
tarantole. La tarantola di Puglia è un ra-
gno della specie 2.', fa miglia 4- diLinneo.
E" di colore scuro o bigio per l'ordinario,
rassomiglia nell'esteriore alla testuggine,
e co'suoi 8 occhi lucidi vede nel piìi fitto
scuro. Armata di 8 robuste e pelose gam-
be, e di due tenaglie o adunche forbici e
di aguzzi aculei, con questi addenta, stra-
zia e uccide la preda, che stritola e ma-
stica per poi succhiarla saporosamente;
dal cui umore restauilo tinto il suo muso,
credono taluni che nel ferire vi schizzi il
veleno. La preda cade nella micidiale e
viscosa rete o tela che di notte forma ar-
tificiosamente la tarantola nella sua ta-
na, la quale scava ne'campi nudi di ter-
ra salda e incolta, evitando i luoghi om-
brosi e umidi. La tarantola della Puglia
è della specie àt ra^ni delti Lupi mag-
giori, della classe innocua delle chiappa-
mosche. Come tutte le altre razze di ra-
gni, muta la pelle nel solstizio di estate
sino al sole leone; vive un solo anno, ma
si riproduce in maggior numero per le
fecondissime femmine. Il morso di tali ta-
rautole non è veleooso come si crede voi-
T A R
garnienfe, né proilnce i decantali effelll
bizzarri e sintomi iinmaj^inari del Ta-
raiitisiiin, che l'alterala fantasia e il fa-
iiatisino de'tarantitii e pugliesi suppone.
Es<(j V piultoslo un residuo delle super-
stiziose pratichee orgiegentileschediDac-
co e di Cibeie : è un estro cagionato dal-
l'adusto clima, dalla qualità de'cibi, dal-
la natura isterica e ipocondria dell'aiden-
te temperamento de'pugliesi, e dal genio
de'tarantiui portalissimi per la musica e
accostumati a trescare, come asserisce e
prova con solide ragioni, erudizione e cri-
tica il tarantino ab. Solito. Egli diceche
il tarantismo è un istinto della nazione,
fouieiilato in ogni estale dal pregiudizio,
dall'unitazione e dal costume; sono en-
tusiastici per la musica e la danza, quelli
diesi cretlono taranlali, ossia morsi dal-
l'innocenti tarantole, prive atlattodel cre-
duto veleno; e le velenose morsicature
de' falangi degli antichi giammai furono
guarite dalla musica e dal ballo. Il tarau-
tismo insomma non è che una reliquia
delle costumanze pagane, favorite ancor
oggi dal temperamento de'pugliesi: le ta-
rantole di Puglia, il ripeto, non produ-
cono co'Ioro morsi l'immediato prurito
di ballare, nèda doversi guarire colla sola
n)usicaK" dunque un vero errore popola-
le il crederlo,e va con Democrito scherni-
ta simile umana follia. Abbiamo di d. Do-
menico Solito, Cenno storico della ori-
gine, del progresso e decadimento del-
rantichissiina città di Taranto, e brci'e
descrizione della concìiiglia Pinna e del
modo come da questa si rica\'a la lana
marina, Roma i 843. Poi nel i845 ivi
pubblicò: Descrizione storie a-filosofica
delle pili rinomate conchiglie che alli-
gnano nel seno Tarantino, e della fa-
migerata Tarantola di Puglia, con un
cenno storico sulla fondazione, sul pro-
gresso e decadimento dell'antichissima
città di Taranto. Neil' antica e nobilis-
sima Taranto fìuiirono celebri uomini,
tali furono A poi Ioduro, Leonida, Lucio
Pauza, il lilosolu ^isida maestro d'Epa-
T A R 253
minonda, i pitagorici Clinia, Dinone e Ni-
comaco matematico e musico; Zeusi , il
geometra Archita, Icco atleta, Arislosse-
no musico e filosofo familiare d'Aristoti-
le, Eraclide musico, e quegli altri celebra-
li da Antonio de Ferrari presso il t. 7 de-
gli Opuscoli del p. Calogeri»: De sita Ja-
pigiae liher,notis illustratus curaetstii-
dio Jo. B. Tiifuri. Ivi sono ricordali gli
autori che hanno scritto di Taranto e ce-
lebrale le sue grandi prerogative, e per-
sino della tarantola e del suo morso, della
quale con copiosa erudizione ti-altòCancel-
lieri nella Lettera sopra il Tarantismo.
Di pi LI il Ferrari riporta le opinioni di quel-
li die attribuiscono a Tara o Tarete o Ta-
ranto figlio di Nettuno che le die il no-
me, o ad Ercole o agli Eraclidi la fonda-
zione di Taranto; per cui i tarentini po-
neano sidle loro medaglie Tarele sotto
forma d'un nume marino, col tridente del
proprio padre o la dava di Ercole, oltre
la civetta simbolo di Alinerva loro pro-
teltrice. La celebrità in cui rapidamente
pervenne Taranto, sull'origine die luogo
a molte favole. La più comune opinione
dell'erezione dell'antichissima Taranto,
che fu capitale della Calabria, della Pu-
glia e del la Lucania, la fa deriva re da un'e-
migrazione di cretesi,e presto ili venne po-
tente, e per l'estensione e situazione del-
la superba città quasi inespugnabile, in-
di metropoli di fiorentissima repubblica
della IMagna Grecia , pel suo soggiorno
ddiziosissimo,perl'amenilàdel clima, per
la prosperità del commercio, per l'uber-
tosità delle naturali produzioni, per l'ec-
cellenza delle manifatture, per le pregia-
tissime porpore tinte col colore ricavato
da' murici marini, e chiamata Porpora
Tarentina. Posta Taranto nel centro di
3 mari, per sì felice posizione faceva es-
sa tutto il commercio del mare Adriati-
co, di quello di Grecia o Jonio, e di quel-
la parte del iMediterraneo chiamata Tir-
rena. Lcandio Alberti nella /Avc//:;/ow
'// tutta [t(di,i, riferisce chcTaranlocreb-
bclanlu iu potcuzUj quaulu iu ricchc^^za.
254 T A R T A R
governandosi a leggiinento [)opoIaie,da' la di popolo la patria. Falanle però fu io
greci dello democrazia; e taulo divenne mia sedizione da'partenii stessi discaccia-
pos>ente,elie teneva una grossa armata di to, costituendosi essi in repubblica demo-
legni naviganti nel mare, che superava cratica,e trovò ricovero in Brindisi fra gli
lulle le altre armate marittime de'popo- anticiii tarentiniesuli,oveterminòdi vive-
ii vicini; ed anche armava 3o,ooo pedo- re. Nella parte della citta, che risguarda va
ni e 3ooo cavalli da combattere per ter- la foce del porlo, vedevasi un largo sta-
ra contro i nemici, avendo looo capila- dio destinato a'giuochi pubblici, ed era-
ni ile'cavalieri secondo Slrabone.Era qui- no nel furo il grandioso colosso del Sole
vi da'larenlini mollo onorato Pitagora fi- ossia d'Apollo, o di Giove, dopo quello
losofo, e parimenti Archila suociltadino, di Rorliìì piìi rinomato, e moltissime al-
il quale assai tempo li governò. Poscia tre statue di greco scalpello, fra le qua-
dopo molli anni mancando l'ottimo go- li il fumoso Ercole in bronzo di Lisip-
verno di jjue'scienziati filosofi, talmente [)o, da Fabio Massi ino poi recato in Cam-
I tarenlini si sommersero nelle delizie e pidoglio, che inoltre ornò il suo trionfo
ne'piaceri, talmente s'invilupparono nei con altre stupende sculture e superbe pit-
vizi per la lunga pace e abbondanza del- ture. Tito Livio paragonò le ricchezze
le cose, che si dierono all'ozio in tal uia- lolle a Taranto, pari a quelle colle qua-
niera, che festeggiavano la maggior par- lì Marcello abbellì il suo trionfo dopo
le dell'anno, consumandola in giuochi e 1' es[)ugnazione di Siracusa. Nel trionfo
balli: e \ìvv tjuesto passando le cose del- di Fabio Massimo vi si trovarono 3o,ooo
la repubblica loro di male in peggio, al- schiavi larenliui, e l'oro e l'argento rica-
la fine di tanta altezza, nella quale i la- vaio dalla preda ascese a 5,000,296 duca-
renlini erano ascesi, straboccarono in tan- ti dell'attuale moneta del regno. Quando
la Uìiseria, che loro bisognò Cercare altri la repubblica tarentina era in fiore, il ce-
capilani de' loro eserciti, dovendo guer- lebre Ardi ita, 8.° successore del principe
reggiaie co'Ioro nemici, laddovepiima a- degl'italici filosofi Pitagora, ebbe 7 vol-
veano avolo cajiilaiii da darne agli allri. te il governo di Taranto sua patria, e non
Onde i poeti chiamarono Taranto molle, luen la protesse colle armi di quello che
«Ulta d' unguenti, ed imbelle. Niuno dei la illuminasse cogli alti e severi precelli,
cittadini non essendo più educato al me- e governasse con senno civile. Archila si
sliere della guerra, contro quella de'mes- acquistò tal fama, che mosse Platone a
seni e de'lucaiii furono costretti chiama- recarsi espressamente in Taranto per ve-
re in loro aiuto Alessandro re de'Molos- derlo e udirlo. Le arti pure furono iu Ta-
si e zio d'Alessandro il Grande. Sembra ranio coltivale con lutto lospleudore. Ma
che allora la corruzione de'costumi non la mollezza, il lusso eccessivo, le discor-
avesse ancor fatto progressi, e piuttosto die, oscurarono dopo lunga pace la glo-
per essere i taientini occupali nella filo- ria di Taranto. I cittadini tripudiavano
solla, ignoravano leforzede'diveisi popò- nel pubblico teatro in vista del porto,
li, e la .situazione de'loro vicini. .Ulri ac- quando si videro per lai.'' volta le vele
ereditati storici proclamano fondatore di romane, e pazzamenle presero a befl'arsi
Taranto, 707 anni avanti la nostra era, di que'saggi che giustamente se ne adon*
Falanle capo di que'partenii che uscirò- tarono, né furono meglio trattati gli am-
nn di S[)arta per non udirsi piii a rim- brisciatori spediti poi a chiedere sodtlisfi-
proverare la oscura origine, mentre era- /ione de'ricevuti oltraggi. Quindi arse la
no nati da una mano di giovani spedili lunga e accanita guerra tarentina, che iu
dal campo di Lacedemone che assedia- brevedescrissi ne'vol.XXI,p.3o6,LVIlI,
va Messene, onde non rimanesse diserta- p. 197, LXV, p. 33o. Incapaci (jue'cor-
T A R
rolli repubblicani di più lialtare le armi,
clovetlero livolf^ersi ad esteri campioni,
fd ebbero ausiliare il prode e vanaglo-
rioso Pirro re d'Epiro discendente d'A-
chille, che da principio guadagnò le due
battaglie d' Eraclea e del Liri. Dopo la
sconfitta data da'rouiani a qtiest'idliuio,
rimasero soggiogali i larentini, ma pote-
rono salvare con un trallato la patria in-
dipendenza. 11 cartaginese Annibale in
tempo della 2." guerra punica nell'anno
544 s'impadronì di Taranto per sorpre-
sa, e dopo che Fabio Massimo a quel som-
mo due» la ritolse, impadronendosi del-
le sue immense ricchezze, vi fu dedotta
una colonia romana. Osserva il tarenti-
no ab. Solilo, che Taranto fu soggioga-
ta e vinta più dall'intrepidezza e incor-
ruttibilità del console Fabrizio, che dal
numerode'soldati romani. Divenuta pae-
se di conquista, e rimasta spogliata delle
sue leggi, de'suoi magistrati, s'inchinò al
suo decadimento, e perde del lutto l'an-
tica sua gloria e grandezza. Xonilimeno il
suo slato col tempo si raddolcì, poiché nel
GG4 circa divenne città nuuiicipale, e in
poco tempo ritornò una deliziosa ciltà ,
uìalgrado la sua mollezza di cui la rim-
provera Orazio, che dopo Tivoli non a-
vrehbe desideralo che il soggioino di Ta-
ranto. Decadde quindi ognor più, e non
avrebbe lasciato vestigia dise nelle poste-
riori incursioni de'barbari, massime de'
goti che la distrussero, se i profughi ca-
labresi non avessero dato di mano a ri-
storarla. Del vastissimo perimetro del suo
abitato non re^larono cheriideii;la ina"-
gior parte de'citladini non potendo tol-
lerare la schiavitù straniera , cercarono
sotto altro cielo una patria novella: i po-
chi rimasti inerpicando>i su lo scoglio,
ov'era slata l'antica rocca inespugnabile
e diroccata dagl'invasori per propria >i-
curezza, si costruirono delle capanne e si
diedero alla pescagione. Dopo una serie
(li vicende sfavorevoli, ed in un tnoinento
di quiete si cominciai ono a ftbbricar del-
le case, ciucile ora foruia la uovcllu cil-
T A R 255
là a guisa di penisola, siccome cìrcoscrit
la dalle acque, ed unita al continente da
due ponti. L'antico porto che dava ricet-
to alla tlotta, va ora sotto il nome di se-
no tarantino, che addentrandosi dentro
la terra e comunicando con l'attuale por-
to esterno, solfre il flusso e riflusso di 6
ore sotto i ponti anzidetti. Alle bocche del
porto esterno la natura vi ha piantato,
come due baloardi, le summentovate due
isole, una di circa 200 iugeri e ove tro-
vasi stabilita una colonia per seminarvi
grano, legumi, ban)bagie,e altri prati ar-
tificiali per pastura de' greggi che colà vi
si allevavano; l'altra isola poi ha circa il
perimetio d'un miglio. Dopo la caduta
dell'impero romano, ubbidì agl'impera-
tori greci che ne cacciarono i goti, impe-
rocché mentre il loro re Tolda devastava
l'Italia nel 546,1 gieci s'impadronirono di
Taranto, che abbandonandola all'avvici-
narsi d'un distaccamento di trup[)e del re
golo nel 548, fu poi ripresa da Narsele
nel 552. A'greci la tolsero i longobardi
comandati da Romualdo I diJca di Bene-
vento nel 668, eijuindi se ne impossessa-
rono gli ungari ed i saraceni. Espulsi (jue-
sii dj' normanni, Taranto ebbe il titolo
di piii)cipato,(li cui goderono molli per-
sonaggi delle stirpi reali, che dominaro-
no la regione, molti de'quali rammentai
all'articoloSiciLiA.ove e in quello delle A7-
clUc Z>«p, riportai gli avvenimenti e vi-
cende cui furono comuni a Taranto, fio-
rendo quindi successivamente un bel nu-
mero di personaggi illustri per santità di
vita, per dignità ecclesiastiche, nelle let-
tere, nellearli e nelle armi, il normanno
Roberto Guiscardo avendo da più luo-
ghi caccialo i saraceni, ed ottenuta in in-
vestitura la Puglia e la Calabria da Ni-
colò li, questo Papa gli promise ancora
Matera e Taranto, perchè discacciasse i
greci da Otranto. Pertanto con grosso e-
sercilo espugnò Otranto, e per accordi
prese nel 1080 Matera e Taranto. Alla
sua morte nel ducalo di Puglia il figlio
Ruggiero gli succes-e, ma guerreggiato
2)6 TAR
cl.'j Hoeiiioiulo I fratello maggiore, ad es-
so cede parte di Puglia e il principato di
'J'jirauto: indi l'oeiiiondo I per cliiamata
d'Urbano li parli per la ('roda In (i\ Ter-
ni scULta, ove conquistò Aiitiochid, di
che riparlai a Siria. Alla sua morie ere-
ditò i principati d'Antiochia e di Taran-
to il (ì;^lio Ijoeniondo 11. Estinta con Ini
lii tlominazioiie normanna, successe il re-
gno degli svevi, de'(|uali il i .° principe di
Taranto fu Enrico V 1 figlio di Federico I
imperatore. Di poi il principato passò nei
Durazzo, negli Angioini, t|aindi nella ca-
^a del Ualzo, ed Orsino del Balzo posse-
tlendo il princi[)alo di Taranto, alla sua
epoca eslendevasi sopra Otì-aiilo, Brin-
(lisi, Lecce, Nardo, Gallipoli, O.stiuil,
J}itonto,Molula,Ugento,Bitetto e Coii'
tY'/".SY7«o.ciltà vescovili, olire molte castel-
la e grossi villaggi. Nel i4G3 il principa-
to rientrò a far parte della corona di Na-
jKjli sotto Fertlmando I d'Aragona, e per
lui la città divennecjiia! è. Imperocché nel
1 480 avendo inteso chelMaometlo 11, pre-
dio Otranto co'suoi turchi, voleva passare
a Taranto per la capacità del suo porto,
ordinò il taglio del colle, opera che pro-
seguita dal liglio Alfonso 11, lestò cavato
quel fosso che già esiste, e rese in tal mo-
do la città un'isula attaccata al continen-
te per mezzo di due ponti. Filippo II re
di Spagna ampliò il fosso, e lo fece navi-
gabile. Il titolo principesco Na|)oleoue I
imperatore de'fiancesi lo conferì onora-
no al maresciallo Macdonald. Allorché
le armate della repubblica francese, pri-
ma di tale tempo, occuparono la linea
dell'Adriatico, e stendendosi nel mar To-
nio fecero Taranto quartier generale co-
mandato dal iieneiaie Soult, nel 1801
il generale del genio Laclou piantò nel-
la seconda delle predette isole 1' esisten-
te forte con batteria a fior d'acqua, per
fare ostacolo e impedire il passaggio di
legni armali nemici, che nel tempo di
guerra insinuandosi per lo stretto tra l'i-
sola furtiOtala e il Capo s. Aito guar-
uilo del pari dt ballerie, avessero iu aul-
T A R
mo d'offendere la città. Laonde venne Ta-
ranto sin d'allora ben corredata di forti-
ficazioni, e dichiarata piazza di frontiera
di 2.'^ linea. Dirò per ultimo, che non di-
pende se non dalle circostanze, che Ta-
ranto riacquisti gran parte del suo anti-
co splendore, essendo la condizione fi>ica
del paese la medesima.
La luce del vangelo molti positivamen-
te all'erniano che in Taranto la promul-
gò l'apostolo s. Pietro, col suo discepolo
l'evangelista s. Marco nell'anno 4 1» io cui
vi si recarono e vi convertirono non po-
chi taientini, molti de'quali riceverono il
battesimo dallo stesso s, Pietro. Questi in-
oltre col portentoso segno della croce fece
cadere in terra a pezzi il famoso idolo del
Solco Apollo, odiGiove,statua colossale e
magnifica alta 40 cubiti, ecome dissi, mi-
rabile opera di Lisippo. Dipoi i tarentini
in memoria della liberazione dal maligno
spirito della figlia di Eucadio principe del-
la città, essendosi convertiti alla fede, e-
ressero nelsitod'un antico tempio la chie-
sa della B. Vergine presso il lido del ma-
re, altra a s. Pietro tra la città e la roc-
ca, detta s. Pietro in Galatina, ed altra
ili aeta parvi maris a s. Marco. La pia
tradizione, ed una sotterranea chiesa su-
burbana, dedicata a s. Pietro, si portano
ad argomento che quivi egli approdasse
per la i.° volta nelle terre italiane, donde
mosse per Najxjli e Roma. Inoltre s. Pie-
tro eresse in Taranto la sede vescovile e
vi costituì per I. "vescovo s.Amasiano.L'U-
ghelli ueW Italia sacra t. 9, p. i i5, ri-
porta la serie de'successori, e celebra i fa-
sti civili e religiosi di Taraoto, ed alcune
aggiunte si leggono nel t. io, p. 34'. E-
gli dice, che la sede fu eretta in arcivesco-
vato nel 978, e della quale furono fatti
sulfraganei i vescovati di Castellaneta e
di Mollila [che Pio VII unì insieme), e
dipoi anche quello di Oria, e lo sono tut-
tora. Riferisce Commanville, pretendere
alcuni che verso il pontificato di s. Gre-
gorio I vi fu eretto un arcivescovato di
iilo greco, ma iucouleslabìlnieute quello
T A R
di rito Ialino lo fu nei 1070. Rilevo peiò
tial Kodulù, DcU'oria,ìnc del /ilo gicco
in Italia, 1. 1, p. 35c), che la sede di Ta-
ratilo non fu mai occupala da* vescovi gie-
ci, né la cattedrale ebbe clero greco. Ag-
giunge , che vi è lutto il fondamento di
CI edere, che anco quando la città ubbiili-
va all'unpero greco, i vescovi di Taranto
ricevessero l'oidniazione dal Papa; e la di-
sposizione de ll'uu pera tore Leone Vlil/-7-
losoj'o. the nota le metropoli sottoposte
ni patriarca di Costantinopoli, non men-
tova allatto quella di Taranto, benché no-
mini Otranto e altre. Bensì riporta TU-
ghelli.che i greci albanesi e epiroti abita-
vano in8luoghi,ed osservavano il rito gre-
co, (luoriim taiìH'ii siiccrdotcs, suo saL'O
ritii, roinanam profìtcntiir fide ni. Eolie
i monaci basHiani greci nell'arcidiocesi vi
uveano l'abbazia di s. I\Jaria de Talfìino.
A dunques. Pietro nell'anno 45 ordinò per
1.° vescovo di Taranto s. Amasiano già
custode del pomerio o degli orti, che per
un anno e alcuni mesi resse la chiesa e
satitamenle morì; ed i tarenlini abbando-
nato il cristianesimo tornarono all'idola-
tria , altri prevaricarono dall'osservanza
della divina It'gge, con grave danno del-
la nascente chiesa. Mende il virtuoso sa-
cerdote irlandese S.Cataldo, recatosi a ve-
nerare il 8. Sepolcro in Gerusalemme, e-
seicilavasi in pie meditazioni, gli appar-
\e Gesù Cristo e gli comandò di recarsi
a Taranto, ove s. Pielro e s. Marco vi a-
veano predicalo la sua dottrina, ma i la-
rciiliiii erano ricaduti nel paganesimo.
Lbbidìilsanto,edopoi 20 anni dalla mor-
te di s. Amasiano, entrò nella città nel
1 66, e v'incominciò a predicare la fede, a
operare miracoli, a restaurare la religio-
ne cristiana deturpata dalle vicende dei
tempi, ed a richiamare sul sentiero della
verità evangelica colle parole e cogli e-
sempi, tutti coloro die si erano discosta-
li per elletto della coriuzionede'costumi.
Meritò quindi di essere eletto vescovo di
Taranto, e fu zelante e virtuosissimo pa-
éluru, uc'Jiversi auui the sautatuculc go«
TAR 2^7
vernò la chiesa, e morendo com'era vis-
suto, se ne celebra la festa 1*8 di maggio.
Gli alti di sua vita riportati da Ughelli,
per quanto spetta all'//7////<//^/, si credono
da' Rollandisti favolosi, poiché in essi si
pretende che s. Cataldo vi erigesse un ar-
civescovato coni 1 vescovi sudraganei. Si
vuole vissuto nel V secolo dal Coleti coni-
nienlatore d'Ughelli, anzi ntW ApjicndìX
con l'autorità di Antonio Cassinelii cano-
nico della metropolitana e autore della
/ ita ci inoiiwìicntis s. C'(^7/r//c//.dichiara:
Non hac aetatc (il V secolo), scd sexto
circiter ineunte Ecclcsiae sacculo s. Ca-
talduììi TarcntinacEcclesiae praefuisse
rpiscopuni. Indi riproduce le lestimonian-
zedi quelli che lochiamano martire, men-
tre altri lo qualificano coiifessore,clie sem-
bra la pili sicura sentenza. Giovanni Ju-
venio scrisse: De inventione corporis b,
Cataldij fr. Bonaventura Morone taren-
tino e francescano ne celebrò le gesta in
versi eroici, ed il suo fratello Bartolomeo
ne pubblicò gli atti e i miracoli. Papa Gre-
gorio Xill lo confermò patrono e tutela-
re di Taranto, con olllcio proprio. Indi
l'Ughelli registra per 3.° vescovo di Ta-
ranto, ftlasona goto, e successivamente
Renovatio, Innocenzo cui scrisse Papa s.
Gelasio I del 49*^) Andrea del 5c)0, a cui
il Papa s. Gregorio I indirizzò ry!y;/s7. 44>
lib. 2; Giovanni fu nel 60 1 al concilio di
Lalerano celebralo da quel Pontefice; O-
norio fiorì sotto il medesimo nel 6o3,che
gli scrisse \' F.pisl. i.\, lib. i i ,per la costru-
zione del nuovo battisterio nella chiesa di
s. Maria. Giovanni si recò al concilio ce-
lebrato in Laterano uel 649 '''^ *• ^^a*'-
liiio i; Gervasio del 65c); Germano sot-
toscrisse al concilio generale tenuto in Co-
slaiilinopoli uel 680; Cesario intervenne
al smodo romano di». Zaccaria Papa nel
743. Giovanni del 978 Arvliiepiscopus
Tarcnlinus,c il i.°clie trovasi insignito
della dignità arcivescovile,ed a suo riguar-
do Pandolfo I e Landolfo IV principi di
Benevento concessero, e Landolfo 1. "arci-
vescovo di Beucvculo cuufcrmò, la chic
2j8 T a R
sa di s. Michele Arcangelo di Monte Gai-'
gaiiOy col caslello eli s. Angelo in perpe-
tuo possesso. Dionisio deli 008, e vive;»
nel 1029; Alessandro Facciapecora del
io4o sedò il lumullo di Molula pei l'e-
lezione del vescovo , et auctoritatc ine-
tropoUtana eligciidum ju.ssil Lyheì-tnin
seu Ly ber inni a Funiis Germauiun da-
cìs ip.sius urbis ]\Tutilciiuììi. Slefaiio del
I o4 1 lodatissimo, per molli anni fiori per
pietà e virtù. Drogo o Diogone Tai-enti-
IMS Arcìiiej)ixcoi)iis. intervenne nel 1 07 i
alla consagrazione della chiesa di Monte
Cassino falladuAles>andro 11: la cattedra-
le basilica di Taranto per antichità caden-
do in lovina, di nuovo la riedificò uobd-
mente, ed in detto anno ritrovò le reli-
quie del corpo di s. Cataldo, esalando il
suo sepulcio soave odore , con giubilo e
religiose dimostrazioni del popolo, come
si legge nel documento riprodotto da U-
ghelli.JN'eli 07 2 Alberto, e governò diversi
unni; Basilio del 1084 donò al capitolo
l'annuo censo di decima; Alberto del
1092, ma sembra errore numerico do-
vendo dire 1072, e perciò è il medesimo
precedente. Giacomo del 1099; Stefano
Filomarino iiobilisiimo, dotto e virtuoso
dell 102; in questo anche Moraldo. Ki-
naldo olia inaldo ilei i i 06, al quale e suc-
cessori l'illustre Rodulfo detto Maccabeo
donò il feudo di s. Teodoio denominato
la Bernardina, prò salute aiiimae suae,
suoruiiupu'parentiiììi,L\onaz\oiitchecou-
fermarono nel i 1 1 4 la contessa Costanza
diFrancia e suo figlio Boemondo II priuci-
ped'Antiochia e diTaranto: Rinaldo ese-
guì la traslazione delle reliquie di s. Ca-
taldo nel I 107. Costanza col consiglio e
consenso dell'ai ci vescovo Rinaldo edificò
il monastero di s. Bartolomeo di Taran-
to per monache, il quale cu'beni nel i i 26
Buemondo 11 donòa Miloabbaledi s. Ana-
stasio di Carbouo, con di[)loma pubbli-
cato da Ughelli. iNeli 1 19 fu arcivescovo
Guallerio napoletano, insigne per virtù e
dottrina, che ottenne da Costanza e Boe-
mondo 11 aumenlo di giurisdizione alla
T A R
chiesaTarenlina, e Papa Onorio Ilglia/n-
dò il governo di Benevento: nel i 1 29 as-
sistè in Palermo alla coronazione di Bug-
gero I re di Sicilia. Neh 126 Belegaidu;
neh i33 Rolemanno; nel 1 i38 Filippo
fautore dell'antipapa Anacleto li, onde
il Papa Innocenzo li nel concilio gene-
rale di Laterano II deh 189, lo depose
e degradò dalla dignità, ed egli passato
in Francia ricevè in Chiaravalle l'abito
cistcrciense da s. Bernardo, ove fiorì per
santità di vita ed erudizione, onde diven-
ne priore e abbate elee ma sy ime, e s. Ber-
nardo gli ottenne da Eugenio III di mi-
nistrare all'altare nell'ulTicio di diacono.
Al deposto Fili[)po fu smrogalo Giraldo,
il quale divolissimo di s. Cataldo ripose
le sue reliquie decorosamente nella ricor-
data capsaiiì argi nteaniy colle immagi-
ni del Salvatore, degli angeli e degli a-
postoli, e vi collocò ancora del s. Legno
della vera croce in teca d'oro e gemma-
ta di mirabile artificio: a tale effetto re-
catosi nella metropolitana, colTassistenza
de' vescovi suffragane!, del clero e del po-
polo , solennemente eslrasse dall' altare
maggiore le relicpiie di s. Cataldo e le col-
locò nella nuova custodia, e Dio operò a
intercessione del santo molli miracoli.
L'arcivescovo Basilio ile Palajano, loda-
tissimo per doti morali e prudenza, nel
I 179 fu al concilio generale di Latera-
no III adunato da Alessandro IH, indi e-
resse la chiesa de'ss. Simone e Giuda a-
postoli , poi padronato degli Athenisio-
riuu. Gli successe Gervasio, e governò si-
no ah 1 94; nel (|Uale fu ordinato metro-
politano Angelo, per la cui singoiar pru-
denza e capacità Innocenzo l lI(meglioCe-
lestino 1 11, poiché l'imperatore morì pri-
ma del Papa: piiòdar>>i che sia stato pure
legato d'innuccnzo III) lo dichiarò lega-
to della s. Selle all' imperatore e re di Si-
cilia Eniico VI, che confermò i privile-
gi concessi da'principi alla chiesa di Ta-
lanto, indi ratificati per le sue beneme-
renze dall'imperatrice Costanza, con di-
plomi pressol'Ughelli. Inoltre Angelo nel
T A R
1 1 qSinliodussei cislerciensinell'arciJio-
cesi .assegnando loro il inonaslero di s. Ma-
ria di Galesio o Gasalo, da lui edificato in
onore della Madre di Dio, e divenne ce-
lebre. Altro arcivescovo Giraldo fiori nel
I 202, e gli successe nel i ioj Nicola, nel
quale anno io fu ancora Berardo che nel
12 IO conseguì dall'imperatore ere Fe-
derico li la conferma de'privilegi di sua
chiesa, il cui iliploma produsse Ughelli.
IVel I 2 I 6 Gualterio, molto nel seguente
anno, per cui il ca()itolo procedendo al-
l'elezione del successore, contro le forme
stabilite dal conciliodi Laterano IV, Pa-
|)a Onorio 1 11 annullò gli atti nel 1218,
ed invece nominò nel i 2 1 9 Nicola racco-
mandato dal capitolo e fregialo d'eccel-
lenii cpialilà, indi nel 1228 consagralo in
Roma dal Papa: sotto di lui nell'arcidio-
cesi si foDdarono i monasteri di s. Maria
di Coronata e di s. Spirilo della Valle,
e vi si recarono i cistcrciensi di s. Maria
de Ferraria di Teano. Nel 1232 Enrico
Cerasoli de'contid'Acerra, eletto dall'ar-
civescovo di Capua delegato d'Innocenzo
IV, e da c|uesto Papa confermalo, aven-
dolo il capitolo raccomandalo. Gli succes-
se nel I 260 Giraldo; indi nel 1 270 fr, Gia-
como di \ ileibo domenicano dottissimo
e procuratore generale del suo ordine, ed
ebbe liti per le decime e altre giurisdizio-
ni colla città. Nel 1273 Enrico, poi eletto
giudice compromissario tra Stefano ve-
scovo di Conversano, e l'ubbadessa delle
cistcrciensi di quel monastero: fu bene-
merito pastore e generoso colla sua chie-
s<i. Per sua morte il capitolo postulò Gual-
terio napoletano vescovo d'Anglona, e Bo-
nifacio Vili nel I 298 lo confermò: si mo-
strò assai amorevole co'chierici, istituì per
loroannuo pranzo (•»//< Zoo Jriuìiciiti mn-
ilii''. e volle che ne partecipassero il sa-
grisla, e (juelli che ministravano all'alta-
re maggiore della cattedrale. Nel i 3o 1 fr.
Giorgio diCu{)ua dotto e pio domenica-
no, caro a Bonifacio Vili, il rpiale lo no-
niniò dopo aver cassato l'elezione vizio-
sa falla dal capitolo, che parte elesse l'a-
T A R 259
piniano di Parma e vice-cancelliere di s.
Chiesa, e parte Ruggero vescovo di Ra-
polla. Giorgio era stalo inlimo consiglie-
re di Carlo II re di Sicilia, e lo fu poi di
Filippo principe di Taranto, il quale in
un al clero gli concesse le dogane perja
manutenzione delle lampade per l'altare
maggiore della metro[)olitana. Neh 334
Ruggero Capitignani di Taurosaro, che
per morte diGiovanni XXII riccNeil pal-
lio dal successore Benedello XII elicglie-
lo mandò pe'vescovi di JMotula e Troia;
quindi fece la ricognizione delle reliquie
dis. Cataldo, ritrovò come nell'altra pre-
cedente, la sua lingua integra, molle e
rossa, con universale ammirazione e di-
vozione, e la collocò tra candidi cristalli,
e ripose un braccio nel già rammentato
busto d'argento. Fu uiollre famigliare e
consigliere del re Roberto e della regina
Giovanna I, la (|uale confermò alla sua
chiesa 1' antico possesso sul castello di s.
Teodoro. Nel i 346 Bertrando francese,
che prima d'essere cnnsagralo fu trasla-
to a Salerno neh 349, ^^^ '" questo dal-
l'arcivescovato ì>i partihus òiCov\a\.o ven-
ne qui trasferito Giacomo, indi Giovan-
ni del I 353, poi nel i 354 Giacomo di A-
dria, eh' ebbe liti col capitolo , al quale
nondimeno fece donativi , e stabilì due
pranzi, ma infelicemente l'uccise Biagio
Torto de Gryptaleis laico e vassallo del-
la chiesa Tarenlina , con allri complici.
Urbano VI primaodopo aver crealo car-
dinale jMarino del Giudice ( f.)(.V\fnii\ lì,
già arcivescovo di sua patria e di Brin-
disi, e camerlengo di s. Chiesa, lo trasfe-
rì in questa metropolitana, costituendo-
lo vicario della provincia del Patrimonio
edel ducatodi Spoleli. Entrato nella con-
giura contro il Papa, fu spoglialo delle sue
dignità, imprigionalo in Nocera, sottopo-
sto a tormenti, e fatto morire mìseramen-
te in Genova, gittato in mare chiuso iu
un sacco. L'anli[)apa Clemente VII v'in-
truse il suo fautore Tonjmaso. Urbano VI
però, prima nominò Giacomo, e poi Pie-
tro che alcuni credono l'Amelio ;:ià ve-
a6o T A R
scovo di Sinìgaglia e celebre Sagri.'; fa,
e col Siena lo dissi in questa chiesa tra-
sferito nel I 382; ma l'Ughelli non è chia-
ro sull'epoca di Giacomo e di Pietro, an-
zi dubita che quest'ultimo sia stato da Si-
nif^aglia trasferito a Taranto, ed inclina
a credere che fosse stato vescovo /// ijar-
tiliits Siiigulienseni, che il Coleti chiama
Sinqaliensem.IN'el 1 39 i Bonificio IX no-
JuinòElisario o Eleazaro abbate benedet-
tino di s. ftlaria de Gualdo di Denevea-
to, d'onorata memoria; indi Bartolomeo
di Aprano nobile na|)oletano, nel i4oo
tiaslocalo a Salerno, e pare che in questo
tempol'anlipapa CcnedetloXIII vi abbia
intiusoMatteo.Nello stesso 1 4oo daMono-
poli qui fu trasferito Giacomo Palladini
di Teramo, eneli4oi passò alla sede di
Firenze, ed in sua vece Alemanno Adi-
iitari (ì .j nobile fiorentino, che nel 1 4o6
diventò arcivescovo di Pisa e poi cardi-
nale; dalla (jiiale chiesa Innocenzo VII
Iraslalò a Taranto Lodovico Bonito (P .),
e spedito nimzio al re Ladislao, indi da
Gregorio XII crealo cardinale, onde in
onore di questa 2/ chiesa assunse il no-
tuedi Cardi/ìallhi-cnii/ìO.ei'edelea] Pa-
pa loseguìiu Ilimini edivi morì nel i4i3.
Peróne! i4' 2GiovanniXXilI eletto con-
tro Gregorio XII, vi avea nominato ar-
civescovo il cardinal Rinaldo jS/'rt'/ic'^/a't
(A .J, personaggio di massima estimazio-
ne. Per sua cessione, ciarlino V nel 1 421
elesse Giovatali de'conti di Tagliacozzo
(/ .). nunzio a Basilea d'Eugenio IV che
locreò cardinale, e si denominò ancor lui
il Cardinal Tareutino, poi vescovo di Sa-
bina. Nel 144^ <Ja Palermo fu trasferito
Marino Orsini nobile romano, dotto in
ogni genere d'umane lettere e di eruLli-
ziune, e caro a Nicolò V fu annoverato
tra'ieferendari, lodato pastore, Alessan-
dro mori nel 1449» ^ g'' f*^' surrogalo A-
lessandro Galeotti, poi nel 1 47 2 il celebre
cardinal Latino Orsini [J^ .). Sisto IV nel
1 478 creòarcivescovo il cardinal Giovan-
IM d' Aragona [J .), figlio di Ferduumdo
he di Napoli. Nel 1484 Gio. Baltisla Pe-
T A R
trucci di Teano , in grazia di suo padre
Antonello segretario di Ferdinando I; a-
vendo d genitore cospirato contro il re, fu
decapitalo cogli altri figli, come rilevo a
Teano, e sebbene l'arcivescovo ne fosse
ignaro, si dimise e fu fatto nel 1 489 arci-
vescovo Madicense in parlibus, e succes-
sivamente vescovo di Teramo e poi di Ca-
serta. Nel 14 ^^9 da Teramo quivi passò
Francescodi Barcellona, e morloneU49 i
gli successe il cardinal Gio. Battista Or-
i7/;/(/^ .)lodatissimo. Nel 1498 EnricoBru-
no d'Alti segretario del sagro collegio e
tesoriere, Iraslalo da Orte, ornato d'egre-
gie viitìi: per alletto eresse i monumenti
sepolcrali del cardinal Mfzzarota^eùX suo
parente Lodovico Bruno vescovo d'Acqui
in s. Agostino, e presso di lui si fece tumu-
lare neh 509. Non saprei dove riportare
l'epoca dell'arcivescovo cardinal Raffaele
Riario (/ .), nipote di Sisto IV e di Giu-
lio II, ramiDenlato per tale dall'Ughelli
nella serie degli arcivescovi di Pisa, ed ia
questa om messo. Avvertendosi ciò dalCar-
della, nelle Memorie storiche de' cardi-
nali^ t. 3, p. Il I, egli se ne assicurò dal-
l'erudita Storia della città di Taranto,
descritta dal p. Ambrogio IMerodio ago-
stiniano, che inedita e mss. si conserva ìq
molte biblioteche, e merita tutta la fé--
de. 11 cardinale non fece residenza in Ta-
ranto, ed è certo che governava la chie-
sa neh 5o4, come assicurò alCardella l'ar-
civescovo di Taranto Capecelatro. Aven-
do consultalo il Vitale, Memorie istori-
ci i e de' tcsoi-ieri, p. 35, trovai quanto al-
l'arcivescovo Bruno, che verso il 1 5o3 e-
sercitava la carica di pro-tesorieredi Giu-
lio 11, il quale nel 1 5o5 lo fece tesoriere;
laonde è probabile, che nel suo pro-teso-
rierato si dimettesse dalla sede, ed allora
gli fosse sostituito il cardinal Riario. Giu-
lio Il neh 509 fece arcivescovo il suo pa-
rente Orlando della Rovere,e uehSio Io
trasferì a Nazareth, il cui arcivescovo Gio.
MariaPudeiico patrizio napoletanoa que-
sta chiesa passò, il (juale edificò gran par-
te della basilica di s. Agnello, dedicando
T A R
l'alfare ranggiore a s. Cataldo, Neli5?.4
il cni'clinni Fiancesco Jr/iicl lini [J .): nel
i5?,8 fr. Girolamo de Ippoliti di Mono-
poli , domenicano insigne per profonda
dottrina ed esemplari virtù, ma dopo 8
mesi compianto morì in Viterbo e fu se-
polto in s. Maria de'Gradi, per cui a'2 i
ogostogli successe il «•ardinalAnlonioAV//i-
scvi'rino(^1 .), il cui possesso impedì Car-
lo V sino alla sua coronazione, e nel 1 53o
ammise presso Taranto i religiosi mini-
mi,attribuendo loro un luogo suburbano,
nel quale fu edificala la bella cliiesa di s.
Maria dcGrazia,alla quale contribuì Bar-
tolomeo Gaeta d'Otranto. Nel 1544" P''C-
senlazione di Carlo V, qual re di Spagna
e delle òwe Sicilie, Papa Giulio Ili pre-
conizzò Fielro Francesco Colonna abbate
commendatario di Suì>iaco. cht governò
lodevolmente, ed è sepolto in Napoli nel-
la Ciippella gentilizia di Monte Olivete,
Per nomina di Filippo II, gli successe
nel i56o il nipote ]\birc' Antonio Cn-
lonna (/ .) poi cardinale, die interven-
ne al concilio di Trento: allorcbè «isie-
deva in Taranto, donò beni alla cap-
pella di s. Agnese, ne visitò l'arcidiocesi,
celebiò il sinodo provinciale, eresse il se-
minario [)e' poveri cliierici, ed ebbe per
eccellenti vicari i vescovi di Motula, d'A-
cerra, di s. Leone e di Ostuni, fìncliè nel
l568 fu traslato a Salerno. Neli56q il
cardinal Girolamo Austiiaco Corrc^i^io
(/ .), die nel I 57 I celebrò il sinodo pro-
vinciale coll'intervento dell'arcivescovodi
Rossano, e de'vescovi di Campagna e di
Motula. Da Soirento vi passò nel i574
Lelio Brancacci, il quale con solenne rito
fece il suo ingresso, encomialo per virlìi,
d'incomparabile zelo per l'amato suo
gregge, e con valore sostenne le dilliircn-
ze tra esso, i cittadini e il clero, cbe Gre-
gorio XIII compose. Vieppiù allora tut-
to quanto sì dedicò alla cura di sua chie-
sa, a ripristinare la disciplina ecclesiasti-
ca mollo decaduta; edilicòla fabbrica pi I
seminario, istituì un priorato e aumeiiLò
i cauouici della collegialaCi yplaliensc. La
TAR afii
chiesa parrocchiale di Marllneo eresse in
collegiata con 5 canonici, ed è celebre il
sinodo da lui adunato. Nel 1600 Giovan-
no de Castro spagnuolo benedeltino, fra-
tello del viceré di Napoli, cbe divolissimo
di s. Cataldo, gli donò una preziosissima
croce, e fu egregio pastore. Nel i6o5 Ot-
tavio Mirto Frangipane napoletano, già
vescovo diTiicarico, eruditissimo e di mol-
to merito; indi successero, nel 1 G i 3 il car-
dinal Bonifacio Gact(/iìi[J .),• nel 1618 il
vescovo di Sarno Antonio d'Aquino no-
bile napoletano, lodalo per zelo; nel 1 GiS
Francesco Saucbez de Villonova di Ma-
drid, sepolto in s. Anna al Quirinale; nel
1G37, con inauditi plausi de' tarentini,
Tommaso Caracciolo de'principi d'Avel-
lino, teatino e vescovo di Ciro, e corrispo-
se all'espetlazione formata di lui, per af-
fid)ililà, somma pietà, indefesso zelo per
la salute delle anime e pel divin cullo; no-
bilitò l'arciepiscopio, il seminario, la cat-
tedrale che arricchì pure di suppelletti-
li;introdusse in Taranto i carmelitani scal-
zi. Tumultuando il popolo, per consen-
so della rivoluzione di Na[)oli, s'interpo-
se perchè serbasse la fede al re. Nel i G65
Tommaso Sarria nobilissimo spagnuolo,
domenicano dotto, predicatore eloquen-
te della regina d'Ungheria e dell'impe-
ratore Feidinando Ili,im|)icgatocon suc-
cesso in diplomatiche legazioni, traslalo
daTrani. Visitò diligentemente la dioce-
cesi, dilese con leruiezza le ragioni di sua
chiesa, anche dalla laicale podestà, rislau-
rò l'arciepiscopio, rilece e ampliò il semi-
nario, aumentandone gli alunni, dotan-
dolo e provvedendolo d' ottimi maestri;
donò preziosi arredi alla catlediale, e di-
chiarò erede il suo convento di s. Pietro
Impeiiale, Nel iG83 Francesco Pii^nal-
tclli (/' .) de'duchi di Monleleone teati-
no, vigilantee sapiente pasture, curò l'os-
servanza della disciplina ecclesiastica, fu
generoso co'poveri, restaurò e abbellì le
chiese, massime la cattedrale, costruen-
do la cappella della B. Vergine con buo-
ui uiariuij ampliò gli edilìzi del semina-
262 T A R
rio e dell'arciepiscopio, fu difensore acer-
rimo delle ìiiitnunilà, visitò alncremeiile
l'iircitliocesi; dal suo paienle Innocenzo
XII fu spedito nunzio in Polonia, e Cle-
luenlc XI lo trasferì alla cattedrale di Na-
poli e poi creò cardinale. Nel i 7 i 3 Gio.
Battista Stella nobile napoletano, di sin-
golare umilia, zelò l'estirpazione de'vizi,
fu il padre delle vedove, de'pupilli e dei
poveri; ornò con magnificenza la cappel-
la della B. Vergine della Pietà, ed abbel-
lì con pitture, come notai, quella di s. Ca-
taldo, donandole nobili parati per le so-
lennità; predicava a! popolo,istruiva i fan-
ciulli, visitava gl'inferaii, recandosi a be-
nedire gli agonizzanti e disponendoli a ben
morire. Pacificò i dissidii dell'arcidioce-
si e edificò lutti col complesso di altre sue
\iilù. Terminandosi con tale arcivesco-
■vo la serie de'paslori larentini aeW'Ita-
Ha sarro,\a compirò colle Notizie di Ro-
liuj.^tì I ^ayFabrizio di Capua napolela-
iio;nel i ySid. Celestino Galiano celestino
di Manfredonia; neliySS Casimiro Ros-
si napoletano; nel 1738 d. GiovanniRos-
si teatino napoletano, traslato da Matera
e Gerenza; nel 1750 Antonino Scrsale
{T .) traslalo da Brindisi, e poi cardina-
le; nel 1754 d. Isidoro Sauchez de Lu-
na benedettino napoletano,trasferito d'A-
riano; nel I 759 (1. Francesco Saverio Ma-
strilli teatino de''duchi di Marigliano di
Nola; nel i 778 Giuseppe Capecelatro na-
poletano, del quale notai a Esame, che
siccome avvocalo concistoriale. Pio VI lo
dispensò dal pubblico; nel i 8 t8 Giusep-
pe Antonio de Fulgure della Missione di
Aversa. Per sua morte, Gregorio XVI
nel concistoro de'6 aprilei835 promul-
{iò 1' odierno arcivescovo mg.' PiafTaele
Rlundo d'Ariano, già parroco in quella
città e maestro nel seminario, peritonei
gius canonico e nella teologia, predicato-
re egregio, ed ornalo di virtuose qualità.
L'arcidiocesi si estende per circa 3o mi-
glia, e contiene molti luoghi. Ogni nuo-
vo arcivescovo è lassato ne'libri dalla ca-
mera apostolica iu fiorini 4o6, essendo le
T A R
rendite della mensa i 0,000 ducati yr;?/-
hlici.'! oncnhus, et (luilnisditiii pensioni-
/'//.v^Tz-Mv/^Acome si legge nell'ultima pro-
posizione concistoriale.
TARASA, Thavassa. Sede vescovile
della Numidia nell'Africa occidenlaIe,sot-
to la metropoli di Girla, di cui furono ve-
scovi Zosimo che assistè al concilio di Car-
tagine deb 55, e Crescouio esiliato nel 484
da Unnerico re de' vandali per aver im-
pugnato gli errori de'donatisti. Morcelli,
Afr. rhr. t. 1.
TARASCONA. F. Tarazona.
TARASIO (s.), patriarca di Costanti-
nopoli. Nacque verso la metà del secolo
Vili in Costantinopoli, di stirpe patrizia.
Giorgio suo padre fungeva una delle pri-
marie dignità della magislratura,egode-
va grande riputazione; ed Eucrazia sua
madre non era meno universalmente sti-
mala per la sua virtù. Essa volle infor-
mare il proprio figliuolo alla pratica del-
la religione, e vi riuscì a meraviglia, cor-
rispondendo il giovane Tarasio perfet-
tamente alle di lei cure. Appena entra-
to nel mondo, facendosi ammirare pe'
suoi talenti e per le sue virili, meritò d'es-
sere insignito della dignità di console, e
divenne quindi i ."segretario di stalo sot-
to Costantino V e l'imperatrice Irene sua
madre. Dopo la morie del patriarca Pao-
lo 111, gli fu offerta quella sede; ma non
fu agevole indurlo ad accettare tale di-
gnità, perchè nella sua umiltà non cre-
deva di avere le qualità necessarie a un
prelato. Alla fine si arrese colla condi-
zione che gli fosse permesso di raduna-
re un concilio generale per mettere fine
ai disordini cagionati dagl' Iconoclasti
(/'.), quindi fu falla la ceremonia della
sua consagrazione il dì di Natale de! 784.
Fece tosto consapevole di sua ordinazio-
ne Papa Adriano I, e si unì con essolui
nella comunione della Chiesa cattolica.
Il sommo Pontefice ricevette a un tem-
po una lettera dell'imperatrice e dell'im-
peratore , nella quale gli significavano,
ch'essendo essi per convocare un conci-
T A R
lio generale, Io pregavano tli recarvisi in
persona, o di maiidarvi suoi legali. Ta-
rasio scrisse altresì a'palriarclii d'Ales-
sandiia, d'Antiochia e di Gerusalemme,
afliucliè vi mandassero i loro deputati. 11
Papa spedì pe'suoi legati lettere all'nn-
peralore, all'iniperatrice ed al patriarca,
nelle (piali faceva plauso al loro zelo per
la pura dottrina, e dimostrava assai dif-
fusamente l'empietà degl'iconoclasti,
scongiurandoli altresì di risfabiliieil ctd-
lo delle sagre immagini a Costantinopo-
li e in tutta la Grecia. Il concilio fu a-
perlo nella cliiesa degli Apostoliil i. "d'a-
gosto 786; ma la violenra degl'iconocla-
sti avendo impedito a'padri di delibera-
re, esso venne trasferito iiell'annosegucn-
Ic a Nicea {f^-), dove fu condannala l'e-
resia degl'iconoclasti, e si definì doversi
rendere un culto relativo alle immagini
de'santi.Tarasio si affrettò di far esegni -
re tale decisione, e tutto 7elo pel mante-
nimento della disciplina ecclesiastica, cor-
lesse diversi abusi, abolì la simonia, ban-
dì il lusso dalla sua mensa e dal suo pa-
lazzo, assegnò delle rendite fìsse per sov-
venire a' bisogni de' poveri, die di fre-
cpienle visitava nelle case e negli orpe-
llali, e si dedicò interamente ail'istruzio-
l'e del suo gregge. Essendosi l'imperato-
re Costanlino V acceso di n iminosa pas-
sione per Teodota, dama d' onore del-
l'imperatrice Maria sua moglie, risolvet-
te di rompere i legaiiìi del matrimonio
I per sposarla,cd avrebbe voluto che il pa-
triarca approvasse il suo divorzio; ma
Taiasio si oppose fortemente al suo di-
sc|j:no. Nondimeno rimpeiatore,acreca»o
dalla passione,coslrinse]Maria a vestir l'a-
bito religioso in un monastero, e si am-
mogliò a Teodota, facendo fare la cerc-
lìionia a Giuseppe economo della chiesa
di Costantinopoli. Tarasio, per timore
1 che l'imperatore non si dichiarasse favo-
revole agi' iconoclasti, credè opportuno
<li usar moderazione, e non recò ad ef-
letto la minaccia di sconumicarlo. Que-
sta sua lollerauza uon tolse però che Co-
T A R of.l
slanllno V non lo pei seguitasse per tutto
il resto del proprio regno, mandando e-
ziandio in esilio i di lui parenti e dome-
stici. Dopo la tragica morte di Costanti-
no V, nulla trascurò il santo patriarca per
ristabilire il buon ordine. Scacciò ede-
po'-e Giuseppe, che contro le leggi divi-
ne ed umane avea maritato e incorona-
to Teodola. Visse in pace sotto il regno
di Niceforo unicamente inteso alle pra-
ticlie della penìlenya, e alle funzioni del
suo ministero; ma la sua sanità venne
meno di giorno in giorno, e dopo aver
governata la chiesa di Costantinopoli per
2 I anni e 2 mesi, morì a'2^ febbraio 806.
Iddio glorificò la sua memoria con mol-
ti miracoli, e si cominciò a celibrare la
di lui festa sotto il patriarca che gli suc-
redelle. Tanto i greci che i Ialini ono-
rano s. Tarasio a'a^ febbraio.
TARAZONA (Tinisoncn). Città con
residenza vescovile di Spagna nel regno
d'Aragona, a'confìni de'regni di Castiglia
e Kavarra, nella provincia e a i q leghe da
Logrogno e 5 da Tudela, alle radici del
Moncayo sopra un terreno in declivio. Il
Queiles l'altiaversa in due parti, ma riu-
nite da 3 ponti di pietra. E mediocremen-
te fabbricata, e disti ibuita irregolarmen-
te. La cattedrale antichissima, di solida
e gotica struttura, è sotto 1' invocazione
della B. Vergine Maria de la Huerla. Il
capitolo, in conseguenza dell'ultimo con-
cordalo colla Spaf^na (T\) e per l'aulo-
rilà della lettera apostolica '/r/v/Vvrr//?//?,
en)anata dal Papa Pio IX a'5 setlembre
i85i, si compone di 5 dignità, la t .'delle
quali è il decano, le altre l'arciprete, l'ar-
cidiacono, il cantore, e il prefetto di scuo-
la; di 4 canonici de officio, cioè magistra-
le, dottorale o teologo, lettorale, e peni-
tenziere; di 16 canonici de grada, di 12
beneficiati e altri chierici addetti al ser-
vizio divino. Fra le reliquie è in gran ve-
nerazione il braccio di s. Altiliano vesco-
vo di Zamora, concilladino e p:»tiono di
Tarazona. Vi è il fonte l.>attasimale e la
cura d'anime; e l'episcopio bello e corno-
264 'i' ^ ^■
do non è mollo distante dalln cntledralc.
IN'ella città vi sono 3 oltre cliiesc pnrroc-
cliialij 3 monnsteri di monache, diversi
sodalizi, ed il seminario coj^li alunni. Tra'
suoi anliclii conventi, quello de'meiceda-
ri contiene i sepolcri de' ss. Bonifacio e
Eusebio martiri. Avvi pure un ospizio,
im ospedale e altri stabilioienti, fabbriche
di panni grossi e altre manifalliire. E'pa-
Iria di diversi illustri, come dello sculto-
re Ttidelilla, e del pittore F. Ximenes. 1
dintorni olirono ameni passegf^i, ed il suo
fertile territorio produce in abbondanza
buoni vini e frutti squisiti, particolarmen-
te albicocche, pere e pomi. Tarazona,77/-
riaso, da alcuni fu talvolta confusa con
Tai-ascoua e eoa Tan^igo/ui, Lo spa-
gnuolo Orliz parlando del suo vescovato
a p.i 56, Descrizione del viaggio d'A-
driano PI, anche a suo tempo sulllaga-
neo di Sfuagozza, lo chiama Tirasoncn-
sis e meglio Turiasoncnsis, ed in italia-
no Tarazona. W p. IMireo, Notitia cpi-
scopaluum, Turiaso, Tarazona, Tara-
cona, Turiasonensis, clini Tarraconen-
.y/.y.Coramanville, Hist.des eveschez,Tu'
riasso, Taracona. Ciò premesso, alcuni
collettori de'concilii, descrivendo quello
di Tarazona de'aq a[)rile i 229, lo appel-
larono e allribuirono a Tarrago?ia. In
questo il cardinal Giovanni Halgriiì[ue\-
Ja quale biografìa con Cardella nominai
la città 2^arragojia),\(!s^-\\o diGregoriolX
e vescovo di Sabina, assistito da due ar-
civescovi e da q vescovi, dichiarò nullo
il matrimonio di Giacomo 1 re d'Arago-
na con Eleonora di Castiglia, come con-
tratto tra prossimi patenti senza pontifì-
cia dispensa. 11 re non fece alcuna resisten-
za, tua dichiarò legittimo Alfonso nato
da questo matrimonio, ch'egli avea già
dichiarato suo successore, il che poi fu con-
fermalo dal Papa. Aguirre, Condì, l. 3.
Tarazona è una delle più antiche città del-
la Spagna, e sotto i romani ebbe il titolo
di municipio. Neh 120 i mori vi furono
vinti e disfatti da Alfonso I re d'Arago-
na e di JXavarraj 4 ^o'i^ ^'' furono adu-
T A R
nate le coites, nel resto seguendo i de-
stini e le politiche vicende dell' ylrago-
na e della Ay;r/g7/^/. La sede vescovile fu e-
retta nel V secoloonel 5oo,nel!a [)roviucia
ecclesiastica Tarragonese,esarcatodi Spa-
gna,su(h'aganea della metropoli diTarra-
gona; ma Giovanni XXil nel secolo XIV
la sottomise alla rìietropoli di Saragozza,
e lo è tuttora. I primi suoi vescovi furo-
no Paolo, che sottoscrisse al concilio di
Tarragona del 5 j 6, e Stefano che fu nel
527. 11 vescovo Ferdinando de Calniello
detto Perezio Calvillo, oriondo di Tara-
gona o Tarazona, come vuole Ciacooniu,
Tarasonac, insigne letterato, seguendo
le parti dell'antipapa Benedetto Xlll,nel
i3q7 fu da lui fatto anticardinale e le-
galo, e restato ad esso tenacemente fede-
le moiì in Avignone, ove ne riportai le
notizie, nel i4o4 o dopo, egli successe nel
vescovato il fratello PielroCal villo. llCiac-
conio lo chiama Episeopo Tarasonensi
seu 2'<7/7v?ro/R'/i.v/, e riporta che di Ferdi-
nando nell'aula del palazzo episcopalis
Tarraconensis,\\ è questo e\o^\o: Jurinni
et ampli ladini s ac dignitatis episeopa-
lis-Praeseniiae defensor eonsevalorrpte.
L'antipapa dopo essere stalo assediato col-
r anticardinale nel palazzo d' Avignone,
gli riuscì di evadere, e di passare in Ta-
rascona neIi4o4> anno che poi terminò
in Marsiglia. Questa Tarascona,ZVz/vz^co,
è una città antichissima di Francia, già
dominio de'conli di Provenza e degli An-
gioini, nel dipartimento delle Bocche del
Bodano, la quale non fu mai sede vesco-
vile; ciò ripeto per eliminare l'equivoco
di quelli che per somiglianza nel nome la
confuserocou Tarazona, edè naturaleche
vi si recasse il falso Benedetto XI 11, co-
mechè distante da Avignone 4legheei8
da Marsiglia, sul Rodano e dirimpetto a
Beaucaire. E' decorata da belli edilìzi, e
munita da un castello di pietra. Tra le
chiese la piìi considerabile, anche pel suo
magnifico battislerio, è quella di s. iMai-'
ia discepola di Gesù Cristo e patrona del-
la cìllà, e ne racchiude le itliquie nella
T A R
cappella sollorranea; imperocché la tradi-
zione celebra la santa per propagatrice
della fede in Tarascona, e che ivi beata-
mente tnorì, dopo averla hberatadal mo-
stro Terasco che ila lungo lein[)o la de-
vastava, liilornandoa Tarn7.onn,nel i/lG/\.
ne fu fatto vescovo Pietro Ferrici (J .)
catalano, che meritò la dignità cardina-
lizia da Sisto IV. Le JVodzic di lloiiw re-
gistrano i seguenti vescovi. Nel 1739 fr.
GaiciaPardinasde'niercedari calzati; nel
1741 Giuseppe de Alcaraz-y-DelIuga di
Granata; nel 1755 vi fu traslato da Jaca
Stefano Villanova di Girona ; nel \'j(\Cì
Lnplana-y-Castillon di Lerida; nel 179^
fr. DaniianoMartinezGalisoga minore os-
servante di Carlagena, trasferito dalla se-
de di Sonora; neli8o3 Francesco Porro
chierico regolare minore di Gibilterra, già
vescovo di Muova Orleans. Pio VII a' co
luglio 18 i5 dichiarò vescovo Girolanio
Caslillion-y-Salasdi Ilnesca.Per sua mor-
te e dopo lunga sede vacante, il regnante
Pio IX nel concistoro de'20 gennaio 1 8 /i 8
preconizzò fr. Vincenzo Ortiz di Saragoz-
za domenicano, già professore di teologia
nel collegio di S.Fulgenzio diMurcia. Man-
cato ancor egli a'vivi, lo stesso Papa nel
concistoro de'23 giugnoi 8 )4dichiarò ve-
scovo l'odierno mg.' Egidio Esteve-y-To-
mas di Solsona, assolvendolo dal vincolo
che lo legava alla sede di Portorico di cui
era pastore. Ogni nuovo vescovo è tassa-
to ne'libri della camera apostolica in fio-
rini I o33. La diocesi si estende per i o le-
ghe in lunghezza, ed in più di 1^ per lar-
ghezza, contenendo diversi luoghi e mol-
te parrocchie.
TAllBESf Tarl'iriìj.CxiVA con residen-
za vescovile della Guascogna in Francia,
capoluogodel dipartimento degli Alti Pi-
renei, di circondario e di duecantoni,sul-
la sponda destra dell' Adour, a 8 leghe
da Pau , i4 da Auch , e 184 da Pari-
gi. Sede de' tribunali di i." istanza e del
commercio e di diverse amministrazioni,
è situata in mezzo ad una pianura ferti-
le,bcn innallìata dairAdouredall'Echcz,
VOL. LXXII.
T A li 265
e ritagliata da belli viali e passeggi incan*
tevoli , donde la vista spazia da più lati
sopra colline piantate di vigneti, ed al sud
sopra i Pirenei, onde è una delle più bel-
le e piltoreschedella contrada, inaria per-
fetta. Trovasi (iancheggiota e divisa in 3
parti quasi eguali, da due piazze interne
assai spaziose,(juelladi IMaubourguet gra-
devolmente piantata d'alberi, e l'altra di
Marcadieu notabile per la sua grandezza.
Ampie ne sono le vie, ben lastricate e ir-
rigate da limpidi ruscelli clic vi manten-
gono la frescura: la migliore percorre la
città intuitala sua lunghezza, esonoguar-
nite di case elegantemente fabbricate. Il
palazzo della prefettura, antico episcopio,
per la situazione alquanto elevata, abbrac-
cia una magnifica prospettiva, e da ulti-
mo vi fu aggiunta una graziosa sala per gli
spettacpIi.La cattedrale, ottimo edifizio di
mista struttura, è dedicata alla Natività
della D. Vergine, e fabbricata sulle rovi-
nedell'antico forte Bigorre, che die il suo
nome alla contrada, ed il coro della qua-
le adornano 6 colonne di marmo d'Ita-
lia che sostengono una trabeazione. Tra
le reliquie è in particolare venerazione il
capo di s. Maurizio, custodito gelosamen-
te. Vi è il batlisterio e la cura d'anime
amministrata dal capitolo, ed esercitala
da un canonico col nome d'arciprete. Il
capitolo si compone di 8 canonici, man-
canti di dignità, cosi del teologo e del pe-
nitenziere, secondo l'ultima proposizione
concistoriale. Vi sono de'canonici onora-
ri, \ niicì'i de clioro.e altri chierici pel di-
vino servizio. Nel secolo decorso il capi-
tolo avea 9 dignità,! 4 canonici, ei 2 se-
mi-prebendati: l'antico capitolo si com-
poneva di canonici regolari di s. Agosti-
stino. Il palazzo vescovileèpoco lungi dal-
la catledrale,ed è ottimo edifizio.Nella cit-
tà, tra le chiese,due altre sono parrocchia-
li, munite del sagro fronte; vi sono alcu-
ne case religiose, diversi sodalizi, 1' ospe-
dale, il monte di pietà, il seminario cogli
alunni, il collegio comunale con biblio-
teca, di cui ammirausi i fabbricati, la scuo*
18
7.6C> T A R
In gratuita di disegno e d'architettura, la
(juale ha pure una società. L'antico ca-
stello de'conli oggi serve di carcere ed ha
un deposito di stalloni de) governo. Vi si
trovano fabbriche di rauierie e magli per
questo nielallo, cartiere, concie di pelli,
e altre manifatture. E l'emporio del com-
mercio di lutto il dipartimento, per cui
si tengono considerabili mercati ogni i5
giorni, olire in tulli i giovedì di derrate
e bestiami, fiequentatissimi da' limitrofi
spagnuoli. E patria d'alcuni illustri e del
celebre cantante e altore Lais. Tarbes ha
5 sobborghi, quello di Rabasteus a cui si
comunica per mezzo d'un ponte, di Ba-
gnères, di ^'ic, di s. Anna e di s. Cateri-
na. Tra quest'ultimo e quello di Cagnè-
res giace I' ameno passeggio di Pradau ,
separato da vaste praterie mediante un ca-
naletto. L' antica città denominata Ca-
struni Bigorre/ise apparteneva al vesco-
vo, e dopo il VI secolo prese il nome di
Tarbes, non però i borghi. A poca distan-
za trovasi una cava di marmo. Ignorasi
il tempo della fondazione di questa città,
che al tempo di G. Cesare era conosciuta
sotto il nome di TarheUi, da quello de*
suoi abitatori; prese poi quella di TurJia.
indi l'attuale di Turbe j dicendosi Tur-
ila et Castrimi Bigorrae. Tarla Biger-
rioìumì, come antica capitale del Bigorre,
i cui antichi conti furono rinomati; indi
passò neli4B4 fl'la casa d'Albret signo-
ri del Bearn, e neliGoy il paese fu riu-
nito alla Francia. Tarbes della pure Tar-
1 ella e 1uhìoPyreneae.?t\\ev\.o\\o i Sara-
niarlani nella Gallia Clwistiana t. 2,p.
io56, non si deve confondere con Acqs,
Aquae TarhelUcae, Tarbella, J ihio,
celebre per le acque calde e salutari, pic-
cola città di Francia nella Guascogna a*
piedi de'Pirenei sopra un picco, al sud di
Tarascona, già signoreggiata da'conli di
l'oitou duchi d'Aquitania. Sino ali 80 i
fu sede vescovile sulhaganea d'Auch, con
J)ella cattedrale della B. Vergine, e fu pa-
tria di s. Vincenzo de Paoli. Tarbes i ro-
mani la compresero prima nella S.'Aqui-
T A R
tanla, e poi con Acqs nella Novempopii-
lonia Fu successivamente posta a ruba ed
a socco da'barbari del nord, dagli arabi
saraceni 0 mori, encir843 da'noi manni,
quindi diventò la capitale della contea
di Bigorre. Gl'inglesi se ne inqjadioniro-
no, e la resero nel 1 3 70 al duca d'Angiò,
che ne confermò i privilegi. Le guerre di
religione del secolo XVI, fatte da'criideli
ugonotti, vi cagionarono anch'e<;se gravi
disaslrij da'quali durò lungo tempo a ri-
mettersi, poscia seguì le altre vicende po-
litichedi Francia. La sede vescovile vi fue-
retta verso il secolo V,e chiamala ne'primi
secoli Bigorria, divenne suiiraganea del-
la metropoli d'Auch, e lo è ancora. Sem-
bra che vi abbia sparso i primi semi del cri-
stianesimo s.Giuslino, e secondo un antico
martirologio attribuito a s. Girolamo pare
che ne sia stato ili. "vescovo. Però i Sam-
mariani registrano peri. "vescovo Anlo-
niario, a cui danno per successore Aper
0 Aprus, che nel 5o6 per Ingenuo prete
sottoscrisse il concilio di Agde. Giuliano
intervenne a quello d' Orleans del 54 1;
Amelio al concilio di ìMaconsdel 585,i?('-
gorretanae urbis episcopusj indi s. Fau-
sto, cui successe il discepolo s. Licerlo poi
traslato a Conseran'»; Sartono sedeva nel-
1879, alilo Amelio nel 1000 a tempo di
Luigi conte del Bigorre, come Bernardo
del I 009. Nel i o36 Riccardo, Eraclio fu
al concilio di Tolosa nelio56 Episcopus
Bigorrensis velBehorrae, nel 1 076 Pon-
zio, mentre era visconte del Bearn Cen-
lullo. Dopo di lui nel logo Bernardo I-
serasco praesul Bigorrensis. nel i of)6 O-
tloo Dodo, Guglielmo fior"! nel r 142, Ber-
nardo Lobato Montesquieu neh 145, Ar-
naldo (iuglielmo Osono nel i i 79, Arnal-
do Guglielmo nel 1200. essendo conte del
Bigorre e visconte del Bearn Gastone. Nel
1 228 Ugo di Pardaillan, nel 1 200 Arnal-
do Raimondo Coarrase, nel 1264 Arnal-
do de I\hlsents, nel 1268 Raimondo Ar-
naldo de Coarrase, neh 309 Giraldo Dui-
ceto, nel I 3 1 6 Gu"Iielnio Hunaldi zelan-
le de' divini ufiìzi e munifico cu' poveri
T A R
Ne! r 33() Pietro Raimondo de IMonbruh,
iicliS-IS vi fu Iraslalo da MonleCassino
Guf^lieluio arcivescovo d' Olranto, nel
1 3()() l'ernaido, nel 1876 Gailardo, nel
1 3c)c) Adelberlo Kpìscopus Tarbicnsis-,
Del 1 ^06 Pietro amaiinislratore perpetuo
Kcclcsiac JUi^ni-rviisi, neli4o8 Bernar-
do, nel 1422 Bonnomo, nel 14^8 Piai mon-
do Bernal di, neh 43 1 Giovanni, nel 1444
Roggero de Foix de'conti di Foix e Bi-
gorre, indi ne fu amministratore il car-
dinal Pietro de Foix o Fuxo(T . j, -Arnal-
do ilePalatz morì nel 1 472. IMenaldo d'Au-
re nel I 48 I, Tommaso de Foix nel i 5o5,
Rlenaldo de Martory che nel i5i8 per-
mutò la sedecol cardinal Gabriele Grad-
nìoiit(^J .) vescovo di Conserans. Indi An-
tonio de Castelnay, Lodovico de Caslel-
nay,nel 1^72 Genzinno Belin d'Amboise,
nel I 577 Salvalo d'Iliarse, nel 1 602 il ni-
pote dello slesso nome, nel 1648 Claudio
Mallier traslato dal vescovato Trecense.
Quanto agli altri vescovi sono riportali
nella nuova edizione della Calila clu-i-
sliiiiia 1. 1 , p. I 22 5. Le JVolizw eli Roma
registrano i seguenti. iN'eh 740 Pietro de
Beaupoii de Saint Aulaire di Perigueux ;
neh 75 1 Pietro de la Romagere de Rous-
seau di Perigueux; neh 769 vi fu trasfe-
rito da Vence Michele Francesco Covel du
Vivier de Lorry di Metz; nel i 782 Fran-
cesco deGainMontaignacdiLiiDoges.Sc.p-
presso neh 801 il vescovato da Pio Vii,
questo l*apa lo ristabib nel 1 8 1 8, ma sol-
tanto a' 16 maggio 1823 nominò per ve-
scovo Antonio Saverio de Neirac di Va-
bres. Per sua morte Gregorio XVI a'3o
settembre 1 833 promulgò successore Pie-
tro Michele M." Doublé di Verdun dio-
cesi di Montauban, canonico arciprete di
quella cattedrale. Pel cui decesso, lo stes-
.so Papa nel concistoro de'2 I apriiei84j
prtconizzò l'attuale vescovo mg. "^Bertran-
do Severo Mascaron Laurence d' Oroix
diocesi di Tarbcs, già superiore del semi-
nario, vicario generale e capitolare. Ogni
nuovo vescovo è lassato ne'libii della ca-
lueia apostolica in lioriui Syo. Prima la
T A R 267
mensa del vescovo ascendeva a 22,000 li-
re,e pagava 1200 fiorini per le bolle. La
diocesi comprende il dipartimento degli
Ahi Pirenei, e si estende per 20 leghe <li
lunghezza ei8di larghezza,comprendeu-
do molti luoghi.
Targa. Sede vescovile della provin-
cia Proconsolare nell'Africa occidentale,
sotto la metropoli di Cartagine. Targa,
Targcn^ secondo i registri concistoriali,
è un titolo vescovile i/i partilnis del simi-
le arcivescovato di Cartagine, che confe-
risce il Papa, e Pio VI vi nominò Dome-
nico Spiniuci (/ .), che Pio VII creò car-
dinale.
Tarlati Galeotto, Cardinale. Ve-
di il voi. Ili, p. 218.
TARLATI Berstardo, Cardinale. V.
Divizr.
TARNOVIA {Tarnovien). Cillà con
residenza vescovile, chiamata pure Tai -
no w e Tornaw e diversa da Ternovn{^ P.),
nella Gallizia polono-austriaca, capoluo-
go del circolo di Tarnovia oTarnowcon-
finanle col rejino diPolonia.da cui è inle-
ramenteseparato mediante IaVistola,alla
quale il circolo manda la Wislokache in
nailla il centroe ilDunajcc; di suolo piano,
sabbioniccio e poco fertile, in parie coper-
to da foreste e in parte paludoso, vi si falj-
bricano molti lavorii di legno e tele. La
città è lungi f) leghe da Bochnia e 48 da
Lemberg o Li^opoli, presso la sponda de-
stra del Biala, che a qualche distanza si
congiuDge col Dunajec. La cattedrale, di
buona struttura, è sotto l'invocazionedel-
la rS'alività della B. Vergine, ha il funle
battesimale, ch'è l'unico della cillà, colla
cura d'anime egualmente la sola di essa,
amministrala da un parroco canonico del
capitolo, coadiuvalo da 6 vicari. Il capi-
tolo si compone di 3 dignità, la i."è il pre-
posto, le altre il decano e lo scolastico, di
4 canonici comprese le prebende del teo-
logo e del penitenziere, di 6 canonici o-
norari, e di diversi preti e chierici per la
divina ufiiziatura. L'episcopio, comodo e
convcuicnle edilizio, è alquanto discosto
2C8 T A R
dalla cattedrale. Vi sono altre chiese, un
convento di francescani, un sodalizio, l'o-
spedale, il seminario con alunni, il ginna-
sio, la scuola del circolo e altra ebraico-
aletuanna. Vi si trovano fabbriche di tele
e di misure di legno, e concie di pelli; at-
tivo n'è il commercio. La sede vescovile
ad istanza dell'imperatore Giuseppe li,
l'eresse il Papa Pio VI colla bolla Ju su-
prcwa h. Pilli Cathedra, de'i3 marzo
J785, Bull. liom. cont. t. 7, p. 887, fur-
Euaudo la diocesi con unosmembrameuto
di quella di Cracovia, con l'accessione di
quel capitolo e dell'amministratore arci-
vescovo di Gnesna. Dichiarò Tarnovia cit-
tà vescovile, e la chiesa collegiata e par-
rocchiale della IVatività di Maria l'elevò
in cattedrale; stabilì il capitolo e la sua
dotazione, colle dignità del preposto, del
decano e del custode o scolastico, con al-
tri 4 canonici, comprese le prebende teo-
logale e penitenziale; quindi divise il ter-
ritorio della diocesi in decanati, assegnan-
do per mensa al vescovo annui 1 0,000 fio-
rini, concedendone la presentazione alla
s. Sede, come de'canonici, all'imperato-
re e successori. Quindi Pio VI nel conci-
storo de'3 aprile 1786 preconizzò i.° ve-
scovo Floriano A madeoJanowski diWie-
clavia diocesi di Cracovia, e \e Notizie di
Roma, sebbene Tarnovia sia nei re^no di
Gallizia eLodomiria, la dissero nell'Un-
gheria, e poi in Gallizia. Quindi Pio VII
per le istanze dell'imperatore Francesco
I, colla bolla Indrfcssum personarinn,
de' c) giugno i8o5, Bull. cit. t. 12, p-
307, soppresse la sede vescovile di Tar-
novia, ed iu vece eresse quella di Kicl-
ce, Sedis Kielcensis, àWeHa la bolla per
la sua esecuzione al metropolitano di ri-
to latino di Leopoli , erigendo la chiesa
di s. Maria Assunta in cattedrale e trasfe-
rendovi il capitolo di Tarnovia, dichia-
rando il vescovo sullVaganeo dell'arcive-
scovo di Leopoli. Poscia nel concistoro de'
26 giugno di detto anno promulgò i.° ve-
scovo di Rielce nella Gallizia occidentale
AdalLeiao Gor>ki di Marsovia diocesi di
T AR
Plosko, e nelle Notizie di Roma del 1 8 1 8
trovo che ancora ne governava la chiesa
Kielcense.La città di Rielce in Polonia, ca-
poluogodella woiwodia di Cracovia edel-
la obvvodia del suo nome , lungi u8 le-
ghe da Cracovia e 36 da Varsavia, è as-
sai bene fabbricata, co' palazzi vescovile
e della giustizia, 4 chiese compresa l'an-
tica cattedrale e ora collegiata. Ila un mo-
nastero di monache, due scuole, accade-
mia reale delie miniere, e il teatro. Vi si
fa un commercio considerabile di biade
e di lavori in ferro, ma gli ebrei non pon-
no risiedervi. Si lavorano ne'dintorni mi-
niere di rame, piombo e ferro. Però nel
1818 lo stesso imperatore ottenne da Pio
VII, che colla bolla Ex iiuposita nobis
diviintiis. per la nuova circoscrizione del-
le diocesi di Polonia (/ .) sopprimesse la
sede vescovile di Rielce e la trasferisse a
Sandoviir {T .). Inoltre per le premure
dell'imperatore Francesco I, il medesimo
Pio VII con l'autorità della bolla Stii-
dium paterni affectus, de'^o settembre
1821, Bull. cit. t. 1 5, p. 449> venne a isti-
tuire la sede vescovile di Tynice o Ty-
nicie o Tyniec o rmco/V, nella Gallizia,
Episcopalus Tyiìicensis, aWova antichis-
simo villaggio e circolo a più di 6 leghe
da AVadovice e più di 2 da Cracovia, sul-
la sponda destra delia Vistola, già con
celebre monastero di benedettini fonda-
to 8 secoli addietro, e che vantò sino a
100 monaci. Il Papa dichiarò Tyuice cit-
tà vescovile, e formò la diocesi co'terri-
torli dismembrati da quelle di Cracovia.
e P/'c/;«.5'//rt, appartenendo in avanti Ty-
nice alla prima. Eresse in cattedrale la ve-
tusta e magnifica chiesa abbaziale e par-
rocchiale de'beuedettini sotto l'invocazio-
ne de'ss. Pietro e Paolo, ed il monastero
r assegnò per episcopio, dopo aver sop-
pressa l'abbazia. Formò il capitolo colle
dignità del preposto, del decano e dello
scolastico, e di 3 canonici comprese le so-
lite prebende, oltre 6 vicari addetti al co-
ro e al servizio della cattedrale, stabilen-
do la loro dote, e quella del vescovo fu
T A II
convenuta peria,ooo fiorini. Eresse pu-
re il seuiinaiio per 60 alunni, e tlicliiarò
appartenenti alla nuova diocesi le par-
rocchie esislenli ne'circoli Boctincnsi, lìfy-
sftiìiicnsiseii }a(lo^'iccnsi,acSandi;c\'n-
si.jmritcrquc in Tarnovicnsi circulo con-
tincntur, disgiungendole da'vescovati di
Cracovia e di Premislio. Di più l'io VII
accoidò all'imperatore e successori il pri.
Tilegiodel padronato, nella consueta for-
ma, nominando esecutore della bolla il
metropolitano latino di Leopoli. Nel con-
cistoro poi <le'i9 aprile 182?, fecei.° ve-
scovo di Tynice d. Gregorio Ziegier mo-
naco benettino di detto monastero,diKir-
kiieiuì diocesi d'Augusta. Finalmentedo-
po tante traslazioni di sedi episcopali, ri-
guardanti la diocesi di Tarnovia, l'impe-
ratore Francesco I ebbe buone ragioni di
supplicare Leone XII a ristabilirla. Per-
tanto il Papa colla bolla Sediurn Kpi-
scofìtdiuin transliitioncs, de' 23 aprile
iSiSjBull. Roni.cont.t.iG, p. 422, sop-
presse la sede vescovile di Tynice, la sua
giurisdizione e onoridcenze, e tutto col ca-
pitulo, clero e seminario restituì alla città
di Tarnovia, con autorità apostolica nuo-
vamente sollevandola alla dignità di seg-
gio vescovile esullVaganeo di Leopoiijcon-
fermando l'estensione della diocesi come
per Tynice l'avea statuita Pio VII, e di-
chiarò vescovo di Tarnovia lo stesso no-
minato prelato che governava l'estinta se-
de di Tynice, la cui chiesa principale de'
ss. Pietro e Paolo curò che restasse con
decoroso culto parrocchia. Esecutore del-
ia bolla deputò l'arcivescovo di Leopoli.
Dipoi a'i5 giugno 1827 Leone XII tra-
slerì alla sede di Liniz m^J Ziegier, laon-
de restò per più anni vacante la sede di
Tarnovia, a cui Gregorio XVI assegnò i
seguenti vescovi, come ricavo da'rispet-
tivi atti concistoriali e proposizioni, non
che dalle Sutizic di Roma. A'3o settem-
bre 1 83 1 ,vi trasferì da Toleraaide in par'
tUnism^.' Ferdinando ÌNL'dc'conli di Co-
tek, promovendo il quale alla metropo-
litana d'OlmCitz, a''i4 rcbbraioi832 di-
T A R 269
chiaro vescovo di Tarnovia mg.' France-
sco di Paola Pischtek di Potozich arci-
diocesi di Praga, giù ausiliare di quell'ar-
civescovo e vescovo d' fizolo in pnrlihus.
Allorché poi lo elevò ad arcivescovo diLeo-
poli, gli surrogò il i .° febbraio i 83(j mg."^
FrancescoSaverioZachariasieAviczdi Sta-
nislaopoli arcidiocesi di Leopoli, già pro-
fessore d'istoria ecclesiastica in quella u-
niversità, direttore dello studio teologico,
canonico della metropolitana e ammini-
stratore dell' arcidiocesi in sede ^T'acante.
Avendolo il Papa traslato a Premislia, a'
i3 luglio 1840 lo stesso Gregorio XV£
preconizzò vescovo di Tarnovia mg.'Giu-
seppe Waytarowicz di Sconvald diocesi
diTarnovia, già ispettore delle scuole na-
zionali e amministratore della diocesi di
Premislia. Per la libera e spontanea di-
missione fatta della sede dal prelato al re-
gnante Pio IX, questi dopo averla am-
messa, nel concistoro de'i5 marzo 18 52
dichiarò l'odierno vescovo mg.'^Giuseppe
Luigi Pukalski di Teschen diocesi di Bre-
slavia o Wratislavia, già curato e deca-
no iu Wilamo diocesi di Tarnovia, pre-
dicatore, ispettore delle scuole e canoni-
co della cattedrale. Ogni nuovo vescovo
è tassato ne'registri della camera aposto-
lica in fiorini 373. La diocesi è vasta e si
estende per 240 miglia quadrate, ed iu
4 circoli, comprendendo molti luoghi.
TARONoDAROX.Sede vescovile del-
la Palestina i.^sotlo la metropoli di Cesa-
rea di rito latino. E' conosciuta da'geogra-
fi sagri e civili con diversi nomi , Dora,
Doro,Daron, T'erro//, tutti sinonimi, dif-
ferente però da Daron Regcon (/ .).Di-
vtrsi geografi profani chiamano Daron,
Dorana l'antica Antìicdon Ai^ripjnas^c'xi-
là della Palestina sul mare Mediterraneo,
che Erode il Grande chiamò Agrippia-
de'w onore d' Agrippa. Aggiungono, ch'e-
ra consiilerabiIe,ed episcopale sotto i cri-
stiani, e die il suo nome olla vicina con-
trada più conosciuta sotto il nome d'Idu-
niea provincia dell'Arabia, n'conliui del-
la Palestina, fra la Giudea, l'Egitto e l'A-
270 T A R
rrihia Petrea,a!/it:ita(la'clÌHCcndenli di E-
tloniodi Esaù fìyiio d'Isacco. Bisogna pe-
rò dislitigueie le epoche, quanto alla sua
estensione, poiché l'Idumea dopo i re di
Giuda si estese più a mezzodì della Giu-
dea,esi divise in due pai li, orientale eh eb-
he a capitale Bostio. meridionale ch'eb-
be a capitale PeZ/vi. All'articolo Dora no-
tai,che fu denominala anche/^rtro/? e 7'rtf-
tnura, e col Terzi, Siria sacra, ne dissi
alcuni pi cgi, il quale scrittore riporta le
divergenti opinioni di sua situazione, ri-
pugna in crederla nell'Idumea, piuttosto
inclina [)er la Samaria; fra'suoinomi ri-
pete quello di/^o/o«.comechè vuoisi fon-
dala da Doro, da'mitologi fatto figlio di
Net t uno. Ma gli scrii tori sagri l'alt ribuisco-
no agli elei discendenti daCanaan,ed il lo-
ro re fu vinto daGiosuè nel conquisto della
Terra Promessa.Sembra che col lem pò sia
divenuta assai possente, mentre il re An-
tioco nell'assediarla in tempo de'Macca-
bei,per espugnarla v'impiegò formidabi-
li forze di 20,000 fanti, 8000 cavalli e
100 navi. Gli ebrei vi aveano la sinagoga,
vi fiorirono le scuole delle lingue, a me-
raviglia si tingeva la porpora, e si fabbri-
cavano cristalli enavisli. In seguito diven-
ne sede vescovile di Palestina sotto la me-
tropoli di Cesarea, e nel ricordalo artico-
lo nominai alcuni vescovi di essa del VI
e VII secolo, riferendo co'registri conci-
storiali, che il suo titolo vescovile in par'
tihus, e sotto l'eguale arcivescovato di Cf-
sarea di Palestina {T ■), fu conferito dai
Papi col nome ò\ Dora , Doren, seu Ta-
roneiì. Questi cenni riguardano in gene-
re la città di Taron o Daron, ed i vesco-
vi latini. Ilp. LeQuien \\?\X Orivns ckri-
stianus, 1. 1, p. 1424» pf»i''3"tlo delle dio-
cesi dell' Armenia maggiore e di quelle
suffraganee a Cesarea di Cappadocia.
(/.), registra Ecclesia Daron, da altri
chiamata Dora, come riportai nel citalo
articolo. Indi dice: Daron si^'e Taron Ar-
nieiùii majoris civitas fuit, noti quideni
Persica sed Romanae ditionis, cujus
praesul archiepiscopo secjuioriaei'osHm.'
T A R
^i/7. Riporta i seguenti due vescovi, Ner-
sapo Taron si^'f Daron episcopiis ne'pri-
mi anni del secolo VI, qui viultos annos
episcopatuni gessi t, aUpie prae aliiscum
ylptyso monacfio socio suo sy^ro adtno'
duni contulit ad haeresini Julianilarum
Tncorriipdcolarwn in Armenia propa-
gandarn, sed et Juliaintaruni episcopo-
rum successionem, quac desinehat con-
tinuandaìn curavit.K\\.\'Q fuGiovanni che
intervenne ad unode'due concilii celebra-
ti in Adana nel 1 3 i6eneli 32 0,enel qua-
le si sottoscrisse: Joannes Archiepisropus
Daron. Però sembra che il p. Le Quien,
come in altre cose orientali, abbia confu-
so paesi e fatti, non essendo il vescovato
armeno, com'egli pretende.
TARON, Taurantiitni, Tauranium.
Città arcivescovile dell'Armenia maggio-
reo grande Armenia, dell'impero ottoma-
no, Taron era pure il notaed'una provin-
cia grande dell'Armenia maggiore, cele-
berrima nell'antichilàjCome attesta Mosè
Corenese,citan(lo antichissima tradizione
diOlimpiodorostorico.L'origine della cit-
tà di Taron risale sino a'tempi di Noè, uno
de'nipoti del quale chiamato Tarban, con
So suoi figli ei5 figlie, insieme alle loro
famiglie, parli da lui per andare ad abi-
tare presso il fiume Eufrate, e quindi no-
minola sua nuova abitazione Taron, c\\Q
in armenosignifica dispersintie, per ricor-
dare come allora per lai. 'volta erasi di-
spersa la famiglia Noetica. Questa tradi-
zione coincide con quella degli abitanti di
Taron, i quali ritengono che da principio
il loro paese fosse sotto le acque coperto,
alludendo al diluvio universale, di cui fu-
rono testimoni i loro antenati e da cui eb-
bero origine. In questo paese esistevano
celebri oracoli, e magnifici templi in tem-
po del paganesimo, ed ove i re armeni of-
frivano i loro sagrifìzi. Dopo aver s. Gre-
gorio Vllhuninatore convertito la nazio-
ne, andò accompagnato da un esercito,
datogli dal re Tiridate, e colle s. reliquie
di s. Gio. Battista e di s. Atanagene ve-
scovo, distrusse lutti quegli abitacoli di
T A II
(lemonii, quindi vi eresse delle chiese e vi
stal)iri In sede arcivescovile. Ointnelteii-
do (ni.into riguarda la storia civile, solo
iicceiiiieròclie nel 1 1 i circa di nostra era
il paese passò sotto il dominio decorna-
rli. Dopo che In nazione armena rimase
disunita dalla s. Sede, per la i."" volta il Pa-
pa Grei^oiio XVI forniò di Taron un ti-
tolo arcivescovile in fì(ii'ti!ms\ e pel i. lo
conferì. i\e'vol.XLlV, p. Sp.eLI, p. 33o,
conenconiii narrai che a'giorni nostriGre-
gorio XVI decorò di <pieslo titolo il dot-
to e virtuoso suo amico e già procurato-
re generale de'cuonaci benedettini inechi-
laristi di \ eiiczia, p. Ignazio Pnpasian di
Costantinopoli, con breve apostolico de-
gli I I maggio I 838 (come si legge nel n."
49 del Diario di Roma del 1 838), con re-
silienza in llomnpe'pontificali e per le sa-
gre ordinazioni in rito armeno. Quindi il
cardinal Fransoni prefetto di propagan-
da//VA- a' m giugno, e con l'assistenza ilei-
l'arcivescovo d'Edessa mg."^ Cadolini se-
gretario di propaganda/?r/t,e(linig.'^0'Fi-
nain vescovo di K.illala, Io consagrò nel-
la chiesa del ss. Sudario, alla presenza di
M/ Cristina regina vedova di Sardegna,
e di alili peisonaggi. Si ha dal n.°i 2 i del
Giornale (li lionia i\g\ i 8 52, che l'illustre
prelato colla serenità dell' uomo giusto,
nella grave età d'88 anni, a'22 maggio
cessò di vivere esemplarmente nell'ospi-
zio de'suoi monaci in Pioma, i quali as-
sisterono a'solenni ftmerali nella parroc-
chia di s. Andrea delle Fratte, in unoa-
gli orientali ecclesiastici e secolari esisten-
ti nell'alma città; funerali diesi rinno-
varono in rito latino e armeno nella chie-
sa delle carmelitane di s. Gitisep[)ea Ca-
po le case, prima di tumularlo in essa se-
condo la disposizione del defunto, per es-
sere il sagro tempio contiguo ni detto 0-
.i[)iziode'mechitaristi,da cui ueppur mor-
to volle rimanersi lontano. Fu sepolto dal-
laparle sinistra innanzi l'altare della Mu-
ilonna, con lapide marmorea, ed iscrizio-
ne in idioma latino e armeno, ^ella bel-
la e luerilata necrologia, che si legge nel
TAR 271
raemorato Giornale, sono rilevale le re-
ligiose virtù e la singolnr pietà che distin-
seio mg.' l'apasian, il riverente e straor-
dinario suoatlaccamenloalla t. Sede, l'e-
stimazione che si procacciò da im Grego-
rio XVI colle rare sue doti, fra le quali
risplendevano la saggezza , la cortesia e
nobiltà del tratto, qualità comuni a'me-
chilaristijnou meno le sue co"niiioni nel-
lecose sociali enmminislialive, il (inogu-
sto per le arti belle, Io zelo per la salute
eterna delle anime, il sapere e la dottrina
colla quale pubblicò parecchie opere. So-
no le principali: (.° L' Esposizione del
Simho/o J/'ireno, in cui si confutano gli
errori degli scismatici, e si difende la ve-
rità della cattolica fede, ed io ispecie la
primazia del Romano Pontefice, a." La
^'era creanza cristiana. 3.° Trattato del
lajìrospettii'U e deUapittara.^^ La dop-
pia scrittura. 5.° Istoria ecclesiastica ,\n
cui non lascia sfuggire occasione per con-
futare scismatici ed eretici. 6."// me.«'J///-
riano, e diversi altri libri ascetici. Ono-
rato dal prelato di particolare benigno af-
fetto, s'abbia egli qui un ulteriore saggio
d'imperitura testimonianza del mio, ed in-
sieme della venerazione indelebile concili
lo riguardai, mantenuta sempre viva da
soavi reminiscenze. Nel voi. LXVII.p. 3 i ,
ncjtai cheli regnante l'io IXnel 1 8Ti3di-
chiarò arcivescovo di Taron, seu Taro-
nrn in partihns, mg.' Brunoni delegato
apostolico della Siria.
TARQUINIA, Tarquiniae. Sede ve-
scovile dell' Etruria Transciminia ossia
della Toscana marittima antica, una del-
le principali di essa, nobilissima e famo-
sa, chiamata pure Tarquinii , Tarqui-
ninni, distante 6 miglia dal mire Tirre-
no. L'Adami nella Storia di Volsenoan-
ticametropoli della Toscana,avt. 3, Del-
la dii'isione delVantica Toscana, riferi-
sce ch'essa ne'primi tempi fu tra più brevi
limiti ristretta, di ([uelli che poi le diero-
no le vasleconquistede'suoi popoli, chia-
mandosi da loro Tirreno il mure Medi-
terraneo, e anche Adriatico per Adria (di
272 T A R
cui a Rovigo) loro colonia. Anlicamenle
J'JEtiiiria fu divisa in 3 popoli, di Tar-
tjuiiiia, di / ('// e di Falisco (di cui a {Mon-
te FiASCONE e articoli relativi). I tarqui-
iiiesi occupavano l'Etruria marittima, e
loro metropoli fu Tarquinia , detta vol-
£;armenle Tarciucna >i Tarchint/.C)^ie-
sto celebre popolo poco potè distendersi,
perche d'ogni parte circondato o dal ma-
re, o da'potenli veienti, o da'falisci. L'A-
mali dividendo la Toscana in Trascirai-
Ila, Cismina e Rlarillima, assegna a que-
st'ultima i tarquiniesi. 11 Sarzana, Dcl-
ia ctqyilalc deTuscanifusi. dice che il
fiume Marta in gran parte formò il limite
ecuiiflne divisorio de'due lerritorii Tar-
quiniese, ed Etrusco o Etruria Turrenia
e di Tuscauia capitale de'tuscaniesi e se-
de del Larte (giacché prendeva il terri-
torio Etrusco l'omouima speciale deuo-
iiiinazionedallacittà,meutretulto il suo-
lodell'Etruiia puòdirsi etrusco, comeco-
tuune a lutti i popoli dell'Elruiia) o si-
gnore, dalla parte destra verso Tosca-
iiclla (/'.), la quale alcuni vogliono fon-
dala sull'agro taiquiuiese, e con essa al-
la viaCassia,il che altri contrastano. Scris-
se Plinio: Tarqidnienaes fiìies ronianos,
maxime qua parte Etruria adjacet.pe-
ragravere, cioè l'agro etrusco era a sini-
stra della Marta, verso i confini romani.
11 lago di Marta, detto ancora di Bolse-
ìia,oia nella delegazione di P itcrbo[/ .),
da Plinio fu chiamato Tarquiniese, per-
che vi si estendeva il territorio di Tar-
quinia, poiché soggiunge ilSarzana, il ter-
ritorio tarquiniese dal Mignone si esten-
deva sino alla Marta, dalla Marta fino a
iVlunlalto (di cui nel voi. LVlIl,p. i35),
da Moulallo fino al lago di Bolsena, ed
alle cave di Statonia , cioè allo stato di
Castro. Dice pure Plinio e lo conferma
Vitruvio, che le petraie e lapidicinie del-
la gente Anicia stavano nell'agro tarqui-
niese,nel confinedelsuo territorio, intor-
xio al lago di Bolsena, le quali confinava-
no colle campagne di Statonia. A Civita
.Vecchia (della quale pure nel vol.LVlll,
TAR
p. I So), dis»! che il Migoonc era la stazio-
ne navale di Tanjuinia. IN'otai a Corne-
To, che ivi si vedono gli avanzi di Tarqui-
nia, e che da essa derivò l'odierna città,
e quella pure di Gravisra (A .), e la co-
lonia nelSya diRoma dedottavi da'trium-
viri fu nell'agro tarquiniese. Ivi parlai del-
le iSV////?^'. del soggetlo^Montalto surlo dal-
le rovine di Gravi>ca , e antico castello
spettante all'antico territorio tarquinie-
se,e poi sedede'superstiti gravisci.U Man-
zi, Stato antico e attuale del porto, cit-
tà e proK'incia di Civilavecclda, descri-
vendo il viaggio archeologico a Gravisca,
Tarquinia, ec, dice chedirigendosi a Cor-
neto, ove già fu verso il mare Gravisca,
celebre pe'suoi vini e che sepolta tra le
paludi a tempo di Rutilio per l'aere ma-
ligno era divenuta deserta, sopra i colli
un tempo signoreggiò Tarquinia. Quivi
ancora appariscela sua vastità, lesuegran-
diose fortificazioni, 1 ampie e ricche ter-
me, da lui cou Melchiade 1' ossati scoper-
te. Prima di lui il Frangipani , Istoria
deir antichissima città di Civitavecchia,
già Centocelle e Porto Traiano, anch'es-
si luoghi dellanlica Etruria, in questa di-
ce che signoreggiavano per gran potenza
Tarquinia, Gravisca e Pirgo, imperocché
nel 244 th Roma Tarquinia era una del-
le più floride città d'Etruria e la capita-
le delle Xli Lucumonie, ove risiedevano
i ciipio lucuQJOnio principi de popoli che
la (ormavano, avendo ognuna il suo par-
ticolare lucumotie, e tutti componevano
il corpo degli etruschi. Secondo il Clu-
verio, Tarquinia era lontana dal porto di
Centocelle circa i o miglia entro terra, ed
o[)ina il Frangipani, che lillustre e pos-
senleTarquioia ebbe un porto sulla spiag-
gia Tirrena, ove approdò il suo fondato-
re Demurato quando fuggi cosuoi averi
Od Corinto per evitare i furori del tiran-
no Cissello. Crede quindi che il porto di
Civitavecchia o Centocelle stesse nel suo
leiritorio. Altra probabilità 1" assegna a
Gravisca più vicina e solo 5 miglia hm-
gi da Ceutocelle, fru"flumiMiguoue eMar-
T A R
ta, perciò più vicina al innrp. Altra pro-
habililà e con piìi fondanitiito il Fran-
yi[)ai)i ultriljuisceil porto e luogo tli Ceii-
tocelle al paeseocciipalocla'poiiolidi Fir-
go o Pyi gì più di 1 2 miglia lontano, ove
oggi il [)iccolo castello di s. Severa vici-
no ni Illune Cerelano, detto Maic Cd-
iiafiiim in alcuni munuuienli, per per-
dersi nel maredi Centocelle. Ivi vicino si
ergeva sulla costiera tlel Titreno la città
di Pirgo d" origine pelasgica , al dire di
ìi\\)hy,nA\' Aìuilisi (If'diiitoriìi di Romei,
elle la chiama porto e arsenale della vi-
cina (\ri, o Agillao Cerveteri. Conclude
J'rangipani, che Centocelle sia cheappar-
tenesse a Tarquinia, a Giavisca, a Fugo,
o si governasse da se o io fìjsse da altri,
ritiene che fosse luogo dell'antica Elru-
ria. Oltreché Tarquinia fu possente e flo-
rida, in essa il tarquiiiicse Tagete inven-
tò l'arte della divinazione, degli auguri
e l'aruspicina, di cui riparlai a Super-
stizione; ed ivi pure s inventò l'arte di fa-
re le statue di terra cotto, su di che va
tenuto presente il narrato a Scultura. 11
CuheWìo, No ti ti a, p. i3o, riferisce: 7\ir-
(fui/iii'iist's Unica rumniiis prò luivinin
vclis siditniiùstraruiit. iVelle vicinanze di
Corneto presso una collina si sono trovali
gli antichi ricchi sepolcri e ipogei di Tar-
quinia, cioè grotte incavate nel tufo di
cui è composto il monte. Per la maggior
parte sono camere ili IO a I 2 piedi in qua-
drato, e dell'altezza di 9 aio. In parec-
chie si trovarono languidi avanzi di nobi-
li [tittiire, in cui primeggiano i colori ros-
so, turchino e nero, con degli spartimen-
ti e fregi, e forse anche di ligure, poiché
l'umidilù e i secoli quasi tutto cancellò.
^Oiuhineno l'abbondanza e la forma di
silfitte ilipintiire lestirica come quivi le
arti greche edclrusche, piùchein lutl'al-
tro luogo della contraila, fossero in (ioie
e pregio, inoltre furonvi trovate delle ar-
mi (piasi consumate dalla ruggine, come
spade e lame di coltelli; ed in gran co-
pia si estrassero \ asi elru^cl^l ili maggio-
re omiuurprcyiu,o stoviglie di varie foi-
T A R 273
me. Nell'articolo Museo Greooria.woE-
TRusco, magnificamente eretto in Valica-
no da Gregorio XVI, rimarcai che fra i
preziosi monumenti etiuschi della sua
imponente e classica collezione, vi sono
pure di quelli tratti dal suolo della vetu-
sta Tarquinia, ne'sepoloreti di sua vasta
necropoli, e vi si tòrmarono anco defic-
siinili delle camere sepolcrali e colle rin-
venute pitture. Il Papa vi fece pure col-
locare il bellissimo sarcofago con alti ri-
lievi di umani sagrifizi, rinvenuto nella
necropoli di Tarquinia. "ìiiAV Klfcmcridi
Ictlcrtivie di lioiiia t.io, p. 358, vi è di
Filippo de Romanis: Di un lUitìi-hissiiiio
.scpoln-o scoperto nelle vicinanze diCor-
neto. Quindi nel t. i i,p, 106 si pubbli-
cò: Intorno alla scoperta dclV antichis-
simo sepolcro Tarquiniese, lettera dì.
yjf)pcndice del eh. sig,'' J'incenzo Cam,'
panai-i al si^.r VìUppo de Romania.
La fondazione di Tarquinia e il suo no-
me si attribuisce a Tarcone [)rincipe li-
dio, secondo Strabene, per cui fu appel-
lata anche Tarconia. Trogo i'oinpeo ne
fa derivare l'origine datessali o dagli spi-
iiambri; altri da Ati figlio d'Ercole e di
Oiifale. Servio chiama Tarcone fratello
di Tirreno, il quale figlio d" Atide re di
Lidia e fratello di Lido, con questi dopo
la morte del padre governò la Lidia; indi
costretti dalla maiicaiizadeviveri di trar-
re a sorte chi de due con parte del popo-
lo dovesse emigrare, toccò a Tirreno par-
lire dalla patria, e si recò a stabilirsi sulla
costa meridionale d Italia, ove die il suo
nume alla contrada e al mare che la ba-
gna, efabbricovvi 1 2 città, delle quali fece
prefetto Tarcone, ad una di esse impo-
nendo il suo nomee fu 7V//-y /;////(/, circa
I 5 I 3 anni avanti Gesù Cristo, al riferire
d Ughelli, [laliasacra, 1. 1 o,p. i Gy. Indi
Tarcone soccorse Enea, contro Turno re
de'rutuli. Ala Enea approdò [liù lardi in
Italia. Raccontai a Romv e altrove, che
il greco Deiuarato suddetto, che alcuni
fanno f lodatore di rar([ijiiiia, ricco mer-
caulc di Curiato , per le civili discordie
9.74 T A R
abbnnclonala la patria, venne a stabilirsi
in Tarrininifi, ove sposò una ilonria die
lo resepndiedi Liicurnone oLucio l'risco,
il quale fti il i.°a prendere il nome di Tai-
quinio dal luo^o di sua nascila, e che am-
niogliofo^i conTanaqnillaandarono asta-
biiii si in riouia.INIerilandosi colle sue pre-
rogaliveil favoied'Anco i\Taizio 4 ° le di
lloma, in tnoite gli alVidò la tutela de"(ìgli,
ed il senato l'elesse re e fu Tarquinio Ibi-
sco , che colle sue grandi azioni si rese
glorioso. Trucidalo da'figli d"Anco Mar-
zio, ebbe a successore il proprio genero
Servio Tullio, il quale allontanò dal tro-
no idue Tal quinii figli di Tarquinio l'ri-
scoesuoi cognati, che altri chiamano me-
glio nipoti del re deftmlo, ed a loro die
per mogli le proprie figlie. Una di (pie-
8le Tullia col cognato Lucio Tarquinio
il Siqierbo fecero perire la sorella e il (ra-
teilo Tarquinio Aiiuile per unirsi in ma-
trimonio; indi impazienti di legnare, fe-
cero uccidere l'ottimo ServioTuUio, on-
de Tarquinio il Superbo divenne re diRo-
ma. 11 suo figlio Sesto Tarquinio avendo
oltraggiata la flimosa Lucrezia, moglie di
L. Tarquinio Collatino, cagionò l'espul-
sione da Roma de'Tarquinii e la procla-
mazione della repubblica romana. Il de-
tronizzatore pensò a rientrare in Roma
colle armi , ed alla sua voce Tarquinia,
Yeii ealtre città tirrene fecero leva d'uo-
mini per sostenerlo. Già essendo divenuta
Tarquinia una delle piìi floride e più po-
lenti città delTElruria, Tarquinio visi ri-
fugiòcomeantica patria de'suoi ascenden-
ti, e rendendosi benevoli i tarquiniesi col
racconto de'suoi infortunii, ne guadagnò
gli animi, vi formò il centro di sue ope-
razioni per riconquistare R^oma e il tro-
no, facendo loro le pili lusinghiere pro-
messe. I tarquiniesi inviarono prima aRo-
ma un'ambasceria, con lettera di Tarqui-
nio diretta al popolo romano, per ritor-
nare tra esso ad essere giudicato o a ri-
prenderne il governo. Gli ambasciatori
non solamente si adoperarono con elo-
quenti ragioni, ma avendo tentala cougiu-
T A R
ra contro i consoli., pagarono iltradimen-
tocolla morte. Venutodi ciò in cognizio-
ne Tarquinio, riaccese l'antica gelosia fra
i veienti e i romani, e gli altri etruschi,
e con questi i tarquiniesi e i gravisci. Do-
po molte guerre e famosi convbattimen-
ti , ad onta eh' era riuscito a Tarquinio
ili commovere pel suo ristabilimento sa-
bini, latini e altri circostanti popoli, l'in-
vino valoreroraano debellòlutliecoslriu-
se Tarquinio a ritirarsi in Cuina, ove fi-
ni i suoi giorni. !n seguito i tarquiniesi
ebbero altre guerre contro i romani, e a-
vendo nell'anno di Roma Sgìi fatto Boy
prigionieri di guerra, dell'esercito di Fa-
bio Ambusto, li fecero trucidare nel fo-
ro. Alla loro volta i romani combattero-
no i tarquiniesi, e occupata la città, dalle
scuri de'littori fecero troncare il capo a
3o7 nobilissimi tarquiniesi, in vendetta e
olocausto a'sagrificati concittadini. Indi i
romani vi dedussero una colonia, e l'auto-
re del libro deColonìis dice c\\e,Coloniam
deinde a romanìs Tarqididos fiiisse de-
dite tamj Colonia, inquit, Tarquinii lege
Seniproìuana est adsignnta. Poscia fu
fattaTarquinia anche municipio romano,
e lo attesta Cicerone nell'orazione /7rrt A.
Ceein/7, Nondimeno verso il fine della re-
pubblica, la città decadde vieppiìi dal suo
splendore e antico lustro. Ne'priini tem-
pi della Chiesa vi fu predicala la fede cri-
stiana, e con tal successo, che vi fu eretta
la sede vescovile nel vicarialo romano.
L'Ughelli in Tarquiidensis Episcopatus^
riporta i seguenti vescovi ricavati dagli
atti de'concilii. Apuleio Tarquiniensis e-
pisTopus. nel465 intervenne e sottoscris-
se il sinodo romano celebrato da Pa[)a s.
llaro. Proiettizio si trovò nel concilio di
Pioma, adunato da Papa «.Felice III nel
487. Luciano fu a quello pure di R.oma
del 499 di Papa s. Simmaco. Osserva il
Sarzana che nel 499 Tarquinia era do-
minata da'goti invasori d'Italia, e proba-
bilmente esisteva nella sua integrità nel
537;iDacheil goto reTotila del 549-1 ven-
do soggiogato i popoli maremmani del-
T A R
ranliche clUà toscane, anche Tarquinia
ne pali le conseguenze. Calali in Italia i
longobardi, ed eseicilatido le loiociiulel-
là nella maremma Toscana, Tarquinia
fu da loro rovinala dopo il 5^^. li non
trovarsi poi memoria di allri vescovi lar-
quiniesi dopo Luciano, non è argomento
della distruzionedi Tarquinia, ma de'tra-
vagli cui soggiacque la chiesa. In falli col
Sarzana ripoilai a Corxeto, che vi sono
documenti deiresistenza in parie ili Tar-
(juiiiia neir847,e ridotta in forma di ca-
itello soggetlo a Corneto, da cui la vuo-
le lontana 3 miglia, per essorsi più volle
ad es«;a rivoltato, dopo il i 286 fu da'cor-
netani distrutto , e le successive vicende
tie' tempi ne fecero sparire la memoria,
l'are che la sede vescovile di Taiquinia
fòsse I .'unita a / itfìiio,e poi con quella di
Gravìsca neli436 l'uni Eugenio IV a
quella di Corneto, e questa al vescovato
ili Monte Fiascone. Avendo il cardinal
Clarelli Paracciani rinunziato le sedi u-
nite di Monte Fiascone e Corneto, il Pa-
pa Pio IX colla bolla Ex quo ad Apnsto-
lìrain s. PetriSedem, de* 1 4 giugno 1 8 54,
separò la sede di Corneto da quella di
Monte Fiascone, e disgiungendo ònPorto
(/ .) la sede di Civitavecchia l'uni a Cor-
neto ^P(yr»r^/-//?r?yM///('7*, coni prendendo-
vi l'abbazia uullius di Monte Uomano (di
cui nel voi. LVllI, p. 137). che soppres-
se. Stabili la residenza alternativamente
negli episcopii delle due città vescovili, as-
segnò per mensa l'annua somma di scu-
di 3824, compresi i (ìoo scudi che il co-
mune municipale di Civitavecchia paga-
va al vescovo suthaganeo, venendo ogni
nuovo vescovo tassalo ne'libri della came-
ra apostolica in fiorini 5oo. Quindi nel
concistoro de'2 3didelto mese fece 1 ."ve-
scovo di Corneto e Civitavecchia mg.'
Camillo de'raarchesi Bisleli di Veroli, già
di I\ijìatransone{^T .)ve vescovo di Mou-
leFiasconetng.' Luigi Jona di Trevi nel-
l'abbazia di Subiaco, già arcidiacono e vi-
cario generale di Palestrina. 11 l'apa sta-
bilì per mensa a Munte Fiascone annui
T A II 275
scudi 35oo, e per ogni nuovo vescovo fu
statuita la lassa di 1800 fiorini. \el con-
cistoro poi de'3o novembre dichiarò ve-
scovo di Ripatiansone mg.' Fedele Bufa»
rini di Recanali, di quel seminario ret-
tore e della diocesi vicario genera le.Quan-
to a Civitavecchia e suo Porto, aggiuii-
geiò che il medesimo Pio IX nel febbra-
11)18)5 reslitiù ad essa e suo porlo l' in-
tera franchigia, ed altrettanto elargì ad
Ancona, come la godevano prima della
legge dell. "febbraio i85o, la quale per-
ciò restò abrogala, perla maggior [)rospe-
rità commerciale di tali due principali
città marittime dello stato papale: le due
città fecero quelle ollerte per la colonn.i
monumentale di Roma, ad onoredeilass.
Concezione, di cui parlo a Teatine.
TARQUl^'IO Gregorio, Cardinale.
Romano, fu da Calisto II nel dicembre
I I 22 o nel I 123 crealo cardinale diaco-
no de'ss. Sergio e Bacco, indi arcidiaco-
no di s. Chiesa. Nello scisma d'Anacleto
li seguì costantemente il Papa legittimo,
e fu uno degli elettori d'Onorio II, Inno-
cenzo II, Celestino II, Lucio II ed Euge-
nio III; parecchie bolle de'quali confer-
mò colla sua sottoscrizione. Pagò il co-
mune debito alla natura verso il i i 5o.
TARRAGONA ( Tarraconen). Città
con residenza arcivescovile di Catalogna
nella Spagna, forte e antichissima, capo-
luogo di sua provincia omonima o Cata-
lo'^na (/ .), a 18 leghe da Barcellona, ig
diLerida e q3 da Madrid, piazza (li guer-
ra di [.'classe, sede del governatore, del
luogotenente regio, de' comandanti di
piazza e marittimo, dell'uditore e del ca-
pitano del porto. E' situata sopra im'al-
tura elevala alla sinistra ilei Fraiicoli,che
si passa sopra un ponte tli 6 ardii stret-
tissimo, e presso la foce di detto Humeiri
un golfj del Mediterraneo formalo dalle
pinite di Salii e della Mora. Buone ne so-
no le fortificazioni, n)a troppo estese e si-
gnoreggiate dal monte Olivo; vengono
protette da ?. castelli poco importanti, e da
parecchie batterie che difcudouo pure il
27G T A Pc
porlo incomincialo nel i 800; il quale por-
to già sicurissimo e di facile ingresso riesce
di grande uhlilà per la sua costa che non
olile alcun asilo sicuro, e molto conlrihui-
rùal prosperare diTarragona.Si entra nel-
la città per G porte, ed a quella di s. Car-
lo uiclle capo la bella via dritta, lunga,
larga e guernita d'alquanti belli edilizi; le
altre vie sonoanguste, seipeggianti, spes-
so montuose e irregolari. Poche piazze ne
meritano il nome; sopra quella di s. Frut-
tuoso è una graziosa fontana, adorna d'al-
cuna colonna di granito antico, sormon-
tata dalla statua di marmo della Speran-
za, sola fonte della città, a cui le acque che
l'alimentano sono recate da 1 o e pili mi-
glia di distanza da un bell'acquedotto, in
parte costruito sopra le rovine di quello
eretto da'romani. L'Ortiz attribuì la spo-
poiazione di Tarragonaalla penuriad ac-
qua, per cui dopo la rovina degli acque-
dotti romani si formarono cisterne per
raccogliervi le acque piovane. Riparò al
grave inconveniente la munificenza di
Carlo Ili, il quale con archi maguidci ac-
comodò gli antichi acquedotti che porta-
no nella città l'acqua da alte montagne.
V'impiegò grandi somme, poiché fu ne-
cessario far passar l'acqua ne'detti acque-
dotti a traverso non solo di laghi e di pan-
tani, ma di fìimii ancora, e fci opera ve-
ramenteemula dell'antiche.L'ediljzio pili
rimarcabile è la magnilica cattedrale di
gusto gotico, che si può considerare uno
depili belli di questo genere in Ispagua,
ed in cui distinguonsi diversi buoni pez-
zi di scullina, tra gli altri 3 sepolcri de-
gli arcivescovi Cervantes, Antonio Ago-
slino e Xeres, e la statua in marmo che
adorna il mausoleo di d. Giovanni d'A-
lagdaa morto nel i334. E' sotto l'invo-
cazione dis. Tecla, il cui corpo è con gran
venerazione custodito con molte altre sa-
gie reliquie e corpi santi. La cura d'ani-
me, ch'è l'unica piurocchia della città, è
affidata a 3 preti parrochi. Il battisterio
è un maLrui(jco ba"no antico di marmo
romano. 11 capitolo, secondo il concorda-
' T AR
lo deli8ji, si compone di o dignità, ol-
tre la I .' del decano, le altre sono l'arci-
prete, l'arcidiacono, il cantore, il prefet-
to della scuola e il tesoriere; di 4 canoni-
ci de officio, cioè magistrale, dottorale ,
letterale e penitenziere, e dun numero di
canonici detti de. ^rncia, in tulli afì ca-
pitolari; di 20 beneficiati e di altri preti
e chierici addetti al servizio divino. Con-
tigua alla metropolitana vi è la superba
cappella del ss. Sagramento, la cui fac-
ciata è ornata di due grandi colonne co-
rintie di granito, e l'altare di ricche scul-
ture in marcuo e di belle pitture; anche
il chiostro dell'antica e magnifica cano-
nica, che fa seguito alla chiesa stes'*a,è pa-
rimenti degno di ammirazione per la sua
architettura e per le belle sue sculture e
numerose, essendosi pure incassali nelle
pareti parecchi pezzi di scultura tratti dai
fauioso tempio d'Augusto. Larciepisco-
pio è adiacente alla metropolitana: l'an-
tico essendo di venuto diruto, fu ricostrui-
to di nuovo. Vi sono altre chiese, ed al-
cune decorose, ma per le vicende detem-
pi, non più esistono i suoi y monasteri e
conventi, tranne alcuni di religiose per l'e-
ducazione delle donzelle. Inoltre si con-
tano diversi sodalizi e pii istituti, l'ospe-
dale, il seminaiio con alunni, la casa di
ritiro, l'accademia di disegno ed'architet-
tiira, la società economica, l'educandato
per le giovinette, ed il teatro. Furono mi-
gliorati i pubblici passeggi, e se ne formò
uno nel centro delLi città. Linduslria si ri-
duce a fabbriche d'acqua vita, di sapone,di
cappelli,e in altre manifatture. Poco con-
siderabile n'è il commercio, dopo l'indi-
pendenza de'possedimeoti spagnuoli del-
l'America del sutl; se n'esportano le la-
ne, ma più attivi vi sono il caboltaggio
e la pesca. Fu Tarragona patria di parec-
chi illustri, di Paolo Orosio storico eccle-
siastico del V secolo, e dell'antiquario can.
d. Carolos Parada. Fertili ne sono i din-
torni, e vi si ulilizzano cave di marmo e
di diaspro. Il territorio specialmente ab-
bonda di frulli, d'olio e di geuerosi vini.
T A R T A il 277
Tarrngona , Tarraeo, esisteva allor- luente qnnsi del tulio dislrutla nel 4(>7,
quando i lomnni andarono in Ispngna a per vendicare reioica rcsislenza clie loro
coniballereicaiiaginesi.GliScipioni sene aveniio opposta gli nbilanti e l'esficito,
resero padroni durante le guerrepuniclie cjuandosi accinscroa espiignarla. JN'e! 7 r n
contro que'potenti emuli, e fallane una la presero i mori saraceni, eslerminando
j)iazza d'armi vi risiedetlero di sovente, e la più parte de'suoi abitatori, e ad essi fu
dopo essi i primari magistrali, e vi fissa- lolla da Luigi d'Aquilania nell'Bojdii-
rono poi la principale loro sede. Perciò ca di Tolosa. Indi i saraceni ben tosto la
divenne la città l'emporio de'romnni in ripresero e conservarono per lun^o lem-
Ispagna, e capodi tutta la provincia Tar- pò. IS'e'vol.LXVIll.p. 82,cLXlX,p.9,75,
ragonesecui die il nome. Questa piovin- narrai come Berengario conte di Uarcel-
cia, giusta la descrizione degli anlicliì,cou)- Iona, dopo 890 anni dacché i saraceni ti-
prendeva prima uno spazio doppiamen- ronneggiavano Tarragona, chiamata pu-
le maggiore di quel che ora contiene,com- re Tirallo, col valore delle sue ai mi la
prendendo una gran parte delle Spagne, tolse loro con 5 altre città, ponendo cos'i
imperocché si estendeva per diverse con- fine in esse al giogo moresco; quindi nel
traile. In seguilo venne ristretta da'mon- loc)0 oUVi e donò la città di Tarra<;ona
ti Pirenei sino al fiume Guadiana, con- a s. Pietro eal Papa Urbano 11, con l'an-
fini che patirono ulteriori restrizioni, per nuo censo, secondo alcuni, di 5ooo libbre
seguirei destini e le vicende politiche del- d'oro o d'argento, dichiarando nell'alto
l'Aragona, della Catalogna.e della contea che lo faceva per la redenzione de'suoi
di Rossiglione frontiera della Francia , peccali e di quelli del padre e de' suoi pa-
colla quale spesso fu la Sj)aL:^ìui ravvolta renti, dopo aver il pio principe ristorata
in guerre e discordie a motivo de'conil- la città e fabbricato un tempio a s. Pie-
Ili. Alcun tempo nella città vi soggiornò tro. Tra gli St<itt tributali alla s. Sede.
Augusto nel 2 3.° anno del suo impero, ri- (/ .), vifu anche Barcellona capitale della
cevendovi parecchi ambasciatori, ed ag- Cialalogna. Quanto alla somma tensua-
giunse al nome di Tarram c\\e [)ortava, le meglio il Borgia la riporta, Difesa dei
quello proprio di .'fiigiista, egli abitan- doìniiiio tciiiporaìc (ìiUa Sede apostoli-
ti gli eressero un sontuoso tempio. L'im- ca, p. io5. Puferisce, che nell'istiumen-
peralore Adriano ne ingrandì il porto e lo di Berengario conte di Barcellona per
lo guarnì d'un molo; ebbe quindi tulli i la donazionedella città di Tarracona òt\
vantaggi della stessa Roma, e fu succes- J 090, si espresse di venire ad essa, r^ .vr?-
sivameiite abbellita da lempii e palazzi, licct delihcralione,ut ego et mei posteri
da un anfiteatro, dal circo e da piii altri omncs, sicut saprà scriptum est, tenea'
monumenti, de'quali Irovansi ancora dei mus hoc totani per w/uaan et vocem .<•.
■vestigi tanto nella città che nelle sue vi- Vetri, ejascpic ì icarii Roniaìuie Sedi.i
cìnanze,e Ira'quali sono i piìi rimarche- ajìostolicae. per qiànqueinìiura pcrsoL-
■»oli quelli dell'acquedotto, dell'anfiteatro ventes ei censumxxr librarum purissimi
fatto a imitazione del romano, ed ezian- ari^enti ad justum pcasum. Dopo avere
dio di molte iscrizioni scolpile in vari si- Raimondo ripopolalo Tarragonnc ripri-
ti. Divenne in fine tanto ragguardevole slinatoii pubblicocultocrisliano,(u nuo-
e così possente, the i romani dierono il varaenle ripresa da'mori. e la con.serva-
suo nome alla massima parte della peni- ronosiooal i i i8,quandoAironso I il /J///-
sola chiamandola ///yw/z/Vr Tarìiicoiica- taiiliercie d Aragona la piese d'assalto.
sis di cui fu capitale, ed a Spagna enu- Dopo essere siala la Catalogna governa-
melili le pioviiicieche tom[>iendevn. I\'a ta «la'conli di Piorcelìona, e pervenuta ni
uell'iiivasione de'goli fu da esii barbara- più allo grado di splendore, Raimondo
278 T A R T A 11
Beiengaiio V sposanflnsl a Petronilla e- sua nave, rivoltosi a'ningnati e agli «slan-
rcde del lir)no il' Arngoiia, questa dopo ti, fece lorouii cotiveiiiente discorso. Uin-
iii 187 rinm in se la contea di Barccllo- gra7ÌòDio degl'immensi benefìzi ncevuli,
iia, ed il nuovo re liheròTarragona e la e disse sperare nella sua misericordia ch'e-
Cat.'ilogna definitivamente dii'mori che- glicustodissele pecorelle a lui commesse,e
rano tornali a invadeile. Nella riunione lo facesse degno di governarle secondo la
di Tarragona e della Catalogna nlìa co- sua volontà. A tale effetto rivolgendosi pu-
rona d'Aragona, conservarono i loro sta- re all'intercessione della B. Vergine, ac-
ti generali particolari, i quali dividevano ciocché a quanto non potessero le sue de-
ll potere legislativo co're, quindi in Tar- boli lorze supplisse Dio. Indi si licenziò
raguna si unirono più volte i medesimi cortesemente con un certo dispiacere e Iri-
staligencrali.iMentrediniorava nellaSpa- stezza da coloro, i(|uali col suo dolce par-
gna il cardinal FJorenzi, fu eletto in Ro- lare avea grandemente allettato; poi riu-
ma Papa a'r)gennaioi 522, e preseli no- giaziati lutti, anche (juelli che lo avea-
nie d'Adi inno VI. Pat tendo per R(jma, no accompagnato, per le tante fatiche da
si lecò a Torlosa suo vescovato, e ne uscì loro sofferte nella sua dimora in Tarra-
r8 luglio, imbarc^indosi nel fanìoso porlo gona, s'imbarcò ad onta che il mare fos-
d'An)polia, donde a' io approdò a Tar- se alterato. Molti nobili tarragonesi, lor-
ragona; viaggio cìie con tutte le partico- nando alle loro case, invidiarono in cer-
jarità riferisce Biagio Ortiz nella IJcscrì- lo modo que'che pailivano col Papa, di-
zioìic del viaggio d'yldriaìio TI. p. 3 Te cendoli fortunati e reputando se stessi ia-
seg. , e di cui egli fece parte. Il Papa si felici. Fra'primari personaggi che accom-
fermò nel convento suljurbatio de'doine- pagnavano Adriano VI, eravi il cardinal
iiicani e vi celebrò la messa. Frattanto il Cesarini legato del sagro collegio, il qua-
clero e i principali di Tarragona, insieme le lo avea inviato in Ispagna per esibirgli
col popolo, si prepaiarono per ricevere il il dovuto ossequio e ubbidienza; Lupo
A'icaiio diCi isto, il quale npn senza gran- Hurtado rappresentante dell'imperatore
de ponqia e tra festevoli allegiezze fu con- Carlo V, e gli ambasciatori del re d'In-
dotto nella celebre e antica città; indi a una ghilterra, del duca di Milano, del duca di
linomata chiesa de'canonici regolai i,nelli Ferrara, ed il vescovo di Feltre Touìraa-
cui fabbrica l'arte risplendeva per umano so Campeggi, dicuiTUghelli scrisse: Sa-
ingegno. Avendo ivi fatta breve orazione, cromittcìilc Senatu^thiaraiiipontificiam
ritirossi nel palazzo dell'arcivescovo, ove in Hispaniainusque di-tulit Adriano TI
lutto si applicò premurosamente a spedi- ìiovitcrevccto ad sedcin.quem inltalìam
re i negozi che per l'armata navale d'ac- dcsrcudentcm comitatus est, ah coque
compagno facevano d'uopo. Aidentemen- dcindeVcnetiarwn nuncius est declara-
le bramava Adriano VI di portarsi in Ro- tiis. Navigando pel porto di Solon, nel ò\
ina, e (liialmenle dopo lungo aspettilo , seguenteil Papa giunsein Barcellona, che
ginnseio le navi, le galere e la soldatesca non volle essere a niuna seconda delle al-
a'5 agosto. Fu tanta la consolazione che tre città di Spagna nell'onorare il snpie-
re provò, che nello slesso giorno dopo a- moGerarca. Imperocché sul porto costruì
vere in chiesa assistilo al vespero solen- di nuovo un lungo ponte di legno ferma-
ne, jiarlì verso il lido del mare, con isplen- lo sulle barche ancorale, che giungeva si-
dido seguito e giubilo di quelli che lo a- no a terra, tutto addobbato con preziosi
\eano ricevuto. Indescrivibile fu il popò- arazzi e ricchi tappeti , convenienti alla
lo adunatosi nelle spinggie per vedere il maestà pontificia e alla magnificenza dei-
sommo Pontefice, e il rimbombo deli'ar- la città piecipiia di Catalogna, allineile il
ligh.erie. 11 Papa prima di D»onlarc sulla santo Padre vi entrasse con tulio il pos-
T A R
sil)ile decoro.Ma Adriano Vlvedendodal-
l;i sua nave la gi'an lnil»a di gente che
stipava il ponte, lemenilo die potesse rom-
persi, ricusò di entraivi e scese altrove a
lena. Si recò subito alla splendida catte-
tlrale, a venerarvi s. Eulalia che riposa
nel sotterraneo sotto l'altare maggiore.
Voleva tornare alle sue imbarcazioni ,
quando la pioggia glielo impedì,onde l'ar-
civescovo di Tal ragona, allora viceré, si
prevalse dell'occasione per invitare al suo
palazzo il l^apa, che accettalo il cortese
invito, nel d'i seguente ripresela via del
mare. Nel i64o la Catalogna con Tarra-
gona fu riunita alla monarchia spagnuo-
la, conservando le sue leggi, privilegi e
costun)i, che sussisterono fino all'avveni-
mento al trono de'Borboni. Sebbene per
la pace del i GSg fra la Spagna e la Fran*
eia, fu stabilito che i monti Pirenei for-
merebbero il confine de'due regni, tut-
tavia i francesi nel 1689 s'impadroni-
rono della Catalogna, e la restituirono
nel i6c)7 per la pace di Risvick. Al-
lorché dopo il 1700 scoppiò la guerra
di successione, gl'inglesi nel lyoS oc-
cupai ono Tarragona per conto dell'ar-
ciduca Carlo contro Filippo V di Borbo-
ne, pelò coldivisiimento di stabilirvi una
colonia d'emporio, ma rinunziarono poi
a tale progetto dopo essersi im[)adroniti
di Gibilterra, e la restituirono a Filippo
V al trattalo d'Utrecht. Mei 1808 Napo-
leone I fece incominciare da' francesi il
concjiiislo della Catalogna, e nel 1810 ri-
volse le sue mire contro Tariiiqona. Strel-
tamenle assediata dall'esercito imperiale
italo-franco, memorabilee virile fu la re-
sistenza che fi'ce nel 181 i ; venne presa
tl'iissalto a'iS giugno, e pagò ben cara la
sua energica difesa, venendo smantella-
la a' 12 agostoi8i3. In quest'anno ^a-
poleone 1 restituii a Ferdinando VII col
trono la Catalogna, e mentre Tarragona
era intesa a far scomparire le tracce di
sua devastazione, rivoluzionala per la co-
stituzione la Spagna nel 1822, le cortes
divisero la Catalogna nelle 4 provincia di
T A R 279
Tnrrngona. Barcellona, Girotuie Le-
rida. Non andò guari che a difesa de'di-
lini I egi, la Catalogna fu nel 1 89,3 occu-
pata da' francesi e fu il teatro di guerre
co'coslituzionali: le altre successive perla
successione alla corona e per li- rivoluzio-
ni, le raccontai a Spagna. L'Orliz dice che
r ampiezza del principato di Catalogna
corrisponde a'regni d'Aragona e Valen-
za uniti insieme.
La fede cristiana Tarragona la ricevè
ne'primi tempi della Chiesa, quando fu
predicata nella .-S]p^g-/?^.ondepresto vi fio-
rì la sua chiesa, e già nel IV secolo era
vescovile, che tosto fu elevata a metropo-
litana,sebbene pare che perqualclie tem-
po il suo vescovo sin stalo soggetto all'ar-
civescovo di Narbona. il portoghese No-
vaes nella Storia di Papa s. Siririo del
385, narra che in una sua decretale scrit-
ta a Imerio vescovo di Tarragona, ripor-
tata da Constant, Kpist. Roni. Pont., t.
I, p. 624, lai -"che da'critici sia stimata
legittima^ permisea'.l/o//<'7r/ (7 .)à\ pren-
dere l'ordine sacerdotale, e quanto altro
notai nella sua biografia. A Spagna ricor-
dai il concilio adunato in Toledo nel 464
H motivo di Silvano ve>covo di Calahor-
la, il quale ordinava de'vescovi senza sa-
puta d'Ascanio arcivescovo di Tarrago-
na e suo metropolitano che ne sci isse a
Papa s. Ilaro, Leggo nell'annalista Rinal-
di all'anno 465, quanto fioriva in tal e-
poca l'osservanza della disciplina ecclesia-
stica nella chiesa di Tarragona. Imperoc-
ché s. Ilaro nel concilio celebrato in Roma
h' 1 4 novembre con 48 vescovi, vi propose
primieramente la consultazione mandata
di Spagna da Ascanio vescovo di Tarrago-
na intorno a un abuso grande in que'paesi
introdotto, nominando i vescovi morien-
ti il Successore (1 .}. come se il vescova-
to fosse ereditario e non elettivo, ciò che
il Papa proibì nel concilio, vietando Tu-
snr[>ata licenza. Però mentre Ira'vescovi
d( Ile altre provincie di Spagna era venu-
ta) assai meno il vigoie della disciplina ec-
clesiastica, nella Tariagonese fioriva l'os-
a8o T A R T A R
.servnn7a rVi e^sa, e la cnstodin ilelle sagre ti m del vescovo antecessore, e s*i eziandio
Iiiggi; e Irovaiidusi hIcviii Uasgressc»ie,jo- del successore; ecniilando queste coseng-
conlanenle si congregavano i vescovi, e giunsero al Papa le seguenti parole. l'Ir-
uditasi la. causa era poi portata al Papa, ^o siippliritcr prccnrnur Jjìostolatuni
il the due volle avvenne con s. liaro, co- vcslruiii , ut liuinilttalis itostrnc dccrc-
me dimostrano le due lettere scritteda es- ////;/. (juodjuslc a nohia vidctur factum,
si al romano Pontence, le quali furono vostia auctorilatc fìrmctis. Di che ma-
lette in detto concilio. Lai. 'è della prò- nifesto apparisce, che s'aspettava al Pa-
vinciaTarragoneseconlro Silvano vesce- pa solamente il dispensare in quello, ch'e-
podi Calahorra,cheavea ftitto alcune or- ra contro la disposizione de'canoni; e che
dinazioni illecite, e comincia del seguen- il sinodo provinciale nonavea autoritàdi
tetenore." Al Signore Beatissimo, e da ri- ciò fare senza licenza della Sede aposto-
verirsi da noi in Cristo con riverenza a- lica. Ma i padri del concilio romano ri-
postolica, llaro Papa, Ascanio vescovo e gettarono primieramente con pubbliche
tutti gli altri vescovi della provincia di grida, e poi colla sentenza di ciascuno, le
Tarragona.Pogniainochenon vi fossene- cose ch'erano state da'vescovi spagnuoli
cessila alcima della disciplina ecclesiasti- approvale; e nelle acclamazioni dissero 5
ca, pure nondimeno si dovrebbe da noi volte: Ut sen'ctur aiitlniiitas roganms.
desiderare il ricorso a quel privilegio da Sentenza degna di tanto consesso, colla
Cristo conceduto alla vostra Sede, in vir- quale agevolmente s'abbatte tuttociò che
tii del quale s. Pietro, ricevute le chiavi si tenta di fare contro la fede, o contro
del regno, illiuniuò tulio il mondo colla la disciplina ecclesiastica. Secondo questo
sua predicazione; iìcui principato sicco- decretalo, comandòs. Uaro ad Ireneo, che
mea tulli soprasla, così egli conviene, che ritornasse alla sua chiesa. Donde si ap-
tutti parimenti lo temano e aminlo. Per prende quanto dispiacesse a' Papi anti-
laqual cosa noi, adorando in prima in voi chi la mutazione delle sedi. Papa s. Or-
Dio, al quale servite senza querela, ricor- niisda nel5i 7Collasua /i/;z.y/. 24fece7^/i-
riamo alla Sede lodala per la bocca del- matc(V.) della Spagna o sia suo vicario
l'AposloIOjindi cercando le risposte don- il vescovo di Tarragona; e coir/-y^/.v/. 26
de non si comanda niente con errore o confermò quello di Siviglia primate dei-
presunzione; ma il tutto si fa con ponti- l'Andalusia e del Portogallo, senza pre-
llcale deliberazione". Così i vescovi;e nar- giudizio de metropoli ta?ii.^e\ concilio ce-
rati poi gli eccessi di Silvano, soggiunse- lebralo in Barcellona nel 55q, Asiatico
ro.'jNoi preghiamola vostra Sede, che le metropolitano di Tarragona lo pre.siedet-
piaccia ammaestrarci con parole aposto- te. Nelle notizieantiche ecclesiasticheclel-
liche, e mostrarci ciò, che voi vogliate la Spagna si trova che la metropolitana
si osservi". La 2.' lettera scritta fu pu- di Tarragona aveai 4 vescovati sulhaga-
re da'vescovi della provincia ecclesiasti- nei, ed in altre ancheiD ei8, perciò più
ca di Tarragona, ma in un altro sinodo, dell'altre 5 metropolitane; dipoi Toledo
nella causa d'Ireneo vescovo. Dappoiché n'ebbe 1 q. Urbano II Papa del 1 088, non
Nundinario vescovo diDarcellona,degnis- solamentefece primate di tutta la Spagna
sirao prelato, istituendolo erede d'alcuni l'arcivescovo di Toledo (J .), ma lo di-
pochi benijdisse di avere in desiderio, che chiaro ancora suo legato «////c/v. Gli ar-
Ireneo stesso, il quale era vescovo d'un civescovi di Tarragona ripugnarono di
altro luogo, flisse posto dopo se nella siia sottomettersi alla primazia di Toledo, e
.sede; la cui ultima volontà ratificarono per lungo tempo vi fecero resistenza, in-
il popolo, il clero e i vescovi provinciali, titolandosi anche principi di Tarragona.
per l'utililàdi qr.ella chiesa, e perii meri- Per l'invasione de'saraceni oppressa lare-
T A R
ligione cristiana, la sede tliTarragona sog-
giacque al loro giogo: nia espugnata la
cillà da Berengario conledi lìarcellona,
Urbano II ripristinò la metropolitana coi
suoi privilegi. Racconta Rinaldi all'anno
loqi, o.°8,che recatosi in Roma Beren-
gario vescovo di Vidi, eletto nuovo arci-
vescovo di Tarragona, ricevè il pallio da
Urbano li e le prerogative del suo arci-
vescovato, rinnovando \\ prelato la dona-
zione fatta al Papa dal contedi Barcel-
lona della città di Tarragona. Aggiunge
che il conte, ricevendo Tarragona, come
tutti i suoi successori, in investitura feu-
dale dalle mani del Papa, fosse egli ed es-
si obbligati a corrispondere per 5 anni 25
libbre d'argento. L'istromento della do-
nazione si conserva nell'arcliivio Vatica-
no, nel libro di Cencio Camerario, insie-
me colla bolla d'Urbano II intorno alla
traslazione di Berengario vescovo di Vicb
alla chiesa di Tarragona. Colla qua! bol-
la concesse al prelato il pallio, nominan-
do le solennità nelle quali dovea usarlo
nella chiesa celebrando la messa. Fu per
opera principalmente di quest'arcivesco-
vo, che s'incominciò a ristorare la città
e chiesa di Tarragona. Neli i36 morì il
b. Ollegario o lldegario canonico indi ve-
scovo di Barcellona, e poi arcivescovo di
Tarragona. 1 1 successore i 2 anni dopo con
elevarne il corpo lo beatificò, avendone al-
lora i vescovi l'autorità: s. Raimondo di
Pegnafort procuiò dalla s. Sede la sua ca-
nonizzazione; s. Vincenzo Ferreri lochia-
mo santo, enarrò il miiacolo delia chiave
di sua camera, che il servo di Droavea git-
tato in mare, onde restarvi chiuso a far pe-
nitenza,rinvenuta nel ventre del pesce che
gli fu dato per cibo;e Papa Innocenzo XI
nel 1678 ne approvò il culto immemora-
bile. Riportai a Spagna, che neh 187 fu
eletto arcivescovo di Tarragona e vesco-
vo di Barcellona Ramiioll re d'Arago-
na cbeavea abdicato il trono, e poi riiiun-
ziòanchel'i dignità episcop;ile. Perijuan-
to dissi al citato articolo, i re d'Aragona
non si coronavano, onde Papa Iiinocen-
VOL. i.xxit.
T A R 28 1
7.n III nel 1 2o4 coronò Pietro II, e dispo-
se che i successori colle regine fossero co-
ronati in iSV//'<7g-o:-;(^/ dall'arcivescovo di
Tarragona, a nome del Papa. Giovanni
XXII neh 3 18, osservando che nel regno
d'Aragona non eravi che l'arcivescovalo
di Tarragona, eresse in metropoli Sara-
gozza, assegnandole 5 de' 12 sulliagnnci
di Tarragona. Opprimendo il re Pietro
IV i diritti della chiesa,e usurpando l'au-
torità temporaleche sino alloraavea l'ar-
civescovo di Tarragona esercitato sulla
città, il Papa Gregorio XI neh 3 74 scrisse
al vescovo di Lerida favorito della corte,
ad esortare il re a desistere da tale spo-
glio. Martino V neh 43o creò cardinole
Domenico Rnm ( f'.) arcivescovo di Tar-
ragona. Questa illustre sede ebbe diver-
si arcivescovi dottissimi e santi, non che
alcuni cardinali, le cui notizie riportai al-
le loro biografie. In tempo dell'Ortiz, fu
migliare e cocnpagno di viaggio di Adria-
no VI, questa metropoli avea per sulFra-
ganei i vescovi di Barcellona, Lerida,
'Far Iosa, Lrgcl, Girona e Pci-jìignann.
Allora avea eziandio 3 insigni monasteri
neirarcidiocesi,che pure descrive l'Orti?.
lli.°e pili notabile per la sua antichità
era quello di Poblet,capodell'ordiue ci-
stcrciense in hpngna citeriore, ove con
gran venerazione si tenevano i sepolcri
de're d'Aragona, il qual monastero ebbe
un famoso e dotto litigio con quello di Bo-
nefaz sul dominio del paese delle Rosel-
le. Era ricco d'annue entrate e molto piìi
di sudditi, e niun personaggio di vSpagna
ne avea altrettanti, tranne il duca di Gar-
dena. L'abbate avea il voto nelle cortes
o assemblee del regno d' .dragona. Il 2."
monastero era quello della B. Vergine di
Monserrato e celebratissimo santuario ,
che descrissi nel voi. LXVIII, p. 44- '^
3." era quello del castello llliberitauo o
Salses (con simile vocabolo o J'Mra.'wx
late ai ticolo parlai del celebre concilio A/-
libciitnuo) tortissimo del Rossiglione nei
confini della Linguadoca, inespugnabile,
e col quale si chiude la Catalogna: ilpriii-
787. T A R
cij)0 (Ji Condr Io prese nel iGSg, gli spa-
glinoli lo licL/peraiono nel 1640, ma la
Francia lo riebbe nel 1 042. Ignoro se fra
i 3 monasteri nominati tlall'Ortiz, vi sia
compreso il yU(»7?^?y/r/-o (al quale artico-
lo ricordai questo e gli altri principali di
i^[ìn^ni\riu//iiis(lìO(rcsis. insieme a (juel-
lo della B. Vergine di Serrateix, pure nel-
rarcidiocesi)di s. Maria di Rivipollo, die
per ultimo Gregorio XVI preconizzò nel
concistoro de'3o settembre 1 83 i . j)Ioiiti-
stcrii ]ì. Dlttriac J iì'ginis de Rh'ipullo
nulliiis (liorct'sìs provincia Tarraconen.
Leggo nella pioposizione concistoriale
ch'era dell'ordine di s. Benedetto, e va-
cato per morte del p. ab. Francesco Sa-
verio de Portella-y-]\Ionteagudo, nomi-
nò il p. ab. Giuseppe Borrell-y-Bufalà
d'Urgeljgià vicario capitolare ed esamina-
tore sinodale del medesimo, il quale emi-
se la professione di fede nelle mani del
nunzio di Madrid. La chiesa abbaziale e
parrocchiale è sotto l'in vocazione della B.
Vergine col batlislerlo. L'abbate godeva
giurisdizione spirituale e oidinaria sui
monaci del contiguo monastero, su Rivi-
pollo e sulle parrocchie dipendenti. Ogni
nuovo abbate pagava 600 fiorini di tas-
se, ed avea per mensa i 7,000 circa ri ^y7-
liuin ìllius inoìittae aliquìhus pensioni-
bus gravati. Il cardmal Girolamo Doria
('Z .jgenovese fu amministratoredi diver-
se sedi di Spagna, comprese quelle di Sa-
ragozza e Tarragona, nella quale celebrò
unsinodo celebre che fu stampalo, e mo-
ri nel 1 558. Nel 1 568 da Salernos. Pio V
trasferì a Tarragona Gaspare Cervaidex
(l\) spagnuolo, che poi creò cardinale :
\i celebrò il sinodo, vi stabih il semina-
rio, e un noviziato pe'gesuiti, pe'quali a-
vea singolare affezione , e morendo nel
1 575 lasciò erede di parte di sue sostan-
ze l'università ivi da lui fondata. Gli suc-
cesse il dottissimo Antonio Agostino (T\)
di Saragozza e traslaloda Lerida,unodei
più celebri giureconsulti e prelati prodot-
ti dalla Spagna, intervenuto con ammi-
razione al concilio di Trento, assai loda-
T A R
to pastore e autore d'opere diverse stam-
pate in Tarragona, fra le quali Consti-
(utiones provincidles et synodales Tar-
raconensinm. Ricorderò pure. De Cae-
sar-Augustanae patriae coinniiinis Kpi-
scopis aUpie conciliis , in continuazione
dei Fasti Arragonentiuni di Girolamo
Bianca. Le sue numerose produzioni si di-
vidono in 3 classi, cioè di letteratura, di
diritto civile e di materie ecclesiastiche,
delle quali ultime diedi un novero nella
sua biografia. Dopo aver goduto in vita
d'altissima considerazione,moiì di 70 an-
ni neh 586. Papa Alessandro VII colbre-
ve£//zrt«<7i'77,de'4 luglio I 666, Bull. Roni.
t. 6, par. 6, p. I 33, ordinò al clero e po-
polo del principato di Catalogna, che la
festa di s. Giorgio fosse celebrata di pre-
cetto, non ostante le opposizioni dell'ar-
ci vescovo e del concilio di Tairagona. Da
canonico e arcidiacono di Girona eletto
arcivescovo diTarragona Isidoro Bertran-
do, fu consagiato e ricevè il pallio da Cle-
mente XI. Godendo in pace la sua chie-
sa, la podestà secolare lo dichiarò intru-
so, e gl'impose di partire dall'arcidioce-
si e dalla provincia. Contro silTatto atten-
tato all'ecclesiastica libertà. Clemente XI
coU'autorità della bolla Li execlsa, del
I 7 I 4, Bull. Ro/n. 1. 1 2, par. 2, p. i 3, an-
nullò il disposto dalla podestà laica, e di-
chiarò che ninno fuori di Bertrando aves-
se diritto sulla chiesa e arcidiocesi, ordi-
nando al capitolo che non vi esercitasse
facoltà alcuna , né ritenesse i beni della
mensa, com'eragli stato comandato, ma
esattamente li consegnasse all'arcivesco-
vo. Indi con un breve acremente riprese
il prelato, per la codardia colla quale e-
rasi intimorito alle illegali minacce fatte-
gli, onde avea abbandonata la chiesa e
la gregge a lui commessa. Benedetto XIV
col breve Postulatuni, de' 16 settembre
I 748, Bull. Magn. 1. 1 7,p. 2 1 4} prescris-
se il modo che si dovea tenere nell'esame
delle opere: flIisticaCiudad de Dios, le
quali in 8 tomi erano state condannate
dalla Sorbona nel 1697, e da altri dife-
T A R
se, scritte dalla ven. Mniin di Gesù d'A-
greda, terra dove fu supcriora nel mona-
siero delle monaclie osservanti francesca-
ne dell'arcidiocesi di Tarragona, morta
d'anni fi3neli6C)>. L'esame di quest'o-
pere era già cominciato sotto Innocenzo
XI e poi continuato, ma per le diflicoltù
clic vi s' incontrarono non erasi potuto
procedere alla bealificnziune di questa
serva di Dio. L'originale tlelle sue opere,
ritenendone copia la congregnzionede'ri-
ti che l'avea esaminate, con suo decreto
del I 757 fu rimandato in Ispagna. In que-
sto tempo la metropoli di Tarragona a-
vea per sulFraganee le seguenti chiese ve-
scovili; AV//t(7/o//c7, 6' //•o//(^/,/>('/7V/(7, T^o/--
lQS(U ì iclu L rgcl, Solsniìa. poiché l'er-
pignano era stata sottoposta a Narhonn.
Nello stesso secolo avendo Pio VI colla
boi la I/irffaì>ilis Dei. de'3o aprile 1782,
Dull.Roin.cont. t.6, p. 49'} smembrato
tlall'arcidiocesi di Tarragona l'isole d'I-
viza e Formenlera, vi formò il vescovato
òi' h'iza e lo dichiarò sulfraganeo dell'ar-
civescovo di Tarragona; inoltre il Papa
soppresse l'arcidiaconato di s. Fruttuoso
arcivescovo di Braga, ch'era 4-' dignità
della metropoli di Tarragona, e ne asse-
gnò le renilile al nuovo capitolo d'Iviza,
insieme a quelle del preposto della me-
desima sua cattedrale, a cui era affidata
la cura d'anime di essa prima che fosse
elevata a tal grado. A'noslii giorni pel
rammentato concordato del 18') f, il Papa
Pio IX unì Solsniìita f irli, Ivi- a a Ma-
jorca o Palnia. la quale pure era divenu-
ta sulTraganea di Tarragona (come si leg-
ge nella proposizione concistoriale de' 1 7
dicembre 1S47 e rilevai a Palma); e di-
chiarò sullVaganee di Tarragona le sedi
vescovili di BiiiTclloiia,Ciroiia. Lciiilti,
Toitnsa, l rgcl e f irli. Alla metropoli-
tana di Valenza sottomise il vescovato di
Majorca col riunilo d'Iviza. Nelle Xoli-
zir (li lioniii sono registrati i seguenti ar
civescovi diTarragona. Nel i 728 vi \\\ tra-
slato da Girona Pietro Copons di Villn-
fruDca diocesi di Darcellonai nel 1753 da
T A Pv 283
Zamora vi fu trasCcrito Giacomo Corta-
day-Pirun di Barcellona; nel 1764 Gio-
vanni Lario di Forecilla di Rebollar ar-
cidit)cesi di Saragozza, di cui era sudVa-
ganeo col titolo di vescovo in pai li!>its dì
Letta; nel 1770 da Urgel vi fu traslo-
cato Gioacchino Santyau-y-Valdavioiso
d' Arge diocesi di Santander; nel 1785
Francesco Armaiia Agostindi Gcltrùdio-
cesi di Barcellona, già vescovo di Lugo;
neh8o3 Romualdo Mon-y-Valarded'O-
scos diocesi d'Oviedo; nel 1817 da Ante-
quara vi fu promosso Antonio Bergosa-
y-Jordan di Villa reale diocesi di Jaca; nei
1820 Giacomo Creux-y-Marti ili Rlata-
rò diocesi di Barcellona , già vescovo di
Minorca. Leone XU «lel concistoro de' 1 3
marzo 182G preconizzò arcivescovo di
Tarragona mg/ Antonio Ferdinando di
Echanove-y-Zaldivar d'Ochadiano dio-
cesi di Calahorra, già vescovo di Leuco-
sia /// parlibus e abbate della regia chie-
sa collegiata di s. Ildefonso e dedicata al-
la ss. Trinità. Questo illustre prelato, nel
suo lungo soggiorno in Roma, per le vi-
cende politiche della successione al tro-
no di Spagna, ci edificò colla dottrina e
la santità della vita. Piitornato alla sua
sede, ivi morì nel novembre 1 8,74 d'an-
ni 85, comeannunziò il n.''278 del Gior-
nale di Roma: perciò ora la sede è vacan-
te. Ogni nuovo arcivescovo è tassato nei
libri della camera apostolica in fiorini
2700, e godeva di mensa 800,000 circa
r('s;aliu/ìi lunnrtac [Jixpaiiiac. Pel sud-
detto concordato gli furono assegnate an-
nue i3o,ooo monete d'argento, l'id^^o
rcalcs de Vallon. L'arcidiocesi è vasta,
conlenendo 180 luoghi.
Concini di Tai-ragnna.
Il I .° fu tenuto nel 4^4 o 4^>~ sopra la
disciplina ecclesiastica e per (pianto ri-
portai di sopra dicendo del metropolita-
no Ascauio: alcuni collettori degli atti de*
concilii lo chiamano di Spagna. Il 2.
nel 5 i() sotto il regno del golo Teodori-
co re d'Italia e tutore d'Ainalarico re vi-
sigoto di Spaglia, con l'intervento di 10
284 T A R
vescovi. Si fecero i3 canoni, ofdinantlo
1*8. ° che l'osservanza della domenica co-
mincerà dalla sera dclsal)ato;donde ven-
ne il cosliime in Ispagna d'astenersi da
ogni opera servile il sabato verso sera.
Il canone che ordina, che i monaci usciti
da'loro monasteri non eserciteranno nin-
na funiione ecclesiastica, prova che v'e-
rano fin d'allora de' monasteri in Ispa-
gna; anzi dalla surriferita decretale di s.
Siriaco, i monaci esistevano nella peni-
sola nel declinar del IV secolo. Il 3.° del
6i4 per la disciplina: questo concilio è
detto anco Egarense, e perciò lo ripor-
tai ad Egara, già città vescovile sulFra-
ganea di Tarragona, che nel secolo VII
s' unì a Barcellona. Il 4° nel 1 146, del
quale mancano gli atti. Il 5.° nel r 233 o
1234, in cui Giacomo I re d' Aragona,
coU'appoggiodi vari prelati, vi fece mol-
ti regolamenti pel buon ordine del suo
regno, lo scopo d'alcuno de'qtioli è d'im-
pedire l'introduzione della pestilente e-
resia. Il 6.° nel 1 239 sulla disciplina ec-
clesiastica. Il 7.° nel 1240 sull'arci vesco-
vo di Toledo, col quale l'arcivescovo di
Tarragona era in forte disputa sopra va-
ri punti importanti egiurisdizionali. L'8.
rei 1242 contro gli eretici l^dldesi. Il
9.° nel I 244 '•o^'^'"'^'^"'^''' disciplina del-
la Chiesa. 11 1 o." nel i 246, ch'è quello de-
scritto a Catalogna. L' ii.° nel 1247
sulla disciplina. Il 1 2.° nel i 248 pure sul-
lo slesso argomento. 11 1 3.° nel 1 253 so-
pra la discipluia ecclesiastica. Ili 4-° nel
1266 egualmente su di essa. Ili 5." nel
1279 per la canonizzazione di s.R.ai mon-
do di Pegnafort. Ili6.°neli282 sulla di-
sciplina, così il I 7.° dell 291, il I 8." del
1 292, il iq.° del i3o7. Il 20." nel i 3 12,
in favore dell'ordine de' Tcv^^^fV/z/.H 2 i.°
nel I 3 I 7 contro i Bcgardi e le Beghine,
caduti nell'eresia, e sopra la disciplina. Il
22.° neli3i8 fu presieduto dall'arcive-
scovo Ximenesde Luna. Il 23." neli 323
suir ecclesiastica disciplina. Il 24.° nel
1329 sojira vari punti di disciplina: no-
tano i collettori de'concilii, che i disor-
T AR
din! della chiesa di Tarragona dierono
occasione a vari altri sinodi, de' quali è
ignoto r anno. 11 25.° nel i 3G9 sulla di-
sciplina. Il 26.° nel 1 43o sulla libertà del-
la chiesa. Il 27.° nel 1 564- Bai uzio, Col-
Icrt.j Keg. 1. 1 o,i4 e 28; Labbc, Cuncil.
t. 4, 5>9 e 11; Arduino, Couril. t. 2, 3,
667; Aguirre, Conni, t. 3; Mansi, Sap-
pi, t. 2; Mar tene, Thcs. t. 4 e 7.
TARRENSE , Cardinale. Fiorì nel
pontificato di s. Gelasio I del 49^> colla
dignità di cardinale diacono delle regio-
ni di Roma I e Vili.
TARSO, Tarsus. Città arcivescovile
della i.'Cilicia dell'Armenia minore, nel-
la Cappadocia, regione dell'Asia minore,
ora nella Turchia asiatica, nel pascialato
d' IlchiI nella Caramania, capoluogo del
sangiacato del suo nome, il quale occu-
pa una parte dell'antica Cilicia Canipe-
stris, a 8 leghe da Adana e i 5o da Co-
stantinopoli. Sorge infertile pianura sul-
la sponda destra del Caiasìi, 1' antico e
famigerato Ciduo, a poca distanza dal
Mediterraneo. Circondata in parte da una
muraglia che credesi avanzo della costrui-
ta d'Aaron-el Piascid, e difesa da un ca-
stello fabbricalo da Bajazet.Le porle del-
la città sono oggidì lontanissime dalle ca-
se, e queste tra loro separale da orli e da
terreni piantali d' alberi fruttiferi, non
hanno in generale che un solaio e i tetti
piani, la più parte costruiti co'materiali
degli edifiii antichi, essendo rim,arcabile
la sola casa del governatore. Bensì vi so-
no parecchie belle moschee, e alcuni e-
leganli kan, due graziosi bagni pubblici,
ed una chie.sa armena che si pretende co-
struita dal suo gran concittadino s. Pao-
lo [l^.) apostolo e dottore delle genti, ma
quantunque porti segni innegabili di re-
mota anlichità, la sua origine viene po-
sta in dubbio. Il principale suo commer-
cio è il cotone, che le vicine pianure pro-
ducono in abbondanza; è pure l'empo-
rio di diverse mercanzie che si esporta-
no a Malta, in Ispagna e in Portogallo,
consistenti principalmente in rame, noci
TAR
di galle e in merci d'Egitto. II porto gia-
ce a (lue leghe e mezza dalla città, donde
non si può scorgere il mare. Assai popo-
lata da'luichi, vi sono molle famiglie gre-
che ed in doppio numero le armene. Nel
l85i il polriarca armeno di CV/Zc/Vf re/i
Siri/7 (f.) annunziò il ritorno alla chie-
sa romana di 24 famiglie di questo pae-
se ; e poche leghe distante da Tarso un
borgo intero si convertì al catlolicismo.
Questi al)itanti sono felici di conservare
la loro chiesa, mentre non vi è alcun ere-
tico tra loro. Nel paese di Adana le con-
versioni progredivano e si moltiplicava-
no. Tarso, della pure Taorsus, vanta re-
mota antichità, e forse è la celebre Titr-
chirli o Tlidrchich di cui parla la Scrit-
tura. Alcuni la pretendono edificata da
Sardauapalo re d'Assiria, altri da Sen-
nacherib che dopo di lui regnò 712 an-
ni avanti Gesù Cristo, mentre vi è chi
sostiene derivare da una colonia greca
condotta da Trillolemo. 11 Martinetti nel-
la Collezione o Tcsoi'O delle aiilielitlàj
eruditamente nel 1. 1 i ragiona di Tarso
e de'stioi pregi e medaglie, e quanto al-
l'origine propende per Sennacherib, fab-
bricandola more lJal>yloiiis (prendendo
idea da essa che veniva lambita dal fiu-
nie Eufrate), dopo aver colla sua flotta
soggiogata la Cilicia, di cui divenne la
principale, la metropoli, la città più flo-
rida. N'è tanto persuaso, che osserva co-
me cosa mirabile, che mentre Sennache-
rib motteggiava e avviliva i grandi pro-
feti Isaia e Ezechiele, gettasse poi le fon-
daojenta della città che dovea dar la vi-
ta al vaso d'elezione s. Paolo. Avverte di
non confondersi con Tarsi o Tharsis,
luogo marittimo o mare o porlo dove le
flotte unite d'Hiram e di Salomone reca-
■vansi navigando per OpJiir, e dove si por-
tò il profeta Giona invece di andare aNi-
nive, riportando eziandio varie opinioni
su Tiirsi Q su Opliir. Inoltre sembra che
per Tharsis debbasi intendere Tartesso
nella Celicn all'iuiboccalura del Guadal-
quivir, verso lo strcttu di Gibilterra, nou
TAR 285
solo perchè la Belica anticamente pro-
duceva l'argento in abbondanza, in uno
a'crisoliti, altro prodotto di Spagna; ma
perchè gli slal)ilimenti verso la Nigrizia
de'fenicii della Hctica, a questi fijrnivano
l'avoriojle scimmie, i papagalli,e gli schia-
vi etiopi, di cui pure parla la Scrillura.
Noterò con Buonarroti, Ossen'azioni sO'
pni alenni meddij^lioiìi, che fuvvi pure
Tarso di Bitinia, forse colonia di Tarso
di Cilicia, e avente anch'essa il suo fiu-
me (3idno, che venerava qual nume, co-
me dimostra nella sua medaglia che il-
lustra ; dappoiché anco i tarseusi di Cili-
cia prestavano culto al Cidno loro, ame-
nissimo sopra ogni altro e che passava ia
mezzo alla loro città accanto al ginnasio
de'giovani, le cui rive univansi da super-
bissimo ponte di più archi. Anche il Ter-
zi, Siria sacra, distingue i due Tarso,
l'uno di Cilicia, l'altro di Cilinia, e di-
scorredell'etimologiadel suo nome, e de'
fondatori che si attribuiscono aliai.' Al
tetnpo di Ciro il Giovane, Tarso era già
una città grandissima e opulentissima. La
visitò Alessandro il Graiide,c bagnando-
si nel fiume Ciilno, poco mancò che le sue
acque troppo fredde il fìicessero perire.
Questo celebrato e rapido fiume di bella
vista, freddo e puro, giovava a'nervi cras-
si e a chi pati va di podagra. Ora però l'ac-
qua n'è malsana, servendosi gli abitanti
di quella de'suoi affluenti o de'pozzi. Tar-
so prese poi il nome di Gialiopoli (che
alcuni dierono purea Tarso di Bitinia, e
nel parlarne al suo articolo la dissi nella
Galazia), in onore di Giulio Cesare che
vi soggiornò nella sua spedizione contro
Farnace re di Ponto. Fu in questa città
che M. Antonio ebbe il suoi. ° colloquio
con Cleopatra regina d'Egitto, recando-
visi con superbissimo appara tona vale. In-
di favorita da Augustoe Achiano, impe-
ratori romani, divenne la rivale d'Atene
e d'Alessandria per le ricchezze e la ma-
gnificenza, non meno che per la coltura
dille lettere e delle scienze, e per le armi :
tra gli altri illustri iu essa liurirono, A-
286 T A R T A R
jìollocloro il litigico, Cleoiiiene uno de' cliia, Anloniana, Severiaiia, Macnnìana
jiriiicipali capiliiiii tli Dario, Antipalro, e Adriana, per qualche segnalato bene-
Archelao, Nestore, i due Atenodori (ilo- licio ricevuto, e siccome nelle medaglie
xA'i stoici, il 1 .'['ainiliarissimo di Catone, si vede congiunto il nouje di metropoli,
l'allro maestro di Augusto, e Cellario pa- forse ne avrà ottenuto il grado dall'im*
triaica di Costantinopoli che i greci ono- peralore Adriano, cioè della provincia ,
lano per santo, ilrabone fece un isplen- altri avendola delta inctropoli/n ah iiii-
tlido elogio di Tarso, descrivendola pò- //V;y e Solino parlando della Cilicia, seri ve
poìala, illustre e famosa, fra le altre per Malrcin iir/u'ii/ìi linhct Tdrsun. Questa
le scuole tli filosofìa e il corso di Uitle le prerogativa, opina Buonarroti, forse l'a-
bcienze, conipostedi professori cittadini, viìi ottenuta da Adriano, e avràdatorao-
c lesse un catalogo delle persone più iu- tivo a secondare il genio di lui, con ono-
sigui. Dice ancora che Atenodoro mae- rare in più modi la memoiìa del favori-
{<tro d'Augusto colla sua autorità ne pre- to Aniinoo; e ciò con premura maggiore
se il governo, il che dà a divedere la li- per l'attinenza che avranno potuto avere
herlii che godeva, onde Plinio la chiamò i larsensi di Cilicia, co'tarsensi di Bilinia,
libera. Questo meritò, secondo Dione, per i (piali erano della medesima provincia di
l'aderenza aG. Cesare, a'triurnviri,e poi Ditinio patria d'Anlitioo. Famoso fu l'un-
ad Augusto.P>.esasi Tarso per forza aCas- guenlo nardino di Tarso. La moderna eli-
sio, al primo arrivo di Dolabella sponla- là occupa appena im 4-° dello spazio del-
iieamente tornò a' triumviri. Di nuovo l'antica, uè trovansi che pochissimi rude-
occupala da L. Ptufo, fu da Cassio mul- ri de'uiagoifjci monumenti antichi che la
lata e castigala, ond'ebbe lode da'triura decoravano e del dop[)io ordine di mura
viri e speranza di risarcimento. Ed è per- che la cingevano, munite da spessissime
ciò, che quando M. Antonio si portò nel- torri.
l'Asia fece liberi i larsensi e immuni da' La luce del vangelo vi fu portala dal
lnbuti,e con editto levò dalla servitù que' principe degli apostoli s. Pietro, e poi ve
eh' erano slati venduti. Augusto poi die l'annunziò pure lo stesso s. Paolo, e lo af-
luro altri pai licolari privilegi e ricompen- ferma il Terzi, che riporta i santi che ne
se dc'disaslri palili per lui; il territorio, illustrarono la chiesa. Essi furono: Zenai-
le leggi, il n)agislralo, il dominio del fìu- de e Filonilla consanguinee di s. Paolo e
me Cidno e del mare intorno. Buonar- daini istruite; s. Aretusa nobilissima ma-
roli rimarca, es'iere notabile che ninno Irona, invitta martire sotto Valeriano; s.
chiamò Tarso municipio (però con tal o- Pelagia veigine, per odio della fede, in
norelo leggo nell'annalista Iiinaldi) o co- lenipo di Diocleziano i^i racchiusa in un
Ionia, e ciedejìrovarlo colla risposta da- loro di bronzo arroventato; al cui tempo
la da s. Paolo al centurione; che se la consumòil martirio s. Bonifacio,econ va-
cilla fosse stata municipio o colonia, non ri generi di tormenti altri io campioni di
avrebbe avuto bisogno di dire ch'era cit- Gesù Cristo; le ss. vergini Cirenia e Giù-
ladino romano. Egli inoltre crede che il liana di nobilissimo sangue , patirono il
suo avo e il suo padre per particolari be- martirio nella persecuzione di IMassimia-
iiemerenze fossero stati annoverati alla no; 1 ss. Castoro e Doroleo martiri; tali
cittadinanza romana. Buonarroti nel ce- furono pure i ss. Taiaco, Piobo, Andro-
iebrare le nobili prerogative di Tarso, ri- nico, Quirico e Giulitta. I martirologi e
leva che i suoi cittadini erano dediti al- i menologi fanno spesso menzione di Tar-
l'adulazione, onde spesso variarono alla so, a cagione del gran numero de'marli-
ciltà il soprannome, perchè oltre Giulia, ri che vi versarono il sangue per la fede,
si chiamò l*arlenia, Jera, Crauia, Anlio- Il Pviualdi chiama Tarso, macelio de'mar-
T A R
tiri e mercato Jelle loro ielit[uie. Questa
illustre chiesa neh. "secolo ebbe l'onore
della sede vescovile sotto il patriarcato di
Antiochia, enei IV secolo divenne metro-
poli ecclesiastica della i .'provincia (h Ci-
hoia; imperocché (piando i romani diven-
nero padroni della Cilicia, la divisero in
i.^ e 2.', dandone il governo dell'una a
un console, dell'altra a un presidente; la
l.^fu detta Cilicia Campestre, \si 2.^ Ci-
licia Z'/v/rAcr/. di visione che seguì la chie-
sa, onde fece metropoli della i ." Tarso,
della 2." yliiazaiho. Fu altresì Tarso re-
sidenza di vescovi di diverse co(i)unioni,
greci, caldei, giacobili, armeni e latini in
tempodelle Crociale. Il i .°de' vescovi gre-
ci è Giasone parente di s. Paolo, e da lui
consagrato: se ne trova menzione nell'A-
jìist. di quest'apostolo a'ron)ani cap. i6,
V. 2 I , riportato dal Terzi co'seguenli. Nel-
l'impero di Valeriano s. Atanasio marti-
re; Diodoro già prete della chiesa d'.Vn-
liochia, rinomalo per dottrina, e scrittore
de' Coiiimentari aW /epistole di s. Pao-
lo; Martirio del 290 eresse una basilica ai
s». Taraco, Probo e Andronico martiri ;
e battezzò s. Aretusa; Teodoro nel 32 5
intervenne al i." concilio di Nicea; Silva-
no sedeva negli ultimi anni dell'impera-
tore Costantino I, e si contaminò degli er-
rori de'semi ariani, ne'quali talmente ini-
per versò, che fu deposto nel concilio ge-
nerale di Costantinopoli 1; Lupo fu a'cou-
cilii d'Ancira e di Neocesarea. Con (|ual-
che diversità notò i primi vescovi di Tar-
so il p. Le Quieu, Oricns cìiristiaiius, l.
2, p. 870. Giasone; indi Urbano ordina-
to da s. Paolo, secondo gli atti riportali
da'Collandisli a' 29 giugno; s. Atanasio;
Eleno assistè al concilio d'Antiochia con-
troNovatonel 268, ed agli altri tenuti nel-
la stessa città contro Paolo di Samosata;
Clinoche battezzò s. Pelagia; e Lupo ri-
cordalo; Teodoro d'Alene eruditissimo;
Antonio d'illibata pietà; Silvano; Acacio
di Cesarea del 3GG surrogalo al preceden-
ledeposlo; Diodoro del 3 79 che inlerveu-
uc adiversicoucilii; Falci'io del 394^ Do-
T A R 287
bitco che da vescovo di Seleucia fu tatto
metropolita di Tarso; Mariano che per le
contumelie dette contro s. Tecla niarlire,
fu punito di repentina morte; Elladio se-
guendo gli errori di Neslorio, contro di
essi si adoperò Papa s. Sisto 111 del 43-'-,
pacificando i vescovi d' Alessandria e di
Antiochia; restando però esclusi Elladio
ed Euterio di Tiana, ostinati nella loro
perfidia appellarono alla s. Sede, ma il Pa-
pa non fu loro favorevole perchè conti-
nuavano a patrocinar l'eresia di Neslorio.
Teodoro II assistè al conciliabolo d'Eie»
so; indi il metropolita Pelagio; nel 489
Nestore; Sinclezio; Pietro nel 553 si sot-
toscrisse al V sinodo, misericordia Dei
cpiscopiis Tarsis metropotis primae Cì-
liciae provi/iciae. Teoiloro III si recò al
VI sinododiCostanlinopoli,e losoltoscris-
se colla stessa formola del predecessore;
N. del q55 si trovò all'eccidio de'sarace-
ni che dominavano in Tarso. Furono suf-
fragauei della metropolitana greca diTar-
so i vescovi di Pompeiopoli, Adana, Se-
baste, Corico, AugUitopoli, Mallo, Zefi-
ra, Podando, Tebe o Tiene: altri vi ag-
giungono Soli e Isso. NeirO/vV«.y (7i/ . l.
3, p. 1292, si nolano i seguenti vescovi
caldei di Tarso. Giovanni chiamato pri-
ma Saii-Bar-Sabuni,anche vescovodi Me-
litene; Timoteo metropolitano de'caldei
dell'isola di Cipro e arci vescovo di Tarso,
abbracciò l'unione colla chiesa latina nel
concilio di Firenze sotto Eugenio IV, ed
abiurò gli errori de'nestoriani. Nel l. 2,
p. I 4G8, sono riportati cpiesti vescovi gia-
cobili di Tarso. Giovanni del 66^; Abibo
deir847; Atanasio I del 936; N. versoli
I I 4 I ; Atanasio II del 1 246. Nel t. 2, p.
1468 si leggono i due seguenti vescovi ar-
meni di Tarso sotto il patriarcato di Sis,
e nel secolo XIII Tarso divenne pegli ar-
meni sede arcivescovile. Giovanni assistè
al concilio di Sis sotto Leone II re degli
armeni, e al concilio il'Adana nel i3iG;
N. cui il Pap.t Ueiiedellu XIII scrisse nel
I 34'-»i>cciò pL'isuadesse il Cattolico a te-
nere un Concilio per condannare gli erro-
a 88 T A R
ri (li siin nazione. Nel voi. LI, p. 3 i 5, ri-
cordai il rinomato concilio celebinlo da-
gli armeni in Tarso nel secolo XIII , in
Hivore dell'unione colla s. Sede. Nel t. 3,
p. 1 182 dello stesso Oririis chr. si leggo-
lio (juesli vescovi e arcivescovi latini di
Tal so, dopo cheTancrediBoeniondo prin-
cipe di Taranto nel 1098 l'espugnò cac-
ciandovi i saraceni. Iluggero è ili. "nomi-
Dato all'epoca dellecrociate nel 1 loo.eor-
«linaio da Daiberto patriarca di Gerusa-
lemme; gli successe Stefano che assistè al
concilio d'Antiochia deli i 36, per esami-
nare quale arcivescovo di Tarso 1' intro-
iiizzazionediPiadolfo patriarca di talchie-
sa, di che riparlai a Siria; neh 190 l'ar-
civescovo Auherlo nominato nel privile-
gio concesso ai genovesi da Coemondo
principe d' Antiochia , quale principale
cancelliere della curia; nel 1 198 l'apa In-
nocenzo III vi trasferì dalla sede di Ma-
mista N.; nel 1 2o5 N. cantore della chiesa
Antiochena; neli2i3 N. eletto da Inno-
cenzo III; N. del 1224 è nominato nella
lettera scritta al patiiarca di Gerusalem-
me da Papa OnorioIII; indi è registrato
(jiovanni I;per sua morte Papa Clemen-
te V confermò l'eletto fr. Daniele de Ter-
<lona francescano; N. deli 34 1 fu solleci-
tato da Papa Benedetto Xll a indurre il
patriarca degli armeni a celebrare un si-
nodo per condannare gli errori imputati
agli armeni; poscia fu arcivescovo Pon-
zio; neh 366 per di lui morte Papa Ur-
bano V gli sostiti'ì fr. Giovanni I! fran-
cescano; indi Giovanni III; nel 1396 fr.
Giuliano Ettori fiancescano di Pisa;Gio-
vanni lV,cuiil Papa Giovanni XXIII die-
de altresì l'amministrazione della sede di
Pafo nell'isola di Cipro, che per sua mor-
ie in essa Martino V nel 14^8 gli sostituì
Ji'. Angelo da Narni francescano; fr. Gia-
como di Chiusi domenicano perito nelle
lingue, convertì molti infedeli, e rinunziò
ì'atcivescovato a Nicolò V nel 1 44954'^*'""
di fu arcivescovo Tommaso di Susa, e per
sua traslazione alla chiesa di Taranlasia,
neh 460 gli fu surrogalo Ir. Ubertino di
T A Pi
Monte Callerio francescano. Dopo questo,
Tarso, 2^ar.sfii. divenne lui titolo arcive-
scovile ìnpnrtihus c\\e conferisce la s. S&-
de, co'titoli simili sulfraganei di Corico,
Erindcla, Mallo, Tivìu\ Schastc e Pom-
pciopolì. Da prelati nunzi ne furono in-
signiti i Papi Clcinciìtc fX del 1 66y ,e In-
nocenzo XFFI dell j 7.1. Gli ultimi arci-
vescovi di Tarso furono: Carlo Dalberg
nominato nel 1788 da Pio VI, poi arci-
vescovo di Ma^onza (J^') j mg."^ Pietro
Ov///?/Y/.J promulgato da Leone XII nel
concistoro de'c) aprile 1827, poi nunzio e
cardin;de; mg.' Fabio M. ' de'conli Asqui-
ni, nel concistoro de'2 ottobre 1837 di-
chiarato da Gregorio XVI, il quale inol-
tre lo nominò nunzio e poi creò cardina-
le; il cardinal Paolo y^o/zV/o/-/ abbate di
Subinco (V.), da Gregorio XVI con sa-
gralo arcivescovo di Tarso l' i i febbra-
io i844>^ome riporta il n.''i4 del Diario
r/?'/io/«(7. ed io rilevai nel voi. XXXVIII,
p. 224. Il medesimo Papa assolvendo il
cardinale da tal vincdo, nel concistoro dei
20 luglio 1844 vi trasferì da Ferentino
m".'^ Antonio Benedetto Antonucci di Su-
hiaco (nel quale articolo ne riparlai), in-
viandolo nunzio a Torino, donde il re-
gnante Pio IX neh 85 1 lo traslocò alle
sedi vescovili d' Ancona e Umana. Inol-
tre questo Papa nel concistoro de'22 di-
cembre i853 ne conferì il titolo a mg. '^
Antonino de Luca di Bronte diocesi di Ca-
tania, già vescovo d' Aversa , ed attuale
nunzioapostolicodi Baviera. Portandolo
stesso titolo arcivescovile in partihus, ma
di rito maronita, mg.' Paolo Pietro Mas-
sad, Pio IX nel concistoro de'23 marzo
1 855 lo promosse a patriarca d'Antiochia
de' maroniti , come riporta il n.° 67 del
Giornale di Roma.
TARTAPiIPiETROjPatrizio romano che
alcuni diconocardinale,ed altri gli negano
tale dignità e pare più sicura sentenza, co-
me rilevai nei vol.XLVI,p. i78,LVII, p.
236.Nondimeno rifisriròil narratodaCar-
della. Dalla congregazione degli Olivetani,
nella quale fu priore di s. M.' Nuova di Pio-
T A 11
nia,pa<!sò in quella de'benecletlini e fu elet-
to abbate di s. Lorenzo fuori delle mura
ili lloina; indi Gregorio XI lonominòab-
bate di lìlonle Cassino col nome di Pie-
tro IV, e vi operò que'molli vantaggi che
indicai a tale articolo. Titubando il Pa-
pa di restituire a Roma la residenza pon-
tifìcia, narrai nel voi. LVIII, p. 3o i , cbe
i lomani stabilirono di eleggiTePopa l'ab-
jjate, e ch'egli vi convenisse; ma Grego-
jio XI lasciala /4i'ignone nei 1877 giun-
se in Roma, ed alcuni pretesero che creas-
se cardinale l'abbate, con Ciacconio, Lan-
cellotto e Valsignano, non che vescovo
(li Fietij e noi fu mai. Notai nel voi. L,
p. 257 e altrove, che fu uno di quelli che
([uietò i romani insorti nell'elezione d'Ur-
bano VI. Pietro venne in disgrazia del Pa-
pa, perchè attraversava l'ingrandimento
dei nipote Francesco Prignani. IIBecchet-
ti nella Storia ecclesiastica, descrivendo
quella del gran scisma d'occidente, ripor-
ta la congiura ordita contro Urbano VI,
n capo della quale dicendosi esservi l'ab-
bile, d Papa neh 385 lo spogliò della di-
ginlàcaiclinalizia. Essendo accettissimo a
Carlo HI re di Napoli, fu dichiarato gran
cancelliere del regno, e dal suo figlioLadi-
slao otleuaie insigni benefizia favore del
suo monastero, in cui mori in pace nel
j 395, e vi fu sepolto. Conteloii rigetta il
cardinalato di Tartari, con autentici mo-
numenti. el'Ughelli neir/tó//V7.yrtcm, 1. 1 ,
p. I 20H, con ragionata dissertazione pro-
va che non fu mai cardinale, e che Ciac-
rinio confuse con esso il cardinal Mezza-
\'(irca, e trasse in errore l'Angelolti nel-
la Storia di Rie!i,ove l'inserì bonaria-
n)cnte nel catalogo de' vescovi reatini, co-
me pur fecero Valsignano e l'Armellini,
non che il Becchetti che chiama il Tar-
tari cardinale vescovo di Rieti, e autore
della congiura contro Urbano VI, che in
vece ordì il Mezzavacca cardinale e ve-
.scovo reatino. Cardella però all'erma, che
Tartari fu deposto dall'abbazia da Urba-
no VI come seguace dell'antipapa Cle-
mcule Vii, per cui altri scrissero che as-
T A R 289
sediato Urbano VI in Nocern dtPaga'
ni (P'.),a mano armata, col granconte-
stabiledel regno conte Alberico, tentòira-
pedirgliene l'uscita. Divenuto Papa Boni-
facio IX, gli restituì l'abbazia di INIonte
Cassino, nella bolla non facendosi all'atto
parola di cardinalato e di vescovato di
Rieti.
TARTARIAe TARTARI o TATA-
RI. Paese vastissimo, parte nell'Asia cen-
trale e parte nell'Europa, .Vr^/Zz/V/. deno-
minandosi la Tartaria minore Tiriiricu
Chcrsoncsiis^ laonde il tartaro comedi-
scendente dagli sciti dicesi Srytlia, Tati-
riciis, Ttirtarus, li nome di tartari o ta-
tari si da va vagamente a tutti i popoli del-
l'Asia centrale o mediana, dal mar Caspio
sino alle coste orientali; ma poi si conobbe
che la razza alla quale veniva datoè assai
eslesa. Sembra che abbia avuto la culla
nella Tartaria Indipendente o Turkestan
e siasi successivamente sparsa nel nord e
nell'ovest dell'Asia, e nell'Europa orienta-
le. Sotto la denominazione di tatari o tar-
tari viene inoltre compresa un' infinita
quantità di tribù bellicose e nomadi os-
sia erranti, che eguali nelle abitudini e co-
stumi, sovente cambiarono di rango , di
nome e di situazione. Essi conducono vi-
ta pastorale, vivono sotto mobili tende,
senza a vere né città, né villaggi: sono mol-
lo eccellenti cavalieri e cacciatori, si ciba-
no della carne de'loro cavalli, e bevono
il la Ite del le giù mente. Non meno degli sci-
ti loro antenati, essi sono valorosi e sei-
vaggi,sop[)orlando le privazioni egli sten-
ti con indicibile costanza. Secondo i tur-
chi, che fanno risalire la loro origine ad
un figlio di Giafet, non formerebbero i
tartari odierni che un ramo della loro raz-
za. Certo è ohe nel secolo XII, allorché
comparve il conquistatore Gengis-Kan,
imperatore o gran kan o chan del Mo-
gol, la nazione tartara era estesissima, ma
sparpagliala e di poca fama;ilquale prin-
ci[)e e capo de' mongoli soggiogò rapida-
mente i tartari, gl'incorporo a'suoi eserci-
ti, e per una singolarità rimarchevole, si
290 T A Pi
è quasi congiunlo il nome del popolo vin-
to alle viltoiie e devastazioni delle quali
fu vittima prima. Quindi i tartari diven-
tarono più famosi de'loio vincitori, com-
posero la massima parte degli eserciti
mongoli, la lingua loro si slabiPniel pae-
se con(iuistato e vi divenne dominante.
Sotto la condotta di Batu-Ran, nipote di
Getigis, invasero la Russia nel secolo Xll;
indi restarono sotto la dominazione di
quest'altro conquistatore e de'successori
suoi nell'impero di Rapciak, che si este-
se sino sull'Ungheria, la liussia, la Polo-
nia, e su parte della Germania. Passaro-
no poi sotto il giogo del famoso Tamer-
lano, che al cadere del secolo XV abbat-
tè la dinastia di Gengis, da cui per parte
di donne discendeva. Essendo statosmem-
Lralo l'impero sotto isuccessoridi Timur
o Tamerlano, le orde di tartari rimaste
sparse sul territorio conquistato, passaro-
noin mano (li diversi capi, e furono quasi
tutte progressivamente dalla Russia ( J .)
sottomesse; sotto la qual potenza conser-
varono i tartari in gran parte l'antico no-
me, al quale si aggiunsero, secondo i luo-
ghi che abitavano, certe denominazioni
particolari , per distinguerli tra essi. In
breve prima parlerò di loro, e poi degli
.vrzV/antichi edella Scizia. I Tiirtarid'A-
strac(iìt,^\\ uni abitano tal gran città del-
la Piussia europea, presso la principale fo-
ce del Volga nel mar Caspio, altri ne'vil-
laggi circostanti; una 3.' parte si compo-
ne di nomadi, ch'errano sulle sponde di
lai mare. II numero uìoltosi diminuì do-
po la conquista fatta da'russi del paese,
né più formano presentemente che una
debole parte della popolazione. Quelli del-
la città sono una colonia separata, ten-
gono tiibuuale apposito , dove siede un
giudice tartaro, con un assessorerussoche
veglia acciò sieno eseguile le leggi dell'im-
pero. I Tartari Baskiri, pure della Rus-
sia,abitano la parte meridionale de'mon-
liUral, limili dell'Europa coirAsia,equal-
che distretto del governo d'Orenburgo.
iSono alquanto golii nella figura, di gran
T A R
forza, arditi, caparbii,allegri, molto ospi-
tali e inclinati alla ruberia. Professano, co-
me la più parte de'tartari, il Maomctti-
s/no, mescolalo a molte pratiche super-
stiziose : hanno d' ordinario due mogli.
Somministrano della cavalleria leggiera
all'armala russa, e fanno il servizio del-
le loro frontiere. Non pagano imposte, ma
sonoobbligali di procurarsi ilsaleda'ma-
gazzini dell' iuìpero. Si credono d'origine
tinnese, cioè della Finlandia, di cui par-
lai a SvEziA,e ungherese con un miscuglio
di turchi e ne parlano la lingua. Da mol-
to tempo non hanno più kan 0 capo prin-
cipale, e sono divisi in 34 orde o sezioni,
ciascuna delle quali sceglie il suo capo col
titolo d'anziano, al quale il governo ag-
giunge imo scrivano preso d'ordinariofra
i tartari mescheriaki, le cui funzioni con-
sistono nell'ispiegare gli ukasi imperiali e
nel vegliarne l'esecuzione. 1 Tartari Bn-
ra.lìiitl.si abitano la steppa di Baraba nel-
la R^ussia asiatica, nel governo di Tomsk
e di Tobolks, e si compongono di 7 bel-
licose tribìi, avente ciascuna il suo capo.
Soinigìiano assai a'mongoli e a'calmiic-
chi; pretendono osservare il maometti-
smo, ma non in tutto lo seguono. I Tar-
(aj-i Beltiri, egualmente nel governo di
Tomsk sulle rive dell'Abakanc, sono po-
co numerosi e rassomigliano mollo negli
usi a'zayansky, tranne il sospendere i lo-
ro morti sugli alberi in vece di seppellir-
li,tumulandoli ne'luoglii più nascosti del-
la foresta, co'loro più belli vestili e uten-
sili, in uno alla loro sella. Pagano un tri-
buto alla Piussia. 1 Tartari Cinesi sono
i popoli elle abitano la Tarlarla cinese, no-
me sotto il quale talora comprendousi la
Mongolia, il Tliibet, la Mansciuria, e la
Piccola Buk.u'ia o Turkestan cinese. Si
può vedere Ci.va, Pekino, Nankino, In-
die ORIENTALI, ove parlai anche del Mogol
e del Thibel (Tolomeo chiamò Indo-Sci-
zia rindiasellentrionale), e Vicariati a-
posTOLici. Da parecchi anni l' insurrezio-
ne infuria nell'impero delia Cina nell'A-
sia orientale, e guad ignò in esleiisione.
T A R
specialmeDle dall'esaltazione al trOno del
presente iraperatoredislir|)eeorigine tar-
tara. Il foi-midabìle movimento deriva
dalla vecchia contesadinaslica, poicliècìr-
ca 3 secoli addietro i niandscliuri o man-
sciuri tartari del Mogul conquistarono
l'impero, e costrinsero i cinesi ad assog-
qetlarsi e ricevere il nome tartaro dell'or-
ila loro. La cacciata imperiale famiglia dei
Tai-Ming scomparve e andò quasi in di-
n)i;nlicanza , ritirandosi nelle provincie
meridionali diKuangeneKuangsi, le qua-
li a'nostri giorni si ribellarono per ripor-
re sul trono l'espulsa dinastia. Ora al ca-
po dell'insurrezione Tsu-Kin-Tao, diesi
spaccia diretto rampollo dei Tai-]Ming,
•venne conferito l'onorevole titolo diTien-
Tel» o cclcsfc K'irùi. Egli viene chiama-
to da'suoi seguaci restauratore dell'oidi-
uè e del diritto, minacciando il medesi-
mo di conquassare l'attuale esistenza del-
l'impero tartaro da'fondamenti, per de-
porre la diu;islia di Mandschu o ìMansciù,
Questo pretendente ne' diversi proclami
contro l'esterminio de'tartari e la caccia-
ta de'Mansciìi, dichiarò voler ristabilire
la religione de'cinesi in tutta la sua pu-
rezza; ma da essi rilevasi, ch'egli mesco-
la il paganesimo col cristianesimo, al qua-
le però si dimostra fcivorevole. 1 Tarla-
li di Criiiicii abitano questa regione o
Chersoueso Taurica, penisola della Rus-
sia europea nel governo di Tauride, il cui
capuluogfj èSiiif'eropoli, divisa in due par-
ti dal Salghir,ch'è il maggior fiume, i cui
principali porli sono quelli di Teodosia,
lì.ilaklavaeSebiistopoli.ora teatrodi for-
midabileguerra. Varia n'è la temperatu-
ra, ove fredda e umida nell'inverno, bol-
lente e insopportabile nell'estate, perciò
l'aria non è multo sana; in altri luoghi il
clima è assai dulce e salubre, con |)aese
assai bello e pittoresco nelle sue monta-
gne. Il suolo ingenerale è fertilissimo, con
abbondanti pascoli e numerose mandrie;
rapida n'ì; la vegetazione, produceiidu pu-
re eccellente legname da lavoro. Il cuin-
Uitrcio assai Ilor'i »otlo 1 greci e i genove-
T A K 291
si. La maggior parte della popolazione si
compone di tartari discendenti da'nogae-
si e da altri, nella più parte grandi e di
forte complessione : la loro bsonomia si
avvicina a quella degli europei, e seguo-
no il maomettismo.! loro usi richiamano
alla memoria la semplicità delle prime e-
tà, sebbene i ricchi non sono del tutto stra-
nieri ad una specie di lusso: il tabacco da
funio è pei'* essi un oggetto di i . necessità.
il restante degli abitanti sono greci, ar-
meni, tedeschi, bulgari, moravi, russi ed
ebrei. I coloni tedeschi sono i più civiliz-
zati, hanno le loro chiese e ministri pro-
testanti : i fratelli moravi stabiliti a Fe-
rekop , prosperano molto. La Crimea
chiamata un tempo C//<'/'.vo/irvo Scitica^
Cinimcrica o Politica, fu anticamente a-
bitata da'tauri, per cui prese il nome di
Tauride o Taurica. I greci vi si stabiliro-
no verso la metà del VI secolo avanti l'e-
ra nostra,e vi costruirono varie città, e poi
vi eressero il regno di Bosforano, il qua-
le a poco a poco fu conquistato da Mitri-
date re di Ponto, dagli alani eda'goti{on-
dela parte montagnosa si c\ì\amòGo//iia),
sotto i quali vi fu introdotto il cristiane-
simo, venendo espulsi dagli unni che in-
vasero la Crimea nel declinar del IV se-
colo di detta era. Dopo diversi che la si-
gnoreggiarono, fu il campo digncrrecru-
delissime tra'greci e i russi, finche la do-
minarono i tartari nogaesi, e come il lo-
ro principale commercio lo facevano nel-
la città di Crim, la penisola preseli nu-
me di C/7/»('<7, che richiamava quello di
O/n/'/r ? odi C//?if/7V. La repubblica dici <;-
finva (l.) vi formò vari opulenti stabili-
menti, primeggiando quello di Calf'iii^J .)
luro colonia, l'antica 2"<'o</o.s7V/Y/ .J.Nel se-
culo XV furono rovinati da'tartari uniti
a'turchi,e poi iNIaomelto 1 1 pose la Crimea
sotto la sua dipendenza, lasciandone il go-
verno a un kau, che nel secolo passato fu
costretto abdicare (piando la Russia unì
la contrada alsuo impero. ÌNelle palile de-
vastazioni d'ogni genere, città popolate e
iioride, in poco Icmpu pili non olfrirunu
af)^ T A R
clic aaimassi di rovine,al paro de'monu-
nu'iili greci, con notabile ditninuzione dei
tai-lari. I Tiirlari (h'iiii Doì>rnjit o Do-
hrtiska ahit.Jiio tale paese della Tiirrhiu
(/ .) europea, del saiigiacato di Silistria,
<|i cui formala maggior parte. Compren-
de liilto il territorio chiuso tra il Danu-
bio e il mar Nero sino ad Aidos, e pe'tar-
tari che vi si stabilirono prese il nome di
Tu r tarla Dnhruja. 1 TarLii-i hikiiiskoi
dimorano nel governo di Iberni della Rus-
sia asiatica, e sono ima piccola colonia dei
tartari di Kazan, che emigrarono sotto il
czar Pietro I il (^/'(^/zc^c, estabilironsi sul-
le sponde dell' Iset. Si compongono di
500 famiglie sparse in diversi villaggi.
Servono in guerra senza pag-T , e perciò
esenti dal reclutamento e dalle contribu-
zioni. I Tartari di Kasiniov abitano l'o-
inonima città della Russia europea, già
cjipitaled'un piccolo slato tarlaroo regiìo
«li Ivasimov, e fanno considerabile com-
mercio. Il paese è fertile e ben coltivato.
1 Tartari Kaciììi o Katchìiù abitano nel-
la Russia asiatica nel governo d'Ieniseisk
sulle rive d'Ienisei, sotto tende di feltro e
cortecce di betula, e sonoi piti sozzi e me-
no aftabili de'popoli nomadi russi dell'A-
sia, solo occupandosi delle mandrie e del-
la caccia. Parlano il linguaggio degli al-
tri tartari, corrotto da un miscuglio di pa-
role mongole. Sono divisi in 6 orde, cia-
scuna comandata dal capo o basehk, il
quale riscuote il tributo di pelliccerie per
la Russia. Incanibio egli riceve un caval-
li;, e certa quantità d'acquavite, che por-
ta al suo campo, ov'è bevuta in comune.
1 Tartari di &/:;«« abitano in Russia nel
governo di Kazan. Sono miti e pacifici,
osservano con zelo il maomettismo, a-
mano generalmente l'istruzione, ed i più
piccdli villaggi possiedono scuole. Ordi-
nariamente parlano la lingua turca, usan-
do l'arabo nelle ceremonie religiose. I
Ihrtai'i Kiuidori sono una popolazio-
ne della Russia europea, del governo di
Astrakan. Va errando nelle sleppe del-
le rive d'Akhluba e sino al mar Caspio;
T A R
è povera e non pnga alcuna gabella alla
Russia. I Tartari Mcsccriaki o Mrtsclu--
riaki sono una piccola popolazione del-
la R.ussia europea, formante circa 2000
famiglie, nel governo d'Orenburgo e di
Perni. Avendo reso de'servigi alla Rus-
sia nel 17 35 per la ribellione de' tartari
baschiri, si dierono loro alcuni villaggi
degl'insorti. Ora sono uniti in reggimen-
ti come i cosacchi, e fanno com'essi il ser-
vizio delle linee d'Orenburgo. Sono mao-
mettani, e somigliano a' tartari d' Ufa ;
ne'costumi e usi segtiendo quelli de'ba-
schiri, ma più di loro dolci nel carattere
e più istruiti nella religione. I Tartari
IVogai o IVogarsi nb\iano il sud della Rus-
sia europea, e paiticolarmente nella par-
te occidentale delCaucaso,uel sud del go-
verno di lekaterinoslaw, e nella porzio-
ne oorddellaTauride. Si dividono in mol-
te orde o tribù più 0 meno considerabili,
che cambiano talvolta di residenza,e pren-
dono spesso il nome de' luoghi che abi-
tano. Questi [)opoli foi'mnno di rado al-
leanze cogli altri tartari, neppure con que'
della Russia. Gli uomini sono di media
e piccola statura, d'un colore ramino o-
scuro e talvolta quasi nero; sono sogget-
ti ad una malattia che fa loro perdere la
barba, infermità che un tempo dominò
tra gli sciti, ed allora prendono l'aspet-
to di donna vecchia, onde sono banditi
dalla loro società e obbligali a vivere col-
le femmine. In generale sono aifabili, sin-
ceri, ospitalieri, ma insieme un poco sel-
vaggi, sporchi, ignoranti e dediti alla ra-
pina. Parlano la lingua turcomana o tar-
tara, 0 diversi dialetti che da essa deri-
vano, e professano il maomettismo della
setta sunnita. La maggior parte erra co-
me nomade nelle steppe. Vi sono tra lo-
ro de'principi e altri nobili, cui il popolo
è sommesso, paga le decime e li segue in
guerra. Tutti poi i nogai pagano un tribu-
to alla Russia, alla quale la più gran parte
di essi divenne soggetta nel (783. 1 Tar-
tari dell' Ohi soìw un popolo asiatico del-
laUussia nel governo diTomksjSullespuu-
T AR
de dell'Obi e de'suoi afliuenli. Si divitlo-
no in i6 Uibìi, 12 delle quali hanno a-
bi (azioni fìsse. Si dedicano alla pesca e al-
la caccia, e pagano al governo le impo-
sizioni in pelli di rangiferi e daini. Quelli
che abitano i villaggi nel 1720 furono
convertiti al cristianesimo, ma i nomadi
sono maomettani. I TarUirì Siigaitzy
sono un piccolo popolo della Russia asia-
tica del governo d'ieniseisk, nel distretto
di IMinusinsk, è nomado e per la maggior
parte segue lo sciamanismo. Assai ricchi
di bestiame, pagano il tributo per ogni
uomo armato, rianno la barba foltissima
e pelosissimo il corpo, sono grandi e ner-
boruti.Non coltivano che il grano pel con-
sumo loro, e cibansi inoltre di radici e di
piante. I Tartari di Siberia in comples-
so sono quelli di tiibù tartare che tro-
Tansi sparse nella Siberia, regione di cui
parlai a Pa'ssiA,e a Tobolsk che n'è la ca-
pitale. Si riguardano come originari di
quel paese, però è probabile che non vi
giungessero per la maggior parte se non
in seguito de'conquistatori mongoli ne'
secoli XII e XIII. Il regno o kanato di
Siberia fu fondalo verso la metà del se-
colo XIII da Sceibassi, nipote di Batu-
Kan. Lai. ' residenza de'kan siberiani fu
nel sito che oggi occupa Taumen, e por-
tava il nome di Cihuirdina. Questa cit-
tà fu in appresso spianata, ed i kan si
stabilirono sulle sponde dell'Irtisch, dove
edificarono hker. L' ultimo kan avanti
la conquista della Siberia, per parte de'
russi, Kucium, incominciava a stabilire
!a religione maomettana; ma l'arrivo de'
russi pose ostacolo a'suoi progressi. Ora
i tartari si sono talmente mescolati co-
gli altri popoli della Sil)eria, ch'è quasi
impossibile rintracciarne l'origine. 17'^//'-
tari Tcliary o Ciary sono un altro po-
polo asiatico della Russia nel governo di
Toraks, presso la città di questo nome.
Sono eccellenti agricoltori, prol'cssano \\
maomettismo, e si compongono di circa
800 famiglie. I Tartari (li Toì'ol.^k abi-
lano in questa città dell'Asia soggetta al-
T A R 2g3
la Russia,ene'suoi dintorni: sono in iscar-
so numero, e osservano il maomettismo.
1 Tartari di Ifa della Russia in Asia,
governo d'Oremburgo e distretto d' le-
kateriidjurg, formano un corpo assai con-
siderabile tra la Celala e l'Ik. Sono i col-
tivatori più laboriosi di questo governo,
e la contrada che abitano è ft^rtile e ricca.
Dimorano in villaggi composti di case di
legno, che demoliscono e abbandonano
quando le terre circostanti abbiano per-
duto la loro fecondità. In quasi tutti i vil-
laggi sonovi maestri di scuola per edu-
car la gioventù. 1 costumi e la lingua par-
tecipano di quelli de'tarlari di Kazaii. I
2artai-i di / cikluìci-T'ìii.di nella lUis-
sia asiatica, governo di Tomsk.sono no-
madi ed eriano abituahnenle sulle spon-
de del Toma, nella sua parie superiore.
Hanno i propri capi, ma sono poco nu-
merosi, poveri e selvaggi, essenilo la lo-
ro religione lo sciamanismo. I Tart/iri
Zaianski o Sayanski della Ru>sia in A-
sia, nel governo d'ieniseisk, sono nomadi
e passano l'estate nell'alte niontagne,dal-
le quali traggono il nome loro, e l'inver-
no nelle pianure vicine. Una parte di (jue-
sta tribù si rifugiò nel territorio cinese,
per isfuggire la don)inazione russa. Di-
vidonsi questi tartari in parecchi aimak
o famiglie, ciascuna col suo capo, il qua-
le giudica e governa il suo aimak, e rac-
coglie il tributo, di cui è debitore all'im-
pero, il quale consiste in 3 rubli [)er le-
sta. 1 zayanski sono cacciatori desti issi-
mi, e la ricchezza loro principale consi-
ste in cavalli e bestiame. Gran parte di
loro si convertì al cristianesimo, gli altri
seguono lo sciamanismo. Depongono i
morti in b.ire, che sospendono agli albe-
ri, ove rimane il cadavere sino all'intera
sua distruzione. Altri tartari sono i Cid-
nnicchi o Katiuucchi^ pur divisi in molte
orde n nazioni, ciascuna «Ielle quali ha il
suo kan, e uno di essi più polente ^i sta-
bilì in Saniarcaudti (/'.), ov'è il sepol-
cro di Tamerlano. Alcuni di essi sono cri-
stiani (saranno scismatici russi onesto-
'94
T A R
1 iani o altri eretici, poiché nel paese de'
kalmucclii non si ha metnoria che vi sie-
no slati cattohci, almeno nella Tartaria
Piussa), altri maomettani, e molti tutto-
ra idolatri. In generale quelle popolazio-
ni non hanno slabile dimora, sonoseui-
pre in cammino, campeggiano sotto le
tende, seco conducendo le mogli e i fi-
gli, i cammelli e gli armenti: trairicaiio
co'russi, ed alcune migliaia sono di con-
tinuo agli stipendi dello czar. I calmuc-
chi sono meglio conosciuti dagli antichi
geografi col nome di Elcutì, e da loro
chiamati una delle 4 principali tribù de'
mongoli occidentali, che si danno il no-
me comune diDtuben-Oirad, ode'quat-
tro alleati. All'epoca della potenza mon-
gola,gli antichi eleuti si erano fissati nel-
le contrade che stanno in vicinanza del
lago Roho-noor, all'ovest della provincia
cinese di Kan-su. Questo popolo suddi-
viso come i rami della famiglia de' suoi
o
principi in Khochot, Dzungar, Durbet o
Tchoros, e Torgoout,abita pure nella Ci-
na e parte nella Russia. La maggior par-
te de' kalmucchi khocot dimora pur an-
co nel paese del Koko noor, ed in molti
cantoni del Tibet orientale; si trovano
sotto la dominazione cinese, quantun-
que governati da'loro propri principi. In
generale i kalmucchi sono bravi e intre-
pidijOSpitali e di carattere aperto, ma in-
sieme sono infingardi e astuti. Fra loro
sonorari i delitti, ma rigorosi assai ne so-
no i castighi, e le multe si pagano con be-
stiame. In generale sono di taglia media
e magri, e di colore abbronzito; però le
donne non esponendosi al sole sono bian-
che. Le orde in vari tempi commisero la-
dronecci, e fecero incursioni nelle pro-
vincia russe e in altre limitrofe; ora re-
spinti, ora impuniti. Ma la Russia a re-
primerne il brigantaggio, pervenne a in-
debolirli con abbassare la potenza de'lo-
ro kau. Sono nella più parte idolatri di
molle divinila, zelanti della religione la-
niaica edella credenza buddica. La prin-
cipale loro ricchezza consisle in mandrie,
T A R
delle quali le più- numerose sono di ca-
valli e montoni. Da loro stessi si fabbri-
cano quanto abbisognano, ed hanno an-
co degli orefici. Le donne sono eccellenti
nell'arte di preparare le pelli d'agnello
e montone, che vendono in gran nume-
ro nella Russia, conosciute sotto il nome
di pelli d'Astrakan. Qualche volta da'geo-
grafi si dà il nome di Caliniiccìiia o Kal'
mucchia alla porzione dell'impero cine-
se abitata dagli eleuti o calmucchi, co-
me la Kochotia, la Dzungariae qualche
vicino paese. Il nome di Kalmucchia si
dà pure spesso alla steppa in cui si fissa-
rono gli eleuti della Russia.e che si esten-
de nel nord della provincia del Caucaso.
Gli iSr/V/, abitatori della Scizia , (^^V0'
no que' popoli che dagli antichi si com-
presero sotto tale vocabolo, e corrispon-
denti a"li odierni T^rt/r/r/ e volgarmente
chiamati J'(77-^(^z//, tanto di quelli descrit-
ti,che di quelli dellaTartaria Indipenden-
te o Turkestan, della quale parlerò poi.
Lai.'dimora degli sciti fu sulle sponde del-
l'Arasse, in Armenia, ove si fissarono do-
po il diluvio i 3 figli di Giafeto Jafet, Ma-
gog, Mosoch e Jubal,a* quali la s. Scrit-
tura aggiunge E.oss, il cui nome rimase
all'Arasse. 1 popoli usciti da questi 4 ca-
pi si sparsero intorno a'rami del monte
Tauro che vanno a congiungersi al Cau-
caso; ma non polendo distendersi verso
il mezzod'i, ove incontravano nazioni po-
tenti e numerose, attraversarono le gole
del Caucaso, e sboccarono verso il nord,
dove trovarono vaste pianure e i4 campo
libero. Moltiplicati all'infinito, tali popoli
occuparono il nord dell'Europa e dell'A-
sia, formando come un mondo a parte,
donde uscirono in diversi tempi genti nu-
merosissime. Si stabilirono sulla costa del
Ponto-Eusino, intorno alla Palude Meo-
lide, e sino alle bocche del Boristene e del
Danubio. I moscoviti e i russi hanno con-
servato i nomi di Mosoch e di Ross, co-
me opinano alcuni. In Asia, senza abban-
donare i due fianchi del Caucaso, si di-
stesero dalle sponde del mar Caspio sino
T A R
a quelle del mar Ghiacciale, e verso l'o-
licute non furono limitati se non dal pae-
se de'Seri. Cos'i la Scizia d'Asia corrispon-
de appresso a poco alla Gran Tartaria o
Tarlaria Indipendente o Tnikestnn, altri
dicono il Mogol. Il monte Iniau la divi-
dea io due parti: una di qua, l'altra di
\ì\^Scyl1ii(i iiili-aliìiaumctcxtrn Iinaiini,
ossia Scizia Citeriore e Scizia Ulteriore,
lai/ confinante al nord coll'Oceano set-
tentrionale, al sud col marCiispio, all'est
colla Scizia Ulteriore, all'ovest colla Sar-
niazia asiatica, abbracciava 38 popolazio-
ni e la città di Danoba; la i." lin)itnla al
nord da terre incognite, al sud dall'india
di là dal Gange, all'est dalla Surica, al-
l'ovest dalla Scizia Citeriore e dal paese
de'Saci, formavasi da 7 popolazioni e da
parecchie città. Gli sciti antichi a vea no co-
stumi semplici e virtuosi, erano giusti e
retti, viveano di miele e di latte, ed igno-
rando leggi e arti, viveano sotto le ten-
de; nomadi coli' aiuto de' loro carri, ve-
stiti di pelli, metteano in piedi numero-
si eserciti, ne* quali figuravano anco le
donne bellicose per natura e per educa-
zione; tagliavano la mano destra a' vin-
ti, armavano gli schiavi, severissimamen-
te punivano il furto,adora vano gli Dei del-
la Grecia. Quantunque fossero più cupi-
di di difendere la propria libertà che di
attentare all'alliui, si fereio però cono-
scere in una spedizione che loro acquistò
l'impero dell'Alta-Asia, estendendosi anzi
sino alle frontiere dell' Egitto. Divenuti
padroni della Jerapoli o Bambice, in Si-
ria, le imposero il nome di INIagog, loro
padre, e la città di T'ellisan, in l*alestina,
prese la denominazione di Sritopnli. Da-
rio figlio d'istaspe, al quale questa inva-
sione somministrò un [ìreleslo per attac-
carli sul Danubio, non riportò dalla spe-
dizione che l'onta della sconfitta e la per-
dita della massima parte del suo esercito.
Altri storici riferiscono, che Dario ceden-
do al consiglio del savio Gobria, si ritirò
(li notte tempo nel massimo silenzio, la-
sciando poca gente e di nessun conto a
TAR 2r)«;
guardare il campo,con gran quantità di so-
mari e molti fuochi accesi, adinchè quelli
col loro gridare, e questi colte loro vam-
pe, facessero credere che i persiani veglias-
sero a fronte del nemico. In tal modo ter-
minò la formidabile spedizione di Dario,
e gli' sciti lo videro ripassare l'Islro, la-
sciando loro l'idea della sua debolezza, e
la fiducia riposta, nelle loro forze non che
nella sicurezza del loro paese. Alessandro
il Grande non fece che assaggiare lesue
forze contro gli sriti d'Asiache abitavano
di là dal fiume Jaxarte. I\Ia non si può
meglio giudicare di ciò che fusero gli sci-
ti, se non dal gian numero de'popoli che
ne sono usciti: priuìa di nostra era i parli,
ne'primi secoli di essa i goti, gli unni ed
i vandali; nel X secolo i turchi selgiuci-
di; nel XIV gliottomani;finalinentei mo-
goli. Però al tempo della granile potenza
de'romani etano ben indeboliti, e Mitri-
date armò contro di essi i sarmati che lo-
ro recarono gravissimi danni. Di tulli gli
autori del l'antichità, Erodoto è quel lo che
più diflusamente ha scritto intorno a'po-
poli scili, ma con lacconti mitologici e fa-
volosi. Pertanto egli narra che ili. "uo-
mo nato nella Scizia, circa i 354 auni a-
vanti l'era nostra, quando era deserta,
chiamavasi Targitao, e dicevasi figlio di
Giove e d'una figlia del fiume P)orislene;
egli ebbe 3 figli di nome Lipoxiade, Ar-
poxiade e Colaxiade,sollo il cui regno cad-
dero dal cielo vv aratro, un giogo, una
scure ed un'ampolla d'oro. Lipoxiade
che vide il 1. "questi attrezzi andò per pren-
derli, ma l'oro si fece ardente. Avvicina-
tosi Arpoxiade, l'oro s'infiammò nuova-
mente. Venuto il 3." fratello, trovò l'oro
ralìieddato, prese qtie'4 effetti e li portò
seco, il che rilevato da'suoi fratelli, lo la-
sciarono solo padrone del regno. Aggiun-
ge Erodoto, ch'eranvi 6 specie di sciti,
cioè: I .°Gli Sciti yjgriroli. che abitavano
fra il Boiistene e il Panticape, e da'greci
chiama vansi 5o/7.9/(7////. dandosi essi me-
desimi il nome di Olbinpnlitij i.°^\\Sriti
Atnir^iani, che presero nome dalla pia*
296 T A 11
urna delta Àiiiyrgiiun , appaifeiiente al
paese de'Saci; 3." gli Scili . Irolcri, ossia
aratori, che abitavauo al di sopra degli
Alagooi; 4-" o'' '^''''' Alleati, che dimo-
ravano alla sorgente dell'lppani, pioba-
biliiienteneirUkrania attuale; 5.°gli Sciti
J^oiiitidi. il cui paese era olire il Panlica-
pe, all'est degli agiicoli; 6.° gli i^c/;/ /u'tz-
//. che foimarono una numerosa nazio-
ne al di là del fiume Gerro, la quale e-
stendevasi al mezzogiorno fino alla Tau-
ride, e verso levante fino alla Palude IMeo-
tide, ed anche fino al Tanai. Tutti que-
sti popoli in generale si chiamavano Sco-
lati, dal soprannome del loro re, ma piac-
que a'greci di dar loro il nome che por-
tano presentemente. Gli scili, per la loro
situazione geografica, pel rigido loro cli-
ma, pe'loro deserti e pe'Ioro gran fiumi
erano una nazione formidabile, pronta
sempre a invadete le nazioni piii felici, e
sicuia dal canto suo da ogni invasione;
motivo per cui, come dice Erodoto, cod-
servarono la loro indipendenza. Adora-
vano gli Dei della Grecia, ma al solo .Mar-
te aveaiio eretto templi, ed una vecchia
scimitarra di ferro tenea luonro del si-
o
niulacro di quel nume, alla quale sagri-
fìcavano cavalli, ed auche altri animali,
tranne porci, e parimenti la centesima
partede'Ioro prigionieri di guerra, i (jua-
li venivano scannali, ricevendosene il san-
gue in un vaso, che si versava poi sulla
scimitarra divina. 11 Terzi nella Siria sa-
gra, parlando della Scizia delta Tarlarla
e de' suoi regui , nel declinar del secolo
XVII, dice che la Scizia si divideva ia
maggiore appartenente all'Asia, e in mi-
noie spettante all'Europa. La minore
si distendeva tra la Palude Meotide e il
mare Eusino, confinando colla Moscovia,
la Podolia e la Voliuia, suddivisa in due
parti, la prima detta aucoia Procopense,
e Nogaieuse. La maggiore era divisa iu
o regioni o proviucie, cioè Calai orien-
tale, Qatai boreale. Calai australe, Zaga>
taia sui confini della Persia, e Turkestan
verso l'Indie orieutali. Gli arabi lacom-
T A U
ponevano in 1 2 regni,Thibet, Maurenaer,
Olgaria, Chalzagite, Caulachite, Mogol,
Magog, Maimans, Tanguth, Bagargari ,
Niucamo 0 Tenduch, e Jupi. Ciascuno di
questi regni avea il suo sovrano: quello
di Niucamo avea occupato la Cina, raa
quanto questa era numerosa di città, al-
trettanto la Scizia ne scarseggiava, aven-
done appena 1 3 ragguardevoli, che ilTer-
zi chiama Bagar, Caimac, Camur, Cas-
gar, Cielis, Caracoera, IVIurtanan, Samar-
caud, Sucur, Tulufan, Tobat e Taugm*.
L'avv.°Caslellano nello Specchio geogra'
fico, riferisce che alle contrade, cheall'est
del mar Caspio vanno costeggiando l'O-
xo e r Jaxarte, davano gli antichi greci
il nome di Scizia Asiatica. Quindi esser
verosimile che gli sciti d'Europa, popoli
della razza finnica, abbiano occupato in e-
poca remota questo paese; ma le nazio-
ni conosciute dalla storia come abitatri-
ci della Scizia Asiatica, hcinno i caraltt-ri
distintivi assai uniformi a quelli de' tar-
tari o talari attuali. Il eh. scrittore dice
che la Tartaria può dividersi in Tarta-
ria lìulipeiuìcnte, iu Tartai'ia Cincse.'ìn
Tartaria Russa. Avendo già pailalo di
queste due ultime, mi resta a dire della
I.' chiamata da alcuni Gran Tartaria ,
altri dicendo taje la Tartaria Cinese, per
quindi riportare un cenno generico sulla
predicazione dell'evangelo, e sulle noli-
zie ecclesiastiche riguardanti gli sciti e i
tartari.
La Tartaria Indipendente o Turke-
stan o Ciagatai. che i francesi scrivono
Tcliagatai. è una contrada della parte oc-
cidentale dell'Asia, che esteudesi circa da
36" a 5i° di latitudine nord, e da 48° a
78° di longitudine ovest. Confina al nord
culla Siberia, all'est coli' impero Cinese,
al sud coir Afganistan e colla Persia, ed
all'ovest col mar Caspio: estendesi circa
per 55o leghe di lunghezza, per 4oo di
larghezza, e conta i i 7,000 leghe quadra-
te di superficie. In proporzione della sua
vasta estensione, appena conta più di 3
milioni d'abitanti, a motivo dell'orde de'
T A R T A U 297
tnrtnri nomndi o erraiili. Quo^fn pnilodi mollo snie. L'industria è attiva presso i
Tarlaiia cos'i ciicoscritla. può rif^naidaisi bnkari; i kirgliiz sono noinadi e di pocfì
come una porzione del gran pendio occi- indo'shia. Il commercio fiorisce nell'in-
dentale d' Asia, incominciando qui l'in- terno fra'diversi stali, ed all'esterno co*
dina/ione del grande Altipiano clie oc- russi, persiani, indostani e cinesi, da'qnali
cupa l'altra parte di Tarlarla SMi^gelta alia si fanno numerose importazioni, e anche
Cina. La Tartaria Indipeiidcnte appar- (li lusso. Gli abitanti sono niella maj^gior
tiene interamente a'bacini delMedilerra- parte maomettani sminiti, e della raz^a
lieo. Il mar Caspio non vi riceve corion- tatara o tartara di cpiesta contrada: poco
ti notabilissime, le principali essendo il inciviliti, il numero maggiore è nomade,
Ttjen, l'Atrek e il Gnrglien; vanno pure proclive al ladroneccio e all'indipenden-
noiiiinati Ira' maggiori corsi d' acqua il za. Si dividono i tartari in più Iribh, le
Dijlinn o A niii-deria, che traccia una par- principali essendo i turcomani, i kirgliiz
te del limite meridionale, e il SiluinoSyr- e gli usbeki d'origine tuica e ne [)ail;»no
dona, che innalìla la parte centrale, am- la lingua; formano cpiesli la nobiltà del
bedtie tributari del mar d'Arai. Grandi paese, compongono l'esercito, e cuopro-
laghi sono l'Axacal-barby, il Telcgiil, il no tutte le pubblichecariche: i bukari so-
Kaban-Kudal, il Sikirtik. Il clima è gè- no d'origine persiana. Vi sono molli e-
ncralmenle mite e salubre: la primavera brei, boemi o zingari, e afgani. La Tar-
comincia di buon'eia, e presto le succe- triria fiì(li'priìrlr//fr è 9.\.ata cos'i chiamata
de l'estate, in alcuni luoghi temperato da per opposizione alla TarUiridCincscnn-
Tenti freschi e da pioggie abbondanti, ne- mecol quale viene designato l'insieme del-
gli altri il calore è oppressivo; riesce l'aii- la Mongolia , della Mandsciuria e della
tonno piovoso, l'inverno tardivo, ma ri- Piccola Bukaria o Kasgar; non pareab-
goroso. Le sabbie del deserto traspoi fa>e bastanza giustificato di chiamarsi tartari
da venti impetuosi oscurano l'atmosfera i mongoli e i mandsciù , secondo alcuni
eannientano le messi, nell'estate e nel ver- geografi. Dividesi la Tai tarialndipenden-
110. Frequenti vi sono i terremoti. In al- te in 3 gran parti, che in oggi nientehan-
cune parli il regno vegetale è povero, in nodi politico, e sono: il iMavarcnnahai\
altre feracissimo e ben coltivalo di riso, il 6'(7r/.v/;zoo/ir/j^r/.<i'/7i,ed ilpaesede'/C/r-
frumenlo e altri prodotti. Gli orti prò- f::liìz. Il Mavarennahar è suddiviso in 3
ducono la maggior parte de'frutti d'Eu- kanati o stati particolari, cioè la Tiuka-
ropa; l'uve di varie specie,e reputate le ria, il Rokan, e ilBadakchan. llCarismo
migliori del globo, danno un vino squi- comprende il kanaLodi Khiva e la Tur-
sito; ottìtui sono i meloni, e soprattutto le con)ania oTurkestan. I kirghiz sonopar-
angurie; co'mori gelsi si nutriscono i ha- liti in 3 orde, ma non si trova che la gran-
chi da seta, e colla corteccia si fabbrica la d'orda, le altre essendo nomadi. La pri-
rinomala carta bukhara : sommamente maria città è Cukara o Bokara, residen-
proficue sono le coltivazioni del cotone, za del kan, e capitale della Bukaria, In
della canapa, del lino, del tabacco e di quale faceva anticamente [)artedellaSog-
altro. Si allevano bovi senza corna, cam- diana, che dopo la conquista d'Alessan-
melli, capre, pecore, cavalli di bellissima dio divenne provincia dell' impero gre-
razza, muli e asini di tutti i colori. Non co della Battriana. Bnkara fu conquista-
manca d'animali selvatici, numerosissimi ta neh 220 da Gengis-Ran, neliSyoda
sono gli uccelli, specialmente di rapina e Tamerlano.enel 1 4<)"^<^''''o''*^'^'^^'*^'!' T"^'
le pernici. Vi si trovano miniere di carbon li fondarono una possente monarchia che
fossile, d'argento, d'oro e di lapislazzoli, sino al i654 fu retta da vari kan parti-
nia poco si curano. I laghi producono oolai i, e poi venne divisa come ora tro-
voL. Lxxii. 9.0
2C)H T A II
Tasi. In Afnann sohhorgodi Rokara, nac-
que il celebre filosofo Avicenna. La Uii-
karia comprende la maggioic e miglior
j>arle della Tartaria Indipendente. Nella
linkaria e pure Sduirnhaiìda, antica ca-
pitale di tutta la Tarlaria Indipendente,
quindi soltoTimur oTainerlano sede del
suo vastissimo impero. Il Carismo trae il
nome da'Coiasmiani che un tempo abita-
vano il paese, Rbiva u'è la capitale, resi-
denza delkan: il re di Kliarism colla sua
fermezza e intrepid ita feceargine alle con-
quiste rapide di Gengis Ivan sovrano del
Mogol. Alla sua morie siccome parte di
questa contrada passò in dominio del suo
.secondogenito Ciagalai, il paese ne prese
il nome. 11 Turkestan, abitato da'turco-
mani, lia per capoluogo Tachkeiid , e il
proj)rio principe. Il Rirghiz rimpiazza u-
na parte dell'antica Scizia di qua dall'I-
niaus, abitata da' massageti e da alcune
altre popolazioni, ed il capod'ogmma del
le 3 orde assume il titolo di sultano: i rus-
ki nel 1606 soggiogarono il Kirgliiz, tut-
lavolta Ie3 orde godonoassoluta indipen-
den?a, e sebbene l'orda mezzana e la pic-
cola prestino alla Russia giuramento di
fedeltà, pure non pagano alcun tributo,
anzi da essa ricevono annualmente de'pic-
coli presenti. La storia della razza tarta-
ra perde molta della sua importanza dal
momento in cui più non vi si legano i fa-
mosi nomi di (jengis-Kan e di Tamer-
lano; il maggior suo titolo alla rinoman-
za essendo quello d'aver veduto uscii e dal
suo suolo la nazione turca, che tolse agli
arabi lo scettro deirislamismoomaomet-
lismo.
La religione cristiana fu predicata nel-
la Scizia dall'apostolo s. Andrea, alcuni
intesero nella Scizia europea, altri nella
Scizia al di là di Sebastopoli nella Coichi-
de, altri in ambedue le regioni lo celebra-
no apostolo: i sostenitori in favore della
Scizia europea, in prova vi aggiungono
chediduse l'evangelo nella Tracia e spe-
cìalmentea Bisanzio,oggi Costantinopoli.
Il Terzi dichiara che nella Scizia spuntò
T A U
il I." raggio della luce evangelica per o-
pera e virtù del^apo^lo!o s. Filipj)o, es-
sendogli toccata in sorte, quando gli a-
postoli si decisero conquistar rumverso a
GesùCrislOjdisperdendosi nelle varie par-
ti del mondo. Secondo Metafraste, vi re-
cò meraviglioso [)i ofilto nello spazio di 4
lustri. Il Piin;d(li negli .hiììali m Icsia-
.v/7V7.airanno44)''*'^»l^' chcs. Andrea pas-
sò agli sciti, come dicono Origene ed Eu-
sebio, e quindi in Grecia ed in Epiro; e
che aggiuugonoSofi'onioùDoroteoealtri,
che non solo s. Andrea fu mandalo agli
sciti, ma a' sogdiani, a' sachi e agli elio-
pi. Di s. Filippo riferisce, che coltivò col-
l'evangelo I' Asia superiore, insieme con
s. Bartolomeo, e parte della Scizia, pre-
dicandovi per qualche tempo, e finalmen-
te consumando il martirio in (Ici-npoli o
Jcrnpnli iW 87 anni. Dichiara il Piazza nel
Mcnologio roniaiw, che s. Filippo dupo
d'aver convertita quasi tutta la Scizia alla
fede cristiana, fu posto in croce, e poi da'
sassi oppressosi riposò nel Signore. Inol-
tre Piazza neir Euscvologio di Ronn/ ri-
ferisce che s. Andrea dopo 1' Ascensione
andò a predicare nella Scizia, nell'Epiro,
nella Tracia e nell' Acaia , morendo in
Patrasso. Anche l'apostolo s. Tommaso
si vuole banditore dell'evangelo a'tarla-
ri, predicandola fede a'mongoli, e ad al-
cunealtre nazioni della grauTartaria.Che
fu neW'Iiidic oricutali, abitate da molti
popoli tartari, lo riportai in quell'artico-
lo. Egli è almen certo, dice l'annotalore
di Butler, che 1' evangelo fu annunziato
fino da'primi tempi verso il Tibet, e in
alcune contrade orientali della gran Tar-
taria, sulle frontiere della Cina. I piin-
cipi conosciuti sotto il nome di Prete Jan-
in {J^-). l'ullimo de'quali fu vinto e uc-
cisoda Gengis-Kan, regnavano nella Tar-
taria orientale in Asia, oltre in Etiopia,
come testifica Ottone di Frisinga ed al-
tri. 11 Catron pretende neW Istor. dell'im-
pero del Mogol, che Tamerlano av^^sse
dell'inclinazione pel cristianesimo;ma con
più di ragione l'Herbelot esser va, che quel
T A R T A R 299
conquisfalore favon troppo più il inno- inn f^oli, il die dichiara pure la medaf^lia
nieltismo. Vi erano (Ic'caltolici (la'l.nla- ripKidolla (l;t Ilinnldi.I'Vco la! f^iiciiaCriil
ri, ma la maggior parte de'crisliaui del licaiio console, d (juale ffcnendo in Fdip-
paese erano lìcslnn'fTnJ. e ubhitlivano al popoli di conibaltere gli sciti iimiiinern-
patriarca di Mosul. Il neslorianismo go- bili e mentre si disponeva alla fuga, i ss.
deva molti privilegi sotto i maomettani, Gio. e Paolo l'invilnrona a farsi cristiano
come gli altri ert'lici eutiLhiani. l*arein- promettendogli vittoria. Appena egli ne
oltre che i tartari abbiano dato antica- lece voto, con celeste ainlo 111 introdotto
mente alcune cognizioni del cristianesimo nel campo nemico, e giunto dal re, que-
a'cinesijcd alcuni monumenti trovati da sii si gettò a'suoi piedi pregandolo di con'
missionari lo provano. Il Rinaldi descri- servargli la vita. Questi è quel s. Galli-
vendo come il mondo era una vasta sei- cano che abbandonate le grandezze mon-
va di mostri, allorché gli apostoli iinpie- (lane, si ridussea ^As//// ad esercitarsi nel-
sei o a illuminarlo colle divine leggi, ii<ir- le piìi edificanti virlìi,ospilnndoeserven-
ra come i convertiti messageti deposero do i pellegrini. Intanto già gli sciti avea-
ogni inumanità e fierezza quando l'ab- no una chiesa vescovile nella città di 7b-
biacciarono, poiché credevano infelice chi vii[ì .), metropoli dellal'iccolaScizia,con-
non moriva di morte violenta, avendo sta» traila del Ponto e provincia della diocesi
bililo d'uccidere e mangiare i vecchi. I di Tracia,che secondo Sti;d)one e Pompo-
caspii co'cadaveri umani nutrivano i ca- nioMela estendevasi dalle bocchedel Da-
ni; gli sciti sotterravano co'morti gli uo- nubio al fiume TjM-a. Il vescovo di Tomi
mini vivi. Nell'anno 1 02 il 4-''l'<ip3s. Cle- divenne arcivescovo onorario senza siif-
mente Isanlifìcòil maredella piccola Tar- fraganei, e di questi colle loro sedi n'eb
taria presso Clurso [f .) del Chersoneso be altri 9 la Scieia del Chersoneso Tau-
Taurico, vicino alla Palude IMeotide, ove rico, che andrò ricordando nell'epoche ili
era sfato esiliato, quando per la fede vi loro erezioni , comprendendo nelle loro
fu sommerso; dopo aver consagralo 70 diocesi la Tartaria e la Crimea. Perse-
chiese nella contrada mentre eravi stato guilando l'ariano imperatore Valente la
relegalo, come leggo nel Cecconi, // s/7- chiesa cattolica, nel Syrsi recò nella Sci-
rro ritn (U mnfagrnre le chicxc, p. i 65. ziaov'erano molte città, reltedal solo ve-
Frattanto ne' successivi secoli e verso la scovo di Tomi, città grande e ricca, eden-
decadenza del romano impero, le orde no- Irato nella sua cattedrale si sforzò d'iii-
madi degli sciti con. inciarono a usciredai durre il vescovo Breltannione colle sue
loro paesi, per ricercare altrove contrade persuasioni a comunicare cogli eretici a>
piìi fertili e deliziose. Nel 33 o riferisce Ri- nani; ma il sacerdote di Dio, poiché eb-
naldi, che Coslantino I il Grande, dopo be con mirabile costanza e libertà parla»
aver fabbricato un ponte suiristro,gtier- lo al perfido principe, in difesa della ikti\Q
leggio gli sciti entrati nell'impero roma- stabilita nel 32j nelconcilioNiceno, ov'e-
no, ma perde nella battaglia la maggior la intervenuto il predecessore suo, da lui
parte dell'esercito, g si salvò colla fuga, al part'i recandosi in altra chiesa, seguilan-
dire di Zosimo. Però Eusebio e tulli gli dolo il popolo. Pertanto vedendo Valen-
altri che scrissero le cose dell'imperatole, le che tulli gli aveano voltato le spalle,
alfeimano ch'egli ebbe vittoria sopra gli lasciandolo solo, forte sdegnalo, esiliò il
scili, per cui mentre per l'addielro l'im- santo vescovo: indi lo richiamò, per li-
pero rendeva loro tributo, li costrinse ad more che gli sciti non tramassero perciò
essere tributari dell'impero stesso, libe- cose nuove e non rinnovassero le stragi
rando laTracia che aveano occupalo. Qnc- fatte sotto Costantino I. Rinaldi all'anno
sii scili fui onoquclli ches. Girolamo chia- 3f)G racconta altre conversioni alla li.'de
3oo T A R
«Ici^li scili, con rauloiilà di s. Gii'ol:imo
t; di s. l'aolinn; imperoocliè s. Niceta ve-
scovo della Dacia medilenanea e gran-
de aposlolo, ridusse al crislianesirno non
meno i dacii, che i bassi, i goti e gli scili.
Gii scili e gli nnni, nomadi epagani,nel/p, '^
passalo r Islro enliaiono nell'impero, e
grave danno fecero a'popoli di Tracia, mi-
nacciando d'assediare Coslanlinopoli e di
abbatlerla al suolo. L'imperatore Teodo-
sio li, raccomandalosi con divolo cuore
a Dio, quesli abbate i barbari fieri e su-
perbi,annienlandoli; poiché Cuga o Iloi-
la o Rugila loro duce percosso dal fulmi-
ne infelicemente mori, ed entrata la pe-
stilenza nell'esercito ne uccise la maggior
parte,ed il fuoco venuto dal cielo arse mol-
tissimi de' superstiti. Dopo aver Cuga o
lioila minaccialo Io sterminio de'greci e
romani, i suoi nipoti Attila e Bleda ne e-
reditarono il potere, che ili.°di essi con-
solidò in se stesso mediante il fratricidio.
Questo barbaro si fece chiamare re degli
Limi [J .), e spaventò il mondo colla sua
formidabile possanza, cacciando i goti e
i vandali dall'occidente. Ninna irruzione
lasciò nel suo passaggio piìi grandi rovi-
ne, tranne i vandali, dacché gli uiuii po-
nevano la loro gloria in distruggere e se-
gnalare il proprio nome cambianflo in va-
ste solitudini le contrade conquistate. Nel-
la Scizia era stata eretta un'altra sede ve-
scovile chiamata Zichia ( P .), che nel 45 1
il concilio generale di Calcedonia sogget-
tò alla chiesa di Costantinopoli. La Scizia
già avea i suoi inoliaci, fra' quali gli a-
C(/ncti.i:he esercitavano \a salmodia sen-
7a inlerruzioriejma alcuni di questi, e mas-
sime Giovarmi Massenzio e Leonzio, con
apparente difesa del concilio di Calcedo-
nia, sforzandosi di ristabilire l'eresia d'Eli-
ticiìc e di Nestorio, abbracciando l'eresia
de' Tcopascliili (T .). ti'a le alti-e sostene-
"vano la proposizione: Uinini de Trinita-
te passurn in carne,\n vece di dire Unam
pcrsonam de Tr/z^/to/r. Dappoiché senza
jtveie riguardo alcuno alla proprietà del-
le voci, a(Terniavano la divinità aver pa-
T A R
ti lo ed esser moria : L'niis de Trini late
cruci fì.riis in carne; e ciò volevano per-
suadere agli altri con tal modo di parla-
re, l'apa s. Ormisda nel .'iif) la ri|)rovò
come nuova e sospetta, f.iciiea interpi'e-
tarsi in sinistra parte dagli eretici iiesto-
riani eeulichiani.La proposizione die luo-
go a una corrtroveisia che durò 2 j anni
a disputarsi con vigor'e, finché e come de-
scrive Novaes nella Storia de' Pontefici.
il Papas. Giovanni II appr'ovò come cat-
tolica la proposizione; Lniini de Trinità-
te e.\se nassuni in carne j condannando
quella de'monaci della Scizia: Unus de
Trini tate criicìflxiis est carne. àa essi cal-
damente difesa, significando a'monaci che
se non desistevano di condannarla per e-
retica, li separ'erebbe dallaChiesa;indi da
Papa Vigilio e dal concilio gener'ale V^, la
sentenza conti'o i monaci scili fu nuova-
mente riconosciuta per cattolica. Si può
vedere il Noris, Ilistoriac controversiae :
De uno ex Trini tate carne passo ^ l. 3 ,
cap. 4, p- Bo4; e Dissert. hist. De uno ex
Trini ttite passo: arcedunt hist. Pelagia-
nae,V\.omaeiGg'j. Il Rinaldi trattandode*
Papi s. Ormisda es. Giovanni II,conqnaI-
che diffusione ragiona de'monaci scili oc-
culti eulichiani e nesloriatv Massenzio e
Leonzio, e della pr'oposizione: L'niini de
Trinitate criieifixuin, che pretendevano
essere necessario d'aggiungere al concilio
di Calcedonia. Avendola rifiutata i legali
apostolici Vittore e Dioscoro, per elimi-
nare qualunque cavillosa inter'pietazione
o prelesto per impugnar'eil concilio diCal-
cetlonia, e solo bastare professare il conci-
lio di Calcedonia per dimostr'arsi cattoli-
co, i due monaci novatori sdegnati con-
tro di essi, appellarono a s. Ormisda re-
candosi in R.oma, protetti da Vitaliano du-
ce deiresercito,en)illanlandosi nella lega-
zione spedila a' vescovi africani come se
fossero legali della chiesa orientale che
sentiva con lor'o. A rroroe di tutti i vesco-
vi africani rispose s. Fulgenzio, senza so-
spettare che sotto tali parole si i-avvolges-
se la bestemmia, e schivando le ambigui-
TAR TAR 3oi
là, usò la voce l'crso/ui, e come vei'ocat- calo ili Costiiiiliiiopoli. Tali furono le sedi
lolico ilisse : L mi ex Triiiildtc jursomL di Tomi (che nel ()8(') avcii dato alla cat-
Cliristus Dei Filiiis iiiiiiiis, ut nos sai' tedra apostolica Papa Coitone), Clwrso,
V{HU'trar/icconr('i)tiuctnatiiselc. Larici'- lìosjjorn, Mutri^n poi unita a Zìcliia, e
lìdia di tali sciti die motivo a s. Folgen- Caucaso o Monte Caucaso, della (juale
aio di scrivere l'eccellente opera: De in- contrada riparlai nel voi. XLV, p. i52,
cai-utitiinic J l'i'lii.cli^rdliti.ct liln'ro tir- insieme alla (^ircassia. Altre sedi vesco-
Jiili-io. Il Papa s. Ormisda fece trattenere vili delia Scizia e del Cliersoneso Tau-
i monaci sino al ntorno ile'Iegali da Co- nco, divenule arcivescovili nel l.Y secolo,
stantinopoli, giunti i quali in Roma e ve- lurono: Alania o Albania presso gli ala-
deiidosi i monaci scoperti volevano fiig- ni, i lazi, i circassi, i russi , popoli cpiasi
gire, ma il l^«pa li fece diligentemente tulli derivali dagli scili; Lilhailia e Nico-
giiardaie, notificando agli orientali la Io- psis.NeIr)- i rimperatoreGiovanni Zemi-
ro [lerlinace ostinazione alle sue animo- sce, con l'aiuto de'ss. Giorgio e Teodoro
niziuni. Massenzio come più dotto scrisse martiri, vinse in diverse e pericolosissi-
un' apologia, piena di menzogne e calun- me battaglie gli sciti e turclii collegali coi
niecontio il legato Dioscoro, incolpando- russi e bulgari , tutti con altri barbari
lodi nestorianismo insieme a Vittore, in- piombali sull'impero in piìi di 3oo,uou
di col compagno gli riuscì evadere da Ro- combattenti. In (piai modo prodigioso fu-
ma. Dipoi esaminando s. Giovanni li la rono scondtti gli scili e gli altri, lo rao-
clainorosa controversia, a togliere ogni oc- conia Rinaldi. iN'el declinar di (juesto se-
casione d'inganno agli astuti ed empi e- colo e ne' primordi del seguente, l'orde
reliei, dicliiarò: Rcclc (licitar Liiuni de tartare de'turchi abitatori dell' est della
Tiinitate juissuni, sed secuvius additur, Taitaria, invasero la Persia, e vi fonda-
pa.ssuni in carne. Dieturus eri^o L/iu/n rono la duiastiade' Selgiucidi: guadagna-
de Trinil:ite j)as.suni,j}rius addat,onini- ronosu4punlidiirerenli rEufrale,es'iin-
f)ote/itis Dei una/n.substantìa/n, tres es' padronirono delle piìi ricche provincie
se persoiuis ex (juibus una persona idest iìaW'Asia Minore e della Siria. iVel seco-
Filius Dei perinanens, lioniofactus,iia- lo XII l'impero della Tartaria pervenne
tus et passus sit. ncque Patrcncque Sj)i- a tal vasiiià e possanza , che fu uno dei
ritu saneto pariler incartiatusjcpunnvis [)iìi formidiibili che abbia esistito. Gen-
opus nastrai.' redcnintionis totae Jiicrit gis-Kan, capo della Iribìi mongola, aveu-
Trinitas operata etc. A questa sentenza do riunito sotto le sue insegne tutte le tri-
s'accoslò il celebre e dotto scita Dioiugi hìx vicine, conquistò successivamente la
// Piccolo (/ .), mostrando piamente do- Cina, la Persia, e tutta l'Asia dal mar Ne-
versi dire: Lnitm ex Triniiale jìassuiii ro al mar dell'Indie: regnò dali?,o6 al
/// carne. Così terminò la famosa contro- i 22(), e di lui parlai in molti articoli, di-
versiadi alcuni monaci acemeli scili, C(jn- cendo di sue immense compiiste.lsuoi suc-
damiando s. Giovanni li quelli che im- cessori aggiunsero a tali concjuiste quel-
pugnavano la professione di fede di Giù- le contrade che accennai in principio, e
sliniano 11 imperatore. Successivamente l'Europa sarebbe divenuta loro schiava,
propagandosi il cristianesimo, ad onta del si; le suddivisioni non avessero indebolito
uiaometlismo abbracciato da molti tar- il gigantesco impero. ]Veli2?,4 la regina
lari, >i andarono erigendo diverse sedi ve- di Cim-i^ia scrisse a Papa Onorio III i
scovili nella Scizia e Chersoneso Taurico, gravi danni ricevuti da'tarlari, i quali pe-
clie nel secolo IX furono elevate al gra- rò ordinariamente lasciavano che i popò-
do arcivescovile onorario, oltre Ziehia di- li soggiogali rimanessero nella [)rimiera
venuta lucliupolilaua, tulle ucl puUiar- rcliyiouc. L'auuoi24i i larlanguaslaro-
3o2 T A K
no ijiìi [iKJviiicie calloliclic, nella Polo-
nia, iieirUtit;lieria, itclla Russia, iiellaGa-
zaiia, nella Geiiiiauia, Moravia e in mol-
li alili regni; arsero Cracovia, e tuiraco-
losameule l'urono costretti abbandonare
AVratisiavia. Tutte quelle terre furono
tinte ili sangue umano, di arcivescovi e
vescovi, nulla risparmiando la ferocia tar-
tara. Perciò dopo la metà di questo seco-
lo furono tenuti da'cattolici molli sinodi,
per trovare soccorsi e piendere degli e-
nergici provvedimenli, onde frenare l'in-
vasioni de'tartari, come notai nel descri-
\eili. Innocenzo iV nel i ^45 celebrando
il concdio generale di Lione 1, caldamen-
te insinuò la repressione della polenta e
delle barbarie de'tartari, che descrive il
Iiinaldi, e per uomini apostolici furono
scelli i domenicani ed i fi ancescani, zelan-
ti ed esemplari. Considerando cpael zelan-
te Papa la molliludine de'tartari e sciti,
le Provincie da essi soggiogale, le grandi
vittorie riportate, per ammansarli e con-
vertirli da'loro errori idolaliici, maomet-
tani o di eresie, mandò nelle loro parli
alcuni frali francescani, che non temeva-
no di esporsi per amore a Cristo, pronti
d'affrontare ogni fatica e pericolo. Scris-
se una lettera al re e a'popoli della Tar-
larla, colla quale dichiarò loro i principa-
li njisteri della nostra fede, perchè la ri-
cevessero; dap[)oÌLhè qual vicario di Cri-
sto procurava secondo il suo olficio la sa-
lute eterna di essi, e perciò inviava loro i
detti religiosi. Per mitigarla ferocia, l'or-
goglio e le conquiste de tartari, scrisse lo-
ro un'altra lettera, ammonendoli che non
volessero incrudelire verso quelli ch'era-
no partecipi della natura medesima; imi-
tassero la scambievole congiunzione de-
gli spiriti celesti, o almeno degli animali
bruti privi di ragione, i quali per fieri che
sicno perdonano alla loro specie. Adem-
pirono i francescani la legazione, tolleran-
do con gran costanza gli stenti e la fierez-
za de'tartari, guidati dal nunzio aposto-
lico fr. Lorenzo di Portogallo, cui succes-
ic r insigne propagatore dell' ordiuc fr.
T A 11
Giovanni Cupino perugino da Piaiicarpi-
no o Pianocarpo, che scrisse un libro sui
costumi, superstizioni, dominii, potenza
e guerre de'tartari, descrivendo l'elezio-
ne del kan o imperatore o re Cujuc, se-
guita nel 124^^ dopo il loro arrivo, per
morte d'Ogotai successore diGeiigis-Kan.
11 nuovo sovrano parevache si volesse ren-
dere cristiano, e n'era segno i chierici cri-
stiani che teneva presso di se e mantene-
va. Avea sempre avanti al suo maggior
padiglione la cappella de' cristiani, ove i
chierici salmeggiavano e cantavano libe-
ramente con rito greco. Sebbene l'impe-
ratore Cujuc avesse egregia propensione
per la religione cristiana, e non ricevesse
scortesemente, all'usato modo de'bai bari,
i nunzi n)aiidati da Innocenzo IV, nondi-
meno fece sa[iereal Papa, ed a tutti i le-
gni e popoli d'occidente, di sottomettersi
all'impelo tartaro, non temendo alcuno
e apparecchiandosi a combattere. Quin-
di i tartari riportarono vittorie sugli ar-
meni e antiocheni, tornando in Ungheria
incitati da Federico il Bellicoso duca
d'Austria. Per cui Innocenzo IV pregato
da Dela IVred'Ungheria, spaveutatodal-
l'avvicinarsi de'barbari, gli promise che
avrebbelo soccorso co'crocesignatichedo-
veano recarsi in Siria o in aiuto di Co-
stantinopoli, ed in altri modi; eccitando
gli arcivescovi diStrigonia eColocza a pre-
pararsi alla difesa con munite fortificazio-
ni. Non cessando il Papa di trarre i tar-
tari al cullo del vero Dio, dopo aver pre-
miatole fatiche apostoliche del nunzio fr.
GiovanuiCupino coU'arcivescovatod'An-
livari. nel 124? mandò loro altri nunzi e
religiosi nella Tarlarla settentrionale, al-
tri in Persia e nell'Indie orientali. Quel-
li inviati a'tartari di Persia erano dome-
nicani, e per legato apostolico fr. Asceli-
no,regiiando allora Baitnoi, il quale pom-
posamente si preparò per accogliere fr.
Ascelino e i compagni, inviando prima ad
essi l'egip o suo consigliere per sentire
cosa bramavano. Il nunzio disse venire da
parte del Papa, reputato da'cristiaul il
r A R T A R 3o3
inagqioie in dignitìi, e liverito come pa- rato tln' le^^ali , cioccliè essi ricusarono,
ciré e signore, il (((lale avendo snpiilo die Toltavoita un re coiilìnanle per nome
i tartari nscili di levante con grande e- Sal^acli, peropera ile'raissionnri ricevè la
sercilo,sen7u alcun riguardo a sesso o a<l i'tde e il hatlesnno, e al di Ini esempio
età, tutti aveano uccisi e tlistrutli più |)0- anche mi gran principe del rc^no. Si le»-
poli; perciò averlo spedilo per arìjmoni- gè nel Mirco, yotilia c/ji.u-nihttun/n, a p.
re il capo de'tartari ad astenersi di spar- 4o3.'> Tartari si ve talari, per vastasScy-
gereilsanguemnano.e far [)etiiteuzu del- lliiae solitiidines ad septentrinnem por-
le com(nes>.e scelleratezze, a seconda del rectas habitant in Europa et Asia: qui-
contennto nelle pontifìcie lettere. Rispo- bus unum olim Chainus sive Doniiiius
se l'egip, die per veiftre \\ kan e pre- nuiic plures scisso imperio dorainantur.
sentargli le lettere, conveniva prima ado- De iis fuse Tliuanus, Hist. lib. 6?. Sunt
rarlo con 3 genuflessioni come figlio di qui tradunt Anselmuin ord. s.. Domini-
Dio, secondo l'uso degli ambasciatori edei ci.et Od(jricum ord. s. Francisci ari. i i\.'j
principi suoi. Ma gl'inviati pontificii, ben ab Innocentio IV, missos fuisse ad Ma-
die rinfrancati da fr. Guicardo demone- gnuiii Cbamum,Calliaij dominum. Inter
se peritissimo de'riti tartareschi, preferi- lartaros Cumanossunt hodier|ue plurimi
rono spargere il sangue che fare tali se- liomines christiani rilus latini: a (luibus
gni di venerazione, [)cr non iscandalezza- .Marcus Antonius Spinola, patria tarta-
re i giorgiani, gli armeni, i greci, i persia- rus, sed origine genueusis,patrum memo-
ni, i tinelli e gli altri popoli orientali, e ria, ad Ste()liaiium Battono Poloniae re-
perchè i tartari non concepissero speran- geni raissus est". Nel 1248 s. Lui'^i IX
za di sottomettere alla loro signoria la redi Francia essendoinoriente per lar/-o-
cliiesa romana. Il che udito dal kan or- data di Palestina, lo accompagnava per
dinò che si ilec.ipitasscro, ma per mira- legato apostolico il caidinal Ottone, nel-
colo di Dìo evitarono il supplizio, ed i ca- la biografia del quale dissi che con let-
pi de'tartari si po^^ero a questionare con tere confermò nella cattolica fede Erisa-
essi sopra la dignità del Papa, e del kan lino kan de'tartari orientali, e altri ma-
che dissero all'altro superiore per domi- guati del regno, ove a tale elletto gl'invio
nazione di tanti regni, ed il suo nome es- dotti missionari. Il Rinaldi, che diffusa-
sere più diffuso di quello del Papa e dap- mente parla delle cose de'tartari relative
pertutto temuto e onorato, dal Levante a'cristiani, racconta che s. Luigi IX rice-
al Mediterraneo e al Ponlico: conclusero, ve una lettera e due ambasciatori di Er-
il kan esser maggiore del Papa in polen- caltai (forse lo stesso che Erisalino) gran-
za e gloria datagli da Dio e per rac(jui- de e possente signore tartaro de* confini
slodella dignità. 11 nunzio fr. Ascdinocon della Persia, e cristiano da molti anni. Il
solidi argomenti confutò inulilmenle le re fece tradurre la lettera da Ir. Andrea
asserzioni de'barbari, e dopo aver co'com- domenicano, che con altri era andato in
pagni molto patito, olteiineio licenza di Tartaria d'ordine del Papa, nella quale
partire, con una lettera del kan al Papa si dice, volere che tutti i cristiani di sue
scritta con gran tasto. Il Terzi riferisce, parti sieno liberi da servitù, da tributi, da
che Innocenzo IV tentò la conversione dei imposte, eonorati; che uiuno tocchi le Io-
tartari, allorché erano soggetti a un .sol ro possessioni, diesi rifabbrichino le diie-
monarca che palesava sentimenti di pie- se, q vi sieno chiamali 1 cristiani a'ilivi-
tà, e [lercio vi mandò due religiosi in ipia- ni ulUii con pubblici segni. Il cardili il Ot-
lità di legati apostolici, con amorevolis- loile mandò a Innocenzo IV le lettere di
siine lettere; ina egli superbo e incostan Ereditai, e ilei capitano generale d'Arme-
te, Ululando pensiero, pretese essere ado- iiia, il quale luaslalo maudato aiubuscui-
3u4 '^ A K
toie al kan imperatore cìu'tartaii, chea-
veario scrille ai le e alla regina di Cipro.
Gli riferì che i delti amhascialori aveaiio
dichiarato al re, che da 3 anni il gran kau
a esortazione delia madre cristiana e d'un
santo vescovo ave;i ricevuto con molti al-
tri il buttesiino. ]Ma dice il Calipratcnse,
che il kan non cede a'desiderii della ma-
dre. Quanto alloscortese ricevimento fat-
to da Baitnoi a'uuuzi apostolici, gli amba-
sciatori tartari 1' aveano detto cagionalo
per essere pagano e avente per consiglie-
ji alcuni saiiiceni; e che poi non piùavea
tanta podestà, perchè stava sotto Erclial-
tal. Questa ambasceria tartara fu sospet-
ta , e piuttosto inviata per conoscere se
veramente i francesi partivano per la So-
1 ia,e forse per impedirglielo. Nel i -253 a-
■vendoil l^apa saputo da Alessandro! gran
principe di Vladimiiia,che i tartari minac-
ciavano la Polonia, iu questa subilo spe-
cVi legato l'abbate Mezanese, perchè ban-
disse la crociata per reprimere gl'impeti
de'bai bari; scrivendo perciò lettere a'i us-
hi. a'boemi, a'moravi, a'serviani e a' pò-
lueriani, conlbrlandoli a prenderla croce
contro i tartari, concedendo indulgenze e
privilegi. Il Papa neli 254 si consolò per
la conversioQe de' tartari orientali e del
già ricordato Sattaco loro re, che illumi-
nalo da Dio co'suoi ricevè il battesimo;
indi mandò il prete Giovanni a Innocen-
zo IV per riconoscerlo supremo vicario
di Cristo in leira, ed il Papa confortò il re
con paterna lettera, benedicendolo e in-
culcandogli l'osservanza della divina leg-
ge e la propagazione della fede. Ilalaono
le e poi imperatore de'tartari di Persia,
dopo a ver fa Ito tributari i saraceni, i per-
siani e i turchi, comandò che si trattas-
sero benignamente i cristiani. Bramando
di estendere le sue conquiste in occiden-
te,doniaiidòralleanza di Belai V red'LIn-
ghei ia, il quale intimoritosi richiese a Pa-
pa Alessandro IV se poteva accettarla; ma
il Papa i iprovò gli abbominevoli patti, e
lo minacciò che avrebbe fatto insorgere
la u'i::lianilù contro il ueekiiicu comuue.
T A 11
Tuttavolla, divenuto Malaono imperato-
re, amò i cristiani molto, avendo gran di-
sposizione al battesimo, per cui fece viva
istanza al Papa perqhègli mandasse alcun
dotto a istruirlo e battezzarlo,e paie abbia
abbracciatola lède, anzi divisava di resti-
tuire Gerusalemme a' cristiani, avendo
concpiistato la Soriaj ma con grave danno
della crislianilàinoiì nel i 264, dopo esser-
si collegato co're armeni e giorgiani, ed al-
tri cristiani orienlali,oude il negozio della
Terra santa restò sturbato. Ottocaro li
re di Boemia mosse guerra a'iarlari col-
legati de'ruteni e lituani, e Papa Urbano
IV l'incoraggi a combatterli per aver pre-
tlato la Prussia e la Polonia, e bandi so-
pra di loro la croce, concedendo al re le
terre che avesse conquistate, sealcun prin-
cipe cattolico non vi avesse sopra ragione.
11 re marciò unito agli austriaci e mora-
vi, con Bruno vescovo d'Olmiilz e il mar-
chesediBrandeburgo,e vinti i nemici gl'in-
dussea farsi cristiani. Inoltre il Papa esor-
tò ]5eia IV a respingere le suggestioni dei
tartari, che nuovamente aspiravano col-
la sua unione di sottomettere lEuropa,
eia regina ottenne dal re lerezione di for-
tissima rocca sopra un monte, per rifu-
gio de poveri e delle vedove nelle incur-
sioni de'tartani, a'quali il re la donò, e fu
confermala la donazione dal Papa. Nel
ii65 i tartari settentrionali invasero le
lene d'Ungheria e Polonia, onde ricorso
Bela IV al nuovo Papa Clemente IV, que-
sti fece predicar la crociala contro i bar-
b.ui dagli arcivescovi di Stiigonia e Co-
locza, tanto ne'due regni, che in Boemia,
Stilla, Austria, Carinlia e Brandeburgo.
Intanto i genovesi stabilitisi in Crimea e
in Ciijfa o Tcodo.sia, ove i greci e gli ar-
meni avendovi il proprio arcivescovo, i
latini ivi l'istituirono nel 1 268. Notai, de-
sciivendoilcoiicilio generale di Lione If,
che l'apa Gregorio X nel 1 274 principal-
mente l'adunò per l'unione de'greci, per
la' crociata di Terra santa e la disciplina
ecclesiastica. Il re de'tartari orientali vi
uiaudò 3 suoi aaibascialori, che il Papa
T A R
feceonointamenteincc)nliare,cioètì*Alja-
f^iì fij^lio e successore d'Halaoiio,clie coii-
lei'inuto dallo zio giaii kiiii nel trono, si
ino$tiò(avoi'evolea'cri$<tiaiii. Gregorio X
léce legf^ere le lettere irgie a lutto il con-
cilio e presenti gli ambasciatori, con gau-
dio di lutti i padri per l'inclinazione die
mostrava al cristianesitno. Gli ambascia-
tori furono istruiti nelle cose della fede,
ed il l'apa li fece vestire di scarlatto e so-
lennemente battezzare d>d oudinal di Ta-
lantiisia^poi Innocenzo V; indi incaricò fr.
Girolamo Alascio d' Ascoli geneiale dei
francescani, e poscia Nicolò IV, a predicar
la fede atarlari, molti de'cjuali ridusse al-
la lede cattolica njediaute il suo zelo: al-
tri \()glionocIiefr. Girolamo propria «(en-
te non fu inviato a'iartari, ma piuttosto
Ile paesi da loro concjuistati, per confer-
mare nella fede i cristiani soggiogali , e
può darsiche in tale ciicostanza riuscisse
aconvei lire alcimi dc'tartari che ivi era-
no. Nel i 2^7 Abaga inviò altri ambascia-
lori a Papa Giovanni XXI, i (juali espo-
sero in concistoro come il re avrebbe ri-
volto le sue armi contro i saraceni, se l'e-
sercito cristiano passava in Soria, che ila
lui sarebbe stalo provveduto di vettova-
glie e ile Ile cose necessarie. Inoltreilichia-
rai ono, chesiccome Quoblei o Cobila im-
peratore di lulti i tartari erasi latto cri-
stiano, e ardentemente desiderando che
rimilassero i lìgli. bramava che la s. Sede
vi mandasse qualcuno esperto nelle dot-
trine divine per ammaestrare e battezza-
re i tartari. Il Papa avea destinalo le per-
sone opportune ([uando morì; ma il suc-
cessore iXicolò 111 scrisse lettere apostoli-
che ad Abaga,e mandò a lui 5 francesca-
ni di gran bontà e sapere, per indurlo al
battesiuHj.Ad onta della propensione d' A -
baga a'cr istiani, e della soddisfazione pro-
vata nell'accoglienza de'su<ji ambasciatori
al concilio di Lione 11, rilìu iòle salutari am-
monizioni del Papa e perseverò nell'ido-
latria.ÌN'ondimenuNicolòl 11 si rallegiùcun
Quoblei e lo confortò a ililalar la tede ab-
lji'acaaluu<;'òuuiauddili,iacL;umaudaudu«
T A II 3o5
gli i detti religiosi, a'ipjali avea concesso
molte facoltà acciocché con più di auto-
rità potessero eseicilare il ministero apo-
stolico. Alcuni altri irancescani aveanocou
successo sparsa la parola di Dio lia'lar-
tari scili, convertendone molti dal paga-
nesimo a Cristo. iS'on essendovi in ijuelle
parli alcun vescovo,e la città posta a'confl-
ni di Tarlarla era stata abbattuta, onde i
fiancescani non potevano essere promossi
agli ordini sagri, il capo loro ne avvisò Ni-
colò 111 come quella cristianità avea bi-
sogno d'un vescovo. Laonde il Papa in-
giimsea Filippo vescovo di Fermo e le-
galo della santa Sede a Ladislao IV re
d' Ungheria, di ordinarvi un vescovo. E
perchè i tartari cumaiii mostravano di-
s[)osizione al cristianesimo, Nicolò 111 or-
dinò al ministro de'francescani in Unghe-
ria, che vi mandasse alcuni de'suoi frati.
Altri tartari furono sconfitti inPulonia,al-
Iri fecero guerra a'saraceni in Persia e vi
furono vinti. Nel 1 285 entrati in Ungheria
co'tartaricumani vi divamparono ogni co-
sa, predarono e uccisero da carnefici. iMos-
so Dio a pietà del popolo cristiano, per-
cosse i tartari col flagello della peste, e ne
morirono varie migliaia. Nello stesso teni-
po r imperatore de' tartari della Scizia
Cangiocan e Argon re di Persia scrissero
a Papa Onorio IV e al redi Francia e di
Sicilia, che volessero congiungere ad essi
le loro forze per assalire l'Egitto, e vinti
i saraceni annullarne la potenza. Il gran
kan essere cristiano, e desiderare soiii-
niaineiite che si distruggesse la supersti-
zione maomettana, e la religione cristia-
na si dilatasse da per lutto, ed avere ordi-
nalo a tutti i tartari di credere e ubbi-
dire all'immortale Dio, da cui avea rice-
vuto la dignità imperiale, essendo prima
un fab!)ro; onde d'allora in poi i tartari
invocarono in tutte le azioni il nome del
Signore. Rimarcai nel voi. L, p. 256, che
Nicolò IV nel 1289 scrisse una lettera u
Futanarede'larlari, e ad altri personag-
gi ilella nazioni", [)oicliè in ipU'ire[)oca piìi
i'uli^iuìi, luasiimc fruuccscuuijsi uilaticu'
3o6 T A K T A U
vano in dilatar la fede Ira'tarlan orienta- in gran parie riprodotto dal Rinaldi. Co«
li, al quale effello il Papa scrisse plìi let- uifacio VII! spedì a'tartari U: Francesco
Icre percliè fossero favoriti, cos'i a Jan- o Franco de'Franclii perugino, con titolo
laam vescovo in oriente, inviando loro e di nunzio e legato apostolico, e di vicario
a'vcscovi de'taitari la professione di fede generale in oriente. Acceso di zelo per pro-
tlie Clemente IV avea rimesso a Michele pagar la fede, pervenuto in Calla predicò
Paleologo quando si trattava d'unire i con molto frutto a qne'popoli,e riuscì Io-
greci alla chiesa romana. Fiorì quindi la ro così accetto che gli permisero difab-
religione cristiana fra'lartari, ed Elegade bricare un convento pe'suoi domenicani,
cTutlane loro regine confessarono il cat- e quindi ve l'nitrodusse. De'grandi raeri-
tolicismo, del che Nicolò IV si congratulò li deMumenicani co'tartari, preziose no-
con loro e l'invitò con fervore ad am[)lia- tizie si apprendono {\^\BidlariuinDonic-
re il cristianesimo tra'tarlari. Argon re de' nicantini del p. Bremond, e dagli altri slo-
tarlari di Persia e convicini regni inviò rici dell'ordine. Dilatandosi assai la reli-
ambasciatori alla s. Sede, desiderando di gione tra' tartari, Cassano re di Persia,
ricevere il battesimo in Gerusalemme, do- già sollecitato a ricevere il ballesirao da
poche l'avesse tolta alla tirannia sarace- Nicolò IV, dopo aver privato della vi-
lla; e Nicolò IV lodandolo, si studiò d'in» ta e dell' impero Baldo cristiano, favo-
durlo con esortazioni epistolari a più non ri mollo il caltolicismo, e ridusse al nien.
indugiare a pienderlo, per gloria di Dio le molli signori che lo volevano indurre
e a bene di sua anima, dimostrandogli a firsi saraceno, ed a perseguitare i cri»
la fiagilità dell'umana vita. Gli slessi stiani. Indi nel i 2qqcon 200,000 tra lar-
ambasciatori pregarono il Papa di man- tari e cristiani, unitosi a're d'Armenia e
dare de' sacerdoti Ialini al supremo im- di Giorgia cattolici, marciò in Soria con-
peratore de'tarlari Cabila, che non me- Irò il soldano de' saraceni per riconqui-
no di Argon aveva in gran pregio la re- slare la Terra santa. Cassano pugnò con
ligione cristiana, per cui Nicolò IV con valore contro 100,000 saraceni a cavallo,
gioia gl'invio fr. Giovanni da IMoiite Cor- s'impadronì di quasi tutta la Soria e di
vino con altri francescani, che spedito Gerusalemme, divolainenle visitando il s.
a'tartari da Nicolò 111 avea scorso con Sepolcro. Poscia inviò ambasciatori a Bo-
gran frutto molle provincie dell'Asia, nifacio Vili, al redi Francia e ad altri
e lo confortò con lettera ad abbraccia- re cristiani, perchè mandassero a occu-
le la fede insegnata dalla chiesa roma- pare la Soria da lui conquistata, doven-
»ia. Negli Aiiiuili francescani del p. Wa- do ritornare in Persia per combattere di-
iiìiì^o^e ue\ Bidlai'iurn fra>ìcescaiinnt de\ versi signori tartari insorti a suo danno,
p. Sbaraglia, non solo si leggono le bene- Nel i3o3 i tartari e gli armeni, bramosi
merenze de'francescani co'tartari, ma al- d'ampliar la fede, fecero grandi apparec-
tiesì le preclare azioni di fr. Giovanni da chi perguerreggiare i saraceni, ed annul-
]\IonteCorvino,enunzioaposlolico,ilqua- lare la loro superstizione niaomellana.
Ieneli2q2 [lassò nell'Indie orientali, vi- Tochla kan de' tartari nel i 3o6 mandò
silo la chiesa di s. Tommaso e convertì una splendida ambasceria a Clemente V
100 persone. Entrato nell'im|)ero de'lar- per opera e cura de'uiissionari callolici,
tari, presentò al gran kan le lettere pon- e fu in generale assai favorevole a'cristia-
tifioie, e si studiò d'indurlo al battesimo, ni. Il celebre fr. Giovanni da Monte Cor-
conit'chè fivoriva i cristiani. Inoltre dulie vino, dopo aver solferto inaudite persecu-
cosede'tartari e della dilatazione della fé- zioni da'nestoriani eretici, battezzò nel di
decrisliana, compilò un libro Ailono prin- lui cam[)o fin tlal preceilente anno 6000
cipe di Corco e parente del re d'Armenia, tartari, fondò chiese e scuole, istruì i gio-
T A II
vani più capaci nelle liiiguelalinaegreca,
«hI eziandio nel canto ecclesiastico. Impe-
rocché narra ilp. lienofìi nella Storia Mi'
//o////(v?,clierislancabile Ir.Giovanni fab-
bricò una chiesa inCniiibalìi residenza im-
periale, col campanile e 3 campane; non
avendo compagni com[)rò5o fanciulli pa-
gani, che ammaestrò, battezzò, ed istruì
nelle lettere Ialine e greche, e ne'sagri riti,
allinchè lo servissero nella celebrazione
de'divini ulìlzi. Altra chiesa eresse dirim-
petto allacorle impeiiale, e vi salmeggia-
vano i fanciulli con soddisfazione dell'im-
peratore che li udiva. Neli.°anno di sua
venuta in Cambalù convertì il reGiorgio,
il quale discendeva dalla schiatta ìmpe>
jiale, e che inizialo alla milizia ecclesia-
stica cogli ordini minori, servivalo all'al-
tare co'paludamenli reali. Lo stesso kau
die al santo e mirabile missionario am-
pia facoltà di poter ovuiupie liberamente
propagar la fede, e lo amò tanto che pei
poco non si feceda lui baltezzare. Fr. Gio-
vanni a benede'suoi neofiti fece tradurre
nella lingua tartara tutto il nuovo Testa-
mento, il Salterio e una raccolta di ora-
zioni. Nel i3o6 il sumiominato Ailono
mandò a Clemente V il suo libro, per in-
citarlo a bandir la crociala contro i sara-
ceni pel ricupero della Palestina, e abban-
donando le pompe del secolo entrò tra'
pi emoslratensi. Clemente V nel 1 807 creò
arcivescovo di Cambalù o Caaibalum o
Cumbalum oChan-nalekcapilaledel Ca-
lay, che niol ti credono /'rAvV/a, nella Car-
taria cinese, fr. Giovanni da IMonte Cor-
vino per avet'vi convertito molta gente, e
fecesuoi vescovi sulfraganei fr. Andrea da
Perugia e altri francescani, cioè Pietro
da Cina di Castello, Nicola provinciale
dell' Umbria, Guglielmo da Franuhya ,
Pietro da Firenze, Girol. imo e Tomma-
so, ed a questi comandò ili consagrare col
diritto metropolitico fr. Giovanni. 11 Pa-
pa scrisse una lettera al gran kan de'tar-
lari, lodandolo perchè favorevole a' cri-
stiani,e invitandolo alla fede; quindi nel
i3o8 inviò a' lai lari fr. Guijlielmo da
T A K 3o7
Vilinnova francescano(forse ilFranchya),
da lui creato vescovo sulfraganeo dell'ar-
civescovo di Cainbalum, per vieppiù di-
latare il caltolicismo, al quale erano i tar-
tari inclinati, Olgetuoani loro re o kaa
mandò a Clemente V una nobile amba-
sceria, dichiarandogli esser disposto unir
le sue armi a quelle de'crisliani per ster-
minare la tirannia de' saraceni in Asia
e liberare la Terra santa; a tal fine of-
frì 200,000 cavalli, e 200,000 salma
di biada, promettendo pure <li recarsi
con 100,000 cavalieri, il Pontefice ri-'
spose con ringraziamenti, e che volen-
tieri si sarebbe adoprato a muovere i
principi cristiani per sì sanla impresa. Il
successore Giovanni XXII per la conser-
vazione e dilatamento della fede Ira'tar-
lari,nel 1 3 1 8 eresse l'arcivescovato di^y/^/r
tiiiiid {f.) con 6 sulFraganei domenicani,
poco prima fabbricata dal gran kan Alia-
pton e fjlta sua residenza. A i ."arci vescovo
vi nominò il suddettodomenic ino fi.Fran-
cesco deFranchi, autorizzandolo a creare
nuovi vescovi, ed il quale poi per la sua età
decrepita rinunziò, e tornalo a'suoi chio-
stri morì nel i335^ Il famoso kan de*
tartari Usbeck dell'orda d'oro e figlio del
ricordato Tochta, concesse franchigia a*
metropoliti russi,scbbene seguace del pa-
ganesimo, ad istanza e premure de'inis-
sionari romani che Irovavansi presso il
kan per indurlo al cristianesimo. Questo
importante documento chiamalo larlik,
in favore delle proprietà de' monasleri,
e delle persone de'vescovi e clero russo,
lo pubblicò il p. Theiner, J'iccndc dcl-
lii chicsd caiLolica m'Ha Russia, ^.i 16,
Usbeck ebbe corrispondenza colla s, Se-
de,come rilevasi da molte lettere di Gio-
vanni XXII a lui dirette, nelle quali ri-
j)etuta mente lo esorlò ail abbracciar la fe-
de, ma senza elìello. Bensì [u'otesse con
singolare generosilà i cristiani e sacerdo-
ti romani, dando loro volonterosamente
persino la permissione di convertire gli
bcisinalici, sollo il cui nome pare che sie-
110 indicati i ru^si, u di Lullo fa menzione
3o8 T A U T A K
raimalislaPviiialili. Fiorì tallio la religione tlivcinie arcivescovo fr. Giuseppe, dopo
sotto di lui, che indotto da alcuni malvagi il (juale Boinfiicio IX creò successore (r.
a vietar l'uso delle cain[)ane, come tristo Donjeuico; indi lo tu Ir. Leonardo, e per
annunziodicalamilà, avendolo il Papa ri- nomina ili JNicolò V nel l44'^ Ir. Barto-
cliic'slodi rivoc.ueil divieto, l'esaudì. Gio- Ionico (lapponi di Firenze, cui successe
vanni XXII mandò più vescovi ereligio- Ir. L>erii;iiclo,ed a questi nel i l'iifì fi. Gio-
si a predicar la lede, non meno Ira' tar- vanni Pellelz, e neliqt)?. l^io 11 fecear-
tariclie ad altre nazioni. jNeli32 i si con- ci vescovo di Caiiibalu fr. Alessandro da
gratulò con Abuscano (Iglio di Corugaiio Calla flancescano come i predecessori.
rcukandellaTaiiaria acjuiIoiiare,[)erave- Tornando aGio vanni XXI I, proseguì nel
re ricevuto il battesimo a industria di Gi- suo intlefc^so zelo a trar di errore gli al-
rolauio vescovo di Calfa, eccitandolo alla tri re okan dc'tai tari,o almeno essere fi-
conversione ancora de'sudditi. Ringraziò vuievoli a'piedicatori del vangelo, rinno-
JMussuydan imperatore de' tartari fivo- vaiido lesuesollecilazinnicon LJsbeck che
revole a'cristiani, e benevolo de' frauce- regnava in Gazaria. 1 domenicani con-
sciiin Pietro e Jacopo, e gli raccomandò vertirono Milleno kaii degli alani, ed a
i tartari che aveaiio ricevuto il battesi- suo esem[)io si fece cristiano Versaco re
ino. INè men benefattore de'cristiani era di Zichia, con molto contento del Papa,
Zo[ian Licgilai re o kan d'altri tartari va- il quale, come avea fatto con Milleno, af-
loiosi e conquistatori di |iiìi regni; ed a feltuosamente si congratulò, esortando-
quoti [)ure Giovanni XXII scrisse una lo alla perseveranza. Il Papa scrisse lei-
lettera del medesimo tenore. Non man- teie circolari a'tarlari perla loroconver-
cando però alti i tartari che oltraggiasse- sione, e per agevolarla concesse amplis-
ro i cristiani, a questi il Papa accordò in- siine facoltà a'domenicaiii. Divenuta ,-/-
duìgenzequotidiauenel solfrireletribola- vigìione sin da Clemente V residenza de*
zioni, e nel procurare l'altrui conversione; Papi, neh 338 vide il singolare speltaco-
indi nel 1 322pregòrimperatoreBoissetau lo d'una solenne ambasceria a Bencdet-
o Mussaydan a difendere rArnieniada'sa- to XII, dell'imperatore gran kau di tutti
raceni; e sollecitòil re Abuscanocristiano i tartari, con una lettera di questo teno-
e figlio di Coiogano, a cercare di trarre re." Noi mandiamo Andrea Franco no-
alla fede i taitari suoi sudditi, alla (piale stro ambasciatorecon i 5compagni alPa-
nuovanienle invitò pure Usbeck. Eguale pa signore de'crisliani in Francia oltre j
sollecitazione neliS^.c) praticò coll'impe- mari, ove tramonta il sole, ad aprir la via
ralore de'tartari Elchigadan, il quale a- agli ambasciatori da mandarsi nell'avve-
\ea mandato alla s. Sede due domenica- mie per noi al Papa, e dal Papa a noi;
ni suoi ambasciatori [)er essere benedetto e pregare il Papa stesso,che ci voglia man-
e informalo della fede cattolica. Nel i 333 dare la sua benedizione, e l'.iccia sempre
[)ieno di merili morì fr. Giovanni arci ve- memoria di noi nelle sue sante orazioni,
scovo di Catnbalù, del quale si racconta e clic gli sieno raccomandati gli alani eri-
che convertisse al cristianesimo più di stiani suoi figli. Ancora perchè ci comlu-
3o,ooQ persone, eGiovanni XXII gli so- cano dall' occaso del sole cavalli e altre
sliluì il vescovo fr. iS'icolò sutFraganeo cose mirabili. Scripta iiiCn/nbalea i/i
suinmcntovato, che raccomandò al gran a/ino Rdti incnse 6, /ertiti die lunatio-
kau e al re di Coro, e a lutto il popolo ;//.s". Altra lettera dello slesso tenore scris-
della Tal tarla. E qui dirò che Urbano V se io a Benedetto XI 1 alcuni principi cri-
fece arcivescovo di Cambalù fi. Guglicl- stiani funigliari del kau , aggiungendo
ino da Pialo, recando secosu[)ra 70 Iran- che la sua amicizia e commercio cagione-
ciijcani per lini piazzare idcfuiili;ucli 084 icbbeucll'unperu oUimi elfelli per la ad-
T A n
Itilo rlcllc animpjC per re<;nìlazione dolln
rrisliana rclij^ioiip. [Voti si [)iiò diro <|iian-
In il l'apn restarle liotn di questo coso, e
rnn molla benignila ci^ii li^pondesse al-
l'im[)eratore, lodandolo della divo7Ìone
che avea alla chiesa romana e pel vicario
di Cristo. Gli raccomandò caldamente i
cristiani del suo itnpero, e di peimetleie
a'pielati, religiosi e altri cristiani di fab-
Jjricar dappoi lutto chiose, basiliche e o-
ralorii per celebrai vi i divini nlllzi secon-
do il rito romano. Lo confortò a venire
alla liede, e che sempre avrebbe accolti al-
legramente qli ambasciatori da lui invia-
ti alla s.Se«lo,e lo i ichieseili potergli man-
dare i suoi nunzi e riceveili con onore,
utlirli benignamente acciò la semenza del-
la vita sparsa da loro nel campo del suo
cuore, producesse frutti do godersi in cie-
lo.BenedelloXll si studiò ancora di con-
fermar nella fede i principi alani, man-
dando loro la regola ilei credere, e con
lettere per ciascuno li confortò a dilatare
la religione cristiana e liibbricare chie-
se. Ringraziò Cansi principe de' tarlar»,
per aver accollo con gran bontà i predi-
calori, e dato licenza di promulgare l'e-
vangelo.ProgòUsbeck imperatore de'lar-
lari aquilonari e Tiiiibec suo figlio, che
volessero favorire il cattolicismo che fio-
riva nel suo impero, promettendogli gui-
derdone da Dio. Quindi inviò nutizi in
Tartaria 3 francescani per piomiioverein
qiie'regni lecoso della lede, con molti pri-
vilegi, e li raccomandò al gran impera-
tore. IVel I 340 fjenedetto Wì pel manie-
nimento epurila della fede scrisse lelte-
j'e agli arcivescovi, a've<oovi e agli altri
prelati, ed a tulli i ci isliaiii dimoranti ne-
gl'imperi de'tartai I, con opportune am-
monizioni fli conservai' incoirolla la re-
ligione e di propagarla. Dsbcik sompie
continuava ad esser favorevole alla dila-
tazione del cristianesimo, e in tietlo anno
mandò i suoi ambasciatori alla s. Sedo,
significando al Papa che jiei piarci gli a-
vea ricevuto amoicNoliiunle i nunzi apo-
stolici, e permessa la costruzione e con-
T A K 3oo
sagrazinne delle chiese, non rho In dilhi-
siono della fede. Oli ambasciatori ollriro-
no al l'apa ile'doni, por parlo dcH'inipe-
ratoi e,(loiriniporalrKe e del loro pi iino-
genilo. Di tutto Eeneilelto XII distinta-
mente li rin"raziò,eccilandoli a ricevere il
battesimo per lacqnisto dell'impero cele-
stiale. Per le dillerenze ile'conflni tra'mi-
nistri de'tartari, ed i redi Polonia e L'n-
gheria,il Papasiolh'i mediatoredellocoii-
troveisie. Nel i3Go montò sul trono tli
Mogol il gran kan Timor oTainerlano,
ed il suo possente impero durò sino al
I 4o5 in cui mor"i. Egli creò uno slato f n--
midabile sulle rive dell'Oxo, sottomise la
Persia, annientò le (Ijrze turche nell'Asia
minore, e stabilì nell'Indie orientali dei
re, che vi mantennero il dominio sino al-
la fine del secolo passalo. Di suestrepito-
se conquiste feci parola ne' relativi arti-
coli, massime a Ikoie orientati, descii-
Tendo l'indostan, che comprende la re-
gione;im pero annienta lo negli ultimi tem-
pi, sebbene a Dehly vi è un principe de-
corato del titolo di gran Mogol, ma sog-
getto q\V lììp^ìtìltnra ed a' suoi immensi
ci.nquisti della contrada, citlìi che dopo
Agiadivennecapitaledell'impero. Si nar-
ra di Tamerlano, che giunto colla sua ar-
mata vincitrice in Gerusalemme, fu dal-
la divina grazia potenteroenle tocco nel-
l'animo, onde non potè senza lagrime u-
dir l'istoria delle oppressioni, delle onte
e della morie ci'udelissima quivi soOer-
ta da Gesù Cristo per salvare il mondo.
Sentitosi nell'animo ispiralo ad abbrac-
ciarne la religione, s' ingannò nel con-
cludere, per sopire i latrali della coscien-
za: Che siccome era gloria d'un monar-
ca aver soggette al suo sccllio molte na-
zioni, tra loro contrarie ne'costumi e di
reggimento, così tornava in grande ono-
re di Dio l'o.'sequio di varie religioni, tra
loio opposte di credenza e di riti. La Ci-
na fu paiimcnti all' epoca slessa di Ta-
merlano conquistala dalla tribìi tartara
fle'Mansciìi. Papa Cibano V bramosis-
simo di dilalarcla religione cattolica,muit-
3 1 (1 T A R T A II
elò niis<iionnii nel Calai con leftereal gran «ii furono istituite le sedi arcivescovili di
kan o imperatore de' lattari, e ad altri rito greco-scismatico e sotto la metropo-
principi della nazione, esortandoli alla lo- lidi Mosca. iW .'Istracan.iW Pcri/nh To-
ro conversione, e che udissero la parola holsk a cni fu unita la sede di Siberia, di
(li Dio predicata da'minislri apostolici, e Gasane forse di altre sedi, sia pe' russi elio
di essere fiivorevoli a'crisfiani. Del feiio- visi stabilirono, sia pc'tartari dalorocon-
l'e niedesimo scrisse a tolti i tartari acciò vertiti. Well'articolo Saviesri parlai del-
apiissero gli occhi alla Incedei vangelo, l'antica e della nuova Casan o Razan,
che recava loro il nuovo arcivescovo di arcivescovato riunito a quella sede; non
Cainbalù , abbandonando le diaboliche clie descrissi la città, e quale capitale
superstizioni. Ma già la religione tra'tar- dell'impero del Ivaptchak. Si apprende
tari andava a decadere per l'intolleranza, da una lettera scritta nel i ?c)8 da La-
e anchepersecuzionede'nuovi dominato- hor, dal p. Girolamo Saverio gesuita, che
ri. Il Papa Calisto III addoloralo per l'è- nel Galay o Calai e in Gambalù eran-
slinzionedell'impero greco e presa di Co- vi ebrei, maomettani, ed ancora de' y\-
stantinopoli peropera de'turclii,nel I 4^T' suiti cioè cristiani, i quali aveano molti
scrisse lettere premurosissime a tutti i templi e tra questi alcuni magnifici, or-
principi, ed a' kan de' tartari, sollecitan- nati di pitture rappresentanti uomini cio-
doli a premiere le armi controgli oltoma- ceflssi, a' quali assistevano sacerdoti, ed
ni e il formidabile loro imperatore IMao- uno fva di loro avea maggiore autori-
melto II. IS'el i4<^9 i kan de' tartari con tà e 1' ubbidivano. Che in Caygare, cit-
ferro e fuoco si scagliarono sulla Polonia, tà di fronte nel Gatai, avea saputo esser-
ed il re Casimiro IV mandò a combatter- vi molti cattolici, e che nel vicino regno
li Gio. Alberto suo figlio che riportò sui di Rebat erano chiese, vescovi e sacerdo-
baibari due vitlorie. Il Papa Innocenzo ti.Queslenolizieleconferniònel i oqgcon
YIII, pregato dal re di aiuto contro i tur- lettera scritta in Agra (e della quale an-
chi e i tartari che infestavano i suoi sta- cora parlai a Ixdif, orientali o ludoslan,
ti, bandì contro di essi la crociata. I tar- ove pure trattai dell'imperodel gran Mo-
tari rientrarono in F^olonia neli5o8, fu- gol)capitaledel gran ]\Iogol,e che avendo
rono messi in rotta dal re Sigismondo I, pregalo l'imperatore a permettere a 5 o
indi interamente scoiilltti nelioia: per- 6 gesuiti suoi confratelli il passaggio pei
ciò restarono liberali dalla servilùi6, eoo suoi stati pel Calai , essendo più lungo
cris!iani,ed il kan di Gazarla fu coslret- quello per Cabul e Lahor , ne ricevette
to a domandar la pace. Ma nel i5i8i lar- liivorevole risposta; Nelle .l/ev/io/vq //zto/--
tari gazari si gettarono sulla Russia, Po- 7in alle 3Iissiojn' cVAsiaeahvWuo^h'i, che
delia e Ungheria, e menarono via piìi di raccolse Nicolò Fortiguerri poi segretario
5o,ooo cristiani, che ridussero in servi- di propaganda fide, dice che di tale spe-
lli. Entrali in Moscovia con So, eoo uo- dizione non gli venne latto trovarne mo-
lììini , tagliarono a pezzi più di 20,000 numenti. Non poneva però in dubbio che
russi , oltre una moitiludine che fecero la cristianità vi fiorisse ancora a quell'e-
srhia va. Altra terribile invasione fecero in poca, credendola fruito delle missioni spe-
Russia i tartari della Tauride e diGaza- ditevi fin da Innocenzo 1 V , e di quelle
ria o Kazan. Però la potenza tartara fu inviale da s. Luigi IX che nel \ii3 man-
quasi distrutta dal czar Ivan IV il Ter- dò al Calai fr. Guglielmo Ruiquez forse
r?/n/r. soltomellendo alla Russia i kan francescano.lnoltre protesta, chedella va-
di Kazan,d'AstrakanediNogai,ed i czar sia regione di Tartaria, che prendeva la
successori eslesero le loro vaste conquiste suadenominazionedalfìumeTartaro,non
sui tartari. Perciò nel secolo XVI da'rus- poteva dare tutte quelle notizie che si vor-
T A R
ic!)l)e , por csseif^li sctmoscinta in gran
pnrle, liitnne qne'pne.^i clic sono verso la
IMr)Scovia,l.i Feisia, l'inipero del gran Mo-
gol, e le cosle deiln Cina seltenliionale,
e per le dirticollà natniali e quasi insupe-
rabili d'entrarvi, distinguendola col no-
me di Gran Tarlarla, mentre la Piccola
Tartaria esseie in Europa edjigli amichi
cliiaiiiala Scizia Asiatici. Divide la i . in 5
parli: laTarlaria propria, la r)ukaria,il Za-
gatay,il Catay eil Tuikeslan. Essere la va-
sta regione, particolaroienle verso il set-
tentrione, tutta piena d'idolatri, ed an-
cora di popoli senz'alcuna religione; nei
paesi del mezzogiorno vi erano «ie'nino-
niettani, e verso il mar Caspio alcuni giu-
dei, nesloriani e calloIici.il loro linguag-
gio esseresimile al turchese©. Quindi pro-
testa, che negli archivi della congregazio-
ne di propaganda fide, istituita nel 1 622,
non era vi alloia memoria che dessa a-
\esse mandato missionari a'tarlari, eccet-
tuati quelli cappuccini che da pochi an-
ni avea spedito a propagar l'evangelo nel
Tihet, de' quali ancora s'ignoravano da
lui le notizie. Rilevai a Scuuvo, che Cle-
mente XI s'interessò palernainenle del-
l'angustie che pativanr» gli schiavi ci istia-
ni nella Tartaria, ov'erano missionari ge-
suiti,! quali perciò a veano costruito uno
spedale, il prelato Forliguerri descriven-
do il gran Mogol, ehecomunemente si di-
ceva Iiidic oiiiiìfnli (f .). Qvveio Indo-
slan, riferisce essere abitato da'maouict-
tani della sella d'Aly, e da'pagani. Indi
narra, che nel iS^q Abdul-Gelal-Eddim-
Akabar, 7.° erede di Tamerlano, che Ira'
tartari suona Ferro JcUcc. perchè con un
diluvio di tartari inondata la miglior par-
te dell'Asia e falle cose meiavigliose col-
le Olmi, quivi fondò a'successori l'impe-
ro, inviò auiba sciatori a Goa a'padri del-
la compagnia di Gesù, acciocchcgli man-
dassero due di loro per ammaestrarlo
nella religione de'ciislinnije vi furono spe-
diti i pp.bidolfoActpin\iva,AnlonioMon-
serrale e Francesco Enriquez, che furono
accolli da quell' imperatore con segni di
T A R 3 I r
non ordinaria allegrezza. Ma vedendo il
p. Ridolfo che inutilmente si tratteneva
in quella corte, tanto [)iìi che l'impera-
tore si fece capo d'una nuova religione,
riprese il cammino perGoa,e poi nel i 583
fu ucciso in Salsete spietatamente da'bnr-
bari in odiodella fede. I. sebbene perfin-
stabililà di detto inq^eraloie Akabar, nel
mostrarsi favorevoleora a'cristiani,ora ai
maometlani , non ebbe la religione cat-
tolica modo di stabilirsi e diffondersi, eb-
be nulladimeno il vantaijqio di non esse*
re odiala, anzi liberamente praticata; e
nella stessa corte imperiale si vedevano
in molti luoghi pitture rappresentanti Gè-
sii Cri-to, la B. Vergine e gli Apostoli; e
solamente vennero perseguitati i ciislia*
ni da Corambo quando mosse guerra al
gran Mogol suo padre. IN'otai a Cina, che
un re di Tatiguth nella Tartaria Cinese
ricevè il battesimo, e rese ubbidienza a
Clemente XIV. Dissi a T.asguth ch'era-
vi una sedeaicivescovile de'caldei nesto-
liani. unitasi nel secolo Xlll al metropo-
litano pur caldeo di Chan-Calek o Cam-
balù. Inseguiloin molte parti della Tar-
taria furono dalla congiegazioue di pro-
paganda fide islitui le w/.f.v/o/// ponti fiele,
1 icariatiapoxtolieie Prefetture apos/o-
liche (T.). in Crimea o ChersonesoTau-
rica, penisola del mar Nero e delmard'A-
zof, nel governo di Tauride, vi sono po-
chi cattolici e quasi tutti di rito armeno.
In Ci imea vi sono circa 6 armeni monaci
mech i tarasti di Venezia,che regola no il cul-
lo de'loro connazionali, ed in Cada fabbri-
carono un'altra chiesa, essendovi puie la
Ialina. Inoltie in Crimea i mechilaristi
haiuio un'altra chiesa col pioprio inonn-
stero.IIregnantePapaPiolX nel 1848 col-
la bolla l niversalis Eeelesiae r/^/v7.de'3
luglio, eresse la sede vescovde di Clierson
o Kherson, compiendendo il governo del
suo nome, e que'della Tauride, SaraloAv,
r^ katerin(tslaAv, e di Aslrachan, il quale
regno con quel'o di Casan o Kazan pei
callolici anticamente dipendevano dalla
prefettura apostolica di Mosea . dichia-
286020
Su. TAR TAR
randola suHì-aganea di Mohilow : al ve- la Piccola Tarlarla, provincia chefapar-
scovo poi die due sudVagatiei, uno resi- te del governo d' Ekaleriiioshnv. Della
denlcin iSV/zv/Zoii-. l'altio nella Giari^ia. Tarlaria occidentale e dtdla Tartaria o-
Lo stesso l'apa neliHT^ sostituì alia se- rienlale, come de'suoi J icriritili annslo-
de di Chei'soii, l'altra di Tcnuisjml ( I .) liei, ripeto che ne tratto a rjuell'arlicolo,
o Tiraspol. In lutti i nominati luoi^lii vi a Cina, a Indie orientali.
sono de'lar tari, dellaTarlariaRussa,e del -
FINE DEL VOLUME SETTANTESIMOSECONDO.
5 ì/'T/^
BX 841 .n67 1840
sncR
Moron i , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecc lesiastica
AFK-9455 (awsk)